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Eroica Fenice

Augusto e la Campania

Augusto e la Campania

La mostra “Augusto e la Campania. Da Ottaviano a Divo Augusto. 14-2014 d.C.” ha un titolo senza dubbio evocativo.

La Campania infatti fu un territorio importante per l’imperatore che, dopo essere stato nominato erede di Cesare, aveva posto nei Campi Flegrei la base militare delle operazioni contro Sesto Pompeo.
La mostra, aperta al pubblico dal 19 dicembre 2014 al 4 maggio 2015 al Museo Archeologico di Napoli, ripropone alcune delle tappe fondamentali della vita dell’imperatore e guida il visitatore alla scoperta dei tanti volti di questo personaggio storico.

All’inizio del percorso l’attenzione del visitatore non può che focalizzarsi sull’imponente statua in marmo del Divus Augusto, appellativo con cui fu consacrato dal Senato; una rappresentazione certamente idealizzata dell’imperatore che qui perde alcuni dei tratti fisici che lo caratterizzavano, per assumere tratti divini di bellezza e potenza.
Nella seconda sala è esposta una nuova statua di Augusto, il cui aspetto questa volta è più fedele alla descrizione fisica contenuta nelle fonti letterarie: uno strabismo accentuato non è stato velato nella statua di bronzo raffigurante l’imperatore, posta accanto a quella della moglie Livia.

L’idea di esporre nella stessa sala le statue dei due coniugi, quasi come se il visitatore non possa fare a meno di vederle insieme come espressione dell’unione sancita dal matrimonio, nasce dalla volontà di evidenziare gli onori divini che furono resi alla coppia imperiale.

Augusto fu legato a Neapolis anche perché è qui che a partire dal II secolo d.C. si svolsero le Italiche Romane Auguste Isolimpiche. Tali gare si svolgevano durante una festa religiosa in atto fin dal II secolo a.C., che prende il nome di Italikà Rhomaia Sebastà Isolympia, segno della profondo legame della città con il mondo greco; da un lato testimoniano la profonda devozione e il nuovo culto per l’imperatore Augusto, dall’altro alludono alle più antiche gare olimpiche.

Di grande interesse culturale è la lastra di marmo, ritrovata durante i recenti scavi per la costruzione della fermata della metropolitana della linea 1 di Napoli in piazza Nicola Amore, che riporta incisi in greco i nomi dei vincitori dei giochi e la disciplina in cui hanno eccelso. Il catalogo esposto mostra nella prima colonna i vincitori delle gare di encomio e poesia epica, in lode ai membri della dinastia imperiale. Spiccano tra gli altri i nomi del Divo Cesare Augusto e di sua moglie Livia, venerata come Diva Giulia Augusta.

Attraverso un sistema che proietta sullo schermo la traduzione in italiano, è possibile seguire la lettura di quelle decine di nomi incisi nel marmo. I Sebastà conobbero un periodo di grande vitalità durante il regno di Domiziano, che figura sia come presidente di più edizioni della festa che come vincitore di gare artistiche e poetiche. Il nome di Domiziano risulta cancellato per volere del Senato che, dopo la morte dell’imperatore, decise di eliminare ogni traccia della sua memoria.
Altro punto messo in evidenza dalla mostra “Augusto e la Campania. Da Ottaviano a Divo Augusto. 14-2014 d.C” è l’intricato sistema di poteri che la famiglia imperiale seppe istaurare al suo interno. La fitta trama di rapporti si fonda su matrimoni combinati tra membri della dinastia giulio-claudia. Grande ruolo in questo senso ebbero le donne, garanti dell’equilibrio politico e capaci di far nascere nuovi legami all’interno della famiglia e rinsaldare quelli preesistenti. Ed ecco che, proprio per evidenziare i rapporti che legano Augusto ai suoi discendenti, nelle sale successive compaiono statue di Tiberio, Claudio e Caligola.

Singolare è poi il canopo in alabastro proveniente da Quarto e alcuni frammenti di affreschi. Essi sono messi in mostra per ricordare la conquista dell’Egitto dopo la vittoria del 31 a.C. e la moda di riprodurre oggetti tipici dell’arte egizia.
La mostra prosegue al secondo piano dell’edificio; in queste sale l’intenzione è quella di ricordare i momenti che precedettero la morte dell’imperatore avvenuta a Nola nel 14 d.C.
Il tema principale infatti è il racconto delle fonti storiche sul viaggio compiuto dal princeps in Campania prima di dirigersi a Nola, luogo da cui partì il corteo funebre che, sostando di giorno in giorno nelle città disposte lungo la via Appia, raggiunse Roma, dove furono celebrati i funerali. A testimonianza di questo tragitto, la mostra espone opere provenienti da Pozzuoli, Capri e Napoli, i centri che Augusto toccò poco prima di morire.

-Augusto e la Campania-