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Eroica Fenice

La Tag: COVID-19 contiene 11 articoli

Cucina e Salute

Gli effetti del Covid-19 sulla bilancia

Gli effetti del Covid- 19 sulla bilancia secondo gli studi scientifici selezionati dalla Dott. ssa Martina Chiurazzi, biologa nutrizionista e PhD Student in Terapie Avanzate Biomediche e chirurgiche presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” Covid-19, ormai non si sente parlare d’altro: un mostro che si è abbattuto su di noi stravolgendo le nostre vite con effetti drastici anche sulle nostre bilance. Per fermare o limitare la diffusione del virus, governi di tutti i paesi nel mondo hanno stabilito numerose restrizioni, quarantena e permanenza a casa; attività commerciali non essenziali quali i servizi di ristorazione, bar, palestre, saloni di bellezza sono stati chiusi. Tutte queste misure hanno portato a grandi cambiamenti nelle finanze, nell’istruzione, nell’occupazione e nello stile di vita dei cittadini, portando alti livelli di stress, ansia e depressione. Una delle conseguenze più frequenti, a tutte le età, per fronteggiare lo stress, l’ansia e la depressione è il ricorso ad un’alimentazione non salutare, sia quantitativa che qualitativa. Mangiare più di quanto si farebbe normalmente e preferendo cibi ipercalorici e poveri di nutrienti essenziali, che associato ad un obbligo di vita sedentaria, comporta inevitabilmente un aumento di peso. Covid- 19 e bilancia: gli studi scientifici Un’analisi di Coldiretti su dati Crea (Centro di Ricerca Alimenti e nutrizione), ha evidenziato che circa il 44% degli italiani ha avuto un aumento di peso durante questa pandemia e i fattori scatenanti principali (o cosiddetti di rischio) sono riconducibili allo smart working e al lockdown, quindi maggiore tempo trascorso tra le mura di casa, sonno inadeguato, ma anche un maggior impegno ai fornelli sperimentando nuove ricette per combattere la noia, ma spesso un’ alimentazione scorretta in risposta allo stress con ad una ridotta attività fisica e anche un maggior consumo di cibo da asporto. Daniel A de Luis Román et al., in uno studio trasversale, dal titolo “Effect of lockdown for COVID- 19 on self-reported body weight gain in a sample of obese patients”, condotto su 284 soggetti adulti obesi, hanno dimostrato che il lockdown decretato durante la pandemia di SARS-CoV-2 ha prodotto un aumento del peso corporeo auto-riferito tra i soggetti obesi, correlato all’aumento del consumo di cibi densi di calorie e ad una ridotta attività fisica. Emily W Flanagan et al., invece, in uno studio basato su un sondaggio online rivolto a soggetti adulti, dal titolo “The Impact of COVID-19 Stay-At-Home Orders on Health Behaviors in Adults” ha stabilito che la pandemia COVID-19 ha causato effetti disastrosi sulla salute, molto più gravi del Coronavirus stesso. In particolare, i ricercatori hanno osservato che i decreti del governo che imponevano dure restrizioni e allo stesso tempo la paura di contrarre il virus hanno avuto un forte impatto sullo stile di vita della popolazione, colpendo in maniera significativa e sproporzionata soprattutto i soggetti già obesi . A questo punto, la domanda è: Come intervenire? Sulla base dei dati presenti in letteratura che mostrano già una situazione abbastanza critica, è fondamentale attivare una prevenzione sul piano nutrizionale e psicologico, per aiutare la popolazione ad adottare […]

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Voli Pindarici

Pausa, please! – Diario di una quarantena

Caro Coviddì, una pausa da questa vita in pausa e perennemente in allarme, è ciò di cui avrei bisogno oggi. Perdona il gioco di parole, ma in testa mi sta nascendo lo sterco. Mi perdo nei miei pensieri e immagino un’estate al mare, la voglia di remare (e di fare il bagno al largo per vedere da lontano gli ombrelloni-oni-oni), il sapore di sale, il sapore di mare e persino un reggae – in – spiaggia. Sì Coviddì, sssì! Sto delirando, e pure Giuseppe Conte sta invecchiando male, s’impappina mentre parla. Vorremmo tutti una pausa. Oggi al TG ho sentito dire che siamo al picco dei contagi, ma presto ci sarà il calo. Il fatto è che la notizia non ha destato in me il minimo entusiasmo, perché tanto ormai le buone nuove non sono mai durature, né stabili, perché sappiamo tutti che è l’emergenza perpetua il vero modus vivendi attuale. Ma si potrà mai parlare d’immunità di gregge? E le vacanze di Natale le riusciremo a fare? Quanti congiunti potremo invitare? Gli amici li riusciremo a vedere? Boh, io voglio solo tornare al mare. Mi ritrovo ancora una volta a scrollare le foto sul mio Huawei usurato e – voilà! – m’imbatto in foto di tramonti, chiesette, baie, giardini termali, promontori e scorci d’incomparabile bellezza. Ischia! Maledizione, che sofferenza ‘sti ricordi. Andai a Ischia insieme a mia sorella e una mia cara amica, Antonella, e credo sia proprio il posto che farebbe il mio caso oggi. La pausa di cui avrei bisogno Caro Coviddì, sai, se uno si vuole rilassare, a Ischia deve andare. La vita a Ischia scorre piaaaaano piaaaaaaaaaaaaaaaaaano. Il tempo è dilatato e spostarsi da una parte allʼaltra dellʼisola comporta cambi di fuso orario. Gli autoctoni si distinguono dai turisti per il rivolino di bava attaccato al labbro inferiore e si trascinano per via sbadigliando, con il cuscino sotto al braccio. Durante la mia permanenza sull’isola, mia sorella fu fatta prigioniera insieme agli altri visitatori e fu rinchiusa nellʼenorme dedalo del Castello Aragonese. Devi sapere che gli ischitani reclutano schiavi stranieri che si occuperebbero poi della gestione del turismo, di parchi termali e fiorellini colorati: tutte mansioni che toglierebbero ore di sonno agli indigeni, col rischio di risvegliarne lʼindole selvaggia e bestiale. Le ultime parole di Antonella, all’epoca, furono: «Vado in bagno. Torno subito, ragazze!» e io mi rivolsi al bar per un bicchiere dʼacqua. La mia salma disidratata giace ancora nel porto di Ischia, e personalmente credo di essere il fantasma di me stessa. Sai, Coviddì, a Ischia si sta un po’come quei giorni in cui ti svegli e non hai voglia di fare un corno. Io mi sento proprio così oggi, ma vorrei poter SCEGLIERE di non fare niente, e invece tu mi ci obblighi, e così mi togli ogni gusto. Caro Coviddì, vattene via e fammi tornare sull’isola, dai, almeno per portare un lumino alle mie reliquie. Ti do mezz’ora abbondante, il tempo di farmi la valigia. Sciò! Ah? No? Mah. Muori, criaturemme’. […]

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Voli Pindarici

Amarcord – Diario di una quarantena

Amarcord s. m. [voce romagn., propr. «io mi ricordo», dal titolo dell’omonimo film del 1973 di F. Fellini]. – Ricordo, rievocazione nostalgica del passato. Caro Coviddì, ti è chiaro cosa è un “amarcord”? Amarcord è il mood che mi hai messo addosso con questa seconda ondata di contagi. La gente non si sgola più sul balcone a cantare “Abbracciame” di Andrea Sannino, il cielo è sempre molto cupo e sta arrivando l’inverno. Mi ritrovo a scriverti anche oggi, bimbo scemo che non sei altro. Sai perché? Perché mi costringi a vivere di ricordi e il passato è l’unica cosa che tu non puoi rubarmi. Allora non faccio che rievocarlo, e cerco di cristallizzarlo. Perché mai come oggi il futuro mi si preannuncia come una sfilza di giorni tutti uguali e il mio passato mi sembra super figo, adrenalinico e avvincente almeno quanto un romanzo di Stephen King o quanto quelle montagne russe ad alta velocità che ti mettono in subbuglio lo stomaco e ti gettano i capelli all’aria. Oggi mi è venuta in mente quella volta che mi diedi al volantinaggio. Vivevo ancora a Napoli e lo facevo in modo struggente, viscerale, quasi malsano. Non riuscivo a staccarmi da quella città – solo tu sei riuscito ad allontanarmene, cretino! – e la vivevo con l’ansia di chi, da un giorno all’altro, avrebbe preso coscienza di non avere più motivo di restare e sarebbe morta così, su due piedi. Forse d’infarto. Comunque, arrivai persino a fare volantinaggio pur di restare a Napoli. Percorsi per giorni interi tutta Via Toledo e l’intero centro storico. Non c’erano ancora arcobaleni pacchiani in giro e tra amici, parenti e amanti ci s’incontrava per strada o in un letto, non su Zoom. Amarcord, “io mi ricordo…” Sai, Coviddì, fare volantinaggio mi fece ridere assai. Eh sì, perché richiede spirito dʼavventura, si cammina un sacco, si vedono posti nuovi, ma soprattutto ci si relaziona con gli altri. È tipo un gioco di società. Semmai volessi provarci un giorno – quando maturi un poco, la smetti di fare il criaturo e diventi un cristiano normale che si vuole pigliare le sue responsabilità – sai che devi fare? Ti devi stampare in volto un bel sorriso da babbeo, e poi gli altri ti scanseranno come se fossi la peste bubbonica. Al massimo, faranno i maratoneti, e in questo caso ti passeranno a fianco velocissimissimi lasciando echeggiare un generico “Grazie lo stessooo o o o o!!!”. Se andrai forte, a un certo punto, potresti passare al livello successivo. Praticamente ti puoi improvvisare postino e lasciare volantini nelle cassette della posta, di palazzo in palazzo. Mò attenzione, Coviddì, perché subentra la mitologica figura del portiere! Se sarai abbastanza stanco, sudato e penoso da impietosirlo, questo non ti manderà via a calci in culo, quando si accorgerà che sei lì nel suo tempio per ficcargli i volantini sotto al mento. Si limiterà, però, a ipnotizzarti agitando la testa da destra a sinistra, con l’espressione di un orco che mangia e schiavizza i […]

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Libri

Storia di un (quasi) amore in quarantena

Davide Gambardella, giornalista, è nato a Napoli nel 1981. Inizia la sua gavetta nel 2002 come cronista nelle redazioni dei giornali di Napoli, città che è stata una maestra di vita per l’autore. Nel 2013 lascia Napoli per trasferirsi prima in periferia, a Pianura ed in seguito nella periferia di Roma, nel quartiere Tor Bella Monaca, dove prosegue la sua attività nel mondo del giornalismo. Ha collaborato con diversi quotidiani, tra cui Il Roma, Il Mattino, La Stampa, Il Messaggero. Inizialmente l’autore ha raccontato eventi avvenuti nella sua città natale, per poi spostare l’attenzione sulle realtà della periferia della capitale. Il suo primo romanzo prende forma nei giorni del lockdown per l’emergenza Covid-19 ed è Storia di un (quasi) amore in quarantena. Storia di un (quasi) amore in quarantena è un breve racconto che prende vita durante i giorni bui e incerti del primo lockdown avvenuto in Italia a Marzo 2020. La storia comincia il giorno prima che il decreto ministeriale dell’8 Marzo 2020 obbligasse tutti agli arresti domiciliari. Siamo a Tor Bella Monaca, noto quartiere della periferia capitolina. Il protagonista, grazie ad una chat d’incontri, conosce la bella russa Tatiana, di Krasnojarsk. Galeotto è stato un «Buonasera, disturbo?», in seguito al quale i due non hanno mai più smesso di chattare. Il primo incontro? Fugace, mezz’ora, non di più, un rapido giro in macchina tra le strade di Roma, poiché non era consentito fare altro. A quell’incontro, ne seguiranno altri, molti altri, che perdureranno durante l’intero periodo di lockdown. I due giovani vivono giorni intensi, giorni durante i quali, per combattere la noia e la monotonia di una routine claustrofobica tra le mura domestiche, devono costantemente reinventarsi. Giorni che passano lenti, giorni in cui a volte occorre l’ausilio di una bottiglia di vino di troppo al fine di annebbiarsi la vista e perdere i sensi per vivere nella spensieratezza impossibile da provare in quel periodo avendo la mente lucida. È la storia di un (quasi) amore in quarantena, un quasi amore perché l’epilogo sarà del tutto inatteso e stravolgente. Storia di un (quasi) amore in quarantena Gambardella scrive una sorta di “diario di bordo”, raccontando con maestria, a tratti ironia, a tratti delicatezza, un periodo storico che ha lasciato molteplici segni su tutti noi. Scrive per raccontare, scrive per rivivere ciò che sta vivendo, scrive solo per vivere, forse, dei giorni in cui quella che abbiamo vissuto, vita non era. Gli arresti domiciliari, la casa che diventa una prigione, l’unica via di fuga, l’unico modo per scappare, la spesa. Per evadere, l’alcol, per sentire, l’amore. Storia di un (quasi) amore in quarantena è un racconto attuale, è una storia coinvolgente, è nei nostri giorni, sarà nei giorni che verranno. Il Covid-19 non è passato, è presente. L’amore non è passato, è presente, perché questo virus ha ucciso l’uomo, ha ucciso l’economia, ha ucciso la sanità mentale, ha ucciso ogni cosa, ma non ha ucciso la voglia di sentire, non ha ucciso la voglia di amare.

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Voli Pindarici

C’è uno spettro che si aggira per il mondo

2020, uno spettro di morte si aggira per il mondo “Uno spettro si aggira per il mondo: lo spettro della Morte. Tutte le potenze, vecchie o nuove che siano, primo, secondo o terzo mondo, ricchi e poveri, si sono coalizzate in una sacra caccia alle streghe contro questo spettro: Stati Uniti e Cina, la vecchia e cara Europa, le nuove potenze emergenti. I centri di ricerca anti invecchiamento, i padri della robotica umanoide, gli astronauti diretti su Marte, gli uomini che si congelano in attesa di una nuova vita […]” Ci sono date, scadenze, eventi che segnano in maniera indelebile la storia dell’umanità e che marcano a fuoco l’inconscio collettivo per generazioni a seguire. L’anno domini 2020 sarà ricordato per sempre come l’anno del coronavirus, l’anno in cui il mondo, almeno per qualche settimana, si è fermato. L’anno in cui siamo stati costretti a rivedere le nostre priorità, i nostri piani. L’anno in cui, dopo la predominanza apparentemente eterna di un certo modo di fare aziendale e capitalistico, si è avuto un arresto in tal senso e forse, da secoli, ci è resi finalmente conto di quanto siamo esseri fragili ed esposti continuamente al volere e alla potenza di madre Natura. Ma il 2020 non è stato solo l’anno del coronavirus. È stato anche l’anno della morte di Kobe Bryant, di Emanuele Severino, di Luis Sepulveda, di Carlos Luis Zafon e Pau Donés. Di Mario Corso e Gigi Simoni, di Ezio Bosso e Tony Allen, di Ulay, Max Von Sydow e Ian Holm. Sportivi, musicisti, attori, filosofi, intellettuali, a volte inclassificabili in qualsiasi definizione categorica e certa, dall’identità mutevole come l’acqua che scorre in fiume. Personaggi che hanno colpito, tra gli altri, maggiormente l’immaginario collettivo, basandosi su quel criterio discretivo che, da un punto di vista prettamente classificatorio, permette di stabilire chi fosse entrato con maggiore o minore forza nel cuore della gente: i post di Facebook e le storie di Instagram. Gli immortali C’è chi ne ha avuti dedicati di più e chi meno, ma comunque, ed è un dato di fatto, la maggior parte del mondo ha sentito la necessità di condividere un ricordo personale o no al momento della morte di uno di questi personaggi. Memoria che poi, ma che sarà mai, verrà poi dimenticata qualche ora dopo, quando ci sarà un altro morto o un altro evento a fare da capro espiatorio o da catalizzatore di luci ed attenzioni. Tutti comunque accomunati, questi personaggi, oltre che da questo, come noi, dal fatto di dover condividere la stessa, medesima, unica destinazione: la Morte. Vi è chi deceduto per una fatalità, chi per un male incurabile, chi per sopraggiunti limiti anagrafici. La Spoon River dei Vip nel 2020 è un’ecatombe dall’antologia ricca e complessa e che certamente potrebbe incuriosire un malcapitato Masters dei giorni nostri. Venire però a conoscenza della morte di personalità del genere, che spesso ci hanno accompagnati nella crescita con le loro opere, è diventato come scorrere la galleria fotografica di un qualsiasi smartphone. Tale […]

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Libri

Salvatore Puzella e il racconto Gelsomina in quarantena

Salvatore Puzella pubblica il racconto breve Gelsomina in quarantena, a sostegno degli ospedali di Benevento nella battaglia contro il coronavirus. In questi due lunghi mesi di quarantena sarà capitato a tutti noi di porci questa domanda: «Come ricorderemo questo evento tra una decina di anni?». Non c’è dubbio che un evento di portata così drammatica, dove la vita di molti è stata messa in pausa con conseguenze terribili sulla sfera lavorativa, economica e personale e quella di altri si è spenta in un letto di ospedale, senza il conforto dei propri cari, inevitabilmente entrerà a far parte dei libri di storia. Su questa linea si muove Gelsomina in quarantena, un racconto scritto e reso disponibile dallo scrittore sannita Salvatore Puzella nell’ambito di un’operazione, imitata da molti scrittori, volta a raccogliere fondi per sostenere gli ospedali nell’emergenza coronavirus. Salvatore Puzella, biografia Salvatore Puzella è nato a Benevento nel 1988. Laureato in storia dell’arte alla Sapienza di Roma, ha collaborato con la rivista Next Exit e ha scritto saggi introduttivi per diversi cataloghi di mostre. Ha pubblicato il saggio Investire in arte e collezionismo (2015) e il romanzo Breve storia di un dipinto (2017). Va segnalata inoltre la sua attività nel settore del marketing culturale e di organizzazione di eventi, come il progetto Selfie d’autore organizzato all’interno del GNAM di Roma nel 2014. Gelsomina in Quarantena. Una lettera dal futuro La protagonista di questo racconto è Gelsomina, una bambina che vive in un quartiere popolare di Benevento che in seguito a una caduta dalla bicicletta riporta delle fratture ed è costretta ad una convalescenza nel letto di casa, che per lei assume i contorni di una vera e propria quarantena. Impossibilitata nel poter vivere una vita normale come i suoi coetanei, Gelsomina si divide tra la noia e l’apprensione dei suoi genitori, fino a quando la sorella maggiore Angela non le presta un libro: L’amore ai tempi del colera di Gabriel García Marquez. Otto anni prima lo aveva letto la stessa Angela durante un periodo di quarantena. Salvatore Puzzella mette su carta quella che è una lettera al futuro, per rielaborare il titolo di una canzone che Eros Ramazzotti scrisse nel 1996 ispirandosi a sua volta al racconto di Edgar Allan Poe La maschera della morte rossa. Tralasciando la differenza sostanziale, l’ispirazione a un testo letterario da un lato e alla triste realtà di questi giorni dall’altro, ad accomunare la canzone di Ramazzotti e questo racconto breve è l’auspicio di un mondo migliore quando le tenebre si saranno dileguate. Salvatore Puzzella lo fa attraverso una storia breve, colma di speranza che però non scade troppo nel drammatico, attraverso il punto di vista ironico e dolce della protagonista e le tante incursioni dialettali che conferiscono al testo una patina di quotidianità verace. Una piccola opera che, come ricordato in apertura, ha uno scopo nobile. Non solo di riscaldare l’animo di chi soffre le conseguenze morali di questo isolamento forzato, ma anche di raccogliere fondi per gli ospedali di Benevento impegnati, come molti in […]

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Libri

Cristiano Carriero in un progetto editoriale polifonico: Come l’aria

Come l’aria. Cose che ci mancano e ci riprenderemo presto è un progetto editoriale corale nato da un’idea di Cristiano Carriero, diventato poi un ebook edito da Les Flâneurs Edizioni.  Diversi gli argomenti affrontati: l’organizzazione di una nuova quotidianità, la famiglia, la gente, il dolore, la nostalgia e molti altri. Ad aprire la raccolta è la straordinaria prefazione di Cristiano Carriero. L’autore prepara davanti agli occhi del lettore, le cose che andrà ad affrontare. Dalla disperazione della perdita alla gioia dei piccoli momenti. Cristiano Carriero imbandisce in modo esemplare un tavolo ricco di vivande. Nel racconto Piccoli momenti di felicità, Francesco Scarrone, introduce il concetto di attesa. Raccontando di come del prima covid19 ci fossero diverse fasi preliminari al sorseggiare una pinta fresca. Quell’attesa, che in quei momenti appariva una frustrante perdita di tempo, al cospetto di un’attesa di certo più grande e snervante, adesso appare come una lontanissima gioia. In Mancanza si sviscera appunto il concetto di vuoto e mancanza. Per la prima volta, seguite da molte altre, nella raccolta, ci si ritrova dinanzi ad un pendio affacciato sul vuoto. Lo scritto ripercorre le mancanze collettive: la spesa, il chiasso dei bambini, il profumo del pane sfornato e il via vai dei passanti. In un racconto sensazionale in cui Lorena Carrella ci lascia assaporare il sapore delle cose che ci sembrano ormai lontanissime. Giulia Ciarapica regala alla raccolta uno degli scritti più emozionanti. Quel che resta del male pone la sua attenzione su una quarantena fatta di solitudine. Essa introduce il concetto di fretta, la stessa che spesso risulta salvifica e fatale per la vita di molti, in un racconto in cui, dove la fretta quotidiana viene a mancare, ogni male raggiunge la sua vittima, fino a trascinarla verso la fine. Uno dei temi centrali, al di là della morte e del dolore provocate dal coronavirus, è in assoluto quello della solitudine, che in questo racconto viene presentata in modo emozionale ed intenso. In Germogli, di Luciana Brucato, si assiste ad una storia d’amore. Il racconto lascia vedere a tutto tondo, di quanto sia difficile amarsi mantenendo le giuste distanze in un sentimento che non ne ammette alcuna. Silvia Gianatti, nel suo Ritorneremo stila un personale decalogo, regalandoci la semplicità di una lista di cose che torneremo a fare, che nella sua veridicità potrebbe nel modo più assoluto essere la lista di ognuno di noi. A dare un tocco satirico è Giovanni Sasso con Bentornata inciviltà. Il suo è un racconto verace. Le sue righe raccontano di come in momenti come questi, anche l’inciviltà popolare, fatta di sorpassi, mancate frecce, spintoni involontari e affini, sembrano un ricordo lieve, che in ogni caso, non tarderanno ad arrivare. La sua è una visione critica della realtà, e il suo racconto di fatto, diventa l’ago della bilancia che mette in equilibrio l’eccedenza di amore universale degli ultimi tempi. Non è mancato neppure il racconto dal tono caritatevole. La Telefonata di Alida Melacarne, mette in luce i punti focali dell’emergenza. Mentre da una parte c’è […]

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Voli Pindarici

Diario di una quarantena: Il silenzio come “arma” di riflessione

Il silenzio come arma di riflessione Il silenzio è un qualcosa di immateriale che spesso attrae e spesso spaventa, un po’ come questi giorni di quarantena. Sempre più spesso si sente parlare di “reclusione in casa”, termine con cui forzatamente si indica un qualcosa che in realtà tutti preferiscono quando si è in piena attività. C’è chi desidera stare comodamente seduto sul divano in tempi “normali” e non può perché deve lavorare, chi trascorrere più tempo con i propri cari e non può perché magari la professione svolta costringe a spostarsi frequentemente. Una serie di contraddizioni che ora, in tempi di Codiv-19, spaventano proprio come il silenzio che avvolge alcune aree dell’Italia. Ischia, ad esempio, piccola ed incontaminata isola del Golfo di Napoli caratterizzata da tante identità: culturale, artistica, storica, archeologica, folkloristica, enogastronomica, letteraria e tante altre ancora; è un’isola tranquilla, avvolta ultimamente da un forte silenzio, quasi assordante, che caratterizza la quotidianità delle persone che con semplicità la popolano. Ogni tanto il vicino di casa (perché sul territorio le abitazioni, talvolta rurali e dall’architettura antica, di tufo, sono tutte disposte una accanto all’altra) si affaccia e sussurra: «che silenzio, che pace, non si sente un’anima viva». Qualche altro invece, turbato da un silenzio che sembra rompere gli schemi, quasi prepotentemente, afferma: «C’è troppo silenzio, impazziremo tutti». Così come nella vita reale, nella quotidianità differente di ogni località, anche in una piccola realtà, semplice e ricca di tradizione, il silenzio, nella propria immaterialità, spaventa. Inteso come presenza nefasta per alcuni e come tempo di riflessione per altri. Nonostante ciò, il silenzio, ad Ischia, non è mai del tutto tale e si colora di mille sfumature. Talvolta capita, durante una passeggiata in montagna, lontani dal caos, di scorgere lo sguardo di un vecchietto che aggrappato al proprio bastone osserva e sorride con gli occhi, in silenzio. Quel silenzio che probabilmente vorrebbe gridare tante cose, ma si limita a rivelarsi come un dono d’amore. Ripensando alla quarantena da covid-19 spesso sembra di risentire l’eco del mare, pur abitando in una zona collinare. In realtà il silenzio potrebbe rappresentare un ottimo alleato, in un mondo in cui ogni cosa tende a prevalere sull’altra. La quarantena, la reclusione, il distanziamento sociale, sono dei modi per evitare il peggio. Talvolta bisognerebbe semplicemente fermarsi a pensare e magari osservare ciò che ci circonda, accontentandosi. C’è una nota affermazione che dice “Il silenzio a volte parla più di mille parole”: ora più che mai è così. Ora più che mai occorre ritrovare una propria dimensione, distanziarsi, osservare e riflettere. In fondo il silenzio non è mai del tutto tale. Lo sanno bene ad Ischia, dove anche una pianta che “danza” col soffio di un tiepido vento primaverile fa battere il cuore, riempendo quell’assenza di suono; lo sanno bene i pescatori, abituati a “comunicare con il mare”, ad ascoltare il modo in cui le onde accarezzano il bagnasciuga. Ne sono consapevoli coloro che osservano un tramonto, mentre gli uccelli cinguettano svolazzando in cielo. Con la stessa pacatezza con […]

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Culturalmente

Luis Sepulveda, addio allo scrittore cileno

Addio allo scrittore cileno Luis Sepulveda, autore di opere come Il vecchio che leggeva romanzi d’amore, Diario di un serial killer sentimentale e di Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare. Chi non ricorda il bestseller Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare? L’ autore di questo testo straordinario, letto da grandi e piccini da oltre 20 anni, é stato scritto dal famoso autore cileno Luis Sepulveda Calfucura. Apprezzato scrittore, giornalista, sceneggiatore e poeta cileno venuto a mancare nella giornata di ieri, giovedì 16 aprile, a causa del covid-19. Luis Sepulveda, opere, stile narrativo e tematiche Nato nel 1949 in Cile ha vissuto una vita travagliata, ricca di momenti drammatici. Uno su tutti la prigionia durante il regime del generale Augusto Pinochet e i lunghi viaggi in America Latina fino al suo trasferimento in Spagna, nella regione delle Asturie. Autore attento, acuto e accattivante di libri di poesia e racconti in lingua spagnola, Luis Sepulveda conosceva in maniera approfondita la lingua italiana, inglese e francese. Nel 1993 pubblica il celebre romanzo Il vecchio che leggeva romanzi d’amore e nel 1996 Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare. Questo testo, letto da milioni di persone, racchiude in sé l’ importanza dell’amore incondizionato e della diversità. L’opportunità di “metterci nei panni” degli animali protagonisti é una chiave di lettura di questo testo, che dà così voce al senso di comunità e di fratellanza. In tutte le opere letterarie di Luis Sepulveda traspare un insieme di tematiche ricorrenti come la lotta ai sistemi politici, la resistenza, la violenza subita dagli uomini e dalle donne. Il suo stile é inconfondibile, un’altalena che dondola tra passato e presente alla continua ricerca di se stessi. Nei suoi racconti Luis Sepulveda lascia sempre una porta aperta, che dà il via a qualcosa di incompiuto e di interpretabile. I suoi testi sono stati definiti come una sintesi esaustiva tra realismo magico e visioni individuali della realtà. I lettori sono particolarmente attratti per la sua linearità. Usa numerose parole, ma il suo stile risulta essenziale e crede nella forza di ogni singola parola che decide di scrivere. Luis Sepulveda è stato lo scrittore che dava voce ai più deboli e che sottolineava l’ importanza delle avventure e dell’ esplorazione di luoghi remoti, per scorgere culture mai descritte in altri testi. Addio a un grande autore Luis Sepulveda ha lasciato un grandissimo segno nella storia della letteratura. Il mondo letterario saluta con dispiacere il famoso scrittore, autore di oltre venti romanzi e libri di viaggio che ha ottenuto il Premio Pegaso de Oro a Firenze e il Premio della critica in Cile. Vittima del Covid-19, virus che sta dilagando a macchia d’olio in tutto il mondo, Luis Sepulveda era ricoverato presso l’ Ospedale Oviedo nelle Asturie spagnole da fine febbraio. Non ha vinto la battaglia contro questo virus, ma si può affermare che i suoi libri abbiano vinto e che i suoi messaggi siano arrivati […]

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Libri

La primavera torna sempre, l’inedito di Lorenzo Marone

Lo scrittore Lorenzo Marone ha distribuito online il racconto La primavera torna sempre, a sostegno di una raccolta fondi per l’ospedale Cotugno di Napoli. In questi tempi difficili, dove la vita è stata messa momentaneamente in pausa, si sono moltiplicate le iniziative di tante case editrici che hanno reso gratutiti e fruibili a tutti alcuni libri dai propri cataloghi. Lo stesso discorso vale per Feltrinelli, la quale ha permesso di scaricare sul sito ufficiale il racconto breve e inedito di Lorenzo Marone: La primvaera torna sempre. Lorenzo Marone, biografia Nato a Napoli nel 1974, Lorenzo Marone è laureato in giurisprudenza e dopo aver esercitato per anni la professione di avvocato si dà alla scrittura, pubblicando nel 2015 il suo primo romanzo: La tentazione di essere felici, vincitore di tre premi letterari e ispirazione di Gianni Amelio per il film La tenerezza. Seguono poi la pubblicazione di molti altri romanzi: La tristezza ha il sonno leggero del 2016, anch’esso trasposto su pellicola da Marco Mario De Notaris, Magari domani resto nel 2017, Un ragazzo normale nel 2018, il saggio Cara Napoli nel 2018, Tutto sarà perfetto nel 2019 e Inventario di un cuore in allarme, pubblicato quest’anno e di cui è stata scritta una recensione su queste pagine. Sulle pagine del quotidiano La Repubblica ha anche una sua rubrica dal titolo Granelli. La Primavera torna sempre In questo racconto breve compaiono alcuni personaggi di Magari domani resto, immersi nello scenario di una Napoli in quarantena. C’è la protagonista Luce, una ragazza che abita in un vicolo dei Quartieri Spagnoli e assieme a lei l’anziano Don Vittorio, un po’ filosofo e un po’ matto, il fedele “Cane Superiore” Alleria e Assuntina, tutti personaggi che cercano di dare un senso a un momento di stasi, di riflessione e di grande umanità. L’idea di Lorenzo Marone in realtà, come ammette lui stesso, non è originale. Ha preso ispirazione da Antonio Mazzini, autore della fortunata saga de I bastardi di Pizzofalcone, che il 25 marzo scorso ha reso pubblico gratuitamente il racconto L’amore ai tempi del Covid-19 e invitando i lettori a fare una donazione per l’ospedale Spallanzani di Roma. Allo stesso modo i lettori de La Primavera Ritorna Sempre vengono invitati dallo scrittore napoletano a fare una donazione all’ospedale Cotugno di Napoli, bisognoso di risorse per fronteggiare questa immane emergenza sanitaria. Ma si tratta anche di un’occasione per accontentare tutti coloro che si sono affezionati alle vicende di Magari Domani Resto, riportando in auge uno dei personaggi più amati dai lettori: «Ho pensato subito a Luce, la protagonista di Magari domani resto, perché siete in tanti ad amarla, perché in tanti mi chiedono un sequel, perché, soprattutto, per me Luce significa resilienza, e mai come oggi questo termine assume un significato importante». Un’ iniziativa ammirevole, con la quale Lorenzo Marone centra un duplice obiettivo: cercare di aiutare chi lotta in prima linea contro questo male che ha coperto la luce su tutti noi e per confortare chi è costretto dalla solitudine a stare lontano […]

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