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Eroica Fenice

La Tag: graphic novel contiene 22 articoli

Libri

La giusta mezura, una storia d’amor cortese e bisogni infiniti

La giusta mezura è il (o la, come si preferisce) graphic novel disegnato da Flavia Biondi e pubblicato da BAO Publishing nel novembre 2017. Un volume cartonato di quasi 160 pagine, rivestito da una copertina di tela blu in imtilin con stampa bianca. I disegni sfruttano le tonalità del blu che vengono contrapposte alla pagina crema, dando una morbidezza inaudita ai soggetti e ai contorni, per un argomento invece nettamente in contrasto. Bologna fa da sfondo, rappresentata con accuratezza e nostalgia. La soluzione di ogni cosa è la giusta mezura La trama è amara, ma tanto realistica da abbracciare le emozioni e i sentimenti della maggior parte della generazione y. Mia e Manuel sono due giovani innamoratissimi, che raggiunta quasi la soglia dei trent’anni mostrano di avere – dopo una lunga crescita insieme – bisogni e desideri diversi. Condividono un appartamento con altri inquilini, ma – almeno uno dei due – sente la necessità di trovare un nido d’amore e iniziare finalmente a crescere. Come se non fosse abbastanza, si trovano incastrati nel vortice dei lavori a scadenza, che non rispondono delle proprie qualifiche ma che sono funzionali all’esigenza di mettere soldi da parte per vivere e per costruire il proprio futuro. In questo quadro sopraggiunge lo smarrimento di uno dei due personaggi, che avvinto dalle braccia della debolezza umana, deve compiere la propria scelta. Entrambi vorrebbero vivere d’arte, soprattutto lui, che accosta al proprio lavoro di cameriere la pubblicazione online di un romanzo medievale, improntato sull’amor cortese. Per quanto il filone cavalleresco abbia sempre lo stesso svolgimento e la stessa risoluzione, Manuel si rende conto che la vita reale non è fatta solo di “morale”, ma anche di compromessi, debolezze e soprattutto attenzioni. Infatti «È così perfetto l’amore prima di conoscere i suoi protagonisti». Una storia che coglie perfettamente l’inadeguatezza che vive buona parte dei giovani, oggi. La necessità di trovare il proprio spazio nel mondo, la propria ragione, il proprio motore, soprattutto quando si pensa di non aver guadagnato nulla a quasi trent’anni. A volte è indispensabile sbagliare per poter comprendere ciò che si rischia di perdere e ciò che si vuole veramente ottenere. [amazon_link asins=’8865439297′ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’bc896091-fb73-11e7-b5dc-2fc330d35f0b’]

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Libri

Le Macerie prime di Zerocalcare e i nostri demoni

Edito da Bao Publishing, Macerie prime è il nuovo libro di Zerocalcare che torna in vetta alle classifiche dopo i successi di Dimentica il mio nome e Kobane calling. Zerocalcare, al secolo Michele Rech, è uno dei fumettisti italiani più apprezzati. Negli ultimi anni, grazie ai suoi lavori, migliaia di lettori si sono avvicinati ai “disegnini”, come li definisce lo stesso autore, capendo che le tavole di una graphic novel possono essere belle quanto le pagine di un romanzo. Il successo di pubblico è stato poi consacrato dal riconoscimento della critica quando Dimentica il mio nome è stato preso in considerazione per il Premio Strega. Chi ha letto tutti i lavori di Zerocalcare sa bene quanto le opere siano progressivamente migliorate negli anni constatando una crescita artistica notevole. Dopo aver dimostrato una maturità artistica, Zerocalcare torna al racconto della quotidianità per riflettere su quanto sia difficile crescere e cambiare. Cosa sono le Macerie prime? «Se penso che le persone con le quali sono cresciuto – persone migliori di me che ancora adesso, quando parlano, prendo appunti per segnarmi le cose da dire nelle interviste – fanno l’inventario di notte nei supermercati, l’unico modo che ho di rappresentare le loro vite è questo: un mondo di macerie». Sebbene l’intento dell’autore non sia quello di comporre un ritratto generazionale, Macerie prime è il miglior modo per capire la precarietà di chi ha dai venti ai quaranta anni. Non si pensi però ad una lettura noiosa ed angosciante, perché Zerocalcare non si sofferma su stereotipi o complesse dinamiche sociali ma propone dialoghi semplici e diretti. Il punto di forza di Macerie prime sono i personaggi che, esprimendo desideri e aspirazioni individuali, intercettano  sentimenti, paure e gioie che sono universali. A tal proposito l’autore ha dichiarato: «Ho intervistato i miei amici per fare questo libro ed è stato imbarazzante. Ho il pallino di non voler mettere in bocca alle persone cose arbitrarie o che non pensano o che non dicono. Poi i personaggi sono stati mescolati, alcuni racchiudono anche tre personaggi insieme, oppure ho cambiato dei dettagli in modo tale che tutti possano dire alla loro madre, “Ahò, guarda che questo non sono io!”». Mentre nelle opere precedenti la presenza di un narratore che filtrava gli eventi era costante, in Macerie Prime Zerocalcare fa un passo indietro per dare vita ad un’opera corale. Finalmente il lettore ha la possibilità di capire chi sono realmente Secco e Cinghiale, personaggi storici che in questi anni sono cresciuti e cambiati. Il pretesto per conoscere meglio tutti gli amici di sempre è il matrimonio di uno di loro che porterà Zerocalcare a riflettere su quanto il successo e gli impegni rendano difficile dedicare le dovute attenzioni agli affetti più cari. È difficile trovare un equilibrio tra persona e personaggio soprattutto a causa delle aspettative altrui. Tra le Macerie si aggirano i demoni che Zerocalcare vuole affrontare Macerie prime è il racconto dei demoni che ognuno di noi deve costantemente affrontare per crescere. Ma di cosa si nutrono i nostri […]

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Libri

La mummia, tra graphic novel ed eccentricità vittoriane

La mummia è una graphic novel disegnata da Dino Battaglia ed edita dalla Nicola Pesce editore. L’autore, di origini veneziane, viene definito da Hugo Pratt, padre di Corto Maltese, “Maestro dei Maestri”, sia per per la grande quantità di opere pubblicate sia perché – nel suo genere, il fantastico – è tra i più bravi fumettisti italiani. Tra i premi più prestigiosi da lui conseguiti vi è “Miglior disegnatore straniero”, ottenuto nel 1975, che gli ha permesso di fregiarsi del titolo di primo italiano ad aver conferito un simile riconoscimento al Festival International de la Bande Dessinée d’Angoulême. Per i suoi lavori ha assunto i panni di traduttore d’eccezione di molti scrittori romantici e novecenteschi come Poe, Hoffman, Lovecraft, Borges e Stevenson, che hanno inevitabilmente influenzato la costruzione di uno dei suoi personaggi più complessi: l’Ispettore Coke. Certo non mancano le caratteristiche tipiche dei protagonisti dei generi polizieschi, dal cipiglio severo e il volto ombroso, che si riscontrano in personaggi come il celeberrimo Sherlock Holmes; nonostante ciò riesce a discostarsene, regalandogli un’individualità che si fa notare. Riflessivo e umano, sono gli aggettivi più adatti a descrivere le sue peculiarità. La trama de La mummia e le eccentricità di una società borghese del XVIII secolo La vicenda si svolge a Londra, nei primi anni del XX secolo, dove un assassino lascia dietro di sé una serie di vittime (sempre prostitute) dal volto sfregiato. Il richiamo metaletterario è lampante, dove il modus operandi e il target sono gli stessi di Jack lo Squartatore. L’Ispettore di Scottland Yard, chiamato a investigare, ha un’intuizione ed è sul punto di catturare il criminale. Quest’ultimo però viene trovato completamente dissanguato, sul ciglio di una strada. Qualcuno è intervenuto e il colpevole sembra essere una creatura ricoperta interamente da bende e proveniente dall’Egitto. L’opera consta di una prefazione e di una postfazione. Entambe sono particolarmente interessanti e ricche di aneddoti legati sia all’autore che al genere fantastico. Una piccola parte è dedicata a una serie di abitudini assunte dalla società occidentale della Londra vittoriana, che costituiscono l’eccentricità di una classe sociale intenzionata a emergere a ogni costo. Intorno al 1799 esplose infatti l’Egittomania e molti esponenti della borghesia inglese, per acquisire maggiore prestigio, iniziò a comprare mummie e sarcofagi, che, durante feste private ed esclusive, venivano sbendate. Le prime, soprattutto quelle dei gatti ritrovati sepolti assieme ai propri padroni, venivano impiegate in contesti oggi inimmaginabili. Un esempio? Venivano bruciate al posto del carbone o, dalle bende, estratti esotici profumi. Queste ed altre affascinanti curiosità sono accuratamente descritte nella cornice di un disegno sfumato e nebbioso, che rende perfettamente l’idea del contesto tetro e gotico da cui prende vita. [amazon_link asins=’8888893970′ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’407aa11e-b68a-11e7-a9d6-77243f21d754′]

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Libri

I racconti dei vicoletti, Nie Jun e la sua Yu’er

“I racconti dei vicoletti” è una splendida graphic novel di Nie Jun, edita in italia dalla Bao Publishing. L’opera è una raccolta di quattro racconti che descrivono le vicende di Yu’er, una ragazzina disabile e piena di sogni, e di suo nonno Doubao, che si prende cura di lei in modo dolce e impacciato. Non esistendo una vera trama all’interno de “I racconti dei vicoletti” (disponibile su Amazon a 15,30€) , l’opera di Nie Jung si limita ad essere proprio questo. Abbiamo un insieme di racconti di vicoli nei quali succedono cose meravigliose, da ragazzine volanti a misteriosi paradossi temporali, il tutto resto nel modo più naturale possibile dall’abile penna di Nie Jung, che compie miracoli sia per quanto riguarda il disegno che per quanto riguarda i dialoghi. I motivi per cui questa graphic novel andrebbe non solo letta, ma conservata gelosamente nella propria libreria, sono davvero numerosi. “I racconti dei vicoletti”, la semplicità disarmante di Nie Jun è un’arma vincente. I disegni sono piacevoli da vedere, colorati con delle tonalità allegre ma pur sempre tenui e carichi di dettagli, anche se volutamente disattenti nel rappresentare la realtà (Per fare un esempio banale: gli occhi di Doubao sono due croci). I dialoghi sono semplici ma dolci, riempiono il cuore dello stesso sentimento di nostalgia che si prova di fronte ad una crostata della nonna, avvolti nella propria coperta preferita dinanzi al camino. “I racconti dei vicoletti” è un lavoro a metà tra la favola e l’opera d’arte, dove realtà e fantasia si incontrano e non si scontrano mai, convivendo in maniera naturale proprio nei vicoletti preannunciati nel titolo, popolati da personaggi di ogni tipo, luoghi segreti ed insetti che sanno improvvisare concerti. È proprio questa la magia che è riuscito a creare abilmente Nie Jun: far scoprire alla piccola Yu’er e al lettore insieme a lei che tutto è possibile, e che la felicità esiste ed è nascosta banalmente – ma non banalmente per il modo in cui lo pone l’autore – specialmente nelle piccole cose. In un insetto, in un francobollo, nei sacrifici che un nonno un po’ pasticcione compie per prendersi cura della sua nipotina. “I racconti dei vicoletti” ci insegna che tra passato e presente esiste un filo sottile, che essi spesso si incontrano, si intrecciano e sorprendentemente si inseriscono nella nostra vita, rendendola migliore. Allo stesso modo in cui questo libro è capace di migliorare la giornata e la libreria di chiunque decida di leggerlo.

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Libri

Edward mani di forbice diventa una graphic novel NPE

Chi l’ha vista non può dimenticare la pellicola firmata Tim Burton Edward mani di forbice, uscita nelle sale nel 1990 e interpretata da un magistrale Johnny Depp e una giovanissima Winona Ryder. È la storia di un automa per il quale il suo creatore ha la pretesa di creare un vero e proprio uomo con tanto di cuore e cervello. All’inizio Edward è costituito interamente da parti meccaniche e ferraglia; successivamente queste vengono sostituite da componenti umane: l’unica eccezione è per le mani, dato che lo scienziato muore prima di aver completato la sua migliore opera. Un essere buono Edward, che viene però visto con estrema diffidenza dall’intera cittadina data la sua natura mostruosa e l’aspetto inquietante. L’unica persona che riesce a vedere in lui molto più del suo aspetto è l’adolescente Kimberly Boggs, che alla fine – pur di proteggerlo – lo costringe a rimanere confinato nel castello dove è nato. Edward mani di forbice: il sequel a fumetti La graphic novel è ambientata negli stessi luoghi, forse in chiave più moderna, e si riallaccia propria alla scena finale del film, quando un’adulta Kim racconta dell’uomo rinchiuso nel suo castello e di come ogni anno cominci a nevicare grazie alle sue sculture di ghiaccio. A raccogliere la sua eredità è la nipote Megan. La madre della ragazza ormai ha rifiutato le storie raccontate dalla nonna, vedendo – come il resto della cittadina – in Edward un assassino. Di lui non si sa più nulla e il castello sembra disabitato. Kim, ormai defunta, viene adorata dalla nipote, che si è accorta che dalla sua morte non nevica ormai più. Intenzionata a scoprire la verità Meg trova le chiavi per raggiungere Edward, ma la sparizione di un bambino aizza nuovamente la cittadina contro l’uomo. Quello che non sanno è che Edward non è l’unica opera dello scienziato né l’unico abitante del castello: dopo moltissimi anni Eli è attivo e drammaticamente spietato. I disegni sono perfettamente in tema con l’ambientazione gotica e burtoniana, ma hanno anche quella dolcezza tipica del mondo Disney. L’artista è Drew Rausch mentre i testi sono opera di Kate Leth, con la traduzione di Gloria Grieco. L’opera, edita dalla Nicola Pesce Editore, è quindi perfetta per i nostalgici, ma anche per coloro che sentono il desiderio di accostarsi al mondo di Tim Burton in maniera leggera e sensibile: Edward è lì, malinconico e triste nonostante siano passati ormai molti anni dalla perdita di Kim. Ancora una volta ci spinge dolcemente a schierarci al suo fianco, per lottare contro il pregiudizio che lo vede colpevole.

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Libri

L’esoterico Blues del fumettista Sergio Toppi

Blues è una delle graphic novel pubblicate nel 2017 dalla Nicola Pesce Editore e contenute nella collana interamente dedicata a uno dei maestri del fumetto italiani: Sergio Toppi. Autore compianto ormai dal 21 agosto 2012, Toppi è anche la mano sapiente delle linee orientali e decise di Sheraz-De. Da quest’ultimo il tema si discosta, seppur lasci una traccia evidente della passione del fumettista per l’esoterismo e il mondo mitico. Blues è diviso in due racconti, che hanno come cornice il genere musicale reso inconfondibile dal proprio ritmo e dalla dolcezza delle blue note. Il primo, omonimo dell’opera, racconta la storia di un sassofonista costretto ad allontanarsi dai propri affetti per la causa più nobile di tutte, ovvero aiutare il prossimo, che si mostri esso meritevole o meno. Il secondo, invece, riprende il sapore esoterico di Sheraz-De, con un demone come protagonista, egomane come qualsiasi divinità e senza la minima pietà. Quest’ultimo sarà però costretto a trovarsi faccia a faccia con la propria umanità, quella che ha abbandonato troppo tempo prima e che lo ha ricondotto da lui a distanza di anni attraverso una cupa melodia blues. Blues, le amare note dalle umili origini Le radici del blues trovarono terreno fertile nelle comunità di afroamericani che, da schiavi, lavoravano nelle piantagioni degli stati meridionali degli Stati Uniti d’America. Allo stesso modo Toppi richiama questa antica cultura e predilige – nero su bianco – personaggi afroamericani, dalla pelle ebano e dai lineamenti spigolosi. L’uso proprio delle blue note, caratteristiche di questo genere, rendono la categoria affine alle forme musicali dell’Africa occidentale, che all’interno dei racconti del fumettista arrivano prepotenti alla propria immaginazione. I tratti continuano a essere nervosi e decisi, mentre ritagliano il proprio spazio nei riquadri della storia. Bianco e nero continuano a contrapporsi con violenza, aumentando la fierezza dei racconti e la profonda dignità dei personaggi. Luoghi desolati e deserti si mischiano a personaggi melliflui e ambigui, in calcolate contrapposizioni o accostamenti. Diventa necessario, al termine di ogni opera di Toppi, osservare i personaggi con attenzione e non offrirgli mai, per nessuna ragione, le spalle.

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Libri

Residenza Arcadia: storia di un condominio

Residenza Arcadia, pubblicato da Bao Publishing, è la prima storia lunga del fumettista Daniel Cuello. Argentino di nascita e italiano d’adozione, da tempo pubblica vignette, racconti brevi ed illustrazioni sul web e per due anni ha lavorato su Residenza Arcadia. La storia si svolge in un condominio (la Residenza Arcadia del titolo) alla periferia di una grande città. Le giornate passerebbero tranquille tra liti e battibecchi tra i condomini, come quelle di un palazzo qualsiasi, se non fosse che le vite dei protagonisti si intrecciano con la dittatura militare che controlla il paese. Un non specificato partito unico controlla le vite dei cittadini nel dettaglio, scegliendo persino l’amministratore del palazzo. Un giorno però viene allocata una nuova famiglia a Residenza Arcadia. Questo porterà a scoprire i drammi che si agitano nel palazzo, mentre i giorni passano lentamente tra liti sulle petunie, parate militari e arresti sommari. Residenza Arcadia: uomini e condomini Residenza Arcadia non è un fumetto d’azione: con il suo ritmo placido narra l’umanità che abita nel palazzo, con le sue storie, i suoi drammi, i rapporti interpersonali e con la dittatura. I personaggi includono vecchietti che si lamentano costantemente, vicine pettegole, giovani che amano la musica ad alto volume: chi abita in un condominio li riconoscerà sicuramente. Ma la loro vita non può non intrecciarsi con la dittatura nel paese: i giovani sono chiamati al servizio militare, nel palazzo abitano fedeli funzionari del partito e vedove di oppositori politici. Si alternano quindi momenti di comicità e scene serie: alle indimenticabili liti per la scelta dei fiori per abbellire il palazzo si oppongono arresti di oppositori e la scoperta di inconfessabili segreti dei condomini. La storia di Residenza Arcadia coinvolge il lettore: il ritmo lento non lo annoia ma lo attira sempre più fino al finale che lascia l’amaro in bocca, seppur addolcito da qualche nota d’ottimismo. Gli intermezzi comici riescono a non rendere pesante la vicenda ed alla fine fanno essi stessi parte del racconto della vita in comune, che a volte sembra quasi un gran teatro. Un’altra scelta stilistica è l’alternanza tra mostrare e non mostrare, che dà profondità alla storia. Il partito, i suoi scagnozzi, i nuovi inquilini: nessuno di questi viene mostrato direttamente. La loro esistenza si deduce dagli effetti che hanno nella vita dei protagonisti, sono delle entità estranee ma questo li rende reali. Nei disegni infine dominano i colori caldi che portano un’apparenza di allegria in quella che è in gran parte una storia di chiusura, diffidenza, tradimento e paura degli altri. Francesco Di Nucci

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Attualità

Il suono del mondo a memoria, l’intenso viaggio di Giacomo Bevilacqua

Il suono del mondo a memoria, edito da Bao Publishing, è la prima graphic novel di Giacomo Bevilacqua, classe 1983 e noto al grande pubblico grazie al suo A Panda piace. New York durante il mese di dicembre è una città caotica, tutti corrono per raggiungere un luogo, qualcosa o qualcuno. Tra le strade affollate della metropoli si aggira un ragazzo che cerca di lasciarsi alle spalle il dolore causato dalla fine di un amore. Poche azioni semplici e da ripetere con cura maniacale per evitare qualsiasi tipo di contatto umano, per rifugiarsi nel proprio dolore, per non dover affrontare la realtà. Qualcosa però irrompe con impeto nelle giornate di Sam, qualcosa che scardinerà le sue regole. La storia de Il suono del mondo a memoria inizia durante una splendida giornata di sole newyorkese: dopo essere stato svegliato dalle vibrazioni del suo cellulare, Sam si prepara per uscire. Un paio di cuffie, una macchina fotografica, la voglia di isolarsi dal mondo e i numeri da contare per sfuggire all’ansia provocata dalla casualità. Sì, contare perché “la casualità è la cosa più spaventosa del mondo perché contro di lei non esistono regole e l’unica cosa che puoi fare è contare”. Sam deve trascorrere due mesi a Manhattan per scrivere un articolo rispettando una semplice regola: non parlare con altre persone.  Tuttavia, New York non è una città che si lascia usare, ti punisce se infrangi le regole ed è capace di cambiare il tuo destino obbligandoti a guardare la realtà. Il suono del mondo a memoria: un viaggio nell’anima di Manhattan L’impianto narrativo de Il suono del mondo a memoria ruota attorno a pochissimi personaggi tra cui spicca la figura di Sam, tipico fotografo introverso che attraverso le sue fotografie diventa tutt’uno col mondo che lo circonda. Tuttavia, ciò che caratterizza la graphic novel di Bevilacqua è la costante presenza di una città che attraverso i suoi colori e le sue atmosfere accompagna sia il lettore che il protagonista. Il suono del mondo a memoria è un racconto che si legge d’un fiato e che regala al lettore un sorriso sincero e colmo d’affetto. Leggerlo una sola volte è praticamente impossibile: appena finito viene voglia di rileggerlo, magari con un pezzo di Chet Baker in sottofondo. Ed è proprio rileggendolo che ci si accorge di quei piccoli particolari che ritornano più volte e che dimostrano l’accuratezza del lavoro. Col progredire della lettura si finisce col dimenticare che si sta leggendo un fumetto perché si ha l’impressione di guardare un cortometraggio: le parole guidano il lettore lungo un viaggio in una città che si evolve attimo dopo attimo, città in cui è possibile immergersi grazie a delle immagini curate nei dettagli a tal punto da sembrare dei veri e propri scatti fotografici. Attraverso le avventure di Sam capiremo che il mondo può essere visto in bianco e nero o a colori ma non si può distogliere lo sguardo dalla realtà. Il suono del mondo a memoria è disponibile su Amazon. Clicca qui […]

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Attualità

Viaggio al centro della terra, la graphic novel di Napoli e Lirini

Viaggio al centro della Terra è una graphic novel distribuita da Nicola Pesce Editore e che prende vita grazie a Claudio Napoli e Marco Lirini. Disegni morbidi, bianco e nero, immagini a tratti dolci e sfocate che danno l’impressione di percorrere un viaggio di natura onirica tra le pagine: questa è la struttura su cui si basa una storia solida e comprovata, fatta di scoperte, fiducia in se stessi e superamento dei propri limiti in cambio di grandissime soddisfazioni, riconoscimenti e gratificazioni. Assieme ad Axel, Otto e Hans sarà difficile non voler percorrere questo viaggio entusiasmante e a tratti folle e coraggioso. Loro sono i protagonisti di una storia che ha il sapore del topos del “mondo perduto” e della continua scoperta. Otto Lidenbrock è un professore di mineralogia che ha rinvenuto una pergamena dagli strani simboli e una pietra dall’ignota composizione e provenienza. Ad aiutarlo nella comprensione delle rune è il brillante ma insicuro nipote Axel: insieme intuiranno che non sono semplici incisioni, ma una vera e propria mappa per raggiungere luoghi inesplorati e inimmaginati. A guidarli un islandese taciturno ed esperto, Hans, che farà anch’esso tesoro di un viaggio inequiparabile. Questa avventura sarà per loro anche un’occasione per comprendere se stessi e inoltrarsi nelle profondità delle proprie paure. Viaggio al centro della Terra, dalla fantasia di Jules Verne La storia trae ispirazione dal romanzo fantastico di Jules Verne, il celeberrimo Viaggio al centro della Terra. L’autore francese ottocentesco è considerato tra i padri della moderna fantascienza e tra i più influenti scrittori di “romanzi scientifici” e per ragazzi. Proprio la sua fantasia gli è valsa la caratteristica di essere considerato preveggente e citato in numerosi romanzi o film (tra cui, ad esempio, Ritorno al Futuro, diretto da Robert Zemeckis nel 1985). Allo stesso modo, dei suoi romanzi sono stati effettuati adattamenti cinematografici e televisivi, dove tra i più recenti troviamo la pellicola Viaggio al centro della Terra 3d del 2008, con Brendan Fraser. Persino un asteroide, il 5231 Verne, prende – per l’appunto – il suo nome. Sottomarini, missili, sbarchi lunari, esplorazioni oceaniche, pistole elettriche e videoconferenze sono solo alcune delle “anticipazioni” che Jules Verne avrebbe immaginato più di un secolo fa. Insomma, era inevitabile che di un tale successo venisse prodotta anche un’opera a fumetti, semplice e avvincente che costringe a immergersi nella storia così come Axel, Otto e Hans si sono introdotti all’interno di cunicoli e gallerie per raggiungere il centro della terra: sorpresa, curiosità, incertezza e gioia sono solo alcuni dei sentimenti che accompagnano l’avventura così come i personaggi la vivono. Bisognerà solo sapersi orientare, non scoraggiarsi e lasciarsi anche un po’ trascinare dall’istinto.

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Libri

Sharaz-De, una donna da Le mille e una notte

Sharaz-De Le mille e una notte è una graphic novel pubblicata nel 2016 ed edita da Nicola Pesce Editore. L’artista, appellativo più appropriato per indicare l’autore dell’opera, è Sergio Toppi, fumettista e illustratore milanese, che ha esordito negli anni cinquanta, per vedere curata poi dalla NPE una collezione a lui dedicata. Tratti decisi, che si intersecano tra loro rendendo ogni singolo elemento un blocco unico, una fusione di concetti ed esperienze, di messaggi chiari ma anche di non detti, che stuzzicano costantemente la curiosità del lettore e spingono a divorare pagina dopo pagina. Un volume che inizia con una prefazione molto accorata di Matteo Stefanelli e termina con un’intervista di Mariangela Rado; entrambi raccolgono la memoria, il pensiero e la genialità che Toppi ha lasciato. Sharaz-De continua la tradizione e – fatta eccezione per il Collezionista – rappresenta uno dei tanti personaggi “occasionali” dell’illustratore, una delle tante facce della sua arte. Sharaz-De, la caparbietà dalla voce “calda” fino all’alba successiva Potrebbe essere difficile trovare qualcuno che non abbia mai sentito parlare de Le mille e una notte, un insieme di leggende popolari persiane trascritte tra l’VIII e il X secolo. Un insieme, quindi, di racconti che parlano di lezioni d’umanità esemplari, sovrani, deserti, demoni e geni, ricchezze, creature mostruose, donne, lussuria, tradimenti, uomini empi e persone rette e terre sconfinate con immensi e sontuosi palazzi. A raccogliere l’insieme apparentemente scordinato è una cornice, è la storia di un sovrano, tradito come suo fratello dalla moglie, che decide di vendicarsi giacendo con tutte le giovani donne del reame e facendole uccidere il mattino seguente. Fino a Sharaz-De, che non aveva previsto: una donna bella, giovane, saggia, coraggiosa e caparbia. A differenza di tutte le altre si offre volontariamente e si fa condurre, accompagnata da un padre rassegnato, dal re. Dopo aver giaciuto con il sovrano, giunto il momento della propria esecuzione, riesce a catturare il suo interesse, cominciando a raccontargli una storia. Poi un’altra e un’altra ancora, prolungando la propria vita. Undici in totale sono trattenute nella raccolta di Toppi e ispirate alle antiche leggende. Colori forti, prepotenti, fino a che non subentra il nero a contrastare con il bianco della carta e a contrapporre immagini luminose e immagini cupe. Figure mostruose e donne dai lineamenti voluttuosi e morbidi, stregoni e demoni ossuti e bestie piene d’espressione quanto i volti umani, deformati dalla superbia, dalla cupidigia, dalla cattiveria o dal terrore. Qualche volta colti dallo stupore e dalla gioia. Un insieme di emozioni e di storie che possono soddisfarci o lasciarci con l’amaro in bocca: l’incertezza è dietro l’angolo e non si può evitare di accoglierla costantemente con il fiato sospeso, soprattutto nell’attesa di comprendere le sorti della prode Sharaz-De. Ma vale decisamente la pena rimanere per un po’ in apnea.

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