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Eroica Fenice

Culturalmente

Danze popolari: uno sguardo nel mondo e in Italia

Danze popolari: espressioni del popolo “Quando un vecchio danza, di vecchio in lui non ci sono che i capelli; il suo spirito è giovane ancora”. È così che Anacreonte parlava della danza, istinto, primordiale nell’uomo, che permette di esprimersi attraverso i movimenti del corpo, “abitando” uno spazio. Se ad oggi la danza appare come un’attività di svago, una disciplina sportiva o di spettacolo, nell’antichità era alla base di diversi riti devozionali, rivelandosi in molti momenti anche un modo diverso di pregare. Tutto questo può essere riassunto con una sola nozione: danze popolari. Ad oggi si contano diverse danze popolari ma vediamo le più importanti insieme. In Costa d’Avorio, il ballo più importante è quello in maschera Zaouli. I flauti e i tamburi accompagnano il danzatore, che batte forsennatamente i piedi a terra. Il suo volto è coperto da una maschera tradizionale dai toni variopinti. Ogni villaggio ha il suo danzatore personale che, come un atleta professionista, si esibisce durante celebrazioni ufficiali o funerali, con lo scopo di rafforzare la pace e garantire una buona produttività. Lungo la costa caraibica della Colombia, si balla la cumbia, che, dal termine kumb, significa “suono, rumore o frastuono, ballare“. Si tratta di un mix di seduzione e corteggiamento, arricchito da movimenti sensuali dei fianchi e da passi corti. Il partner maschile, solitamente con un fazzoletto annodato alla gola che agita in alcuni momenti precisi, danza generalmente intorno alla compagna, in una sorta di corteggiamento primordiale. Fino alla metà del XX secolo, la cumbia era considerata una danza sfacciatamente inadeguata per le classi alte, per cui veniva eseguita solo dai meno abbienti.  Oggi, nelle zone di Perù, Colombia, Argentina e molte altre, viene eseguita come “ballo di coppia”, stando uno di fronte all’altra, senza contatto fisico diretto, compiendo passi avanti ed indietro all’unisono. Da non confondere con la “cumbia villera”, una variante della musica folk colombiana nata nei quartieri poveri di Buenos Aires., che ha sonorità maggiormente commerciali e spesso testi che raccontano di esperienze criminali o di droga. L’Ucraina è il regno dell’Hopak. Danza tipica per russi ed ucraini, viene eseguita a partire dal XVI secolo perlopiù nelle comunità militari, dove i soldati vincenti celebravano spesso la vittoria mettendo in scena episodi della battaglia eseguiti con passi di danza, salti con spaccata e posture accovacciate, a braccia conserte. La danza “dei cosacchi” è il ballo “corporale” più conosciuto in Russia e coinvolge tutto il corpo: chi lo pratica deve essere abile nel maneggiare le armi, avere una corporatura robusta ed avere doti canore. In Brasile, invece, troviamo il “frevo”. I ballerini di questo ballo eseguono in sequenza circa 120 movimenti, inclusi quelli tipici delle danze acrobatiche e della capoeira. I “passistas” (i ballerini) indossano completi succinti dai colori più variegati e si esibiscono per lo più durante il carnevale pernambucano della città di Olinda. Considerata patrimonio dell’Unesco a partire dal 2012, le origini di questa danza si dice risalgano ai disordini che avvenivano in strada durante la celebrazione carnevalesca, per limitare i quali la marcia […]

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Culturalmente

Lo stile gotico, uno sguardo alla sua nascita

  Proveniente dalla Francia, ecco le caratteristiche principali dello stile gotico, un modus operandi che si riversa in tutte le arti che conosciamo. Il gotico è una fase della storia dell’arte che da un punto di vista geografico, vede la luce nella regione di Parigi, per poi diffondersi in tutta l’Europa. Il gotico fu un fenomeno che interessò diversi settori della produzione artistica, arrivando persino alle cosiddette “arti minori”: oreficeria, intaglio di avorio, vetrate, tessuti… La parola si rifà ad un’origine rinascimentale, e di fatto significa “barbaro”. Il gotico si identifica come l’arte dei monarchi e della borghesia ricca. La nascita ufficiale dello stile viene considerata la costruzione del coro dell’Abbazia di Saint-Denis a Parigi, consacrata nel 1144. In quel frangente, l’architettura gotica voleva diventare un mezzo per arrivare a Dio. Le novità di tale stile si diffusero con modi e tempi diversi arrivando però in diversi stati: Inghilterra, Germania, Spagna, Italia, Austria, Boemia, Ungheria, Polonia e molti altri. In epoca gotica vi fu uno stretto rapporto tra arte e fede cristiana, ma fu anche il periodo nel quale rinacque l’arte laica e profana. In epoca medioevale l’architettura gotica era chiamata opus francigenum, mentre fu identificato come “stile dei goti” (antico popolo germanico) per la prima volta da Giorgio Vasari nel XVI vedendo in esso lo stile contrapposto a quello classico greco-romano. Il gotico in quanto stile, si fonda su caratteristiche specifiche: una di esse, si direbbe la più importante, è il fatto secondo il quale a partire da questo stile le costruzioni si basavano sul “verticalismo” visto come passaggio dal terreno al divino. La facciata generalmente era serrata da due alte torri, gli archi rampanti circondano il corpo della chiesa, allargando la base d’appoggio, scaricando il peso della struttura. Con il tempo, tali orpelli divennero anche elementi decorativi. La luce è una delle caratteristiche principali di questo stile, ed è simbolo della trascendenza divina. Le vetrate sono immense e colorate, la luce che trapela da esse è calda ed intensa. I colori predominanti sono il blu, il giallo, il rosso e il verde, ma fondendosi tra di loro regalano una gamma infinita di sfumature. Le scene in genere presentano i temi delle Sacre Scritture, dando ai fedeli più ignoranti la possibilità di capire la Bibbia attraverso l’iconografia delle vetrate. Tutte le cattedrali sono rivolte verso est cioè verso la luce. Uno dei monumenti gotici più iconici è senz’ altro la Cattedrale di Parigi, che nel corso degli anni ha subito danni gravissimi durante gli incendi della rivoluzione francese. La pianta è a croce latina, la facciata è percorsa dalla galleria dei re di Giuda e di Israele, interamente rifatta. Sul portale principale è possibile ammirare la raffigurazione del giudizio universale, dove le anime vengono giudicate da Gesù e gli angeli supplicano la loro salvezza. Vi è anche la galleria delle chimere, note come gargouilles che hanno la funzione di doccioni. L’interno è a 5 navate. Gli archi rampanti circondano la cattedrale che è tra le più vaste di Francia. […]

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Libri

Cristiano Carriero in un progetto editoriale polifonico: Come l’aria

Come l’aria. Cose che ci mancano e ci riprenderemo presto è un progetto editoriale corale nato da un’idea di Cristiano Carriero, diventato poi un ebook edito da Les Flâneurs Edizioni.  Diversi gli argomenti affrontati: l’organizzazione di una nuova quotidianità, la famiglia, la gente, il dolore, la nostalgia e molti altri. Ad aprire la raccolta è la straordinaria prefazione di Cristiano Carriero. L’autore prepara davanti agli occhi del lettore, le cose che andrà ad affrontare. Dalla disperazione della perdita alla gioia dei piccoli momenti. Cristiano Carriero imbandisce in modo esemplare un tavolo ricco di vivande. Nel racconto Piccoli momenti di felicità, Francesco Scarrone, introduce il concetto di attesa. Raccontando di come del prima covid19 ci fossero diverse fasi preliminari al sorseggiare una pinta fresca. Quell’attesa, che in quei momenti appariva una frustrante perdita di tempo, al cospetto di un’attesa di certo più grande e snervante, adesso appare come una lontanissima gioia. In Mancanza si sviscera appunto il concetto di vuoto e mancanza. Per la prima volta, seguite da molte altre, nella raccolta, ci si ritrova dinanzi ad un pendio affacciato sul vuoto. Lo scritto ripercorre le mancanze collettive: la spesa, il chiasso dei bambini, il profumo del pane sfornato e il via vai dei passanti. In un racconto sensazionale in cui Lorena Carrella ci lascia assaporare il sapore delle cose che ci sembrano ormai lontanissime. Giulia Ciarapica regala alla raccolta uno degli scritti più emozionanti. Quel che resta del male pone la sua attenzione su una quarantena fatta di solitudine. Essa introduce il concetto di fretta, la stessa che spesso risulta salvifica e fatale per la vita di molti, in un racconto in cui, dove la fretta quotidiana viene a mancare, ogni male raggiunge la sua vittima, fino a trascinarla verso la fine. Uno dei temi centrali, al di là della morte e del dolore provocate dal coronavirus, è in assoluto quello della solitudine, che in questo racconto viene presentata in modo emozionale ed intenso. In Germogli, di Luciana Brucato, si assiste ad una storia d’amore. Il racconto lascia vedere a tutto tondo, di quanto sia difficile amarsi mantenendo le giuste distanze in un sentimento che non ne ammette alcuna. Silvia Gianatti, nel suo Ritorneremo stila un personale decalogo, regalandoci la semplicità di una lista di cose che torneremo a fare, che nella sua veridicità potrebbe nel modo più assoluto essere la lista di ognuno di noi. A dare un tocco satirico è Giovanni Sasso con Bentornata inciviltà. Il suo è un racconto verace. Le sue righe raccontano di come in momenti come questi, anche l’inciviltà popolare, fatta di sorpassi, mancate frecce, spintoni involontari e affini, sembrano un ricordo lieve, che in ogni caso, non tarderanno ad arrivare. La sua è una visione critica della realtà, e il suo racconto di fatto, diventa l’ago della bilancia che mette in equilibrio l’eccedenza di amore universale degli ultimi tempi. Non è mancato neppure il racconto dal tono caritatevole. La Telefonata di Alida Melacarne, mette in luce i punti focali dell’emergenza. Mentre da una parte c’è […]

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Libri

Una storia straordinaria, l’entusiasmante romanzo rosa di Diego Galdino

  Diego Galdino torna in libreria con “Una storia straordinaria” con Leggereditore. Luca e Silvia sono due ragazzi come tanti che vivono vite normali, apparentemente distanti. Eppure ogni giorno si sfiorano, si ascoltano, si vedono. I sensi percepiscono la presenza dell’altro senza riconoscersi. Fino a quando qualcosa interrompe il flusso costante della vita: Luca perde la vista e Silvia viene aggredita in un parcheggio.  Eppure, due anni dopo, la loro grande passione, il cinema, li fa conoscere per la prima volta e Luca e Silvia finiscono seduti uno accanto all’altra alla prima di un film d’amore. I due protagonisti, feriti dalle vicissitudini degli eventi passati, si ritrovano, così, loro malgrado, a vivere una storia fuori dall’ordinario. Il romanzo si apre con una narrazione fitta di eventi, in un flashback che si rivelerà essere cardine di tutto il romanzo. Luca, protagonista dalle mille sfaccettature, incarna il ragazzo buono e generoso “della porta accanto”. Di lui, il racconto pre- incedente, farà conoscere il lavoro, le giornate frenetiche e la quotidianità, e poi tutto ciò che riguarderà la sua nuova vita, da persona disabile. Interessante è l’approccio iniziale fra i due personaggi. Silvia e Luca: infatti, si guardano, si incontrano più volte, e si conoscono, ancora prima di riscoprirsi innamorati. La magia di un –bacio frappè– darà un tocco quasi del tutto fatalista al romanzo. Il personaggio di Silvia, invece, in seguito all’aggressione subita, cambia del tutto. La Silvia sfrontata delle prime pagine, si rivelerà poi un essere fragile e fitto di paure, con un grande timore del prossimo, e tanta titubanza che, al cospetto di Luca, sembra svanire del tutto. L’alternanza di narrazione tra il punto di vista di lei e di lui fornisce al romanzo un ritmo incalzante, permettendo al lettore di rivolgere la propria attenzione ad ogni azione, gesto o sguardo. Se da una parte –l’incontro-scontro- fra i due protagonisti sembra incarnare il tipico cliché da film e libro romantico, al contempo, il fatto di avere una narrazione quasi simultanea di ciò che avviene all’uno e all’altro, sembra rivelarsi come un espediente letterario molto interessante. Una storia straordinaria sembra essere basata tutta sull’avvicendarsi dei cinque sensi: i capitoli sembrano essere dedicati all’olfatto, al gusto, all’udito, al tatto e alla vista. I protagonisti, al di là delle difficoltà fisiche e psicologiche di entrambi, entreranno in pieno contatto fra di loro usando i cinque sensi. I profumi di Silvia e Luca, il gusto delle cose buone da mangiare, il desiderio di toccarsi e di sentirsi stretti in un abbraccio, la voglia di ascoltare solo una voce, e il fatto di essersi visti, anche se per poco, renderanno l’amore dei due ragazzi, di fatto, una storia emozionante e completa. La disabilità di Luca (necrosi retinica acuta) è affrontata in modo leggero ed approfondito. Non ci si ritrova mai dinanzi alla storia di una persona mestamente rassegnata. Gli alti e i bassi e lo sconforto di una vita totalmente cambiata, rendono veritiero, ma non funesto, il racconto di un ragazzo a cui è stata strappata […]

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Culturalmente

Tradizioni giapponesi: la storia di un popolo tra ieri e oggi

Conoscere la cultura giapponese vuol dire conoscere il Giappone e i suoi abitanti. Si propone qui un viaggio attraverso le tradizioni giapponesi. Ancora oggi le tradizioni giapponesi restano alla base della vita del suo popolo, ma in un mondo multiculturale. Infatti, anche l’occidente sembra aver aperto le sue frontiere ad usi e costumi esteri, come quelli del Giappone. Tradizioni giapponesi: le più famose Una delle caratteristiche più iconiche del Giappone è la cosiddetta cerimonia del tè, chiamata “Sado” o “Cha no yu”. La storia della cerimonia risale a più di 1000 anni fa. Generalmente essa viene fatta con il Matcha o il Sencha, entrambi derivati dal tè, ma con foglie diverse: il primo deriva dal tè verde, mentre il secondo da foglie comuni di tè. La cosa più importante della cerimonia del tè è senz’altro come essa viene svolta. Esistono infatti due modi: “Omoto Senke” e “Ura Senke”. La differenza sostanziale è il modo in cui si tiene la tazza (chawan) e come si beve il tè. Durante la cerimonia sono in genere serviti anche dei dolci tipici (wagashi). È importante ricordare che alla cerimonia è possibile partecipare solo indossando un kimono. Un’altra tradizione importante è quella della disposizione dei fiori (Ikebana oppure Kado). La tradizione sembrerebbe risalire al VII secolo. Ad oggi ci sono più di 1000 scuole in tutto il mondo che la insegnano. I fiori vengono disposti in un vaso e tenuti insieme con una sorta di spilla (Kenzan), tenendo conto di colori, linee e forme. Questa tradizione, insieme a quella del tè in genere viene insegnata per lo più alle giovani spose prima del matrimonio. A proposito di matrimonio, esso viene celebrato con il rito shintoista. La cerimonia si svolge presso il santuario o la casa dello sposo. Ad ufficializzare il rito è un sacerdote con abiti tradizionali (veste bianca, cappello di taffettà e uno scettro). La sposa indossa il solito abito bianco o un colorato kimono ricamato. La donna in genere indossa anche un voluminoso copricapo di seta bianca, che simboleggia calma ed obbedienza. Lo sposo invece indossa un kimono cerimoniale con gonna-pantalone, un sotto kimono e un kimono con gli stemmi di famiglia. Prima di iniziare il rito, gli sposi e i parenti necessitano di una purificazione nell’acqua delle fontane all’ingresso del tempio. Durante la cerimonia gli sposi sono invitati a bere tre sorsi di sakè (bevanda alcolica al riso) da tre tazze di dimensioni diverse poste sull’altare, insieme a riso, frutta e sale. Anche i genitori degli sposi dovranno bere tale bevanda. Per ultimo, la coppia prima di recarsi al ricevimento, deve fare un’offerta agli dèi. Anche il judo rientra nelle tradizioni orientali. È da ricordare che esso compare nello sport olimpico ufficiale, oltre che essere una delle arti marziali più famose del Giappone. Esso viene praticato da uomini e donne, ed è fitto di tecniche e regole chiamate anche “waza”. L’arte della calligrafia chiamata anche “Shodo” è famosa in tutto il mondo. Diverse sono le scritture esistenti, ma le più famose restano […]

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Culturalmente

Monumenti di Londra, dieci da vedere assolutamente

Sei alla ricerca di posti da vedere per il tuo prossimo viaggio? O ti interessa conoscere solo meglio Londra? In entrambi i casi questo è l’articolo giusto per te. Londra, capitale dell’Inghilterra, è una delle città più moderne, nonostante le sue origini risalgano all’antica Roma. Numerose sono le ragioni che attraggono i turisti, rendendo Londra ad oggi, la terza città più visitata al mondo. Scopriamo insieme quali sono i monumenti caratteristici di questa magnifica città. Monumenti di Londra: la nostra classifica Primo fra tutti, ricordiamo il Big Ben. Di sicuro è la prima immagine che viene in mente quando si pensa a questa città. Fu costruito in seguito alla distruzione del palazzo di Westminster nel 1834. Una delle cose più curiose che lo riguarda è senz’altro la sua conformazione: esso misura 2.28 metri di altezza e 2.75 metri di larghezza, essendo di fatto più largo che alto. L’unico modo per visitare i suoi interni è il Tour of Elizabeth Tower. Per raggiungere la parte più alta della torre è necessario percorrere 334 scalini a spirale. L’unica pecca è che solo ai residenti in UK è permesso fare il tour. La St. Paul’s Cathedral fu costruita da Christopher Wren. L’idea dell’architetto era di poter dare ai cattolici britannici un posto per pregare al sicuro. La sua storia è piuttosto controversa, la cattedrale fu infatti costruita nel 604, venne distrutta nel 1559, e nel 1657 venne avviato il progetto di ricostruzione che durò fino al 1710. Il Tower Bridge resta senz’altro uno dei monumenti più iconici di Londra. Venne costruito nel diciannovesimo secolo, in un periodo in cui grazie alla forte espansione britannica, si avvertì l’esigenza di attraversare in altro modo il Tamigi. Costruire questo ponte fu alquanto difficile: si impiegarono infatti 8 anni. La visita guidata permette di godere di una vista panoramica di 42 metri percorrendo il Tamigi. Ben diverso è il Tower of London. Numerosi sono stati i suoi utilizzi: fortezza, arsenale, residenza reale, ma la cosa per cui viene più ricordato è senz’altro il suo uso detentivo. Esso infatti veniva usato come luogo di terribili torture. Arriviamo al cosiddetto London Eye o col nome meno conosciuto di Millenium Wheel. Ci vollero sette anni per terminare la ruota panoramica, che detenne il titolo di ruota più alta del mondo fino al 2006, surclassata dalla cinese “Singapore Flyer”. Ogni cabina può ospitare fino a 25 persone, e nel punto più alto è possibile godere di una vista londinese a 360 gradi. Il Buckingham Palace venne usato per la prima volta nel 1837 come residenza ufficiale dei sovrani britannici. Ad oggi è usata come quartier generale amministrativo della monarchia. Le sue stanze sono usate anche per eventi formali come concerti o performance. Le istituzioni del parlamento britannico convogliano la loro presenza presso il Palace of Westminster. Il palazzo nuovo, così chiamato, perché anch’esso fu distrutto dal fuoco nel 1834, è una delle principali attrazioni turistiche londinesi. Di sicuro più informale è Covent Garden. Il suo uso più comune è senz’altro quello di […]

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Libri

Linda Barbarino e il suo entusiasmante esordio in La Dragunera

La Dragunera, romanzo d’esordio di Linda Barbarino pubblicato da Il Saggiatore, avrebbe dovuto fare il suo esordio in libreria il 12 Marzo. Ma date le difficili circostanze in cui riversa l’Italia per adesso può essere letto in epub sul sito della casa editrice, in attesa di essere acquistato in tutte le librerie. La Dragunera di Linda Barbarino. Sinossi della trama e personaggi Il romanzo inizia la sua narrazione in modo repentino e catapulta il lettore nella vita di Rosa Sciandra, un personaggio controverso che per alcune circostanze della vita si troverà ad essere “la buttana” del paese. È una donna che vuole sembrare forte, ma in tutta la sua vita non ha fatto altro che costruire un guscio protettivo contro i duri colpi del destino. Una donna nostalgica, che ricorda il passato con incanto e disillusione. La vita di Rosa è allacciata a quella di sua sorella Anna. La loro infanzia, narrata tramite flashback, è caratterizzata dai giochi del tempo e dalle litigate tra sorelle. In seguito, a causa di un tragico avvenimento, le strade delle due bambine si divideranno. Accanto a Rosa uno dei personaggi principali è senz’altro Paolo, il cliente più affezionato della protagonista. Egli lavora tra i campi di famiglia sin da bambino e con il tempo è diventuo responsabile, capabrio e serio. Il suo unico vizio è legato alle “belle donne“. Suo fratello Biagio è invece l’esatto opposto: egli vuole studiare, realizzarsi, e tornare a casa solo quando è in difficoltà. Tutto ciò rimarca l’ostilità accesa tra i due fratelli. Uno dei personaggi più controversi, di cui si arriverà a capire ben poco, è quello della Dragunera. La donna, chiamata così a causa di sua madre, sposerà Biagio. Quell’unione non sarà mai ben vista in famiglia, poiché al paese sono molti i racconti che ruotano attorno alle due donne. La dragunera senior infatti è famosa per gli intrugli contro il mal di pancia, il mal d’amore e ogni efferatezza sovrannaturale. La Dragunera rappresenta l’incarnazione della sensualità, della donna bella e potente che non si lascia comandare, ma piuttosto comanda. Il rapporto tra quest’ultima e Paolo non sarà mai del tutto chiaro. L’uomo infatti, pur sapendo che la donna è la moglie di suo fratello, non disdegnerà mai di desiderarla per quanto si avvicendi tra la passione e l’odio verso di lei. Tra i personaggi più navigati troviamo Don Tano e Donna Angelina, i genitori di Paolo e Biagio. Tra i due il rapporto sarà piuttosto controverso: trattandosi di un racconto dai toni “arcaici” non manca la prevaricazione dell’uomo sulla donna. Il maschilismo sottile, intriso nelle frasi come “tu sei donna e non devi immischiarti nelle cose da uomo” rende in modo preciso la condizione delle donne di quei tempi. Un elemento molto importante su cui focalizzare l’attenzione è il rapporto tra Rosa e Paolo. Pur essendo un rapporto tra prostituta e cliente, il loro non sarà mai un vano atto sessuale. In alcuni momenti si percepisce il desiderio romantico della donna, che però resta inesploso a […]

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Libri

“Stanze”: l’antologia di racconti dell’Università Federico II di Napoli.

Pubblicata da Dante & Descartes con il contributo del Dipartimento di Studi Umanistici  Federico II di Napoli, Stanze è un’antologia di racconti nati all’interno del seminario Scritture in Transito, tra Letteratura e Cinema, un progetto guidato dalla professoressa Silvia Acocella, docente di Letteratura Moderna e contemporanea), e coordinato da Francesco Amoruso, scrittore e cantautore. Stanze, struttura della raccolta L’antologia si apre con una sorta di “lettera” a chi legge e che funge da prefazione, dove la professoressa Acocella rivolge al lettore le sue parole chiarifiche e sincere. Il suo scritto, che precede quello degli autori, rappresenta l’antipasto per le prelibate vivande letterarie che di lì a poco imbandiranno le pagine. In L’attesa del vuoto c’è una descrizione quasi macabra di eventi veloci. L’incarnazione di un male sconosciuto, sembra fare da sfondo a tutta la storia. È presente una disperazione umana e disumana e una trasfigurazione irreale dell’uomo. Diverse metafore si fanno spazio all’interno della narrazione: l’uomo che diventa animale, l’uomo che nasce animale, e l’uomo che decide di essere animale. La stanza delle necessità è uno di quei racconti piuttosto avvincenti. Infatti sono presenti diverse storie che sembrano intrecciarsi in un solo punto. L’amore, diverso per ogni esperienza umana, viene incarnato da ognuno dei  personaggi. Il professor Gionata rappresenta un amore contaminato dal pregiudizio. L’uomo, omosessuale, non riesce a vivere la sua natura e i suoi sentimenti in modo espansivo. Giulia, invece, darà voce all’amore impossibile, quello verso un uomo che non si può avere e proiettato verso altre mete. Giancarlo, infatti, l’uomo irraggiungibile, racconterà invece un tipo di amore definibile come illecito. Infatti egli continuerà ad amare un sogno, che alla fine si rivelerà essere solo un capriccio. Argomento de La stanza dell’ospite è invece la maternità. Il racconto non costituisce la spiegazione emozionale di una vita che sta per nascere, quanto piuttosto un diario di bordo di qualcosa che la protagonista non saprà spiegarsi. In più punti il racconto sembrerà dipingersi di note paranormali ricongiungendo, di fatto, la realtà circostante e alla donna e al proprio intricato mondo interno che solo chi mette alla luce un altro essere umano può spiegare. Il racconto è emozionante e rapido, nel suo apparire sotto forma di parole chiaroscure. Salva Illum è uno scritto enigmatico. Le parti latine forniscono al racconto una patina antica che non disturba. Ci saranno descrizioni di luoghi, eventi, oggetti e persone, in modo sublime. Fino alla fine il suo climax narrativo tiene il lettore incollato alle pagine. Stanze, il racconto che sembra dà il nome all’intera raccolta, è quasi una poesia. Il testo è caratterizzato da una musicalità affine alle canzoni. Le descrizioni leggere e fresche scivolano sulla lingua di chi legge in modo quasi cantilenante. Una boccata d’aria che lascia riprendere tempo alla lettura più sprezzante dei racconti successivi. Nel racconto La grotta si viene catapultati in una storia dai toni distopici. Il mondo dei tre protagonisti, scosso da eventi drammatici, sembra essere solo un ricordo di quello che conosciamo. All’interno di esso troveremo la disperazione dell’adattamento, […]

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Culturalmente

Tallone d’Achille: un mito che ancora oggi è sulla bocca di tutti

L’espressione “tallone d’Achille” oggi indica il punto debole di una persona, ma le sue origini hanno radici più profonde. L’iconico modo di dire deriva dal mito di Achille, uno dei personaggi più famosi della mitologia greca, e dell’Iliade. Achille, nacque dall’unione tra il mortale Peleo, re della Tessaglia, e la ninfa Teti. La ninfa, che desiderava rendere suo figlio totalmente immortale, decise di immergere tre volte il bambino nel fiume infernale chiamato Stige. Esso aveva una particolarità precisa: rendeva invulnerabile qualsiasi essere vivente. Il bagno ebbe effetti sorprendenti, ma Achille, che non era stato immerso completamente, fu vittima di una distrazione. Sua madre Teti, infatti, sorreggendolo dal tallone, lasciò fuori dal fiume quella parte del corpo, di fatto l’unico punto debole di suo figlio. Riguardo l’epilogo della storia, la questione è controversa. Secondo una versione, Achille avrebbe affrontato e ucciso Ettore in duello. Paride, che intendeva vendicarsi, sfruttando il fatto che Achille fosse innamorato di Polissena, la figlia di Priamo, gli tese un tranello. Nella falsa lettera d’amore, c’era infatti indicato un luogo per un appuntamento, ma ad attenderlo non fu la bella Polissena ma Paride, che con il suo arco lo colpì al tallone e lo ferì mortalmente. Un’altra versione, racconta che un oracolo profetizzò a Teti che Achille sarebbe rimasto ucciso durante una guerra che si sarebbe combattuta contro Troia. La madre decise di nascondere suo figlio presso la corte di Licomede, re si Sicro, ma quando i Greci proseguirono la loro guerra contro Troia, sotto consiglio dell’indovino Calcante, trovarono e uccisero Achille. Si dice che Teti supplicò più volte il Destino, affinché esso mutasse, ma esso propose due finali per la vita di Achille: o una vita lunga senza meriti o una morte gloriosa. Fu lo stesso Achille a decidere la seconda tragica fine. Il corpo e l’armatura di Achille si narra furono oggetto di grande contesa. Il primo fu protetto da Aiace Telamonio e portato via da Odisseo sul suo carro. Invece le armi di Achille furono contese tra Telamonio e Odisseo. Quest’ultimo ebbe la meglio, considerato più astuto e scaltro, quindi degno di quel regalo. Le vicende di Achille non sono tuttavia narrate solo nell’Iliade di Omero. Infatti esistono numerosi altri miti sulla storia dell’eroe, come l’uccisione della regina delle Amazzoni Pentesilea, o lo scontro con Memnone re di Persia e dell’Etopia. Il tallone d’Achille nell’arte Diverse sono le raffigurazioni dell’eroe: durante il periodo arcaico, Achille è rappresentato come un guerriero armato e con la barba, in età classica si presenta come un giovane dallo sguardo limpido, e in epoca ellenistica ha i capelli sciolti e il carattere impetuoso. La sua figura inoltre è presente in diverse opere d’arte, come le opere nel palazzo di Achilleion nell’isola di Corfù a Gastouri (Grecia). È citato inoltre nella Divina Commedia da Dante Alighieri e la sua storia è narrata anche nel film italo-francese La Guerra di Troia degli anni ’60. Per quanto l’espressione “tallone d’Achille” venga usata anche in ambito giornalistico o medico (tendinite di Achille), la […]

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Notizie curiose

Anno sabbatico tra origini e usanze moderne

Cos’è davvero un anno sabbatico? Come prendersi un anno di pausa dal lavoro o dagli studi, per dedicare il tempo alle passioni e agli affetti? “Mi prendo un anno sabbatico” è una di quelle frasi più sentite nei film o nel gruppo dei pari, ma la sua definizione ha origini molto antiche. La sua denominazione deriva dall’ebraico “shabbat”, ovvero sabato, il giorno destinato al riposo. Nella cultura ebraica, l’anno sabbatico non era una possibilità eventuale, ma una festività che ricorreva ogni sette anni. In onore di Dio, secondo le leggi Mosaiche, ogni sette anni, si lasciava riposare la terra, si condonavano i debiti e gli schiavi potevano tornare in libertà. In particolare, per quanto riguarda la questione schiavitù c’è una precisazione da fare: gli schiavi erano quelle persone che per debiti non estinti o reati commessi, dovevano lavorare presso una famiglia, in genere appartenente alla schiera del creditore, fino a risarcire del tutto i danni. Ad oggi l’anno sabbatico può essere denominato anche come “gap year” o “career break”. Esso consiste nella possibilità di interrompere il proprio lavoro o gli studi, per dedicarsi ad altro, come inseguire un sogno professionale, realizzare un progetto o praticare volontariato. Il gap year è molto comune tra i giovani negli Stati Uniti. Gli studenti statunitensi si permettono un anno di pausa tra la fine delle superiori e l’inizio dell’università, o tra la fine degli studi universitari e la prima esperienza lavorativa. La maggior parte degli studenti decide di passare il proprio anno sabbatico all’estero per imparare una nuova lingua, o per inseguire una vocazione artistica. Diversi studi attestano che chi decide di prendersi un anno di pausa, dopo le superiori, in media ha un rendimento migliore al college. In tempi recenti, tale pausa si è diffusa anche tra i meno giovani, soprattutto se si tratta di categorie che svolgono un lavoro di forte stress (come manager o professionisti della finanza). Gli uomini d’affari sembrerebbero dedicare il loro anno sabbatico alla famiglia. Come prendersi un anno sabbatico in Italia Sono poco conosciute ad oggi, in Italia, due possibilità che seguono la scia del gap year: gli istituti dell’aspettativa non retribuita e il congedo formativo. Si tratta nello specifico, di periodi di pausa dal lavoro non retribuiti, dove alla fine dei quali il lavoratore riavrà il suo posto di lavoro. Possono accedere a tale diritto, i lavoratori che abbiano maturato più di cinque anni di anzianità in un’azienda o presso un altro ente, ed è necessario una richiesta scritta e firmata dal lavoratore stesso. La durata massima è di 11 mesi, ma durante il periodo di pausa, il lavoratore non potrà svolgere alcuna attività retribuita. Si potrà fare richiesta una sola volta nella vita lavorativa all’interno della stessa azienda. È da ricordare che durante l’anno di pausa, il lavoratore non maturerà ferie né scatti di anzianità professionali, ed ovviamente alcun contributo pensionistico. I congedi nel nostro Paese sono disciplinati dalla legge n.53 del 2000, conosciuta anche come legge Turco. Tale normativa ha come obiettivo principale quello […]

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Libri

The house of secrets, l’avvincente romanzo di Meltzer e Goldberg

  The house of secrets: Brad Meltzer e Tod Goldberg nell’avvincente thriller edito da Fazi Editore nella collana “Darkside”.   Jack Nash, celebre conduttore di The House of Secrets, un programma televisivo su complotti e segreti, ha sempre detto alla figlia che i misteri devono essere risolti. Da bambina, Hazel adorava ascoltare i racconti del padre, soprattutto quello su una Bibbia appartenuta a Benedict Arnold, rinvenuta nel petto di un cadavere. Quando, molti anni dopo, padre e figlia rimangono coinvolti in un incidente, lui muore sul colpo e lei viene colta da un’amnesia che le impedisce di riportare alla mente ricordi legati ad emozioni intense. Proprio adesso che gli insegnamenti del padre le servirebbero. Il romanzo si apre con un enigma. La protagonista, Hazel, in un flash back emozionante, riceve un enigma da risolvere da suo padre, Jack Nash, celebre conduttore di un famoso programma su segreti e complotti: the house of secrets. Il personaggio cardine è senz’altro Hazel. Lei sarà l’incarnazione della forza. Indipendente e con una vita fuori dal comune, passa dalle vesti da insegnante di antropologia ad altre più avvincenti: armi, misteri, e viaggi intercontinentali, infatti, saranno la costante della sua seconda vita. A dispetto di ciò che si possa pensare, la donna non rispecchierà alcun cliché. Non ci troveremo mai dinanzi ad “un’insegnante petulante”. Il suo ruolo sarà attivo, partecipe alle vicende più accese. Attraverso la narrazione conosceremo una Hazel assolutamente umana, impaurita dal non avere abbastanza legami soddisfacenti, una donna curiosa, vogliosa di indagare sulla vita. Una donna che si lancia, letteralmente, nel vuoto, per capire cosa si prova. Hazel raffigura l’intelligenza e l’astuzia, ma anche l’incredulità dinanzi a segreti mai svelati. Al contempo, suo fratello Skip in un primo momento rivestirà un ruolo marginale, sarà relegato infatti al ruolo dell’aiutante di suo padre durante gli show. Il bambino sarà inserito all’interno del programma per alzare lo share. Skip crescerà tra intrighi, viaggi e false idee. Il personaggio,però,  intorno il quale, anche dopo la sua morte, ruoteranno tutti gli eventi è Jack Nash. L’uomo è controverso, enigmatico, sempre alle prese col suo misterioso lavoro. Fino alla fine la vita dell’uomo lascerà dietro di sé strascichi di domande e misteri, proprio come se il suo lavoro si riversasse anche nella sua vita privata, mescolando famiglia ad affari di stato. Il programma di Nash è senz’altro seguito da un pubblico vasto, amato da popoli lontani ed acclamato da quello nostrano. Lo show sarà per il romanzo un espediente attraverso il quale sentirsi sia spettatori che parte attiva delle sue inchieste. Il romanzo infatti, avrà numerose pagine in cui lo show sarà raccontato dall’interno. I posti che Nash e suo figlio visitavano, l’incontro con popoli lontani, e i vari misteri che torneranno a perseguitarlo anche dopo la sua morte. Il susseguirsi poi di due omicidi: Nixon e Washington darà al romanzo una piega ad alta tensione, che terrà il lettore col fiato sospeso tutto il tempo. Iconica la presentazione di due personaggi. L’uno sembrerà l’antitesi dell’altro: l’agente dell’FBI “Rabkin” […]

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Libri

Paolo Ruggiero, un esordio magnetico: La grande stagione

La grande stagione, il primo romanzo di Paolo Ruggiero, edito da Castelvecchi editore La laurea a quasi trent’anni sigla la fine della stagione universitaria di Livio, ma Bologna sembra volerlo trattenere, generosa più che mai di incontri e di avventure notturne. Al primo contratto di lavoro segue un trasferimento, un periodo febbrile a Parigi e, dopo una brusca interruzione, la partenza verso un’isola defilata delle Cicladi. Il romanzo si apre con una caratterizzazione del Veneto molto forte. I luoghi, le strade e i profumi sono elementi raccontati in modo chiaro e deciso. I viaggi di Livio nel romanzo di Paolo Ruggiero Il romanzo diviso in tre parti, è caratterizzato nella prima parte da ricordi del passato, domande e dubbi su che strada perseguire. Molto evocativo è il racconto del viaggio in Grecia con gli amici. Il viaggio post diploma racconta di panorami mozzafiato, spiagge incontaminate, e di una misteriosa isola di cui l’autore non farà mai il nome completo, denominata K. Il viaggio post liceo, nella sua descrizione porta con sé tutta la freschezza di quegli anni, l’incoscienza di chi non sa ancora cosa fare nella vita, e la voglia di lasciarsi andare dopo tanta fatica scolastica. L’autore parlerà spesso di Bologna: città che nei suoi racconti sembrerà “il paese dei balocchi”. Bologna incanta, ammalia e dà possibilità. Per Livio, il protagonista del romanzo, Bologna sarà il luogo del sesso sensuale, degli incontri al sapore di birra, e le vie caratteristiche capaci di donare infinite possibilità di vita. Un elemento che accompagnerà tutto il romanzo è senz’altro la perdita prematura di suo padre. Perdere un genitore per Livio sarà come vivere mutilato a vita. Numerosi saranno i ricordi che il protagonista avrà in mente. Flashback di viaggi padre-figlio, feste in famiglia, di una vita scandita da una routine familiare che lasciava tutti tranquilli. La morte di suo padre sarà il perno intorno al quale il romanzo in più punti prenderà risvolti adrenalinici. Livio indagherà più volte sul perché suo padre, un professionista del settore, sia precipitato tanti anni prima, perdendo di fatto la vita. Su questo filone prenderà il via una sorta di scambio epistolare via email con le persone che avevano avuto a che fare con suo padre. All’interno del romanzo si troveranno infatti diverse email indirizzate al protagonista. I racconti saranno emozionanti, ricchi di dettagli, ma anche malinconici circa l’epilogo del terribile incidente. Una passione che legherà il protagonista al padre ormai defunto è la fotografia. Fare foto per Livio è un modo per non dimenticare, per tenere le emozioni in tasca, e sarà proprio un rullino fotografico a svelare dettagli importanti del passato, riguardo suo padre. Elemento fondante di tutto il romanzo è senz’altro il sesso. Il tema è affrontato in modo esplicito, dettagliato, ogni amplesso porterà con sé nuovi scenari e curiosità. Le donne del romanzo di Paolo Ruggiero sono libere, senza schemi e vergogne. C’è un avvicendarsi di personaggi femminili piuttosto frequente. Molte di loro non saranno raccontate in modo profondo, di alcune di esse […]

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Culturalmente

Il mito di Iside e Osiride: morte, resurrezione e caos

Iside e Osiride: il mito più famoso della mitologia egizia. Narrato nelle iscrizioni templari e contenuto nel testo di Plutarco, ancora oggi incanta ed affascina. La storia inizia con il concepimento della prole tra la dea del cielo Nut e il dio della terra Geb. I due misero al mondo quattro figli: Osiride, Iside, Nefti e Seth. Per volere del dio del Sole, Ra, Osiride e Iside divennero i sovrani dell’Egitto. Si dice che i due si amarono ancora prima di essere messi al mondo. L’Egitto era saggiamente governato da Osiride, che si dimostrò buono e comprensivo, insegnò agli uomini la vita non selvatica, donò loro il frumento e tutti i frutti della terra, il popolo imparò un nuovo modo di vivere, che instillò in loro una nuova felicità. Il Re oltre ad essere amato dal suo popolo, era chiaramente amato da Iside, sua sorella e sua sposa, che amava allo stesso modo. Nulla mancava agli sposi regnanti, e fu proprio questo clima disteso che aumentò nel cuore di un uomo una gelosia cieca. Seth fratello di entrambi, desiderava per sé stesso il potere, e fu così che ideò un piano malvagio. Seth invitò i due ad un banchetto, ma Iside, a causa di un presagio dovette rifiutare l’invito. La stessa decisione non fu presa da Osiride. A conclusione di un ricco pasto, era d’abitudine scambiarsi dei doni, il fratello regnante donò a Seth delle pezze di un lino finissimo, mentre quest’ultimo fece apparire un sarcofago prezioso, e solo colui che sarebbe entrato in modo perfetto all’interno di esso, sarebbe stato il proprietario legittimo di quel regalo. La cassa ovviamente, era stata fatta con le misure di Osiride, e di fatto, fu l’unico a vincere quel malvagio gioco. Seth fece scattare il coperchio ed ordinò ai suoi sudditi di gettare il sarcofago nel Nilo. Nefti, sposa di Seth raccontò tutto a sua sorella. Iside cercò il suo sposo per mare e per terra, fino ad accorgersi che il sarcofago rimase impigliato sulle coste del paese di Biblo, diventando successivamente una colonna del palazzo appartenente al sovrano di quel regno. Iside grazie alle sue doti di persuasione e alla sua spiccata bellezza riuscì a recuperare il corpo del suo amato. Con l’aiuto di Anubi, figlio di Seth e Nefti, iniziò la mummificazione del suo sposo, ma il tempo gli fu ostile, poiché Seth, che stava compiendo razzie di ogni tipo nel suo regno, si imbatté nuovamente nel corpo di suo fratello. In preda alla collera, tagliò il suo corpo in quattordici pezzi che gettò nel fiume. Iside con l’aiuto di un coccodrillo riuscì a recuperare sul fondo del fiume tutti i pezzi, tranne uno, ovvero il suo fallo, che era stato mangiato prontamente da un pesce. Fu allora che Iside ne creò uno di limo del Nilo e lo pose sul cadavere. Trasformandosi in un uccello, si pose su di esso, per essere fecondata. Dopo settanta giorni il prodigio fu compiuto. Osiride resuscitò, e con lui la primavera esplose in tutto […]

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Cucina e Salute

Kepurp: lo chef del Calcio Napoli reinventa l’iconico kebab

Sembra solo un neologismo divertente e senza senso ma il Kepurp esiste davvero ed è la nuova creazione dello chef Ciro Salatiello Ecco l’ideatore di Kepurp. Nato a Calvizzano, un paese a nord di Napoli, Ciro Salatiello ha frequentato l’istituto alberghiero di Formia. Autore di tre libri di successo: “In cucina con Ciro Salatiello”, scritto in collaborazione con i medici sociali della SSC Napoli, “Gli ingredienti di una vita”, che narra la scoperta della storia che si cela dietro antiche ricette e documenti storici inediti, e “La cucina napoletana”, Salatiello è stato ospite di numerosi programmi televisivi e di una rubrica gastronomica in radio, “Le ricette dei Campioni”. Il Kepurp nasce durante un viaggio di famiglia a Londra. Le giovani figlie di Salatiello avevano voglia di fermarsi a mangiare il rinomato kebab. Lo chef, che desiderava invece provare le ricette anglosassoni, propose alle sue figlie che al rientro a Napoli le avrebbe portate a mangiare il “Kepurp”. La parola nata per scherzo e per dissuadere le adolescenti dalla richiesta è così diventata, al loro rientro, il nome di un vero e proprio piatto. Il kebab di polpo (‘o purp, come si dice nel dialetto partenopeo) divenne, infatti, presto realtà. Il prodotto inizialmente veniva assemblato grazie all’utilizzo di banalissimi silos di succhi di frutta presenti negli hotel, ed adibiti per la prima colazione. Negli anni si è arrivati quindi al “kepurp da tavola”, riscontrando successi e plausi da colleghi e personaggi di spicco, quali Cannavacciuolo, dal presidente della Repubblica di Malta Wella G, fino ad arrivare a New York. Il kepurp si presenta in varie forme, il suo punto di forza è comunque la freschezza, il profumo, e soprattutto è adatto per chi segue un regime dietetico a basso contenuto di grassi. Al momento conta l’interesse di numerosi finanziatori per l’apertura di un nuovo concept per la nascita di uno street food Kepurp. La versione 2.0 è stata presentata da Ciro Salatiello anche nel suo libro “La grande cucina napoletana“. Il Kepurp di Ciro Salatiello: la ricetta Il piatto, in apparenza difficile, è possibile da preparare anche in casa. Occorrono solo pochi ingredienti ed il gioco è fatto: 1,5 kg di polpo eviscerato (uno di grosse dimensioni o più polpi piccoli); 1 bottiglia di plastica da 1,5 l; sale q.b. Il procedimento consiste nel coprire il polpo con acqua fredda e lasciarlo cuocere per circa 40 minuti, aggiungere quindi il sale e terminare la cottura per altri 5 – 10 minuti. Lasciar raffreddare il polpo nell’acqua di cottura. Nel frattempo preparare la bottiglia tagliandone la parte curva superiore. Scolare quindi il polpo e, possibilmente senza tagliarlo in pezzi, inserirlo delicatamente nella bottiglia, pressandolo ed avendo cura di non lasciare spazi. Praticare dei fori sul fondo e sui lati della bottiglia in modo tale da consentire all’acqua restante di fuoriuscire completamente. Meglio sarebbe mettere un peso sulla bottiglia per pressare ulteriormente il polpo e mantenerlo in pressione. Riporre la bottiglia in frigo e lasciarla raffreddare per tutta la notte. In alternativa si può […]

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Libri

Massimiliano Campanile esordisce con la biografia “Non c’è niente che cambierei”

“Non c’è niente che cambierei”, edito da Graus Edizioni, è il libro di esordio di Massimiliano Campanile. Una biografia vera e chiara su vari aspetti della sua vita, in cui vengono toccati argomenti scottanti che l’hanno reso la persona che è, primi fra tutti: il bullismo, il lutto e l’omosessualità. Da Barra, suo quartiere natale, a Chiaia, il salotto prestigioso di Napoli. Dalla periferia al centro, coronando il proprio sogno, quello di diventare uno degli Hair Stylist più bravi ed importanti d’Italia ed esclusivista in Campania del marchio “Aldo Coppola”. Nel contempo si troverà ad affrontare svariate avversità familiari e personali, che renderanno la sua vita tutt’altro che facile. L’autobiografia di Massimiliano Campanile vanta la prefazione dell’attrice Cristina Donadio. Il libro è stato presentato lunedì 27 gennaio al PAN di Napoli. Insieme all’autore, è stata presente la Donadio ed il ricavato delle vendite sarà interamente devoluto in beneficenza al progetto “Insieme si può” finanziato da Nuova Officina Onlus e diretto da Biagio Ruocco, di Sarno (Sa), iniziativa che si occupa di bambini affetti da autismo. Campanile ed il racconto di se stesso La biografia si apre con scene di vita quotidiana, che immergono il lettore nei contesti in modo autentico: le fragranze del cibo, la calura del posto, la vendita del pesce al mercato e il profumo inconfondibile del mare di Portici. Si viene catapultati da subito in una cerchia familiare piuttosto ampia, che restituisce alla lettura un gusto “casereccio” di chi torna a casa dopo un lungo viaggio in città. Il tema del lutto, che si ripete nel corso delle pagine, è affrontato in modo delicato ma mai scarno nel suo significato. Nel libro di Campanile perdere qualcuno che ami è devastante ma ti insegna anche qualcosa. In seguito ad un primo lutto ci sarà l’ingresso di una donna omonima, che non si sostituirà mai alla perdita della prima donna, quanto piuttosto diverrà per il protagonista conforto e calore nei momenti più bui. Il mondo esterno, complice l’iperprotettività della famiglia, apparirà al protagonista come infausto ed ignoto. Massimiliano dovrà impiegare molto tempo per squarciare la bolla dentro la quale si nasconde, per affrontare a viso aperto ciò che vi è fuori. Al di là della bolla, il protagonista dovrà fare i conti con una realtà che da sempre infetta la nostra società: il bullismo. Campanile non sarà profondamente dettagliato nei racconti difficili del suo passato ma ne avrà a mente sempre uno, che per molto tempo condizionerà il suo agire. Campanile affronta il tema dell’omosessualità in prima persona. Egli racconta il percorso da intraprendere alla ricerca di se stessi, le difficoltà che sopraggiungono, le bugie che si è costretti a dire per non ferire, il tacito accordo che spesso lega una famiglia che non ha voglia di parlare di ciò che la circonda. Racconterà di come essere “diversi” possa essere una risorsa ma anche un fardello da cui inizialmente si tenta di scappare in ogni modo. Campanile ha poi da dire tanto sull’amore. Nella biografia l’autore parla dei sentimenti […]

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Libri

Giro di vita: il romanzo d’esordio di Alessio Rega

Giro di vita, ripubblicato da Les Flaneurs Edizioni si presenta in un’edizione nuova, rivisitata sia in ambito contenutistico che nella sua veste grafica. A diciotto anni è il tempo degli amori eterni e delle amicizie indistruttibili. È quello di cui è convinto Gabriele, un adolescente come tanti altri, che presto però si accorge che la realtà è ben diversa. Il protagonista, sentirà il peso di un enorme vuoto, quello che gli ha lasciato la separazione dei suoi genitori, le convinzioni disilluse sull’amore e le domande adolescenziali. Il romanzo parte spedito sulle relazioni interpersonali del protagonista. Gabriele è un ragazzo come tanti, scosso però dalle sue tante domande e da un’inquietudine esistenziale che sembra non abbandonarlo mai. I rapporti con la sua famiglia, infatti, sembrano influire in modo decisivo su tutta la sua vita. Fulcro ingombrante della sua malinconia è senz’altro il matrimonio ormai concluso tra i suoi genitori. La decisione di una e l’allontanamento dell’altro, renderanno le dinamiche familiari ancora più delicate ed impervie. I sensi di colpa e i silenzi invaderanno i componenti di tutta la famiglia, fino a trovarsi in un vicolo cieco, dove o scegli o soccombi. Gabriele sembrerà soffrire molto della distanza parentale, tanto che i suoi dubbi e le sue sofferenze tenderanno a trincerarsi dentro di lui. Con la separazione, giungeranno ovviamente nuovi ingressi in famiglia: l’approdo di un nuovo uomo e di una nuova donna, saranno per il protagonista due avvenimenti salienti. Infatti se uno provocherà rabbia e dolore, l’altro arriverà persino ad essere motivo di gioia e serenità. Gabriele all’interno del romanzo dovrà fare i conti con il suo aspetto e le sue insicurezze. Infatti il giovane dovrà imbattersi nell’inquietudine di non essere più un bambino, ma di non possedere nemmeno fattezze da uomo adulto. Il passaggio da una cosa all’altra, infatti, sarà per lui motivo di disagio e vergogna, tema che tocca da vicino il passaggio preadolescenziale di tutti i giovani. Trattandosi di un preadolescente, il protagonista, ovviamente, darà molto potere alla sua cerchia di amici. Gli amici di Gabriele sono così tanto simili a lui e così tanto diversi allo stesso tempo. Tre saranno però le differenze sostanziali: Giulio è l’amico di una vita, appartenente ad una diversa estrazione sociale, cosa che non dividerà mai del tutto i due amici. Enrico è il don giovanni del gruppo, quello più ambito dalle ragazze, con la battuta pronta e le mani veloci. Marco, amico approdato solo in un secondo momento nel gruppo dei pari, sarà quello più simile a Gabri. Scenografia fondante di tutto il romanzo sarà l’ambiente scolastico: le difficoltà per qualche materia difficile, i professori burberi, gli scioperi campati un po’ in aria per accaparrarsi qualche settimana di nullafacenza. Temi che almeno una volta nella vita, hanno toccato le vite di tutti. La vita scolastica ha da corredo l’ansia per l’esame di stato, la calura liberatoria di un anno finito, e i fiumi di alcool nelle feste improvvisate. Ognuno di questi argomenti è sviscerato con la spensieratezza che contraddistingue l’adolescenza, tanto […]

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Altri

La manovra di Kristeller: una pratica ancora oggi controversa

La manovra di Kristeller è davvero un aiuto concreto alla partoriente o un crimine silenzioso? “Mi hanno fatto partorire spingendo dalla pancia” ecco come molte donne descrivono l’esperienza vissuta circa la manovra di Kristeller, pratica che deve il suo nome al ginecologo tedesco Samuel Kristeller che ne descrisse la sua efficacia in Germania nel 1800. La pratica consiste nell’effettuare una pressione sul fondo dell’utero per invitare il bambino a discendere nel canale del parto e nascere. Di fatto, sembrerebbe essere usata per accelerare il parto nella sua seconda fase di travaglio. Tale pressione può anche essere impressa tramite una cinta gonfiabile. Tuttavia non esiste una definizione univoca ed universalmente standardizzata di tale manovra e le modalità con cui la pressione viene esercitata possono variare in maniera consistente. La forza applicata ovviamente non è standardizzata, poiché ogni parto è differente in relazione alla posizione fetale, al volume del liquido amniotico, dalla struttura pelvica e dalle caratteristiche fisiche della donna partoriente. È una manovra che può essere effettuata solo quando la parte presentata è al piano perineale (muscoli e fibre che chiudono il bacino). I rischi della manovra di Kristeller La manovra di Kristeller non va ripetuta per più di 3-4 volte. Essa sembra essere utilizzata di frequente nella pratica clinica, specie nei Paesi a basse risorse economiche, nei quali altri interventi operativi come la ventosa ostetrica, l’utilizzo del forcipe o l’esecuzione di un taglio cesareo non sono disponibili o non sono presenti operatori sanitari addestrati ad effettuarli. Nel 2018 l’OMS (organizzazione mondiale della sanità) definisce la manovra di Kristeller come non raccomandata. Questo perché non ci sono evidenze che attraverso l’utilizzo di questa pratica, il parto sia “migliore” né che il benessere materno o del bambino migliori. Non a caso, in alcuni paesi, come in Inghilterra o in Spagna, tale pratica è perseguibile penalmente. L’istituto Superiore di Sanità italiano nel 2013 ha posto un’interrogazione parlamentare sul tema. Il Senato non si è espresso a favore né a sfavore, nonostante non se ne consigli l’utilizzo. Per tanto in Italia la Uterine fundal pressure, non è vietata dalla legge ma non è nemmeno suggerita tra le soluzioni migliori. In ogni caso, si stima che in Italia venga applicata nelle sale parto come manovra di routine nel 50% dei casi, con fluttuazioni dal 30 al 70% nelle diverse unità operative. La pratica Kristeller, nonostante accorci il tempo di travaglio, porta con sé numerose conseguenze da non dimenticare. Il 22,3% delle donne ha dichiarato di aver subito la manovra e alcune di esse hanno riportato conseguenze a breve e lungo termine in merito alla salute propria e del bambino. Tra le conseguenze più comuni si trovano: rottura delle costole, rischi di lesioni vaginali, rottura dell’utero e distacco della placenta. Per quanto riguarda il neonato ciò che sembrerebbe preoccupare di più è che in seguito al distacco della placenta ci sia una mancata ossigenazione nel passaggio alla vita extra uterina, oltre che possibili danni celebrali, fratture ossee e cecità. Oltre tutto, non è da dimenticare l’avversa esperienza del parto, un evento spesso […]

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