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Eroica Fenice

Ate, figlia di Eris. La dea dell’inganno che fu cacciata dall'Olimpo

Ate, figlia di Eris. La dea dell’inganno che fu cacciata dall’Olimpo

Ate, figlia di Eris. Cosa ci racconta la mitologia greca sulla dea dell’inganno.

Figlia maggiore di Zeus ed Eris, dea della discordia, così viene definita Ate da Omero: « Antica figlia di Zeus, Ate rovinosa, che tutti acceca. » Il suo nome in greco antico significa inganno, rovina, scelleratezza.

Ancora secondo Omero, ed anche secondo Esiodo, Ate sconvolge l’animo umano turbandolo con inganni, incubi e immagini sconcertanti. Perfino Zeus ne subì il colpo.

Ate fa infatti parte della schiera di divinità minori che abitano l’Olimpo. O meglio, abitavano l’Olimpo, visto che Zeus decise di punirla cacciandola definitivamente dal monte degli dei. Ma cosa aveva fatto Ate per meritarsi una punizione del genere?

Ate, figlia di Eris: il mito

Tutto avvenne la notte della nascita di Eracle, figlio di Zeus e della mortale Alcmena (nipote di Perseo), quando il re dell’Olimpo si vantò che il nascituro, primo discendente della stirpe di Perseo, avrebbe regnato su Argo e sugli argivi, con la totale supremazia. Zeus fu però persuaso da Ate, sotto istigazione di Era, a trasformare quel vanto in giuramento. Così Era, viola d’invidia per essere stata tradita con Alcmena, tramite Ilizia, dea delle parti, fece sì che a nascere per primo non fosse più Eracle, di cui ritardò la nascita di tre mesi, ma Euristeo, ancora al settimo mese del concepimento. Euristeo, nato prematuramente e quindi primo nipote di Perseo, giovò della promessa di Zeus. Eracle fu invece a lui sottomesso e obbligato a compiere le “dodici fatiche”.

Zeus, venuto a sapere della verità e colto da una collera furiosa, si scagliò contro Ate che lo aveva reso cieco all’inganno della moglie Era, poi la prese per i capelli e la scaraventò sulla terra, esiliandola per sempre dall’Olimpo. Stando a quello che racconta Apollodoro, Ate fu scagliata su una collina in Frigia, in una località che prese il suo nome. Nello stesso luogo Zeus vi scaraventò Palladio e Ilo vi fondò Troia.

Da allora Ate vaga sulla terra, i suoi piedi non toccano il suolo, ella cammina sul capo dei mortali e come un angelo cattivo inosservata persuade e inganna gli uomini per indurli in errore. L’istante in cui domina Ate, la mente umana è offuscata, cieca e irrazionale, mossa appunto da una forza superiore.

Tuttavia Zeus non le lasciò campo libero. Per contrastare i suoi danni, il dio dell’Olimpo generò le Preghiere; le così dette Litai avevano il compito di prendersi cura dei mortali compromessi da Ate. Coloro che si rivelavano sordi alle Preghiere venivano, per mezzo di Zeus, fatti perseguitare dalla stessa dea Ate.

Spesso Ate viene confusa con Eris. Per alcuni non fu Eris, ma Ate a lasciar cadere durante il banchetto di nozze di Peleo e Teti, la mela d’oro destinata “alla più bella”. Sappiamo che con la mela della discordia nacque la disputa tra Era, Atena e Afrodite e che la mela andò a quest’ultima per mezzo del parere di Paride. Si erano gettate le premesse per la guerra di Troia.

Il peccato di Hybris

Il peccato a cui spesso induce Ate è l’Hybris:  la tracotanza di chi con superbia e arroganza si spinge oltre i limiti del genere umano, perdendo ogni senso della misura.

Un esempio di Hybris, tra i più narrati nella storia della letteratura, è Ulisse. Nel canto XXVI della Divina Commedia, Dante colloca Ulisse nell’ottava bolgia del VIII cerchio dell’inferno. Qui sono puniti i consiglieri fraudolenti. Il peccato che Ulisse, astuto per antonomasia, deve scontare è quello di una superbia alimentata sì da un desiderio di conoscenza, ma che si trasforma presto in “follia” (come Adamo, l’eroe omerico non seppe arrestarsi dinanzi a limiti umani e divieti divini) riponendo invece eccessiva fiducia in sé.

Personaggi omerici che peccarono di Hybris sono Achille, Agamennone, Eracle, e molti altri… In un mondo, quello greco, in cui ancora una volta i fenomeni che noi oggi spieghiamo con la scienza venivano affidati a agenti esterni ovvero a divinità irreprensibili, il peccato, la pazzia e le nefandezze prendevano il nome di Ate, responsabile di atti orrendi e irreversibili, ma sempre puniti dalla vendetta divina con la stessa tragicità e malvagia.

Fonte immagine di copertina: Wikipedia.

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