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Videogiochi classici: 5 da riscoprire per browser online

Dai più celebri arcade fino ai giochi di ruolo, come riscoprire alcuni dei videogiochi classici giocando online in modo gratuito Una delle prime console ad utilizzo casalingo fu la Magnovox Odyssey, che venne progettata nel 1972 negli Stati Uniti da Ralph Baer ma messa in vendita in Italia solo 3 anni dopo nella sua versione Odissea. Conosciuta come la “Brown box” (la scatola marrone), la console non ottenne il successo commerciale sperato, ma oggi addirittura conservata nel National Museum of American History dello Smithsonian Institution a Washington e ricercata da tantissimi collezionisti di videogames. Cresce la tecnologia e anche l’entertainment digitale, anche se ancora ad una sola dimensione, e gli anni Ottanta sono stati il trampolino di lancio per molti videogiochi che oggi consideriamo dei grandi classici da giocare a tutte le età; giochi intramontabili nella loro semplicità, che hanno fatto la storia e, nonostante l’evoluzione dell’interattività e della tecnologia attuale, risultano essere i migliori proprio perché così d’impatto. Parole come Commodor 64 (home computer più venduta nella storia dell’informatica, che fu presentata in Italia nel 1982) e NES – acronimo di Nintendo Entertainment System – acquistano importanza in quella che sarà poi la storia dei videogiochi. I retro-games, quelli che chiamiamo ora “vintage”, che spopolavano rendendo la giusta fama mondiale a colossi del videogaming (come la Nintendo, Atari, SEGA console), acquistano maggiore virtualità e sviluppo a partire dalla quarta generazione di console, quando la grafica, la rappresentazione della storia e la giocabilità migliora e diviene più elaborata: la prima console firmata SEGA diventa mega drive e nasce il Super Nintendo, oltre ai primi videogiochi portatili, molto prima dell’immissione sul mercato della PlayStation o della più recente X-box. Grazie a piattaforme attuali di videogiochi per browser online gratuiti, molti videogiochi classici entrati nell’olimpo degli dei possono essere riscoperti in tante varianti, per ricordare (o provare per la prima volta) quella nostalgia che fa tornare la nostra mente ai pomeriggi passati a meravigliarci e divertirci da bambini… Le colonne portanti del videogaming di sempre: 5 grandi videogiochi classici Videogiochi classici Super Mario Bros Come non accennare in una qualsiasi classifica di videogiochi, classici o online, Super Mario? Sentendosi troppo stretto per poter spiccare nell’arcade game Donkey Kong, l’idraulico italo-americano più amato di tutti i tempi prende posto in prima fila per la prima volta in Giappone nel 1985, ovviamente per la Nintendo. Fu Shigeru Miyamoto che inserì nelle avventure di Mario tubi e tartarughe che da sempre popolano gli scenari del personaggio. Super Mario ancora oggi fa sognare i giocatori, e lo farà ancora per molto tempo. Pac-Man Ideato da Toru Iwatani e prodotto dalla Namco nel 1980 nel formato arcade da sala, è essenzialmente il videogioco classico per eccellenza. Chi non ha mai provato a mangiare tutti i puntini nel labirinto cercando di non farsi beccare dai quattro fantasmi? The Legend of Zelda Molto più di logica quanto di sviluppo della trama, Zelda e le sue successive saghe ebbero ed hanno un importantissimo successo nella storia dei videogiochi classici d’azione a tema fantasy. La principessa […]

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Cinema e Serie tv

Santa Clarita Diet, quando l’horror ha incontrato il genere commedy

Sheila è una donna con una vita semplice, sposata con Joel, un bell’uomo con cui condivide anche la professione di agente immobiliare. Insieme alla loro figlia adolescente Abby, vivono a Santa Clarita in California, il tipico “american suburbs” dal clima mite con staccionate bianche e arredamento standard medio-borghese. La loro esistenza prende una piega inaspettata quando Sheila si trasforma in una zombie che non riesce più a cibarsi di frutta e verdura ma solo di carne umana. Questo è l’incipit di Santa Clarita Diet, una serie tv “dark commedy” di Victor Fresco in onda su Netflix alla sua terza stagione, e ultima, rilasciata a marzo. Purtroppo Netflix ha rilasciato poco tempo fa la notizia della cancellazione della serie; i motivi sono ancora incerti, ma non desta stupore visto le volte in cui la casa di produzione ha preso questa decisione, sconcertando fan e pubblico. Tra le serie prodotte da Netflix, Santa Clarita Diet non ha destato tanta attenzione, né ha ricevuto particolari menzioni, più esaltanti, rispetto a tv series attese come “Sex education” o la nuova stagione de “La casa di carta“; ma si è rivelata comunque un successo perchè si è subito presentata con una trama originale, e sicuramente con un cast all’altezza: nel ruolo della protagonista, Drew Barrymore è perfetta. Divertente e ironica, quando pian piano il corpo della protagonista sembra cadere in decadimento (come un occhio fuori dall’orbita o un dito che non vuole proprio stare al suo posto), capace di far intendere allo spettatore un pregresso, il cambiamento di personalità di Sheila tra il prima e il dopo la trasformazione, quando diventa più sicura di sé e irriverente, alla ricerca di carne umana appetitosa ma sempre amareggiata dalla scarsa morale che comporta uccidere un’altra persona per sopravvivere (spassose le prime scene in cui, insieme alle sue amiche durante un pomeriggio di jogging, beve sangue umano dal suo thermos come fosse un frullato proteico). Splatter, horror o dark commedy? Santa Clarita Diet Questo lato macabro e splatter, che è la horror side di Santa Clarita Diet insieme ai successivi sviluppi che porteranno la famiglia a sapere di più sulla trasformazione di Sheila, è con accondiscendenza e a tratti mista ad un pizzico di sana follia condiviso anche dal marito Joel, un Timothy Olyphant che per la prima volta interpreta un ruolo così vivace, che oscilla tra un ghigno e il baratro di una prossima pazzia. Infatti, l’amore dei due coniugi supera anche quest’ostacolo, perché Joel decide di aiutare la moglie a tenere nascosto il suo segreto al vicinato così come di procacciarle cibo, però decidendo di ammazzare solo chi se lo merita – vedremo i due in fantomatiche avventure, in stile cavaliere e il suo ronzino, dare la caccia ad un gruppo di nazisti. E se la carne dovesse finire ben presto, Sheila porta sempre con sé un frigo bar per mantenerla fresca. Accanto ai due Hammond, troviamo anche la figlia Abby, che scoprirà in seguito il segreto di Sheila ma che, il dna non mente, saprà […]

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Libri

Pierfranco Bruni e La leggenda nera | Recensione

Nato in Calabria, archeologo direttore del Ministero Beni Culturali, Pierfranco Bruni ricopre numerosi incarichi istituzionali riguardanti la cultura e la letteratura anche all’estero. Dopo la pubblicazione di saggi, racconti, raccolte di poesie e romanzi, occupandosi soprattutto di letteratura italiana ed europea del Novecento, è oggi in libreria con La leggenda nera. L’Inquisizione tra storia e cinema, pubblicato dalla Ferrari editore. Cos’è la leggenda nera? Il saggio breve di Pierfranco Bruni Un saggio breve ma pieno di parentesi e considerazioni storico-filosofiche quello del Professore Pierfranco Bruni, che si dipana attraverso i secoli alla ricerca dei momenti topici della “leggenda nera” dell’Inquisizione. Prima però di addentrarci nelle attente valutazioni di Pierfranco Bruni sull’Inquisizione tra storia e cinema, è utile ricordare cos’è la “leggenda nera” e cosa è stato detto a riguardo. Siamo nel Cinquecento quando contendendosi l’Atlantico, l’Inghilterra inizia una dura lotta propagandistica contro la nemica Spagna, allora centro nevralgico di grande potenza; al fine di limitarne sia la grandezza politica che la nomea di terra di conquistatori, secondo una recente teoria revisionista, la verità sull’Inquisizione – che secondo la documentazione storica funzionava come un qualsiasi tribunale – sarebbe stata distorta per infamare l’Impero spagnolo, che ben presto assunse le caratteristiche di una realtà terrificante e crudele. Al termine Inquisizione quindi venne ben presto affiancato quello di “leggenda nera”, a causa delle sue procedure di giudizio, dell’utilizzo indiscriminato della violenza e delle torture inferte agli imputati, privi di qualsivoglia possibilità di difesa. Una visione alla quale ha partecipato anche la Chiesa ufficiale, per stabilire l’ordine tra il giusto e lo sbagliato. Infatti, tuttora nei libri di storia ci viene insegnato che l’Inquisizione fu davvero così atroce e va considerata come un’eccezione. Passeggiando attraverso un percorso che va dai fatti storici, tra l’Inquisizione spagnola e poi cattolica, Pierfranco Bruni compie, senza dimenticare il rigore logico e accademico, un confronto con quella parte della cinematografia che si è occupata della “leggenda nera”; dando ovviamente risalto alle eclatanti condanne tra le più celebri come quella inferta a Giordano Bruno e Galileo Galilei, l’autore vi inserisce nell’excursus anche la caccia alle streghe, legata alla violenza e alla persecuzione proprie dell’Inquisizione. «C’è uno stretto legame tra Inquisizione e immaginario. […] È doveroso affidarsi ai fatti, alle storie, alle cronache, ma il più delle volte diventa necessario percepire, intuire e lasciarsi catturare dalle emozioni di una storia, di un vissuto, di un destino. Inquisire è accusare, ma non significa avere ragione». Piacere, innocenza e fuoco. Sono questi tre concetti che Pierfranco Bruni dice di ritrovare nella cinematografia dedicata alla “leggenda nera”; ciò sottintende come, alla luce di tutto il saggio, l’arte può imbellettare il tragico e rappresentarlo come il bello: ed è alla fine proprio ciò che fa un film o un libro, con l’immaginazione, la fantasia, la “spettacolarizzazione”. Come utile confronto tra Inquisizione e cinema, con lo zampino sempre presente della letteratura, nel saggio è citato Il nome della rosa di Jean-Jacques Annaud, il celebre film tratto – si deve assolutamente sottolineare  che fu liberamente tratto – […]

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Libri

Libri classici per ragazzi: la nostra top 15

Scoprire nuovi mondi ed immergerci in fantastiche storie avventurose, stringere un legame con i personaggi, esplorare realtà visionarie e dare libero sfogo alla nostra capacità di immaginazione. Quante cose può fare leggere un grande classico della letteratura? Stimolano la nostra curiosità e ci insegnano molto più di quello che possiamo pensare; soprattutto non dimentichiamo mai, neanche da adulti, quei libri che da piccoli o adolescenti ci hanno lasciato dentro un dolce ricordo, facendoci appassionare alla lettura e facendoci credere che un sogno, all’interno di pagine da sfogliare, può essere vero se lo si desidera. Ecco perché vale la pena rileggere quei libri, anche a distanza di tempo, tramandandoli di generazione in generazione. Abbiamo stilato un breve elenco di alcuni libri classici per ragazzi indimenticabili. Libri classici per ragazzi, la nostra classifica Le avventure di Pinocchio, di Carlo Collodi Pubblicato per la prima volta interamente nel 1883, Le avventure di Pinocchio è più di un grande classico: rivisitato tra musica, cinema, tv, teatro, rappresenta un’icona a livello universale, non sono per il piccolo burattino/bambino protagonista, ma per tutti i personaggi, dal grillo parlante al Gatto e la Volpe, da mastro Geppetto alla fata turchina. Cuore, di Edmondo De Amicis Un romanzo di formazione classico per ragazzi che, proprio per la trama – che racconta a mo’ di diario le vicissitudini scolastiche di un bambino delle elementari sullo sfondo di cambiamenti storici in Italia verso l’Unità, veniva consigliato come libro di testo nelle scuole per l’intento pedagogico. La serie di Piccole Donne (Little Women or, Meg, Jo, Beth, and Amy), di Louisa May Alcott   Chi non conosce le quattro sorelle March, Jo, Meg, Beth ed Amy? I volumi che compongono le varie tappe della vita delle ragazze, dall’infanzia all’età adulta, rappresentano la storia romanzata e strappalacrime della crescita di una ragazza, che impara attraverso gli accadimenti quotidiani a diventare una donna. Consigliato anche al giorno d’oggi solo per lo spirito di intraprendenza che aleggia nelle protagoniste. L’Isola del Tesoro (Treasure Island), di Robert Louis Stevenson   Come tutti i libri classici per ragazzi, soprattutto della stessa epoca, anche L’isola del tesoro sottendo insegnamenti morali e di formazione. Ma la storia, avventurosa e picaresca, lo fa rientrare nei romanzi popolari e per i giovani. I Tre Moschettieri (Les trois mousquetaires), di Alexandre Dumas   Il romanzo segue le avventure di Athos, Porthos e Aramis, a cui poi si aggiunge il protagonista del romanzo, D’Artagnan, nella Francia del Seicento. Un libro pieno, un capolavoro della letteratura da leggere o rileggere anche da adulti. I viaggi di Gulliver (Travels into Several Remote Nations of the World o Gulliver’s travels), di Johnatan Swift Nasce come parodia dei classici romanzi d’avventura che tanto spopolavano nell’Inghilterra settecentesca, e si trasforma poi in una vera e propria critica della società del tempo. Un libro che, nel suo intreccio puramente d’intrattenimento di storie e mondi sconosciuti, non è puramente un classico per ragazzi, ma da conoscere. Le avventure di Tom Sawyer (The Adventures of Tom Sawyer), di Mark Twain “Senza rendersene conto, aveva scoperto una legge […]

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Libri

Serena Patrignanelli e il suo primo romanzo La fine dell’estate (Recensione)

Da pochissimo in libreria il romanzo d’esordio di Serena Patrignanelli, menzione speciale al Premio Calvino nel 2017, La fine dell’estate. Dopo A misura d’uomo di Roberto Camurri e Napoli mon amour di Alessio Forgione, la NN editore pubblica il terzo titolo del progetto “Innocenti” dedicato alla narrativa italiana. Serena Patrignanelli, romana diplomata alla scuola Holden di Torino, sceneggiatrice e redattrice di programmi televisivi, esordisce come scrittrice con questo romanzo; copertina e titolo evocativo ma che, in realtà, è solo la chiusa del fulcro principale del testo, di un finale amaro che la Patrignanelli ha saputo con sapienza costruire mattone dopo mattone, personaggio dopo personaggio, rivelando al lettore storie ed intrighi, tutti svelati alla conclusione, quando l’estate davvero finisce. I protagonisti, ma probabilmente più personaggi di apertura e chiusura, sono due inseparabili amici, Augusto e Pietro, che vivono insieme la quotidianità del Quartiere come in simbiosi, l’uno il completamento dell’altro, uno parentesi dell’altro. Annoiati dall’ozio di un’estate che sta per iniziare, decidono di costruire una macchina a gasogeno, senza sapere come. Così, l’uno pianificando, l’altro lasciandosi trasportare dalle idee del momento, danno inizio al romanzo, due personalità diverse e per questo complementari: «Augusto aveva le vertigini. […] Ma da un altro punto di vista gli piaceva pensarci, risalire dal particolare al generale, gli piaceva scoprire l’aspetto che un pezzo avrebbe avuto semplicemente costruendolo. […] Pietro invece s’era annoiato a morte. Aveva scoperto una certa soddisfazione nel lavoro, che non si era aspettato. […] Ma di tutto il resto non sentiva il bisogno, e lasciava che Augusto pontificasse a piacere […]». Tutto all’insegna della “scoperta”, una parola che nell’immaginario di un ragazzino risuona spesso, soprattutto quando senza scuola e senza responsabilità, possono dare sfogo alla creatività, progettando massimi sistemi ma che invece sono solo giochi, eppure così importanti. Il pratone e la Quercia, dove spontaneità e gioco la fanno da padrone. I rapporti così solidi ma anche così labili di bambini alla soglia dell’adolescenza sono caratteristiche che definiscono anche gli altri amichetti dei due; dal piccolo Giulietto a Tommaso e Michele, che agli occhi degli altri è il leader, il più saggio di tutti. Fino alla componente femminile del gruppo, che si aggiunge solo in un secondo momento quando arrivano al Quartiere due sorelle, la piccola Clementina e Semiramide, che sconvolgerà gli equilibri tra i due protagonisti. Infine c’è Virginia, la bambina reclusa dalla pelle bianchissima, vittima delle turbe mentali del padre Mario che la costringe a non uscire mai di casa, e per questo soggetta a ordire scappatoie tra le più terribili – ma che non vengono mai esplicitate in parole nel testo -, per poter vivere finalmente libera, o almeno come crede che sia la libertà. A fare da sfondo alle vicissitudini dei ragazzi, c’è una sottostoria che Serena Patrignanelli plasma in modo che possa dare supporto alle loro avventure e fantasie. Infatti, la prima componente adulta entra nella storia quando Pietro e Augusto, avendo bisogno di una macchina per poter iniziare il loro progetto, chiedono aiuto a Sorchelettrica, una […]

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Libri

Daniel Woodrell e la serie di West Table: La versione della cameriera (Recensione)

È l’estate del 1965 e Alek viene costretto dal padre a trascorrerla insieme alla nonna Alma, “sola, vecchia e fiera“, nella cittadina originaria di West Table, Missouri. In un giorno di noia, troppo calda e in mezzo ad un vento forte, Alma decide di raccontare la sua personale versione di quella che fu l’esplosione all’Arbor Dance Hall di quasi quarant’anni prima, dove persero la vita 42 persone tra cui sua sorella Ruby; un evento improvviso per il quale non fu condannato mai nessuno. Comincia così La versione della cameriera di Daniel Woodrell, primo capitolo della saga di West Table, appena pubblicato dalla NN editore. In realtà si comprende quasi subito che l’esplosione, come i fatti di cronaca avvennero davvero, è solo il pretesto che permette a Daniel Woodrell di soffermarsi sulla superficie di tantissimi personaggi, tra cui spicca Alma DeGeer: il suo passato viene scandagliato, con diversi flashback e ritorno, fin dal matrimonio con lo scapestrato Buster Dunahew, attraversando la sua professione di domestica al servizio di diverse famiglie facoltose della città, tra cui i Glencross. Una esistenza vissuta nella povertà, alla ricerca di cibo per sfamare i suoi piccoli e accontentandosi di piccole cose, sistemare case per non sentire il peso della povertà: “l’altezza di Alma non avrebbe potuto essere definita che “normale”, gambe e petto erano robusti, la chioma di un qualunquissimo castano, con onde sopra le orecchie che, al progredire del giorno, precipitavano invariabilmente in riccioli disordinati. Lavorare in cucina le imponeva di portare i capelli corti per evitare che adornassero i piatti che serviva. Indossava quel che offriva la Provvidenza, ringraziando il cielo se era della sua misura“. Proseguita nel buio più nero, quando l’ingrata malasorte le impone di affrontare non solo la miseria, ma la disgrazia della morte, alla quale sembra essere condannata da un maleficio, più e più volte, nel mezzo quella di Ruby, il cui ricordo è reso impeccabile da Woodrell nella commuovente scena in cui Alma fa visita alle tombe delle povere vittime uccise urlanti tra le fiamme, fatte a pezzi e arse dal fuoco implacabile, in cui c’è anche la sua cara sorella i cui resti non si riconoscono tra i mille. Daniel Woodrell e il suo romanzo corale “country noir” La versione della cameriera Qui ancora però l’autore è lontano dal raccontare finalmente dell’esplosione, e il lettore dal sapere la verità, o almeno la “versione della cameriera”. Il romanzo, un collettivo di vite immancabilmente intrecciate tra di loro proprio a causa di quella serata di festa all’Arbor Dance Hall, si alterna tra tale versione e queste piccole vite, alcune scritte in una pregna pagina e mezza, in cui Daniel Woodrell riesce a sintetizzare sogni e speranze, spezzate da un rovinoso evento in comune. Tra le tante, quella di Lucille Johnson, che si trova per caso ad essere la pianista di quella sera all’Arbor, che porta sempre con sè una spilla regalatele dall’amato Ollie Guthrie: “l’esplosione li scagliò in direzioni diverse, e tre giorni dopo lui identificò Lucille dalla spilla che […]

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Notizie curiose

Famiglie social: 5 profili e blog da seguire sul web

Postare foto del proprio quotidiano, che si trasformerà in un like da centinaia di followers, scambiare interazione con il resto della comunità virtuale, ma soprattutto condividere le proprie storie di vita, a portata di click, trovando dall’altra parte dello schermo un pubblico che finalmente riesce ad identificarsi esattamente in quel vissuto. Così, come una fashion influencer o un travel-blogger, ecco che sui social media si sono fatte spazio le famiglie che, alla prese con la routine della vita tra figli e lavoro, decidono di farsi accompagnare in quest’avventura dai propri seguaci sul web; dispensando e chiedendo consigli, raccontando con leggerezza gioie e preoccupazioni di una quotidianità piena e travolgente. Video divertenti e post teneri e senza alcun dubbio realistici: 5 profili di famiglie social da seguire Ironia, spontaneità e una comicità radicata che ogni giorno viene condivisa con i loro migliaia di followers: sicuramente la famiglia social più celebre è la The Pozzolis Family, composta dai due attori e comici Alice e Gianmarco e dai piccoli Giosuè e Olivia, che attraverso le loro Instagram stories e i video creati ad hoc raccontano l’essere genitori nella caotica città di Milano. Chi è alla ricerca di suggerimenti pratici e utili per viaggiare insieme ai propri figli accompagnati da curiosità sui luoghi da visitare, Famigliainfuga.com, un blog di viaggio per famiglie nato nel 2017 da un’idea di papà Michele – composta da mamma Chiara, Alessia e Gabriele, è il perfetto compromesso tra racconto e consigli su itinerari da seguire per un viaggio felice. “We left everything to travel the world” è invece il motto di un altro profilo che ha scelto di vivere viaggiando insieme a tutta la famiglia, condividendo luoghi e sorrisi, con foto colorate e sempre diverse che raggiungono l’obiettivo, ossia un biglietto di sola andata per esplorare il mondo con i propri piccoli: la franco-italiana Miljian Family, Julien, Miki, Teo e Lia, che oggi ha fatto del viaggio il proprio lavoro e la propria vita. Più che social, cool e con un profilo Instagram che fa tendenza, è la Digital modern family, composta da papà Luciano e mamma Haiyan, entrambi fotografi di moda, e dalla piccola Chloe. Come riuscire infine a conciliare la propria passione per il cibo e l’amore incondizionato per il proprio bambino? In questo caso non si tratta di famiglie social, ma di un po’ di creatività, l’idea giusta, e Maria Sole Racca, @marysol_life su Instagram, ha creato il connubio perfetto con il blog “La manina golosa”, in cui condivide con gli utenti ricette facili e deliziose con la presenza sempre dolce e preziosa del piccolo Noah.   fonte immagine: Collage of Digital (Social) Networks | by Frau Hölle – Flickr

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Libri

Desy Icardi ci racconta il piacere di leggere in L’annusatrice di libri (Recensione)

Se un libro si potesse leggere con il naso invece che con gli occhi? È ciò che riesce a fare la piccola protagonista di L’annusatrice di libri di Desy Icardi, formatrice aziendale, copywriter e cabarettista torinese, da oggi in libreria per la Fazi editore. Adelina è una bambina un po’ impacciata e timida, alle prese con quella che scoprirà essere ben altro della solita vita da quattordicenne degli anni Cinquanta a Torino: accanto alle preoccupazioni di una piccola donna, come la scuola e la paura delle interrogazioni del più cattivo professore, il reverendo Kelley, e l’inadeguatezza continua con le compagne di classe di famiglie economicamente più facoltose, Adelina è costretta con passività a vivere con l’avara zia Amalia. Infatti, dalla placida vita in campagna, è obbligata dal padre ad andare a vivere in città dalla zia, la quale, per la paura di perdere tutti i suoi averi nel ricordo delle sue povere origini, vive un’esistenza di stenti forzati. Stenti a cui deve sottostare anche la piccola protagonista: un panino con frittata e spinaci o una minestra riscaldata è tutto ciò che ad Adelina spetta a pranzo o per un lauto spuntino. Inoltre, si aggiunge un particolare non proprio di poco conto a creare guazzabuglio nella sua vita: un giorno, a casa della sua compagna Luisella, si accorgerà di saper leggere ed imparare a memoria un testo semplicemente “annusandolo”; così, i capitoli fino ad allora ostici de “I Promessi Sposi” che dovrà imparare per non prendere un voto rovinoso, diventeranno una piacevole scoperta: “Cosa le stava succedendo? Per la prima volta dopo mesi aveva letto, su quello non c’erano dubbi, ma le parole che le erano sgusciate dalle labbra non erano penetrate nella sua mente passando per gli occhi”. Il piacere della lettura in L’annusatrice di libri Da quel momento, il desiderio di Adelina di leggere con l’olfatto diventerà sempre più forte, un’esigenza che è chiaramente un omaggio dell’autrice al piacere della lettura. Se le storie che leggiamo potessimo immaginarcele anche attraverso gli odori? Se le sensazioni che ci suscita leggere un romanzo potessero essere perfettamente spiegate da un profumo?: “Ora i volumi tutt’intorno spandevano prepotentemente le loro fragranze, tra le quali prevaleva il profumo d’incenso e l’odore umido e maestoso delle cattedrali. Adelina iniziò a prendere in mano testi a caso: alcuni odoravano di rose, martirio ed estasi; altri di pane e carità; altri ancora avevano il sentore asprigno della pedanteria e l’appiccicoso aroma della retorica fine a se stessa”. Così, l’odore di gelsomino si accompagna a quello di legno di sandalo, le erbe e i fiori esotici che sanno di sogni, amore ma anche solitudine. E il romanzo è un continuo rimando ai grandi classici, come il “Decameron”, “La Gerusalemme Liberata”, “Don Chisciotte”, “Le mille e una notte”, “Bel Ami”, “Jane Eyre”. Particolare il momento descritto in cui Adelina fa visita all’avvocato Ferro, suo vicino di casa e lettore appassionato, per chiedere dei libri in prestito: “Un insostenibile puzzo aggredì le narici della ragazza: un’esalazione intensa, pungente e gonfia di […]

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Notizie curiose

Le migliori 5 cose da fare vicino all’aeroporto di Roma (FCO)

Una volta arrivati in aeroporto, destinazione vacanze o pronti per un viaggio di lavoro, l’attesa della partenza molte volte può essere snervante e noiosa, soprattutto se si arriva con molte ore di anticipo per il terrore di perdere il volo o per non farci sorprendere da imprevisti dell’ultimo minuto (come lunghe file al check-in durante l’alta stagione, se non abbiamo provveduto online). Ecco allora 5 consigli su cosa fare mentre aspetti all’aeroporto di Roma Fiumicino prima della partenza. Come ingannare l’attesa una volta arrivati in aeroporto? Controlla con calma di avere tutto con te Una volta arrivati dopo aver lasciato l’auto nei parcheggi dell’aeroporto di Roma Fiumicino, assicurati prima di tutto di avere portato il necessario con te: un documento d’identità o il passaporto, il bagaglio a mano delle dimensioni giuste, i tuoi appunti indispensabili per il meeting con i nuovi clienti o una splendida guida da sfogliare e studiare per la tua meta vacanziera: a chi non è capitato di credere di avere dimenticato qualcosa prima di recarsi in aeroporto da casa? Un buon libro è sempre la scelta migliore Il secondo consiglio è quello di portare in valigia sempre un libro da leggere, seduti nelle zone di sosta o aspettando ad un bar con un caffè prima dell’apertura del gate… che sia impegnativo o un libro leggere non ha importanza, forse potrebbe essere l’occasione giusta per leggere quel romanzo che non si ha mai avuto il tempo di leggerlo! Uno spuntino veloce o shopping in total relax Se è ora di pranzo o cena e lo stomaco brontola, all’aeroporto di Roma (FCO) sono tante le aree di ristorazione, per ogni tipo di gusti, dal fast food ai veri ristoranti. Potete anche fare un giro per i vari negozi, da quelli di souvenir per anticiparvi sui regali da portare ai familiari o alla ricerca di un abito giusto per il viaggio: un costume da bagno se la vostra destinazione è al mare o qualche attrezzatura per lo sci che avete dimenticato se viaggiate verso la montagna. Parlate, incrociate sguardi, conoscete altre persone Come se foste in un film o protagonisti proprio di quel libro che avete portato con voi, l’aeroporto è il luogo per eccellenza in cui si incrociano milioni di persone provenienti da tutto il mondo; sarebbe un’esperienza da vivere, non solo per ingannare il tempo, conoscere nuove culture e chiacchierare con le altre persone che come voi attendono la partenza di un viaggio… quale sarà la loro destinazione di arrivo? Un giro per Fiumicino Se però l’attesa è lunghissima, o il volo è in ritardo o male che vada siete costretti ad aspettare una notte intera, il consiglio è di fare un giro nei dintorni dell’aeroporto, per una piccola gita a sorpresa. Pochi minuti dall’aeroporto e siete al centro, dove potrete visitare ad esempio il castello di Episcopio di Porto, un borgo medievale ex sede vescovile. E poi l’Oasi Macchiagrande o Riserva naturale litorale romano, una riserva ecologica di 260 ettari gestita oggi da WWF Italia, una […]

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Libri

Giovanni Toro e la Storia degli effetti speciali: dai fratelli Lumière ad Avatar (Recensione)

Che cos’è l’effetto speciale? Quando nasce e come riconoscerlo in un film? Giovanni Toro, generalist della comunicazione visiva, ce lo spiega nel saggio Storia degli effetti speciali edito dalla Nicola Pesce. La magia che il cinema crea ci rapisce per la storia di un film o l’immedesimazione che regista, attori, sceneggiatura e ambientazione riescono a farci sentire da spettatori; l’azione di una trama avvincente, l’emozione che suscita una scena sentimentale o la crudezza e il palpito che ci trasmette la drammaticità di un momento scenico; ma molti, soprattutto chi non è avvezzo a quelli che sono i tecnicismi di un prodotto cinematografico, il dietro le quinte o making of, non riescono a percepire che tutto ciò può essere dovuto a quelli che vengono chiamati effetti speciali, inizialmente chiamato in gergo “trick”. L’autore di Storia degli effetti speciali, breve saggio ma pieno di contenuti che attraversa lo sviluppo di questo settore del cinema, è Giovanni Toro: laureatosi in Scienze della Comunicazione, Media e Pubblicità con una tesi sugli effetti speciali, ha creato diversi lavori audiovisivi e multimediali come documentari, reportage, video promozionali, videoclip, motion graphic, piccoli videogames didattici, siti web e cortometraggi. Dal 1895 al giorno d’oggi: Storia degli effetti speciali di Giovanni Toro Partendo dai fratelli Lumière che nel 1895 allestirono a Parigi il primo spettacolo cinematografico, ai quali quindi si deve la nascita ufficiale del cinema (o ancor prima dal teatro delle ombre, dalla “lanterna magica”, il fenatoscopio e simili, che solitamente vengono annoverati nella categoria del protocinema), Toro attraversa i vari decenni e i film più significativi che hanno decretato lo sviluppo della tecnica cinematografica, un percorso parallelo, necessariamente, con la crescita del settore, grazie alle nuove tecnologie e alle innovazioni in questo campo che hanno portato il cinema ai livelli di intrattenimento attuali. Ma fu solo qualche tempo dopo che l’illusionista Georges Méliès, comprendendo il potenziale di tale scoperta, inventò quelli che furono definiti i primi trucchi cinematografici; certo si trattarono più che altro di esperimenti dovuti la maggior parte dei casi a scoperte fortuite ed accidentali, ma che diedero le basi per quello che noi oggi definiamo cinema. Infatti il prolifico cinemago, così definito, fu il padre di alcune tecniche cinematografiche tra le più note, come il mascherino: “si tratta di impressionare la pellicola in due momenti distinti: nella prima fase si occulterà una parte di nastro con un mascherino di colore nero (un cartoncino, un pezzo di stoffa, una parte dipinta, ecc.), in modo che la luce non raggiunga mai la superficie della pellicola; […] nella seconda fase, la pellicola viene riportata indietro esponendo adesso la parte non impressionata, mentre si protegge, con un altro mascherino, quella appena registrata”. Da questo espediente usato ne Le portait Mysterieux (1889) l’illusionista abbandona l’illusione teatrale per inserirsi a pieno titolo nel cinema, quello che è ai primordi del cinema attuale e diverso invece dalle rappresentazioni dei Lumière, i quali si concentrarono esclusivamente sulla registrazione di scene di vita vissuta. Fecero seguito la dissolvenza, la stop motion, il travelling […]

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Libri

Chiara Marchelli torna in libreria con La memoria della cenere (Recensione)

Chiara Marchelli, scrittrice e insegnante alla New York University, candidata Premio Strega nel 2017, torna in libreria per la NN Editore con La memoria della cenere. Se si riflette sul romanzo interamente, a lettura completata, si può dire che le pagine de La memoria di cenere di Chiara Marchelli nascano da un tentativo di guarigione, superficialmente fisica, necessariamente d’animo. E allo stesso tempo, è la guarigione, come meccanismo involontario quanto essenziale, che ha spinto a trovare tutti gli elementi giusti che, incastrati insieme, hanno dato vita ad un romanzo pieno ed intenso. Il primo passo che introduce il lettore nella storia corrisponde con il primo avvenimento che la Marchelli descrive: un aneurisma colpisce la protagonista narrante, Elena, scrittrice valdostana che vive a New York. Per rimettere in sesto la sua salute, insieme al compagno Patrick decide di trasferirsi in Francia, proprio nel paesino natale di lui, alle pendici del vulcano Puy de Lùg. È sorprendente il modo in cui la narrazione dell’autrice, lineare, asciutta, apparentemente estranea, piena di contenuti e ciclica nella sua esposizione dei fatti, soprattutto dei gesti più semplici, a poco a poco chiarisca tante sfaccettature della protagonista; una donna appassionata, coscienziosa, energica e forte prima dell’aneurisma, fragile, ostinata, vulnerabile dopo, in realtà debolezze che finalmente vengono a galla a causa degli avvenimenti, e che Elena cerca nel corso del romanzo di domare e comprendere, ma anche perdonare, per rimettere in sesto prima di tutto se stessa. Chiara Marchelli e quel personaggio nel romanzo chiamato “famiglia” Fondamentale è il secondo elemento che mette in moto la storia: l’arrivo dei genitori di Elena, che perennemente preoccupati per la sua salute e contrari alla lontananza della figlia, decidono di passare una settimana lì, proprio alle falde di un vulcano, inesploso, mite, indecifrabile. Così accade lo scatto, la molla che, necessaria alla rinascita e incontrovertibile, avviene. Il mite Puy de Lùg erutta, con vigore, costringendo Patrick, Elena e i suoi genitori a rimanere chiusi in casa. Il tranquillo Puy de Lùg che chiede scusa per il fuoco e la vischiosità dei lapilli, delle crepe intorno, delle fiamme che esplodono in aria e del fumo nero che annebbia il paese e brucia gli occhi, della cenere che poi sarà il simbolo di quel “ricominciare” che Elena tanto desidera, senza saperlo. Proprio come un imbarazzato e rabbioso vulcano deve fare i conti con la parte peggiore di se stesso, quella che colpisce e fa del male agli altri, così sembra essere esattamente Elena; ha sempre creduto di aver voluto vivere lontano dalla sua famiglia, dalle tradizioni e dal classico nido circoscritto che i genitori ti impongono sin dalla nascita, e da quella sensazione di impaccio e malessere recondito che prova sotto lo sguardo apprensivo e dolce dei genitori; sentendo costantemente la paura e la frustrazione di non riuscire mai ad esprimere né l’amore che prova per loro né di spiegare la soffocante esigenza di libertà, anche emotiva, senza farli soffrire. Il padre, continuamente alla ricerca di appagamento degli altri, come fosse un innocuo senso […]

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Libri

Il professore di John Katzenbach, maestro del thriller psicologico

Il protagonista de Il professore di John Katzenbach, riedito in Italia dalla Fazi Editore, è Adrian Thomas, insegnante di psicologia del New England in pensione e che ha da poco scoperto di soffrire di una malattia degenerativa, sia fisica che mentale. Avvolto dalle conseguenze repentine della demenza e convinto di un futuro ormai buio, è pronto a suicidarsi quando assiste vicino casa a quello che sembra essere il rapimento di una ragazzina, Jennifer Riggins: il suo obiettivo da quel momento sarà ritrovarla. Con questo giallo che si veste da splendido thriller psicologico, John Katzenbach, autore di importantissimi bestseller tra il quali “L’analista”, “La giusta causa” e “Corte marziale” (dagli ultimi due sono stati tratti film di successo), riesce ancora una volta a creare una suspense narrativa e allo stesso tempo a delinearne alacremente ogni caratteristica psicologica ed emotiva. Infatti, attraverso l’alternanza da capitolo a capitolo – ma anche da paragrafo a paragrafo – del punto di vista di tutti i personaggi, il lettore non solo viene a conoscenza ed approfondisce l’evoluzione degli avvenimenti, ma è testimone anche di una precisa analisi di tutti. Sicuramente maggiore spazio è dato a Adrian; lo troviamo subito ad inizio libro di fronte ad una triste consapevolezza: la scoperta di una grave malattia che è poi in effetti un grande paradosso, uno smacco piuttosto evidente. Un professore universitario che ha dedicato tutta la sua carriera allo studio della mente e alle dinamiche psicologiche altrui, si ritroverà a non avere più presa sui suoi ricordi, sulle sue azioni, su ciò che è nel presente e come lo è diventato. John Katzenbach e le dinamiche psicologiche dei personaggi in Il professore Vivide sono le allucinazioni che accompagnano il protagonista sin dall’inizio e che, in un certo senso, Katzenbach trasforma in veri personaggi; infatti, ad affollare la mente di Adrian sono sua moglie Cassie, suo fratello Brian e suo figlio Tommy, le persone che ha amato di più e che ha perso, per circostanze, in tutti e tre i casi, terribili. Abituato alla solitudine, Adrian sa cos’è il dolore, e si può dire che è stato da sempre alla base della sua esistenza; forse è proprio per questo che, anche se con tanta amarezza, sembra accettare quest’ultimo ostacolo che la vita gli ha dato, ma non accetta che venga tolto futuro ad una ragazza innocente: Adrian sa che Jennifer, quella dal cappellino rosa dei Red Sox e uno zaino in spalla al quale è appeso il suo orsacchiotto, non può inspiegabilmente essere obbligata a perdere tutto quello che ha e che potrà avere di meraviglioso. Potenti ed emozionanti in alcuni casi, sono i lunghi momenti dedicati alla lotta interiore del professore: sente di vacillare e di vagare con la mente sempre più velocemente, ma in alcuni attimi di lucidità cerca con tutte le sue forze di appigliarsi alla memoria, con l’aiuto di questi suoi “fantasmi del passato”, di cui sente la voce, le carezze, il respiro, ne vede l’aspetto, e i consigli durante la ricerca di Jennifer, che […]

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Libri

Intervista a Mariarosaria Conte, dal primo romanzo a “Bianca come la neve”

Scrittrice, insegnante, ma prima di tutto madre, o forse tutte accezioni che si combinano insieme per poter delineare il profilo di una donna come Mariarosaria Conte. Napoletana, laureata in Giurisprudenza, Mariarosaria Conte scopre che la sua vocazione è quella di insegnare, perché proprio di passione si tratta per decidere di intraprendere questa professione con consapevolezza ed impegno. Inizia a scrivere storie, anche di un poco di se stessa come ogni autore che si rispetti, pubblica nel 2015 “Mare nell’anima”, l’anno successivo “Io, te e la dislessia” e da pochissimo per Ateneapoli “Bianca come la neve”. Partendo da quest’ultimo, abbiamo chiesto a Mariarosaria di parlarci di tutte queste sue sfaccettature. Con questo tuo nuovo romanzo, “Bianca come la neve” edito da Ateneapoli (qui la nostra recensione), siamo in realtà al secondo capitolo di una storia che vede protagonista una giovane donna, Morena. Ci sarà un terzo libro a chiudere una sorta di trilogia? No. Non credo. Come lettrice non amo le storie che si protraggono  a lungo. Tra l’altro ho  trovato sempre i secondi capitoli di quasi tutte le saghe che ho letto i migliori. Dopo il secondo volume,  in genere,  ho provato sempre un po’ di delusione. Ma non si può mai dire, a volte capita che siano i lettori stessi a spingere affinché le storie continuino. Per il momento,  non è in programma  un terzo capitolo e quindi  Bianca come la neve è un romanzo conclusivo. I romanzi dell’autrice napoletana: intervista a Mariarosaria Conte Cosa ti ha spinto a dedicarti nel racconto della vita di un adolescente, sottolineandone tutti i disagi e i sentimenti vissuti al quadrato durante questa età? L’idea nasce nell’estate del 2013 quando con le mie figlie (ancora molto piccole) affrontammo la lettura della saga di Twilight. Sulla spiaggia leggevo loro i passaggi più emozionanti e suggestivi del romanzo della Mayer. Le ragazze, però, volevano di più,  avrebbero voluto essere in grado di passare ad una lettura in solitaria godendo della magia delle parole scritte, in completa autonomia. Tuttavia, erano scoraggiate dalla mole delle pagine. Così,  sapendo  quanto adoro leggere e scrivere, e che avevo tanti manoscritti incompleti nel cassetto, mi chiesero di raccontare in un libro una storia che parlasse di  ragazzi e ragazze, di  storie di giovani  alle  prese con le prime ansie, le prime  palpitazioni, le prima cotte, con quelle sensazioni così intense proprio perché vissute in  un momento  delicato come quello dell’adolescenza.  Emozioni che  erano state vere   anche per me e che  stavo rivisitando con gli occhi di una madre, così venne fuori questa storia in un tempo ‘non tempo’ a metà strada tra la mia generazione e quella delle mie ragazze. Hai pubblicato nel 2016 con la 13Lab editore “Io, te e la dislessia” (qui la nostra recensione), un libro che ho avuto modo di leggere e che mi colpì molto soprattutto per l’intensità con la quale una madre difende la propria figlia contro la società che non capisce, ma con rispetto e bontà. Credi che le battaglie sociali di oggi nella […]

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Recensioni

Cadenze d’inganno, il giallo di Alessandro Sbrogiò | Diastema Editrice

Un giallo che prende le pieghe di un thriller all’italiana, in cui tra le fila di un’orchestra si insinua il sospetto che uno dei musicisti abbia a che fare con la scomparsa di un violoncellista che ha abbandonato misteriosamente i compagni prima di un importante tourneé. Cadenze d’inganno è il primo romanzo di Alessandro Sbrogiò, pubblicato da Diastema editrice. Sauro Parisi, violoncellista con alle spalle un fallito matrimonio, viene ingaggiato dall’illustre direttore dell’Orchestra di Musica Antica di Venezia, Arthur Weller, per sostituire all’ultimo minuto un membro dell’ensemble, Franco Ferrari, che misteriosamente e senza preavviso ha abbandonato i musicisti alle porte della prima, seguita da un’importante tourneé all’estero. E c’è di più: ad essere suonata sarà la musica di un certo Venanzio Storioni, un gesuita che secoli addietro pare compose un capolavoro della storia della musica e che ora, per la prima volta, potrà ricevere il giusto riconoscimento e la fama meritata. Il nostro protagonista, convinto da una situazione economica in quel momento precaria e dallo stimolo di ricominciare e prendere in mano la sua vita dopo che la moglie Elisa lo ha lasciato per un “vanesio flautista”, suo malgrado accetta, senza però sospettare in alcun modo che quella particolare telefonata è stata solo l’inizio di una serie di accadimenti che, tra sospetti e convinzioni, lo porteranno ad essere la chiave di un’indagine che cambierà tutto. I titoli di Diastema editrice e l’opera prima di Alessandro Sbrogiò Così come tutti i titoli di Diastema editrice, editore che con le sue pubblicazioni ha da sempre l’obiettivo di divulgare la cultura musicale anche attraverso la narrativa, anche Cadenze d’inganno è ricco di accenni, che si intersecano sia nella storia che nello svolgimento di essa, alla musica, la vera forza motrice che spinge l’autore Sbrogiò – anch’egli nella realtà musicista – a disfare i fitti intrighi degli eventi e a chiarirli al lettore attraverso proprio Sauro, il risolutore dell’intrigo. Infatti, Sauro nonostante si presenti come un disilluso uomo medio, un po’ mammone, affascinato in più occasioni dalla bellezza delle donne ma inibito a causa della sua passata ma ancora viva relazione finita male, scalfito da una bassa autostima anche nella sua professione di violoncellista, quasi si sentisse incastrato in ciò che la vita lo ha trascinato con passività, riuscirà a riscattare se stesso. Ciò viene nel libro dimostrato anche da come piano piano la storia prende una diversa piega, cominciando dall’incontro con Lisa, bella bibliotecaria, che lo aiuterà sia nelle indagini per scoprire a cosa è legata la scomparsa di Franco e chi in realtà è Storioni, sia a riaffacciarsi con più fiducia verso l’amore. Lo stesso vale per il rapporto con gli altri personaggi, come i membri dell’orchestra, Weller e i suoi figli Cosimo e Biagio, la giovane e riluttante Fatima, particolarmente scottata dalla scomparsa del violoncellista; o nel rapporto, lontano ma determinante, con la baronessa, una cara amica del direttore e personaggio molto influente nella ricca società veneziana. In Cadenze d’inganno quindi, il giallo e la vita privata del protagonista si alternano […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Più libri più liberi 2018, il racconto di questa 17° edizione

Più libri più liberi, la Fiera Nazionale della piccola e media editoria che si è svolta a Roma dal 5 al 9 dicembre, tiene alto anche quest’anno l’intento che nasce nel nome che porta. Promuovere la cultura e il sapere attraverso la lettura è l’obiettivo che la manifestazione ha cercato in questa diciassettesima edizione, con successo, a raggiungere; informazione e divulgazione al servizio dei cittadini, che insieme a tutti i 545 editori, agli autori e all’organizzazione stessa, ha permesso ancora una volta a credere con fermezza all’importanza della conoscenza, nell’atto più semplice che si possa: riscoprendo un libro. La fiera, appuntamento culturale più importante della Capitale dedicato esclusivamente all’editoria indipendente, promossa ed organizzata dall’Associazione Italiana Editori (AIE), nella sede del Roma Convention Center La Nuvola, il centro congressuale progettato da Massimiliano e Doriana Fuksas e gestito da Roma Convention Group, si è messa anche quest’anno a sostegno della cultura, permettendo ai ragazzi di vivere un’esperienza edificante grazie ai numerosi eventi dedicati; inoltre, tante le iniziative internazionali, che hanno permesso il confronto con tutte le editorie europee – grazie a ALDUS e al Right Centre – volta a comprendere non solo la realtà di altri mercati (presentati i risultati di una indagine che ha rivelato che l’editoria italiana continua a guadagnare spazio all’estero: tra il 2014 e il 2018, infatti, i titoli venduti all’estero sono aumentati del +36,5%), ma anche quanto sia importante proprio il confronto culturale di più ampio respiro. Tanti gli ospiti a Più libri più liberi 2018, che anche quest’anno ha attirato tanti visitatori (100 mila presenze) bissando quasi quelli dell’anno precedente, tra i quali Joe Lansdale, che ha affrontato nella sua intervista temi toccanti, dal razzismo, alla paura, alla situazione politica americana, tutti interventi sotto il filo dell’umanesimo, grande tematica della fiera, per un messaggio importante, che i libri possano avvicinare e mai dividere. Ancora, importante la presenza della scrittrice e premio Pulitzer Jhumpa Lahiri, che ha raccontato dell’importanza delle lingue come strumento per oltrepassare i confini. Michael Dobbs, il creatore di House of cards ha invece affrontato la tematica politica; e ancora autori come Pinar Selek, Abraham Yehoshua, Patrice Nganang, hanno permesso di avvalorare il successo che anno dopo anno sta conquistando la manifestazione. Più libri più liberi 2018, uno sguardo verso il futuro A Più libri più liberi uno sguardo anche al futuro, quello dell’editoria e della distribuzione, ma anche in un certo senso uno sguardo sociale, idee e eventualità che potrebbero avvicinare gli italiani ancora di più alla lettura, sfruttando le dinamiche attuali, dove ci si sposta sempre di più sul web e sulla divulgazione e la comunicazione digitale. E si lavora già per la prossima edizione: «grande festa del libro e del mondo della cultura – dichiara Anna Maria Malato Presidente di Più libri più liberi – che ha visto la partecipazione di un pubblico attento, colto e interessato, proveniente non solo da Roma ma da ogni parte dell’Italia. Siamo molto soddisfatti per l’attenzione che tramite la nostra manifestazione siamo riusciti a dare ad un tema complesso come […]

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Libri

Kevin Wilson e il suo Piccolo mondo perfetto (Recensione)

Recensione del nuovo libro di Kevin Wilson, Piccolo mondo perfetto Un grande complesso residenziale ospita diverse coppie di neo genitori, insieme ai loro primogeniti appena nati, che accettano di partecipare ad un progetto di educazione infantile, della durata di dieci anni. Un esperimento scientifico, ma più che altro sociologico, che tenta di rivoluzionare il concetto di “famiglia allargata”, è la chiave di volta del nuovo romanzo di Kevin Wilson, Piccolo mondo perfetto, appena pubblicato in Italia dalla Fazi editore. Izzy è una ragazzina che nasconde la propria fragilità, sopraffatta dai ricordi di una triste infanzia, il cui presente è scandito dalla solitudine e da un padre non curante ed alcolizzato. Finché una mattina come tante durante una lezione di arte a scuola, Izzy si innamora del suo professore, Hal, un uomo fragile quanto lei e oscurato da una altalenante e rabbiosa nevrosi, oltre a un senso di profonda tristezza che purtroppo condizionerà irrimediabilmente il suo futuro. Personalità fragili ma per questo compatibili che, a discapito della differenza di età e dei problemi portati dalle loro rispettive esistenze, iniziano a credere ad un piccolo barlume di speranza quando scoprono di aspettare un bambino. Purtroppo, l’abisso di Hal è troppo grande per essere colmato e cade nella viscosa rete del suicidio durante il suo ricovero in una clinica psichiatrica a seguito di un incidente. Kevin Wilson e le disfunzioni di una famiglia Questo è solo il preambolo di Piccolo mondo perfetto, un’altra opera visionaria (ma non così tanto) di Kevin Wilson, dopo la raccolta Scavare fino al centro della Terra e La famiglia Fang (sempre pubblicati dalla Fazi), da cui nel 2015 fu tratto un film prodotto, diretto e recitato da Nicole Kidman e Jason Bateman. Si tratta ancora una volta di un’opera che pone al centro la famiglia, nella sua disfunzionalità, arrivando a creare scenari che sembrano essere all’apparenza irreali, ma che si scoprono essere, man mano che la narrazione si sviluppa, non tanto distanti dalla possibilità di accadimento. In Piccolo mondo perfetto infatti, Wilson procede con razionalità, nonostante racconti e situazioni non convenzionali. A partire dal momento in cui i partecipanti al progetto vengono ingaggiati e “scelti”, perchè tutti accomunati da una scarsa speranza di vita al di fuori del complesso, per alcuni affettiva, per alcuni economica: il fautore è Preston Grind, psicologo e sociologo che avvalendosi dell’aiuto di tre esperti ricercatori e con quello economico della magnate Brenda Acklen, dà il via alla “Famiglia Infinita”, con l’obiettivo di arrivare a creare una comunità di persone, non legate da parentela, che si amino e che crescano i propri figli anche come figli degli altri: fratelli, sorelle, figli e genitori l’uno dell’altro. Un progetto fondato su un’idealità che si trasformerà, almeno verso metà romanzo, in un’utopia: quali meccanismi, sentimentali e sociali, può creare il mettere insieme persone che non si sono scelti l’un l’altra? Un progetto pedagogico creato per soddisfare al meglio le esigenze dei bimbi facendoli crescere in una realtà protetta e piena che non avrebbe avuto modo di compiersi […]

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Libri

Contro il “self help” di Svend Brinkmann | Raffaello Cortina editore

Come resistere alla mania di migliorarsi al giorno d’oggi, nel mondo dell’accelerazione, dove si guarda solo al progresso e si privilegia la mobilità piuttosto che la stabilità? Come placare la nostra sete ossessiva di fare sempre meglio e di non essere mai soddisfatti di noi stessi? Prova a spiegarlo lo svedese Svend Brinkmann, professore di psicologia, nel suo nuovo interessante libro, che egli stesso chiama “anti-autoaiuto”, Contro il self help edito dalla Raffaello Cortina. La mania di migliorarsi è una condizione predominante nella società odierna: esigere sempre di più da se stessi senza mai essere soddisfatti, che sia al lavoro o nei rapporti interpersonali. Un po’ come quando si riesce a raggiungere i propri desideri: se si avvera un sogno nel cassetto ci sarà sempre qualcos’altro più in là da rincorrere, ci sarà sempre qualcos’altro a cui aspirare senza sosta. Ecco perché l’essere umano è alla continua ricerca di qualcosa, all’infuori, ma soprattutto all’interno, di se stessi. Ecco perché, sottolinea Brinkmann più volte, sono stati scritti una marea di testi di autoaiuto e la professione di life-coaching è sempre più dilagante. Nel suo “anti manuale” di autoaiuto costruito ad hoc Contro il self help, edito in Italia dalla Raffaello Cortina, l’autore rivela tante debolezze dell’uomo, quanto una costante negatività con cui dovremo rapportarci e che paradossalmente evitiamo, piuttosto che ripeterci ossessivamente di “pensare positivo”, “niente è impossibile” o frasi del tipo “la felicità inizia da noi stessi”; insomma piuttosto che seguire con costanza tutti i motti e gli slogan motivazionali che riempiono la testa e gli scaffali in libreria. Come sopravvivere allora alla mania di migliorarsi? Cosa fare? Svend Brinkmann ce lo spiega in sette “passaggi”, che ovviamente si pongono in antitesi con i classici consigli del self-help. Smetti di guardarti l’ombelico Smettila di autoanalizzarti e inizia a guardare all’infuori di te. Questo è il fondamento sul quale Brinkmann si sofferma maggiormente, stravolgendo – probabilmente ponendosi volutamente agli estremi – ciò che sta alla base non solo della psicologia moderna ma anche di quella che viene chiamata mindfulness: che è in poche parole il passaggio da uno stato di sofferenza a quello di benessere, passando per una approfondita, quanto profonda, conoscenza di se stessi. L’eccesso di autoanalisi inoltre, sottolinea il professor Svend Brinkmann , potrebbe portare paradossalmente a… non trovare un bel niente: “se, come continuano a dirci, il significato della vita va cercato dentro di noi, non trovarci nulla rende inutile l’intera operazione. Passando un tempo interminabile a contemplare il tuo ombelico, rischi alla fine di restare deluso”. Concentrati sul negativo Anche da una situazione sgradevole o che ci ha provocato dolore, possiamo ricavarne il meglio. Non c’è, afferma l’autore, una certezza di guarigione nello slogan per eccellenza dei life coach: pensa positivo. Proprio a questo punto del libro si percepisce il pensiero sul quale il professore si è soffermato maggiormente, provando a considerare l’idea di una filosofia che potrebbe, dopo migliaia di anni, ancora essere a buona ragione alla base dell’esistenza odierna, ossia la filosofia stoica. Il famoso […]

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