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Eroica Fenice

La Tag: salotto culturale contiene 159 articoli

Culturalmente

Isole italiane: bellezza, cultura e scenari unici

Le isole italiane attirano ogni anno tantissimi visitatori, sia d’estate che durante il resto dell’anno. Ogni isola si colora delle sfumature proprie della natura morfologica che la contraddistingue, regalando scenari unici e rari: spiagge bianche, acque cristalline, rocce dalle forme più disparate, ciottoli colorati. Un insieme di fattori che contribuiscono a determinarne l’identità, rendendola una diversa dall’altra. Isole italiane: il grande potenziale italiano In Italia le isole sono circa 800. Alcune di queste sono abitate mentre altre sono molto amate durante il periodo estivo, grazie a una densità demografica piuttosto bassa. La più grande delle isole del Mediterraneo è la Sicilia, scelta sempre più frequentemente per il vasto patrimonio artistico, culturale e storico che la caratterizza; meravigliose sono le spiagge tra cui al primo posto spicca San Vito Lo Capo. Ogni spiaggia si tinge delle proprietà della macchia mediterranea, creando un vero e proprio paradiso naturale incontaminato. Naturalmente ogni isola differisce dalle altre non solo per la conformità del territorio, ma anche per la tipologia di turismo che la contraddistingue. Ricordiamo inoltre che nelle isole italiane considerate “maggiori” lo sviluppo economico e industriale ha contribuito, nel tempo, a determinare mutamenti e diversità non solo ambientali, ma anche di carattere sociale e culturale. Le due isole maggiori della Penisola italiana sono circondate da arcipelaghi minori; sono ventotto le isole che si raggruppano attorno alla Sardegna, di cui solo otto sono densamente abitate, mentre ventidue si trovano attorno alla Sicilia. In prevalenza si spargono dal Tirreno ai mari di Sardegna e Sicilia. Isole italiane: scenari diversi per esigenze varie Alcune tra le isole italiane, sono luoghi meravigliosi ma impervi; tra questi sicuramente rientra l’isola di Montecristo in Toscana, luogo ripido e remoto, noto anche grazie alle varie citazioni letterarie  alle varie apparizioni cinematografiche. Una terra quasi magica, incontaminata e nella quale il tempo sembra essersi fermato in uno spazio dai confini contornati dai colori del tramonto. Proprio in riferimento ai cosiddetti confini altra isola italiana importante è Lampedusa, tra le più belle e più scelte non solo d’estate, che rappresenta l’ultimo lembo di territorio italiano prima dell’Africa. Magnifica isola a sud della Sicilia forma, assieme all’isola di Linosa e allo scoglio di Lampione, l’arcipelago delle Pelagie (ovvero “isole d’alto mare” secondo l’etimologia greca). Terra di confine tra due mondi, Lampedusa racchiude caratteristiche ambientali di due continenti assai diversi: l’Africa e l’Europa. Basti pensare che dista 210 km dalle coste siciliane e solo 152 km da quelle africane. Oltre alla Sicilia e alla Sardegna, che sono le principali isole italiane, esistono moltissime altre realtà che meritano di essere conosciute per la loro bellezza. Alcune di queste isole sono grandi e conosciute mentre altre più piccole e quindi meno note, ma non per questo meno belle. Tra le isole italiane più belle è opportuno menzionare anche Ischia, isola del Golfo di Napoli assieme a Capri e Procida. La cosiddetta isola verde dista circa 33 km dalla città di Napoli e nel corso degli anni è divenuta una delle mete più gettonate da chi decide […]

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Culturalmente

Flashback e Flashforward, cosa sono

Scopriamo insieme le tecniche narrative del Flashback e del Flashforward, tramite alcuni esempi letterari e cinematografici. Qualsiasi tipologia di narrazione deve possedere non soltanto una trama lineare e dei personaggi ben caratterizzati. ma deve saper adoperare anche tutto quell’ampio ventaglio di tecniche utili per tenere alta l’attenzione del suo pubblico. Le più utilizzate tra queste sono quelle del flashback e del flashforward, che si basano sul tempo del racconto. Flashback e Flashforward all’interno della fabula e dell’intreccio Prima di parlare ampiamente di queste due tecniche, è necessario spendere qualche parola su quello che viene definito come tempo del racconto, che può essere inteso come fabula e intreccio. Rispettivamente la storia può seguire l’ordine cronologico degli eventi (nascita – vita – morte) o quello strettamente narrativo (morte – nascita- vita). In entrambi i casi, ma di più nel secondo, l’autore può avvalersi dell’uso del flashback e del flashforward. Flashback. Cos’è ed esempi Il flashback, che in italiano corrisponde all’analessi, permette di andare a ritroso nel tempo del racconto, mostrando eventi che sono accaduti in precedenza o episodi chiave della vita di un personaggio che sono utili per capire la trama principale, nonché alcune sue caratteristiche. Si rivela indispensabile anche per coprire gli eventuali buchi di trama che possono intaccare la linearità della vicenda. Questa tecnica risale ai poemi epici. Gran parte dell’Odissea di Omero è in fin dei conti un lungo flashback dove Ulisse, giunto alla corte di Alcinoo come ospite, racconta le avventure vissute assieme ai suoi compagni una volta fuggito da Troia. Nella letteratura italiana è celebre l’esempio de I promessi sposi dove Alessandro Manzoni interrompe la narrazione principale per parlare del passato di Fra Cristoforo, della Monaca di Monza, dell’Innominato e del cardinale Federigo Borromeo. Si può anche citare La freccia del tempo, romanzo scritto da Martin Amis nel 1990 che narra la storia di un ex medico nazista partendo dalla sua morte per poi concludersi con la sua nascita. Qui la tecnica del flashback viene usata per innescare curiosità nel lettore, in quanto egli non sa fin da subito che il personaggio principale sia in realtà un criminale di guerra. Tanti esempi di flashback si trovano anche nel cinema e nelle serie TV. Alcuni film possono essere interamente raccontati con questa tecnica, partendo da un evento scatenante. Quarto Potere di Orson Welles inizia con il protagonista Charles Foster Kane che in punto di morte pronuncia una parola enigmatica: Rosabella (Rosebud in originale). Proprio quell’ultima parola porterà un giornalista a intervistare le varie persone con cui Kane è stato a contatto nel tentativo di capire a cosa si riferisca. Altri buoni esempi sono Viale del Tramonto di Billy Wilder e Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore. Nel primo caso la narrazione inizia con il ritrovamento all’interno di una piscina del cadavere del protagonista il quale, oramai divenuto un fantasma, racconta tramite un lungo flashback le vicende che lo hanno portato a fare quella fine. Il secondo film invece inizia con una telefonata che riporta il protagonista, un regista […]

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Culturalmente

Baudelaire e i fiori del male: il viaggio immaginario tra vizi e virtù

Chi era Charles Baudelaire? La sua vita, la poetica, e curiosità sullo scrittore più emblematico di Parigi. «Scopriamo un fascino nelle cose ripugnanti, ogni giorno d’un passo, nel fetore delle tenebre, scendiamo verso l’inferno, senza orrore.» Charles Baudelaire Esponente del simbolismo, è Baudelaire lo scrittore che a Parigi ha anticipato il decadentismo.  Nato a Parigi il 9 aprile 1821, figlio di un sessantaduenne funzionario del Senato e di Caroline Archimbaut-Dufays, 27 anni. La grande differenza di età, inevitabilmente causerà la rapida scomparsa di suo padre, quando lo scrittore aveva ancora 6 anni. Sua madre, in seguito, sposerà un colonnello, che a causa della sua freddezza non sarà mai apprezzato dallo scrittore. Sembrerebbe nascere proprio da questi avvenimenti l’insoddisfazione di Baudelaire, la quale influenzerà tutta la sua vita e molte delle sue opere. Significativo è il rapporto con sua madre. Il giovane, infatti, influenzato dalla presenza del patrigno, penserà di non essere mai ricambiato da sua madre, e vivrà tutta la sua vita in una ricerca costante di amore. Nel 1833, frequenta controvoglia il Collège Royal, dove con molta fatica conseguirà gli studi. In seguito partirà a bordo del Paquebot des Mers du Sud, nave diretta alle Indie. Questo viaggio produce nel giovane la passione per l’esotismo, sentimento che riverserà in molte delle sue opere. Diventato maggiorenne, lo scrittore, decide di interrompere il suo viaggio e tornare a Parigi. In pieno possesso dell’eredità paterna, vive in maniera libera per un po’ di tempo. Dopo poco conoscerà Gautier, vedendo in lui una guida morale ed artistica. Grazie al fiorente patrimonio, Baudelaire, condurrà una vita dispendiosa nel quartiere alto di Parigi, sperperando in poco tempo, la metà dei suoi averi. Tale dissennatezza gli costerà cara: il giovane, infatti, dovrà abbandonare le sue libere scelte, per affidarsi a un curatore patrimoniale. Durante il periodo di dispendio economico, lo scrittore si trova a frequentare ambienti per niente raccomandabili, arrivando anche alla compagnia di prostitute. È così che probabilmente Baudelaire contrae la gonorrea e la sifilide, malattie che contribuiranno alla sua morte 27 anni dopo. Gli amori di Baudelaire erano i più disparati: nel 1840, intrattenne una relazione lunga con una prostituta ebrea di nome Sara. Ma il suo grande amore è senz’altro Jeanne Duval. Con lei il poeta intrattiene un’appassionata e duratura relazione d’amore. La giovane non è solo la sua amante, ma anche la musa ispiratrice di molte sue opere. La donna, rappresenta per lo scrittore, il senso erotico e passionale della vita, senza il quale, la vita stessa non sembra essere possibile. Secondo la madre di Baudelaire, “la venere nera” prosciugava suo figlio in ogni sua parte, sia per quanto riguarda il lato economico, che per le opportunità di vita. Con la Duval, Baudelaire visse una vita felice fatta di agi e ricchezze, alloggiando persino al centralissimo Hotel de Pimodan sull’isola di Sant-Louis, dove nel suo studio, permetteva alle tende oscuranti di coprire solo la parte inferiore della finestra che dava sulla Senna, lasciando la visuale limpida del cielo. Il suo esordio letterario […]

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Libri

Segreti in giallo Edizioni: intervista ad una casa editrice emergente

Segreti in giallo Edizioni è una piccola, originale casa editrice di recentissima costituzione dal debutto molto promettente che, avviata in una cittadina sannita, ha da subito agito pensando in grande Nonostante l’editoria sia spesso un settore che spaventa, ci sono ancora persone che credono nella cultura, nella diffusione di nuove penne, di nuove visioni, di nuove voci e che vanno controcorrente portando non solo nuovi autori al grande pubblico ma scegliendoli anche di nicchia. Questo è appunto il caso di Segreti in giallo Edizioni, che dice di sé «Facciamo parte di quella realtà editoriale che si differenzia dalla massa. Siamo enigmatici, segreti e diversi. Qui troverete libri che vi sorprenderanno!». Ma chi c’è dietro la farfalla gialla, logo di questa peculiare casa editrice? Abbiamo incontrato Rosa Caruso e Maria Grazia Porceddu, direttrici editoriali di Segreti in giallo Edizioni, per una chiacchierata tra appassionate di libri. Intervista a Segreti in giallo Edizioni Come e quando è nato il progetto di Segreti in giallo Edizioni? L’idea nasce anni addietro, quando ci siamo conosciute e siamo diventate amiche. Condividevamo molte idee e progetti e ci accomunava l’amore per i libri. A un certo punto i nostri percorsi professionali si sono divisi per poi rincontrarsi poco più di un anno fa. L’idea di realizzare un progetto editoriale era sempre lì, nel cassetto di entrambe, e così lo abbiamo tirato fuori. Ed eccoci qui. A febbraio è nata la collana editoriale Segreti in giallo Edizioni.  Chi siete? Come vi siete conosciute? Quali esperienze e lavori pregressi vi hanno portato alla decisione di aprire una casa editrice, iniziando questo progetto a 4 mani? Rosa: Io sono una blogger. Sono stata una delle prime a sperimentare, in forma professionale, quella che oggi è una figura molto diffusa. Dirigo da dieci anni il blog “La Fenice“, che si occupa di libri e di cultura a trecentosessanta gradi. Ma faccio tantissime altre cose. Sono una creativa, mi occupo di grafica e sono autrice di libri e anche di favole per bambini. Lavoro e ho diverse collaborazioni da anni nel mondo dell’editoria e per me fondare questa collana editoriale è stata una naturale evoluzione del mio percorso professionale. Anni addietro ho aperto una libreria nella cittadina dove vivevo ed è stato proprio nella mia libreria che ho conosciuto Maria Grazia. Maria Grazia: Sì, è così. Un segno del destino. Ho cominciato a frequentare la sua libreria e da lì ci siamo conosciute e siamo diventate amiche sulla base dei diversi punti in comune. Io sono una giornalista. Ho sempre amato la lettura e la scrittura. Nel mio percorso professionale ho realizzato tantissime presentazioni di libri e autori. Ho collaborato per anni con diverse testate locali, poi mi sono dedicata agli uffici stampa e al mio amore per il cinema. Ora ho un mio blog dove parlo dei miei progetti e delle mie passioni e ho da poco fondato un blog magazine culturale in cui riverso la mia propensione al “nero” delle cose, così come amo dire. Possiamo quindi sintetizzare dicendo che […]

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Culturalmente

Latino: veicolo della scienza da Galileo ai nostri giorni

«La scienza moderna è nata in latino ma, tranne pochi coraggiosi, nessuno più legge i documenti di un passato glorioso nella lingua originale: chi sa il latino è digiuno di scienza e per chi conosce la scienza il latino è roba da museo». Secondo Tullio Regge, infatti, «La grande colpa dei latinisti» è rappresentata dall’aver trascurato questo settore della scienza redatto in latino, separando quelli che sono da interpretarsi come due linguaggi di un’unica cultura, per i quali occorrerebbe un’interdisciplinarità. In effetti, alla rottura dell’unità linguistica del latino tra XVII e XVIII secolo, il mondo accademico europeo non percepisce immediatamente il bisogno di utilizzare le lingue nazionali ma nutre il sogno condiviso di una lingua perfetta che, senza ambiguità, riesca ad esprimere i concetti nell’ambito di una comunicazione universale. A questa esigenza, il latino rispondeva perfettamente: mentre, infatti, il linguaggio naturale era di per sé soggetto a un’ambiguità semantica, il latino garantiva una univocità di definizioni, essendosi distaccato dalla lingua naturale. Vi era, dunque, una comunità internazionale che dialogava in latino, secondo una modalità avanzata di concepire la scienza, percepita come una sorta di “zona franca” rispetto ai nazionalismi e ai durissimi conflitti che dilaniavano l’Europa.  Questo dibattito raggiunge il suo culmine nel Seicento, allorquando si afferma l’esigenza di costruire nomenclature adeguate alle nuove scoperte che si stavano realizzando nel campo fisico e naturalistico. Nel 1620 Bacone scrive il Novum Organum, affermando l’importanza dell’esperimento controllato, che sostituisce l’osservazione casuale, innovazione straordinaria che lo ha reso il padre del “metodo sperimentale”. Bacone formula sul tema del linguaggio osservazioni di grande spessore: uno dei principi della filosofia baconiana è la distruzione degli idola, le false idee che si diffondono per effetto dei dogmi tramandati dalla tradizione o per errori di linguaggio: bisogna, quindi, stabilire il valore esatto delle parole se si vuole parlare “scientificamente”. Ebbene, da questo momento, tra 1600 e 1700, la parola novum deflagra, ritrovandosi in modo quasi “ossessivo” in vari trattati scientifici, segnale della consapevolezza del cambiamento del codice linguistico, avvalorata altresì dalla grande diffusione della grammatica latina di Port-Royal. Il latino di Copernico, Galileo e Newton Copernico fa uso del latino nel De Revolutionibus Orbium Caelestium nel 1543, sessant’anni prima della grande svolta galileiana, sviluppando cautamente i suoi calcoli su una base puramente intellettualistica, argomentativa ed ipotetica. Galileo sceglie l’italiano per le opere divulgative della maturità, come Il Saggiatore, mentre nel Sidereus Nuncius, opera accademica in cui espone l’invenzione del cannocchiale, che chiama organum, sceglie il latino. Pubblicato a Venezia nel marzo 1610, esso è un breve trattato di astronomia, che rende conto delle rivoluzionarie osservazioni e scoperte compiute dallo scienziato pisano nei mesi precedenti con l’uso di un cannocchiale; il titolo dell’opera si riferisca alle radicali novità, rispetto alla cosmologia aristotelica e tolemaica, che il libro porta con sé, rivendicando una visione autoptica. Galileo, pertanto, usa un latino filosofico e scientifico – che peraltro dimostra di saper usare con grande precisione – perché vuole comunicare le scoperte alla comunità scientifica internazionale; quando, diversamente, si rivolge a un […]

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Culturalmente

Movimenti artistici del ‘900. Viaggio tra le avanguardie

La storia dell’arte del XX secolo è stata marcata da ondate di innovazione e rigurgiti di provocazione, di cui i movimenti artistici sono i portavoce. Dagli ultimi anni dell’800 gli artisti si staccarono dai rigidi schemi tradizionali dell’arte, iniziando a sperimentare nuove modalità con cui dipingere, scolpire e persino architettare edifici e case. Erano nati i movimenti artistici, diverse galassie attorno alle quali orbitavano costellazioni di artisti, diversi per formazione e idee, ma tutti accomunati dalla visione di rivoluzionare il mondo dell’arte. Consci del fatto che non sarà possibile elencare in un solo articolo tutti i movimenti artistici del mondo, analizziamo quelli che sono i più importanti e che hanno segnato un periodo complesso e travagliato come il ‘900. Movimenti artistici. Le avanguardie storiche Nei libri di storia dell’arte i movimenti artistici del ‘900 vengono riuniti sotto la categoria di “avanguardie storiche”. Il termine avanguardia deriva dal mondo militare e indica un reparto dell’esercito che si muove in posizione avanzata. Introdotto nell’ambito culturale designa tutti quei movimenti artistici e letterari che idealmente si trovavano “un passo avanti” rispetto alla tradizione. Gli artisti si erano spinti oltre i limiti imposti dall’arte, impiantandoci i germi delle proprie idee. Movimenti artistici Espressionismo Il primo movimento artistico vero e proprio è considerato l’espressionismo, il quale raccoglie una miriade di esperienze europee. Considerato l’antitesi dell’impressionismo, che mirava alla rappresentazione della realtà circostante esaltandone gli aspetti più luminosi, l’espressionismo si concentrava sul deformare la realtà filtrandola attraverso l’interiorità (non più l’occhio) dell’artista. I padri spirituali del movimento sono considerati Vincent Van Gogh e Paul Gauguin. Due esperienze sono importanti per l’espressionismo. La prima è quella dei Fauves, un movimento artistico nato a Parigi nel 1905. Nelle opere dei fauvisti i disegni erano molto semplici, privi di prospettiva e di chiaroscuri e il colore ricopriva il ruolo di protagonista. Furono queste caratteristiche ad attirare l’ostilità della critica, che definiva i pittori di questo movimento dei “selvaggi” (termine che in francese è proprio indicato con fauves) e, paradossalmente, ci videro giusto. I fauvisti si rifacevano proprio all’arte primitiva, istintiva e priva di regole. Henri Matisse (1860 – 1954) è il più importante tra i pittori fauvisti. Dopo aver abbandonato gli studi giuridici si dedicò a tempo pieno all’arte, affascinato dagli impressionisti. Fin da subito fa emergere nelle sue opere quelli che sono i propri tratti tipici: l’annullamento della prospettiva, l’assenza di luci ed ombre e il trionfo del colore, usato in modo vivace. Matisse sosteneva che l’artista dovesse essere libero e lasciar lavorare l’immaginazione. Si osservi Donna con cappello del 1905, dove i colori sembrano gettati a caso sulla tela e non rappresentano affatto la realtà: le pennellate verdi e gialle sul volto della donna e i capelli rossi erano elementi destabilizzanti per chi osservava il dipinto. Stessa cosa per La Danza di cui Matisse dipinse due versioni nel 1909 e nel 1910, conservate rispettivamente al Moma di New York e all’Ermitage di San Pietroburgo. La seconda versione, quella più celebre, è un sunto della poetica matissiana: cinque figure, […]

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Pittori italiani del Novecento: la pittura come espressione

L’arte, e soprattutto la pittura, hanno da sempre affascinato tantissime persone, di generazione in generazione, attraverso colori, forme, movimenti, dinamismo, “pennellate” di colore e d’identità. Con il trascorrere del tempo, la pittura si è colorata di nuovi aspetti e tendenze, e infatti non ha mai smesso di sorprendere. In particolare modo in Italia, a partire dal Novecento, sono diversi i pittori che attraverso le proprie opere, catturano e ammaliano l’attenzione di chi osserva estasiato. I pittori italiani di questo periodo sono numerosi e sperimentano un proprio linguaggio del tutto personale. Pittori italiani del Novecento: tendenze ed espressioni pittoriche Una delle icone della pittura del Novecento è Amedeo Modigliani; uomo dall’indomabile bellezza, dotato di un animo inquieto, e di una bravura che lo ha reso immortale. Soprannominato “Modì” o “Dedo” è uno dei più importanti artisti italiani del Novecento. Pittore e scultore, Modigliani incarna l’artista romantico per eccellenza, impulsivo e dal temperamento forte. La pittura di Modigliani non si riduce al semplice espressionismo, va ben oltre, calandosi in un’ottica ricca di sinuosità. L’artista dipinge se stesso, la propria quasi irrefrenabile inquietudine, con forme che si rivelano cristalline agli occhi di chi guarda. Ogni personaggio sopraffà l’immagine, e ogni immagine è una sintesi che spesso si rivela spietata, brutale. Modigliani era solito ritrarre donne, nelle quali, attraverso i volti spesso non riconoscibili, allungati, modificati, non perfetti, si riscontrava una forte disarmonia, che però, era al tempo stesso ricca di pathos. Per quanto concerne la pittura, è bene ricordare che la bellezza di un quadro dipende, non tanto dalla firma, quanto piuttosto dalle emozioni che da esso scaturiscono, anche a distanza di tempo. Un altro grande pittore italiano, non studiato sui manuali scolastici, ma degno di menzione, è Roberto Bompiani. L’artista muove i suoi primi passi durante gli studi presso l’Accademia di San Luca, presentando una serie di saggi allegorici, quali La Filosofia, La Giustizia e altri ancora. Durante gli anni ottiene diversi incarichi: inizialmente lavorò per la villa del principe Borghese ad Anzio, realizzando opere per la corona spagnola. Pittori del Novecento: il distacco dalla cultura Neoclassica Al di là del modo con il quale un pittore dipinge una propria opera, gli artisti del Novecento sono spinti dalla necessità di staccarsi dai canoni della cultura neoclassica; tutto ciò avviene per adattarsi ad un programma che sia composto di più sfumature e funzioni e quindi raggiungere un pubblico più vasto. Carlo Carrà è il primo pittore ad abbracciare questo nuovo linguaggio pittorico, con composizioni controllate e sempre sinuose. Il pittore riproduce prevalentemente ambientazioni naturali, paesaggi, ma anche tematiche che si rifanno ai primordi dell’umanità. Lui stesso affermò: «Era necessario uscire dalla formula futurista. E allora, la pittura metafisica mi è servita per ritornare a rivedere i problemi spaziali degli antichi». Carrà, celebre pittore italiano, apprezzato ancora oggi, realizza la sintesi perfetta tra realismo lirico e natura, con soggetti che spesso si naturalizzano. La pittura è anche creatività, e quando essa si allontana dalle forme proprie della natura, o non evoca forme umane, può essere […]

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Scultori famosi. Dal Rinascimento all’età contemporanea

Scultori famosi. Quali e quanti talenti e personalità poliedriche si sono succeduti nella storia fino ai nostri giorni? L’arte esiste sin dai tempi preistorici, in forme rudimentali, ma sempre atta ad esprimere ciò che l’artista nella fattispecie provasse o intendesse comunicare. Ma è dal periodo rinascimentale che l’arte assume forme sempre più compiute ed armoniche, espresse attraverso mani e cuori di geni, che hanno segnato un’epoca fondamentale della storia dell’arte, non solo italiana, ma mondiale. Si pensi a Firenze, patria artistica rinascimentale per eccellenza, così come Roma ed altre città che incarnano da sempre il gusto della raffinatezza, attraverso le splendide architetture religiose, i meravigliosi dipinti commissionati e le incredibili sculture dei più celebri artisti. Ebbene, dal Rinascimento fino all’età contemporanea, molti sono i nomi che hanno lasciato un’impronta indelebile nel panorama dell’arte. Analizziamo ora il lavoro e la passione di alcuni dei più famosi scultori, italiani e internazionali, proprio partendo dall’epoca rinascimentale, fino a giungere ai talenti figli della contemporaneità. Scultori famosi. Dal Rinascimento al Neoclassicismo Tra gli scultori famosi, cominciamo la rassegna con colui che vien considerato il padre della scultura rinascimentale, Donatello. Nato a Firenze nel 1386, battezzato come Donato di Niccolò di Betto Bardi, l’artista fiorentino era di famiglia modesta e dotato di un temperamento passionale, carattere che riuscì ad esprimere mirabilmente nelle sue opere, in cui era solito imprimere vigore, drammaticità e umanità quali forze trattenute in quelle forme armoniose da lui create e scolpite. Donatello fu allievo di Brunelleschi, cominciando i suoi lavori a Firenze agli inizi del ‘400. Tra i capolavori vanno menzionati San Giovanni Evangelista, oggi presente al Museo dell’Opera del Duomo, San Marco e San Giorgio, nella chiesa di Orsanmichele e i Profeti per il Campanile di Giotto a Santa Maria del Fiore. Gli anni della maturità vedono Donatello concentrarsi sui bassorilievi, mettendo a punto la nuova tecnica dello “stiacciato” (rilievo con variazioni minime rispetto al fondo), con la quale decorò battisteri e pulpiti in Toscana. Tra i suoi capolavori si ricorda sicuramente il David (1440) bronzeo, conservato al Museo Nazionale del Bargello a Firenze, e da cui ha tratto ispirazione la statuetta-premio cinematografico italiano assegnato ai vincitori durante l’annuale cerimonia di premiazione. Un altro David, ma marmoreo, fu prodotto invece da Donatello nella fase giovanile, nel 1408-1409. E parlando di scultori rinascimentali non si può evitare di analizzare il talento di Michelangelo Buonarroti, tra i più famosi scultori non solo italiani, ma di tutto il mondo. Nato nel 1475 da una famiglia fiorentina patrizia, era destinato ad una carriera ecclesiastica o militare. Eppure l’arte entrò a far parte della sua vita sin dalla più tenera età. Crescendo, fu notato da Lorenzo il Magnifico, che lo ospitò e avvicinò ai più importanti intellettuali dell’epoca. Dopo la sua morte, si spostò a Roma, assorbendo le influenze della cultura classica e delle varie forme rinascimentali, che gli permisero di maturare e sviluppare il suo talento. Il suo primo capolavoro fu La Pietà (1498-1499), scolpita inizialmente per la cappella di Santa Petronilla e oggi […]

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Culturalmente

Scrittori spagnoli: dai mulini di Cervantes al noir di Zafón

La letteratura iberica vanta un grande prestigio, oltre che una varietà di generi ed opere e numerosi scrittori diventati famosi in tutto il mondo. Il primo nome da ricordare è certamente quello di Miguel de Cervantes (1547-1616), conosciuto e apprezzato ovunque per il suo “Don Chisciotte de la Mancia” (El Ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha), inserito anche nei programmi scolastici, ritenuto uno dei capolavori della letteratura mondiale. Don Chisciotte, armato di una corazza obsoleta e di uno scudiero fedelissimo, affronterà i mulini a vento, i burattini e le greggi di pecore e ne uscirà sempre sconfitto e umiliato, dando voce alla pazzia, il vero di rifugio di chi rifiuta una realtà intollerabile. Quest’opera è considerata il primo vero romanzo moderno che, con oltre 500 milioni di copie, è il più venduto romanzo della storia. Tra i più rilevanti scrittori spagnoli spiccano una serie di autori vissuti tra il XIX e XX secolo. Mariano José de Larra, uno dei maggiori esponenti del romanticismo spagnolo, è diventato famoso per la sua unica pubblicazione, accostata alla carriera giornalistica, il Doncel di Don Enrique el Doliente, un dramma cavalleresco ambientato durante il regno di Enrique III de Castilla, soprannominato “el dolente” per le sue frequenti malattie. La vita di corte fa da contesto storico a una vicenda immaginaria, quella di un trovatore, Macías, che soffre per un amore sfortunato. Proprio questa caratteristica fa sì che si riconosca in lui l’alter ego di Larra, suicida a soli ventotto anni per i suoi fallimentari amori. Benito Pérez Galdós (1843-1920) è invece considerato tra i più eminenti scrittori spagnoli, secondo solo a Cervantes. Si dedicò al genere drammatico, di natura realista, interpretando l’omonima corrente francese in chiave iberica, arricchendola di riflessioni sulla società. Proprio i suoi frequenti viaggi e la scoperta delle realtà socio-culturali circostanti lo convinceranno a proporre un progetto di rinnovamento attraverso i suoi romanzi: Tormento, Fortunata y Jacinta e Tristana. Miguel de Unamuno y Jugo (1864/1936) fu un altro grande esponente del genere drammatico. Fortemente convinto che la vita fosse, in relazione alla ragione, una lotta eterna e senza vincitore, riconosce come modello ideale la figura di Don Chisciotte, per cui scrive la sua opera più importante, Vida di Don Chisciotte e Sancho. L’eroe appare come espressione dell’idealismo umano, nella sua lotta costante per raggiungere una meta, mai elemento di possesso ma pura utopia. Scrittori spagnoli: uno sguardo alla modernità Nel classificare alcuni tra i più famosi scrittori spagnoli non possono essere scartati nomi più moderni. Manuel Vázquez Montalbán, militante socialista per venti anni incarcerato, è l’inventore del detective privato Pepe Carvalho, un cinico investigatore catalano, protagonista di 18 romanzi e numerosi racconti, a cui Camilleri si ispirerà per il nostrano Montalbano. Appare doveroso concludere citando uno degli autori moderni che ha smosso le classifiche mondiali: Carlos Ruiz Zafón. Nel 2002, lo spagnolo pubblicò L’ombra del vento, ambientato nella Barcellona noir della Guerra civile, un capolavoro che ha registrato ben 8 milioni di vendite in tutto il mondo.   Foto in evidenza: […]

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Culturalmente

Eduardo De Filippo compie 120 anni e torna in onda sulla Rai

In occasione del suo centoventesimo compleanno, la Rai ritrasmette le opere di Eduardo De Filippo, un viaggio nel pensiero dell’artista napoletano Eduardo De Filippo o più semplicemente: Eduardo Perché di Eduardo ce n’è uno. Il solo nome, infatti, è sufficiente ad identificare quella che è stata una delle migliori menti del panorama italiano. Drammaturgo, attore, scrittore, regista, pensatore, comunicatore. È forse l’ultima di queste parole che meglio descrive Eduardo De Filippo, nato a Napoli il 24 maggio del 1900. Quando si parla di Eduardo, il rischio è quello di cadere nella difficoltà, nell’imbarazzo, di dover descrivere qualcosa di indescrivibile e che, seppur descritto, perda almeno metà del suo valore. La stessa difficoltà che si ha nel racconto di un mito o di un amore, per intenderci. Impossibile da comunicare, per farlo, ci vorrebbe Eduardo. Nessuno è infatti riuscito altrettanto abilmente a portare sulle rumorose tavole di legno quell’umorismo che è “la parte amara della risata“, come lo definiva lui stesso. Eduardo ha riso e pianto sul palco, ha divertito e commosso. Non vi era singola parola che non fosse studiata, nella sua scrittura e nella sua pronuncia, né gesto lasciato al caso, né espressione non ricercata. “Sulla scena non c’è nessuno in Europa che gli si possa anche solo avvicinare“, così affermava Orson Welles, riferendosi all’autore napoletano. Il teatro di Eduardo, tra Cantate e umorismo “Chi per primo coniò l’espressione ‘non sentire il peso degli anni’ dovette sicuramente prendere Eduardo De Filippo come metro di giudizio”. Nel suo caso, infatti, il lascito artistico testimonia tutto, tranne i 120 anni che lo separano dalla sua nascita. Profondamente segnato dagli eventi del XX secolo, la sua evoluzione dal teatro macchiettistico (di forte influenza scarpettiana) a quello squisitamente umoristico, sicuramente più vicino al Maestro Pirandello (con cui collaborerà nella scrittura a 4 mani di L’abito Nuovo ma non solo: De Filippo riporterà in scena una versione napoletana de ‘Il Berretto A Sonagli’), ne testimonia grandezza e spirito di osservazione del  suo tempo. Ma anche grande intuito, apertura verso il nuovo, come dimostra il fatto che l’autore sia stato tra i primi a utilizzare il meccanismo televisivo in funzione del teatro, inaugurando per l’appunto il ciclo Rai “il Teatro di Eduardo”. Sicuramente, nell’ampia produzione teatrale di Eduardo (si parla di più di 60 opere scritte di suo pugno), è d’obbligo ricordare le due Cantate, raccolte di commedie selezionate dallo stesso De Filippo, che meglio permettono di entrare in quello che è uno dei mondi più interessanti mai raccontati. Nella Cantata Dei Giorni Dispari i temi si fanno sicuramente più cupi con l’incomunicabilità di Le voci di dentro, il dramma in Filumena Marturano, la disgregazione della famiglia presente in Gli Esami Non Finiscono Mai e Napoli Milionaria!, l’ingiustizia sociale che emerge in De Pretore Vincenzo e Il Sindaco Del Rione Sanità. È forse questa la produzione più ricordata e replicata di Eduardo, anche di recente, prendendo ad esempio La grande Magia, portata in scena da Lluìs Pasqual Il suo è un teatro malinconico, che sfrutta l’umorismo per […]

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