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Eroica Fenice

La Tag: Galleria Toledo Napoli contiene 43 articoli

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Il Mercante di Venezia, riflessi d’acqua al teatro Galleria Toledo

Un palco inondato d’acqua. Riverberi e giochi di specchi vengono rotti dalle figure in scena. Tra gli stivali, due sono più fradici degli altri: quelli dell’ebreo Shylock. Laura Angiulli e il suggestivo impianto scenico di Rosario Squillace tornano al Teatro Galleria Toledo dove, oramai, “Il mercante di Venezia” è una bella consuetudine. E lo fan con il suo cast di sempre – Caterina Pontrandolfo e Paolo Aguzzi sono le uniche novità – e la solita voglia di stupire lo spettatore. La sinossi della piecé di Shakespeare è abbastanza semplice ma rivela diversi e interessanti nodi critici che via via si dipanano: Bassanio, innamorato di Porzia, chiede in prestito all’amico Antonio, di lui segretamente invaghito, 3.000 ducati per poter tentare la sorte e provare a conquistare la donna; il mercante, avendo investito tutto nei suoi traffici marittimi, non potendolo aiutare direttamente, si affida a Shylock, usuraio ebreo, il quale, pur disprezzandolo per le ripetute vessazioni e discriminazioni, concede il prestito allo  squattrinato gentiluomo. Shylock, però, pone una condizione: in caso di mancata restituzione dei soldi avrebbe prelevato una libbra della carne, il più vicino possibile al cuore, di Antonio. Nonostante Bassanio cerchi di  far desistere l’amico, il mercante di Venezia si dichiara pronto a saldare il debito pecuniario anche in anticipo, confidando nell’arrivo a destinazione di tutte le sue navi cariche di ricchezze. Giunge tuttavia la notizia che queste navi sono disperse in mare e Shylock, che aveva appena assistito alla fuga della figlia Jessica di casa con tutti i suoi averi, pretenderà dal doge il rispetto del contratto precedentemente siglato. L’impianto drammaturgico dello spettacolo rimane fedele all’originale e, qundi, ne preserva ambiguità e dicotomie. Lo scontro tra ebrei e cristiani, ad esempio, che si gioca non solo sul piano religioso ma anche ideologico ed economico, propone il paradosso di una Venezia accogliente e cosmopolita in cui, però, la maggioranza cristiana disprezza e ghettizza la componente ebraica.  E proprio la sconfitta e la conseguente umiliazione del “malvagio”, dell’avido Shylock, determina il cambio di registro e di genere di un’opera che, fino a quel momento, era stata fondamentalmente tragica. Stivali e lagune al Teatro Galleria Toledo Tornando allo spettacolo, è stato fin da subito evidente come la scelta di un impianto scenografico così particolare fosse frutto di uno studio atto a donare un valore ancora più simbolico alla recita. L’acqua non è solo mera scenografia, utile a ricreare la laguna veneziana, ma condizione esistenziale di tutti i protagonisti che sono stati – o lo saranno presto – colpiti da una tempesta. E con quegli stivali camminano a fatica, trascinando con sé passi pesanti, figli di un destino non sempre benevole. In questa situazione di malinconia, solo la giustizia – per quanto fittizia e iniqua – e l’amore saranno in grado di instradare gli animi verso un principio di felicità. La stessa provata dallo spettatore a fine rappresentazione. Il cast della Angiulli, con le sue calzature alta, i continui e quasi meta teatrali cambi di personaggio e il suo talento, è stato, infatti, in […]

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“Perfetti sconosciuti”, i “biodinamici” alla Galleria Toledo

Paolo Genovese con il suo “Perfetti Sconosciuti” ha immortalato con lucidità e disincanto il ruolo che oramai gli smartphone hanno nella nostra vita: quello di scatola nera. Tradimenti, bugie, speranze, frustrazioni, tutto rimane intrappolato nei megabyte di quelle fantastiche diavolerie, che sono rifugio e diario di spesso inconfessabili peccati. E cosa succederebbe se, per sua sola sera, ogni messaggio e ogni chiamata fosse alla mercé dei convitati? Proprio a questa domanda cerca di dare una risposta il regista romano in uno dei migliori film italiani – secondo solo a “La pazza gioia” – degli ultimi 5 anni. Un film che nelle sue dinamiche, dialoghi e scenografie è quasi una piecé teatrale su pellicola. Lo hanno capito bene i giovanissimi “biodinamici” che ieri ne hanno portato in scena, al teatro Galleria Toledo, una riproposizione ridotta ma non edulcorata. Il loro “Perfetti sconosciuti” non ha, quindi, grandissime differenze con l’originale. Perfetti sconosciuti: una cena senza segreti La scenografia e il disegno luci sono essenzialmente un pretesto per mettere le tre coppie di amici (Eva e Rocco – Cosimo e Bianca – Lele e Carlotta) e Peppe (Andrea Lucchetta) ad un tavolo, in una “cena dei cretini 2.0” dove, tra prime portate e dolce, ci sarà uno piccolo ma significativo spaccato degli italiani d’oggi. Italiani ancora restii ad accettare l’omosessualità ma avvezzi all’adulterio e all’insoddisfazione cronica che li porta ad instaurare relazioni virtuali con sconosciuti per sentirsi ancora vivi, ancora giovani. E questo, si traduce, dal punto di vista teatrale, in una necessaria alchimia tra gli attori che devono saper essere credibili nel loro essere estremamente sinceri. E questo ieri sera è emerso con la giusta prepotenza. I ragazzi della compagnia, infatti, sono stati in grado di interpretare con carattere e disinvoltura dei ruoli non certo semplici. I personaggi sono tutt’altro che piatti e presentano, per di più, notevoli sfumature e almeno un lato oscuro che, messaggio dopo messaggio, verrà fuori. Ogni squillo ha quasi una funzione epifanica nell’economia drammaturgica ed è  utile a rendere la messa in scena brillante, mai banale, anzi, ricca di colpi di scena. I biodinamici, capitanati da Matteo De Luca e Sissy Brandi (aiuto regia -Federica Morra), sono, in definitiva, riusciti nell’ardua impresa di non far rimpiangere il film, hanno divertito e commosso una platea intera, dimostrando, nel contempo, di avere tutte le carte in regola per portare il loro talento in giro per l’Italia, così da non essere più “perfetti sconosciuti”. —————————————— Perfetti sconosciuti, Galleria Toledo Sabato 17 giugno alle 17.30 Con Eva Federica Morra, Francesco Serpico, Claudia Napolitano, Raffaele Cosentino, Sara Coppola, Matteo De Luca, Andrea Lucchetta e Sissy Brandi

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“Lasciatemi sola”, spettacolo di Paola Donati alla Galleria Toledo

  “E voi sareste stato capace di restare a guardare me?” “Una fiamma purissima che sfida la vita”, così il poeta René Carvel giudicò Lasciatemi sola, racconto autobiografico di Marcelle Sauvageot che agli inizi degli anni Trenta rivendicò, in quelle pagine, la sua necessità di amare arditamente e non essere soltanto una donna “grata, senza pretese e senza recriminazioni” che dovesse, in società, parlare soltanto di “mio marito” e per ogni scelta dover dire: “chiedo a mio marito”. Una rivendicazione identitaria moderna e ancora più potente se si considera che Lasciatemi sola è un commentaire scritto a stretto contatto con la morte: l’autrice era in un sanatorio affetta dalla tisi  – che l’avrebbe uccisa dopo pochi anni dalla pubblicazione della sua unica opera – e lì, tramite una lettera (“mi sposo… la nostra amicizia continuerà”) apprende dell’abbandono del suo uomo.  Deve realizzare che quell’amore in cui confidava per la sua guarigione (“Io ti mando un bacio nell’aria, se mi ami guarirò”) era invece soltanto un’illusione. Il sofferente ardore per la vita della giovane Sauvageot minacciata dalla morte, sia fisica che figurata, è restituito in Lasciatemi sola, a cura di Paola Donati, interpretato da Sara Bertelà in scena alla Galleria Toledo, fino a domenica 14 maggio. Grazie all’espressione della Bertelà e la regia di Paola Donati riscopriamo un racconto, ormai introvabile nelle librerie anche se pubblicato in Italia solo poco più di una decina d’anni fa. Nella messa in scena è lei la Sauvageot che si rivela dalla lettura del suo diario. Attraverso la scrittura (in scena, la rilettura) la Sauvageot rivive il suo sogno d’amore che si allontana, lo analizza, senza alcuna menzogna,  scava a fondo nel proprio animo, nei sentimenti, nei valori di amore, gelosia e amicizia, cerca il proprio “io” nel dolore più forte, si interroga sul ruolo richiesto alle donne nella società. Un percorso duro ma che la libera dall’ipocrisia e dalla mediocrità cui il suo uomo,  mai nominato ma soltanto evocato con un “Voi”, vuole invitarla a partecipare. Un testo che richiama alla mente quelli di De Beauvoir e di Merini, e di tante altre donne che non hanno scelto di rinunciare a sé per “essere adatte per un uomo”. La messa in scena di Lasciatemi sola di Paola Donati Lo spettacolo presentato alla Galleria Toledo è «in divenire» come ha dichiarato un’emozionata Bertelà, già apprezzata Anna Petrovna, del premiato Ivanov di Checov di Filippo Dini in scena lo scorso inverno al Bellini,  in un breve dialogo-confessione agli spettatori. Proprio grazie al personaggio della Petrovna – anch’essa malata di tisi e tradita da  suo marito Ivanov – Sara Bertelà ha incontrato il commentaire della Sauvageot e ha deciso di portarlo in scena, nella forma di uno studio sul testo (ancora in itinere, e lo si avverte).Quasi una provocazione in questi tempi di sentimenti prêt-à-porter. In una scenografia che prende vita soltanto sul finire del monologo e che non richiama alla mente il sanatorio,  è la voce e il corpo dell’attrice a concentrare tutta l’attenzione dello spettatore. Per la […]

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Teatro

Happy Crown: Riccardo II, ne parla la regista Laura Angiulli

“Happy Crown –  Riccardo II”. Titolo ironico e dissacrante, come amaramente ironica è la sua storia e la penna del suo autore, che più volte è stato esplorato alla Galleria Toledo. Laura Angiulli, regista napoletana e grande studiosa di Shakespeare. ha già portato in scena Misura per Misura, insieme ad altri testi del teatro elisabettiano (Peccato fosse puttana di John Ford, Cassandra) e già pensa ad una prossima realizzazione dell’Edoardo II del Bardo. Per questo spettacolo sono state scelte  location suggestive della nostra città, a partire dal Complesso Monumentale San Domenico Maggiore che vedrà lo spettacolo in scena dal 18 al 23 aprile. In Laura Angiulli ho trovato una studiosa di Shakespeare pura e attenta. E la sua compagnia è una compagnia giovane (alcun itra i quali Federica Aiello, Gennaro Maresca, Alessandra D’Elia, ecc.). Questo colpisce per due aspetti: Innanzitutto è bello vedere giovani attori che si avvicinano a Shakespeare, che di diritto potrebbe essere per complessità il punto d’arrivo di una carriera recitativa,  come fosse un trampolino di lancio. E porsi dinanzi a lui con la naturalezza di un’età ancora lieve e allo stesso tempo con una maturità che risiede nell’interiorità e prescinde il dato anagrafico. I personaggi di Shakespeare sono spesso giovani. E in Riccardo II, in particolare, la giovinezza e con essa l’ingenuità, l’inesperienza, la spontaneità, sono temi centrali. La Angiulli pone l’accento su un altro aspetto importante: perché il teatro elisabettiano è poco rappresentato oggi? Perché quasi tutti i re sono giovani. Il teatro elisabettiano è un mezzo di valutazione politica. Shakespeare fa macropolitica, se si pensa che la storia sia un recipiente di fatti e avvenimenti che si ripetono in maniera circolare, leggendolo si può vedere delinearsi dinanzi a sé la storia dell’Europa tutta. E infatti la letteratura shakesperiana è una letteratura itinerante, che tocca con il suo racconto vari luoghi geografici, compresi quelli della nostra Italia, anche luoghi che egli non conosceva personalmente, ma si sa che l’ispirazione creativa è più forte di qualsiasi testimonianza diretta. E per la storia che, come un cerchio, si muove continuamente intorno all’uomo, non è importante che Shakespeare compia errori di posizione geografica, perché lui coglie il senso dell’agire umano. In epoca elisabettiana, la cultura era centrale strumento di analisi e unificazione. Congiungeva l’Occidente con l’Oriente e oltre. Questo spiega la grande libertà che aveva il Bardo nel suo teatro: egli narra situazioni familiari esasperate, lotte di potere. La Angiulli è una studiosa estremamente attenta alla parola. La recitazione qui vuole essere vigorosa e compatta, il suo obiettivo è dare corpo alle parole e di rimando, ridarle vita. Ci troviamo di fronte ad una parola che, per distanza cronologica, potrebbe apparire “altro” rispetto a noi. La compagnia della Angiulli lavora  sul testo, come si dovrebbe fare  con qualsiasi classico,  spogliandolo di ogni sovrastruttura per renderlo così puro, senza rinunciare alla sua carica comunicativa. La Angiulli è attenta a ogni parte del discorso, al colore di ogni parola e ad ogni suo significato, ad ogni elemento linguistico viene dato il peso specifico che […]

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Teatro

Il dramma di Cassandra in scena alla Galleria Toledo

Cassandra possiede una vista che taglia l’orizzonte del tempo e un udito che percepisce gli infrasuoni del futuro. Ha il dono di prevedere ciò che accadrà e la maledizione di non esser creduta da nessuno. La sua storia risale i gradini del passato dell’antica Grecia, per affacciarsi alle porte del presente, senza che questo lasso di tempo la renda meno vera o meno attuale. Tutto il suo dramma di donna e veggente si condensa proprio nello spettacolo tenutosi alla Galleria Toledo, martedì 10 gennaio. Cassandra – variazioni sul mito n.2 è il racconto disperato e pazzo della dannazione senza rinascita, della tragedia senza via di scampo. Cassandra: una e tre donne Laura Angiulli, registra e scrittrice del testo assieme ad Enzo Moscato, ricostruisce su una scena nera come la morte il percorso interiore della protagonista, Cassandra, un’ora prima che Troia fosse distrutta dai Greci. Alessandra D’Elia, Caterina Spadaro e Caterina Pontrandolfo prestano se stesse all’interpretazione di un unico personaggio, donandogli tre volti e tre aspetti diversi: poesia soprattutto, flusso di parole e canto disperato. Cassandra è la figlia di Priamo, re di Troia, sorella del grande Ettore e del pavido Paride che, col rapimento di Elena, diede vita alla famosissima guerra tra greci e troiani. Secondo il mito, Apollo si innamorò di lei e promise di insegnarle a prevedere il futuro se gli si fosse concessa. Cassandra, in un primo momento, accettò lo scambio e ricevette lezioni dal dio; ma, una volta istruita, si sottrasse al patto. Allora il dio, furente, la maledisse non ritirandole il dono della veggenza, ma quello della persuasione. Ella sola, dunque, aveva capito che il rapimento di Elena sarebbe stato funesto per le loro sorti. Ella sola aveva compreso che il cavallo era in realtà uno strumento di guerra e non un dono di pace, assunto a feticcio di salvezza. Ella sola, infine, sapeva che Achille la bestia avrebbe sconfitto Ettore e che avrebbe ridotto a brandelli le sue carni trascinandole nella polvere degli sconfitti. Tuttavia, nessuno le aveva creduto, mandata via come una mosca il cui ronzio dà troppo fastidio per essere sopportato. Così, la tragedia nella tragedia si consuma con ferocia e in meno di un’ora gli spettatori conoscono l’angoscia, la paura, l’impotenza, la gloria degli sconfitti e l’orrore della vittoria. Il tormento di Cassandra si concretizza tra parole sussurrate e gemiti soffocati mentre si muove tra grida e macerie umane; nemmeno la speranza di morire insieme ai suoi cari le rimane, consapevole che un’altra terra l’attende e un’altra fine le viene riservata. Arriva dritto al cuore lo strazio dell’impotenza, rapido e feroce, assieme alla malsana sensazione che Cassandra soffra non solo perché la sua lingua è incatenata da una maledizione senza fine, ma anche e soprattutto perché donna.

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Teatro in Pillole – Speciale Natale: Ti auguro!

Teatro in Pillole è un’iniziativa a cura di Stefania Russo, con Galleria Toledo come sponsor. L’appuntamento di dicembre si intitola “Ti auguro”, rappresentando uno speciale del periodo natalizio. La location del contest pre-natalizio è il foyer dell’Arena Flegrea, un luogo immerso nel verde in cui si accede da viali alberati e spalti illuminati. L’appuntamento natalizio si conferma un evento piacevole e organizzato sulla scia di un incontro familiare, ma professionale. Ad accogliere gli spettatori/giuria c’è la compagnia Ribolle, il Circo delle Bolle di Sapone, che sarà a Galleria Toledo fino all’8 gennaio. All’esterno dell’arena ci troviamo immersi in bolle di sapone che si librano col soffio del vento e prendono forme diverse, per poi scoppiare senza far rumore. Teatro in Pillole all’Arena Flegrea Indoor Entrando nel foyer siamo accolti da un’atmosfera soffusa e piacevole, familiare, accompagnato dalla musica energica del gruppo Ruote 666. La formula di Teatro in Pillole offre agli spettatori la possibilità di cenare sul posto, comodamente seduti sulle poltrone dell’Arena (c’è da evidenziare la meraviglia di poter assistere ad uno spettacolo su una poltrona comoda senza doversi combattere lo spazio per il gomito sul poggiabraccio col vicino di seduta). Dopo un ricco buffet all’italiana, un bicchiere di vino ed una porzione di lasagna ci si avvicina al palco (lo so, si fatica a crederci, lasagna e teatro, chi ha pensato a questo connubio merita il Nobel per la pace). Stefania Russo comincia a presentare la scaletta della serata, che comincia con le esibizioni dei professionisti per poi continuare con gli amatori. I professionisti e gli amatori della serata Nella serata del 15 dicembre di Teatro in Pillole i professionisti sono Diego Sommaripa, con un monologo interessante e visionario sulla vita di periferia, sulla maturazione dei baby boss e sull’importanza della resistenza. Continua Vito Gattullo, il mentalista che augura agli spettatori di trovare la magia e la realizzazione dei sogni, ci fa divertire con la sua esibizione che culmina in un assurdo viaggio alle Hawaii con Checco Zalone ed una bambola che balla.  I prossimi sono i Cuore a Sud, giovane compagnia che interpreta una famosa esibizione che stigmatizza e contrasta la violenza sulle donne. Per continuare, gli affezionati del Teatro in Pillole, i Coffee Brecht, compagnia di improvvisazione: in questa occasione la loro performance è sulla famiglia che organizza il Natale, con interventi casuali presi da libri al grido di “LEGGILO!”: loro ci augurano meno pantofole e più libertà. Per la categoria degli amatori si presentano in tre:  il primo è Giuseppe Cerasuolo, amico di Teatro in Pillole, con la danza di Angela Cordasco. Insieme ci augurano di svegliarci felici al mattino e ci omaggiano con una serie di Benvenuto, un inno ad aprirsi alla vita ed al prossimo in tempo di crisi. Ai due segue l’interessante esibizione di Renato Gatto e Mariantonietta Riegel, con un pezzo profondamente metateatrale scritto dall’attrice. Renato Gatto, con una certa dose e dote di trasformismo, passa da attore a pensatore di teatro, mostrandoci i pensieri che la mente di un artista partorisce […]

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La Locandiera, quando il mondo è donna

Dal 8 al 11 dicembre, presso la Galleria Toledo, è in scena “La Locandiera“, famigerata opera di Carlo Goldoni, qui riadattata e diretta da Stefano Sabelli. Nel cast: Silvia Gallerano, Claudio Botosso, Giorgio Careccia, Andrea Ortis, Alessandra Evengelisti, Eva Sabelli, Diego Florio, Giulio Maroncelli, Pierdomenico Simone. La Locandiera e il Goldoni di ieri e di oggi Partiamo da un presupposto: il cast è, sulla carta, un cast di tutto rispetto. Silvia Gallerano si porta appresso ancora gli echi degli applausi raccolti con “La Merda“, di Cristian Ceresoli, e Claudio Botosso, attore di fama extra-teatrale, diretto da alcuni dei più importanti registi, sembra tagliato per il ruolo del Cavaliere. Il resto del cast, ad ogni modo, non ha assolutamente nulla da invidiare, nel singolo, agli altri. Ma è la componente femminile nel suo totale, anche per evidenti scelte registiche, a farsi notare più delle altre. È fortemente politica la regia di Sabelli, più di quanto essa abbia voluto, forse; poiché, a tratti, sembra vivere di vita propria. Badate, bisogna assolutamente specificare che l’accezione di “politica” viene qui riportata nel senso più originale della sua etimologia, senza eccedere o corrodersi nella riscrittura etimologica odierna basata sul concetto italiano. Se, a modo suo, Goldoni “usava” Mirandolina per i suoi scopi sociali, per simboleggiare qualcosa e far sì dichiarazione di intenti e voleri ad una società settecentesca italiana, allora molto meno moderna di quella contemporanea europea, Sabelli non si limita a sfruttare le doti della locanderia per una morale, bensì la libera di qualsiasi freno inibitorio da macchietta emozionale. I nobili di Goldoni erano degli eterni sfaccendati, pieni di ricchezze comprate o di ricchezze perdute e onorate soltanto dal nome di una casata, e l’autore veneziano sfidava a viso aperto le loro debolezze, la loro inutilità al concetto di economia del tempo, e il loro, altrettanto evidente, poco amore verso di esso. Questi appaiono, invece, come deboli caricature d’uomo, marionette attaccate per un organo diverso dalla testa, in piena balia di ciò che Mirandolina vuole e di ciò che Mirandolina chiede. Ed ecco il perché della politica, l’uomo, inteso in generis, non è più padrone del proprio destino, non è più cacciatore, ma cacciato, in più sensi, e tutto ciò che gli resta è il sogno di poter ricevere le attenzioni della propria padrona: la donna. In questa contemporaneità, in cui la donna, mediaticamente parlando, troppo spesso sembra solo vittima dell’uomo, solo pedina e mai re, Sabelli decide di stravolgere il senso della morale goldoniana e dà alla donna pieno di potere sulla sua vita e, se sa usarlo, su quella del mondo intero.

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Misura per misura: Shakespeare alla Galleria Toledo

La magistrale regia di Laura Angiulli modella tra le sue mani un nuovo testo classico inglese (dopo l’adattamento di Peccato fosse puttana di Ford). Stavolta si tratta di Misura per Misura di Shakespeare, in scena alla Galleria Toledo, dal 22 al 30 Novembre. Misura per misura è una commedia problematica, perchè in bilico continuo tra commedia e tragedia. Ed è un grande intreccio poliedrico di amori, inganni, giochi di seduzione, scambi e situazioni paradossali, di quelle che solo il Bardo sapeva legare e slegare con tale maestria. Vienna. Il Duca Vincenzo, in partenza per un viaggio d’affari affida il regno ad Angelo, un uomo gretto e meschino. Il suo primo provvedimento è quello di condannare a morte Claudio, per aver ingravidato Giulietta, prima di prenderla in sposa. Ma il meschino Angelo, all’apparenza virtuoso e composto, cova in sè le stesse pulsioni lussuriose di Claudio. A sua volta si invaghisce di sua sorella, la novizia Isabella, e pattuisce che l’unico modo per salvare la vita del prigioniero sia che Isabella si conceda a lui per una notte. A questo punto, il Duca, che in realtà è rimasto a Vienna travestito da frate, suggerisce alla novizia virtuosa un altro modo per salvare il fratello senza macchiare la sua purezza. Stabilire un incontro al buio e fare in modo che a esso si presenti Mariana, prima promessa sposa di Angelo e poi da lui ripudiata. Il resto è un insieme di macchinazioni, tranelli, peripezie in grande stile shakespeariano. Misura per misura: scavo nella moralità dell’uomo Misura per misura mostra come la menzogna si paghi con la menzogna e la virtù con la virtù. Shakespeare è maestro nel descrivere il peccato, ponendosi come giudice celato, che non condanna nè santifica, che riconosce gli umani istinti e le debolezze dell’uomo, senza troppe pretese. Ma allo stesso tempo battendosi per il ricongiungimento di un certo equilibrio originario. La moralità che emerge da questa piéce è spaventosa, è truce, è cruda. Il perdono non è contemplato nel modo tradizionale. Il peccatore deve subire gli effetti della colpa che ha commesso, stringere tra le sue braccia il peccato da lui scelto. Solo così si può ripristinare l’equilibrio. Due colpe si elidono e si ritorna innocenti. Lo stile di Laura Angiulli è inconfondibile. Una sua caratteristica portante è presentare da subito tutti i personaggi sulla scena, nella penombra e in secondo piano, immobili in un gesto che già ce ne presenta la personalità. E poi, attraverso un gioco di luci e a seconda della struttura scenica, focalizza la nostra attenzione su ogni loro azione e movimento. Bisogna prestare attenzione ai movimenti di ciascun personaggio. Nelle mani, negli occhi, nelle espressioni  c’è una storia che gli attori  sono bravissimi ad interpretare. L’atmosfera sulla scena è cupa, specchio di una società pronta ad accantonare la sua moralità per il soddisfacimento di un vizio. Risulta facile in questo buio confondere  amore e lussuria, moralità e a-moralità, giusto e sbagliato. Ma in ogni storia di Shakespeare c’è sempre un giudice che, alla fine, darà il suo responso. Le figure del Bardo sono tutte fortemente umane. Impregnate di […]

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Aldo Rapè, intervista all’attore e autore siciliano

Aldo Rapè, autore e attore siciliano, porta in scena domenica 23 ottobre al Salon Baires di Napoli  “Mutu”, una pièce coraggiosa che racconta allo stesso tempo del male e della vita. Lo spettacolo è stato insignito del Premio del Festival di Avignon OFF 2012 come Miglior Spettacolo Straniero ed è stato selezionato per l’Italian Theater Festival 2014 di New York. Due fratelli, Salvo e Salvuccio, un sacerdote ed un mafioso. Due figure opposte, due scelte di vita diverse, si incontrano e si confrontano. L’uno ha abbracciato la vita della preghiera, l’altro della violenza.  Eppure c’è qualcosa che li accomuna, ovvero quella solitudine interiore che è universale nell’uomo moderno. Entrambi partiranno dalla loro esperienza di vita per descrivere della solitudine e del vuoto esistenziale che attanagliano l’esistenza di ognuno, oggi, in una società dominata dal malessere e dall’apparenza. Due temi spigolosi da trattare oggi vengono affrontati nella loro essenzialità, spogliati di tutti i contorni e presentati nella loro nudità ed essenza, scavando al nocciolo del loro essere. E il dialogo che ne verrà fuori sarà qualcosa di inedito ed estraniante. Aldo Rapè, una vita per il teatro Abbiamo chiacchierato con Aldo Rapè, che ci ha raccontato qualcosa in più sul suo testo affascinante e coraggioso. Hai toccato un tema universale – la solitudine dell’anima – intrecciandolo ad una tematica difficile. Si parla di mafia, di Chiesa, di società perdute. Come è nato questo desiderio e questo coraggio di trattare temi così spigolosi, quasi spogliandoli di tutto e scavandoli all’essenza? La fonte è stata la mia terra, la Sicilia, luogo di grandi contraddizioni e per questo di enorme bellezza. La tematica affrontata è un solo un pretesto per parlare dell’uomo e della sua condizione. Il teatro ci aiuta a cogliere l’essenza e l’anima dell’uomo e così quella del mondo. C’è qualche opera precedente, qualche modello artistico che ti ha ispirato in questo viaggio nelle solitudine dell’anima? Tante le fonti di ispirazione, gli spettacoli internazionali senza parole, ma su tutti la poetica espressa da Peter Brook nel suo percorso artistico. La poesia e la solitudine dell’anima appartengono invece al mondo del clown, mio principale e privilegiato percorso artistico.   Quale credi sia il messaggio più importante che debba mandare il teatro, oggi, nella società in cui viviamo? Tutto il teatro, in ogni suo genere e forma, sopratutto in questi anni, deve tornare alla sua funzione civica di momento di riflessione politica, nel senso di polis. Il messaggio è che ci possiamo ancora salvare se e solo se tendiamo la mano l’uno con l’altro e ripartiamo da una nuova umanità.     

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Teatro in pillole alla Galleria Toledo: la felicità sul palco

Teatro in pillole è alla sua terza edizione: da un’idea di Stefania Russo, come teatro itinerante, approda, per la stagione 2016/17, alla Galleria Toledo di Napoli, che ne è anche lo sponsor. La formula di Teatro in pillole è semplice negli intenti e nell’organizzazione: basandosi su un tema scelto appositamente per la serata, artisti amatoriali e professionisti dovranno esibirsi per dieci minuti sul palco, cercando di interpretare al meglio l’indicazione.  Inoltre, con una formula tanto fortunata ai giorni nostri che chiede sempre più la partecipazione del pubblico (per abbattere l’austera parete che ci divide dagli attori), ogni spettatore è invitato, a fine serata, ad esprimere le proprie preferenze: un nome per gli amatoriali, un nome per i professionisti. Ogni sera, inoltre, darà il suo giudizio un attore professionista, il cui voto peserà maggiormente nel conteggio finale. Chiunque può partecipare, senza limiti di sesso, età o esperienza. Teatro in pillole, 10 ottobre: la felicità Durante la prima serata del 10 Ottobre il tema principale di Teatro in pillole era “La felicità”, che gli artisti hanno interpretato seguendo una varietà, corrispondente alla moderna e complessa ricerca della felicità stessa. Ad onor del vero, il pubblico ha potuto sperimentare la felicità in anteprima, grazie al buffet offerto dal teatro: un bicchiere di vino, dei rustici ed un piatto di pasta e patate in perfetto stile napoletano. In questa atmosfera familiare, la platea si riempie non solo di amici e parenti dei singoli attori, ma anche di curiosi spettatori pronti ad assistere alla kermesse. Fra attori, pubblico e conduttrice si instaura una certa complicità e bonarietà fin da subito, sottofondo fondamentale alla fruizione di uno spettacolo di questo genere. I due circuiti hanno inizio Teatro in pillole comincia: gareggiano per il circuito degli amatoriali Giuseppe Cerasuolo, con un pezzo sulla donna, una prostituta che regala ma poi tira a sé le sue gioie, negandole all’uomo; segue Pierpaolo Buglione con una serie di pensieri sulla felicità ed una canzone intonata insieme al pubblico. Fra i due circuiti ci regalano una performance spassionata, uno spaccato di vita di un barbone che chiede la felicità, i Delirio Creativo. Per i professionisti salgono sul palco componenti di varie compagnie teatrali, ognuna con la propria impronta per riconoscibile nei dieci minuti di gara: i TeCo (Teatro di Contrabbando) con una sorta di doppio monologo fra le personalità di una ricercata, e mai raggiunta, normalità (o felicita?); Claudia Napolitano col suo comico discorso dall’analista sulla vera normalità delle persone normali. Due componenti di Delirio Creativo hanno mostrato i ricordi di felicità di un’anziana signora, fra i suoi amori giovanili e la prospettiva della fine, fra musica e canto commoventi. Comica è la parentesi del Mago illusionista Francesco La Marca, con il suo aiutante dal pubblico che si è rivelato un serbatoio di ilarità, il tutto sotto il proposito di offrire una morale: abbracciare la vita e la felicità, allontanandosi dagli schermi. E infine un exploit dell’improvvisazione con i Coffee Brecht, che hanno ricostruito la paradossale e felice storia di un licenziamento, coinvolgendo […]

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