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Eroica Fenice

La Tag: salotto culturale contiene 205 articoli

Culturalmente

Roma antica e fascismo: un rapporto mendace

Roma antica e fascismo. Quali sono le differenze? E quali, invece, i punti in comune tra queste due differenti epoche storiche? A partire dal 1921, con la trasformazione del movimento in partito, la propaganda fascista si è nutrita costantemente di riferimenti a Roma antica, proponendosi come «la riapparizione dell’impero sui colli fatali di Roma», secondo quanto sostenne Mussolini stesso nel suo discorso di proclamazione dell’impero; sicché la romanità divenne uno dei principali strumenti simbolici del fascismo, al fine di definire la sua individualità politica, la sua organizzazione, il suo stile di vita e gli obiettivi della sua azione. Tuttavia, vi sono moltissime motivazioni concrete, per cui il fascismo come fenomeno storico non è assolutamente accomunabile alla storia di Roma antica. Roma antica e fascismo, le differenze Innanzitutto la prima grande differenza è la presenza, nel regime fascista, di un solo uomo al comando: dopo la marcia su Roma, infatti, il re Vittorio Emanuele diede a Mussolini l’incarico di formare un nuovo governo, sicché il partito fascista divenne l’unico partito, con il totale controllo. Mussolini si ritrovò così a governare un intero paese senza che l’incarico venisse conferito, vigilato e rinnovato da un Parlamento attivo e da una pluralità di partiti politici che giustificassero le prerogative del leader. I romani, invece, non avrebbero mai accettato un solo uomo alla guida senza che questi avesse un conferimento legale derivato da un dibattito politico: essi, infatti, pur avendo conosciuto la monarchia, a partire dalla nascita della Repubblica in poi si dotarono di assemblee legislative e comizi politici, con l’incarico di guidare lo Stato mediante due consoli, che dovevano controllarsi a vicenda. Era, inoltre, possibile nominare un dittatore, ma tale magistrato straordinario era nominato in momenti di particolare emergenza e per un tempo massimo di sei mesi; similmente l’imperatore era un supremo garante e protettore militare della Repubblica, il cui ruolo e le cui funzioni dovevano essere sempre monitorate dal senato. Ciò spiega perché tutti gli uomini dotatisi di un potere eccessivo non giustificato dal senato fossero neutralizzati, in primis Giulio Cesare. L’importanza del dibattito politico e l’estraneità della discriminazione razziale nella Roma antica Un seconda grande differenza tra Roma antica e fascismo è il dibattito politico: durante la dittatura fascista furono negate le libertà fondamentali, di opinione, stampa e associazione, sicché l’esistenza del solo partito fascista eliminò ogni dibattito politico tra forze avverse. Nel mondo romano, invece, era forte la necessità di un confronto e, benché il cittadino romano non potesse protestare né organizzare un partito personale, questi poteva fruire di una forma di rappresentanza politica mediante un sistema di clientele: tutta la storia politica romana, infatti, è stata caratterizzata dal continuo dibattito tra gentes e leader politici. Un terzo elemento riguarda l’indipendenza delle scelte in politica estera: Mussolini, infatti, dopo essersi imposto a livello ideologico come ispiratore di Hitler, si lasciò da questi veicolare in relazione all’entrata in guerra dell’Italia, a seguito dell’evolversi degli eventi e delle prime vittorie della Germania nazista in Europa: una decisione che ebbe esiti nefasti per il […]

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Culturalmente

Festival di Sanremo tra cambiamenti, scandali e bellezze

Il settantunesimo Festival di Sanremo è già qui, in un’edizione già chiacchierata, che si terrà a porte chiuse, senza pubblico, dal 2 al 6 Marzo, ma vediamo insieme le sue origini e come il festival della canzone italiana è arrivato al successo cui gode oggi. Se volessimo ricondurre alla nascita di Sanremo una data specifica, potremmo farlo con la sua prima apparizione nell’immaginario collettivo alla settimana che va dal 24 dicembre 1931 al 1° gennaio 1932: nello specifico il “Festival partenopeo di canti, tradizioni e costumi”. Edizione, tenutasi al Casinò Municipale di Sanremo, da un’idea di Luigi De Santis, instancabile organizzatore di eventi e feste. De Santis si affidò all’aiuto sapiente di Raffaele Viviani ed Ernesto Murolo, poeta e paroliere, padre del cantante Roberto, futuro protagonista della musica napoletana, e soprattutto direttore artistico del festival. Quanto alla direzione dell’orchestra, essa fu affidata ad Ernesto Tagliaferri. Tra i cantanti che si esibirono nella settimana del festival vi erano Vittorio Parisi, Ada Bruges, Carlo Buti, Nicola Maldacea e Mario Pasqualillo, che interpretarono canzoni del repertorio napoletano. Della prima manifestazione effettiva del festival esistono diversi reperti cinematografici, conservati dall’Istituto Luce, che nel 1932 l’avrebbe proiettata in tutti i cinema italiani. Il successo fu così grande che si pensò di ripetere l’esperienza. Fu la volta della casa da gioco sul lago di Lucano nel 1934. Amilcare Rambaldi, giovane esportatore floricolo, allora ventenne, qualche anno dopo aveva un solo obiettivo: rendere Sanremo un centro turistico, culturale e artistico di prim’ordine. Rambaldi istituì una serie di iniziative, come l’istituzione di un conservatorio musicale, di un’orchestra sinfonica, l’apertura di un’accademia d’arte, di una compagnia teatrale, concorsi balneari di bellezza, rassegne di moda e molto altro. A chiudere una serie di idee brillanti, ovviamente la voglia di organizzare un festival della canzone. Furono molte le sue proposte che non trovarono accoglimento, come quella riguardo al festival del cinema, idea che un anno dopo avrebbe fatto la fortuna di Cannes. Anche l’idea di un festival della canzone fu inizialmente bocciata miseramente. Rambaldi dovette aspettare il 1947, quando Angelo Nizza, venuto da Torino fino a Sanremo per assumere la guida dell’Ufficio Stampa e del turismo, accolse finalmente l’idea del giovane fiorista. L’occasione d’oro si presentò quando, nel 1950, si realizzò un Festival della Gastronomia alla Pergola Fiorita. Furono molti i partecipanti famosi, come Edith Piaf, Oliver Hardy e molti altri. L’unico aspetto capace di mettere in ombra un tale successo fu quello economico. Organizzare manifestazioni di questo calibro aveva ovviamente un costo elevato. Per fronteggiare le spese si pensò quindi ad un grande ritorno in termini pubblicitari. Nizza consigliò a Busseti di rivolgersi alla Rai e proporre all’Ente di trasmettere una manifestazione di canzoni inedite. Tale accordo aveva entusiasmato anche Giulio Razzi, che a quei tempi era alla ricerca di canzoni maggiormente adatte alla programmazione. Nel 1950, il direttore Razzi emanò un bando, secondo il quale ogni casa editrice avrebbe potuto trasmettere entro il successivo 30 Novembre una canzone inedita di un autore e compositore italiano. La commissione apposita ne […]

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Cinema e Serie tv

Se anche gli Avengers si rifanno a Lucano

Il Bellum Civile, o Pharsalia, da considerarsi per importanza come il secondo poema epico della storia della romanità, preceduto solo dall’Eneide, è prodotto della mano di Marco Anneo Lucano, la cui prima pubblicazione risale al 61 d.C. circa. Captain America: Civil War, sequel di Captain America: The Winter Soldier, è il tredicesimo film del Marvel Cinematic Universe, scritto da Christopher Markus e Stephen McFeely,personaggio fumettistico ideato da Stan Lee, arrivato in Italia il 4 maggio 2016. Nonostante 1955 anni di distanza, un infinito quantitativo di progressi che vanno dall’età Medievale a quella Moderna, svariate Guerre mondiali, genoci e pandemie, un impianto socio-culturale completamente diverso ed il passaggio dalla scrittura alla rappresentazione cinematografica queste due produzioni si somigliano più di quanto è naturale credere. Certamente questo è dovuto alla rilevanza di un autore come Lucano, creatore di uno stile linguistico e, soprattutto, di una prospettiva di analisi storico-letteraria di cui, irrimediabilmente, subiamo le influenze, oltre che della tendenza presente dal giorno zero di reinventare e ricreare su topoi enormi, quali certamente il tema delle guerre interne. La guerra ed i personaggi: Cesare e Pompeo – Captain America e Iron Man Se quelle di Lucano si presentano come “plus quam civilia”, perché combattute tra parenti, ovvero Cesare e Pompeo, tra loro suocero e genero, quelle del mondo Marvel sono invece interne ad un gruppo di individui singolari ed eccezionali, gli Avengers, i Vendicatori, finora accomunati dalla volontà di combattere il male. Lo scontro avverrà tra quelli che diverranno i condottieri delle due fazioni, Iron Man, in vesti umane Tony Stark (Robert Downey Jr.) e Captain America, anche Steve Rogers (Chris Evans), non troppo lontani dai loro corrispettivi latini, Pompeo e Cesare. Se, infatti, Cesare – Captain America appaiono come comandanti decisi, incapaci di scendere a compromessi e certi di non essere sopraffatti, al contrario Pompeo – Iron Man si presentano più docili e concilianti, speranzosi di evitare uno scontro, psicologicamente più complessi e più coinvolti. In entrambi i casi, la vera minaccia si sviluppa all’interno delle fazioni: quando Cesare, superando il Rubicone, comincia la terribile avanzata verso Roma, incapace di sottostare al potere di ben due padroni e quando Captain America, rifiutando di firmare gli accordi di Sokovia, che approvavano il monitoraggio delle missioni dei supereroi da parte di un ente governativo, dichiara di essere in contrasto con Tony, da sempre figura di riferimento per le scelte degli Avengers. Ancora possiamo riconoscere una correlazione tra le figure intermedie: Giulia, moglie di Pompeo e figlia di Cesare, morta prematuramente, e da viva capace di “congiungere le mani armate”; Vedova Nera, il cui vero nome è Natasha Romanoff (Scarlett Johansson), con la testa dalla parte di Tony, ma con il cuore dalla parte di Steve. Certamente, però, le storie si concludono in maniera opposta, in quanto negli Avengers questo scontro non causerà una frattura tale da determinare la distruzione totale di una delle due parti, anche se vi si avvicinerà molto nello scontro conclusivo. Questo piccolo esperimento di comparazione potrebbe essere protratto ed allargato. […]

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Voli Pindarici

Se le città fossero donne…

Se le città fossero donne? Così tante cose recano il marchio della femminilità. La passione, la gentilezza, l’eleganza, la fragilità, la forza e la stessa vita sono ben incarnate dal gentil sesso. E se le città fossero donne anch’esse? Quale sarebbe il loro volto, il loro carattere? Quale il profumo, il sapore, la pelle? Quante mete esotiche, romantiche, dinamiche, artistiche, caotiche e disinibite si raggiungono, si godono, si assaporano e si vivono! Ciascuna con la propria indole, i propri vizi, il proprio temperamento e la propria personalità. Immaginiamo Barcellona. Mora e caliente. Le sue curve costituiscono l’opera più riuscita di Gaudì. La Rambla ne indica il sensuale pendio, che dolce giunge fino al suo caldo sud, lambito dal placido Mar Baleárico, che ne bagna le coste come un’impudica onda di piacere, soffermandosi prima sul voluttuoso promontorio di Montjuïc. Di giorno si depositano sulla sua pelle abbronzata i colori dell’arte e della vitalità catalana. Ma di sera Barcellona diviene una passionale tentatrice, esibendo la sua arte ammaliatrice in un rosso flamenco e davanti ad un ottimo calice di Cariñena. Barcellona è pura sensualità, imbevuta di genio caliente, trasudando voluttà attraverso il suo luminoso sorriso e il suo sguardo bruno e viscerale. Se Barcellona esibisce un erotismo più sfrontato, Parigi lo palesa in una forma più sublime. Parigi è una fanciulla curiosa e ribelle. Poi adolescente dolce e sognatrice. Infine Parigi è donna meravigliosa, appassionata fino al limite della sconsideratezza, nonostante e grazie alle cicatrici, che donano alle sue distese urbane e bucoliche quella bellezza perfetta, resa tale proprio dalle imperfezioni che la dipingono. Parigi è tutte le età, tutte le epoche, dall’infanzia alla maturità, dal fascino intramontabile della Belle Époque al romanticismo moderno. Parigi è perfetto intreccio di passato e futuro, di tradizione e attualità. Il suo corpo assomiglia fortemente a uno dei quadri impressionisti di Monet, quando eterea e indefinita esprime la sua verità. Diviene poi più misurata, ma comunque affascinante, quando dolcemente prorompe come una delle ballerine di Degas, o più sfrontata come una ballerina di can can al Moulin Rouge dipinta da Henri de Toulouse-Lautrec. Immergersi in Parigi è come fare l’amore per la prima volta, si muore per un istante, ma senza avere realmente paura di morire, è come sperimentare il nirvana, per poi rinascere con nuova bellezza e rinvigorita voluttà. Castana e con il volto puntellato di leggere lentiggini, Parigi mostra ai visitatori la sua delicata sensualità, la sua ammiccante libidine, attraverso una miriade di sfaccettature, pur rimanendo fedele a se stessa. Attraverso la propria Senna e i romantici Champs-Élysées, il suo volto esprime un fascino senza tempo. La torreggiante collina di Montmartre delizia sogni incontaminati ed esalta piaceri lussuriosi, come il fondoschiena incauto e bramoso di una donna un po’ bisbetica, a tratti ermetica, come un rosso complesso e strutturato, che al primo sorso si fa fatica a mandar giù, ma il secondo scalda la bocca, così come il cuore e la mente. Esistono poi paesaggi esotici e terre brade, che suggeriscono l’idea di donna […]

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Libri

I segreti della villa in collina di Daniela Sacerdoti

I segreti della villa in collina, è un romanzo della celebre autrice Daniela Sacerdoti, pronipote del famoso scritto­re Carlo Levi, edito dalla Newton Compton Editori. I segreti della villa in collina: trama, personaggi e curiosità Il passato spesso ritorna! Quante volte questa frase riecheggia in una conversazione ed è proprio questo il tassello fondamentale del libro “I segreti della villa in collina”. Un segreto che ripiomba direttamente dal passato, circoscritto tra le pagine di un vecchio diario di Callie, una timida cameriera appena giunta a Montevino, in Italia, dal Texas, in cerca di risposte sulla sua identità. La giovane ragazza ha da poco scoperto di esser stata adottata e di aver ereditato dalla madre, che non sapeva di avere, una splendida villa in collina, tanto maestosa ed immensamente bella, da lasciare senza fiato. Callie è pronta a varcare il cancello arrugginito di quell’abitazione, passo dopo passo, esplorando un luogo sconosciuto all’interno e grazie al quale conoscerà volti nuovi. Come la protagonista del romanzo pian piano scoprirà cosa le riserva la vita, così i lettori di questo suggestivo ed intrigante libro scopriranno, passo dopo passo, i caratteri e le emozioni che si nascondono dietro ogni parola. Ad un certo punto, così come Callie, percepisce nitidamente tutto ciò che la circonda, seppur con sofferenza, così il lettore sarà coinvolto in situazioni, vicende, tasselli del passato che si manifesteranno attraverso il presente. L’odore di cera emanato dai mobili, le voci in corridoio, la luce, ogni singolo dettaglio, grazie alla bravura dell’autrice, s’imprime nella mente di chi legge, in una lettura semplice e coinvolgente. Molto importanti gli elementi descrittivi propri dell’ambientazione in cui si ritrova la protagonista, così sensibile, ma al tempo stesso tenace. I colori, la tranquillità evocata da alcuni luoghi, i suoni della natura, tutto forma una cornice perfettamente sinuosa, che avviluppa il lettore, donandogli serenità. La protagonista, decisa a comprendere ciò che è stato del suo passato, si ritroverà a vivere in Italia, dove conoscerà una zia dal carattere ricco di acredine, e avrà anche l’occasione di innamorarsi perdutamente di un uomo. La componente legata alla famiglia è probabilmente un escamotage, il modo per la protagonista di recuperare le tracce del proprio essere. Mettersi in gioco, rivoluzionare completamente la propria esistenza è ciò che fa Callie, trasportando il lettore in una continua alternanza tra passato e presente. Uno incombe e l’altro si palesa attraverso il vivere quotidiano. Le parole, “come lucciole che sobbalzano”, si diramano tra luci, discussioni, montagne, fabbriche e ampi giardini. Il finale è tutto da scoprire, positivamente lascerà senza fiato. I segreti si “smaterializzano” palesandosi, divenendo qualcosa che appartiene alla protagonista, al suo mondo e incuriosendo il lettore. Parti descrittive, dialoghi, racconti scritti, o  monologhi interiori e flashback, sono un insieme perfettamente caratterizzante per un romanzo bello da leggere e dal quale lasciarsi coinvolgere.     Fonte immagine: ufficio stampa.

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Culturalmente

Dispotismo illuminato: un lungo percorso di cambiamento

Con “Dispotismo illuminato” si indica il periodo storico che va dal XVIII al XIX secolo, durante l’Illuminismo, quando il potere era concentrato esclusivamente, e in modo assoluto, nelle mani del Re. In realtà le due parole – Dispotismo illuminato – rappresentano, dal punto di vista linguistico, un binomio superficialmente contraddittorio: la prima parola fa pensare ad un governo che concentra il potere esclusivamente nelle proprie mani. La seconda, invece, indica il secolo dei lumi, la luce che illuminava le menti. La fase finale dell’Illuminismo: il Dispotismo illuminato Il Dispotismo illuminato si identificò come un movimento innovatore, che propose nel tempo un vastissimo progetto di riforme, in diversi campi: dalla cultura alla politica. Tale progetto venne fatto proprio da alcuni sovrani assoluti che ne sposarono i principii e si proposero di utilizzarli per modernizzare i loro regni. Ciò avvenne soprattutto (ma non solo) nelle zone del centro e dell’Est dell’Europa (Prussia, Austria, Russia) ancora arretrate rispetto ad altre realtà e, in particolare modo, in riferimento allo sviluppo proprio dell’Europa occidentale. Proprio la politica riformatrice, “fuori dai canoni”, più aperta al cambiamento e illuminata dai lumi della ragione, spiega il concetto di Dispotismo illuminato. Le riforme proprie dell’arco temporale cui facciamo riferimento, interessarono anche l’Italia; il Regno di Napoli, ma anche la Lombardia, la Toscana, con progetti di tipo rivoluzionario e interventi a favore del commercio e dell’economia. Proprio la Toscana, grazie al Sovrano Leopoldo II, figlio di Maria Teresa, conobbe per prima le idee illuministe di Cesare Beccaria, tant’è che nel 1786 fu abolita la pena di morte. In concordanza con quanto detto si può sicuramente affermare che, grazie al periodo illuminista e, soprattutto, alla fase finale dell’Illuminismo, ossia il Dispotismo illuminato, i ceti sociali, ma anche i Re, furono protagonisti di notevoli cambiamenti, di natura sociale, economica, culturale, che lasciarono il segno. Le innovazioni ed i cambiamenti più evidenti si ebbero principalmente nella legislazione e nell’amministrazione dello Stato. Nel sistema fiscale erano annoverati numerosi privilegi e disuguaglianze che i sovrani abolirono per rendere il prelievo fiscale più equo e allo stesso tempo più efficiente. Il potere economico-politico della Chiesa nei singoli regni si indebolì a favore di quello del monarca: gli ordini religiosi furono ostacolati o soppressi, come nel caso dei gesuiti. Tutto convergeva nelle mani del Sovrano. Un periodo di riforme, cambiamenti e nuovi progetti Una delle Riforme più importanti, nate durante il Dispotismo illuminato, fu l’approvazione del Catasto, da parte di Maria Teresa d’Austria. A Napoli Carlo III di Borbone, abolì i privilegi dei nobili e degli ecclesiastici. Espulse i Gesuiti, provando a ridurne i poteri. E pose la propria attenzione sulle attività del Porto di Napoli. Ricordiamo che i Francesi, esuli per l’intolleranza religiosa di Luigi XIV, furono i primi ad utilizzare i termini di Deposto e Despotismo, recentemente riconosciuto dalla storiografia come Dispotismo. Sicuramente il Dispotismo illuminato si può considerare una versione secolarizzata della monarchia assoluta. Si provò a rendere uniforme la società, secondo i principii propri dell’Illuminismo, attraverso i lumi della ragione, in una sorta di connubio tra […]

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Culturalmente

Legge Bacchelli: supporto e tutela economica agli artisti

La Legge Bacchelli, particolarmente nota tra gli artisti, prevede la tutela di quest’ultimi, su ampia scala, in caso di necessità. Una Legge che aiuta “Coloro che hanno dato fama al Paese” Il nome della norma, approvata in Italia durante il Governo di Bettino Craxi, l’8 agosto 1985, nasce in relazione allo scrittore italiano Riccardo Bacchelli, la cui condizione ispirò il legislatore ad approvare la disposizione salva-artisti. La legge Bacchelli consente al Presidente del Consiglio dei Ministri, dopo una comunicazione ufficiale al Parlamento, di concedere un assegno straordinario vitalizio a favore dei cittadini italiani, di chiara fama, che abbiano dato lustro alla Patria con i meriti acquisiti nel campo delle scienze, delle lettere, delle arti, dell’economia, del lavoro, dello sport e nel disimpegno di pubblici uffici o di attività svolte a fini sociali, filantropici e umanitari e che versino in stato di particolare necessità. È importante precisare il fine ultimo di tale norma che prevede un sussidio non di carattere pensionistico, pronto ad aiutare coloro i quali hanno dato il proprio appoggio alla Patria. La Legge Bacchelli garantisce un sostegno economico ai cittadini (artisti, attori, autori, poeti, scienziati e artisti) di chiara fama. Tra i primi beneficiari di questo sussidio la poetessa ed autrice Alda Merini, in grave crisi economica, morosa nei confronti di una nota compagnia telefonica; la Merini, lesse un articolo incentrato proprio su questa legge, e decise di chiedere aiuto a Pippo Baudo. Aiuto che arrivò dopo molto tempo, ma che le permise di saldare i debiti contratti. Situazione analoga anche per il campione italiano del ciclismo, Gino Bartali al quale fu proposto il vitalizio (che ricordiamo si affianca alla pensione ma non si sostituisce ad essa) ma rifiutò, consigliando di darlo a persone più bisognose. Legge Bacchelli: cosa è cambiato dall’approvazione del 1985? Nell’elenco dei beneficiari della legge, compaiono circa venticinque persone, tra le quali scrittori, cantanti, ma anche giornalisti, registi, poeti e sportivi. Tra questi non tutti sono volti conosciuti, infatti alcuni sono noti, altri meno, ma ognuno si è distinto per attività a favore della Nazione e per i benefici arrecati al Paese. In realtà coloro che potrebbero usufruire del “sussidio” sarebbero complessivamente ventisette, ma, il fondo stanziato a sostegno degli artisti, non è sufficiente a coprire tutte le richieste, poiché sarebbe necessario un incremento. La somma di denaro concessa grazie alla Legge Bacchelli, (circa 24mila euro annui) può essere revocata qualora venga meno lo stato di necessità o intervengano condanne penali definitive. Il Fondo è stato recentemente incrementato con il Decreto legge dello scorso 14 agosto 2020. Una legge importante, soprattutto perché si configura come un vero e proprio “soccorso pubblico” in caso di decadenza economica. Un tempo, gli artisti potevano confidare nella gentilezza e “carità” di parenti ed amici qualora avessero avuto problemi finanziari, ma con l’approvazione della Legge Bacchelli tutto cambiò. Qualcuno un tempo affermò che “Con la cultura non si mangia”, considerazione opinabile, però è pur vero che quanti hanno contribuito ad accrescere il vasto patrimonio artistico, culturale, storico del Paese meritano un riconoscimento, […]

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Attualità

Pierre Cardin: stilista visionario e inventore del prêt-à-porter

Pierre Cardin, lo stilista visionario deceduto lo scorso 29 Dicembre 2020, ha iniziato la propria carriera dopo un apprendistato presso Christian Dior e sin dal primo momento apparve chiaro che non sarebbe stato uno dei tanti couturier: infatti lo stilista italiano Pierre Cardin, naturalizzato francese, ha fatto la storia della moda con innumerevoli invenzioni rivoluzionarie, tra cui il prêt-à-porter, la moda di abiti sartoriali, ma prodotti in serie, da indossare tutti i giorni. Tra le sue collezioni più suggestive occorre citare “Space Age”, ispirata allo spazio, negli anni ’60, con abiti bianchi e dalle trame geometriche. A tal proposito il Brooklyn Museum di New York nel 50esimo anniversario dallo sbarco sulla luna, gli ha dedicato una mostra, ripercorrendo la sua carriera ed esponendo 170 pezzi provenienti dal suo archivio. Egli è stato definito come un grande maestro di sartoria, ma anche un uomo col fiuto per gli affari. È stato il primo ad anticipare il futuro della moda introducendo l’unisex, il concetto di abito che prescinde dal genere sessuale, una rivoluzione negli anni in cui la moda femminile si basava sull’esaltazione delle forme. E’ stato il primo ad introdurre la minigonna in passerella e nel ’66 fece scandalo la gonna con lo spacco. Introdusse le giacche senza collo per gli uomini e i pantaloni a sigaretta, oltre alla creazione di una collezione per bambini. Cardin è stato ignorato per diversi anni dal mondo della moda, soltanto nel 1980 al Metropolitan di New York è stato valutato il suo genio e la sua visione pionieristica. Egli ha rappresentato la decostruzione della norma e i suoi abiti sono stati indossati dai Beatles, Jacqueline Kennedy, Brigitte Bardot e Mia Farrow. Nel 1974 è stato uomo dell’anno, in copertina sul Time, il primo stilista della storia e l’aprifila dei numerosi colleghi italiani che lo seguiranno. Quando gli sono state poste delle domande riguardo il processo creativo ha affermato: «ho una pratica molto diversa dai miei colleghi: il corpo è assente, astratto, non penso al corpo. Cerco di mettere un materiale nell’indumento, in modo tale che assuma la forma dell’indumento». Con il suo decesso, la moda ha registrato un’enorme perdita, ma il suo genio non sarà mai dimenticato. Immagine: Fashion Network

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Culturalmente

Pederastia greca: tra pedagogia e mito

Con pederastia greca (παῖς – pàis – “ragazzo” o “fanciullo”, ed εραστής – erastès – “amante”), termine in uso dall’epoca moderna (preso dalla definizione di Platone nel Simposio), si definisce il rapporto anche erotico (riconosciuto e accettato) tra un uomo adulto “erastes” (amante) e un adolescente “eromenos” (amato) di sesso maschile (per legge doveva avere più di 12 anni). Quest’espressione mantenne una connotazione negativa fino al XX secolo, quando si diffusero termini quali omosessualità e uranismo per designare un rapporto di natura sessuale tra due uomini. Pederastia greca: il modello di Platone nel Simposio e il mito dell’androgino In origine, racconta Aristofane nel dialogo, esistevano tre tipi di esseri umani. Questi, di forma sferica, erano dotati di quattro mani e quattro piedi su cui si muovevano, due volti e ai lati della sfera due organi sessuali. Alcuni avevano due organi femminili o due maschili, altri un organo femminile e uno maschile. Un giorno Zeus decise di punire la tracotanza degli uomini dividendoli in due, così tutti gli esseri umani furono condannati a cercare ciascuno la propria parte mancante. Questo non giustifica l’unione omosessuale, anzi, nella Grecia antica l’unico rapporto omosessuale accettato era quello tra un allievo e il proprio educatore. Platone criticava il mero atto sessuale, considerandolo talvolta brutale mentre apprezzava altri aspetti: «un amante è il migliore amico che un ragazzo potrà mai avere» (Fedro, dialogo 231). Questa “unione” era molto più complessa di quanto possa apparire. Infatti l’allievo doveva accertarsi che le intenzioni dell’adulto nei suoi riguardi fossero serie e che poteva considerarlo un “maestro” mentre l’erastes a sua volta doveva comprovare di non essere attratto solo dalla bellezza fisica del primo. Si trattava comunque di una condizione temporanea; raggiunta la maggiore età, l’eromenos doveva necessariamente cambiare il proprio ruolo, trovando il proprio posto nella società. La pederastia si estinse ufficialmente tramite un decreto dell’imperatore Giustiniano I; egli stesso fece chiudere anche altre istituzioni permeate della cultura classica quali i Giochi olimpici antichi e l’Accademia di Atene (istituita da Platone). La pederastia nella società La pederastia veniva considerata come una forma di pedagogia, intesa come naturale forma di educazione dell’aristocrazia. Era una pratica strettamente legata allo sport: infatti era questa l’usuale occasione in cui i ragazzi potevano incontrarsi con gli adulti e apprendere le arti della guerra ma anche della filosofia. Nella mitologia È Apollo a vantare il maggior numero di amanti adolescenti: celebre è il mito riguardante la sua rivalità con Zefiro per l’amore di Giacinto e la successiva morte del giovane causata dallo stesso dio. Alcune famose coppie esempi di pederastia greca Parmenide ed Empedocle Parmenide e Zenone di Elea Fidia e Agoracrito Socrate e Alcibiade (si dice sia stato un rapporto casto) Platone e Aster Senofonte e Clinia Aristotele e Palefato Filippo II di Macedonia e Pausania di Orestide Immagine: Wikipedia

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Culturalmente

Atreo e Tieste: la macabra lotta fratricida ai limiti del cannibalismo

Atreo e Tieste: la macabra lotta fratricida ai limiti del cannibalismo Nota come una delle più famose della mitologica greca, quella degli Atridi è una famiglia tanto ramificata genealogicamente quanto colpita da tragici sventure. La saga della famiglia, detta degli Atridi poiché così venivano identificati i figli di Atreo, comprende le terribili dispute tra i due fratelli Tieste e Atreo: è anzi da queste vicende che la saga prende il via passando così per la storia di Agamennone e Menelao (i figli di Atreo), protagonisti del mito troiano, e per molte altre storie ancora. In particolare, la storia della faida tra Atreo e Tieste ha tutta l’esemplarità di una tragedia di Euripide: l’incesto, l’inganno, il suicidio di una donna usurpata e la vendetta, nonché i destini predetti dall’oracolo, caratterizzano un dramma sulla paternità, oltre che sulla consanguineità, che tocca molto da vicino il cannibalismo, con una serie di conseguenze in cui il potere decisionale spetta sempre e solo agli dèi. Dove tutto ebbe inizio: la contesta del trono di Argo o la volta in cui Atreo fece mangiare al fratello Tieste i suoi figli. L’unica vicenda che vide complici Atreo e Tieste, figli di Pelope e Ippodamia, fu l’uccisione di Crisippo, loro fratellastro nato dall’unione di Pelope con la ninfa Astioche. La gelosia dei due scaturiva dal timore che Crisippo, figlio preferito del padre, potesse ereditare il trono di Pisa. Fu addirittura la loro madre, Ippodamia, ad aiutare Atreo e Tieste a compiere l’assassinio. Banditi e maledetti dallo stesso Pelope, i due scapparono ad Argo: una città che li separerà definitivamente, dando inizio a una lotta fatta di vendette e rivincite esasperanti. Allora Re di Argo era un loro parente, Stenelo, il quale morì senza figli. Come suggerito dall’oracolo, era da decidere il successore al trono tra uno dei figli di Peleo. Dalla contesa del trono della città tutto ebbe inizio, ma a muovere le prime pedine fu Tieste con l’aiuto della mogli di Atreo, Erope, divenuta sua amante. Fu Erope a consegnare segretamente a Tieste il vello d’oro che, tempo prima, Atreo aveva trovato nel suo gregge. Comunicato dal fratello che sarebbe succeduto al trono colui che ne era in possesso, inconsapevole del tradimento della moglie, Atreo accettò senza esitazioni. Il trono di Argo andò così a Tieste, ma per molto poco. Atreo era il prediletto degli dei e fu con il loro aiuto che riuscì a trarre in inganno il fratello e ottenere finalmente la supremazia sulla città. Poco pago della vittoria e dell’esilio a cui era stato condannato Tieste, Atreo era ancora in cerca di vendetta per la relazione del fratello con la moglie. Atreo finse allora una riconciliazione invitando Tieste a tornare ad Argo e accogliendolo con un fastoso banchetto. Quanto orrore negli occhi di Tieste, già solo provando a immaginarli, alla vista delle teste dei suoi figli, la cui carne aveva appena gustato presso la tavola del clemente re a lui imparentato! Proprio così: Tieste aveva appena mangiato i suoi figli, quelli che Atreo aveva […]

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