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Eroica Fenice

Cinema & Serie tv

Kyle XY: mistero e fantascienza nella serie tv ABC Family

Nell’anno 2006 il network americano ABC Family manda in onda una nuova serie tv, Kyle XY, con una prima stagione di dieci episodi. Gli ascolti elevati hanno permesso alla ABC di produrre e mandare in onda una seconda stagione di ventitré episodi l’anno successivo, confermandone subito dopo una terza invece di dieci. Purtroppo quest’ultima non ha avuto la stessa fortuna delle precedenti serie e Kyle XY è stata cancellata; a nulla sono valse le richieste dei fan, che hanno manifestato a gran voce il desiderio di voler vedere mettere un punto fermo a molti interrogativi rimasti in sospeso. Dopotutto non è la prima volta che accade che vengano improvvisamente cancellate alcune serie, quasi sempre per gli ascolti bassi, solo che non sempre questa cancellazione è meritata (si pensi a Veronica Mars o Dark Angel, solo per citarne qualcuna). Anche in questo caso gli ascolti bassi si scontrano con chi dall’altro lato nella serie ci continuava a vedere un potenziale. A dimostrarlo sono i romanzi di Wilkins: Kyle XY: Nowhere to Hide e Kyle XY: under the Radar, editi solo in lingua inglese. Kyle XY: la trama Un giorno qualsiasi, nei boschi della città di Siattle, un ragazzo (l’attore Matt Dallas) si sveglia nudo, smarrito e incosciente del mondo circostante e di se stesso. Non ha alcun nome, è soltanto una sigla, una coppia di due lettere: XY, i famosi cromosomi che identificano il sesso maschile, solo che c’è un particolare che lo differenzia dagli umani: non ha l’ombelico. Quando la polizia si rende conto che la sua identità non compare da alcuna parte, allora lo porta in un istituto che accoglie i ragazzi affetti da diverse problematiche. Qui incontra Nicole Trager (l’attrice Marguerite MacIntyre), una psicologa che vuole studiare da vicino il ragazzo e capire chi sia veramente. Da quel momento XY acquista il nome di Kyle e si trova a convivere in casa con la famiglia di Nicole: suo marito Stephen (Bruce Thomas) e i figli Lori (April Matson) e Josh (Jean-Luc Bilodeau). E da un’iniziale convivenza tesa e difficile si giunge ben presto a considerare Kyle come uno di famiglia. Ma gli interrogativi su chi sia, da dove arrivi e quale mistero si celi dietro la sua improvvisa comparsa non svaniscono. Il mistero della serie e quello della cancellazione Mistero. Questa è la parola che più balza alla mente quando si ripensa alla serie Kyle XY. Mistero sull’improvvisa comparsa di Kyle, sulle sue doti straordinarie, sulla sua conformazione fisica. Mistero sulle persone che si presentano improvvisamente da un passato lontano e che Kyle non sembra riconoscere. E ancora mistero intorno alla cancellazione e agli ascolti precipitati a picco all’inizio della terza serie. Mistero, infine, su ciò che è stato lasciato in sospeso, perché le risposte rilasciate dalla sceneggiatrice non sono bastate a chi in Kyle XY ci credeva. Una bella serie, insomma, una visione su una realtà che si crede aliena e che invece è più terrestre che mai, quella che riguarda gli uomini, mai sazi di ricerche, mai paghi di esperimenti, sempre più […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Eye Contact a Napoli: intervista a Simona Esposito

Eye Contact Experiment ritorna a Napoli il primo ottobre, a piazza Dante, organizzato da Simona Esposito, Massimiliano Ricci, Gaetano Balestra, Salvatore Longobardi, Ciro Iacone e Mario Cyrano Lanzaro. Noi di Eroica Fenice abbiamo incontrato uno degli organizzatori dell’ Eye Contact: la psicologa-psicoterapeuta Simona Esposito, che ci ha gentilmente concesso un’intervista. Salve Simona, cosa l’ha spinta a voler portare anche a Napoli l’Eye Contact Experiment? Salve. Napoli, nonostante si differenzi da molte città per il calore umano dei suoi cittadini, sta diventando sempre più una metropoli dove prevale l’indifferenza e la solitudine; l’Eye Contact Experiment ha lo scopo di liberarci dall’individualismo che ci impone la società, è un opportunità per fermarci e poter stare con sé stessi e con l’altro. A Napoli, come nel resto del mondo, ho notato che si va sempre di corsa e non si ha il tempo nemmeno di guardarsi negli occhi, né di scambiare due parole con sconosciuti. Napoli ha accolto l’Eye Contact Experiment per due anni consecutivi e ci auguriamo che riproponendolo possa diventare una pratica costante e non un evento fine a sé stesso, dove ognuno possa integrare nella propria vita e quotidianità empatia verso il prossimo e volontà di entrare in contatto con le persone. L’anno scorso la popolazione partenopea ha risposto all’evento come speravate? Eye Contact Experiment è approdato la prima volta a Napoli nel 2015 ed il riscontro è stato positivo, considerando che molte persone neanche lo conoscessero, c’è da dire che quando si propone per la prima volta un qualcosa si è sempre timorosi per cui anche la diffusione fu meno d’impatto rispetto allo scorso anno che, invece, ha coinvolto interamente la popolazione partenopea, hanno partecipato bel 400 persone. Quest’anno, così come lo scorso anno, Napoli partecipa come città ospitante un evento mondiale e non un evento organizzato da singole persone, questo evento è gemellato con The World’s Biggest Eye Contact Experiment 2017! che si terrà in tutte le città del mondo ad opera dei The Liberators International (movimento sociale che ha lo scopo di ristabilire la connessione naturale che esiste tra gli esseri umani). L’ Eye Contact nel 2015 è stato organizzato nel quartiere Vomero. Quest’anno si terrà in Piazza Dante come lo scorso anno. Come mai è stato riscelto il centro? Un evento di questa portata e di tale importanza sociale non può essere circoscritto ad un solo quartiere ma deve essere portato nelle principali piazze di una città dove ognuno può accedere facilmente. Quest’anno, come lo scorso anno, abbiamo scelto il centro città ma l’idea è quella di realizzare l’evento in luoghi facilmente accessibili e che abbiano una capienza tale da contenere più persone possibili non creando disagi alla comunità. Vorremmo portare questo evento anche nei luoghi più disagiati e degradati perché tutti ma proprio tutti hanno bisogno di rompere gli schemi sociali e le resistenze interiori che impediscono l’entrare in contatto reale con il prossimo. Per alcune ore della loro vita, le persone che decideranno di aderire, affideranno il loro sguardo agli occhi di qualcun altro. […]

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Viaggi e Miraggi

Pizzo Calabro, un bellissimo borgo della costa calabra tirrenica

Pizzo Calabro, il piacere della scoperta Capita che una mattina di metà agosto, mentre attendi il caffè, guardi distrattamente la cartina affissa alla parete del lido: “Pizzo Calabro” è inciso a minuscole lettere sulla punta della costa, e senza altra informazione utile decidi di andarlo a visitare e ti ritrovi a scoprire uno dei borghi più belli della Calabria tirrenica. Pizzo Calabro, in provincia di Vibo Valentia, è arroccato su un promontorio al centro del Golfo di Eufemia. Alcuni ne fanno risalire la fondazione ai tempi dell’Antica Grecia ad opera di Nepeto; tuttavia non vi sono tracce evidenti di tale origine e notizie certe si hanno a partire dal 1300. Mare e storia fanno di Pizzo Calabro un bellissimo borgo Il mare è, senza dubbio, la principale seduzione per il visitatore: due meravigliose insenature di azzurra acqua cristallina e placida, che toccano delicatamente la sabbia bianchissima. A ridosso della prima insenatura spicca un’incisione tratta da un celebre componimento leopardiano: “E il naufragar m’è dolce in questo mare“, a testimonianza della voglia implacabile di immergersi in quelle acque e non voler risalire mai. C’è una piccola chiesetta in questo paesino, non la si vede da terra ma dal mare: la Chiesa di Piedigrotta, incastonata in una parete di tufo, bisogna salire alcuni scalini per poterla visitare. Corre una leggenda sulla sua fondazione, risalente al XVII secolo: un gruppo di marinai di Torre del Greco furono colti da una tempesta burrascosa e il capitano, dopo aver preso dalla cabina il quadro della Madonna con bambino decise che se si fossero salvati, avrebbero eretto una cappella in onore della sacra figura. Così fu edificata la Chiesa di Piedigrotta. Una caratteristica cappella che affaccia direttamente sul mare, in cui si mescolano sacro e profano: si passa dalla statua di papa Giovanni Paolo II, a quella del presidente J.F. Kennedy, a quella di Fidel Castro. La chiesa merita assolutamente una visita, meglio se fatta di pomeriggio, quando i raggi del sole illuminano la grotta e le diverse colorazioni dei sali minerali. Un importante pezzo di storia è diventato immortale nelle mura del Castello Aragonese, eretto da Ferdinando I d’Aragona, in cui furono fatti prigionieri Gioacchino Murat (nominato re di Napoli dal cognato Napoleone Bonaparte) e i suoi fautori. Un’ala del castello reca nella memoria la fucilazione di Murat, pochi giorni dopo la sua cattura. “La città del gelato” e della genuina bontà Una spaziosa piazza, da cui si gode un meraviglioso panorama, offre vari localini che si susseguono uno dietro l’altro. È doveroso sostare in uno di questi e assaggiare il delizioso tartufo di Pizzo Calabro. Se ci si addentra nel centro c’è un piccolo localino che reca il nome di un celebre romanzo di Tolkien, gestito da un anziano signore che con i suoi piatti genuini e la sua gentilezza, fa trascorrere qualche ora piacevole e al riparo dal caldo. Quando si punta il dito su una cartina a caso, si hanno due alternative: restare delusi o affascinati. Nel caso di Pizzo Calabro si può provare soltanto […]

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Cinema & Serie tv

Forever, una serie tv americana tra fantasy-poliziesco

Nel 2014 l’America lancia sui suoi schermi televisivi una nuova serie tv, dal titolo Forever, creata da Mattew Miller, approdata in Italia l’anno seguente, prima sui canali a pagamento, successivamente in chiaro. Forever, serie tv di genere fantasy-poliziesco, comprende una sola stagione di ventidue episodi. La seconda stagione era stata progettata dal suo creatore, ma non è potuta approdare sugli schermi, a causa della cancellazione della serie nell’anno 2015. Forever: la trama in breve e i personaggi principali Henry Morgan (interpretato da Ioan Gruffudd) è un medico legale di New York, la cui più straordinaria capacità, oltre alla bravura in campo professionale per le profonde conoscenze in merito, è quella di rinascere ogni volta che muore. Henry è, difatti, immortale e vanta la veneranda età di oltre due secoli. Il dipartimento per cui lavora, notate le sue capacità deduttive nelle indagini per omicidio, lo promuove assistente, per cui Henry comincia a lavorare a stretto contatto con la detective Jo Martinez (Alana de la Garza, volto noto nella serie tv Law & Order) e con il suo collega Mike Hanson (Donnie Keshawarz). Nessuno conosce il segreto di Henry, a parte suo figlio Abe Morgan (Judd Hirsch, apparso in numerosi film e candidato al Premio Oscar come migliore attore non protagonista per Gente comune.)  Forever: investigazione e la condanna dell’immortalità Due sono i generi su cui si basa la serie tv Forever, ma il fantasy prende il sopravvento sul poliziesco. A catturare l’attenzione dello spettatore, infatti, non sono i casi su cui si investiga, bensì il mistero sull’immortalità di Henry Morgan. Un’immortalità vissuta non come un dono, bensì come una condanna. Sopravvivere a tutte le persone care e vederle morire è uno strazio che il cuore di Henry non riesce più a sopportare. L’immortalità, quella degli dei, quella a cui gli uomini anelano perché nulla si teme più della morte, non è un privilegio, perché non deve esserci nulla di più doloroso nel vivere per sempre, e perdere chiunque si ami, ogni volta. L’affinità tra il protagonista e la detective Jo palesa inoltre un rapporto che sembra non potere avere luogo: entrambi sono ancora ancorati strettamente al passato. Troppo lontano, ma fortemente nitido in un caso. Più recente e ancora doloroso, nell’altro. Eppure la simpatia che sin da subito si instaura tra i due, lascia credere che dal dolore ci si può risollevare e che alcune ferite possano guarire. Forever, una serie tv interessante Forever è una serie tv interessante, da seguire con piacere. La cancellazione definitiva, purtroppo, non ha permesso di scoprire alcuni punti e dato risposta a certi interrogativi, per cui la vita di Henry Morgan rimarrà, anche per gli spettatori, appesa a un filo invisibile e incerto.  

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Libri

L’amore ai tempi del colera di Gabrìel Garcìa Màrquez

L’amore ai tempi del colera e l’odore delle mandorle amare «Era inevitabile: l’odore delle mandorle amare gli ricordava sempre il destino degli amori contrastati» queste le parole che aprono uno dei romanzi più belli dello scrittore Gabrìel Garcìa Màrquez e uno dei capolavori indiscussi della letteratura del Novecento.  L’amore ai tempi del colera: la trama in breve Florentino Ariza si innamora di Fermina Daza in un pomeriggio qualunque e continuerà ad amarla per tutta la vita, perché «quello sguardo causale fu l’origine di un cataclisma d’amore che mezzo secolo dopo non era ancora terminato». Adolescenti, acerbi e ancora ignari dei processi dell’amore, Florentino e Fermina, intraprendono una relazione segreta fatta di lettere continue e appassionate, che viene bruscamente interrotta dal padre di lei che sogna per sua figlia un matrimonio con un uomo appartenente ad un ceto sociale più alto. I due innamorati, separati ancora prima che quell’amore potesse sbocciare a pieno, conducono due vite separate per cinquantatré anni, sette mesi e undici giorni, quando poi il destino, o la caparbia di Florentino, o un amore mai sopito del tutto, o probabilmente tutti questi elementi messi insieme decidono di collaborare per dare loro un’altra possibilità.  Un amore che vince contro il tempo Quello che prova Florentino per Fermina è un sentimento che, sin dal suo nascere, lo corrode dall’interno con i suoi effetti devastanti, i sintomi propri di una malattia: gli stessi effetti del colera. È un amore che non riesce a dimenticare, pur allontanandosi, pur cercando il piacere – e a volte l’amore – in altre donne, in tante diverse donne. E così, senza rendersene conto, i giorni, i mesi, gli anni trascorrono nell’illusione, nella speranza, nel ricordo dell’odore delle mandorle amare. E l’età avanza: Florentino diventa uomo, poi adulto, infine vecchio. Una vita intera spesa ad amare un’unica donna. Fermina dal canto suo trascorre la sua vita da sposa e poi anche da madre, e quando di rado  il ricordo di quell’amore infantile e lontano veniva a disturbarla impiegava pochissimi istanti per cancellarlo e relegarlo in un angolo del cuore. Sesso, romanticismo, nostalgia si intrecciano nelle pagine di L’amore ai tempi del colera e raccontano la storia di un amore durato mezzo secolo, un amore come tanti o come pochi, come quelli che durano anche oltre, o come quelli di cui resta soltanto il ricordo lontano dell’odore delle mandorle amare.    

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Cinema & Serie tv

Rizzoli and Isles, quando poliziesco e amicizia si intrecciano in una serie tv

Rizzoli and Isles è una serie tv statunitense di sette stagioni trasmessa dal 2010 (in Italia dall’anno successivo) al 2016. Ispirata ai romanzi della scrittrice Tess Gerritsen, la serie è basata sul genere poliziesco e vede come protagoniste principali due donne: Jane Rizzoli (interpretata da Angie Harmon) e Maura Isles (l’attrice Sasha Alexander apparsa in altre serie tv, quali Dawson’s Creek e NCIS). Rizzoli and Isles: l’amicizia tra due donne Gli episodi di Rizzoli and Isles, ambientati a Boston, si concentrano sui casi polizieschi e investigativi da risolvere, e sul bellissimo rapporto di amicizia tra le due protagoniste: la detective Jane e il medico legale Maura. Un’amicizia disinteressata, fatta di battute ironiche, dove il sarcasmo è pungente ma mai offensivo. Un rapporto in cui si mescolano amicizia e lavoro, senza che mai l’uno interferisca nell’altro.  Il rapporto tra colleghi nell’ambiente di lavoro Sul posto di lavoro non è sempre facile instaurare veri rapporti di amicizia con i colleghi, perché si tende quasi sempre a voler scavalcare l’altro per raggiungere la vetta superiore. In Rizzoli and Isles questo non accade: indipendentemente dal grado o dalla qualifica, i personaggi si muovono tutti sullo stesso piano e, al rapporto strettamente lavorativo, hanno associato quello di intima familiarità, per cui ci si può permettere di scherzare, senza la preoccupazione che l’altro fraintenda. Questo accade tra tutti i personaggi principali: il partner di Jane, Barold Frost (Lee Thompson Young), Vince Korsak, primo partner di Jane (Bruce McGill) e Frankie Rizzoli (Jordan Bridges). Rizzoli and Isles: una bella serie tv Rizzoli and Isles è un appuntamento durante la settimana,  non si segue con il fiato sospeso, né tanto meno con quell’ansia di vederne tante (troppe!) puntate al giorno, ma come un’abitudine pacata. I casi polizieschi sono interessanti, avvincenti in alcuni episodi, i rapporti interpersonali ti fanno entrare in un mondo non troppo distante dalla realtà, fatto di relazioni genuine e positive. Ciò che risalta in primo piano è l’amicizia tra Jane e Maura: due donne unite soltanto dall’affetto che provano l’una verso l’altra, due colleghe appassionate del proprio lavoro, due amiche che hanno instaurato un rapporto al pari tra sorelle. Tutti buoni motivi per trascorrere qualche ora nel mondo di Rizzoli and Isles, perché a volte ciò di cui si ha bisogno è soltanto fermarsi in un bar, stappare una birra e raccontare alla propria migliore amica la giornata appena trascorsa. 

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Voli Pindarici

Lettera ad un’ombra che ha smarrito se stessa su sentieri dissestati

Ti vedo come un’ombra smarrita Cara Ombra, hai smesso di essere te stessa. Non so bene quando sia accaduto, non credo sia avvenuto in un momento preciso: tanti piccoli segnali, minuscoli passetti, giorno dopo giorno. Avrei potuto rendermene conto, te lo concedo. È l’età, mi dicevo. E invece no, stavi lasciando, a poco a poco, il tuo corpo per diventare un’ombra. Così quando mi sono decisa ad agire, era troppo tardi. Eh sì, troppo tardi. E allora a nulla sono bastate le ore, i giorni, i mesi, addirittura  gli anni, a parlare, a ragionare insieme, perché tu non sei più te stessa. Solo un’ombra di ciò che eri. E quella che sei ora non è che non vada bene a me, perché per me tu andrai sempre più che bene, qualsiasi persona vorrai decidere di essere. Il problema è che non vai bene per te, per la vita che hai condotto negli ultimi tempi, per le strade che hai intrapreso, per quelle che vorrai intraprendere, per quei sentieri che proprio non ti decidi a cambiare, anche se così dissestati, così pieni di ciottoli e dossi fastidiosi. Ti vuoi mostrare forte, adulta e invece sei fragile, lo sei talmente tanto da non rendertene conto. Quella poca stima che, incomprensibilmente, hai di te stessa ti ha portato a credere di valere zero, quando poi in realtà vali cento, ti ha portato a credere di poter vivere come un’ombra. E invece di percorrere strade lisce e agevoli ti sei andata ad inerpicare su quei sentieri dissestati, e sei caduta, oh quante volte sei caduta e ti sei fatta male, e tu non sei tornata indietro, non hai svoltato a destra o a sinistra o semplicemente sei rimasta a terra. No, hai continuato a camminare e hai perso te stessa. Vorrei aiutarti a ritrovare, ma non so come fare. Lo so, tu non vuoi essere ritrovata, questo l’ho capito bene. Non fai altro che ripeterlo a gran voce. Tu che credi di essere forte, tu che sei così fragile. Un giorno se ne renderà conto, mi dicevo. Continuo a dirmelo. Solo che ora non ci credo più. Prima riuscivo ancora a vederti, in lontananza, su quei sentieri dissestati. Ora faccio fatica a scorgerti, solo un’ombra, sempre più indistinta. Non importa quanto io corra verso di te, sei più veloce, cadi, cadi mille volte, e ti rialzi e corri più veloce di prima e io, per quanto corra, non riesco a starti dietro. E ti vedo sempre più lontana, solo un’ombra, su quei sentieri dissestati.

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Libri

A cavallo di un protone, il libro di esordio di Simone Baroni

A cavallo di un protone è il libro di esordio di Simone Baroni, professore di fisica e matematica e ricercatore presso varie università, pubblicato dall’editore Aracne lo scorso giugno (qui le informazioni). A cavallo di un protone: la trama in breve Giulia e il fratellino Luca attraverso la lettura di un libro di scienze appartenente alla madre si addentrano nel mondo della fisica e, con l’aiuto di un pastello magico e del maestro di scuola Saverio, intraprendono un’avventura che li porterà a scoprire i misteri e le meraviglie dell’universo. Attraverso i disegni che realizzano e che prendono vita grazie ad un pastello, Giulia e Luca si incuriosiscono al mondo circostante e i termini che prima risultavano loro ostici e incomprensibili quali protoni, muoni, elettroni, ora si materializzano davanti ai loro occhi.  La curiosità della scoperta: il parallelo con Dante «Se per qualsiasi ragione non doveste finire il disegno, non avrete mai il dono della curiosità e vi trasformerete in due persone senza voglia di capire, di crescere o di esplorare. Pensate che triste sarebbe la vita senza la voglia di scoprire come funziona il mondo che ci circonda, senza l’istinto di vedere sempre più lontano». Con queste parole il maestro Saverio incita i due bambini ad essere avidi di conoscenza e di sapere, a tenere sempre allenate le loro menti e a non rischiare di diventare grigi e vivere un’esistenza passiva, senza curiosità verso ciò che li circonda.  Il discorso fatto ai due fratelli sembra riportare alla mente le parole di Ulisse verso i suoi compagni di viaggio: «Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza».  A cavallo di un protone: tra disegni e viaggi nell’universo I due fratelli tra esperimenti in laboratorio, viaggi nell’universo, spettacoli di aurore boreali, vivono un’avventura che li porterà a scoprire di cosa è fatto il mondo, di cosa sono fatti loro stessi. Simone Baroni, tramite le spiegazioni semplici ed elementari che Saverio utilizza per far sì che Luca e Giulia comprendano ciò che vedono, porta il lettore nel mondo della fisica e della chimica. Il libro è costellato di tanto in tanto delle illustrazioni di Fernando Aliste Sunkel, chiare, sobrie ed essenziali, che arricchiscono la storia e aiutano ad addentrarsi maggiormente in ciò che si sta leggendo. Un libro piacevole quello di Simone Baroni, adatto sia ad un pubblico adulto che di ragazzi, che ha un duplice obiettivo a mio avviso: quello di rendere meno ostico l’ambito della fisica, e quello di incitare le persone a non smettere mai di imparare, di guardare con curiosità ogni cosa perché non c’è nulla di più triste di una vita grigia.  

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Cinema & Serie tv

Frequency, una nuova serie tv che mescola fantascienza e poliziesco

Frequency è una serie tv statunitense (qui il trailer) apparsa sugli schermi americani nell’anno 2016  e su quelli italiani il 18 aprile scorso. Interamente ispirata al film diretto da Gregory Hoblit: Frequency– il futuro è in ascolto, probabilmente non si rinnoverà per un prosieguo, e la si vedrà conclusa con la sola prima stagione di tredici episodi. Frequency: la trama in breve Nel 2016 il detective Raimy Sullivan (Peyton List) scopre, in una serata temporalesca, che una vecchia radio appartenente al padre morto anni prima emette dei suoni attraverso un’unica frequenza ancora funzionante. Proprio attraverso quella radio Raimy riesce a mettersi in collegamento con un altro periodo temporale: il 1996 e a comunicare con il detective Frank Sullivan (Riley Smith), suo padre. Insieme i due collaboreranno per risolvere il caso di un serial killer che dopo tanti anni è rimasto ancora irrisolto. Frequency, i salti temporali e il rapporto tra un padre e sua figlia Frequency ruota intorno a due temi principali: i cambiamenti dettati da scelte diverse e il rapporto tra padre e figlia. Entrambi detective e dediti al proprio lavoro Raimy e Frank trascorrono le loro giornate – uno nel 1996, l’altra nel 2016 – a risolvere un caso che è iniziato dieci anni prima e che nel futuro di Raimy ancora resta irrisolto. Attraverso le comunicazioni quotidiane con il padre, che è rimasto ucciso quando era ancora una ragazzina, Raimy riscopre un uomo diverso da quello che credeva fosse Frank e stabilisce con lui un rapporto spezzato troppo presto.  Tutta la serie è basata sui continui salti temporali tra il passato e il presente e sulle scelte diverse che i due compiono per poter cambiare una o più parti del futuro, per poi rendersi conto che ogni minimo cambiamento effettuato nel passato stravolge radicalmente la vita futura. Dramma, fantascienza e poliziesco Tre sono i generi su cui si basa Frequency e che si mescolano l’uno con l’altro in ogni puntata: il dramma di una perdita importante o di un cambiamento estremo, la comunicazione tra due periodi temporali, i casi polizieschi da risolvere.  Frequency è una serie tv piacevole da seguire, che riprende un tema già usato diverse volte anche in altre serie tv (si pensi a Being Erika, o Outalnder, per citarne qualcuna), ma che sempre avvince il pubblico, e che lascia un duplice messaggio: in alcuni casi le scelte derivate dal passato ti cambiano la vita, in altri casi, qualsiasi decisione tu prenda, alcune cose sono destinate inevitabilmente ad accadere.

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Viaggi e Miraggi

Le dieci cose da vedere nella meravigliosa città di Firenze

Firenze: il bellissimo capoluogo della Toscana Quando si visita una città nuova, e questa ci colpisce, possiamo trascorrere giorni interi a descriverne la bellezza, oppure possiamo decidere di non condividerla con nessuno e custodirla gelosamente in un angolo di cuore. Con Firenze non ho potuto fare a meno di fare entrambe le cose. Capoluogo della Toscana, Firenze, sin dal Medioevo è un importante centro culturale, economico e commerciale, due volte capitale: del Granducato di Toscana in età moderna e dell’Italia dal 1865 al 1871 (dopo Torino e prima di Roma). Ad oggi Firenze è una delle città più visitate d’Europa e tra le più belle del mondo. Firenze bisogna esplorarla interamente: dal centro storico, al Lungo Arno, dai numerosi musei e le tante basiliche, alla zona multietnica in prossimità del Mercato Nuovo. Ma se si riescono a trascorrere solo pochi giorni nella città, allora bisogna necessariamente fare una cernita. Le dieci cosa da vedere a Firenze Cattedrale di Santa Maria in Fiore. Nota anche con il nome di Duomo di Firenze, domina maestosa l’omonima piazza: tra le più belle del centro storico fiorentino. Quattro i punti da visitare: la Cattedrale stessa (vasta, luminosa e sobria), il Battistero (ricco di elementi che ricordano l’antica Roma), la Cupola di Brunelleschi (realizzata ad affresco dal Vasari e da Zuccari), il Campanile di Giotto (dalla cui altezza, oltre ad ammirare le raffigurazioni religiose e astrologiche, le statue dei profeti, dei re e delle sibille, si può contemplare l’intera Firenze). Chiesa di Santa Maria Novella. La basilica sorge nella piazza che reca lo stesso nome ed è ricca di affreschi e decorazioni; comprende, inoltre, tre chiostri monumentali (Chiostro Verde, Chiostro dei Morti e il Cappellone degli Spagnoli) e il Cimitero degli Avelli (che reca la sepoltura delle più importanti famiglie fiorentine). Galleria degli Uffizi. Creata in origine per volere di Cosimo I de ‘Medici per raccogliere gli uffici amministrativi e giudiziari (uffizi, appunto), è diventato oggi uno dei musei più importanti al mondo. Non importa se non si conoscono gli stili artistici, o la vita di Michelangelo, se non si capisce nulla di tecnica pittorica, perché si resta ugualmente stupiti davanti alla bellezza dei dipinti. Palazzo Vecchio. Risalente al XIII secolo, fu la residenza di Cosimo I de‘ Medici. Attraverso le statue, gli affreschi e i dipinti si intraprende un viaggio tra storia, mitologia e segreti di famiglia. La visita al Palazzo si può fare anche di sera, quando tutto è avvolto da un’atmosfera magica e misteriosa. È posto nella piazza, a mio avviso, più bella di Firenze: piazza della Signoria, festosa di giorno, romantica di notte. Palazzo Pitti. Costruito dalla famiglia Pitti, da cui prende il nome, divenne la residenza ufficiale dei Medici; comprende, oltre agli appartamenti reali, tre musei al suo interno: Galleria Palatina, Galleria dell’Arte Moderna, Museo degli Argenti. Il Palazzo è immerso in uno dei giardini più belli di Firenze: il Giardino di Boboli. Il Giardino di Boboli. Chilometri di natura e storia nel cuore della città, si percorrono i viali silenziosi e ci si perde […]

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Libri

Il tuo nome è una promessa, il nuovo libro di Ibrahimi

Il tuo nome è una promessa: l’ultima pubblicazione di Ibrahimi «Anilda Ibrahimi sa raccontare i legami di sangue spezzati dalla Storia dimostrandoci che, in fondo, tra fuga e ritorno non c’è alcuna differenza». Con queste parole Diego De Silva ha descritto il nuovo libro della scrittrice Anilda Ibrahimi. E sono proprio questi i due temi – i legami e gli eventi storici, appunto – che riempiono le pagine de Il tuo nome è una promessa, pubblicato da Einaudi. Due periodi temporali: il passato e il presente. Due i protagonisti principali: la Storia e le donne. Nel passato Abigail e sua sorella Esther, che trascorrono la propria infanzia fuggendo dalla patria a causa della follia nazista, senza perdere il sorriso, né l’innocenza che solo i bambini della loro età conservano ancora, fin quando non si cresce, o quando le vicende politiche e storiche, che sembrano così lontane dalla loro esistenza, le costringono a scontrarsi con una realtà tragica che non possono comprendere.  Nel presente Rebecca decide di allontanarsi dalla sua città per fuggire da un matrimonio che sembra sul punto di spezzarsi e accetta un incarico di lavoro a Tirana, lo stesso paese che in un’altra epoca, in un altro periodo storico, accolse una famiglia con due bambine piccole: sua madre Esther e la sorella Abigail. Il tuo nome è una promessa, il legame indissolubile tra passato e presente Sullo sfondo delle strade albanesi, vengono raccontate le vite di tre donne, ad unirle il legame di sangue e il bisogno di fuggire dal passato, di dimenticare il dolore, e al tempo stesso, il desiderio di ritrovare qualcosa perduto per sempre. Perché la vita di Rebecca, come quelle di Esther e Abigail, «come la vita di tutti, è una ringhiera di ricordi su cui rimanere appoggiata. Se la abbattesse crollerebbe tutto, trascinando via non solo il male ma anche il bene. Forse bisogna scavalcarla, saltare dall’altra parte, andare più lontano che si può. Ma alla fine nessuno vorrebbe una vita senza passato, anche se si sostiene spesso il contrario. Si dice: “Se potessi cancellare tutto e iniziare ora, qui”. Perché è poetico, ecco. Ci rende simili ai personaggi di un romanzo. Ma chi è che poi scavalca davvero quella ringhiera?» Anilda Ibrahimi con Il tuo nome è una promessa conquista ancora una volta il lettore (come con tutti i suoi romanzi, tra cui l’ indimenticabile “L’amore e gli stracci del tempo“) attraverso il suo stile scorrevole, la sua penna fluida, e il suo narrare in maniera delicata e forte al tempo stesso la vita delle persone. Ibrahimi ha due punti forza che la rendono una scrittrice eccellente: sa mescolare tanto sapientemente la Storia e l’esistenza quotidiana, e riesce ad entrare dritto nel cuore dei suoi lettori ponendoli, ogni volta, a riflettere su quanto i drammi e le tragedie storiche influiscano drasticamente sulla vita degli uomini. Perché accade sempre così: dietro ad ogni grande guerra, alle spalle di una scrivania si muovono fili, pedine, si segnano luoghi su una cartina e si decide di rovinare l’umanità. Si decide, con un solo […]

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Viaggi e Miraggi

Verona: la bellissima città scaligera del Triveneto

Verona, la città scaligera del Veneto Il Triveneto (noto anche come le Tre Venezie) raccoglie diverse bellissime città, meritevoli di almeno una visita. Tra queste si eleva, signorile e superba, Verona. Verona, seconda città per popolazione della cosiddetta Venezia Euganea, è stata abitata fin dal Neolitico e ha raggiunto il suo massimo splendore sotto l’imperatore Vespasiano. Quando l’intera Italia, a metà del 200, affrontava il passaggio dal Comune alla Signoria, a Verona si stabilì il potere degli Scaligeri, di cui ancora oggi se ne conservano le tracce. Arte, storia, letteratura e atmosfera fanno di Verona una delle più belle città d’Italia Per tutto il tempo che ho visitato Verona, ho avuto dentro di me un binomio di sensazioni contrastanti: da un lato la voglia di vedere tutto e subito, di scoprire ad ogni vicoletto, in ogni piazza, qualcosa che mi lasciasse estasiata (e così è stato); dall’altro il desiderio di godermi quell’atmosfera placida e serena, che si è mantenuta tale nonostante ad ogni ora aumentasse la folla di turisti e cittadini. Tante le cose da vedere, dai monumenti alle piazze, i mercatini e i porticati, le chiese e il castello, i corsi principali e i vicoletti secondari. Tutti con una propria caratteristica, tutti consapevoli di colpire il cuore del viaggiatore. L’Arena, il monumento senza dubbio più conosciuto della città, domina una delle piazze più belle d’Italia: Piazza Bra. La sua costruzione risale al I secolo quando la città, che aveva raggiunto i 25.000 abitanti, necessitava di un edifico più grande per far sì che tutti suoi cittadini potessero partecipare agli spettacoli. Dalle lotte tra i gladiatori che avvenivano negli anfiteatri romani, l’Arena è diventata oggi un teatro lirico, il più grande all’aperto del mondo. La casa di Giulietta è l’altro grande monumento per cui è nota Verona. I versi di William Shakespeare hanno catturato studiosi, critici, semplici lettori di tutto il mondo, e la tragica storia d’amore spinge ogni anno milioni di turisti a visitare il balcone da cui furono pronunciate le famose parole: “O Romeo, Romeo ma perché sei tu Romeo?”, la prova di un amore impossibile. I Montecchi e i Cappelletti (modificato dall’autore inglese in Capuleti) sono due famiglie veronesi realmente esistite. (La casa dei Montecchi, diventata La casa di Romeo, è anch’essa oggetto di numerose visite). La casa di Giulietta si trova a pochi passi da un’altra bellissima piazza: Piazza delle Erbe, la più antica della città, sovrastata dalla Torre dei Lamberti – alta ben 84 metri – dalla cui altezza è possibile ammirare un panorama che lascia a bocca aperta. Un’altra particolare caratteristica della piazza è l’agglomerato di case ricoperte di  affreschi (Case Mazzanti) che valsero alla Verona del passato l’epiteto di urbs picta. La piazza offre anche una facciata più moderna, rappresentata dai porticati e dai numerosi localini che vi si affacciano. Forse è la zona di Verona che meglio fonde passato e presente. Piazza delle Erbe è collegata, attraverso il cosiddetto Arco della Costa (sotto cui pende la costola di una balena risalente probabilmente al XVII secolo), a Piazza […]

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Viaggi e Miraggi

Rovereto e Riva del Garda: due paesini del Trentino

La regione autonoma del Trentino Alto-Adige è divisa in due province, autonome a loro volta: Trento e Bolzano. Vari sono i comuni che fanno parte delle due amministrazioni territoriali e, tra questi, spiccano per l’atmosfera tranquilla e lo scenario paesaggistico, Rovereto e Riva del Garda. Entrambi piccoli, turistici e quieti, l’uno incastonato tra alte montagne e il torrente Leno, l’altro tra i rocciosi monti e lo sconfinato Lago di Garda. Rovereto: la Città della Quercia L’epiteto Città della Quercia sorge per motivi toponomastici: la parola Rovereto deriva dal latino Roboretus e il termine romano Roboretum indicava una selva di querce, pianta effettivamente molto diffusa nella Vallagarina, comunità di valle del Trentino, di cui Rovereto ne è il capoluogo. La storia di Rovereto risale al Medioevo, quando un’antica famiglia nobile, i Castelbarco, vi si stabilì; essendo questi legati alla dinastia veronese Della Scala, i rapporti tra le due città si mantennero per secoli molto stretti, anche dal punto di vista giuridico. Tra il 1400 e il 1500 fu un’altra importante città italiana a controllare l’amministrazione di Rovereto: Venezia. Ad oggi questo paese del Trentino rappresenta un importante centro industriale, turistico e culturale, grazie ai vari monumenti e ad un caratteristico centro storico: un agglomerato di piazze, archi, scalini e chiese. Le due piazze più belle e caratteristiche sono Piazza Rosmini e Piazza delle Erbe. La prima ha al centro l’omonima fontana (dedicata al filosofo Antonio Rosmini, nato a Rovereto) con un getto principale alto tre metri e vari secondari che danno origine a diversi giochi d’acqua; la piazza è circondata da localini all’aperto, e antichi e maestosi palazzi. Piazza delle Erbe, più piccola, è ugualmente centrale e si presta durante l’anno, ogni martedì mattina, per il mercatino settimanale (quello biologico di sabato mattina) e nel periodo natalizio per i famosi e caratteristici mercatini. Tra i monumenti più importanti meritano una visita: il Castello e la Campana dei Caduti; il primo sovrasta Piazza Podestà ed è sito su un dosso roccioso a destra del cristallino Torrente Leno e fu edificato nel Medioevo dai Castelbarco, ma l’attuale forma pentagonale risale alla dominazione della Serenissima. La Campana dei Caduti fu realizzata su commissione del sacerdote Antonio Rossaro per commemorare i caduti della primo conflitto mondiale. Posta sul colle di Miravalle, ogni sera, se ne sentono i rintocchi, in memoria di uno dei periodi storici più drammatici. A circa trenta chilometri da Rovereto si trova un altro caratteristico luogo del Trentino: Riva del Garda, collegato anche da una pista ciclabile, per chi ama godersi appieno il contatto con la natura. Riva del Garda: un tipico paesino di lago del Trentino La storia di Riva del Garda risente di varie dominazioni (dei Romani, Goti, Longobardi, Franchi, Veneziani, Austriaci) e dopo la Seconda Guerra Mondiale diventa parte di un’entità territoriale comprendente le province di Trento, Bolzano e Belluno. Il centro storico di Riva è un insieme di negozi tipici e palazzi dai colori pastello, bar alla moda e monumenti storici. Tra questi emergono la Torre Apponale (a Piazza III Novembre), costruzione del XIII secolo per controllare il porto, il Palazzo […]

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Libri

Fides, il nuovo libro dello scrittore partenopeo Ivan Zippo

Dopo il successo ottenuto da Campania mortis (2014) in cui Ivan Zippo descrive la drammatica situazione della, oramai conosciuta, “Terra dei fuochi“, lo scrittore partenopeo ritorna con un nuovo romanzo, sebbene affronti una tematica completamente diversa da quella del suo penultimo libro. Fides è il titolo della sua ultima pubblicazione, edito il mese scorso da La strada per Babilonia. Fides, la trama e la struttura Fides, appunto Fede, è la storia di un soldato che ha deciso di vivere la sua esistenza mettendo in primo piano la fede verso il proprio esercito. Lincoln Morse è il nome del protagonista, IDA (International Defence Army) è la forza armata per cui lavora: l’unico esercito su tutto il pianeta che ha il compito di coadiuvare la pace tra le nazioni. Lincoln, da semplice sergente, viene assoldato dalla IDA per partecipare ad una missione di addestramento sulla Luna, un incarico di cui non è dato sapere nulla, né i tempi della durata, né il motivo per cui viene ingaggiato. Eppure lui decide di partire, sceglie di volare sul satellite e salutare Kelly, la donna che ama. Sceglie di lanciarsi in una missione sconosciuta per difendere il mondo da una terribile minaccia.  Fides è diviso in due parti: la prima verte sulla missione sulla Luna, due anni prima rispetto al presente; tempo della seconda parte, invece, il momento del ritorno di Lincoln sulla Terra. Il periodo temporale in cui si svolge la vicenda è quello di un futuro, nemmeno troppo distante, in cui la tecnologia e la scienza hanno fatto ancora passi avanti, quello in cui si può anche ritornare alla vita, perché in fondo «l’uomo non vuole morire. Anche se mangia cibo sempre più scadente, conduce stili di vita inadatti e segue modelli deleteri, l’assioma è che l’uomo non vuole morire». Fides, un romanzo da leggere d’un fiato Le pagine di Fides si leggono avidamente, non soltanto per scoprire come termina la missione di Lincoln, ma per comprendere se abbia avuto un senso aver rinunciato a tutto ciò che aveva per quella missione. Perché c’è un momento, che vivono sia Lincoln che il lettore, in cui crollano le difese della mente e si rivede il volto di qualcuno di importante, un momento in cui l’anima si chiede se ne sia valsa la pena.  La parte più sorprendente è l’ultimissimo capitolo di Fides, quando si scopre la verità, quella celata così bene dallo scrittore in tutto il romanzo, da lasciare spiazzati. Lo sconcerto dura solo qualche attimo, rimpiazzato subito dopo dalla consapevolezza di quanto sia credibile e vicina quella verità,  dalla presa di coscienza di un’umanità da troppo tempo avida di potere, ricchezza e conquista, un’umanità che di umano ha oramai troppo poco. Fides è in offerta su Amazon. Per acquistarlo, clicca qui.

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Libri

Roberto Bracco, un drammaturgo ingiustamente condannato all’oblio

I ‘grandi’ della letteratura italiana e internazionale sono ampiamente conosciuti, vuoi anche solo per la notorietà del nome, si pensi a Dario Fo, De Filippo, Villani, Goldoni, Serao (solo per citarne alcuni). Roberto Bracco, un drammaturgo nell’oblio A cavallo tra l’800 e il 900 troviamo Roberto Bracco, il cui nome appare sconosciuto ai più, pena la quasi totale assenza sui libri scolastici. Eppure Bracco è stato uno dei drammaturghi più importanti nel panorama, non soltanto italiano, ma anche internazionale. La sua unica colpa è stata quella di aver vissuto nel periodo dell’Italia fascista e di non aver abbracciato il pensiero, la politica, la società di quel tempo, condannando se stesso all’oblio. Il «caso Bracco», il saggio di Francesco Soverina Lo scrittore Francesco Soverina, attraverso il saggio Il «caso Bracco». Una ferita non sanata, ha voluto «rendere ‘giustizia’ ad un esponente rilevante della cultura italiana tra ‘800 e ‘900 che ha saputo unire a un indubbio talento letterario e teatrale il coraggio civile del rifiuto inflessibile di ogni forma di violenza e sopraffazione». Il volume è stato pubblicato il mese scorso dalla casa editrice Alessandro Polidoro, che ha in programma un progetto culturale per rendere omaggio alle opere di Roberto Bracco, partendo dal suo ultimo lavoro: I pazzi, che fu sottoposto a censura preventiva (come rende noto Leopoldo Zurlo, censore unico dal 1931 al 1943) dietro sollecitazione di Nicola De Pirro (plenipotenziario della Direzione Generale per il Teatro). Nel suo saggio, Soverina, attraverso quattro punti (L’alterna fortuna di un grande drammaturgo, Successi e notorietà all’estero, L’umanitarismo antimilitarista di Roberto Bracco, L’antifascismo di Bracco e il mancato conferimento del Nobel nel 1926), passa in rassegna le vicende politiche e sociali che hanno portato Roberto Bracco a cadere nel dimenticatoio. Ingiustamente, questo bisogna precisarlo, dal momento che a rendergli gloria sono stati anche nomi degni di nota, quali Croce («[…] ha saputo commuovere e divertire e appassionare con la varia e ricca opera sua ora tragica ora gioiosa gli spettatori non solo in Italia, ma anche in paesi stranieri») o Francesco Flora («Poeta dialettale, critico, novelliere, scrittore sempre ricco di ingegnose invenzioni»). Non a caso attrici come Tina Di Lorenzo, Virginia Reiter, le sorelle Gramatica, le migliori del loro tempo, hanno preso parte alle sue opere, che sono state rappresentate, con successo, in ben ventisei paesi europei. Infatti, se in Italia il nome di Bracco è quasi sconosciuto, non si può dire lo stesso per i paesi esteri, basti sapere che a New York fu fondato un circolo filodrammatico che recava il suo nome. L’opera di Roberto Bracco avrebbe dovuto essere messa al pari delle personalità importanti del secolo scorso, ma ha commesso l’errore di voler portare in scena il ‘teatro della libertà‘, in un periodo in cui l’Italia cercava il servilismo verso il potere. E chissà se forse verrà il giorno in cui verrà dato il giusto valore ed omaggio ad un drammaturgo di indubbia fama, il giorno in cui, il motivo che ha ideato la perifrasi il caso Bracco, non avrà più ragione di esistere. Il «caso Bracco» è in offerta su […]

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Interviste

Elephant Claps, intervista alla band milanese in prossimità del primo disco

Il 14 aprile vedrà la luce Elephant Claps, primo disco dell’omonima band milanese (qui la pagina fb per poterli seguire). Il gruppo, che comincia a farsi conoscere a Milano e nei dintorni nel 2015, è composto da sei componenti: Mila Trani (soprano), Serena Ferrara (mezza soprano), Naima Faraò (contralto), Gianmarco Trevisan (tenore), Matteo Rossetti (bass) e André Michel Arraiz Rivas (beat box). Elephant Claps: un disco di sole  voci Il disco consta di nove brani eseguiti esclusivamente attraverso le voci dei componenti della band, senza alcuna necessità di strumenti. «I nostri pezzi nascono spesso da un’idea ritmica, o da una frase senza senso, e prendono forma dopo lunghe improvvisazioni e infinite risate. In fase compositiva abbiamo imparato ad ascoltarci, a comunicare e a creare un nostro sound. Quando improvvisiamo incolliamo le nostre voci, sappiamo anticipare quello che farà l’altro e ci inseriamo laddove manca qualcosa, per creare equilibrio». Noi di Eroica Fenice abbiamo scambiato quattro chiacchiere con gli Elephant Claps Come nasce la vostra band e cosa vi accomuna, oltre all’ovvia passione per la musica? Dal nucleo di Mila e Serena la ricerca si è orientata verso cantanti con un’affinità nell’attitudine musicale. Ognuno di noi ha sviluppato individualmente la necessità di spaziare a più livelli con il proprio strumento e da parte di tutti c’è stata la volontà di creare musica solo con la voce. Abbiamo anche in comune una certa propensione all’ilarità.. Il nome del vostro gruppo ha un significato particolare? Ci piaceva l’idea di essere sei parti che compongono un’unità così abbiamo cercato tra gli animali e il grosso e docile elefante ci è sembrato perfetto: ama stare in gruppo e in differenti culture ha significati molto affascinanti tra cui saggezza, pazienza e fortuna. I claps si sono aggiunti per marcare il fatto che il groove per noi è fondamentale, il nostro pachiderma ha un gran senso del ritmo. Quali sono gli artisti a cui vi ispirate maggiormente? Zap mama, Bobby Mc Ferrin, Manhattan Transfer per parlare di artisti che hanno messo la voce al centro della loro ricerca. Poi le influenze spaziano tra band che ci fanno ballare e voci che ci affascinano…da Miriam Makeba ai Cypress Hill, da Jamiroquai a Nina Simone… Ad aprile uscirà il vostro primo album che reca il nome omonimo della vostra band. Perché questa scelta? È come il primo figlio che si chiama col nome dei genitori: è una tradizione, una sorta di rito. Se doveste descrivere il vostro disco con una sola parola, quale scegliereste? Energia, senza dubbio. Ogni artista afferma di avere una propria canzone nel cuore. Qual è la vostra? Essendo in sei è molto difficile trovare un solo brano che possa rappresentarci ma direi blackbird perché è la prima e unica cover che abbiamo cantato arrangiata per sole voci. Grazie per l’intervista.

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Libri

Ogni orizzonte della notte, il nuovo libro di Maurizio Vicedomini

Il 24 marzo scorso la casa editrice AUGH! Edizioni pubblica Ogni orizzonte della notte, il nuovo libro di Maurizio Vicedomini, giovane scrittore partenopeo che già vanta una serie di pubblicazioni di successo. Ogni orizzonte della notte, una raccolta di racconti Undici sono i racconti che compongono la raccolta, in cui vengono narrati ricordi e frammenti di vita. Chi narra utilizza la prima persona, ma decide di restare nell’anonimato, senza svelare il proprio nome, la propria identità. Ogni racconto ha un protagonista diverso, ma potrebbe tranquillamente trattarsi della stessa persona che, senza un’esatta cronologia o un filo logico, regala frammenti di sé. Il titolo di ogni racconto reca un significato ben preciso che affiora man mano che si va avanti nella lettura e non ha mai una sola accezione. Nel primo capitolo, ad esempio, intitolato Nova ritroviamo piccole schegge di vita, che in un modo o nell’altro, hanno a che fare con il misterioso mondo delle stelle: l’interrogazione a scuola sulla supernova, una ragazza di nome Maia (stella della costellazione del Toro), la visione di un cielo stellato con una ragazza che di stelle ne capisce poco o semplicemente se ne importa poco. Ogni orizzonte della notte: passato e presente I racconti sembrano tanti flashback, episodi di un passato che, certe volte, trasmette la sensazione di essere troppo lontano, così distante che diventa difficile afferrarlo e rendere nitidi i ricordi. Incontri misteriosi, una sorella perduta, un Bonne nuit smarrito tra le onde del mare, un vicoletto squallido, un drink durante una pausa dal lavoro. Sono tutte storie di vita che emergono dal passato e si fondono col presente, che affiorano di notte e si smarriscono quando sorge l’alba. Insieme agli avvenimenti raccontati scorrono tra le pagine di Ogni orizzonte della notte, mitologia, letteratura, fantasy. Il numero nove e il diretto rimando a Dante Alighieri e alla Vita Nova; il nome della dea lunare, Selene, che si intreccia alla descrizione del mito greco; Ifrit, l’eone di Yuna che ben l’afferra chi è appassionato dei giochi di genere fantasy.  La nostalgia di ognuno di noi Nostalgia. Questo traspare dall’opera di Vicedomini. La nostalgia di un matrimonio fallito, di genitori perduti, di qualcuno che non c’è più. La nostalgia di una canzone suonata alla chitarra, di una figlia che dorme in un letto d’ospedale, di una palla da otto che decide al posto tuo. Ogni orizzonte della notte, attraverso l’amore, l’amicizia, il rapporto tra un padre e suo figlio, regala frammenti di ognuno di noi. Per questo chi narra non si palesa, non si presenta. Perché potrei essere anche io la protagonista di quel racconto, potrebbe essere lo stesso Vicedomini, o la studentessa che segue il corso all’università, il collega con cui prendi il caffè. Potrebbe essere ogni uomo, perennemente in bilico, tra l’attrazione verso la notte e l’oblio, e la voglia di restare svegli per vedere l’alba. Ogni Orizzonte della notte è in offerta su Amazon. Per acquistarlo, clicca qui.

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