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Eroica Fenice

Libri

Oltre l’inverno: il nuovo libro di Isabel Allende

La casa degli spiriti, Eva Luna, L’amante giapponese, L’isola sotto il mare, Inés dell’anima mia, sono solo alcuni dei titoli che richiamano alla mente una delle più importanti scrittrici della narrativa contemporanea: Isabel Allende. Quando Isabel Allende decide di cominciare a scrivere un romanzo, lo fa sempre l’8 di gennaio, perché proprio in questa data intraprese la stesura del suo primo libro, che l’ha decretata scrittrice di successo mondiale: La casa degli spiriti. Scaramanzia o meno, Allende non sbaglia mai un colpo. Conferma di ciò è la sua ultima pubblicazione: Oltre l’inverno, edito da Feltrinelli nel 2017. Oltre l’inverno: la trama L’inverno dell’anno 2015 è particolarmente freddo a Brooklyn e una tempesta di neve paralizza l’intera città, provocando problemi alla viabilità e ai riscaldamenti nelle abitazioni. È in questo scenario freddo che si intrecciano le vite di tre persone completamente diverse tra di loro e, in apparenza, senza nulla in comune: Lucìa Maraz, donna cilena che lascia la sua patria durante l’insediamento di Pinochet; Richard Bowmaster, professore universitario disilluso e tormentato dal passato; Evelyn Ortega, ragazza immigrata dal Guatemala.  Il destino, sempre in allerta e pronto a intervenire quando è necessario, tesse i fili dei tre protagonisti attraverso un incontro fortuito che diventa l’inizio di un’avventura e, in seguito, di un legame di sguardi e affetti, sentimenti vecchi e nuovi, gioventù e vecchiaia. Durante la tempesta di neve Richard decide di uscire con l’automobile e tampona involontariamente una macchina, alla cui guida c’è Evelyn. Un banale incidente che Richard dimentica velocemente appena rientra a casa, nella tranquillità delle sue mura domestiche e tra i suoi numerosi gatti, fin quando Evelyn non viene a bussare alla sua porta per chiedergli aiuto e Richard non riesce a trovare altra soluzione che rivolgersi a Lucìa, la bizzarra cilena a cui ha affittato un appartamento nel suo stabile.  Un tamponamento che Richard crede casuale si tramuta in un’avventura che vedrà coinvolti i tre e che prenderà una piega inaspettata.  Lo stile inconfondibile di Isabel Allende Isabel Allende non delude mai. Non può farlo perché il suo stile ha il potere di trascinare in un vortice di emozioni, di far viaggiare in un passato che sembra lontano e invece è più vicino che mai, di trasportare in scenari diversi, affascinanti, crudeli a volte, ma sempre realistici. Il suo mescolare le vite dei personaggi in uno sfondo storico rende ancora più reale ciò che si sta leggendo. Questo stile lo si ritrova completamente anche in Oltre l’inverno, dove l’avventura che si ritroveranno a vivere i tre protagonisti fa solo da sfondo alle loro storie personali. Storie di un passato che, anche se per motivi diversi, Richard, Evelyn e Lucìa vorrebbero lasciarsi alle spalle, ma vi sono ancora troppo ancorati. Storie di amori, dolori, affetti familiari, abbandoni e ritrovi che passano dall’uno all’altro, in un continuo alternarsi tra passato e presente.  La svolta thriller che assume il romanzo rappresenta solo un espediente per indagare sulle vite dei tre e fare in modo che escano “dall’inverno in cui sono rimasti intrappolati”. «Risolvere il […]

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Libri

Il Divino Sequel, un libro di Dario Rivarossa

Nell’anno appena trascorso è stato pubblicato il libro “Il Divino Sequel” di Dario Rivarossa, edito da Il Terebinto Edizioni. Il titolo rimanda nell’immediato alla monumentale opera del poeta Dante Alighieri, la Divina Commedia e, infatti, al centro c’è propria la celeberrima opera. Il Divino Sequel: la trama in breve del romanzo di Dario Rivarossa Il libro si apre con un prologo ambientato nel 1867 nel Collegio dei Padri Scolopi di Urbino, dove due allievi undicenni, William di Guglielmo e Zvanì, soprannome del poeta Giovanni Pascoli, si imbattono in un antico manoscritto, dal significato misterioso e inspiegabile, e vi impiegano ore ad ipotizzare cosa potrebbe celarsi dietro quei versi apparentemente senza senso. Devono trascorrere trentadue anni prima che i due si rincontrino nuovamente: William va alla ricerca del suo amico perché è convinto che dietro le parole oscure del manoscritto trovato anni prima, ci sia un significato importante che riguarda la Divina Commedia e crede che solo Zvanì sia in grado di comprenderlo. Da quel momento inizia per il poeta del ‘900 un febbrile studio intorno al messaggio del manoscritto e all’opera del poeta da lui tanto amato. Il Divino Sequel si può definire un viaggio nella letteratura. Il lettore, infatti, viene trasportato nella vita di Giovanni Pascoli, nei versi dei suoi componimenti e, attraverso di lui, si troverà a spaziare tra i celeberrimi versi di Dante, le parole di Virgilio, i canti dell’Eneide, ripercorrendo un itinerario che copre un lungo arco di secoli. La fantascienza e la letteratura sono entrambi presenti all’interno del romanzo, si intrecciano dunque un passato lontano realmente accaduto e un futuro incerto e improbabile, ancora più lontano. Il Divino Sequel: lo stile In tutto il testo è presente la costante voce dell’autore, infatti Dario Rivarossa è non solo un narratore onnisciente, ma anche un narratore nascosto: pur conoscendo l’intera storia,  lascia di tanto in tanto opinioni personali su quanto narrato. Quest’ultima tecnica avviene in maniera un po’ forzata in quanto le opinioni proprie dell’autore coinvolgono direttamente il lettore, attraverso un dialogo che rischia di distogliere dalla storia narrata. L’idea del romanzo è interessante e incuriosisce gli amanti della letteratura, italiana e latina: quelli che, leggendo, riconoscono ciò di cui si sta parlando, che sono desiderosi di vagare tra i versi dei poeti che amano, perché dopo tanto viaggiare sanno di uscire «a riveder le stelle». Il Divino Sequel è in offerta su Amazon. Per acquistarlo, clicca qui.    

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Cinema & Serie tv

Smallville: le avventure di Superman dai fumetti alla serie tv

Pensate ad un uomo volante con un mantello rosso e una tuta blu con su stampata a carattere cubitale la lettera S e sicuramente nell’immediato vi verrà in mente Superman, o Kal El, o Clark Kent. Insomma, indipendentemente dal nome con cui lo pensiate, è lui: il supereroe che se ne va in giro per il mondo a salvare gli uomini. Superman: dai fumetti alla serie tv Smallville Era il 1933 quando la fantasia di Jerry Siegel e Joe Shuster portò alla creazione di Superman, primo supereroe della storia dei fumetti, che divenne noto al grande pubblico pochissimi anni dopo, nel 1938, grazie alla pubblicazione della DC Comics. Il personaggio immaginario dai super poteri conquista talmente il pubblico e la critica da essere inserito dalla IGN (società di giochi e di intrattenimento) nella prima posizione della classifica dei cento maggiori eroi della storia dei fumetti (prima del celeberrimo Batman) e da diventare oggetto di innumerevoli trasposizioni cinematografiche, televisive e teatrali.  Tra queste merita una menzione speciale una serie tv che ha incuriosito milioni di telespettatori, vinto diversi premi e ricevuto un centinaio di candidature: Smallville.  Dieci sono le stagioni di Smallville che hanno visto come protagonista Superman, andate in onda dal 2001 (in Italia dall’anno successivo) al 2011, per opera di Alfred Gough e Miles Millar che hanno seguito la serie per ben sette stagioni nel ruolo di produttori esecutivi e capo sceneggiatori, sostituti per l’ottava stagione da Darren Swimmer e Todd Slavki, mentre le ultime due stagioni sono state seguite da Kelly Souders e Brian Peterson. La serie ha avuto poi un prosieguo sotto forma di fumetti (Smallville Season 11 e Smallville Miniseries). La trama di Smallville in breve  Il 16 ottobre del 1989 una pioggia di meteoriti contenente la kryptonite (radioattivo immaginario) colpisce la cittadina di Smallville, nel Kansas e un bambino viene ritrovato poco dopo da Jonathan e Marta Kent (John Schneider e Annette O’Toole), due coniugi che decidono di prenderlo e allevarlo come se fosse stato loro figlio: Clark Kent, il nome che scelgono per il bambino. Il pubblico viene catapultato subito a dieci anni di distanza in cui Clark Kent (Tom Welling, protagonista di Smallville) e la sua migliore amica Chloe Sullivan (Allison Mack) sono due liceali che indagano su alcuni eventi misteriosi che si verificano nella tranquilla cittadina e questo li vedrà coinvolti più volte negli affari disonesti di Lionel Luthor (John Glover), padre di Lex Luthor (l’acerrimo nemico di Superman nei fumetti, interpretato qui dall’attore Michael Rosenbaum). La vita del giovane Clark ruota intorno alle investigazioni, alla lenta scoperta dei suoi poteri e ai propri sentimenti, tra cui quello speciale che instaura fin da subito con Lana Lang (Kristin Kreuk, che in seguito alla fama raggiunta compare in numerosi film e serie tv, come Beauty and the Beast). Smallville: una serie tv che resta nei ricordi Sono trascorsi molti anni da quando ho visto l’ultima puntata di Smallville e ancora ricordo tutte le emozioni che questa serie ha saputo regalarmi. I produttori hanno avuto l’interessante quanto notevole […]

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Libri

La felicità domestica, un romanzo di Lev Tolstoj

Lev Tolstoj, scrittore russo, autore di numerosissimi racconti, scrisse vari romanzi e opere pedagogiche e filosofiche, ma sono due i romanzi che lo hanno decretato scrittore di fama mondiale: Guerra e pace e Anna Karenina. Volendosi distanziare per un momento da questi due indubbi capolavori, anche gli altri scritti di Tolstoj meritano un’attenzione e una lettura, sebbene poco conosciuti. Tra questi, Felicità familiare, edito per la prima volta nel 1859 sulla rivista Russkij vestnik. Negli anni successivi, editori e traduttori hanno dato vita a molte e diverse edizioni del romanzo, riproponendo lo stesso titolo o leggermente modificato in Felicità domestica. L’ultima edizione più recente risale all’inizio di questo nuovo anno ed è opera della casa editrice Fazi editore, che ha pubblicato l’opera con la traduzione di Clemente Rebora e del titolo La felicità domestica. La felicità domestica: la trama Màscia è solo una ragazzina quando si ritrova orfana di entrambi i genitori e Katia, vecchia governante della famiglia, continua a prendersi cura di lei e della sorella Sonia, come aveva fatto fin da quando erano nate. Serghièi Mikhàilic, un amico di famiglia e tutore delle due ragazze, è il protagonista maschile del romanzo: uomo di trentasei anni, placido e tranquillo, non si aspetta nulla dalla vita né altro desidera se non proseguire la sua pacata esistenza. Màscia, diciassettenne nel pieno della gioventù e della bellezza, si infervora e si deprime, si entusiasma e si affligge, come capita spesso alla sua età, è un groviglio di emozioni contrastanti, di respiri affannati e sospiri di sconforto. Il suo amore giovanile per Serghièi Mikhàilic la porterà ad unirsi in matrimonio e a desiderare di trascorrere un’esistenza quieta, come l’uomo di cui si è innamorata, ma felice, come lei crede che sarà. «Perché non tutti sono giovani, non tutti felici, come questa notte e come io con lui? […] ma lo sapevo io che da quest’oggi era mio, e non l’avrei più perduto». I personaggi femminili nei romanzi di Lev Tolstoj Qualcuno ha detto che i personaggi femminili di Tolstoj sono frivoli e capricciosi, ma essi sono, piuttosto, irrequieti. Hanno un’agitazione emotiva interna che quasi toglie loro il respiro e le porta a dover uscire, cambiare, distrarsi, partire per liberarsi da quell’oppressione per riprendere fiato. Emblema è sicuramente la vicenda di Anna Karenina, ma anche di Hélène Bezuchova (in Guerra e pace) e della stessa protagonista di La felicità domestica. L’irrequietudine femminile si scontra spesso con una predisposizione alla tranquillità nel personaggio maschile, che spesso sfocia in orgoglio, riservatezza e distacco nei confronti della donna, la quale continua ad alternare, nell’animo, sensazioni contrastanti che non svaniscono neppure quando diventa madre. «Nei primi tempi, il sentimento materno con tal veemenza mi fece sua e suscitò in me un così inatteso fervore che io pensavo fosse per me l’inizio di una nuova esistenza; ma in capo a due mesi, allorché io ripigliai a girar di fuori, questo sentimento, intiepidendosi a poco a poco, s’irrigidì infine nell’abitudine e nella fredda osservanza del dovere». Dovere di donna, di moglie, di madre. E il dovere verso sé stessa di essere felice che nemmeno Màscia riesce ad adempiere, per cui ‘La […]

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Musica

La band siciliana Antarte e le loro Isole

Antarte: una band siciliana Lillo Morreale (chitarra e voce), Paolo Vita (chitarra) e Gabriele Castelli (batteria) danno vita nel 2008 alla band Antarte e pubblicano il loro primo ep, dal titolo omonimo al nome scelto per il gruppo, l’anno successivo. Il primo album, intitolato Olio su Tela, vede la luce nell’anno 2013. L’anno scorso si sono aggiunti agli Antarte, Nicola Benetti (batteria), Nicolò Bosio (basso) e Urbano Pettazzoni (polistrumentista) e dalla nuova formazione ha origine il secondo album: Isole, in uscita il 26 gennaio di quest’anno. «Questo disco è un invito a un viaggio da parte di una band che è nata e cresciuta sulle rive del Mediterraneo, in Sicilia». Isole: un album e una condizione esistenziale Otto sono i brani racchiusi in Isole, in uscita per The Megaphone Label e diffusi in Italia da Good Fellas.  Isole è la storia di un viaggio, di chi parte ma senza allontanare lo sguardo da ciò che ha lasciato, qualcosa che continua a brillare all’orizzonte, la riva che serve al naufrago per ritornare quando ne sente la necessità o il bisogno (Oasi). È la storia di chi ha acquisito la consapevolezza che le cose non durano per sempre (I tuoi giorni), ma non svaniscono mai del tutto perché continueranno a vivere in una brezza improvvisa, nel tremolio di una voce, nei ricordi (Nessuno), quelli che non svaniranno mai (Scirocco), anche se lontani e sbiaditi (Castelli di sabbia). «La scelta del titolo dell’album è strettamente legata alla sensazione dell’isola come condizione esistenziale, barriera fisica e ideale che pervade l’immaginario sensoriale degli otto brani contenuti in “Isole”». I suoni a volti delicati, altri duri, le parole scaturite da una voce profonda e lontana non mi hanno trasmesso la sensazione di una barriera fisica, quanto piuttosto qualcosa da raggiungere, quelle Isole che vivono dentro di noi. Alcuni brani trasudano nostalgia, tristezza in certi momenti. Altri, invece, hanno l’effetto di trasportare lontano, e lo riescono a fare senza servirsi della parola, ma solo della melodia e dei suoni (Senza luna, Bolina, Buona fortuna) ed è proprio il potere della musica che trascina in una di quelle Isole in cui ritrovare i propri ricordi, o la voglia di ricominciare, o semplicemente se stessi. Il disco Isole è in offerta su Amazon, per acquistarlo clicca qui. Di seguito i link per restare aggiornati sulla band degli Antarte: https://www.facebook.com/antarteofficial/ https://www.rockit.it/antarte

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Cinema & Serie tv

TVD (The Vampire Diaries): l’universo dei vampiri in una serie tv

Nel 1991 la scrittrice Lisa J. Smith intraprende la stesura di un ciclo di romanzi dal titolo The Vampire Diaries (proseguita poi da altri autori) di genere urban fantasy. Alcuni anni dopo Kevin Williamson (noto per aver dato vita ad una delle serie più amate della fine degli anni ’90: Dawson’s Creek) e Julie Plec (produttrice della serie Kyle XY) hanno trasformato i romanzi della Smith in una serie tv, dal titolo omonimo. Per otto anni i telespettatori americani prima, italiani dopo, hanno seguito le vicende della serie, che conta otto stagioni, andate in onda dal 2009 al 2017. TVD (The Vampire Diaries): l’ambientazione  Mystic Falls è il nome della cittadina immaginaria in cui è ambientata la serie (Fell’s Church nella fantasia di Lisa J. Smith). Le scene sono state girate in gran parte a Covington, capoluogo della contea di Newton in Georgia, mentre gli interni della biblioteca sono stati girati nella Hoke O’Kelley Library dell’università di Emory di Oxford. La Walton Career Academy della città di Monroe è diventata, nella serie, la Mystic Falls High School,  per il campo da football ci si è serviti invece di quello della città di Loganville. Vancouver è stata utilizzata per il pilot. Mystic Falls rappresenta il prototipo di una tipica cittadina americana, piccola e tranquilla. La trama e i personaggi di TVD, la serie tv dei vampiri  Elena Gilbert (la bellissima Nina Dobrev) è un’adolescente, la cui vita è stata sconvolta dalla scomparsa prematura dei suoi genitori, morti in un incidente stradale. Dopo la perdita, Elena e suo fratello Jeremy (Steven R. MacQueen) vengono affidati alla zia Jenna (Sara Canning ) e cercano di sopravvivere al dolore ritornando alla loro vita abitudinaria. Tre sono le persone più vicine ai due fratelli, ad Elena in particolare: Caroline Forbes (Candice Accola), Bonnie Bennett (Kat Graham), Matt Donovan (Zach Roerig). Tuttavia non è la morte dei genitori a sconvolgere la vita di Elena e degli abitanti di Mystic Falls, quanto piuttosto l’arrivo in città di due fratelli: Stefan e Damon Salvatore (rispettivamente Paul Wesley e Ian Somerhalder) che avevano lasciato la città natale cento anni prima, quando si scoprì che erano dei vampiri. Il fascino immortale dei vampiri Il mito dei vampiri ha origini ottocentesche, fu infatti lo scrittore John William Polidori che diede vita a questa creatura leggendaria con il racconto Il Vampiro pubblicato nel 1819. Da allora il vampiro è entrato nell’immaginario collettivo come essere affascinante che si nutre di sangue umano ed è diventato il protagonista della cultura letteraria e cinematografica (si pensi al successo di Dracula, prima come libro, in seguito come film, o ai più recenti libri del genere fantasy contemporaneo: Eternity o Nelle tenebre, solo per ricordane alcuni, o alla tanto acclamata trilogia della Meyer).  Sicuramente il fatto che TVD (The Vampire Diaries) sia incentrato sull’universo dei vampiri ha contribuito al successo della serie, vincitrice tra l’altro di numerosissimi premi (cinque People’s Choice Awards e ventotto Teen Chioce Awards), ma a questo va aggiunta anche la capacità di attirare il pubblico con le storie […]

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Cinema & Serie tv

Riverdale, i personaggi di Archie Comics prendono vita in un teen drama

Riverdale è una serie tv americana apparsa sugli schermi statunitensi il 26 gennaio del 2017 e su quelli italiani il 9 novembre scorso. Basata sui personaggi dei fumetti della casa editrice Archie Comics, ha trovato un adattamento a serie tv grazie al lavoro di Roberto Aguirre-Sacasa e alla co-produzione di Greg Berlanti. La prima stagione, di tredici episodi, è stata seguita da una seconda stagione, al momento edita soltanto in America. Riverdale: la trama e i personaggi Riverdale è ambientata in una cittadina omonima fittizia (le riprese sono state girate nella città canadese di Vancouver) e si apre immediatamente con uno scenario inquietante: la morte di Jason Blosson, figlio di una ricca famiglia della città. La scoperta avviene quando la fine delle vacanze estive riporta gli studenti nuovamente sui banchi del liceo, lo stesso che frequentava anche Jason. Riverdale, da cittadina tranquilla, si trasforma in uno scenario sinistro e misterioso, dove ognuno ha un segreto da nascondere e che non vuole svelare.  Tutti i personaggi, tratti dalla serie a fumetti della Archie Comics, sono in qualche modo legati a Jason e ruotano intorno al suo fantasma: Archie Andrews (KJ Apa), studente appassionato di musica, Cheryl Blosson (Madelaine Petsch), sorella di Jason e a lui profondamente legata, Betty Cooper (Lili Reinhart), appassionata di giornalismo e indagini, insieme a Jughead Jones (Cole Sprouse), Veronica Lodge (Camilla Mendes), arrivata a Riverdale insieme a sua madre Hermione (Marisol Nichols), dopo aver lasciato la Grande Mela, Fred Andrews (l’attore Luke Perry, noto per aver interpretato il bel Dylan nella serie Beverly Hills 90210) padre di Archie, e tanti altri che in un modo o nell’altro hanno a che fare con la morte di Jason. Dal fumetto Archie Comics al teen drama La serie Riverdale è un teen drama dal contorno poliziesco. La vita dei ragazzi del liceo, le loro relazioni, amicizie, i turbamenti si alternano all’indagine poliziesca sulla morte di Jason Blosson, per cui gli spettatori si troveranno a seguire da un lato le tematiche adolescenziali, dall’altro saranno coinvolti in un mistero sempre più fitto e in un’indagine che giorno dopo giorno, invece di mettere una x sui nomi dei probabili coinvolti, ne aggiunge uno in più.  Riverdale e I segreti di Twin Peaks Molti sono gli aspetti e le caratteristiche di Riverdale che ricordano la serie che negli anni ’90 risultò vincitrice di molteplici premi: l’ambientazione in una cittadina solo all’apparenza tranquilla e monotona, l’assassinio misterioso e inaspettato di uno dei protagonisti, l’avvio di un’indagine che a poco a poco porta alla luce una rete intricata e fitta di segreti inconfessabili e misteri che non possono essere svelati.  Riverdale è una serie tv che attira sin dai primi momenti: il fatto, poi,  che ogni puntata termina con qualcosa di inaspettato contribuisce a seguire accanitamente le vicende che sconvolgono la cittadina, meno i suoi abitanti, troppo pieni di scheletri nell’armadio per potersi stupire di quanto accade, quasi come se questa volta fossero i personaggi intenti a seguire gli spettatori, i quali impareranno man mano a conoscere ogni personaggio, a scoprire quello […]

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Interviste

Fil Bo Riva, intervista al musicista dei Milky Chance

Fil Bo Riva (qui il sito ufficiale), nome d’arte di Filippo Bonamici, è un musicista di origini italiane, vissuto tra l’Irlanda e la Germania. Da poche settimane ha intrapreso il tour con la sua band, i Milky Chance, e il 3 dicembre farà tappa a Milano. Il 7 novembre scorso è uscito il singolo Head Sonata, inserito nella compilation di Spotify “Italians Do It Better” (dedicata agli artisti italiani che cantano in inglese) e il 2018 vedrà l’uscita del suo primo album. Fil Bo Riva ha concesso un’intervista a Eroica Fenice Il 7 novembre hai iniziato il tour con i Milky Chance e il mese prossimo, per la prima volta dopo molti anni, tornerai in Italia. È difficile dirlo, ma il motivo perché me ne sono andato era perché sapevo che i miei sogni da musicista erano internazionali. Quindi direi che probabilmente non ce l’avrei fatta perché mi sarebbe mancata la motivazione giusta. Il fatto è che tornare è sempre facile, ma andarsene e riuscire a raggiungere qualcosa è la cosa difficile. Si vedrà nel futuro se l’Italia accetterà la mia musica. Il prossimo sarà un anno molto ricco e impegnativo, intanto hai già in mente i progetti futuri da realizzare?

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Libri

Il grande Grabski, un libro di Marco Rinaldi

Fazi Editore,  Il Grande Grabski è frutto della penna dello scrittore Marco Rinaldi, un ingegnere che vive tra l’Italia e la Polonia e si dedica alla scrittura, oltre che alla traduzione di testi dal francese. Il libro sarà presentato dall’autore presso la fiera Più libri Più liberi che si terrà a Roma dal 6 al 10 dicembre. Il Grande Grabski, un percorso di psicoanalisi L’opera si presenta come un’ironica parodia di un percorso di psicoanalisi. Il protagonista è Maurizio, un quarantenne amante della buona cucina che, per iniziativa della moglie, intraprende un percorso psicoterapeutico dal dottor Grabski. Attraverso la storia presente e i flashback che ci fornisce Maurizio, si conosce parte del suo passato: i legami con la famiglia, un rapporto poco affiatato con suo fratello Arturo, le donne di cui si è innamorato-quelle con cui il legame si basava solo su una pura alchimia fisica- e infine il rapporto con sua moglie Francesca e la decisione di cominciare una cura perché malato. Sono proprio le sedute dal dottor Grabski che rendono questo libro divertente, pungente e comico, una sarcastica parodia della branchia della psichiatria.  Freud, Lancan, Jung, Winnicott, Rank si susseguono uno dietro l’altro, con le loro ipotesi, studi, idee, teorie.  A seconda dell’umore del dottor Grasbki, o semplicemente della sua inclinazione del momento, ci si affida all’una o all’altra teoria, per seguire un processo di guarigione che tarda a compiersi. Dal canto suo Maurizio in certi momenti vede nel dottore l’unica ancora di salvezza del suo io, in altri, invece, rifiuta il suo aiuto e va in cerca di altro. Attraverso i metodi propri, e non, della psicoanalisi Maurizio finisce per allontanarsi dalla famiglia e perdere il lavoro. Vede scorrere la sua esistenza alla ricerca del suo IO interiore, di Edipo, della forclusione, il tutto raccontato sotto una veste di sottile sarcasmo. Maurizio: un inetto In alcuni momenti della lettura si rivelano reminiscenze dell’opera che ha reso famoso Italo Svevo. Maurizio, sottomesso al peso del lavoro, all’autorità di sua moglie, alla società, ricorda Zeno Cosini e la sua inettitudine. La differenza rispetto all’opera di Svevo consiste nella decisione finale dei due inetti: uno interrompe la terapia perché crede di essere guarito, l’altro non ci riesce e continua il suo percorso, nella convinzione freudiana che «la vita è un dramma dai misteri insondabili, e che Edipo non perdona. Mai». Il Grande Grabski: una satira pungente Una satira pungente si può definire il libro di Marco Rinaldi. Una critica, sebbene comica e divertente, della psicoanalisi. La parte dialogata prevale nettamente su quella narrata, ma è legittimo se si tiene conto dell’argomento; lo stile scorrevole e diretto e la narrazione ironica rendono la lettura divertente e piacevole. 

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Viaggi e Miraggi

L’elegante capoluogo piemontese: Torino

Torino, capoluogo piemontese, è noto per l’alta densità demografica (conta due milioni di abitanti) e per la sua industrializzazione, ma è anche un importante centro universitario, culturale e scientifico, nonché un’elegante città. Torino: la storia del capoluogo piemontese  Notizie certe su Torino risalgono al III secolo A.C. quando sulla sua area si insediarono i Taurini (popolazione celta-ligure), l’insediamento fu distrutto poi da Annibale durante la sua marcia su Roma e diventò, per volere di Giulio Cesare, un presidio militare prima, una colonia romana dopo. In seguito alla caduta dell’impero Romano d’Occidente passò sotto il dominio longobardo e in seguito sotto quello franco, per divenire poi un libero comune. L’importanza di Torino aumenta in età contemporanea, e in particolare nel corso dell’Ottocento, quando l’Italia stava affrontando le guerre di indipendenza per l’unificazione del regno, in questo periodo storico Torino assume il ruolo di capitale d’Italia per quattro anni (dal 1861 al 1864). Torino: le cose da vedere nella città capoluogo del Piemonte  Tante, troppe le cose da vedere nel capoluogo del Piemonte Torino, almeno se la permanenza è di pochi giorni, ma tra le tante non bisogna assolutamente perdere alcuni capisaldi del capoluogo piemontese. Tra questi merita il primo posto, indubbiamente, la Mole Antonelliana (nasce come tempio israelitico e dal 1878 diventa un monumento dedicato al re d’Italia Vittorio Emanuele II), al cui interno è possibile raggiungere il Tempietto e ammirare attraverso un vetro, dall’altezza di ottantacinque metri, tutta la città. Vale assolutamente una visita anche il Castello e il Parco del Valentino, poco distante dal centro di Torino. Il Castello, il cui nome risale probabilmente a San Valentino, è stata la residenza di Maria Cristina di Francia e oggi ospita la facoltà di Architettura del Politecnico. Il bellissimo parco è circondato da altre costruzioni e la più caratteristica è il Borgo Medioevale: una ricostruzione di un villaggio quattrocentesco, fatta di botteghe, stretti vicoli e il ponte levatoio. Il Museo Egizio, un’altra tappa degna di visita, fu fondato nel 1826 per volere del re di Sardegna, Carlo Felice e, tra statue, tombe e gioielli, vanta circa trentamila pezzi. Un viaggio nel passato, nell’era faraonica che da sempre ha affascinato l’uomo. Simbolo del capoluogo piemontese è il Duomo, dedicato a San Giovanni Battista e costruito alla fine del Quattrocento per volere del cardinale ella Rovere; nel XVII secolo è stata aggiunta la Cappella della Sacra Sindone, che custodisce il sudario in cui sarebbe stato avvolto il corpo di Gesù nel sepolcro. Torino, una città elegante ed estesa Due potrebbero essere gli aggettivi più appropriati alla città di Torino: estesa ed elegante. Estesa, perché sembra non finire mai, non solo perché colma di cose da vedere, ma anche nella sua stessa struttura. Dà la sensazione che vi si potrebbe camminare per un tempo indefinito. Elegante, nella architettura, nelle strade, nelle piazze (tra queste la più bella è senza dubbio Piazza Castello), nella strada che costeggia il lungo Po, romantico al tramonto.  Torino è una metropoli, e come ogni metropoli, ha sicuramente le sue […]

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Libri

Mangiando il fegato di Bukowski a Posillipo di Francesco Amoruso

Francesco Amoruso: un artista versatile Il 1 ottobre, alla fiera Ricomincio dai libri (tenutasi al centro storico partenopeo tra il 29 settembre e il 1 ottobre), Francesco Amoruso ha presentato una nuova raccolta di racconti: Mangiando il fegato di Bukowsi a Posillipo. Nuova, perché lo scrittore si è presentato ai lettori napoletani e italiani già nell’anno 2010 con il romanzo “Il ciclo della vita“. Amoruso ha un’altra grande passione: la musica, ha pubblicato nel 2014 l’album “Il gallo canterino“, oltre ad essere autore di varie compilation, canzoni e raccolte di racconti. Mangiando il fegato di Bukowski a Posillipo Di recente pubblicazione è la sua nuova raccolta di racconti, prima uscita della collana Racconti in viaggio (progetto editoriale promosso da La bottega delle parole). Il titolo rimanda nell’immediato al poeta e scrittore tedesco Charles Bukowski e alla città di Napoli. Un connubio metaforico di cui lo stesso autore svela il nesso:  «Bukowski e Napoli sono a mio parere legati nello stesso modo in cui sono legati rabbia e cinismo, sarcasmo e cattiveria. Ho scelto l’immagine metaforica del fegato spappolato perché “ti si spappola il fegato” ogni volta che hai a che fare con Napoli, una città tanto bella quanto piena di retorica contraddizione». I quattro racconti di Mangiando il fegato di Bukowski a Posillipo sono ambientati proprio a Napoli, la città che forse, più di ogni altra, suscita nei visitatori, e ancora di più nei suoi stessi cittadini, quel contraddittorio sentimento di amore e odio, tanto che ad un occhio esterno potrebbe tranquillamente trattarsi di due luoghi diversi, invece è sempre lo stesso: Napoli con i suoi due volti da sempre in perenne contrasto. Un viaggio per le strade di Napoli Il centro storico con le sue mille viuzze intersecate, Secondigliano, la Napoli bene. I racconti di Mangiando il fegato di Bukowski a Posillipo viaggiano per le strade di Partenope, con spensieratezza, diffidenza, stupore. La si guarda, la si difende, si spera per lei, la si odia, la si ama, la si attende che si decida a smettere di brancolare nel buio «perché se un uomo non sa attendere per sempre, le donne sanno almeno provarci. Troppo innamorata, per non aspettarla, tutti i giorni, da dietro a una finestra, oltre la nebbia». Amori, quelli che danno la forza di aspettare, di riprovarci; quelli passionali, mai paghi; quelli possessivi e timorosi; e i giovanili e i maturi, vengono raccontati da Francesco Amoruso, attraverso la descrizione di viaggi, quelli interiori, in cui non c’è bisogno di salire su un aereo e volare tra le nuvole, viaggi che ogni persona compie dentro di sé, amandosi e odiandosi al tempo stesse per le scelte prese, proprio come quella città dai due volti in perenne contrasto.

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Libri

Looking for Naomi, il nuovo romanzo di Mattia Lattanzi

La casa editrice 13 Lab Editore dà alla luce un nuovo romanzo di Mattia Lattanzi: Looking for Naomi. È una sorta di spin-off del suo primo romanzo “Oltre l’apocalisse”, edito nel 2014 da Arduino Sacco Editore,oppure, come lo ha definito l’autore, “il suo delirio personale”. Un passo indietro: Oltre l’apocalisse Nel primo romanzo di Mattia Lattanzi, un virus sconvolge e rischia di distruggere l’intera razza umana:  un morbo misterioso che trasforma i morti in zombie. Alcuni sopravvissuti si incontrano per tentare di combattere e continuare a vivere. Ora di libri, film e serie tv sugli zombie ne hanno prodotti a bizzeffe (e continueranno a farlo perché al grande pubblico piacciono), ma il mondo creato da Lattanzi ha qualcosa di diverso, mescola l’horror e la suspense all’amore e quest’ultimo è quello che più di tutto, alla fine, coinvolge il lettore. Non è necessario conoscere il primo romanzo per leggere e comprendere Looking for Naomi ma, sicuramente, aiuta a capire il mondo descritto all’interno del secondo, lo stile e il modo di narrare dello scrittore. Looking for Naomi: la trama Il secondo romanzo di Lattanzi ha inizio con una telefonata che annuncia al protagonista Mattia che il suo libro “Oltre l’apocalisse” è stato scelto da un importante produttore statunitense per essere trasportato nel mondo cinematografico. Purtroppo questo evento non si concretizza perché il bellissimo capoluogo della Toscana, e il resto del mondo, vengono colpiti da un virus che uccide parte della popolazione e da una serie di zombie che vagano per le strade in cerca di carne umana. Per Mattia e i suoi amici ha inizio un’avventura inverosimile che li porterà sulla strada della paura, della fuga, della morte. Il loro obiettivo è trovare Naomi, l’unica in grado di sconfiggere il virus e salvare l’umanità, per cui la minaccia dei morti viventi passa quasi in secondo piano, soppiantata dalla febbrile ricerca della salvatrice. Lo stile di Mattia Lattanzi Lattanzi ha un modo di narrare diretto, crudo, essenziale. I continui salti temporali tra la vita passata di Mattia, il suo presente e l’alternarsi tra sogni e realtà funzionano bene nel gioco narrativo dello scrittore, il cui intento è ovviamente quello di coinvolgere i lettori nel mondo che ha creato.  Ci riesce indubbiamente bene. L’amore manca, questa volta. Metaforicamente si intende, perché vengono narrati diversi amori: quelli che riemergono dai continui flashback del protagonista e quelli incontrati durante la sua avventura.  Si trattano però di passioni, sesso sfrenato ma l’amore, quello che con il suo primo libro mi ha coinvolto totalmente, non sono riuscita a trovarlo tra le pagine di questo nuovo romanzo. Per acquistare Looking for Naomi, clicca qui.  

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Cinema & Serie tv

Kyle XY: mistero e fantascienza nella serie tv ABC Family

Nell’anno 2006 il network americano ABC Family manda in onda una nuova serie tv, Kyle XY, con una prima stagione di dieci episodi. Gli ascolti elevati hanno permesso alla ABC di produrre e mandare in onda una seconda stagione di ventitré episodi l’anno successivo, confermandone subito dopo una terza invece di dieci. Purtroppo quest’ultima non ha avuto la stessa fortuna delle precedenti serie e Kyle XY è stata cancellata; a nulla sono valse le richieste dei fan, che hanno manifestato a gran voce il desiderio di voler vedere mettere un punto fermo a molti interrogativi rimasti in sospeso. Dopotutto non è la prima volta che accade che vengano improvvisamente cancellate alcune serie, quasi sempre per gli ascolti bassi, solo che non sempre questa cancellazione è meritata (si pensi a Veronica Mars o Dark Angel, solo per citarne qualcuna). Anche in questo caso gli ascolti bassi si scontrano con chi dall’altro lato nella serie ci continuava a vedere un potenziale. A dimostrarlo sono i romanzi di Wilkins: Kyle XY: Nowhere to Hide e Kyle XY: under the Radar, editi solo in lingua inglese. Kyle XY: la trama Un giorno qualsiasi, nei boschi della città di Siattle, un ragazzo (l’attore Matt Dallas) si sveglia nudo, smarrito e incosciente del mondo circostante e di se stesso. Non ha alcun nome, è soltanto una sigla, una coppia di due lettere: XY, i famosi cromosomi che identificano il sesso maschile, solo che c’è un particolare che lo differenzia dagli umani: non ha l’ombelico. Quando la polizia si rende conto che la sua identità non compare da alcuna parte, allora lo porta in un istituto che accoglie i ragazzi affetti da diverse problematiche. Qui incontra Nicole Trager (l’attrice Marguerite MacIntyre), una psicologa che vuole studiare da vicino il ragazzo e capire chi sia veramente. Da quel momento XY acquista il nome di Kyle e si trova a convivere in casa con la famiglia di Nicole: suo marito Stephen (Bruce Thomas) e i figli Lori (April Matson) e Josh (Jean-Luc Bilodeau). E da un’iniziale convivenza tesa e difficile si giunge ben presto a considerare Kyle come uno di famiglia. Ma gli interrogativi su chi sia, da dove arrivi e quale mistero si celi dietro la sua improvvisa comparsa non svaniscono. Il mistero della serie tv Kyle XY e quello della cancellazione Mistero. Questa è la parola che più balza alla mente quando si ripensa alla serie Kyle XY. Mistero sull’improvvisa comparsa di Kyle, sulle sue doti straordinarie, sulla sua conformazione fisica. Mistero sulle persone che si presentano improvvisamente da un passato lontano e che Kyle non sembra riconoscere. E ancora mistero intorno alla cancellazione e agli ascolti precipitati a picco all’inizio della terza serie. Mistero, infine, su ciò che è stato lasciato in sospeso, perché le risposte rilasciate dalla sceneggiatrice non sono bastate a chi in Kyle XY ci credeva. Una bella serie, insomma, una visione su una realtà che si crede aliena e che invece è più terrestre che mai, quella che riguarda gli uomini, mai sazi di ricerche, mai paghi di esperimenti, sempre […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Eye Contact a Napoli: intervista a Simona Esposito

Eye Contact Experiment ritorna a Napoli il primo ottobre, a piazza Dante, organizzato da Simona Esposito, Massimiliano Ricci, Gaetano Balestra, Salvatore Longobardi, Ciro Iacone e Mario Cyrano Lanzaro. Noi di Eroica Fenice abbiamo incontrato uno degli organizzatori dell’ Eye Contact: la psicologa-psicoterapeuta Simona Esposito, che ci ha gentilmente concesso un’intervista. Salve Simona, cosa l’ha spinta a voler portare anche a Napoli l’Eye Contact Experiment? Salve. Napoli, nonostante si differenzi da molte città per il calore umano dei suoi cittadini, sta diventando sempre più una metropoli dove prevale l’indifferenza e la solitudine; l’Eye Contact Experiment ha lo scopo di liberarci dall’individualismo che ci impone la società, è un opportunità per fermarci e poter stare con sé stessi e con l’altro. A Napoli, come nel resto del mondo, ho notato che si va sempre di corsa e non si ha il tempo nemmeno di guardarsi negli occhi, né di scambiare due parole con sconosciuti. Napoli ha accolto l’Eye Contact Experiment per due anni consecutivi e ci auguriamo che riproponendolo possa diventare una pratica costante e non un evento fine a sé stesso, dove ognuno possa integrare nella propria vita e quotidianità empatia verso il prossimo e volontà di entrare in contatto con le persone. L’anno scorso la popolazione partenopea ha risposto all’evento come speravate? Eye Contact Experiment è approdato la prima volta a Napoli nel 2015 ed il riscontro è stato positivo, considerando che molte persone neanche lo conoscessero, c’è da dire che quando si propone per la prima volta un qualcosa si è sempre timorosi per cui anche la diffusione fu meno d’impatto rispetto allo scorso anno che, invece, ha coinvolto interamente la popolazione partenopea, hanno partecipato bel 400 persone. Quest’anno, così come lo scorso anno, Napoli partecipa come città ospitante un evento mondiale e non un evento organizzato da singole persone, questo evento è gemellato con The World’s Biggest Eye Contact Experiment 2017! che si terrà in tutte le città del mondo ad opera dei The Liberators International (movimento sociale che ha lo scopo di ristabilire la connessione naturale che esiste tra gli esseri umani). L’ Eye Contact nel 2015 è stato organizzato nel quartiere Vomero. Quest’anno si terrà in Piazza Dante come lo scorso anno. Come mai è stato riscelto il centro? Un evento di questa portata e di tale importanza sociale non può essere circoscritto ad un solo quartiere ma deve essere portato nelle principali piazze di una città dove ognuno può accedere facilmente. Quest’anno, come lo scorso anno, abbiamo scelto il centro città ma l’idea è quella di realizzare l’evento in luoghi facilmente accessibili e che abbiano una capienza tale da contenere più persone possibili non creando disagi alla comunità. Vorremmo portare questo evento anche nei luoghi più disagiati e degradati perché tutti ma proprio tutti hanno bisogno di rompere gli schemi sociali e le resistenze interiori che impediscono l’entrare in contatto reale con il prossimo. Per alcune ore della loro vita, le persone che decideranno di aderire, affideranno il loro sguardo agli occhi di qualcun altro. […]

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Viaggi e Miraggi

Pizzo Calabro, un bellissimo borgo della costa calabra tirrenica

Pizzo Calabro, il piacere della scoperta della costa calabra Capita che una mattina di metà agosto, mentre attendi il caffè, guardi distrattamente la cartina affissa alla parete del lido: “Pizzo Calabro” è inciso a minuscole lettere sulla punta della costa, e senza altra informazione utile decidi di andarlo a visitare e ti ritrovi a scoprire uno dei borghi più belli della costa calabra e della Calabria tirrenica. Pizzo Calabro, in provincia di Vibo Valentia, è arroccato su un promontorio al centro del Golfo di Eufemia. Alcuni ne fanno risalire la fondazione ai tempi dell’Antica Grecia ad opera di Nepeto; tuttavia non vi sono tracce evidenti di tale origine e notizie certe si hanno a partire dal 1300. Mare e storia fanno di Pizzo Calabro un bellissimo borgo Il mare della costa calabra è, senza dubbio, la principale seduzione per il visitatore: due meravigliose insenature di azzurra acqua cristallina e placida, che toccano delicatamente la sabbia bianchissima. A ridosso della prima insenatura spicca un’incisione tratta da un celebre componimento leopardiano: “E il naufragar m’è dolce in questo mare“, a testimonianza della voglia implacabile di immergersi in quelle acque e non voler risalire mai. C’è una piccola chiesetta in questo paesino, non la si vede da terra ma dal mare: la Chiesa di Piedigrotta, incastonata in una parete di tufo, bisogna salire alcuni scalini per poterla visitare. Corre una leggenda sulla sua fondazione, risalente al XVII secolo: un gruppo di marinai di Torre del Greco furono colti da una tempesta burrascosa e il capitano, dopo aver preso dalla cabina il quadro della Madonna con bambino decise che se si fossero salvati, avrebbero eretto una cappella in onore della sacra figura. Così fu edificata la Chiesa di Piedigrotta. Una caratteristica cappella che affaccia direttamente sul mare, in cui si mescolano sacro e profano: si passa dalla statua di papa Giovanni Paolo II, a quella del presidente J.F. Kennedy, a quella di Fidel Castro. La chiesa merita assolutamente una visita, meglio se fatta di pomeriggio, quando i raggi del sole illuminano la grotta e le diverse colorazioni dei sali minerali. Un importante pezzo di storia è diventato immortale nelle mura del Castello Aragonese, eretto da Ferdinando I d’Aragona, in cui furono fatti prigionieri Gioacchino Murat (nominato re di Napoli dal cognato Napoleone Bonaparte) e i suoi fautori. Un’ala del castello reca nella memoria la fucilazione di Murat, pochi giorni dopo la sua cattura. “La città del gelato” e della genuina bontà Una spaziosa piazza, da cui si gode un meraviglioso panorama, offre vari localini che si susseguono uno dietro l’altro. È doveroso sostare in uno di questi e assaggiare il delizioso tartufo di Pizzo Calabro. Se ci si addentra nel centro c’è un piccolo localino che reca il nome di un celebre romanzo di Tolkien, gestito da un anziano signore che con i suoi piatti genuini e la sua gentilezza, fa trascorrere qualche ora piacevole e al riparo dal caldo. Quando si punta il dito su una cartina a caso, si hanno due alternative: restare delusi o affascinati. Nel caso di […]

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Cinema & Serie tv

Forever di Mattew Miller, una serie tv americana tra fantasy-poliziesco

Nel 2014 l’America lancia sui suoi schermi televisivi una nuova serie tv, dal titolo Forever, creata da Mattew Miller, approdata in Italia l’anno seguente, prima sui canali a pagamento, successivamente in chiaro. Forever, serie tv di genere fantasy-poliziesco, comprende una sola stagione di ventidue episodi. La seconda stagione era stata progettata dal suo creatore, ma non è potuta approdare sugli schermi, a causa della cancellazione della serie nell’anno 2015. Forever: la trama in breve e i personaggi principali della serie tv Henry Morgan (interpretato da Ioan Gruffudd) è un medico legale di New York, la cui più straordinaria capacità, oltre alla bravura in campo professionale per le profonde conoscenze in merito, è quella di rinascere ogni volta che muore. Henry è, difatti, immortale e vanta la veneranda età di oltre due secoli. Il dipartimento per cui lavora, notate le sue capacità deduttive nelle indagini per omicidio, lo promuove assistente, per cui Henry comincia a lavorare a stretto contatto con la detective Jo Martinez (Alana de la Garza, volto noto nella serie tv Law & Order) e con il suo collega Mike Hanson (Donnie Keshawarz). Nessuno conosce il segreto di Henry, a parte suo figlio Abe Morgan (Judd Hirsch, apparso in numerosi film e candidato al Premio Oscar come migliore attore non protagonista per Gente comune.)  La serie tv Forever: investigazione e la condanna dell’immortalità Due sono i generi su cui si basa la serie tv Forever, ma il fantasy prende il sopravvento sul poliziesco. A catturare l’attenzione dello spettatore, infatti, non sono i casi su cui si investiga, bensì il mistero sull’immortalità di Henry Morgan. Un’immortalità vissuta non come un dono, bensì come una condanna. Sopravvivere a tutte le persone care e vederle morire è uno strazio che il cuore di Henry non riesce più a sopportare. L’immortalità, quella degli dei, quella a cui gli uomini anelano perché nulla si teme più della morte, non è un privilegio, perché non deve esserci nulla di più doloroso nel vivere per sempre, e perdere chiunque si ami, ogni volta. L’affinità tra il protagonista e la detective Jo palesa inoltre un rapporto che sembra non potere avere luogo: entrambi sono ancora ancorati strettamente al passato. Troppo lontano, ma fortemente nitido in un caso. Più recente e ancora doloroso, nell’altro. Eppure la simpatia che sin da subito si instaura tra i due, lascia credere che dal dolore ci si può risollevare e che alcune ferite possano guarire. Forever, una serie tv interessante di Mattew Miller Forever è una serie tv interessante, da seguire con piacere. La cancellazione definitiva, purtroppo, non ha permesso di scoprire alcuni punti e dato risposta a certi interrogativi, per cui la vita di Henry Morgan rimarrà, anche per gli spettatori, appesa a un filo invisibile e incerto.  

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Libri

L’amore ai tempi del colera di Gabrìel Garcìa Màrquez

L’amore ai tempi del colera e l’odore delle mandorle amare «Era inevitabile: l’odore delle mandorle amare gli ricordava sempre il destino degli amori contrastati» queste le parole che aprono uno dei romanzi più belli dello scrittore Gabrìel Garcìa Màrquez e uno dei capolavori indiscussi della letteratura del Novecento.  L’amore ai tempi del colera: la trama in breve Florentino Ariza si innamora di Fermina Daza in un pomeriggio qualunque e continuerà ad amarla per tutta la vita, perché «quello sguardo causale fu l’origine di un cataclisma d’amore che mezzo secolo dopo non era ancora terminato». Adolescenti, acerbi e ancora ignari dei processi dell’amore, Florentino e Fermina, intraprendono una relazione segreta fatta di lettere continue e appassionate, che viene bruscamente interrotta dal padre di lei che sogna per sua figlia un matrimonio con un uomo appartenente ad un ceto sociale più alto. I due innamorati, separati ancora prima che quell’amore potesse sbocciare a pieno, conducono due vite separate per cinquantatré anni, sette mesi e undici giorni, quando poi il destino, o la caparbia di Florentino, o un amore mai sopito del tutto, o probabilmente tutti questi elementi messi insieme decidono di collaborare per dare loro un’altra possibilità.  Un amore che vince contro il tempo Quello che prova Florentino per Fermina è un sentimento che, sin dal suo nascere, lo corrode dall’interno con i suoi effetti devastanti, i sintomi propri di una malattia: gli stessi effetti del colera. È un amore che non riesce a dimenticare, pur allontanandosi, pur cercando il piacere – e a volte l’amore – in altre donne, in tante diverse donne. E così, senza rendersene conto, i giorni, i mesi, gli anni trascorrono nell’illusione, nella speranza, nel ricordo dell’odore delle mandorle amare. E l’età avanza: Florentino diventa uomo, poi adulto, infine vecchio. Una vita intera spesa ad amare un’unica donna. Fermina dal canto suo trascorre la sua vita da sposa e poi anche da madre, e quando di rado  il ricordo di quell’amore infantile e lontano veniva a disturbarla impiegava pochissimi istanti per cancellarlo e relegarlo in un angolo del cuore. Sesso, romanticismo, nostalgia si intrecciano nelle pagine di L’amore ai tempi del colera e raccontano la storia di un amore durato mezzo secolo, un amore come tanti o come pochi, come quelli che durano anche oltre, o come quelli di cui resta soltanto il ricordo lontano dell’odore delle mandorle amare.  

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