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Eroica Fenice

La Tag: graphic novel contiene 24 articoli

Libri

Imparare a cadere: un storia di inclusione | Mikael Ross | Recensione

Imparare a cadere è una narrazione grafica per i testi e i disegni di Mikael Ross, edita da BAO Publishing nel 2018, in cui si raccontano le vicende della vita di Noel, giovane sessantaquattrenne con disturbi mentali, che si ritrova improvvisamente a dover fare i conti con la perdita degli affetti e la difficoltà nel ritrovare se stesso. Imparare a cadere di Mikael Ross: il fondamento del judo, il fondamento della vita La pubblicazione di Imparare a cadere combacia con il centocinquantesimo anniversario della fondazione tedesca Neuerkerode, che ebbe origine dalla volontà di tre filantropi di aiutare le persone bisognose. Nel 1868, il pastore Gustav Stutzer, il dott. Oswald Berkhan e Luise Löbbecke (figlia di una nota banca dell’epoca) unirono i loro sforzi in una iniziativa privata che, nel corso del tempo fino ai giorni nostri, si è trasformata in una impresa di carattere sociale che, animata ancora da valori cristiani e, come si diceva, filantropici, opera nell’ambito dell’inclusione nella vita sociale di persone (tra cui anziane e disabili) altrimenti tagliate fuori. In particolare, Imparare a cadere di Mikael Ross riesce a dare voce, o meglio, a ricostruire le immagini di un mondo complesso e non facile attraverso gli occhi del giovane (apparentemente) Noel, affetto da disturbi mentali, che in seguito ad un tragico e fatale incidente domestico perde sua madre, sua tutrice e unica persona a cui egli possa fare riferimento. La vicenda, sviluppata per episodi e narrata graficamente attraverso le immagini percepite dallo stesso Noel, prende pieghe ora tragiche ora ironiche, ora comiche ora serie, grazie alla varietà di caratteri introdotti e che con lui interagiscono. Dopo il principale episodio legato alla madre, infatti, Noel viene catapultato in un luogo affine a quello della Neuerkerode, in cui con difficoltà egli riesce a integrarsi e a instaurare intensi rapporti con gli altri abitanti della comunità. In particolare emblematico è l’episodio legato al judo, per cui l’arte marziale, la “via della cedevolezza”, attraverso un sistema di prese a atterramenti, ha come obiettivo principale quello di insegnare a cadere senza accusare il colpo, allo scopo di riuscire a rialzarsi più saldi e forti di prima. Imparare a cadere di Mikael Ross si configura dunque come una narrazione per immagini, che, pure se nella sua veste grafica classica, ha come intento quello di sensibilizzare il lettore verso determinate tematiche che gli sono costantemente sotto gli occhi, ma a cui non si fa spesso caso. Emblematiche appaiono, infine, le parole della postfazione al libro, per cui «Imparare a cadere è una finestra sul nostro mondo, dove con un’impronta dal forte valore cristiano ci prendiamo cura di quelli che, a un primo sguardo, non sembrano essere stati baciati dalla fortuna e che, nonostante tutto, spesso e volentieri sanno perfettamente in cosa consista la propria felicità» (p. 128).

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Eventi/Mostre/Convegni

Percy Song, la graphic novel di Martina Rossi

Percy Song, graphic novel che segna il debutto della disegnatrice Martina Rossi nel mondo dei fumetti, è stata presentata sabato 18 gennaio alla fumetteria Alastor di Napoli. «Quando Percy si sveglia, dopo un lungo sonno, non ricorda nulla del proprio passato. Tutto cio che sa, è di essere morto». Questa frase è riportata sulla quarta di copertina di Percy Song, opera prima di Martina Rossi edita da Phoenix Publishing presentata alla stampa sabato 18 gennaio alla fumetteria Alastor di Napoli. L’intervento è stato moderato da Francesco Saverio Tisi, vicedirettore della Phoenix, e oltre all’autrice hanno preso la parola Ruben Curto (fumettista, muralista, illustratore, docente e cofondatore del colletivo NUBE) e tramite videomesaggio il doppiatore Jacopo Calatroni. Percy Song, una colorata fiaba oscura A parlare del contenuto dell’opera è ovviamente l’autrice che l’ha pensata e disegnata, Martina Rossi. Classe 1989, è originaria di Recanati. Dopo il diploma presso l’istituto d’arte “G. Cantalamessa” a Macerata si trasferisce a Roma, dove rafforza le proprie conoscenze in materia di disegno alla Scuola Romana di fumetti. Da qui inizia a lavorare come copertinista e ritrattista per autori indipendenti, oltre disegnare vignette per il quotidiano Metro Roma. Nel 2016 per la casa editrice Lo Scarabeo illustra un mazzo di tarocchi ispiarate a Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry e attualmente lavora come colorista per la casa editrice BellaFe e come autrice per Americana Studio. Martina descrive Percy Song come «un tipo di narrazione tipico delle fiabe». La graphic novel narra la storia di Percy, un ragazzo che «non ha passato, ma deve andare incontro ad un futuro. Deve sapere cosa è stato, ma non ha i mezzi per farlo». Le tematiche descritte toccano nel profondo le corde dell’animo dei giovani e sono anche molto pesanti, come quello della morte. Lo fa attraverso un uso allegorico del genere fantasy, dove la presenza di disegni armonici e pastellosi fatti a mano e colorati con l’acquerello, servono per interpretare una realtà spesso cupa e monocolore. Durante l’intervento Martina Rossi ha battutto moltissimo proprio su questo punto, attingendo anche alle proprie esperienze che sono parte della struttura su cui è stato eretto il progetto di Percy Song, in particolare sulla questione del giudizio che parte fin dalla tenera età. «La società stessa non fa altro che giudicarci e farci perdere occasioni importanti che potrebbero renderci felici». Insomma, sembra che il messaggio che voglia trasparire da Percy Song non sia soltanto quello di affrontare con un linguaggio che si avvicini a quello degli adolescenti esperienze che possono avere più o meno affrontato, ma anche di inseguire i propri sogni senza curarsi troppo del giudizio delle persone che non li comprendono perché troppo distanti dal loro modo di vivere e di concepire il mondo. Gli interventi di Ruben Curto e Jacopo Calatroni Parole di elogio sono state spese anche da Ruben Curto, il quale ha definto la vicenda narrata nel fumetto come un qualcosa «ambientato in un mondo “bello” come quello del fantasy, ma che assume contorni a tratti inquietanti». A […]

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Libri

Ti chiamo domani: prima graphic novel di Rita Petruccioli

“Ti chiamo domani” di Rita Petruccioli  | Recensione Edita da Bao Publishing, “Ti chiamo domani” è la prima graphic novel scritta e disegnata da Rita Petruccioli. Classe 1982, Rita Petruccioli, dopo aver lavorato per anni come illustratrice e fumettista e aver contribuito a Storie della buona notte per bambine ribelli (Mondadori) e lavorato con Giovanni Masi a Frantumi (Bao Publishing), si presenta ai lettori con la sua prima opera da autrice unica. “Ti chiamo domani” è una graphic novel in cui i colori, in particolare le diverse tonalità di blu e di giallo, assumono notevole importanza e permettono all’autrice di distinguere con chiarezza luoghi, momenti ed emozioni. Chiara ha occhi marroni, capelli bruni ed un carattere espansivo e solare. È un’universitaria e aspirante artista che durante l’Erasmus a Tolosa ha conosciuto un gruppo di amici, che ha voluto rincontrare dopo il ritorno a casa. È per questo che è tornata a Tolosa ed è qui che la incontriamo per la prima volta quando, nel pieno della notte, dopo aver acceso la luce per leggere qualche pagina de Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati, chiama il padre per tornare a casa. Il modo per farlo, grazie alle amicizie del padre, è viaggiare con Daniele, un camionista con qualche anno in più che sta tornando in Italia dopo aver effettuato delle consegne. I due si incontrano e fin dai primi istanti Daniele sembra un po’ scostante, protetto dalle lenti nere degli occhiali e con poca voglia di parlare. Ma nonostante sembri inizialmente restio al confronto, col passare delle ore si lascerà andare sempre di più e renderà possibile un confronto intimo, alimentato dalla curiosità e utile ad entrambi. “Ti chiamo domani” è quindi il racconto di un viaggio in camion di due giorni da Tolosa a Sabina. Protagonisti della storia due sconosciuti, Chiara e Daniele, le loro parole e i loro silenzi. Silenzi che grazie alla bravura di Rita Petruccioli diranno comunque tanto al lettore.  La loro conoscenza sarà scandita dai ritmi di un viaggio in cui la conversazione è il miglior modo per ingannare il tempo. Data la differenza anagrafica, Chiara e Daniele hanno due storie diverse ma durante il viaggio capiranno che una storia può cambiare in base a chi la racconta, per il modo in cui lo fa, e in base a chi ascolta. Si può dire tutto, niente o qualcosa, si può ascoltare ma soprattutto si possono vedere le cose da un’altra prospettiva. Nell’intervista rilasciata a Alessandro Roncato per Repubblica, l’autrice ha spiegato come ambientare idealmente la storia nel 2004 le abbia permesso di non far usare ai protagonisti mezzi tecnologici in cui c’è una sovra comunicazione. «Essendo basato sullo scambio tra due persone che non si conoscono, Chiara e il camionista Daniele, non volevo mettere in mezzo la supermessaggistica da cellulare che ne avrebbe falsato il dialogo». L’autrice ha inoltre spiegato come nella storia ci siano alcuni riferimenti autobiografici. Infatti, proprio come Chiara, anche l’autrice ha vissuto la sua esperienza Erasmus a Tolosa ed tornata in […]

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Libri

Pigiama Computer Biscotti di Alberto Madrigal

Edito da Bao Publishing, Pigiama Computer Biscotti è la nuova opera di Alberto Madrigal. Un peso sul petto per  la storia di una figlia che piange dopo aver scoperto che il padre ha abbandonato la sua passione per lei, un nuovo libro da scrivere e l’ispirazione che manca. È l’inizio del nuovo libro di Alberto Madrigal che torna sugli scaffali dopo le precedenti opere: Un lavoro vero, Va tutto bene e Berlino 2.0. Pigiama Computer Biscotti: quando non si riesce a separare il lavoro dalla vita privata  Mangiare biscotti mentre, ancora in pigiama, si lavora al computer è un’immagine in cui quasi tutti oggi possono ritrovarsi per esperienza diretta o indiretta. È una sintesi della necessità di trovare tempo per lavorare e, soprattutto, di doverlo fare anche quando si è a casa, in cucina, seduto al tavolo dove per definizione si dovrebbe solo mangiare, possibilmente con gli affetti più cari. Al contrario subentra il computer, le scadenze imminenti, l’idea geniale che non arriva e la vita privata che si disintegra. Immagine familiare, dati i tempi, ma in realtà ci sono una serie di professioni per cui la netta separazione tra lavoro e vita privata non è mai esistita. Si fa qui riferimento alla vita dell’artista, dello scrittore o categorie simili che, dovendo sviluppare un lavoro sulla base di un processo creativo, necessitano di qualsiasi spunto utile. Se arriva l’intuizione meglio annotarla subito, perché aspettare che finisca la cena può costare la possibilità di scrivere un intero libro o di realizzare un’opera. In questo senso si è costantemente a lavoro perché qualsiasi esperienza può essere d’ispirazione. Con piglio ironico uno dei personaggi di Pigiama Computer Biscotti dirà: «Almeno l’ispirazione esiste davvero. A me arriva soltanto quando ho timbrato il cartellino tutti i giorni. Quando sono stato seduto davanti allo schermo per un sacco di ore. Ma quando arriva la senti. Ed è meraviglioso. Arriva a durare anche un paio di secondi». Ma questa è solo una parte del problema. Legata alla necessità di avere idee brillanti c’è il bisogno di guadagnare, soprattutto quando si ha una famiglia. Con un’opera a tratti autobiografica, Madrigal riflette sulla sua vita lavorativa e privata. In Pigiama Computer Biscotti l’autore spagnolo, residente a Berlino dal 2007, riprende alcuni eventi della sua vita per creare una realtà parallela in cui gli episodi reali vengono narrativamente rielaborati per raccontare una storia con un notevole equilibrio narrativo. Madrigal ripensa alle aspirazioni e alle aspettative legate all’uscita del suo primo libro ma anche agli anni che passano e alle esigenze che cambiano. L’arrivo di un bambino, per esempio. Un esame di maturità con cui scoprire cosa «hai imparato in questi trentatré anni» e fare i conti con le paure e le insicurezze, oltre a dover cambiare completamente abitudini di vita e di lavoro. Dai timori legati alla paternità alla necessità di accettare compromessi lavorativi, Madrigal alterna con armonia il racconto della nuova vita familiare con l’incapacità di scrivere un nuovo libro. Con una notevole leggerezza e abilità di emozionare nelle […]

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Libri

Fumetti erotici, un viaggio nelle illustrazioni per adulti

Fumetti erotici: i capolavori dell’eros a matita. Dove immagine, arte e scrittura d’autore si fondono.  I fumetti erotici, che per un vizio di genere possono facilmente scadere nella banale e pruriginosa perversione, costituiscono un mare magnum in cui è necessario fare una scrematura. Va precisato, infatti, che non è così facile trovare, all’interno di questa eterogenea produzione, grandi capolavori della letteratura. Accostandosi al genere anche il lettore meno critico si accorgerà della debolezza degli intrecci e dell’inverosimiglianza delle trame. Ma è altrettanto vero che il pubblico affezionato a questo genere è probabilmente alla ricerca di sensazioni ed emozioni forti più che di suggestioni artistico- letterarie. Il nostro viaggio all’interno del genere dei fumetti erotici comincia da una delle produzioni più notevoli del recente panorama fumettistico: le “Lost girls- Ragazze perdute” di Alan Moore e Melinda Gebbie (pubblicato in Italia nel 2008). Tre protagoniste femminili di altrettanti capolavori della letteratura a cavallo tra ‘800 e ‘900, ovvero Alice (Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie), Dorothy (Il mago di Oz) e Wendy (Peter Pan) si incontrano nel 1913 per caso in un lussuoso albergo austriaco, l’Himmelgarten, sulle rive del lago di Costanza. Le protagoniste hanno età diverse come sono diverse le loro personalità: Alice è una donna ormai più che matura, borghese e risoluta, Dorothy è un’esuberante ventenne, Wendy è poco più che adolescente e forse per questo ancora timida e repressa. Le tre donne, nei tre volumi che compongono l’opera, (Ragazze cresciute, Isole che non ci sono, Grande e terribile), libere da pudori e vincoli morali, si confrontano e si raccontano esperienze sessuali che vanno dalla scoperta del sesso e del piacere alle più torbide espressioni e inclinazioni sessuali, fino ad invischiarsi in temi più spinosi e controversi come la pedopornografia, i perversi giochi sessuali adolescenziali, le molestie, il feticismo. Se le illustrazioni di Melinda Gebbie sono fiabesche, e per questo fredde e infantili, del tutto diverse sono invece le proposte di uno dei più famosi maestri del genere: Milo Manara. Nei quattro capitoli della saga “Il gioco”, pubblicati tra il 1983 e il 2001, la giovane e conturbante Claudia Cristiani, giornalista e moglie del vecchio e ricco avvocato Cristiani, è vittima dei ricatti e degli esperimenti del crudele e viscido dottor Fez, ideatore di un congegno in grado di stimolare pulsioni erotiche nella donna. Fez e gli altri subdoli e spietati personaggi maschili che entreranno in possesso del congegno, lo utilizzeranno per demolire l’incrollabile fedeltà, il profondo senso del pudore e la ritrosia al sesso della giovane donna e per scatenare in lei una irrefrenabile libido. Le immagini proposte da Manara sono estremamente realistiche, a tratti voyeuristiche, e perciò sensualissime, anche se le trame risultano a volte forzate, se non addirittura surreali.   In questa breve rassegna, non si può non inserire la celebre Valentina dell’ormai defunto Guido Crepax. Valentina compare per la prima volta nel 1965 sulla rivista Linus, e da quel momento il suo aspetto retrò e raffinato la rende una delle più riconoscibili icone della fumettistica […]

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Haxa Vol.2 – Ombre d’acqua, la storia di Pellizon continua

La Bao Publishing non arresta l’invasione di successi sul mercato italiano, lanciando il secondo volume di Haxa, la tetralogia ideata e disegnata da Nicolò Pellizon. Haxa Vol.2, e il cliffhanger d’eccezione Il Cinematic Universe riguardante il mondo dei fumetti a 360 gradi ha cambiato il mondo del cinema, sicuramente, ma anche tante altre cose. Sicuramente la nostra percezione dei supereroi, la nostra idea di plausibile e possibile. Non pensiamo che un uomo possa volare, questo no, ma ci rendiamo conto, adesso, che l’eroe in costume non è senza macchia, non è sempre sicuro di sé e inattaccabile dal punto di vista della sicurezza e della psicologia. Sono uomini, uomini come noi, con solo una straordinaria abilità in più. Ombre d’acqua, seconda parte della tetralogia di Nicolò Pellizzon, è un’analisi a stretto giro sui personaggi in un contesto in cui il personaggio smette di essere protagonista dell’azione, ma si limita a subirla, a viverla. Ogni tavola sembra sul punto di esplodere nelle sue tonalità pronunciate, come se la realtà che Pellizon vuole raccontarci fosse saturizzata fino al suo limite massimo. Fino a far male agli occhi. Chi li segue dal primo volume, sa chi sono questi ragazzi, cosa hanno vissuto e da quale percorso vengono. Li abbiamo visti indeboliti dalla paura, dal terrore di fallire, abbiamo ascoltato i loro sogni e, adesso, li seguiamo mentre compiono lo step successivo, mentre abbandonano definitivamente il guscio protettivo dell’ignoranza per immergersi a pieno petto nella violenza della consapevolezza. Come già riscontrato nel primo volume, sono forti e intraprendenti i personaggi femminili di Pellizon. Sono il focus assoluto dell’opera, non fanno da cornice, né da icona stereotipata pronta all’uso, sono esse stesse la chiave di lettura di Haxa. Senza cadere negli spoiler, concludiamo questa recensione avvisando il lettore che il cammino composto nel primo volume e il finale “devastante” con il quale ci eravamo lasciati, riprende appieno nel secondo, portando lo spettatore ad una ulteriore esplorazione dell’interiorità, sì, ma anche in un meraviglioso viaggio nell’esteriorità, nella cruenta lotta per la sopravvivenza, nello scontro perpetuo e nelle sfide quotidiane che caratterizzano le vita adulta, nelle quali ci si ritrova che lo si voglia o meno.  

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Royal City Volume 3: ultimo volume della graphic novel di Jeff Lemire

Royal City 3, ultimo capitolo della graphic novel Royal City di Jeff Lemire | Recensione Royal City Volume 3, terzo ed ultimo volume della graphic novel Royal City di Jeff Lemire, è uscito il 24 gennaio per la Bao Publishing. Sceneggiatore e fumettista canadese, tra le opere a cui Lemire ha collaborato o di cui è autore ci sono Essex County, Il saldatore subacqueo, Descender, Plutona, Black Hammer e Niente da perdere. Protagonista dell’ultimo capitolo della trilogia, come nei due volumi precedenti, è la famiglia Pike, la cui storia si dipana tra gli anni ‘90 ed il presente nella città fittizia di Royal City, centro industriale del New Jersey ora in declino. La famiglia Pike è composta dai genitori, Peter e Patty, e dai loro figli Pat, Tara, Richie e Tommy. A causa di un evento inaspettato sono stati costretti a riunirsi a Royal City, dove si trovano a fare i conti con un presente problematico per tutti loro e soprattutto con il loro ancor più problematico passato, al quale tutti sono rimasti ancorati. Infatti Tommy, il più piccolo dei fratelli, è morto nel 1993 in circostanze poco chiare. Eppure tutti i familiari ne vedono il fantasma, seppur ad età diverse, che li accompagna nelle loro vite, come se queste si fossero in parte fermate alla sua morte. Ora anche grazie a lui, o meglio a quello che immaginano di Tommy, i Pike riusciranno finalmente a fare i conti con la propria storia ed andare verso un futuro che appare migliore. Royal City, il volume 3 del romanzo grafico di Jeff Lemire La storia di Royal City si sviluppa su diversi piani temporali e spaziali che interagiscono tra di loro. Innanzitutto si alternano il presente, con tutti i suoi problemi e le storie dei protagonisti, ed il passato, con i suoi eventi tragici e le scelte che hanno portato tutti i personaggi a diventare quello che sono nel presente. Poi c’è un’alternanza tra la realtà, dove i protagonisti cercano di cambiare le loro vite, ed il sogno, quasi delle visioni oniriche, che spesso accompagnano i momenti di riflessione e di ritorno al passato dei personaggi. Sono opera di Jeff Lemire sia la sceneggiatura che i disegni, realizzati in tinte acquerellate, quasi sfumate. Nel fumetto si alternano colori caldi e freddi a seconda delle situazioni rappresentate, tra le sfumature accentuate di sogni e ricordi e la vividezza del presente e delle sue novità. Con quest’ultimo volume di Royal City si chiude la trilogia con i protagonisti che finalmente riescono ad affrontare il loro passato e quasi non ci si accorge dello scorrere delle pagine e delle storie che man mano si intrecciano e scorrono anch’esse verso il finale. Royal City 3 di Jeff Lemire: [amazon_link asins=’8832732041′ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’f1a894b1-5d7e-41ec-a820-df4b4773c866′] Immagine dal web: www.amazon.it

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Libri

Liz Climo con Un’aragosta al giorno (Recensione)

Recensione della raccolta di vignette umoristiche Un’aragosta al giorno di Liz Climo Liz Climo è una delle orgogliose “matite” dell’entourage di Matt Groening: è infatti illustratrice de I Simpson ma è famosa anche per l’infinita dolcezza delle sue tavole di disegni. Queste circolano sul web e sul suo sito internet riempiendo gli utenti di sentimenti d’affetto e commozione. Molte di queste vignette sono poi raccolte in vari piccoli volumi pubblicati in italia dalla casa editrice BeccoGiallo. Liz Climo: la dolcezza di Un’aragosta al giorno Proveniente dalla Silicon Valley, Liz Climo è costretta a spostarsi a Los Angeles per nuove opportunità lavorative. Questo l’ha quindi isolata, facendole percepire un senso di smarrimento non indifferente. Ad accoglierla è stata una sua amica, Andrea, che le ha dimostrato quanto l’amicizia non sia frutto solo di una presenza fisica costante ma anche di una mano tesa nel momento del bisogno. Questa vicenda è alla base delle tavole di disegni di Un’aragosta al giorno, una raccolta di piccole vignette umoristiche che vedono coinvolti animali (anche naturalmente predatori o prede) in rapporti di grande amicizia e sostegno reciproco. Storie di amicizie e umorismo Elizabeth Climo, in arte Liz, non è solo grande dolcezza ed eleganza, ma anche umorismo: ogni singola scena descrive situazioni divertenti e paradossali, in cui i protagonisti si trovano spesso in difficoltà e chiedono aiuto a qualcuno che non appartiene alla propria stessa specie. Ciò che però colpisce più di ogni altra cosa è vedere che i protagonisti riescono alla fine a rendere il proprio difetto o quello del proprio amico un’importante risorsa. Un dolce serpente è in grado di piegarsi su se stesso pur di offrire al proprio amico una spalla su cui piangere o, ancora, una piccola suricata compra cappellini per festa di unica misura anche per amici di taglia molto più grande, senza rendere la differenza di stazza un ostacolo al proprio divertimento. Un desiderio di affetto e consolazione Un’aragosta al giorno abbatte le differenze tra specie, avvicina prede e predatori naturali, lascia che il lettore possa trovare consolazione dalla lettura. È questo che la disegnatrice auspica, sperando di offrire un po’ di conforto a chiunque, nella vita, si senta anche un po’ solo e perso. Nella vita infatti può capitare di essere o sentirsi soli, di doversi allontanare da casa, di non poter portare subito con sé i propri affetti. È qui che entrano in gioco le tavole dai disegni morbidi e dai colori pastello di Liz Climo, senza fronzoli ma essenziali fino all’osso per arrivare subito al centro della questione. Altri libri di Liz: [amazon_link asins=’8833140067,8899016690,8804705795,8804657537′ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’6af29d86-e0fe-11e8-8dac-1b56f77b48e8′]

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Libri

Stella di mare di Giulio Macaione: l’illusione delle sirene

Il canto delle sirene e la vita, tutto in bilico tra realtà e fantasia: la storia narrata in Stella di mare di Giulio Macaione. Catanese classe 1983, autore già di Mortén, The Fag Hag, Innamorarsi a Milano, Ofelia, I colori del vicino, Basilicò e Alice: From Dream to Dream. Pubblicato dalla Bao Publishing, Stella di mare è un volume di 176 pagine stampato in bicromia. Siamo a Cefalù, sulla costa della Sicilia, tra maggio e settembre. Il protagonista Stefano vive qui, con la madre e la sorella Luisa, appena lasciata l’università ed in attesa di qualcosa che nemmeno lui conosce. Forse è l’amore inespresso che lo lega ad un’amica che conosce da sempre e che torna in Sicilia d’estate: è la “sirena” che lo ha ammaliato e legato a Cefalù. Una Cefalù dove alcuni dicono di aver veramente incontrato le sirene ed esserne stati vittime, perdendo qualcosa o qualcuno che non è più tornato.Alla fine sarà proprio Stefano a rimanere coinvolto nelle loro storie ed a trovare una via per uscire dall’immobilità che lo attanaglia. Stella di mare: il canto delle sirene realtà o fantasia? Il fumetto di Giulio Macaione scorre lento come l’attesa dei protagonisti, con gli avvenimenti importanti concentrati in brevi intermezzi di lunghi periodi di pausa nelle vite dei personaggi. Il disegno è in soli due colori, non i soliti bianco e nero, ma in tutte le sfumature di giallo e blu. Scelta inusuale, perfetta per rappresentare tanto le giornate abbaglianti ed il sole arroventato della Sicilia, quanto il mare e le notti di tempesta, avvolte dall’oscurità. Nelle rappresentazioni di un passato ormai irrecuperabile, di notti lunghe e di tempesta, di un mare infido, che calpesta le vite di chi osa sfidarlo, domina il blu nelle sue tinte più scure. Nei paesaggi resi abbaglianti dal sole, in un presente da vivere sfidando l’immobilismo dominano invece le tinte calde del giallo, ad indicare che è quella la strada giusta, abbandonando il passato. Stella di mare è una riflessione sul tempo che passa e sulle illusioni che ci facciamo, sul futuro e sui motivi delle nostre scelte. L’amore per la “sirena del nord” che irretisce Stefano è veramente il motivo per cui è bloccato in una perenne attesa, oppure è un pretesto per rimanere a Cefalù? Nel frattempo come sintetizza Vico, vecchio pescatore, “Il tempo non te lo restituisce nessuno, caruso.” Altro punto sono le aspettative che i protagonisti hanno su se stessi, una generazione cresciuta con l’idea di dover fare qualcosa di unico e speciale, mentre non sa che strada intraprendere e rimane impantanata, quando dovrebbe o rassegnarsi ad una vita “ordinaria” e ad un lavoro normale oppure tentare di cambiare lo status quo. Tutto questo accompagnato dalle note di Francesco Bianconi, Lucio Dalla e Cristina Donà, ci lascia alla fine con un dubbio: sono una nostra fantasia, giustificazione per l’immobilità, oppure esistono davvero le sirene? Francesco Di Nucci

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Eventi/Mostre/Convegni

La graphic novel Salvezza di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso a RDL

Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso hanno presentato la graphic novel Salvezza alla fiera del libro di Napoli Continuano le presentazioni e gli eventi della fiera del libro di Napoli Ricomincio dai libri al MANN (Museo Archeologico Nazionale di Napoli). Sabato 6 Ottobre i due autori siciliani Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso hanno presentato la loro graphic novel Salvezza, edita nel Maggio 2018 da Feltrinelli Comics.[amazon_link asins=’8885439462,8867620878,8833140075,8899016119,8807550059′ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’cd2f129b-ca62-11e8-8264-53db44e969d4′] L’incontro è stato mediato dalla giornalista Barbara Schiavulli. La graphic novel Salvezza, l’importanza del racconto L’incontro è iniziato con la proiezione di un video realizzato dai due autori, una breve testimonianza delle tre settimane che hanno trascorso a bordo della nave Aquarius, ONG simbolo di una retorica politica iconoclasta sempre più diffusa nel nostro paese. «Noi non siamo del PD, abbiamo semplicemente voluto raccontare quello che abbiamo visto» specifica Lelio, una precisazione che, normalmente, risulterebbe pleonastica ma che, oggi più che mai, è strettamente necessaria. Il fumetto non nasce infatti con intenti politici o con l’intenzione di offrire un’opinione ma con l’obbiettivo di informare e di raccontare, di restituire ai lettori una visione oggettiva, aderente il più possibile alla realtà, del drammatico fenomeno migratorio africano che passa attraverso il mare Mediterraneo. Le sceneggiature di Marco si uniscono ai disegni di Lelio e prendono vita le tante piccole storie «con la “s” minuscola» di tutti quegli uomini che ogni giorno sfidano la morte in un viaggio disperato in condizioni disumane, per sfuggire a guerre e miseria, a quegli avvenimenti della Storia con «la “S” maiuscola» che molti governi volontariamente ignorano, condannandone gli effetti piuttosto che le cause. Con la graphic novel Salvezza i due giovani hanno voluto creare un prodotto che potesse essere fruibile dal maggior numero di persone e che, soprattutto, strizzasse l’occhio  ai bambini, perché è importante trasmettere certi valori ai più piccoli. Tutto il lavoro, come spiega Marco, è incentrato sull’esigenza di raccontare, di dare vita alle storie di queste persone che non solo attraversano il Mediterraneo su imbarcazioni di fortuna, ma passano anche attraverso il Sahara e i centri di detenzione libici, luoghi senza alcun rispetto per la dignità umana. Dal 1993 ad oggi i migranti morti in mare superano la quota di trentaquattromila ma i morti nel deserto e le vittime dei centri di detenzione in Libia sono impossibili da quantificare. Come i racconti degli aborigeni, che narrano le gesta degli antenati per permetterle di continuare a vivere, Marco e Lelio riscoprono la linfa vitale della narrativa restituendo a queste persone, trattate come merce di scambio, un briciolo di umanità. I due autori rivolgono l’attenzione non solo al flusso migratorio che dal centro si dirige verso il Mediterraneo, ma anche a quello che si dirige verso lo Yemen, teatro di una atroce guerra civile “silenziosa”, una catastrofe che si sta svolgendo lontano dagli occhi indiscreti dei media tradizionali. L’informazione come punto di partenza secondo Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso raccontano di essere arrabbiati perché impotenti davanti a tale catastrofe. L’informazione, seppur corretta,  […]

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