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Eroica Fenice

Libri

I Sanniti raccontati da Antonello Santagata

I sanniti sono stati i protagonisti indiscussi della presentazione del libro Samnes, di Antonello Santagata, avvenuta sabato 17 febbraio, alle 18.00, da Alchimie (Guardia Sanframondi, BN). Il moderatore Vittorio Vallone ha introdotto opera ed autore, presentando un romanzo storico che, attraverso la storia d’amore di Lucio e di Lomea, un guerriero sannita e una janara che vivono in epoca sillana (80-82 a.C.), sviluppa una serie di approfondimenti sull’ethos sannitico. Estremamente importante è Samnes sia perché si tratta del primo romanzo sulle tradizioni dei sanniti, tanto che l’opera sta interessando studiosi di tutt’Italia, sia perché approfondire queste informazioni aiuta a comprendere che il Sannio ha ospitato una vera civiltà. Antonello Santagata è riuscito in modo egregio, con un atteggiamento nei confronti della ricerca scientifico e non da scrittore, a destare e ad appagare la curiosità di chi non si accontenta della storiografia ufficiale con 17 capitoli che sviluppano altrettanti temi sociali attraverso il filo conduttore del vino, frutto di una terra tipica, che conquista anche le tavole dei conquistatori romani. Floriano Panza, sindaco di Guardia Sanframondi, evidenzia poi che, con i suoi lavori, lo scrittore dà al Sannio un impulso per un progresso basato sulla conoscenza della sua identità. Aggiunge, inoltre, che Antonello Santagata riesce in questo intento dando tutto se stesso alla sua opera, permettendo alle storie tradizionali di essere divulgate e, così facendo, offre una possibilità di lettura anche alle nuove generazioni. Non siamo eredi dei sanniti ma calpestiamo il loro suolo Raccontandoci le ragioni che lo hanno motivato alla scrittura di Samnes, l’autore individua una causa remota, da identificarsi nella volontà di diffondere la storia e la tradizione dei sanniti, e una causa prossima, verificatasi quando si è imbattuto prima in Caio Papio Mutilo e poi in Caio Ponzio Telesino, discendente del Ponzio Telesino delle Forche caudine, comandate delle truppe mariane nella guerra tra Mario e Silla. La guerra civile vide come vincitore Silla che, temendo il nemico sannita, operò una vera e propria pulizia etnica «perchè – diceva – finche i Sanniti costituiranno una comunità, Roma non sarà mai sicura». Inizia a questo punto un’interessante discussione che, stimolata dalle domande del pubblico, rivela una civiltà che non era esattamente quella tramandata dalla storiografia “dei vincitori”, ed in particolare di Tito Livio, che descrive i sanniti come “feroci guerrieri e rudi pastori”. I Romeo e Giulietta del Sannio di Antonello Santagata Lomea è una janara perché seguace della dea Diana (o Jana) e conosceva, quindi, le arti magiche, maneggiava armi e non soggiaceva al volere maschile. La donna sannita è moderna, con un’identità estremamente forte. I sanniti avevano una considerazione quasi sacra della donna, a cui era delegata la cura e l’educazione dei figli, eredi dei valori familiari e futuri soldati. Anche i culti avevano profonda importanza: grande era il rispetto per le divinità ellenistiche, a cui erano dedicate raffinate architetture, importante era la devozione a Ercole, non un semidio come per i greci ma assurto a divinità maggiore per i sanniti; frequenti erano i sacrifici e i voti e […]

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Teatro

Oscar W., si chiude in bellezza la rassegna “Vissi d’arte” del TRAM

Si chiude con Oscar W., spettacolo su Oscar Wilde, la rassegna teatrale “Vissi d’arte, il teatro racconta i pittori” che, dal 6 all’11 febbraio, si è svolto al Teatro Tram, via Port’Alba 30, Napoli. “Vissi d’Arte” propone delle rielaborazioni teatrali che offrano al pubblico degli approfondimenti sulla vita di individui che hanno dedicato la propria esistenza all’arte. In quest’ottica viene indagato lo stretto legame tra vicenda personale ed espressione artistica, che risulta imprescindibile e vincolante. I protagonisti scelti per questa nuova edizione invernale sono stati Frida Kahlo, Vincent Van Gogh, Leonardo Da Vinci (con lo spettacolo “La Gioconda chi?”) e Oscar Wilde. Domenica 11 febbraio, ore 18.00, una pièce di Andrea Onori e Mariagrazia Torbidoni, interpretato dalla Torbidoni, prodotto da “virgolatreperiodico” e con scenografia e disegno luci di Valeria Giannone ha raccontato la parabola dello scrittore irlandese. Oscar W. al TRAM Londra, fine Ottocento. Avere come ospite Oscar Wilde garantisce il successo della serata, l’humour leggero ed il suo wit incessante sono incomparabili. È il principe della conversazione, un affabulatore magnetico e irriverente. Le sue opere teatrali incantano, la critica del suo romanzo “Il ritratto di Dorian Grey” accresce la sua fama. Wilde, impersonando magnificamente l’estetismo che persegue e che celebra, suole dire di “aver posto tutto il suo genio nella sua vita ma nulla più che il suo talento nelle opere della sua arte”, si bea della sua eccentricità, e il “personaggio” da lui creato e incarnato nella società traspare inequivocabilmente nella tessitura dei drammi, dei racconti, dei versi che scrive. La perfetta corrispondenza tra Wilde autore e Wilde uomo è così viscerale che anche la vittoria della realtà sull’arte nel tragico epilogo della sua incarcerazione ed il conseguente declino appaiono ugualmente prodotti di una mente geniale. Partire da Wilde per mettere in scena Wilde Già il manifesto che accoglie il pubblico in sala al Tram, e che reca scritto “Vendesi tutta la mercanzia di un esteta che intende ritirarsi dagli affari”, sembra voler in qualche modo annunciare l’intenzione di dissacrare e sviscerare tutti i moti che hanno agitato l’animo inquieto dell’autore, seguendo la stessa dinamica che egli ha rispettato nell’arco di tutta la sua esistenza, combinando, cioè, realtà e finzione tanto da immergere lo spettatore in una dimensione tenuta viva solo dall’audace ed elegante battuta dello scrittore, perché “un artista non vede mai le cose come sono. Quando lo fa, cessa di essere un artista”. In Oscar W, ci si imbatte nei personaggi dell’autore, in aforismi ripresi dalle sue serate mondane e in scene chiave consacrate nei suoi successi letterari. Si ripercorrono  episodi della sua sua vita, come i dialoghi con Lord Alfred Douglas, figlio del Marchese di Queensberry, croce e delizia per lo scrittore dato che sarà proprio a causa della relazione che instaurerà con lui che Wilde sarà accusato e condannato per sodomia, e come i processi, il primo in cui un carismatico Wilde denuncia e accusa, l’ultimo, in cui egli diventa vittima della sua stessa irriverenza e sembra offrirsi docilmente quale capro espiatorio nella faida familiare tra Alfred e […]

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Teatro

La musicista di Auschwitz, il Teatro Eidos in scena a Benevento

La musicista di Auschwitz, la nuova produzione della compagnia Teatro Eidos, scritta e diretta da Virginio De Matteo e liberamente tratta dal libro autobiografico di Esther Béjaran, La ragazza con la fisarmonica, è andato in scena in prima assoluta presso il Teatro De Simone, a Benevento, in occasione del Giorno della Memoria. Il 25, 26 e 27 gennaio, alle ore 10,00, lo spettacolo, che ha partecipato alla rassegna storica AnGHIngò Scuola, patrocinata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Benevento e curata dal Teatro Eidos, è stato oggetto di visione da parte delle scuole. Oltre alla replica serale del 27, alle ore 20,30, la pièce sarà poi rappresentata il 30 gennaio a Orsogna (CH), il 31 a Osimo (AN) e il 5 e 6 febbraio ad Ariano Irpino (AV). La musicista di Auschwitz  si apre con un palcoscenico in penombra e due figure al limitar della scena con una fisarmonica e una chitarra in mano, che accompagnano il pubblico all’interno dello spettacolo teatrale, condotto abilmente su due livelli che si armonizzano tra di loro. Il dialogo tra i due musicisti in primo piano, Eduarda Iscaro, nei panni della protagonista Esther, la fisarmonicista, e il chitarrista, Vincenzo De Matteo, permette di conoscere la vicenda personale della Bèjarano e della sua famiglia e di sollevare spunti di riflessioni sulla Storia, testimone silenziosa dei drammi umani che si svolgono nel suo divenire e, nello specifico, durante gli anni della seconda guerra mondiale. Le scene recitate da Mimmo Soricelli e Raffaella Mirra, che prendono vita alle spalle dei due musicisti, invece, ripropongono episodi-chiave dell’esistenza di Esther e suscitano il coinvolgimento e l’empatia nel pubblico, consentendogli di entrare nel mondo più intimo della protagonista. Bestialità come principio che lega alla vita Lo spettacolo narra le vicende di Esther dall’adolescenza alla deportazione ad Auschwitz, dalla liberazione all’approdo in Palestina e poi al ritorno in Germania, dove riprenderà la carriera di musicista. Ebrea tedesca, riesce a salvarsi la vita mentendo al medico Josef Mengele che cercava una fisarmonicista per l’orchestra del campo polacco, dov’era stata deportata. Nonostante sapesse suonare solo il pianoforte, che non risultava esserci ad Auschwitz, Esther riesce in qualche modo a trovare gli accordi giusti e a entrare nell’orchestra femminile del campo: l’unica formazione di sole donne di tutti i lager nazisti. Lo fa rispondendo a quello che è l’istinto di sopravvivenza di ciascun essere umano nel momento in cui si sente in pericolo e – soprattutto – rivelando la natura del principio che guidava l’esistenza condannata delle vittime della prigionia e dello sterminio: la bestialità. Bestialità che si esprimeva nell’incapacità di poter soddisfare i bisogni minimi dell’esistenza civile e nell’annientamento di quelli che erano i desideri, i sogni, le speranze di chi aveva come interesse prioritario il controllare che la vicina non avesse in bocca un tozzo di pane più grande del proprio. Principio di bestialità, pertanto, completamente snaturato di qualsiasi slancio vitale ma che rispondeva solo ed esclusivamente alla salvaguardia della propria esistenza. Secondo il Teatro Eidos ad Auschwitz la musica usata come strumento […]

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Libri

Fascisti sul mare: il sogno della Marina raccontato da Fabio De Ninno

Talento e competenza. Passione e determinazione. Quattro parole per descrivere Fabio De Ninno, giovane ricercatore del Dipartimento di scienze storiche e dei beni culturali presso l’Università degli studi di Siena, che ha appena pubblicato Fascisti sul mare, La Marina e gli ammiragli di Mussolini (Laterza), un brillante volume minuzioso e provocatorio per la storiografia ufficiale. Minuzioso perché con obiettività e preparazione De Ninno compie un’indagine precisa sulle ragioni dell’inadeguatezza della Regia Marina, che impedì all’Italia di munirsi adeguatamente di armamenti necessari per un conflitto mondiale; provocatorio perché l’autore confuta la leggenda storiografica che ha da sempre rivendicato l’autonomia della Marina dalle influenze e dalle disposizioni fasciste durante il Ventennio. Nonostante la giovane età, De Ninno può già contare su due pubblicazioni all’attivo (l’opera sopracitata e I sommergibili del fascismo, Politica navale, strategia e uomini fra le due guerre mondiali, Unicopli, 2014 ), illustri collaborazioni letterarie ed atti di convegni internazionali. Abbiamo avuto il piacere di incontrarlo in occasione della presentazione della sua ultima monografia. Intervista a Fabio De Ninno Dottor De Ninno, chi è in realtà Fabio?  Un giovane studioso di 30 anni, che ha studiato a Napoli, Torino e ora lavora a Siena. Precario come gran parte dei giovani ricercatori italiani, che ha scelto di dedicarsi all’ indagine storica in un Paese che ha sempre avuto poca considerazione per gli scienziati e ancor meno per quelli sociali, come gli storici. Ma anche una persona con una grande passione e dedizione. Tra i miei campi di ricerca ci sono storia del fascismo, delle guerre mondiali, delle vittime civili dei conflitti e storia militare, in particolare marittima e navale, la mia maggiore passione. Come è nata la sua passione per la storia e perché ha scelto questo percorso ad ostacoli per la sua carriera? Un profondo interesse per la storia l’ho maturato sin da bambino, grazie anche all’educazione ricevuta, ricca di stimoli culturali, e al precoce amore per la lettura. Non nego che probabilmente i videogiochi a sfondo storico hanno avuto il loro peso! Tuttavia, solo negli anni dell’adolescenza ho cominciato a coltivare seriamente questo interesse. Da lì la scelta universitaria. Cosa in particolare ha ispirato l’argomento del suo libro? Innanzitutto la volontà di comprendere i motivi della disfatta italiana durante la Seconda guerra mondiale e i suoi effetti: una vera e propria “morte della patria” per alcuni e  una società profondamente divisa, tuttora incapace di accettare la pesante eredità del ventennio fascista. Molti italiani continuano a pensare che il regime abbia rappresentato un momento di progresso sociale, paragonando l’assistenzialismo fascista a quello contemporaneo, oppure banalizzando le leggi razziali come un “favore” alla Germania nazista, quando riflettevano un più profondo antisemitismo radicato nel cattolicesimo italiano. Le cose furono naturalmente molto diverse: il regime aveva un progetto egemonico sulla società italiana, il cui scopo ultimo era condurre il paese alla guerra per costruire uno spazio vitale nel Mediterraneo, nuovo “mare nostrum” per un nuovo impero romano, l’Italia. Per realizzare questo progetto, il regime provò a mobilitare la società italiana, ad attuare una politica di contrizioni per permettere al […]

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Libri

Van Helsing: “la questione di famiglia” di Gianmario Mattei

“Dona ai tuoi occhi la vera vista, perché solo in tal modo il soprannaturale non ti coglierà alla sprovvista. Abraham Van Helsing” . Con questo invito, a chiusura dell’incipit, inizia il romanzo di Gianmario Mattei “Van Helsing. – Una questione di famiglia”, con cui la casa editrice telesina Edizioni 2000diciassette inaugura il genere gothic-horror. Tre elementi catturano immediatamente la curiosità del lettore in queste poche righe: “la vera vista”, “il soprannaturale” e, soprattutto, l’antagonista di Dracula, il vampiro che ancora oggi non cessa di esercitare il suo fascino: il quasi sconosciuto “Abraham Van Helsing “. Quasi sconosciuto perché Bram Stoker, lo scrittore irlandese che per primo delineò il personaggio di Dracula nel suo omonimo capolavoro, consacrandolo nel panorama dei classici della letteratura, eluse completamente lo sviluppo narrativo di questa figura dall’ accecante potenziale, evitando di scavare nella dicotomia che da sempre vede il Soggetto svelarsi solo opponendosi all’Altro, il Male manifestarsi solo in contrapposizione al Bene. Gianmario Mattei origina la sua storia proprio da questa negligenza -Chi è Van Helsing ? Qual è la sua storia? Come è diventato il nemico per eccellenza del perturbante vampiro? – e lo fa attraverso le pagine del diario di Boudjiewin, antenato dell’illustre dottore olandese conosciuto tra le righe del capolavoro di Stoker. Nasce così “la questione di famiglia”. La vera vista contro il soprannaturale: il Bene contro il Male Amsterdam, 1438. Boudjiewin Van Helsing, medico brillante, attratto dalle scienze occulte ed assetato di conoscenze, ritorna a casa in occasione del fidanzamento della sorella Sonja con un facoltoso principe russo ma ben presto si trova a dover affrontare un essere soprannaturale, che causa un’epidemia primitiva ed incontenibile, della cui mostruosità soffre ad accettare l’effettiva esistenza. Riesce, tuttavia, a non soccombere alla tragedia che lo colpisce ricorrendo all’unica arma che gli permette di reagire: la ratio, diventando partigiano di quell’Umanesimo che, appellandosi alla facoltà dell’intelletto, determina ciò che è giusto o sbagliato e interviene di conseguenza, rivendicando la dignità dell’uomo come autore della propria storia. Van Helsing e il suo nemico diventano, pertanto, allegorie attraverso cui la struttura narrativa esprime l’argomentazione morale della narrazione, chiaro invito alla riflessione per il lettore: un semplice uomo, con la sua sola ragione, si assume la responsabilità di combattere il Male nella sua forma più spaventosa. Ma il Male non è qui il concetto religioso che rimanda al disorientamento del peccato o all’assenza del Bene, bensì espressione di quell’oscurità che esiste in Natura e che trova troppo spesso dimora nel cuore degli uomini. Magistrale Mattei, dunque, per la quantità di contenuti colti e coinvolti nell’intreccio della storia ed eccellente la tessitura di una rete simbolica nel flusso grafico della scrittura, che rimanda alla tradizione mitologica e popolare, a memorie antiche nelle quali realtà e fantasia si rincorrono, ad archetipi di folcloristica natura, e che irretisce il lettore in una trama di grande impatto emotivo e lo inchioda alle pagine del libro. Van Helsing : una pesante eredità di famiglia Mattei analizza il microcosmo del suo protagonista, scavando nelle sue […]

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Libri

Van Helsing: via alla saga di Gianmario Mattei

Van Helsing – Una questione di famiglia: questo il titolo dell’opera di Gianmario Mattei, primo capitolo di una saga gothic-horror firmata Edizioni 2000diciassette, presentata sabato 2 dicembre al ‘Paiolo’ di Telese Terme, con la partecipazione di Pasquale Carlo (giornalista Il Mattino), Maria Pia Selvaggio (Direttore Editoriale Edizioni 2000diciassette), Marzio Di Mezza (giornalista Direttore neifatti.it), Rosa Caruso (blogger La Fenice Magazine) e del Delegato alla Cultura del Comune di Telese Terme, Giovanni Liverini. L’evento ha previsto la visione di un trailer realizzato da Gaia Studio, accolta in maniera entusiasta dal pubblico, e un’introduzione di Pasquale Carlo, che ha evidenziato quanto Edizioni 2000diciassette, casa editrice telesina nata l’anno scorso per la ferma volontà di due donne, Maria Pia Selvaggio e Maria Grazia Porceddu, e con all’attivo già diciassette uscite, abbia portato una ventata di aria nuova nel territorio in un periodo asfittico. La Selvaggio ha poi introdotto Van Helsing – Una questione di famiglia e si è definita ‘conquistata’ sia dall’entusiasmo dell’autore Gianmario Mattei, che ha convinto Edizioni 2000diciassette a scommettere sull’opera, sia dall’originalità di cui essa si fa portavoce, per l’approccio originale allo sviluppo in chiave romanzesca dell’eterno scontro tra Bene e Male. Van Helsing, infatti, ripropone questo tema in una delle storie più accattivanti della letteratura, quella di Dracula di Bram Stoker, che ha consacrato il personaggio del ‘vampiro’ nell’immaginario collettivo come incarnazione di tutte le pulsioni perverse dell’animo umano e che, a seconda delle varie epoche e delle varie voci, è stato dipinto come disumano, seduttivo, romantico. Mattei, nondimeno, rovescia gli equilibri e sceglie di narrare la storia di Boudjewin Van Helsing, antenato di Abraham, antagonista del conturbante Dracula di Stoker. Il Male non cambia nei secoli ma cambia la maniera in cui si presenta In Van Helsing lo scrittore racconta il Male visto con gli occhi di un uomo del ‘400, già singolare perché si affida alla ragione e non alla fede, come le consuetudini tardo medievali avrebbero fatto invece presagire, e che, coinvolto in una tragedia immane, decide di intervenire, restando fedele a se stesso, avvicinandosi quindi al mondo soprannaturale usando la ratio e perseguendo rettitudine e verità. L’indagine del periodo storico entro cui si svolge la storia narrata e della genesi letteraria di Van Helsing  diventano, dunque, imprescindibili per lo scrittore. Mattei ambienta la sua vicenda tra il 1396 ed il 1470 in Olanda, paese laico, pur sotto il controllo del duca di Borgogna, che gode di un fiorente commercio mercantile in un momento i cui altri Paesi, al tramonto del Medioevo, subiscono le conseguenze distruttive della guerra dei Cent’anni. La Storia interviene anche nell’indagine su Vladislav III Hagyak (Vlad), figlio di Vlad II Dracul, voivoda di Valacchia e membro dell’Ordine del Drago, fondato per proteggere il cristianesimo nell’Europa orientale ma noto anche come Țepeș (in rumeno: l’Impalatore), per la predilezione ad impalare i nemici. La sua brutalità e il suo patronimico lo rendono una fonte d’ispirazione accattivante per Stoker nella creazione del protagonista  di Dracula (1897). Dal punto di vista letterario, invece, al contrario di quel che accade col Frankenstein, o il moderno Prometeo (1818) di Mary Shelley, […]

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Napoli & Dintorni

San Lorenzello, Edizioni 2000diciassette inaugura le Luci d’artista

“D’Autunno” e “Je suis chocolat”, prime produzioni letterarie firmate Edizioni 2000diciassette, sono state presentate sabato 25 novembre, nella superba cornice di Palazzo Massone, in occasione dell’inaugurazione di Luci d’artista, manifestazione che si svolge a San Lorenzello (BN) nel periodo natalizio. Durante la serata, “Luci e letteratura”, sono intervenuti il sindaco di San Lorenzello, Antimo Lavorgna, che ha evidenziato quanto la letteratura risponda all’istanza di migliorarsi propria a ciascuno, il presidente dell’Ente Culturale Schola Cantorum San Lorenzo Martire “Nicola Vigliotti”, Alfonso Guarino, per il quale la scelta di celebrare l’inizio delle Luci d’artista con una serata interamente dedicata alla letteratura è stata ponderata ed intenzionale e, infine, Maria Pia Selvaggio, direttore editoriale di Edizioni 2000diciassette, secondo cui il connubio politica-cultura permette quella che è la “qualità del vissuto”. Il Sannio nel mondo, il mondo nel Sannio a San Lorenzello  Edizioni 2000diciassette nasce l’anno scorso da un’idea di Maria Pia Selvaggio e di Maria Grazia Porceddu ed ha al suo attivo diciassette uscite, tra cui “D’Autunno” e “Je suis Chocolat”. Presidente della casa editrice è il teologo Christian D’Occhio e suo fine prioritario è quello di proiettare nel mondo voci di autori sanniti, aprendo nel contempo un varco nel territorio per la letteratura mondiale. Ospiti della kermesse di San Lorenzello sono stati alcuni tra gli scrittori che hanno partecipato alle raccolte: Flavio Ignelzi (“Le cinque fasi” in “Antologia d’Autunno” e “Il resto è mancia” in “Je suis chocolat”), Pier Luigi Carlo Antonio Perrottelli (“Un martedi” nella prima raccolta e “B&B” nella seconda), Alfredo Martinelli (“Immagini”), Patrizia Bove (“Sognando l’America”), Teresa Morone (“E se tu volessi”), Antonello Santagata (“L’odore della cioccolata”) e Anna Amalia Villaccio (“Giulia”), tutti selezionati in “Je suis chocolat”, Gioconda Fappiano (“Poi ti spiego” in “D’Autunno” e “Notturno, Amor vincit omnia” nella seconda raccolta), Maria Grazia Porceddu (“Lisabetta da Messina”, liberamente ispirato alla novella di Boccaccio nella prima antologia) ed infine Maria Pia Selvaggio, dalla cui penna nasce la narrazione che dà il titolo a “Je suis chocolat”. Entrambe le raccolte sono il risultato di un bando di selezione indetto dalla casa editrice, ma se “DAutunno” è una selezione di 17 racconti brevi, sferzanti, che esprimono 17 crepe dell’anima, proiezioni di ricordi e di vissuti, l’autunno della decadenza dello spirito e la sua rinascita, “Je suis Chocolat ” riunisce 23 racconti appetitosi e potenti, provocatori e dolci, “cioccolatosi”, con il Piacere, accattivante in tutte le sue sfumature, come protagonista indiscusso. “D’Autunno” e “Je suis chocolat ”: gli autori ed i racconti Nella discussione con gli autori, magistralmente moderata da Maria Grazia Porceddu, scopriamo che, tra le penne di “Je suis chocolat ”, Patrizia Bove e Teresa Morone scrivono perché attratte dalla sfida proposta dalla casa editrice ma mentre per la prima il tema di raccontarsi unito a quello del cioccolato dà vita ad una storia che sa di cioccolato ed amicizia in un contesto provinciale degli anni ’70, per la seconda la dolcezza del ricordo cede il passo ad una storia d’amore conturbante, con tanto eros e tanto cioccolato, perché la protagonista femminile, Olga, […]

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Libri

Antonio Tessitore e la lotta contro la sla: “La mia vita. Senza parole”

La Domus Mata di Guardia Sanframondi ha ospitato la presentazione del libro “La mia vita. Senza parole” scritto da Antonio Tessitore, malato di Sla da quattordici anni, con il giornalista del “Roma”, Mario Pepe, edito da Tullio Pironti. L’evento, svoltosi sabato 21 ottobre alle 15.30, con il patrocinio del Comune di Guardia, è stato sponsorizzato da Vivisol ed Erbagil. Un leone nella gabbia della Sla Il progetto- ha spiegato l’autore, definito da molti un leone – nasce dall’esigenza di voler raccontare la storia di un uomo che, nell’immaginario comune, dovrebbe stare chiuso a casa nel suo letto, ma che in realtà è in campo per far capire che ci sono tante persone che lottano per una società migliore, più attenta ai bisogni di chi soffre, i cosiddetti ultimi, che tali non sono perché capaci di dare lezioni di umanità agli altri. Nel libro Antonio è mosso dalla speranza di stimolare le coscienze sulle tematiche connesse alla Sla e spera di aver dato una visione quanto più completa di quello che è un vissuto quotidiano, drammatico ma che, come nel suo caso, rappresenta anche un incentivo per andare avanti in una battaglia ogni giorno più difficile. Dopo l’intervento del moderatore Gianfrancesco Coppo, giornalista de Il Mattino, che ha definito il libro “di piacevole lettura ma forte” all’incontro è intervenuto Luca Matano, membro del direttivo dell’Aisla Caserta, di cui Tessitore è presidente, un’associazione che raccoglie ammalati di Sla, sostiene le famiglie nel quotidiano ed aiuta anche nel confronto con le istituzioni, spesso pigre e inoperose. Successivamente Giovanni Piccirillo, Neurologo Hermitage Napoli, Michele Martucci, Pneumologo Maugeri Telese Terme e Rosetta Di Cerbo, Presidente Rotary Club Valle Telesina, hanno trattato l’argomento dal punto di vista strettamente medico e hanno posto l’accento sull’empatia, caratteristica imprescindibile del rapporto col paziente. Una finestra di Antonio Tessitore sul mondo di Antonio Abbiamo avuto la possibilità di raggiungere l’autore per rivolgergli alcune domande. Il tuo secondo libro tratta delle percezioni che le altre persone hanno di te, Antonio, mentre il primo narra delle tappe salienti che ti hanno accompagnato dalla scoperta della patologia ad oggi: c’è un momento preciso, un episodio durante il quale hai scelto deliberatamente di non lasciare il tuo destino nelle mani della Sla, ma piuttosto di lottare, diffondendo informazioni su questa patologia e raccogliendo fondi per la ricerca? Quando mi hanno diagnosticato la malattia, non mi sono lasciato prendere dallo scoramento nemmeno per un istante ed ho subito pensato ad affrontare la battaglia con la massima determinazione. La mia voglia di far valere i diritti degli ammalati fu espressa nella mia entrata in motocicletta fin dentro la sede dell’Asl di Caserta. Ecco, se c’è un episodio simbolico di quella che è la mia voglia di lottare, può essere proprio questo. Dal momento della scoperta della diagnosi, com’è cambiato Antonio nel suo rapporto con gli altri? Certamente la malattia ha alimentato, se così si può dire, una diffidenza verso gli altri che io mi porto comunque come tratto della mia personalità. Questo, però, allo stesso tempo mi ha aiutato a capire meglio gli altri e ad essere maggiormente […]

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Voli Pindarici

Rendez-vous nella città dei desideri irrealizzati

Spengo il motore, tiro il freno a mano, tolgo la chiave. Gesti abituali e mente altrove. Spalanco lo sportello, scendo, lo chiudo e muovo i primi passi in mezzo alla nebbia. I piedi conoscono la strada; prendo un respiro; il vento mi scompiglia i capelli, io me li riporto dietro l’orecchio. Nelle mie orecchie risuona il rumore di ciottoli, inizio a salire le scale: sette. È passato qualche anno da quando, un giorno come tanti di un’altra vita, mi chiesi per la prima volta quanti fossero gli scalini che mi portavano lì. Forse in quel momento era l’ultimo pensiero che avrei dovuto avere eppure lo ebbi e contai. Improvvisamente quest’ informazione mi sembrava infinitamente importante, per cosa poi? Non lo ricordo più. Infine entro e rifletto sul fatto che il sorriso che mi è comparso sulle labbra potrebbe sembrare insolito ad alcuni, ma non a te, perché questo è il nostro momento. Ho sentito i tuoi passi sulla ghiaia, la foschia ti avvolgeva e la tua figura non vedevo chiaramente, ma sapevo che eri lì: mi hai chiamata, mi aspettavi, volevi rivelarti, ma la mia mano non ha fatto in tempo ad afferrare una delle tue ciocche bionde e sei scomparsa. Le pietre grigie ci circondano ed osservano: tu, passato ancor presente ed io, nata passato. Il tempo ha avuto fretta di fuggire e di portar con sé il tuo stendardo, l’affanno. Al perché di te stessa, hai risposto con la sola malinconia, raffinata nella scelta dei suoi proseliti, totalizzante nella sovranità della loro natura e hai spento il tuo sorriso, esacerbando i tuoi desideri per non offrire più appigli alla felicità: troppo rischiosa, troppo confusa, troppo poco reale. E se ti avesse giocato? Ciò che si conosce non ferisce. La consapevolezza di aver vinto il male non sempre dà soddisfazione. E il vuoto dentro ci assale. Ma all’improvviso una luce, in fondo ai tuoi occhi stanchi. Luce di amore, che la tua natura sempre fu certa di saper dare, riservato a me soltanto e io cosi ti rincorro, per poter rivedere quella luce, quella luce che vale una vita, che vale un sogno abortito, rimasto nell’aria insieme a tanti altri che si muovono tra le pietre grigie, nel regno indiscusso della calma e della presenza nell’assenza. Nella città più ricca al mondo, perché piena di desideri mai realizzati, io, ospite accettata ma guardata con diffidenza, muovo i miei passi accompagnata da voci conosciute e non e ti vedo nasconderti nella nebbia, tra le pietre, tra visi di famiglia. La tua pelle sembra più giovane, i tuoi capelli più lunghi e morbidi, la tua gonna nera diventa un vestito bianco a maniche corte, con la cintura rossa che spicca come uno schizzo di colore su una tela, e corro anche io, ti inseguo, sento la tua risata, la tua risata di fanciulla, divertita perché sono lenta e non riesco ad afferrarti. E i miei sogni si mescolano ai tuoi, il mio sogno di rivedere quella luce nei tuoi occhi diventa […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Giovanni Mancini: “Una vita per l’arte”, retrospettiva a Guardia Sanframondi

Domenica 20 agosto alle ore 19, presso la Galleria Domus Mata (Museo delle Arti e delle Tradizioni Attive) di Guardia Sanframondi (Benevento), è stata aperta al pubblico “Una vita per l’arte”, la retrospettiva dedicata a Giovanni Mancini, per non dimenticare l’opera e l’uomo, scomparso il 2 gennaio del 2016. Artista poliedrico, Mancini è stato innanzitutto uno scultore guardiese, che ha coerentemente esercitato negli ultimi decenni di fine secolo e nei primi del nuovo, da sempre amante del disegno e della grafica ma appassionato anche di pittura, di restauro e di fotografia. La forza creatrice ed innovatrice delle sue opere è sempre stata imprescindibile dalla tradizione, da cui ha preso le mosse, ma anche da un diligente studio e da una profonda conoscenza delle tecniche e dei materiali che, tra l’altro, lo hanno portato ad avere una grande curiosità per la storia artistica della sua terra e ad esercitare un ruolo attivo nella salvaguardia di numerosi beni culturali dei suoi luoghi natii. Infine è stato un Maestro, nel senso etico del termine, convinto che la didattica e la trasmissione di competenze alle nuove generazioni siano l’anello di congiunzione tra passato e futuro e gli elementi fondanti per un mondo artisticamente più maturo. L’immaginazione di Giovanni Mancini fa rivivere le pietre della sua Domus Dopo un’accoglienza commovente da parte della moglie Caterina Tarantino, la serata ha visto l’intervento del sindaco di Guardia Sanframondi, Floriano Panza. Ricordando la presenza di Mancini attraverso le splendide mura del monumentale Palazzo Piccirilli, che egli ha comprato e restaurato per dare vita alla sua Domus MATA – luogo che la famiglia dell’artista custodisce in maniera decisa e rispettosa delle idee del Maestro, in un modo che Mancini avrebbe approvato – il sindaco ha dichiarato che l’amministrazione comunale intende prendere il testimone dell’attività dell’artista, che ha riportato l’attenzione su Guardia e sulla sua terra natìa, scegliendo innanzitutto un’opera di Mancini come logo ufficiale dei Riti settennali 2017 e poi promuovendo un FONDO MANCINI, per mettere a disposizione di tutti coloro che vogliono entrare nei temi curati dal Maestro le sue opere ed anche volendo delle copie, per promuovere e socializzare l’arte e la cultura. Giovanni Mancini: talmente piccolo da poter essere grande e talmente grande da poter essere sempre piccolo La mostra e il catalogo che lo accompagna, Edizioni Gangemi, sono stati progettati e curati da un team di studiosi (Giovanna Cassese, Luigi Fiorletta, Loredana Rea, Gabriella Spizzuoco, Donato Marrocco, Gianluca Mancini e Caterina Tarantino) e sottolineano la complessità e l’unità concettuale di un’attività, la quale sembra una narrazione di segni che prendono corpo nello spazio. Abbiamo parlato di Giovanni Mancini con Luigi Fiorletta, direttore dell’Accademia delle belle Arti di Frosinone. Professor Fiorletta, lei ha partecipato al progetto della mostra e del catalogo. Come hanno avuto origine queste iniziative? Io mi sono adoperato per l’allestimento della mostra perché, essendo stato molto legato a Giovanni nel periodo in cui ha insegnato all’Accademia di cui sono direttore, per me era doveroso dare il mio contributo. Sono, inoltre, sicuro che Giovanni […]

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Eventi/Mostre/Convegni

BacArt 2017: Rassegna d’arte moderna e contemporanea a Guardia Sanframondi

La Casa di Bacco, in piazza Castello a Guardia Sanframondi (BN), ha riaperto le porte martedì 8 agosto alle ore 19.00 per inaugurare la quarta edizione di BacArt, rassegna d’Arte moderna e contemporanea dedicata a Bacco. Una mostra suggestiva, conturbante ed affascinante, che propone le opere di ben 18 artisti, conosciuti e non, animati dalla stessa passione del  coinvolgente fondatore delle Casa di Bacco e curatore della mostra, l’endocrinologo Amedeo Ceniccola, e che rimarrà aperta tutti i giorni fino alla fine del mese di agosto, dalle ore 19 alle 21. “Il vino è da sempre frammischiato all’arte”, racconta Ceniccola, “fin dalla Tabula Cortonensis, uno dei più lunghi scritti in etrusco, bronzo del II secolo a.C. che già cita la compravendita di una vigna. Così è nata l’idea di dar vita ad una Rassegna d’Arte Moderna e Contemporanea dedicata a Bacco che, alla fine, lascia davvero ebbri d’immagini e che ha di fatto consacrato Guardia Sanframondi a crocevia di tutti gli artisti amanti del nettare degli dei”. La Brigata di Bacco promuove a Guardia Sanframondi la cultura del vino attraverso l’arte Si taglia cosi il nastro della quarta edizione di questa iniziativa, nata su impulso di quella che Ceniccola definisce la “brigata degli amanti di Bacco”, composta da Rosario Amato, Alberto Bocchino, Gaetano Cantone, Alessandro Del Gaudio, Titti D’Arienzo, Carlo Errico, Vittorio Fava, Salvatore Fiore, Mariano Goglia, Mario Lanzione, Alfredo Lombardi, Marisa Mola, Salvatore Oppido, Ernesto Pengue, Gustavo Pozzo, Alessandro Rillo, Elia Severino e Semeska Valdemarasch e che ha un duplice fine. Da una lato la ferma volontà di celebrare il vino e la cultura del vino, l’unica forse non elitaria ma che invece ha da sempre permesso incontri straordinari, a prescindere dalle levature e dalle stature dei soggetti coinvolti, stimolandone il pensiero superiore. Dall’altro, l’impegno degli artisti, che da ormai 4 anni stanno portando avanti un progetto senza nulla chiedere e senza nulla avere da chicchessia, si caratterizza da un punto di vista sociale come il tentativo di contrapporre la cultura di Bacco a quella dominante di oggi (rappresentata da superalcolici, birra, drink, droga), una delle principali cause di quei fenomeni di devianza sociale con cui ogni giorno ci confrontiamo. Come antidoto, la Casa di Bacco si è posta come obiettivo la promozione della cultura del vino attraverso il linguaggio dell’arte, da cui la Mostra, alla quale è intenzione della brigata di Bacco aggiungere la passione che anima il cinema. A breve, infatti, ci sarà la possibilità di poter arricchire con il contributo di prodotti cinematografici quello che già è uno straordinario patrimonio artistico e culturale. Altro proponimento per il prossimo anno è quello di rendere la Casa di Bacco una sorta di Casa-Museo dedicata a Bacco, un art hotel dove gli artisti che hanno partecipato alla Mostra, alcuni dei quali hanno finora trovato difficoltà a raggiungere il paese campano in occasione delle iniziative e a trovarvi sistemazione, possano alloggiare a godere appieno di un ambiente artisticamente caratterizzato, dando loro la sensazione di aver dormito all’interno di un opera d’arte.   Sua […]

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Eventi nazionali

Riti settennali di Guardia Sanframondi. I fedeli incontrano l’Assunta

I Riti settennali tributati alla Madonna dell’ Assunta, che si celebrano a Guardia Sanframondi (Bn) ogni sette anni, sono una delle manifestazioni religiose più coinvolgenti, controverse e particolari al mondo. Evento particolare in cui la penitenza interiore trova la sua espressione più radicale nella penitenza esteriore, è difficile descriverli, esattamente come è impossibile raccontare la devozione dei guardiesi nei confronti dell’ Assunta. L’unica cosa da fare è tracciare una panoramica della manifestazione e parteciparvi, a cuore aperto. Il ritrovamento miracoloso dell’Assunta Leggenda vuole che in un tempo imprecisato, due maiali, condotti al pascolo da un garzone, iniziassero improvvisamente a scavare nel territorio di Limata, ai confini tra Guardia e San Lorenzo Maggiore, mentre un suono sempre più incalzante di campanelli si diffondeva nell’aria. Venne così ritrovata la statua dell’ Assunta. Nessuno riusciva a tirarla fuori dalla buca, tuttavia, finché un vecchio cieco del rione Croce, portato sul luogo e riavuta miracolosamente la vista, notò che il Bambinello in braccio alla Madonna aveva in mano una spugna. I presenti ne fecero una riproduzione con del sughero e degli spilli all’interno e solo quando tutti cominciarono a battersi con essa, la statua venne rimossa. Si provò a condurla verso i vari paesi limitrofi ma si fece pesante e non trasportabile. Solo quando si prese la strada per Guardia, la Madonna ridivenne leggera. Storicamente la statua viene fatta risalire al secolo XI, mentre gli studiosi di oggi la datano al secolo XIV. Dei due campanelli, uno più piccolo dell’altro, attaccati ad un sostegno di legno, con due sporgenze laterali con cui poterli prendere, il più grande reca la scritta ‘Jesus Maria 1048’, sicuramente l’anno della fusione, mentre su entrambi sono incisi i nomi di ‘ Assunta e Pietro Pascale’, con molta probabilità i nomi degli offerenti I Riti settennali I Riti o “Festa dell’ Assunta” si svolgono in 7 giorni ogni 7 anni, anche se in passato la statua dell’ Assunta era portata in processione ogni volta i fedeli ne avvertissero il bisogno. La settimana successiva al 15 agosto, i rioni di Guardia, Croce, Portella, Fontanella e Piazza, procedono con due processioni, di “penitenza” e di “comunione”. I Misteri che in parte le compongono, di origine medievale, sono rappresentazioni sceniche della Sacra Scrittura, della Vita dei Santi, di Dogmi della Chiesa e vengono rappresentati da fedeli che, in costumi d’epoca talvolta pregiati, sfilano mantenendo inalterate le loro pose figurative ed usando solo la mimica. Ogni quadro è preceduto da un “vessillifero”, un angelo o un paggio che reca un’insegna col titolo del Mistero ed è seguito da un gruppo di fedeli del rione di appartenenza. “I disciplinanti, o flagellanti”, partecipano alle processioni rionali in saio bianco e cappuccio con occhiaie, sono disposti per due in una lunga fila e sono così chiamati perché usano la ‘disciplina’, strisce metalliche, unite da una catenella, con le quali si percuotono le spalle. Il sabato, in un corteo preceduto da una croce, sfila il clero locale e diocesano presieduto dal Vescovo, con una fune incrociata sul petto […]

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Attualità

Il Balletto di Benevento inaugura il BCT

Il Balletto di Benevento ha inaugurato il Festival Nazionale del Cinema e della Televisione (BCT), che si terrà a Benevento dal 5 al 9 luglio 2017 con la prima nazionale del musical West Side Story. Il 4 luglio 2017 presso il Teatro Romano, la “Compagnia Balletto di Benevento”, diretta da Carmen Castiello, ha scelto di riproporre il famoso musical statunitense con l’intento di creare un punto di incontro tra musica, arti sceniche e danza, come anteprima del BCT, diretto da Antonio Frascadore, che si ripromette di consentire la produzione e la promozione di idee nuove per un confronto costruttivo su temi appartenenti al piccolo ed al grande schermo, cari a tutti. Le coreografie di Jerome Robbins sono state riprese da Carmen Castiello, fondatrice e direttrice del Balletto di Benevento, mentre le musiche di Leonard Bernstein sono state eseguite dal vivo dall’Orchestra Filarmonica di Benevento (OFB), diretta dal Maestro Marco Attura. Un’illuminazione più calorosa di un battito di mani La serata è iniziata con la Compagnia Balletto di Benevento e l’ Orchestra Filarmonica di Benevento che hanno invitato il pubblico ad illuminare con le candeline consegnate all’ingresso la splendida cornice del Teatro romano. “Ognuna di queste candele fa una luce fioca, debole ma quando migliaia di queste luci brillano contemporaneamente sono in grado di illuminare un intero teatro, così l’arte trova la sua luce nel pubblico, in tutti voi che qui, stasera, state sostenendo la professionalità di più di cento artisti, illuminando per una sera uno dei meravigliosi teatri di Benevento”, questo il messaggio di benvenuto della serata. Dopodiché le note eseguite dall’Orchestra Filarmonica di Benevento hanno annunciato l’inizio dell’emozionante spettacolo, un classico del cinema e del musical internazionale, premiato con bene 10 oscar e apprezzato da milioni di persone. West Side Story è un musical statunitense del 1957, scritto da Arthur Laurents e liberamente ispirato alla tragedia di Shakespeare Romeo e Giulietta. Debuttò a Washington e in seguito venne messo in scena a Broadway e venne accolto nel Regno Unito in maniera entusiastica. Nel 1961 la United Artists ne produsse anche una versione cinematografica, con Robbins, che curò le coreografie dalla premiére, e Robert Wise. Il Balletto di Benevento coinvolge la città delle streghe La rielaborazione beneventana ha fatto il pieno dei posti a sedere, in una serata di successo che ha visto partecipare, come ospiti della Compagnia Balletto di Benevento, Josè Perez, notissimo e apprezzatissimo ballerino di “Amici di Maria De Filippi”, che l’anno scorso ha portato in scena la Carmen di Bizet, sempre nella splendida location del Teatro Romano di Benevento, ed Odette Marucci, danzatrice professionista, diplomatasi presso la Scuola di Ballo del Teatro San Carlo di Napoli, che attualmente lavora presso la Jas Art Ballet.  Lo spettacolo ha coinvolto 38 danzatori, di cui sei solisti, del Balletto di Benevento, 3 acrobati e, come “maitre de ballet” la Prof.ssa Nicoletta Pizzariello, docente di ruolo presso l’Accademia Nazionale di Danza e ballerina dell’Opera di Roma.  La compagine orchestrale, invece, ha previsto 80 musicisti e quattro cantanti, Ida Elena De Razza, Giuseppe Raimondo, Federica Buda e Mac Zavadasky. Nelle parole di Carmen Castiello, che ha ringraziato il pubblico per aver comprato i biglietti, in un momento storico, forse, […]

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Eventi nazionali

Festival Nazionale del Cinema e della televisione a Benevento

Benevento organizza la I edizione del Festival Nazionale del Cinema e della Televisione ed ospiterà, tra il 5 ed il 9 luglio, l’universo dei media in tutte le sue forme. La manifestazione sarà inaugurata, il 4 luglio, con lo spettacolo West Side Story, realizzato grazie alla sinergia tra l’Orchestra Filarmonica di Benevento e la Compagnia Balletto di Benevento. Con esso il BCT (Benevento Cinema e Televisione) aprirà la stagione estiva beneventana, che proseguirà con Città Spettacolo ed ancora altri eventi che animeranno la città. Il Festival vedrà cinque giorni di incontri ravvicinati con i protagonisti del piccolo e del grande schermo per potersi confrontare senza barriere di genere su temi che animano la Tv italiana ed il nostro cinema. Benevento diventa un palcoscenico a cielo aperto dove ogni giorno, in maniera gratuita e accessibile a tutti, si svolgeranno manifestazioni e esibizioni diverse tra loro. Ad ogni zona il suo spettacolo: ecco il programma del Festival Nazionale del Cinema e della Televisione Con Pellicole da assaporare, ogni sera il Corso Garibaldi saranno allestiti stand enogastronomici che proporranno un prodotto ispirato ad un lungometraggio, accompagnati da relative rappresentazioni cinematografiche. Nel corso del festival, inoltre, la città sannita ospiterà alcune importanti mostre legate al panorama televisivo e cinematografico italiano, con esposizioni gratuite e percorsi guidati di altissimo livello. La prima mostra, inaugurata il 5 luglio, celebrerà Alberto Sordi e resterà a Benevento per tutto il mese. Ogni giorno i protagonisti del cinema e della televisione saranno a disposizione del pubblico per interviste, dialoghi, confronti. Personaggi come: Toni Servillo, Paolo Ruffini, il cast di Gomorra, Lino Banfi, ed anche Sergio Castellitto, Gerry Calà, Eugenio Bennato e Le Iene e tantissimi altri. Il Festival proporrà, nell’accattivante scenario dell’Hortus Conclusus, un Cinema sotto le stelle  allestito nello spazio della Terrazza dal Multisala Gaveli di Benevento. Nel pomeriggio si potrà assistere alla Proiezione delle pellicole animate di maggior successo degli ultimi anni e si potrà avere un confronto con gli ideatori, i disegnatori ed i produttori dei films. Piazzetta Vari e Piazza Castello, infine, faranno da cornice ad uno Spettacolo musicale, nel quale personaggi televisivi ed attori riproporranno sigle televisive e cinematografiche, per vivere una notte di musica, direttamente dal piccolo e dal grande schermo. Nel corso della manifestazione saranno assegnati premi, scelti da una giuria composta da esperti nel settore, a personaggi e protagonisti del cinema e della televisione che maggiormente si sono distinti negli ultimi anni. Uno di questi è Il Noce d’Oro, che richiama alla mente uno dei maggiori motivi per cui la città è celebre: le streghe di Benevento ed il punto della città presso cui si riunivano. É proprio lì che verrà consegnato Il Noce d’Oro ai protagonisti del Festival nel corso dell’ultima serata di gala dell’evento. L’ultima serata dell’evento vedrà anche lo svolgimento di ben due concorsi a tema. Il primo, Diversamente uguali, dedicato ai giovani con meno di 35 anni, premierà due prodotti cinematografici: un documentario di 10 minuti basato su fatti realmente accaduti e un lungometraggio di 60 minuti; entrambi […]

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Eventi nazionali

A Pino Daniele dedicato il Premio nazionale delle arti

Pino Daniele è l’artista a cui è stato intitolato il Premio Nazionale delle Arti sezione POP ROCK, il cui gran finale si è tenuto il 24 giugno a Benevento nella splendida cornice del teatro romano, con l’accompagnamento musicale dell’orchestra Ritmo Sinfonica del Conservatorio “Nicola Sala”, diretta dal maestro Gianluca Podio. Presidente della giuria è stata Teresa De Sio, insieme ad Ivan Storti (della casa discografica Universal Music Italia), e Fabio Massimo Colasanti (produttore discografico e collaboratore di Pino Daniele). Ha condotto l’evento Ida Di Martino di RADIO KISS KISS Italia, partner della finale Pop Rock promossa dal Conservatorio di Musica “Nicola Sala” di Benevento. Durante la serata, ad ingresso gratuito, è stata realizzata anche una raccolta fondi per la OPEN ONLUS (Associazione Oncologia Pediatrica e Neuroblastoma – nata per volere di genitori, medici e ricercatori da anni impegnati nella lotta contro i tumori solidi che colpiscono i bambini). Al concorso, promosso ogni anno dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca “Direzione Generale per lo studente, lo sviluppo e l’internazionalizzazione della formazione superiore”, giunto alla sua XII edizione, hanno partecipato sei finalisti, che hanno permesso un confronto artistico tra diverse città italiane, unite dalla musica e dall’incontro artistico con il geniale artista. I primi a gareggiare sono stati i ragazzi del Conservatorio di Pescara, con Rebecca Boccariello quale portavoce e voce. Come omaggio a Pino Daniele hanno presentato Neve al sole, mentre come inedito hanno scelto Ritornerai, interpretato solo con voce, piani e quartetto d’archi. Dal Conservatorio di Benevento si sono poi esibiti Lorena Mancini con il suo gruppo, proponendo Allora si, del cantante partenopeo, e Quello che vorrei come proposta personale. Il Conservatorio di Frosinone ha presentato Notte ca se ne va, interpretato da Sara Musela, ed il loro Delicatezza. Il quarto finalista è stato il Conservatorio di Trento, con l’unico cantante maschio a concorrere, Matteo Apetti, che ha presentato come omaggio a Pino Daniele Voglio di più e come inedito La mia storia. Quinto finalista un duo beneventano, che ci ha permesso di apprezzare l’interpretazione di Terra mia, cantata da Antonella Bene e di ascoltare Little baby, scritto ed eseguito dal chitarrista Mario Federico, altro componente del binomio musicale. Il Gruppo di Marta Ascari chiude lo spettacolo con Dubbi non ho, di Pino Daniele, e Libertà come nuova traccia. Pino è Al termine della gara, una commossa Teresa De Sio ha interpretato Quann chiove, dall’album devozionale “Teresa canta Pino”, col quale la cantante ha tentato di “prendere Pino -un traghettatore. Le sue canzoni rimarranno nelle mura delle case, nell’aria, resteranno per sempre- e portarlo nel mondo di Teresa”. Nell’intermezzo precedente alla premiazione, il pubblico ha potuto godere dell’eccellenza dell’Orchestra Ritmo Sinfonico del Conservatorio “Nicola Sala”, che ha proposto brani tra i quali Quando, Chi tene ‘o mare, Terra mia, Sara, A me me piace ‘o blues, Io per lei, Yes I know my way. Il direttore d’orchestra Gianluca Podio ha ricordato Pino con il quale ha collaborato alla scrittura di quattro brani, due dei quali, Voci sospese e Promesse da marinaio, sono […]

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Attualità

Angela Iacobucci presenta “Quella garibaldina della sua trisavola”

Angela Iacobucci ha presentato al pubblico la sua ultima opera, Quella garibaldina della mia trisavola (2000diciassette edizioni), un tuffo nel controverso periodo del Risorgimento, di cui si conosce ancora ben poco. L’evento, inserito nella III Edizione  della collettiva d’Arte Sinergie diretta da Antonella Botticelli, si è tenuto martedì 20 giugno 2017, alle 17.00, nella Sala Consiliare della Rocca dei Rettori. Un racconto di passioni La presentazione si apre con Elide Apice a far da moderatrice, che ci spiega come i festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia nel 2011 siano stati per la Iacobucci l’occasione per accorgersi di una curiosa riproposizione di nomi e cognomi della sua famiglia nelle cronache dell’epoca e siano dunque stati il motore per una serie di ricerche che hanno portato alla realizzazione del volume pubblicato. La giornalista evidenzia quanto questo libro sia in realtà una “narrazione di passioni”, perché passione è quella espressa dalla Iacobucci nella sua inchiesta storica ma è anche quella che ha animato personaggi di un’epoca lontana a cui la penna dell’autrice ha dato voce, e tanto è stata incisiva la capacità della scrittrice di “raccontare” con semplicità e carattere le contingenze storiche di un periodo ancora in chiaroscuro. Quando prende la parola Maria Grazia Porceddu, Responsabile dell’Ufficio Stampa di Edizioni 2000diciassette, sottolinea quanto il romanzo sia perfettamente integrato nelle dinamiche della casa editrice, che vuole “portare il Sannio oltre i confini del Sannio” e partecipare ad un’opera di delucidazione di uno spaccato storico troppo a lungo trascurato. La dott.essa Emilia Tartaglia Polcini, amica e collega della nostra autrice, racconta invece la genesi di Quella garibaldina della mia trisavola, proposto inizialmente come pièce teatrale dal titolo omonimo  e rappresentata da un gruppo di studenti insieme al laboratorio sperimentale “Solot”, per celebrare la nascita della Provincia di Benevento.  Successivamente pone l’accento su quanto oggi “abbiamo perso in merito a valori e sentimenti” e pertanto lavori come quello della Iacobucci acquistano valore formativo, evocativo ed artistico perché arricchiscono la nostra memoria storica. Siamo oggi perché siamo stati ieri Ospite della presentazione è stato anche il Prof. Aniello Cimitile, già Rettore dell’Università del Sannio e Presidente della Provincia di Benevento. Analizzando da un punto di vista storico la situazione beneventana dell’epoca, quando si combatteva per scacciare la presenza pontificia che da quasi otto secoli imperava sulla città e per ricostruire l’antica patria sannita, il Prof. rileva che il Risorgimento è stata una rivoluzione giovane e proprio nell’opera dei giovani di allora è da ricercarsi un bagaglio culturale e di memoria storica per i giovani di oggi con cui potersi affacciare al futuro. Angela Iacobucci innesca in questo senso la scintilla della curiosità nella giovane mente di Camilla, uno dei personaggi del romanzo, che per una coincidenza di nomi e date diventa colei che alza il velo su un passato che affonda le radici anche nel suo albero genealogico. Altro aspetto evidenziato dal Prof. Cimitile è la consuetudine storica di non parlare mai delle donne: con Angela Iacobucci invece questo non accade. Autrice prima del testo didattico Donne e scienza nel 2006 e poi di Ipazia […]

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Napoli & Dintorni

Il Mediterranean Pride of Naples attraversa la città come un’onda

Napoli diventa teatro, sabato 24 giugno, del Mediterranean Pride of Naples, un’iniziativa che ha come scopo la rivendicazione dei diritti delle comunità LGBTQI (Lesbico, Gay, Bisessuale, Transessuale, Intersessuale) presenti sul territorio nazionale e la sensibilizzazione della popolazione italiana per creare insieme un mondo in cui ciascuno si possa sentire libero di amare, di vivere e di esprimere la propria personalità senza essere vittima di discriminazioni di genere. La manifestazione rientra nel programma dell’Onda Pride nazionale, iniziata con il Toscana Pride di Arezzo del 27 maggio, che si concluderà col Salento Pride del 19 agosto, in cui si rievocano i famosi “moti di Stonewall”.  “We are everywhere”fu lo slogan della rivolta scoppiata nel bar gay Stonewall Inn, a New York, nella notte tra il 27 ed il 28 giugno del 1969, tra gruppi di omosessuali e la polizia. Tutto inizia quando la transessuale Sylvia Rivera -pare- gettò una bottiglia contro un poliziotto, dopo essere stata pungolata con un manganello, dando così il via agli scontri. Questo episodio è generalmente considerato come l’atto primo della nascita del movimento di liberazione gay in tutto il mondo e pertanto il 28 giugno è stato eletto dal movimento LGBTQI come “giornata mondiale dell’orgoglio LGBTQI (Gay Pride). La prima parata pubblica di omosessuali in Italia ebbe luogo il 5 aprile 1972 a Sanremo per protestare contro il “Congresso internazionale sulle devianze sessuali” organizzato dal Centro italiano di sessuologia, di ispirazione cattolica. Da quel momento in poi, nei giorni precedenti o successivi al 28 giugno, sono sempre più numerose le città italiane che ospitano annualmente la manifestazione (ben 24 nel 2017). Onda Pride, la diversità ci rende uguali L’Onda Arcobaleno, dai colori che le associazioni LGBTQI hanno scelto per rappresentarsi, o Ondapride, nasce dalla volontà di attraversare il nostro paese come un’onda, per dare visibilità alle diverse identità che compongono la realtà che ci circonda e per conferire a ciascuno il rispetto che merita quale essere umano. La fierezza (il Pride) della comunità LGBTQI risiede nel concetto che ogni persona deve essere orgogliosa di ciò che è, speciale nella sua unicità. L’orientamento sessuale o identità di genere sono innati e non possono essere alterati intenzionalmente, modificati o “corretti” e la diversità sessuale non è una malattia o una vergogna da nascondere. Il Mediterranean Pride of Naples ha scelto come temi centrali di quest’anno il corpo, concepito nella sua capacità di autodeterminarsi ma anche come oggetto di violenza e di discriminazione, ed il Mediterraneo, culla di popoli diversi per cultura e tradizioni, inteso come invito all’unione, allo scambio, al dialogo in un universo che allontana, divide ed emargina. Il logo scelto per la parata è una rielaborazione della statua del Nilo, scultura antica ma che sorge nel cuore della città, e l’appuntamento è alle ore 16.00 il 24 giugno a Piazza Municipio , luogo simbolo sia dell’accoglienza, sia della lotta al razzismo ma anche sede delle celebrazioni civili che la città partenopea finalmente ospita, perché “il Pride è di tutti”.

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