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Eroica Fenice

La Tag: graphic novel contiene 25 articoli

Eventi/Mostre/Convegni

La graphic novel Salvezza di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso a RDL

Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso hanno presentato la graphic novel Salvezza alla fiera del libro di Napoli Continuano le presentazioni e gli eventi della fiera del libro di Napoli Ricomincio dai libri al MANN (Museo Archeologico Nazionale di Napoli). Sabato 6 Ottobre i due autori siciliani Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso hanno presentato la loro graphic novel Salvezza, edita nel Maggio 2018 da Feltrinelli Comics.[amazon_link asins=’8885439462,8867620878,8833140075,8899016119,8807550059′ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’cd2f129b-ca62-11e8-8264-53db44e969d4′] L’incontro è stato mediato dalla giornalista Barbara Schiavulli. La graphic novel Salvezza, l’importanza del racconto L’incontro è iniziato con la proiezione di un video realizzato dai due autori, una breve testimonianza delle tre settimane che hanno trascorso a bordo della nave Aquarius, ONG simbolo di una retorica politica iconoclasta sempre più diffusa nel nostro paese. «Noi non siamo del PD, abbiamo semplicemente voluto raccontare quello che abbiamo visto» specifica Lelio, una precisazione che, normalmente, risulterebbe pleonastica ma che, oggi più che mai, è strettamente necessaria. Il fumetto non nasce infatti con intenti politici o con l’intenzione di offrire un’opinione ma con l’obbiettivo di informare e di raccontare, di restituire ai lettori una visione oggettiva, aderente il più possibile alla realtà, del drammatico fenomeno migratorio africano che passa attraverso il mare Mediterraneo. Le sceneggiature di Marco si uniscono ai disegni di Lelio e prendono vita le tante piccole storie «con la “s” minuscola» di tutti quegli uomini che ogni giorno sfidano la morte in un viaggio disperato in condizioni disumane, per sfuggire a guerre e miseria, a quegli avvenimenti della Storia con «la “S” maiuscola» che molti governi volontariamente ignorano, condannandone gli effetti piuttosto che le cause. Con la graphic novel Salvezza i due giovani hanno voluto creare un prodotto che potesse essere fruibile dal maggior numero di persone e che, soprattutto, strizzasse l’occhio  ai bambini, perché è importante trasmettere certi valori ai più piccoli. Tutto il lavoro, come spiega Marco, è incentrato sull’esigenza di raccontare, di dare vita alle storie di queste persone che non solo attraversano il Mediterraneo su imbarcazioni di fortuna, ma passano anche attraverso il Sahara e i centri di detenzione libici, luoghi senza alcun rispetto per la dignità umana. Dal 1993 ad oggi i migranti morti in mare superano la quota di trentaquattromila ma i morti nel deserto e le vittime dei centri di detenzione in Libia sono impossibili da quantificare. Come i racconti degli aborigeni, che narrano le gesta degli antenati per permetterle di continuare a vivere, Marco e Lelio riscoprono la linfa vitale della narrativa restituendo a queste persone, trattate come merce di scambio, un briciolo di umanità. I due autori rivolgono l’attenzione non solo al flusso migratorio che dal centro si dirige verso il Mediterraneo, ma anche a quello che si dirige verso lo Yemen, teatro di una atroce guerra civile “silenziosa”, una catastrofe che si sta svolgendo lontano dagli occhi indiscreti dei media tradizionali. L’informazione come punto di partenza secondo Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso raccontano di essere arrabbiati perché impotenti davanti a tale catastrofe. L’informazione, seppur corretta,  […]

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Libri

Eldo Yoshimizu e la sua “Ryuko”, secondo ed ultimo volume (Recensione)

Il secondo e conclusivo volume di Ryuko, edito anch’esso dalla Bao Publishing e tradotto da Valentina Vignola, si conferma nuovamente un manga intricato e dinamico, in cui la storia dei personaggi si intreccia con assoluto parallelismo ai disegni in bianco e nero e agli effetti che il mangaka Eldo Yoshimizu ci propone ancora una volta con maestria. Azione e momenti drammatici si alternano in un mix che arriva forte al lettore, desideroso e consapevole di una storia giapponese di criminalità e onore. In realtà per i più appassionati del fumetto, è inesatto considerare Ryuko semplicemente un manga; infatti, quest’ultimo termine indica piuttosto un racconto per immagini “disimpegnato”, leggero, tutt’altro invece è Ryuko: ecco perché può essere considerato più un gekiga, termine coniato da Yoshihiro Tatsumi ad indicare un fumetto con più maturità nel racconto e destinato anche ad un pubblico adulto. Ryuko volume 2 di Eldo Yoshimizu: ma dove eravamo rimasti? La storia riprende dal rapimento di Sasori (qui la nostra recensione del volume 1), una ragazza del clan di Ryuko, e della comparsa in scena, già nel primo capitolo, di Harim, un sorgente dei servizi segreti americani e uomo che viene dal lontano passato di Ryuko. L’azione quindi insieme al primo colpo di scena non manca mai: gli scatti frenetici del corpo dei personaggi, come gli spari o gli innumerevoli inseguimenti tra auto e moto, i continui combattimenti, vengono con vigore rappresentati da Eldo Yoshimizu attraverso disegni volutamente imprecisi ma di impatto. I riquadri delle vignette non sono mai identici tra di loro, e l’alternanza tra il bianco (sublime le immagini di giorno o del paesaggio innevato) e il nero (protagonista della notte oscura e dei combattimenti più sfrenati) conferisce realtà e stupore, lo stesso che l’autore delinea sul viso dei personaggi nei momenti di pathos, soprattutto quando è presente Tsu Suto. Tsu Suto, nemesi (apparentemente) di Ryuko, descrive appropriatamente la definizione di gekiga; nemica inizialmente, vuole appropriarsi del sigillo d’oro di Ryuko per diventare la nuova longtou, “il vertice della hei hua, la figura che detiene il poter assoluto sulla società”. Ma i progressi nella storia, che viaggiano paralleli alla scoperta delle vicende personali di Ryuko – che vive più di tutti un lungo e travagliato percorso verso le proprie verità – porteranno lei, e tutti, a trovarsi di fronte alla propria coscienza, alle proprie debolezze, alla propria moralità, a chiedersi cosa sia bene e cosa male e come le azioni che compiamo possono determinare il nostro destino. Ilaria Casertano   [amazon_link asins=’8865439971′ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’0fa762ef-657f-11e8-b4d9-7d2f7ca4ca7b’]

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Libri

L’odore dei ragazzi affamati di Peeters e Phang

L’odore dei ragazzi affamati (titolo originale L’odeur des garçons affamés) è una graphic novel creata dal fumettista Frederik Peeters e dalla scrittrice e sceneggiatrice Loo Hui Phang, tradotta da Maria Teresa Segat e pubblicata dalla BAO Publishing (già editrice di Macerie prime e La giusta mezura). Un’opera in cartonato, di 112 pagine, a colori: le tinte sono forti e vivide, i colori si contrappongono nelle accese tonalità del rosso o dell’azzurro, a seconda che ci si trovi sul piano reale o su quello onirico. I disegni sono accurati, meticolosi, espliciti. «Esci dall’acqua e rimettiti quegli stracci. È strano parlare con una persona nuda quando si è vestiti.» «Perché?» «A me dà fastidio. O si è entrambi nudi, o entrambi vestiti. Si chiama parità.» «…E non c’è niente di più bello dell’odore dei ragazzi affamati» A fare da sfondo un’ambientazione western post secessionista, nel polveroso e desertico Texas. I protagonisti sono tre, un gruppo male assortito di individui di cui (se dovessero malauguratamente sparire) non si sentirebbe la mancanza: sono stati ingaggiati da uno sconosciuto multimiliardario per svolgere uno studio approfondito sulla comunità di nativi americani Comanche. Ognuno di loro (Milton, Oscar e il Signor Stingley) nasconde un segreto profondo e porta con sé una quantità poco invidiabile di demoni. Stingley sottolinea quanto il loro gruppo sia una società in scala ridotta, di cui lui sarebbe l’elemento primario con potere decisionale e depositario del sapere tecnico, Oscar Forrest l’elemento secondario con funzione esecutiva e Milton quello terziario, che non deterrebbe alcun sapere e il cui ruolo sarebbe “puramente domestico”. Anche nelle più strutturate società, però, bisogna tener conto delle individualità e delle proprie capacità, spesso tenute nascoste fino alla necessità di doverle manifestare, magari per amore. Allo stesso modo non bisogna sottovalutare un altro importantissimo elemento: l’”immenso, insolente, innegabile” desiderio che pervade l’essere umano, che muove i protagonisti e il mondo stesso, condizionandolo costantemente nelle sue scelte e nelle sue azioni. E non importa che si indentifichi strettamente nella sessualità o più largamente nell’avidità e nel desiderio di possesso. I protagonisti impareranno a conoscersi, affronteranno moltissimi pericoli, sfuggiranno a un cacciatore di taglie e dovranno sopravvivere a una mandria imbizzarrita di mustang diretta verso di loro. Dovranno stringersi forte o imparare a riconoscere chi tenere lontano, mentre scopriranno moltissime verità indagando su se stessi e sulle proprie pulsioni. «Siamo ancora vivi?» «Più vivi che mai» [amazon_link asins=’8865439858′ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’88977777-15b2-11e8-a483-25c023064fd7′]

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Libri

La giusta mezura, una storia d’amor cortese e bisogni infiniti

La giusta mezura è il (o la, come si preferisce) graphic novel disegnato da Flavia Biondi e pubblicato da BAO Publishing nel novembre 2017. Un volume cartonato di quasi 160 pagine, rivestito da una copertina di tela blu in imtilin con stampa bianca. I disegni sfruttano le tonalità del blu che vengono contrapposte alla pagina crema, dando una morbidezza inaudita ai soggetti e ai contorni, per un argomento invece nettamente in contrasto. Bologna fa da sfondo, rappresentata con accuratezza e nostalgia. La soluzione di ogni cosa è la giusta mezura La trama è amara, ma tanto realistica da abbracciare le emozioni e i sentimenti della maggior parte della generazione y. Mia e Manuel sono due giovani innamoratissimi, che raggiunta quasi la soglia dei trent’anni mostrano di avere – dopo una lunga crescita insieme – bisogni e desideri diversi. Condividono un appartamento con altri inquilini, ma – almeno uno dei due – sente la necessità di trovare un nido d’amore e iniziare finalmente a crescere. Come se non fosse abbastanza, si trovano incastrati nel vortice dei lavori a scadenza, che non rispondono delle proprie qualifiche ma che sono funzionali all’esigenza di mettere soldi da parte per vivere e per costruire il proprio futuro. In questo quadro sopraggiunge lo smarrimento di uno dei due personaggi, che avvinto dalle braccia della debolezza umana, deve compiere la propria scelta. Entrambi vorrebbero vivere d’arte, soprattutto lui, che accosta al proprio lavoro di cameriere la pubblicazione online di un romanzo medievale, improntato sull’amor cortese. Per quanto il filone cavalleresco abbia sempre lo stesso svolgimento e la stessa risoluzione, Manuel si rende conto che la vita reale non è fatta solo di “morale”, ma anche di compromessi, debolezze e soprattutto attenzioni. Infatti «È così perfetto l’amore prima di conoscere i suoi protagonisti». Una storia che coglie perfettamente l’inadeguatezza che vive buona parte dei giovani, oggi. La necessità di trovare il proprio spazio nel mondo, la propria ragione, il proprio motore, soprattutto quando si pensa di non aver guadagnato nulla a quasi trent’anni. A volte è indispensabile sbagliare per poter comprendere ciò che si rischia di perdere e ciò che si vuole veramente ottenere. [amazon_link asins=’8865439297′ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’bc896091-fb73-11e7-b5dc-2fc330d35f0b’]

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Libri

Le Macerie prime di Zerocalcare e i nostri demoni

Edito da Bao Publishing, Macerie prime è il nuovo libro di Zerocalcare che torna in vetta alle classifiche dopo i successi di Dimentica il mio nome e Kobane calling. Zerocalcare, al secolo Michele Rech, è uno dei fumettisti italiani più apprezzati. Negli ultimi anni, grazie ai suoi lavori, migliaia di lettori si sono avvicinati ai “disegnini”, come li definisce lo stesso autore, capendo che le tavole di una graphic novel possono essere belle quanto le pagine di un romanzo. Il successo di pubblico è stato poi consacrato dal riconoscimento della critica quando Dimentica il mio nome è stato preso in considerazione per il Premio Strega. Chi ha letto tutti i lavori di Zerocalcare sa bene quanto le opere siano progressivamente migliorate negli anni constatando una crescita artistica notevole. Dopo aver dimostrato una maturità artistica, Zerocalcare torna al racconto della quotidianità per riflettere su quanto sia difficile crescere e cambiare. Cosa sono le Macerie prime? «Se penso che le persone con le quali sono cresciuto – persone migliori di me che ancora adesso, quando parlano, prendo appunti per segnarmi le cose da dire nelle interviste – fanno l’inventario di notte nei supermercati, l’unico modo che ho di rappresentare le loro vite è questo: un mondo di macerie». Sebbene l’intento dell’autore non sia quello di comporre un ritratto generazionale, Macerie prime è il miglior modo per capire la precarietà di chi ha dai venti ai quaranta anni. Non si pensi però ad una lettura noiosa ed angosciante, perché Zerocalcare non si sofferma su stereotipi o complesse dinamiche sociali ma propone dialoghi semplici e diretti. Il punto di forza di Macerie prime sono i personaggi che, esprimendo desideri e aspirazioni individuali, intercettano  sentimenti, paure e gioie che sono universali. A tal proposito l’autore ha dichiarato: «Ho intervistato i miei amici per fare questo libro ed è stato imbarazzante. Ho il pallino di non voler mettere in bocca alle persone cose arbitrarie o che non pensano o che non dicono. Poi i personaggi sono stati mescolati, alcuni racchiudono anche tre personaggi insieme, oppure ho cambiato dei dettagli in modo tale che tutti possano dire alla loro madre, “Ahò, guarda che questo non sono io!”». Mentre nelle opere precedenti la presenza di un narratore che filtrava gli eventi era costante, in Macerie Prime Zerocalcare fa un passo indietro per dare vita ad un’opera corale. Finalmente il lettore ha la possibilità di capire chi sono realmente Secco e Cinghiale, personaggi storici che in questi anni sono cresciuti e cambiati. Il pretesto per conoscere meglio tutti gli amici di sempre è il matrimonio di uno di loro che porterà Zerocalcare a riflettere su quanto il successo e gli impegni rendano difficile dedicare le dovute attenzioni agli affetti più cari. È difficile trovare un equilibrio tra persona e personaggio soprattutto a causa delle aspettative altrui. Tra le Macerie si aggirano i demoni che Zerocalcare vuole affrontare Macerie prime è il racconto dei demoni che ognuno di noi deve costantemente affrontare per crescere. Ma di cosa si nutrono i nostri […]

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La mummia, tra graphic novel ed eccentricità vittoriane

La mummia è una graphic novel disegnata da Dino Battaglia ed edita dalla Nicola Pesce editore. L’autore, di origini veneziane, viene definito da Hugo Pratt, padre di Corto Maltese, “Maestro dei Maestri”, sia per per la grande quantità di opere pubblicate sia perché – nel suo genere, il fantastico – è tra i più bravi fumettisti italiani. Tra i premi più prestigiosi da lui conseguiti vi è “Miglior disegnatore straniero”, ottenuto nel 1975, che gli ha permesso di fregiarsi del titolo di primo italiano ad aver conferito un simile riconoscimento al Festival International de la Bande Dessinée d’Angoulême. Per i suoi lavori ha assunto i panni di traduttore d’eccezione di molti scrittori romantici e novecenteschi come Poe, Hoffman, Lovecraft, Borges e Stevenson, che hanno inevitabilmente influenzato la costruzione di uno dei suoi personaggi più complessi: l’Ispettore Coke. Certo non mancano le caratteristiche tipiche dei protagonisti dei generi polizieschi, dal cipiglio severo e il volto ombroso, che si riscontrano in personaggi come il celeberrimo Sherlock Holmes; nonostante ciò riesce a discostarsene, regalandogli un’individualità che si fa notare. Riflessivo e umano, sono gli aggettivi più adatti a descrivere le sue peculiarità. La trama de La mummia e le eccentricità di una società borghese del XVIII secolo La vicenda si svolge a Londra, nei primi anni del XX secolo, dove un assassino lascia dietro di sé una serie di vittime (sempre prostitute) dal volto sfregiato. Il richiamo metaletterario è lampante, dove il modus operandi e il target sono gli stessi di Jack lo Squartatore. L’Ispettore di Scottland Yard, chiamato a investigare, ha un’intuizione ed è sul punto di catturare il criminale. Quest’ultimo però viene trovato completamente dissanguato, sul ciglio di una strada. Qualcuno è intervenuto e il colpevole sembra essere una creatura ricoperta interamente da bende e proveniente dall’Egitto. L’opera consta di una prefazione e di una postfazione. Entambe sono particolarmente interessanti e ricche di aneddoti legati sia all’autore che al genere fantastico. Una piccola parte è dedicata a una serie di abitudini assunte dalla società occidentale della Londra vittoriana, che costituiscono l’eccentricità di una classe sociale intenzionata a emergere a ogni costo. Intorno al 1799 esplose infatti l’Egittomania e molti esponenti della borghesia inglese, per acquisire maggiore prestigio, iniziò a comprare mummie e sarcofagi, che, durante feste private ed esclusive, venivano sbendate. Le prime, soprattutto quelle dei gatti ritrovati sepolti assieme ai propri padroni, venivano impiegate in contesti oggi inimmaginabili. Un esempio? Venivano bruciate al posto del carbone o, dalle bende, estratti esotici profumi. Queste ed altre affascinanti curiosità sono accuratamente descritte nella cornice di un disegno sfumato e nebbioso, che rende perfettamente l’idea del contesto tetro e gotico da cui prende vita. [amazon_link asins=’8888893970′ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’407aa11e-b68a-11e7-a9d6-77243f21d754′]

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Libri

I racconti dei vicoletti, Nie Jun e la sua Yu’er

“I racconti dei vicoletti” è una splendida graphic novel di Nie Jun, edita in italia dalla Bao Publishing. L’opera è una raccolta di quattro racconti che descrivono le vicende di Yu’er, una ragazzina disabile e piena di sogni, e di suo nonno Doubao, che si prende cura di lei in modo dolce e impacciato. Non esistendo una vera trama all’interno de “I racconti dei vicoletti” (disponibile su Amazon a 15,30€) , l’opera di Nie Jung si limita ad essere proprio questo. Abbiamo un insieme di racconti di vicoli nei quali succedono cose meravigliose, da ragazzine volanti a misteriosi paradossi temporali, il tutto resto nel modo più naturale possibile dall’abile penna di Nie Jung, che compie miracoli sia per quanto riguarda il disegno che per quanto riguarda i dialoghi. I motivi per cui questa graphic novel andrebbe non solo letta, ma conservata gelosamente nella propria libreria, sono davvero numerosi. “I racconti dei vicoletti”, la semplicità disarmante di Nie Jun è un’arma vincente. I disegni sono piacevoli da vedere, colorati con delle tonalità allegre ma pur sempre tenui e carichi di dettagli, anche se volutamente disattenti nel rappresentare la realtà (Per fare un esempio banale: gli occhi di Doubao sono due croci). I dialoghi sono semplici ma dolci, riempiono il cuore dello stesso sentimento di nostalgia che si prova di fronte ad una crostata della nonna, avvolti nella propria coperta preferita dinanzi al camino. “I racconti dei vicoletti” è un lavoro a metà tra la favola e l’opera d’arte, dove realtà e fantasia si incontrano e non si scontrano mai, convivendo in maniera naturale proprio nei vicoletti preannunciati nel titolo, popolati da personaggi di ogni tipo, luoghi segreti ed insetti che sanno improvvisare concerti. È proprio questa la magia che è riuscito a creare abilmente Nie Jun: far scoprire alla piccola Yu’er e al lettore insieme a lei che tutto è possibile, e che la felicità esiste ed è nascosta banalmente – ma non banalmente per il modo in cui lo pone l’autore – specialmente nelle piccole cose. In un insetto, in un francobollo, nei sacrifici che un nonno un po’ pasticcione compie per prendersi cura della sua nipotina. “I racconti dei vicoletti” ci insegna che tra passato e presente esiste un filo sottile, che essi spesso si incontrano, si intrecciano e sorprendentemente si inseriscono nella nostra vita, rendendola migliore. Allo stesso modo in cui questo libro è capace di migliorare la giornata e la libreria di chiunque decida di leggerlo.

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Edward mani di forbice diventa una graphic novel NPE

Chi l’ha vista non può dimenticare la pellicola firmata Tim Burton Edward mani di forbice, uscita nelle sale nel 1990 e interpretata da un magistrale Johnny Depp e una giovanissima Winona Ryder. È la storia di un automa per il quale il suo creatore ha la pretesa di creare un vero e proprio uomo con tanto di cuore e cervello. All’inizio Edward è costituito interamente da parti meccaniche e ferraglia; successivamente queste vengono sostituite da componenti umane: l’unica eccezione è per le mani, dato che lo scienziato muore prima di aver completato la sua migliore opera. Un essere buono Edward, che viene però visto con estrema diffidenza dall’intera cittadina data la sua natura mostruosa e l’aspetto inquietante. L’unica persona che riesce a vedere in lui molto più del suo aspetto è l’adolescente Kimberly Boggs, che alla fine – pur di proteggerlo – lo costringe a rimanere confinato nel castello dove è nato. Edward mani di forbice: il sequel a fumetti La graphic novel è ambientata negli stessi luoghi, forse in chiave più moderna, e si riallaccia propria alla scena finale del film, quando un’adulta Kim racconta dell’uomo rinchiuso nel suo castello e di come ogni anno cominci a nevicare grazie alle sue sculture di ghiaccio. A raccogliere la sua eredità è la nipote Megan. La madre della ragazza ormai ha rifiutato le storie raccontate dalla nonna, vedendo – come il resto della cittadina – in Edward un assassino. Di lui non si sa più nulla e il castello sembra disabitato. Kim, ormai defunta, viene adorata dalla nipote, che si è accorta che dalla sua morte non nevica ormai più. Intenzionata a scoprire la verità Meg trova le chiavi per raggiungere Edward, ma la sparizione di un bambino aizza nuovamente la cittadina contro l’uomo. Quello che non sanno è che Edward non è l’unica opera dello scienziato né l’unico abitante del castello: dopo moltissimi anni Eli è attivo e drammaticamente spietato. I disegni sono perfettamente in tema con l’ambientazione gotica e burtoniana, ma hanno anche quella dolcezza tipica del mondo Disney. L’artista è Drew Rausch mentre i testi sono opera di Kate Leth, con la traduzione di Gloria Grieco. L’opera, edita dalla Nicola Pesce Editore, è quindi perfetta per i nostalgici, ma anche per coloro che sentono il desiderio di accostarsi al mondo di Tim Burton in maniera leggera e sensibile: Edward è lì, malinconico e triste nonostante siano passati ormai molti anni dalla perdita di Kim. Ancora una volta ci spinge dolcemente a schierarci al suo fianco, per lottare contro il pregiudizio che lo vede colpevole.

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L’esoterico Blues del fumettista Sergio Toppi

Blues è una delle graphic novel pubblicate nel 2017 dalla Nicola Pesce Editore e contenute nella collana interamente dedicata a uno dei maestri del fumetto italiani: Sergio Toppi. Autore compianto ormai dal 21 agosto 2012, Toppi è anche la mano sapiente delle linee orientali e decise di Sheraz-De. Da quest’ultimo il tema si discosta, seppur lasci una traccia evidente della passione del fumettista per l’esoterismo e il mondo mitico. Blues è diviso in due racconti, che hanno come cornice il genere musicale reso inconfondibile dal proprio ritmo e dalla dolcezza delle blue note. Il primo, omonimo dell’opera, racconta la storia di un sassofonista costretto ad allontanarsi dai propri affetti per la causa più nobile di tutte, ovvero aiutare il prossimo, che si mostri esso meritevole o meno. Il secondo, invece, riprende il sapore esoterico di Sheraz-De, con un demone come protagonista, egomane come qualsiasi divinità e senza la minima pietà. Quest’ultimo sarà però costretto a trovarsi faccia a faccia con la propria umanità, quella che ha abbandonato troppo tempo prima e che lo ha ricondotto da lui a distanza di anni attraverso una cupa melodia blues. Blues, le amare note dalle umili origini Le radici del blues trovarono terreno fertile nelle comunità di afroamericani che, da schiavi, lavoravano nelle piantagioni degli stati meridionali degli Stati Uniti d’America. Allo stesso modo Toppi richiama questa antica cultura e predilige – nero su bianco – personaggi afroamericani, dalla pelle ebano e dai lineamenti spigolosi. L’uso proprio delle blue note, caratteristiche di questo genere, rendono la categoria affine alle forme musicali dell’Africa occidentale, che all’interno dei racconti del fumettista arrivano prepotenti alla propria immaginazione. I tratti continuano a essere nervosi e decisi, mentre ritagliano il proprio spazio nei riquadri della storia. Bianco e nero continuano a contrapporsi con violenza, aumentando la fierezza dei racconti e la profonda dignità dei personaggi. Luoghi desolati e deserti si mischiano a personaggi melliflui e ambigui, in calcolate contrapposizioni o accostamenti. Diventa necessario, al termine di ogni opera di Toppi, osservare i personaggi con attenzione e non offrirgli mai, per nessuna ragione, le spalle.

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Residenza Arcadia: storia di un condominio

Residenza Arcadia, pubblicato da Bao Publishing, è la prima storia lunga del fumettista Daniel Cuello. Argentino di nascita e italiano d’adozione, da tempo pubblica vignette, racconti brevi ed illustrazioni sul web e per due anni ha lavorato su Residenza Arcadia. La storia si svolge in un condominio (la Residenza Arcadia del titolo) alla periferia di una grande città. Le giornate passerebbero tranquille tra liti e battibecchi tra i condomini, come quelle di un palazzo qualsiasi, se non fosse che le vite dei protagonisti si intrecciano con la dittatura militare che controlla il paese. Un non specificato partito unico controlla le vite dei cittadini nel dettaglio, scegliendo persino l’amministratore del palazzo. Un giorno però viene allocata una nuova famiglia a Residenza Arcadia. Questo porterà a scoprire i drammi che si agitano nel palazzo, mentre i giorni passano lentamente tra liti sulle petunie, parate militari e arresti sommari. Residenza Arcadia: uomini e condomini Residenza Arcadia non è un fumetto d’azione: con il suo ritmo placido narra l’umanità che abita nel palazzo, con le sue storie, i suoi drammi, i rapporti interpersonali e con la dittatura. I personaggi includono vecchietti che si lamentano costantemente, vicine pettegole, giovani che amano la musica ad alto volume: chi abita in un condominio li riconoscerà sicuramente. Ma la loro vita non può non intrecciarsi con la dittatura nel paese: i giovani sono chiamati al servizio militare, nel palazzo abitano fedeli funzionari del partito e vedove di oppositori politici. Si alternano quindi momenti di comicità e scene serie: alle indimenticabili liti per la scelta dei fiori per abbellire il palazzo si oppongono arresti di oppositori e la scoperta di inconfessabili segreti dei condomini. La storia di Residenza Arcadia coinvolge il lettore: il ritmo lento non lo annoia ma lo attira sempre più fino al finale che lascia l’amaro in bocca, seppur addolcito da qualche nota d’ottimismo. Gli intermezzi comici riescono a non rendere pesante la vicenda ed alla fine fanno essi stessi parte del racconto della vita in comune, che a volte sembra quasi un gran teatro. Un’altra scelta stilistica è l’alternanza tra mostrare e non mostrare, che dà profondità alla storia. Il partito, i suoi scagnozzi, i nuovi inquilini: nessuno di questi viene mostrato direttamente. La loro esistenza si deduce dagli effetti che hanno nella vita dei protagonisti, sono delle entità estranee ma questo li rende reali. Nei disegni infine dominano i colori caldi che portano un’apparenza di allegria in quella che è in gran parte una storia di chiusura, diffidenza, tradimento e paura degli altri. Francesco Di Nucci

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