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Eroica Fenice

La Tag: eventi contiene 27 articoli

Eventi/Mostre/Convegni

accordi @ DISACCORDI: la XVI edizione al PAN

Partita ieri, 5 novembre, al Pan, il Palazzo delle Arti Napoli, in Via dei Mille 60, la sedicesima edizione di accordi @ DISACCORDI, Festival Internazionale del Cortometraggio. Una rassegna gratuita che apre le porte a un viaggio alla scoperta della produzione cinematografica di durata breve.  Dal 5 al 9 novembre gareggeranno ottantasei cortometraggi e documentari selezionati. La giuria è presieduta da Guido Lombardi, vincitore del Leone del Futuro alla Mostra del Cinema di Venezia 2011, affiancato dal cantautore Nero Nelson, due volte premio David di Donatello, e dal regista Marcello Sannino. Il Festival, che vede la direzione artistica di Pietro Piazzamento e Fabio Gargano, presenta in gara quest’anno opere sul tema dell’ambiente, della sostenibilità ambientale e dei cambiamenti climatici e, in un’altra sezione, il rapporto tra cinema breve e migranti. Tutte le opere saranno proiettate, con accesso gratuito, al PAN, nella Sala Di Stefano e allo SMMAVE, Centro per l’Arte Contemporanea in Via dei Virgini 1. accordi @ DISACCORDI Festival Internazionale del Cortometraggio QUESTO IL PROGRAMMA DI MARTEDI 5 NOVEMBRE 2019 ore 17.00 – 19.30 PAN L’EREDITÀ – (Italia, 2019, 14’55” durata) – di Raffaele Ceriello con Massimiliano Rossi, Lucianna De Falco, Laura Borrelli, Gianni Sallustro, Nicla Tirozzi ALEKSIA – (Italia, 2018, 17’16” durata) – di Loris Di Pasquale con Maria Aliev, Karina Arutyunyan, Loris Di Pasquale, Pietro Bontempo, Lucia Rea IN HER SHOES – (Italia, 2019, 19’16” durata) – di Maria Iovine con Gabriele Sangrigoli PIZZA BOY – (Italia, 2019, 15’00” durata) – di Gianluca Zonta con Roberto Herlitzka, Giga Imedadze, Marita Iukuridze, Danilo De Summa, Cristiana Raggi LA RECITA – (Italia, 2017, 15’14” durata) – di Guido Lombardi con Myriam Kere, Grazia Nota, Fèlicitè Mbezele, Mariano Coletti, Valentina Curatoli, Pina Di Gennaro – 74.ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (Venezia) / 74h Venice Film Festival – Premio MigrArti 2017 SUFFICIENTE – (Italia, 2019, 8’37” durata) – di Maddalena Stornaiuolo, Antonio Ruocco, con Alessio Conte, Agostino Chiummariello, Pina Di Gennaro – 76.ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (Venezia) / 76th Venice Film Festival –Official Selection – Giornate degli Autori / Venice days BREAK – (Cina, 2018, 2’45” durata) di Riccardo Pavone – Animazione CLOSE – (Germania, 2019, 2’33” durata) di Stephanie Fischer, Bastian Brunke con Christine Göb-Kipp, Christian Schmidt,Henri Kipp THE OPEN DOOR – (India, 2019, 0’26” durata) di Suraj Pattanayak PRIMER CUENTO – (Argentina, 2018, 2’48” durata) di Mercedes Arturo con Mariana Gagliano L’evento continuerà fino al 9 Novembre, serata che si chiuderà con la proiezione dei cortometraggi vincitori e consegna, alla presenza dei giurati, dei premi come miglior cortometraggio, miglior cortometraggio campano, best international short film, migliore regia, miglior attore, miglior attrice, miglior documentario, premio del pubblico.  Qui il programma completo. Immagine: Comune di Napoli

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Teatro

Teatro Trianon Viviani: Le indimenticabili canzoni di Napoli

La serata del primo novembre, Eroica Fenice si è addentrata nel cuore di Napoli dove, al Teatro Trianon Viviani (il primo teatro popolare campano), ha assistito alla messa in scena del primo titolo del cartellone firmato dal direttore artistico uscente Nino D’Angelo: Quelle del Festival… Le indimenticabili canzoni di Napoli. Uno spettacolo suddiviso in due tempi, presentato da Edda Cioffi e prodotto da Sud promotion. È stata una serata all’insegna della promozione e della valorizzazione delle indimenticabili canzoni napoletane. Protagonisti dieci artisti: Giusy Attanasio, Alessia Cacace, Luciano Caldore, Gino Da Vinci, Enzo Esposito, Mavi Gagliardi di Sud 58, Alfredo Minucci, Teresa Rocco, Antonio Siano e Lino Tozzi. Ha diretto l’orchestra Peppino Fiscale, che ha curato anche gli arrangiamenti musicali. Maurizio Palumbo, ideatore e regista dello spettacolo, ha inserito nella scaletta anche celebri brani presentati da interpreti partenopei al festival di Sanremo. «È una sorta di gemellaggio tra il festival di Napoli e quello di Sanremo, nel ricordo della manifestazione che si tenne nel 1932 nel casinò municipale della città ligure, il “festival della Canzone partenopea”, ideato e organizzato da Ernesto Murolo, il poeta autore di “Serenata napulitana”, padre di Roberto Murolo». Al Teatro Trianon Viviani, Napoli resiste attraverso la musica e si racconta La musica partenopea sa del profumo degli aranci e dei limoni di Sorrento, c’immerge nel blu del mare che bagna il Golfo, evoca l’austerità del Vesuvio, parla d’amore e denuncia una cruda realtà. Tra il patrimonio della canzone e il napoletano esiste un’identità totale che va oltre le distinzioni sociali, economiche e culturali. Nei meandri di Forcella, uno dei quartieri napoletani maggiormente martoriati dalla malavita, al Teatro Trianon Viviani, si celebra la bellezza della canzone napoletana, una produzione che si afferma a partire dalla seconda metà dell’Ottocento. La canzone napoletana è oggi famosa in tutto il mondo e si fa linguaggio universale. Chi non ha sentito, almeno una volta nella vita, il ritornello di O’ sole mio? La diffusione della canzone napoletana ha raggiunto livelli internazionali, basti dire che, spostandoci all’estero, possiamo ad esempio ascoltare Funiculì Funiculà in occasione del cambio di guardia al palazzo Reale di Danimarca. Popoli diversi, uomini del passato, del presente e del futuro possono far capo alla musica per intendersi. Essa è ovunque e ognuno di noi se la porta dentro. «Per noi il mondo non ha confini, siamo tutti clandestini». La musica ci unisce e ci rende più forti. La bellezza ci porta in salvo, sempre. Di seguito, la scaletta musicale: primo tempo 1. Antonio Siano – ‘O Vesuvio (1967) 2. Giusy Attanasio – Segretamente (1960) 3. Luciano Caldore – Perdere l’amore (Sanremo 1988, Massimo Ranieri) 4. Enzo Esposito – ‘A pizza (1966) 5. Mavi Gagliardi – Tu si’ na cosa grande (1964) 6. ospite 7. Alfredo Minucci – E mo’ e mo’ (Sanremo 1985, Peppino di Capri) 8. Lino Tozzi – Scriveme (1966) 9. Alessia Cacace – Tuppe tuppe, Marescia’ (1958) 10. Gino Da Vinci – Vienme ‘nzuonno (1959) 11. Teresa Rocco – Malinconico autunno (1957) 12. medley secondo tempo 1. […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Ilario Esposito, sarto napoletano: la sua capsule collection

Venerdì 18 ottobre, nell’elegante location del negozio di arredamento Roche Bobois a Napoli, siamo stati invitati ad assistere al trunk show del giovane sarto napoletano Ilario Esposito, in occasione del lancio della sua nuova capsule collection. Grazie all’organizzazione accorta dell’azienda di fashion consulting Vicoli FC, ci siamo ritrovati immersi in un mondo che sembrerebbe ormai quasi perduto, ma che invece rappresenta il cuore pulsante dell’economia e dell’identità italiana, ovvero quello dell’artigianato, rappresentato in questa serata dal giovane sarto Ilario Esposito. Oltre alla presentazione della nuova capsule collection, vari altri corner espositivi erano stati organizzati lungo il percorso attraverso il negozio d’arredamento, che erano lì a mostrare, ancora una volta, piccoli e grandi capolavori dell’artigianato, come guanti in pelle, bretelle da uomo, gioielli, etc. In un mondo in cui i valori cardine, soprattutto del fashion e della moda, sembrano essere l’omologazione e la produzione in serie, spunta come un’oasi nel deserto l’ambizioso progetto di Ilario Esposito, la cui missione è creare, in maniera completamente artigianale, abiti di alta sartoria su misura per i suoi clienti. Approfittando di un momento di calma, abbiamo “sequestrato” il protagonista della serata, per farci raccontare la sua storia, le sue idee, i suoi progetti: laureato all’accademia di moda IUAD di Napoli, si accaparra poi il secondo posto al concorso nazionale “Forbici d’oro”, e da lì cominceria tutto un percorso che lo porta a lavorare prima duramente, per poter poi acquisire tutte quelle competenze necessarie per rendersi un esperto del suo settore e per potersi affermare in quest’ultimo, fino a diventare indipendente e decidere di aprire la sua sartoria, nella quale potrà esprimere la sua idea di moda e costruire il suo percorso di sarto. La creazione di abiti sartoriali come vero e proprio percorso sensoriale: l’esperienza di Ilario Esposito Gli abbiamo chiesto: «Perché una persona dovrebbe scegliere una sua creazione?» Ci risponde che chi si affida a lui sceglie prima di tutto di fidarsi di lui: non è una semplice compravendita tra acquirente e venditore quella che sta per avvenire, ma è l’inizio di un vero e proprio percorso sensoriale, come lo definisce lui stesso, che vedrà protagonista il cliente, guidato in questo cammino di scelta dei tessuti, dei bottoni e del taglio dal sarto. Il giovane Ilario sottolinea come il suo lavoro possa rivolgersi a qualsiasi persona, e di qualsiasi età: l’elemento necessario per l’inaugurazione e l’inizio di questa avventura è la voglia di mettersi in gioco, sia da parte del cliente che da parte dell’artigiano, e di scoprire nuovi abbinamenti, nuovi dettagli ai quali non si potrà più rinunciare per poter far brillare più forte ancora la propria personalità, anche e soprattutto attraverso l’abbigliamento. Dopo averci dedicato, dunque, una parte del suo tempo a rispondere alle nostre domande, Ilario sarà richiamato al vero obiettivo della serata, ovvero dare ai presenti una dimostrazione pratica di quella che rappresenta una parte del suo lavoro: dopo aver presentato la sua capsule collection, mostra ai curiosi ospiti una parte dei cosiddetti ferri del mestiere, attraverso i quali sarà […]

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Food

La Shell di Eugenio Tibaldi per il restyling del Nabilah

In Nabilah affida a Eugenio Tibaldi il suo restyling: una Shell (conchiglia) per la Villa romana di Bacoli. Luca Iannuzzi mette nelle mani e nello sguardo di Eugenio Tibaldi il suo Nabilah: il risultato è una Shell, una conchiglia ultramoderna dal fascino vintage, incastonata nella sabbia e nel tufo della Villa romana di Bacoli.  Il 1956 è stato il nostro punto di partenza. L’anno in cui il lido è stato costruito. Siamo partiti da qui per compiere uno slittamento in una sorta di “disio”, di “nostalgia per il futuro”: costruire un ambiente possibile ma non reale fatto di dettagli che rimandano ad un tempo altro, ad un futuro mancato che poteva essere. Un futuro utopico che contempla il passato come bagaglio, che registra gli errori e le incertezze come momenti di costruzione preziosa rivisitandoli in un’atmosfera che, con un termine partenopeo unico al mondo, si potrebbe definire di dolce “pucundria”. Queste le parole dell’artista che ha fatto della nostalgia, della “pucundria” la sua cifra stilistica e l’ha declinata, nel lavoro fatto per il Nabilah, in un vintage ricercato e raffinato, in un’atmosfera calda, soffusa e vagamente malinconica. La conchiglia di Tibaldi rientra probabilmente in quella scuola di pensiero che vuole le strutture in piena armonia, se non addirittura fuse e confuse, nel territorio in cui si sviluppano: e in effetti la conchiglia per i materiali utilizzati, per i colori, per la forma e per lo stesso concetto che la anima si confonde con i colori e le forme della spiaggia romana di Bacoli. Acciaio, legno, vetro e PVC, tecnologia e design, arte e architettura modellano una tensostruttura pensata per resistere al violento vento di Ponente che sferza la spiaggia in ogni stagione. Ma Tibaldi riesce nel miracolo di dare un’anima alla materia, di dare calore al vetro e al PVC, di dare una lacca vintage all’ipermoderno acciaio, di far dialogare tecnologia e natura, mondanità e storia, passato e presente. L’ambiente diventa uno spazio surreale, una bolla sospesa tra tempo e spazio: la tela e il legno si fondono con la sabbia, tre alberi, una Sterlizia Nicolai detta Semi di Uccello del Paradiso, un  Ficus Benjamin, una Dracaena Drago, rompono le barriere che separano l’interno dall’esterno, accessori da donna vengono celebrati in teche come opere d’arte, raffinatissimi suppellettili trasformano il cibo da bisogno primario in lusso, pensiero, produzione culturale, piacere.

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Eventi/Mostre/Convegni

Andy Warhol a Napoli, il genio della pop-art alla Basilica della Pietrasanta

Andy Warhol è finalmente giunto a Napoli. Anzi, sarebbe meglio dire “ritorna” dopo 40 anni nel capoluogo partenopeo con una mostra a lui dedicata, dal semplice titolo di Andy Warhol. Ospitata all’interno della Basilica della Pietrasanta, la mostra dedicata all’artista cardine della Pop Art sarà accessibile dal 25 settembre di quest’anno al 23 febbraio 2020. Una mostra organizzata da Arthemisia, azienda organizzatrice di eventi e di mostre d’arte che nella stessa Basilica ha ospitato la precedente retrospettiva di grande successo su Marc Chagall. Andy Warhol a Napoli, la conferenza stampa Il giorno 25 settembre si è tenuta una conferenza aperta alla stampa e agli articolisti, i quali hanno anche potuto visitare in anteprima la mostra. La conferenza è stata introdotta dal presidente dell’Associazione Pietrasanta Raffaele Iovine, il quale ha ricordato come gli sforzi di cittadini privati abbiano potuto permettere ad un luogo come la Basilica della Pietrasanta di divenire un luogo votato all’arte. Alla stessa maniera l’assessore Nino Daniele ha definito questo intervento come un «miracolo civico a Napoli» che rende il capoluogo partenopeo la città con la miglior offerta museale in tutta Italia. L’intervento del rettore monsignor Vincenzo de Gregorio ha sottolineato l’importanza del restauro della Basilica di Pietrasanta, ricordando come nei lunghi anni di degrado fosse divenuta un luogo di attività illegali quali l’uso del pavimento come deposito di materiale da costruzione o che fosse stata addirittura usata come un’improvvisata discoteca dai ragazzi. Monsignor de Gregorio ha poi voluto sottolineare il motivo che lo ha spinto ad accettare di ospitare le opere di un artista come Andy Warhol, che ha rappresentato soggetti lontano dall’essere sacri come Mao Tse-Tung o Lenin, in mezzo ad altari, crocifissi e affreschi religiosi. «La giustificazione sta nel fatto che l’opera di Warhol si rilegge nell’ambito dei “secoli brevi”. Warhol racconta e interroga il suo secolo, il XX, che è stato un insieme di rivolgimenti che hanno capovolto, più volte, il pianeta, in tutte le sue componenti». La mostra di Andy Warhol non fa quindi che prolungare quell’abitudine degli artisti di ogni tempo di esprimere la propria arte all’interno di luoghi sacri. Iole Siena, presidente di Arthemisia, sente forte il legame con la città di Napoli che descrive come un «cuore pulsante di vita» e di come il modello “motore di mostre d’arte” della Basilica di Pietrasanta abbia attirato l’attenzione della stampa estera, conferma del successo di questa formula che si è già visto con la precedente mostra dedicata a Marc Chagall. La signora Siena ha poi voluto focalizzare l’attenzione sul fatto che i proventi della mostra andranno a favore di iniziative comeLa prevenzione è il nostro capolavoro, iniziativa nata in collaborazione con Komen Italia e dedicata al mese internazionale per la prevenzione dei tumori al seno. Andy Warhol. La mostra a Napoli La mostra Andy Warhol ospita un catalogo di 200 opere tra disegni, polaroid, acetati e molto altro, tutte provenienti da collezioni private e in particolare da quella di Eugenio Falcioni. Sette sono le sezioni in cui la mostra è articolata. La […]

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Napoli e Dintorni

Bio… Dinamico: la scommessa dell’agricoltura biodinamica

Bio… Dinamico: divulgare, promuovere e valorizzare i prodotti dell’agricoltura biodinamica. Giovedì 18 luglio, nel complesso monumentale di Santa Chiara si è tenuto il terzo appuntamento con il tour in 6 tappe del progetto Bio… Dinamico promosso da AmicoBio, con il patrocinio del Fondo Europeo per lo Sviluppo Rurale, la Repubblica Italiana, la Regione Campania e la collaborazione di APAB. Le città toccate dal tour di seminari tematici sono Milano, Roma, Napoli, Bologna, Firenze e Santa Maria Capua Vetere. Se nelle tappe di Milano e Roma sono stati approfonditi i temi della sostenibilità, della tutela dell’ambiente e del paesaggio, della valenza dell’agricoltura biodinamica come patrimonio dell’agricoltura italiana, la tappa napoletana ha affrontato il tema Ricerca e formazione in agricoltura biologica e biodinamica. Ad intervenire sul tema della necessità di incrementare la ricerca e la sperimentazione nel settore biologico e biodinamico sono stati esperti del settore della formazione: Dott. Filippo Diasco, Direttore generale delle politiche agricole, alimentari e forestali della Regione Campania; Dott. Enrico Amico, Imprenditore e Presidente gruppo Amico Bio; Prof. Giuseppe Celano Professore associato presso l’Università degli Studi di Salerno; Prof. Massimo Fagnano, Professore associato di Agronomia ed Ecologia Agraria presso il Dipartimento di Agraria della Facoltà di Napoli Federico II; Dott. Francesco Giardina esperto agronomo collaboratore di Coldiretti; Dott. Carlo Triarico, Presidente dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica; Dott.ssa Roberta Cafiero Dirigente MIPAAFT. A seguire, lo chef Simone Salvini ha tradotto il discorso teorico in un cooking show in cui prodotti provenienti da agricoltura biodinamica e ricette tradizionali campane sono stati rielaborati e trasformati in capolavori dell’arte enogastronomica. Che cos’è l’agricoltura biodinamica e perché è necessario investire in questo settore? Ad aiutarci a comprendere cosa sia l’agricoltura biodinamica e come essa possa costituire una svolta nel sistema della produzione agricola globale possono essere utili alcuni stralci del documentario in uscita, che è sintesi dell’intero progetto di AmicoBio: la biodinamica è un’agricoltura che non solo non avvelena il pianeta, ma crea un’interazione tra tutti gli esseri viventi e costituisce la speranza di creare, davanti ad un disastro ecologico incombente, una realtà nuova. Obiettivi della biodinamica sono la biodiversità, la riduzione dell’impatto ambientale della produzione agricola, l’integrazione tra produzione agricola e allevamento zootecnico con modalità che rispettino e promuovano la fertilità e la vitalità del terreno e allo stesso tempo le qualità tipiche delle specie vegetali e animali, il rispetto de ritmi della natura e dei cicli cosmici e lunari, l’eliminazione di fertilizzanti minerali sintetici e di pesticidi chimici. Il metodo biodinamico, quindi, prevede che la fertilità e la vitalità del terreno debbano essere ottenute con mezzi naturali come compost prodotto da concime solido da cortile, materiale vegetale come fertilizzante, rotazioni colturali, lotta antiparassitaria meccanica e pesticidi a base di sostanze minerali e vegetali. Insomma il progetto dell’agricoltura biodinamica propone un ritorno a metodi naturali, a ritmi meno serrati e ad una produzione meno invasiva per l’ambiente, ma pur sempre compatibilmente con le richieste del mercato globale. Ricerca e formazione nel campo della biodinamica. La ricerca in questo campo, se in Europa fa passi da gigante […]

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Eventi/Mostre/Convegni

L’Institut français Napoli spegne 100 candeline

25/06/1919 – 25/06/2019: è ormai lungo un secolo il rapporto di Fraternité tra la città partenopea e la maison de France à Naples, l’Institut français Napoli (dai più conosciuto come Grenoble, nome del palazzo, sito in via F. Crispi, che ne ospita la sede) In un caldo pomeriggio estivo, si viene accolti nell’ atrio dell’Institut français Napoli da un maestoso allestimento floreale e poetico: un enorme libro aperto ci dà il benvenuto e ci introduce all’ aria di festa e cultura, che subito si respira appena arrivati; il passo riportato, ambientato a Napoli, è tratto da “L’immoraliste” del premio Nobel André Gide. Si sale quindi al piano superiore, e ci si ritrova immersi in un favolistico giardino, in cui da un palchetto l’ambasciatore francese in Italia, Christian Masset, metterà in evidenza, grazie ad un excursus storico, il forte legame che da sempre lega Napoli alla Francia, unite dalla passione per la Liberté; si passerà poi alla lettura, da parte della regista e fondatrice  del Théâtre du Soleil, Ariane Mnouchkine, e dell’attore – Premio David di Donatello – Renato Carpentieri, della conferenza pubblica “À Naples… Reconnaisance à l’Italie”, scritta e pronunciata dallo stesso Gide proprio nella sede dell’Institut français Napoli, nel 1950. Un compleanno ricco (anche) di gusto Terminata la prima e più istituzionale parte della serata, si passa, salendo ancora qualche gradino, alla seconda e più godereccia parte: ospitato sulla Terrazza del Consolato Generale Francese (anche quest’ultimo ha sede nel Palazzo Grenoble), un buffet ricco di manicaretti e delizie per il palato, alcune delle quali ad opera del Maestro pizzaiolo Guglielmo Vuolo, che stuzzicherà l’appetito degli ospiti con i Bottoni, ovvero piccole pizzette fritte a base di acqua di mare, in una edizione speciale e pensata appositamente per la serata. Seguirà a questo uno spettacolo danzante in costumi d’epoca, ad opera della Società di Danza Napoli, che ci farà rivivere le sognanti atmosfere dei valzer e delle quadriglie francesi. Infine, come in ogni festa che si rispetti, non mancherà la torta della storica azienda dolciaria napoletana Gay Odin, come ciliegina sulla torta di questo speciale compleanno. La serata di gala del centenario non è che un proseguimento dei festeggiamenti, inaugurati già a inizio anno con diverse iniziative, tra cui incontri con artisti del calibro di Toni Servillo, Ernest-Pignon Ernest, Jean-Philippe Toussaint, David Foenkinos, Andrea Viliani, che hanno voluto, in un modo o nell’ altro, ricambiare tutto ciò che negli anni l’Institut français ha donato loro in termini di cultura e valori. Liberté, Egalité, Fraternité all’Institut français  In un’atmosfera che non è, oggigiorno, delle migliori per quanto riguarda lo scambio di valori tra popoli e culture diversi, e in cui continuamente viene messa in discussione l’unità e il ruolo fondamentale dell’Unione Europea, questa serata ha anche inteso trasmettere, grazie al discorso dell’ambasciatore Monsieur Masset e alla lettura di quello che è considerato il patrimonio spirituale di Gide, un promemoria per le nuove e vecchie generazioni, a non lasciarsi persuadere dall’ idea che la chiusura all’ altro e la frammentazione dei popoli […]

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Food

Le Esperienze Borboniche all’Archivio storico di Napoli

L’Estate dei Borbone, il quarto e ultimo appuntamento della kermesse Esperienze borboniche all’Archivio storico   All’Archivio storico, uno tra i più sofisticati e ricercati locali di via Manzoni, punto di riferimento della movida chic e borghese napoletana con la sua atmosfera così “lounge” e il suo stile drammatico e raffinatamente too much, vanno in scena le Esperienze Borboniche. Con Esperienze borboniche,  l’Archivio storico ha voluto coniugare storia e cibo, identità locale e ricerca enogastronomica, tradizione storica e culinaria e ardite sperimentazioni. Il risultato è stato un viaggio suggestivo e inebriante all’interno della storia e della geografia culinaria della Napoli borbonica, una città sfacciatamente bella e artisticamente fervida. Ogni evento è stato incentrato su uno degli aspetti della storia dei Borbone, famiglia che ha intrecciato la sua storia a quella di Napoli dal ‘700 fino all’Unità d’Italia: argomento del primo appuntamento sono stati gli amori dei Borbone; protagoniste del secondo incontro sono state le regine appartenenti alla dinastia francese; poi è stata la volta dei primati del Regno borbonico. Il quarto e ultimo incontro, invece, è stato dedicato alle estati dei Borbone e quindi alle loro residenze estive: ogni piatto proposto, che sarà possibile scegliere tra le proposte del nuovo menu estivo dell’Archivio storico, è stato studiato dallo chef stellato Pasquale Palamaro affinché richiamasse le atmosfere marine delle residenze borboniche estive. Quindi “Il Falconiere” (spigola fritta, ravanello marinato, fiori e zucchine) ci racconta della reggia di Quisisana, “Un calamaro per una Genovese” (spaghetto mantecato con genovese di calamaro) è abbinato al Palazzo reale di Ischia; la Crepinette di vitello, zafferano, provola e pinoli ci porta alla Reggia di Caserta, mentre “Alì Babbà” (babà al rum e crema al cardamomo) è un richiamo alla Reggia di Portici. Nel menu, inoltre, non è mancato un tributo ai Campi Flegrei e alla sua tradizione vinicola: ai piatti sono stati abbinati tre vini Carputo, nota azienda di Quarto rappresentata da Valentina Carputo, responsabile del marketing dell’azienda di famiglia. I vini proposti sono tra i vini di più nobile e lunga tradizione della zona flegrea e sono prodotti con le uve dei vitigni della famiglia Carputo: “Lapilli”, una Falanghina extra dry metodo charmant, una Falanghina Campi Flegrei D.O.P. e un Piedirosso Campi Flegrei D.O.P. All’evento ha presenziato anche Tommaso Luogo dell’AIS Napoli, che ha curato personalmente la nuova carta dei vini estiva: una carta dei vini definita “interregno” e arricchita da racconti e aneddoti legati alla tradizione vinicola del territorio. Ma l’Archivio storico è anche “Premium bar“, per cui ad aprire la cena ci ha pensato Salvatore D’Anna, bar manager dell’Archivio con un’ardita rivisitazione di un evergreen della miscelazione all’italiana, il Negroni, che per regalarci un viaggio nel mare del golfo di Napoli, diventa Negroni all’aria di mare.  Lo stile della ricetta resta intatto: uno spirito botanico, un vermouth, un liquore d’aperitivo e un bitter; ma il Negroni all’aria di mare è bianco e non più rosso e viene servito colmato da un’aria di mare che lo rende salino oltre che tremendamente scenico.  

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Napoli e Dintorni

Le luminarie di Salerno: storia e curiosità

Se nel periodo invernale sei a Salerno non puoi perderti la meravigliosa kermesse di Luci d’artista! Tra innovazione e tradizioni, le luminarie di Salerno ti conquisteranno. Temperature glaciali, cioccolata calda e stradine illuminate grazie ad ormai “una festa di rito”: questo lo scenario tipico di Luci d’artista che  può ammirare chi visita Salerno nel periodo che va da Novembre a Gennaio.  Come nacquero le luminarie di Salerno L’idea di questa iniziativa l’ebbero per la prima volta i commercianti di Torino quando, nel 1997, chiesero al comune  di farsi carico di una parte delle spese per le luminarie festive. L’allora assessore alla promozione della città, Fiorenzo Alfieri, trovò la soluzione: creare addobbi artistici e riutilizzabili negli anni. Il primo esperimento, Il presepe di Emanuele Luzzati, venne esposto nei giardini davanti  Porta Nuova e fu un immediato successo, tale da essere riprodotto negli anni successivi con nuove opere e il coinvolgimento di altri artisti. Vennero invitati 12 maestri d’arte, Vasco Are, Francesco Casorati, Enrico De Paris, Richi Ferrero, Carmelo Giammello, Emanuele Luzzati, Luigi Mainolfi, Mario Molinari, Luigi Nervo, Giulio Paolini, Luigi Stoisa, Francesco Tabusso e due giovani emergenti, Domenico Luca Pannoli ed Enrica Borghi – selezionati attraverso un concorso nazionale d’idee. Le Luci d’Artista di Torino ebbero così tanto successo che anche altre città pensarono di emularne il modello. La prima a farlo fu quindi, Salerno, nel 2006 creando immediatamente stupore e curiosità tra tutti i cittadini. Essi infatti, poterono vedere nella propria città  vere e proprie opere artistiche. Nel corso degli anni abbiamo assistito anche ad alcuni gemellaggi tra le due città – la città della mole e quella della scuola media salernitana di Ippocrate infatti, hanno scambiato delle opere nei periodi dell’anno in cui queste sono esposte, contribuendo così a variare spesso le luci, mantenendo alta la curiosità della gente che le visitava. Le luminarie di Salerno sono create con materiali e tecniche più disparate, risultato del mix di influenze e scuole di cui sono portatori i vari artisti, il che rende l’esperienza dei visitatori accattivante per quanto riguarda il design e la comunicazione visiva. La manifestazione, non a caso, prende il nome di Luci d’Artista  che vuole sottolineare, infatti, il valore culturale dell’iniziativa. Quelle esposte, infatti, non sono delle semplici luminarie di natale, bensì vere e proprie produzioni artistiche, opere d’arte, che vanno ad arredare gli ambienti urbani della città. L’alto valore culturale dell’iniziativa è stato più volte sottolineato da vari esperti del settore. Nel 2011 la manifestazione salernitana vide la partecipazione dell’artista Nello Ferrigno (artista salernitano). Di particolare successo  è stato il tema del giardino incantato, che avvolse di luci variegate e sempre diverse il centro storico cittadino, rendendo la Villa comunale di Salerno un autentico giardino fiabesco con maghi, stregoni, tunnel luminosi e figure incantate. Il tema proposto per l’edizione 2018/2019 è stato invece quello “marino”. La villa comunale infatti, si è trasformata per quell’occasione in una sorta di “acquario” fitto di pesci ed altre creature marine, per dare vita a una suggestiva narrazione legata ai temi della città. Un’ ulteriore novità che ha […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Sunset [email protected]: Sollo&Gnut in apertura

Sollo&Gnut in trio e L’orso ‘nnammurato sono i protagonisti della prima serata del Sunset [email protected], tenutasi domenica 2 giugno. Alessio Sollo. Napoletano nato nel quartiere di Bagnoli ai tempi dell’Italsider. Musicista e cantante di estrazione punk da sempre, scopre da qualche anno la vocazione alla poesia, sia in vernacolo che in italiano. Claudio Domestico (in arte, Gnut). Cantautore napoletano, chitarrista, produttore e compositore di colonne sonore. Spazia dal folk inglese al blues, dalla musica napoletana alle melodie africane del Mali. Insieme formano i SolDo, e si tratta del nome di una vera e propria fratellanza umana e artistica. Ad accompagnarli Michele Signore al violino, mandolino e mandoloncello. Sunset [email protected], il via alla IV Edizione La Salita Pontecorvo. Una passeggiata tra vicoli, chiese, palazzi e meravigliosi scorci. Un cielo che si colora di tonalità pastello. Il Museo Nitsch. Buona musica. È di questi elementi che qualcuno ha deciso di arricchire il momento più evocativo della giornata del 2 giugno, quello del tramonto. Una volta giunti sul terrazzo del Museo, lo sguardo è portato ad addentrarsi tra i palazzi e le stradine di un panorama napoletano spettacolare. Si riesce quasi a immaginare di sentire il vociare dei bambini che giocano nei quartieri, di captare l’odore del caffè dei bar del centro storico o il profumo del ragù fatto in casa, e di gustare la poesia di un “cuoppo” fritto, il cui profumo esala da botteghe, taverne e piccole bancarelle. Se a tutto questo ci aggiungiamo i suggestivi accordi di “Ciaccarella” (è questo il nome che Claudio Domestico ha detto di aver dato alla sua chitarra!) uniti alle voci dei due musicisti e a un po’ di vino, la sensazione che si prova è quella di diventare un tutt’uno con la folle armonia di sapori, voci, mare, palazzi antichi e chiese, che rende questa città magica e pazza di energia. Dopo la prima pioggerella, l’impasto di emozioni culmina presto in sette colori disposti in cielo, ad arco luminoso. È in quest’atmosfera incredibile che, inizialmente, Sollo e Gnut hanno modo di suonare le prime tre canzoni della scaletta. Illuminati da ben sette colori. Il rosso, l’arancione, il giallo, il verde, il blu, il violetto, l’indaco. Sette colori in piena coerenza con le sette note della loro musica suggestiva, espansa dal terrazzo. Sollo&Gnut in trio: uno spettacolo di musica e parole Riprende a piovere e la magia si trasferisce, per forza di cose, all’interno del Museo. Un laboratorio aperto, affascinante tanto quanto inquietante, in perfetta coerenza con la misterica identità della città di Napoli, intrisa di peccato, speranza e redenzione. Ci si lascia nuovamente trasportare dalle note de L’orso ‘nnammurato di Sollo&Gnut, accennate poco prima fuori sul terrazzo, e dal ping-pong di canzoni di un artista prima e dell’altro dopo. Tutti a gambe incrociate, seduti sul pavimento ad ascoltarli. Tutti al cospetto delle opere di Nitsch, il messaggero di un pensiero che traduce il dramma umano in gioia di vivere ed esultanza, concetto strettamente connesso al volto labirintico della città di Napoli e alla sua esuberanza. […]

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