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Eroica Fenice

Cinema & Serie tv

TVD (The Vampire Diaries): l’universo dei vampiri in una serie tv

Nel 1991 la scrittrice Lisa J. Smith intraprende la stesura di un ciclo di romanzi dal titolo The Vampire Diaries (proseguita poi da altri autori) di genere urban fantasy. Alcuni anni dopo Kevin Williamson (noto per aver dato vita ad una delle serie più amate della fine degli anni ’90: Dawson’s Creek) e Julie Plec (produttrice della serie Kyle XY) hanno trasformato i romanzi della Smith in una serie tv, dal titolo omonimo. Per otto anni i telespettatori americani prima, italiani dopo, hanno seguito le vicende della serie, che conta otto stagioni, andate in onda dal 2009 al 2017. TVD (The Vampire Diaries): l’ambientazione  Mystic Falls è il nome della cittadina immaginaria in cui è ambientata la serie (Fell’s Church nella fantasia di Lisa J. Smith). Le scene sono state girate in gran parte a Covington, capoluogo della contea di Newton in Georgia, mentre gli interni della biblioteca sono stati girati nella Hoke O’Kelley Library dell’università di Emory di Oxford. La Walton Career Academy della città di Monroe è diventata, nella serie, la Mystic Falls High School,  per il campo da football ci si è serviti invece di quello della città di Loganville. Vancouver è stata utilizzata per il pilot. Mystic Falls rappresenta il prototipo di una tipica cittadina americana, piccola e tranquilla. La trama e i personaggi di TVD Elena Gilbert (la bellissima Nina Dobrev) è un’adolescente, la cui vita è stata sconvolta dalla scomparsa prematura dei suoi genitori, morti in un incidente stradale. Dopo la perdita, Elena e suo fratello Jeremy (Steven R. MacQueen) vengono affidati alla zia Jenna (Sara Canning ) e cercano di sopravvivere al dolore ritornando alla loro vita abitudinaria. Tre sono le persone più vicine ai due fratelli, ad Elena in particolare: Caroline Forbes (Candice Accola), Bonnie Bennett (Kat Graham), Matt Donovan (Zach Roerig). Tuttavia non è la morte dei genitori a sconvolgere la vita di Elena e degli abitanti di Mystic Falls, quanto piuttosto l’arrivo in città di due fratelli: Stefan e Damon Salvatore (rispettivamente Paul Wesley e Ian Somerhalder) che avevano lasciato la città natale cento anni prima, quando si scoprì che erano dei vampiri. Il fascino immortale dei vampiri Il mito dei vampiri ha origini ottocentesche, fu infatti lo scrittore John William Polidori che diede vita a questa creatura leggendaria con il racconto Il Vampiro pubblicato nel 1819. Da allora il vampiro è entrato nell’immaginario collettivo come essere affascinante che si nutre di sangue umano ed è diventato il protagonista della cultura letteraria e cinematografica (si pensi al successo di Dracula, prima come libro, in seguito come film, o ai più recenti libri del genere fantasy contemporaneo: Eternity o Nelle tenebre, solo per ricordane alcuni, o alla tanto acclamata trilogia della Meyer).  Sicuramente il fatto che TVD (The Vampire Diaries) sia incentrato sull’universo dei vampiri ha contribuito al successo della serie, vincitrice tra l’altro di numerosissimi premi (cinque People’s Choice Awards e ventotto Teen Chioce Awards), ma a questo va aggiunta anche la capacità di attirare il pubblico con le storie create al suo interno. I […]

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Cinema & Serie tv

Riverdale, i personaggi di Archie Comics prendono vita in un teen drama

Riverdale è una serie tv americana apparsa sugli schermi statunitensi il 26 gennaio del 2017 e su quelli italiani il 9 novembre scorso. Basata sui personaggi dei fumetti della casa editrice Archie Comics, ha trovato un adattamento a serie tv grazie al lavoro di Roberto Aguirre-Sacasa e alla co-produzione di Greg Berlanti. La prima stagione, di tredici episodi, è stata seguita da una seconda stagione, al momento edita soltanto in America. Riverdale: la trama e i personaggi Riverdale è ambientata in una cittadina omonima fittizia (le riprese sono state girate nella città canadese di Vancouver) e si apre immediatamente con uno scenario inquietante: la morte di Jason Blosson, figlio di una ricca famiglia della città. La scoperta avviene quando la fine delle vacanze estive riporta gli studenti nuovamente sui banchi del liceo, lo stesso che frequentava anche Jason. Riverdale, da cittadina tranquilla, si trasforma in uno scenario sinistro e misterioso, dove ognuno ha un segreto da nascondere e che non vuole svelare.  Tutti i personaggi, tratti dalla serie a fumetti della Archie Comics, sono in qualche modo legati a Jason e ruotano intorno al suo fantasma: Archie Andrews (KJ Apa), studente appassionato di musica, Cheryl Blosson (Madelaine Petsch), sorella di Jason e a lui profondamente legata, Betty Cooper (Lili Reinhart), appassionata di giornalismo e indagini, insieme a Jughead Jones (Cole Sprouse), Veronica Lodge (Camilla Mendes), arrivata a Riverdale insieme a sua madre Hermione (Marisol Nichols), dopo aver lasciato la Grande Mela, Fred Andrews (l’attore Luke Perry, noto per aver interpretato il bel Dylan nella serie Beverly Hills 90210) padre di Archie, e tanti altri che in un modo o nell’altro hanno a che fare con la morte di Jason. Dal fumetto Archie Comics al teen drama La serie Riverdale è un teen drama dal contorno poliziesco. La vita dei ragazzi del liceo, le loro relazioni, amicizie, i turbamenti si alternano all’indagine poliziesca sulla morte di Jason Blosson, per cui gli spettatori si troveranno a seguire da un lato le tematiche adolescenziali, dall’altro saranno coinvolti in un mistero sempre più fitto e in un’indagine che giorno dopo giorno, invece di mettere una x sui nomi dei probabili coinvolti, ne aggiunge uno in più.  Riverdale e I segreti di Twin Peaks Molti sono gli aspetti e le caratteristiche di Riverdale che ricordano la serie che negli anni ’90 risultò vincitrice di molteplici premi: l’ambientazione in una cittadina solo all’apparenza tranquilla e monotona, l’assassinio misterioso e inaspettato di uno dei protagonisti, l’avvio di un’indagine che a poco a poco porta alla luce una rete intricata e fitta di segreti inconfessabili e misteri che non possono essere svelati.  Riverdale è una serie tv che attira sin dai primi momenti: il fatto, poi,  che ogni puntata termina con qualcosa di inaspettato contribuisce a seguire accanitamente le vicende che sconvolgono la cittadina, meno i suoi abitanti, troppo pieni di scheletri nell’armadio per potersi stupire di quanto accade, quasi come se questa volta fossero i personaggi intenti a seguire gli spettatori, i quali impareranno man mano a conoscere ogni personaggio, a scoprire quello […]

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Interviste

Fil Bo Riva, intervista al musicista dei Milky Chance

Fil Bo Riva (qui il sito ufficiale), nome d’arte di Filippo Bonamici, è un musicista di origini italiane, vissuto tra l’Irlanda e la Germania. Da poche settimane ha intrapreso il tour con la sua band, i Milky Chance, e il 3 dicembre farà tappa a Milano. Il 7 novembre scorso è uscito il singolo Head Sonata, inserito nella compilation di Spotify “Italians Do It Better” (dedicata agli artisti italiani che cantano in inglese) e il 2018 vedrà l’uscita del suo primo album. Fil Bo Riva ha concesso un’intervista a Eroica Fenice Il 7 novembre hai iniziato il tour con i Milky Chance e il mese prossimo, per la prima volta dopo molti anni, tornerai in Italia. È difficile dirlo, ma il motivo perché me ne sono andato era perché sapevo che i miei sogni da musicista erano internazionali. Quindi direi che probabilmente non ce l’avrei fatta perché mi sarebbe mancata la motivazione giusta. Il fatto è che tornare è sempre facile, ma andarsene e riuscire a raggiungere qualcosa è la cosa difficile. Si vedrà nel futuro se l’Italia accetterà la mia musica. Il prossimo sarà un anno molto ricco e impegnativo, intanto hai già in mente i progetti futuri da realizzare?

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Libri

Il grande Grabski, un libro di Marco Rinaldi

Fazi Editore,  Il Grande Grabski è frutto della penna dello scrittore Marco Rinaldi, un ingegnere che vive tra l’Italia e la Polonia e si dedica alla scrittura, oltre che alla traduzione di testi dal francese. Il libro sarà presentato dall’autore presso la fiera Più libri Più liberi che si terrà a Roma dal 6 al 10 dicembre. Il Grande Grabski, un percorso di psicoanalisi L’opera si presenta come un’ironica parodia di un percorso di psicoanalisi. Il protagonista è Maurizio, un quarantenne amante della buona cucina che, per iniziativa della moglie, intraprende un percorso psicoterapeutico dal dottor Grabski. Attraverso la storia presente e i flashback che ci fornisce Maurizio, si conosce parte del suo passato: i legami con la famiglia, un rapporto poco affiatato con suo fratello Arturo, le donne di cui si è innamorato-quelle con cui il legame si basava solo su una pura alchimia fisica- e infine il rapporto con sua moglie Francesca e la decisione di cominciare una cura perché malato. Sono proprio le sedute dal dottor Grabski che rendono questo libro divertente, pungente e comico, una sarcastica parodia della branchia della psichiatria.  Freud, Lancan, Jung, Winnicott, Rank si susseguono uno dietro l’altro, con le loro ipotesi, studi, idee, teorie.  A seconda dell’umore del dottor Grasbki, o semplicemente della sua inclinazione del momento, ci si affida all’una o all’altra teoria, per seguire un processo di guarigione che tarda a compiersi. Dal canto suo Maurizio in certi momenti vede nel dottore l’unica ancora di salvezza del suo io, in altri, invece, rifiuta il suo aiuto e va in cerca di altro. Attraverso i metodi propri, e non, della psicoanalisi Maurizio finisce per allontanarsi dalla famiglia e perdere il lavoro. Vede scorrere la sua esistenza alla ricerca del suo IO interiore, di Edipo, della forclusione, il tutto raccontato sotto una veste di sottile sarcasmo. Maurizio: un inetto In alcuni momenti della lettura si rivelano reminiscenze dell’opera che ha reso famoso Italo Svevo. Maurizio, sottomesso al peso del lavoro, all’autorità di sua moglie, alla società, ricorda Zeno Cosini e la sua inettitudine. La differenza rispetto all’opera di Svevo consiste nella decisione finale dei due inetti: uno interrompe la terapia perché crede di essere guarito, l’altro non ci riesce e continua il suo percorso, nella convinzione freudiana che «la vita è un dramma dai misteri insondabili, e che Edipo non perdona. Mai». Il Grande Grabski: una satira pungente Una satira pungente si può definire il libro di Marco Rinaldi. Una critica, sebbene comica e divertente, della psicoanalisi. La parte dialogata prevale nettamente su quella narrata, ma è legittimo se si tiene conto dell’argomento; lo stile scorrevole e diretto e la narrazione ironica rendono la lettura divertente e piacevole. 

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Viaggi e Miraggi

Torino: l’elegante capoluogo piemontese

Torino, capoluogo piemontese, è noto per l’alta densità demografica (conta due milioni di abitanti) e per la sua industrializzazione, ma è anche un importante centro universitario, culturale e scientifico, nonché un’elegante città. Torino: la storia Notizie certe su Torino risalgono al III secolo A.C. quando sulla sua area si insediarono i Taurini (popolazione celta-ligure), l’insediamento fu distrutto poi da Annibale durante la sua marcia su Roma e diventò, per volere di Giulio Cesare, un presidio militare prima, una colonia romana dopo. In seguito alla caduta dell’impero Romano d’Occidente passò sotto il dominio longobardo e in seguito sotto quello franco, per divenire poi un libero comune. L’importanza di Torino aumenta in età contemporanea, e in particolare nel corso dell’Ottocento, quando l’Italia stava affrontando le guerre di indipendenza per l’unificazione del regno, in questo periodo storico Torino assume il ruolo di capitale d’Italia per quattro anni (dal 1861 al 1864). Torino: le cose da vedere nel capoluogo piemontese Tante, troppe le cose da vedere nel capoluogo del Piemonte Torino, almeno se la permanenza è di pochi giorni, ma tra le tante non bisogna assolutamente perdere alcuni capisaldi del capoluogo piemontese. Tra questi merita il primo posto, indubbiamente, la Mole Antonelliana (nasce come tempio israelitico e dal 1878 diventa un monumento dedicato al re d’Italia Vittorio Emanuele II), al cui interno è possibile raggiungere il Tempietto e ammirare attraverso un vetro, dall’altezza di ottantacinque metri, tutta la città. Vale assolutamente una visita anche il Castello e il Parco del Valentino, poco distante dal centro di Torino. Il Castello, il cui nome risale probabilmente a San Valentino, è stata la residenza di Maria Cristina di Francia e oggi ospita la facoltà di Architettura del Politecnico. Il bellissimo parco è circondato da altre costruzioni e la più caratteristica è il Borgo Medioevale: una ricostruzione di un villaggio quattrocentesco, fatta di botteghe, stretti vicoli e il ponte levatoio. Il Museo Egizio, un’altra tappa degna di visita, fu fondato nel 1826 per volere del re di Sardegna, Carlo Felice e, tra statue, tombe e gioielli, vanta circa trentamila pezzi. Un viaggio nel passato, nell’era faraonica che da sempre ha affascinato l’uomo. Simbolo del capoluogo piemontese è il Duomo, dedicato a San Giovanni Battista e costruito alla fine del Quattrocento per volere del cardinale ella Rovere; nel XVII secolo è stata aggiunta la Cappella della Sacra Sindone, che custodisce il sudario in cui sarebbe stato avvolto il corpo di Gesù nel sepolcro. Torino, una città elegante ed estesa Due potrebbero essere gli aggettivi più appropriati alla città di Torino: estesa ed elegante. Estesa, perché sembra non finire mai, non solo perché colma di cose da vedere, ma anche nella sua stessa struttura. Dà la sensazione che vi si potrebbe camminare per un tempo indefinito. Elegante, nella architettura, nelle strade, nelle piazze (tra queste la più bella è senza dubbio Piazza Castello), nella strada che costeggia il lungo Po, romantico al tramonto.  Torino è una metropoli, e come ogni metropoli, ha sicuramente le sue pecche, ma quando si passeggia per […]

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Libri

Mangiando il fegato di Bukowski a Posillipo di Francesco Amoruso

Francesco Amoruso: un artista versatile Il 1 ottobre, alla fiera Ricomincio dai libri (tenutasi al centro storico partenopeo tra il 29 settembre e il 1 ottobre), Francesco Amoruso ha presentato una nuova raccolta di racconti: Mangiando il fegato di Bukowsi a Posillipo. Nuova, perché lo scrittore si è presentato ai lettori napoletani e italiani già nell’anno 2010 con il romanzo “Il ciclo della vita“. Amoruso ha un’altra grande passione: la musica, ha pubblicato nel 2014 l’album “Il gallo canterino“, oltre ad essere autore di varie compilation, canzoni e raccolte di racconti. Mangiando il fegato di Bukowski a Posillipo Di recente pubblicazione è la sua nuova raccolta di racconti, prima uscita della collana Racconti in viaggio (progetto editoriale promosso da La bottega delle parole). Il titolo rimanda nell’immediato al poeta e scrittore tedesco Charles Bukowski e alla città di Napoli. Un connubio metaforico di cui lo stesso autore svela il nesso:  «Bukowski e Napoli sono a mio parere legati nello stesso modo in cui sono legati rabbia e cinismo, sarcasmo e cattiveria. Ho scelto l’immagine metaforica del fegato spappolato perché “ti si spappola il fegato” ogni volta che hai a che fare con Napoli, una città tanto bella quanto piena di retorica contraddizione». I quattro racconti di Mangiando il fegato di Bukowski a Posillipo sono ambientati proprio a Napoli, la città che forse, più di ogni altra, suscita nei visitatori, e ancora di più nei suoi stessi cittadini, quel contraddittorio sentimento di amore e odio, tanto che ad un occhio esterno potrebbe tranquillamente trattarsi di due luoghi diversi, invece è sempre lo stesso: Napoli con i suoi due volti da sempre in perenne contrasto. Un viaggio per le strade di Napoli Il centro storico con le sue mille viuzze intersecate, Secondigliano, la Napoli bene. I racconti di Mangiando il fegato di Bukowski a Posillipo viaggiano per le strade di Partenope, con spensieratezza, diffidenza, stupore. La si guarda, la si difende, si spera per lei, la si odia, la si ama, la si attende che si decida a smettere di brancolare nel buio «perché se un uomo non sa attendere per sempre, le donne sanno almeno provarci. Troppo innamorata, per non aspettarla, tutti i giorni, da dietro a una finestra, oltre la nebbia». Amori, quelli che danno la forza di aspettare, di riprovarci; quelli passionali, mai paghi; quelli possessivi e timorosi; e i giovanili e i maturi, vengono raccontati da Francesco Amoruso, attraverso la descrizione di viaggi, quelli interiori, in cui non c’è bisogno di salire su un aereo e volare tra le nuvole, viaggi che ogni persona compie dentro di sé, amandosi e odiandosi al tempo stesse per le scelte prese, proprio come quella città dai due volti in perenne contrasto.

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Libri

Looking for Naomi, il nuovo romanzo di Mattia Lattanzi

La casa editrice 13 Lab Editore dà alla luce un nuovo romanzo di Mattia Lattanzi: Looking for Naomi. È una sorta di spin-off del suo primo romanzo “Oltre l’apocalisse”, edito nel 2014 da Arduino Sacco Editore,oppure, come lo ha definito l’autore, “il suo delirio personale”. Un passo indietro: Oltre l’apocalisse Nel primo romanzo di Mattia Lattanzi, un virus sconvolge e rischia di distruggere l’intera razza umana:  un morbo misterioso che trasforma i morti in zombie. Alcuni sopravvissuti si incontrano per tentare di combattere e continuare a vivere. Ora di libri, film e serie tv sugli zombie ne hanno prodotti a bizzeffe (e continueranno a farlo perché al grande pubblico piacciono), ma il mondo creato da Lattanzi ha qualcosa di diverso, mescola l’horror e la suspense all’amore e quest’ultimo è quello che più di tutto, alla fine, coinvolge il lettore. Non è necessario conoscere il primo romanzo per leggere e comprendere Looking for Naomi ma, sicuramente, aiuta a capire il mondo descritto all’interno del secondo, lo stile e il modo di narrare dello scrittore. Looking for Naomi: la trama Il secondo romanzo di Lattanzi ha inizio con una telefonata che annuncia al protagonista Mattia che il suo libro “Oltre l’apocalisse” è stato scelto da un importante produttore statunitense per essere trasportato nel mondo cinematografico. Purtroppo questo evento non si concretizza perché il bellissimo capoluogo della Toscana, e il resto del mondo, vengono colpiti da un virus che uccide parte della popolazione e da una serie di zombie che vagano per le strade in cerca di carne umana. Per Mattia e i suoi amici ha inizio un’avventura inverosimile che li porterà sulla strada della paura, della fuga, della morte. Il loro obiettivo è trovare Naomi, l’unica in grado di sconfiggere il virus e salvare l’umanità, per cui la minaccia dei morti viventi passa quasi in secondo piano, soppiantata dalla febbrile ricerca della salvatrice. Lo stile di Mattia Lattanzi Lattanzi ha un modo di narrare diretto, crudo, essenziale. I continui salti temporali tra la vita passata di Mattia, il suo presente e l’alternarsi tra sogni e realtà funzionano bene nel gioco narrativo dello scrittore, il cui intento è ovviamente quello di coinvolgere i lettori nel mondo che ha creato.  Ci riesce indubbiamente bene. L’amore manca, questa volta. Metaforicamente si intende, perché vengono narrati diversi amori: quelli che riemergono dai continui flashback del protagonista e quelli incontrati durante la sua avventura.  Si trattano però di passioni, sesso sfrenato ma l’amore, quello che con il suo primo libro mi ha coinvolto totalmente, non sono riuscita a trovarlo tra le pagine di questo nuovo romanzo. Per acquistare Looking for Naomi, clicca qui.  

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Cinema & Serie tv

Kyle XY: mistero e fantascienza nella serie tv ABC Family

Nell’anno 2006 il network americano ABC Family manda in onda una nuova serie tv, Kyle XY, con una prima stagione di dieci episodi. Gli ascolti elevati hanno permesso alla ABC di produrre e mandare in onda una seconda stagione di ventitré episodi l’anno successivo, confermandone subito dopo una terza invece di dieci. Purtroppo quest’ultima non ha avuto la stessa fortuna delle precedenti serie e Kyle XY è stata cancellata; a nulla sono valse le richieste dei fan, che hanno manifestato a gran voce il desiderio di voler vedere mettere un punto fermo a molti interrogativi rimasti in sospeso. Dopotutto non è la prima volta che accade che vengano improvvisamente cancellate alcune serie, quasi sempre per gli ascolti bassi, solo che non sempre questa cancellazione è meritata (si pensi a Veronica Mars o Dark Angel, solo per citarne qualcuna). Anche in questo caso gli ascolti bassi si scontrano con chi dall’altro lato nella serie ci continuava a vedere un potenziale. A dimostrarlo sono i romanzi di Wilkins: Kyle XY: Nowhere to Hide e Kyle XY: under the Radar, editi solo in lingua inglese. Kyle XY: la trama Un giorno qualsiasi, nei boschi della città di Siattle, un ragazzo (l’attore Matt Dallas) si sveglia nudo, smarrito e incosciente del mondo circostante e di se stesso. Non ha alcun nome, è soltanto una sigla, una coppia di due lettere: XY, i famosi cromosomi che identificano il sesso maschile, solo che c’è un particolare che lo differenzia dagli umani: non ha l’ombelico. Quando la polizia si rende conto che la sua identità non compare da alcuna parte, allora lo porta in un istituto che accoglie i ragazzi affetti da diverse problematiche. Qui incontra Nicole Trager (l’attrice Marguerite MacIntyre), una psicologa che vuole studiare da vicino il ragazzo e capire chi sia veramente. Da quel momento XY acquista il nome di Kyle e si trova a convivere in casa con la famiglia di Nicole: suo marito Stephen (Bruce Thomas) e i figli Lori (April Matson) e Josh (Jean-Luc Bilodeau). E da un’iniziale convivenza tesa e difficile si giunge ben presto a considerare Kyle come uno di famiglia. Ma gli interrogativi su chi sia, da dove arrivi e quale mistero si celi dietro la sua improvvisa comparsa non svaniscono. Il mistero della serie e quello della cancellazione Mistero. Questa è la parola che più balza alla mente quando si ripensa alla serie Kyle XY. Mistero sull’improvvisa comparsa di Kyle, sulle sue doti straordinarie, sulla sua conformazione fisica. Mistero sulle persone che si presentano improvvisamente da un passato lontano e che Kyle non sembra riconoscere. E ancora mistero intorno alla cancellazione e agli ascolti precipitati a picco all’inizio della terza serie. Mistero, infine, su ciò che è stato lasciato in sospeso, perché le risposte rilasciate dalla sceneggiatrice non sono bastate a chi in Kyle XY ci credeva. Una bella serie, insomma, una visione su una realtà che si crede aliena e che invece è più terrestre che mai, quella che riguarda gli uomini, mai sazi di ricerche, mai paghi di esperimenti, sempre più […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Eye Contact a Napoli: intervista a Simona Esposito

Eye Contact Experiment ritorna a Napoli il primo ottobre, a piazza Dante, organizzato da Simona Esposito, Massimiliano Ricci, Gaetano Balestra, Salvatore Longobardi, Ciro Iacone e Mario Cyrano Lanzaro. Noi di Eroica Fenice abbiamo incontrato uno degli organizzatori dell’ Eye Contact: la psicologa-psicoterapeuta Simona Esposito, che ci ha gentilmente concesso un’intervista. Salve Simona, cosa l’ha spinta a voler portare anche a Napoli l’Eye Contact Experiment? Salve. Napoli, nonostante si differenzi da molte città per il calore umano dei suoi cittadini, sta diventando sempre più una metropoli dove prevale l’indifferenza e la solitudine; l’Eye Contact Experiment ha lo scopo di liberarci dall’individualismo che ci impone la società, è un opportunità per fermarci e poter stare con sé stessi e con l’altro. A Napoli, come nel resto del mondo, ho notato che si va sempre di corsa e non si ha il tempo nemmeno di guardarsi negli occhi, né di scambiare due parole con sconosciuti. Napoli ha accolto l’Eye Contact Experiment per due anni consecutivi e ci auguriamo che riproponendolo possa diventare una pratica costante e non un evento fine a sé stesso, dove ognuno possa integrare nella propria vita e quotidianità empatia verso il prossimo e volontà di entrare in contatto con le persone. L’anno scorso la popolazione partenopea ha risposto all’evento come speravate? Eye Contact Experiment è approdato la prima volta a Napoli nel 2015 ed il riscontro è stato positivo, considerando che molte persone neanche lo conoscessero, c’è da dire che quando si propone per la prima volta un qualcosa si è sempre timorosi per cui anche la diffusione fu meno d’impatto rispetto allo scorso anno che, invece, ha coinvolto interamente la popolazione partenopea, hanno partecipato bel 400 persone. Quest’anno, così come lo scorso anno, Napoli partecipa come città ospitante un evento mondiale e non un evento organizzato da singole persone, questo evento è gemellato con The World’s Biggest Eye Contact Experiment 2017! che si terrà in tutte le città del mondo ad opera dei The Liberators International (movimento sociale che ha lo scopo di ristabilire la connessione naturale che esiste tra gli esseri umani). L’ Eye Contact nel 2015 è stato organizzato nel quartiere Vomero. Quest’anno si terrà in Piazza Dante come lo scorso anno. Come mai è stato riscelto il centro? Un evento di questa portata e di tale importanza sociale non può essere circoscritto ad un solo quartiere ma deve essere portato nelle principali piazze di una città dove ognuno può accedere facilmente. Quest’anno, come lo scorso anno, abbiamo scelto il centro città ma l’idea è quella di realizzare l’evento in luoghi facilmente accessibili e che abbiano una capienza tale da contenere più persone possibili non creando disagi alla comunità. Vorremmo portare questo evento anche nei luoghi più disagiati e degradati perché tutti ma proprio tutti hanno bisogno di rompere gli schemi sociali e le resistenze interiori che impediscono l’entrare in contatto reale con il prossimo. Per alcune ore della loro vita, le persone che decideranno di aderire, affideranno il loro sguardo agli occhi di qualcun altro. […]

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Viaggi e Miraggi

Pizzo Calabro, un bellissimo borgo della costa calabra tirrenica

Pizzo Calabro, il piacere della scoperta Capita che una mattina di metà agosto, mentre attendi il caffè, guardi distrattamente la cartina affissa alla parete del lido: “Pizzo Calabro” è inciso a minuscole lettere sulla punta della costa, e senza altra informazione utile decidi di andarlo a visitare e ti ritrovi a scoprire uno dei borghi più belli della Calabria tirrenica. Pizzo Calabro, in provincia di Vibo Valentia, è arroccato su un promontorio al centro del Golfo di Eufemia. Alcuni ne fanno risalire la fondazione ai tempi dell’Antica Grecia ad opera di Nepeto; tuttavia non vi sono tracce evidenti di tale origine e notizie certe si hanno a partire dal 1300. Mare e storia fanno di Pizzo Calabro un bellissimo borgo Il mare è, senza dubbio, la principale seduzione per il visitatore: due meravigliose insenature di azzurra acqua cristallina e placida, che toccano delicatamente la sabbia bianchissima. A ridosso della prima insenatura spicca un’incisione tratta da un celebre componimento leopardiano: “E il naufragar m’è dolce in questo mare“, a testimonianza della voglia implacabile di immergersi in quelle acque e non voler risalire mai. C’è una piccola chiesetta in questo paesino, non la si vede da terra ma dal mare: la Chiesa di Piedigrotta, incastonata in una parete di tufo, bisogna salire alcuni scalini per poterla visitare. Corre una leggenda sulla sua fondazione, risalente al XVII secolo: un gruppo di marinai di Torre del Greco furono colti da una tempesta burrascosa e il capitano, dopo aver preso dalla cabina il quadro della Madonna con bambino decise che se si fossero salvati, avrebbero eretto una cappella in onore della sacra figura. Così fu edificata la Chiesa di Piedigrotta. Una caratteristica cappella che affaccia direttamente sul mare, in cui si mescolano sacro e profano: si passa dalla statua di papa Giovanni Paolo II, a quella del presidente J.F. Kennedy, a quella di Fidel Castro. La chiesa merita assolutamente una visita, meglio se fatta di pomeriggio, quando i raggi del sole illuminano la grotta e le diverse colorazioni dei sali minerali. Un importante pezzo di storia è diventato immortale nelle mura del Castello Aragonese, eretto da Ferdinando I d’Aragona, in cui furono fatti prigionieri Gioacchino Murat (nominato re di Napoli dal cognato Napoleone Bonaparte) e i suoi fautori. Un’ala del castello reca nella memoria la fucilazione di Murat, pochi giorni dopo la sua cattura. “La città del gelato” e della genuina bontà Una spaziosa piazza, da cui si gode un meraviglioso panorama, offre vari localini che si susseguono uno dietro l’altro. È doveroso sostare in uno di questi e assaggiare il delizioso tartufo di Pizzo Calabro. Se ci si addentra nel centro c’è un piccolo localino che reca il nome di un celebre romanzo di Tolkien, gestito da un anziano signore che con i suoi piatti genuini e la sua gentilezza, fa trascorrere qualche ora piacevole e al riparo dal caldo. Quando si punta il dito su una cartina a caso, si hanno due alternative: restare delusi o affascinati. Nel caso di Pizzo Calabro si può provare soltanto […]

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Cinema & Serie tv

Forever, una serie tv americana tra fantasy-poliziesco

Nel 2014 l’America lancia sui suoi schermi televisivi una nuova serie tv, dal titolo Forever, creata da Mattew Miller, approdata in Italia l’anno seguente, prima sui canali a pagamento, successivamente in chiaro. Forever, serie tv di genere fantasy-poliziesco, comprende una sola stagione di ventidue episodi. La seconda stagione era stata progettata dal suo creatore, ma non è potuta approdare sugli schermi, a causa della cancellazione della serie nell’anno 2015. Forever: la trama in breve e i personaggi principali Henry Morgan (interpretato da Ioan Gruffudd) è un medico legale di New York, la cui più straordinaria capacità, oltre alla bravura in campo professionale per le profonde conoscenze in merito, è quella di rinascere ogni volta che muore. Henry è, difatti, immortale e vanta la veneranda età di oltre due secoli. Il dipartimento per cui lavora, notate le sue capacità deduttive nelle indagini per omicidio, lo promuove assistente, per cui Henry comincia a lavorare a stretto contatto con la detective Jo Martinez (Alana de la Garza, volto noto nella serie tv Law & Order) e con il suo collega Mike Hanson (Donnie Keshawarz). Nessuno conosce il segreto di Henry, a parte suo figlio Abe Morgan (Judd Hirsch, apparso in numerosi film e candidato al Premio Oscar come migliore attore non protagonista per Gente comune.)  Forever: investigazione e la condanna dell’immortalità Due sono i generi su cui si basa la serie tv Forever, ma il fantasy prende il sopravvento sul poliziesco. A catturare l’attenzione dello spettatore, infatti, non sono i casi su cui si investiga, bensì il mistero sull’immortalità di Henry Morgan. Un’immortalità vissuta non come un dono, bensì come una condanna. Sopravvivere a tutte le persone care e vederle morire è uno strazio che il cuore di Henry non riesce più a sopportare. L’immortalità, quella degli dei, quella a cui gli uomini anelano perché nulla si teme più della morte, non è un privilegio, perché non deve esserci nulla di più doloroso nel vivere per sempre, e perdere chiunque si ami, ogni volta. L’affinità tra il protagonista e la detective Jo palesa inoltre un rapporto che sembra non potere avere luogo: entrambi sono ancora ancorati strettamente al passato. Troppo lontano, ma fortemente nitido in un caso. Più recente e ancora doloroso, nell’altro. Eppure la simpatia che sin da subito si instaura tra i due, lascia credere che dal dolore ci si può risollevare e che alcune ferite possano guarire. Forever, una serie tv interessante Forever è una serie tv interessante, da seguire con piacere. La cancellazione definitiva, purtroppo, non ha permesso di scoprire alcuni punti e dato risposta a certi interrogativi, per cui la vita di Henry Morgan rimarrà, anche per gli spettatori, appesa a un filo invisibile e incerto.  

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Libri

L’amore ai tempi del colera di Gabrìel Garcìa Màrquez

L’amore ai tempi del colera e l’odore delle mandorle amare «Era inevitabile: l’odore delle mandorle amare gli ricordava sempre il destino degli amori contrastati» queste le parole che aprono uno dei romanzi più belli dello scrittore Gabrìel Garcìa Màrquez e uno dei capolavori indiscussi della letteratura del Novecento.  L’amore ai tempi del colera: la trama in breve Florentino Ariza si innamora di Fermina Daza in un pomeriggio qualunque e continuerà ad amarla per tutta la vita, perché «quello sguardo causale fu l’origine di un cataclisma d’amore che mezzo secolo dopo non era ancora terminato». Adolescenti, acerbi e ancora ignari dei processi dell’amore, Florentino e Fermina, intraprendono una relazione segreta fatta di lettere continue e appassionate, che viene bruscamente interrotta dal padre di lei che sogna per sua figlia un matrimonio con un uomo appartenente ad un ceto sociale più alto. I due innamorati, separati ancora prima che quell’amore potesse sbocciare a pieno, conducono due vite separate per cinquantatré anni, sette mesi e undici giorni, quando poi il destino, o la caparbia di Florentino, o un amore mai sopito del tutto, o probabilmente tutti questi elementi messi insieme decidono di collaborare per dare loro un’altra possibilità.  Un amore che vince contro il tempo Quello che prova Florentino per Fermina è un sentimento che, sin dal suo nascere, lo corrode dall’interno con i suoi effetti devastanti, i sintomi propri di una malattia: gli stessi effetti del colera. È un amore che non riesce a dimenticare, pur allontanandosi, pur cercando il piacere – e a volte l’amore – in altre donne, in tante diverse donne. E così, senza rendersene conto, i giorni, i mesi, gli anni trascorrono nell’illusione, nella speranza, nel ricordo dell’odore delle mandorle amare. E l’età avanza: Florentino diventa uomo, poi adulto, infine vecchio. Una vita intera spesa ad amare un’unica donna. Fermina dal canto suo trascorre la sua vita da sposa e poi anche da madre, e quando di rado  il ricordo di quell’amore infantile e lontano veniva a disturbarla impiegava pochissimi istanti per cancellarlo e relegarlo in un angolo del cuore. Sesso, romanticismo, nostalgia si intrecciano nelle pagine di L’amore ai tempi del colera e raccontano la storia di un amore durato mezzo secolo, un amore come tanti o come pochi, come quelli che durano anche oltre, o come quelli di cui resta soltanto il ricordo lontano dell’odore delle mandorle amare.    

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Cinema & Serie tv

Rizzoli and Isles, quando poliziesco e amicizia si intrecciano in una serie tv

Rizzoli and Isles è una serie tv statunitense di sette stagioni trasmessa dal 2010 (in Italia dall’anno successivo) al 2016. Ispirata ai romanzi della scrittrice Tess Gerritsen, la serie è basata sul genere poliziesco e vede come protagoniste principali due donne: Jane Rizzoli (interpretata da Angie Harmon) e Maura Isles (l’attrice Sasha Alexander apparsa in altre serie tv, quali Dawson’s Creek e NCIS). Rizzoli and Isles: l’amicizia tra due donne Gli episodi di Rizzoli and Isles, ambientati a Boston, si concentrano sui casi polizieschi e investigativi da risolvere, e sul bellissimo rapporto di amicizia tra le due protagoniste: la detective Jane e il medico legale Maura. Un’amicizia disinteressata, fatta di battute ironiche, dove il sarcasmo è pungente ma mai offensivo. Un rapporto in cui si mescolano amicizia e lavoro, senza che mai l’uno interferisca nell’altro.  Il rapporto tra colleghi nell’ambiente di lavoro Sul posto di lavoro non è sempre facile instaurare veri rapporti di amicizia con i colleghi, perché si tende quasi sempre a voler scavalcare l’altro per raggiungere la vetta superiore. In Rizzoli and Isles questo non accade: indipendentemente dal grado o dalla qualifica, i personaggi si muovono tutti sullo stesso piano e, al rapporto strettamente lavorativo, hanno associato quello di intima familiarità, per cui ci si può permettere di scherzare, senza la preoccupazione che l’altro fraintenda. Questo accade tra tutti i personaggi principali: il partner di Jane, Barold Frost (Lee Thompson Young), Vince Korsak, primo partner di Jane (Bruce McGill) e Frankie Rizzoli (Jordan Bridges). Rizzoli and Isles: una bella serie tv Rizzoli and Isles è un appuntamento durante la settimana,  non si segue con il fiato sospeso, né tanto meno con quell’ansia di vederne tante (troppe!) puntate al giorno, ma come un’abitudine pacata. I casi polizieschi sono interessanti, avvincenti in alcuni episodi, i rapporti interpersonali ti fanno entrare in un mondo non troppo distante dalla realtà, fatto di relazioni genuine e positive. Ciò che risalta in primo piano è l’amicizia tra Jane e Maura: due donne unite soltanto dall’affetto che provano l’una verso l’altra, due colleghe appassionate del proprio lavoro, due amiche che hanno instaurato un rapporto al pari tra sorelle. Tutti buoni motivi per trascorrere qualche ora nel mondo di Rizzoli and Isles, perché a volte ciò di cui si ha bisogno è soltanto fermarsi in un bar, stappare una birra e raccontare alla propria migliore amica la giornata appena trascorsa. 

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Voli Pindarici

Lettera ad un’ombra che ha smarrito se stessa su sentieri dissestati

Ti vedo come un’ombra smarrita Cara Ombra, hai smesso di essere te stessa. Non so bene quando sia accaduto, non credo sia avvenuto in un momento preciso: tanti piccoli segnali, minuscoli passetti, giorno dopo giorno. Avrei potuto rendermene conto, te lo concedo. È l’età, mi dicevo. E invece no, stavi lasciando, a poco a poco, il tuo corpo per diventare un’ombra. Così quando mi sono decisa ad agire, era troppo tardi. Eh sì, troppo tardi. E allora a nulla sono bastate le ore, i giorni, i mesi, addirittura  gli anni, a parlare, a ragionare insieme, perché tu non sei più te stessa. Solo un’ombra di ciò che eri. E quella che sei ora non è che non vada bene a me, perché per me tu andrai sempre più che bene, qualsiasi persona vorrai decidere di essere. Il problema è che non vai bene per te, per la vita che hai condotto negli ultimi tempi, per le strade che hai intrapreso, per quelle che vorrai intraprendere, per quei sentieri che proprio non ti decidi a cambiare, anche se così dissestati, così pieni di ciottoli e dossi fastidiosi. Ti vuoi mostrare forte, adulta e invece sei fragile, lo sei talmente tanto da non rendertene conto. Quella poca stima che, incomprensibilmente, hai di te stessa ti ha portato a credere di valere zero, quando poi in realtà vali cento, ti ha portato a credere di poter vivere come un’ombra. E invece di percorrere strade lisce e agevoli ti sei andata ad inerpicare su quei sentieri dissestati, e sei caduta, oh quante volte sei caduta e ti sei fatta male, e tu non sei tornata indietro, non hai svoltato a destra o a sinistra o semplicemente sei rimasta a terra. No, hai continuato a camminare e hai perso te stessa. Vorrei aiutarti a ritrovare, ma non so come fare. Lo so, tu non vuoi essere ritrovata, questo l’ho capito bene. Non fai altro che ripeterlo a gran voce. Tu che credi di essere forte, tu che sei così fragile. Un giorno se ne renderà conto, mi dicevo. Continuo a dirmelo. Solo che ora non ci credo più. Prima riuscivo ancora a vederti, in lontananza, su quei sentieri dissestati. Ora faccio fatica a scorgerti, solo un’ombra, sempre più indistinta. Non importa quanto io corra verso di te, sei più veloce, cadi, cadi mille volte, e ti rialzi e corri più veloce di prima e io, per quanto corra, non riesco a starti dietro. E ti vedo sempre più lontana, solo un’ombra, su quei sentieri dissestati.

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Libri

A cavallo di un protone, il libro di esordio di Simone Baroni

A cavallo di un protone è il libro di esordio di Simone Baroni, professore di fisica e matematica e ricercatore presso varie università, pubblicato dall’editore Aracne lo scorso giugno (qui le informazioni). A cavallo di un protone: la trama in breve Giulia e il fratellino Luca attraverso la lettura di un libro di scienze appartenente alla madre si addentrano nel mondo della fisica e, con l’aiuto di un pastello magico e del maestro di scuola Saverio, intraprendono un’avventura che li porterà a scoprire i misteri e le meraviglie dell’universo. Attraverso i disegni che realizzano e che prendono vita grazie ad un pastello, Giulia e Luca si incuriosiscono al mondo circostante e i termini che prima risultavano loro ostici e incomprensibili quali protoni, muoni, elettroni, ora si materializzano davanti ai loro occhi.  La curiosità della scoperta: il parallelo con Dante «Se per qualsiasi ragione non doveste finire il disegno, non avrete mai il dono della curiosità e vi trasformerete in due persone senza voglia di capire, di crescere o di esplorare. Pensate che triste sarebbe la vita senza la voglia di scoprire come funziona il mondo che ci circonda, senza l’istinto di vedere sempre più lontano». Con queste parole il maestro Saverio incita i due bambini ad essere avidi di conoscenza e di sapere, a tenere sempre allenate le loro menti e a non rischiare di diventare grigi e vivere un’esistenza passiva, senza curiosità verso ciò che li circonda.  Il discorso fatto ai due fratelli sembra riportare alla mente le parole di Ulisse verso i suoi compagni di viaggio: «Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza».  A cavallo di un protone: tra disegni e viaggi nell’universo I due fratelli tra esperimenti in laboratorio, viaggi nell’universo, spettacoli di aurore boreali, vivono un’avventura che li porterà a scoprire di cosa è fatto il mondo, di cosa sono fatti loro stessi. Simone Baroni, tramite le spiegazioni semplici ed elementari che Saverio utilizza per far sì che Luca e Giulia comprendano ciò che vedono, porta il lettore nel mondo della fisica e della chimica. Il libro è costellato di tanto in tanto delle illustrazioni di Fernando Aliste Sunkel, chiare, sobrie ed essenziali, che arricchiscono la storia e aiutano ad addentrarsi maggiormente in ciò che si sta leggendo. Un libro piacevole quello di Simone Baroni, adatto sia ad un pubblico adulto che di ragazzi, che ha un duplice obiettivo a mio avviso: quello di rendere meno ostico l’ambito della fisica, e quello di incitare le persone a non smettere mai di imparare, di guardare con curiosità ogni cosa perché non c’è nulla di più triste di una vita grigia.  

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Cinema & Serie tv

Frequency, una nuova serie tv che mescola fantascienza e poliziesco

Frequency è una serie tv statunitense (qui il trailer) apparsa sugli schermi americani nell’anno 2016  e su quelli italiani il 18 aprile scorso. Interamente ispirata al film diretto da Gregory Hoblit: Frequency– il futuro è in ascolto, probabilmente non si rinnoverà per un prosieguo, e la si vedrà conclusa con la sola prima stagione di tredici episodi. Frequency: la trama in breve Nel 2016 il detective Raimy Sullivan (Peyton List) scopre, in una serata temporalesca, che una vecchia radio appartenente al padre morto anni prima emette dei suoni attraverso un’unica frequenza ancora funzionante. Proprio attraverso quella radio Raimy riesce a mettersi in collegamento con un altro periodo temporale: il 1996 e a comunicare con il detective Frank Sullivan (Riley Smith), suo padre. Insieme i due collaboreranno per risolvere il caso di un serial killer che dopo tanti anni è rimasto ancora irrisolto. Frequency, i salti temporali e il rapporto tra un padre e sua figlia Frequency ruota intorno a due temi principali: i cambiamenti dettati da scelte diverse e il rapporto tra padre e figlia. Entrambi detective e dediti al proprio lavoro Raimy e Frank trascorrono le loro giornate – uno nel 1996, l’altra nel 2016 – a risolvere un caso che è iniziato dieci anni prima e che nel futuro di Raimy ancora resta irrisolto. Attraverso le comunicazioni quotidiane con il padre, che è rimasto ucciso quando era ancora una ragazzina, Raimy riscopre un uomo diverso da quello che credeva fosse Frank e stabilisce con lui un rapporto spezzato troppo presto.  Tutta la serie è basata sui continui salti temporali tra il passato e il presente e sulle scelte diverse che i due compiono per poter cambiare una o più parti del futuro, per poi rendersi conto che ogni minimo cambiamento effettuato nel passato stravolge radicalmente la vita futura. Dramma, fantascienza e poliziesco Tre sono i generi su cui si basa Frequency e che si mescolano l’uno con l’altro in ogni puntata: il dramma di una perdita importante o di un cambiamento estremo, la comunicazione tra due periodi temporali, i casi polizieschi da risolvere.  Frequency è una serie tv piacevole da seguire, che riprende un tema già usato diverse volte anche in altre serie tv (si pensi a Being Erika, o Outalnder, per citarne qualcuna), ma che sempre avvince il pubblico, e che lascia un duplice messaggio: in alcuni casi le scelte derivate dal passato ti cambiano la vita, in altri casi, qualsiasi decisione tu prenda, alcune cose sono destinate inevitabilmente ad accadere.

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Viaggi e Miraggi

Le dieci cose da vedere nella meravigliosa città di Firenze

Firenze: il bellissimo capoluogo della Toscana Quando si visita una città nuova, e questa ci colpisce, possiamo trascorrere giorni interi a descriverne la bellezza, oppure possiamo decidere di non condividerla con nessuno e custodirla gelosamente in un angolo di cuore. Con Firenze non ho potuto fare a meno di fare entrambe le cose. Capoluogo della Toscana, Firenze, sin dal Medioevo è un importante centro culturale, economico e commerciale, due volte capitale: del Granducato di Toscana in età moderna e dell’Italia dal 1865 al 1871 (dopo Torino e prima di Roma). Ad oggi Firenze è una delle città più visitate d’Europa e tra le più belle del mondo. Firenze bisogna esplorarla interamente: dal centro storico, al Lungo Arno, dai numerosi musei e le tante basiliche, alla zona multietnica in prossimità del Mercato Nuovo. Ma se si riescono a trascorrere solo pochi giorni nella città, allora bisogna necessariamente fare una cernita. Le dieci cosa da vedere a Firenze Cattedrale di Santa Maria in Fiore. Nota anche con il nome di Duomo di Firenze, domina maestosa l’omonima piazza: tra le più belle del centro storico fiorentino. Quattro i punti da visitare: la Cattedrale stessa (vasta, luminosa e sobria), il Battistero (ricco di elementi che ricordano l’antica Roma), la Cupola di Brunelleschi (realizzata ad affresco dal Vasari e da Zuccari), il Campanile di Giotto (dalla cui altezza, oltre ad ammirare le raffigurazioni religiose e astrologiche, le statue dei profeti, dei re e delle sibille, si può contemplare l’intera Firenze). Chiesa di Santa Maria Novella. La basilica sorge nella piazza che reca lo stesso nome ed è ricca di affreschi e decorazioni; comprende, inoltre, tre chiostri monumentali (Chiostro Verde, Chiostro dei Morti e il Cappellone degli Spagnoli) e il Cimitero degli Avelli (che reca la sepoltura delle più importanti famiglie fiorentine). Galleria degli Uffizi. Creata in origine per volere di Cosimo I de ‘Medici per raccogliere gli uffici amministrativi e giudiziari (uffizi, appunto), è diventato oggi uno dei musei più importanti al mondo. Non importa se non si conoscono gli stili artistici, o la vita di Michelangelo, se non si capisce nulla di tecnica pittorica, perché si resta ugualmente stupiti davanti alla bellezza dei dipinti. Palazzo Vecchio. Risalente al XIII secolo, fu la residenza di Cosimo I de‘ Medici. Attraverso le statue, gli affreschi e i dipinti si intraprende un viaggio tra storia, mitologia e segreti di famiglia. La visita al Palazzo si può fare anche di sera, quando tutto è avvolto da un’atmosfera magica e misteriosa. È posto nella piazza, a mio avviso, più bella di Firenze: piazza della Signoria, festosa di giorno, romantica di notte. Palazzo Pitti. Costruito dalla famiglia Pitti, da cui prende il nome, divenne la residenza ufficiale dei Medici; comprende, oltre agli appartamenti reali, tre musei al suo interno: Galleria Palatina, Galleria dell’Arte Moderna, Museo degli Argenti. Il Palazzo è immerso in uno dei giardini più belli di Firenze: il Giardino di Boboli. Il Giardino di Boboli. Chilometri di natura e storia nel cuore della città, si percorrono i viali silenziosi e ci si perde […]

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