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Eroica Fenice

La Tag: COVID-19 contiene 15 articoli

Culturalmente

Speranza: il mito di Apollo e Dafne nella attualità della pandemia

Colleghiamo i capolavori dell’arte italiana alle questioni contemporanee, reinventiamoli attraverso il disegno e spieghiamo con un nuovo cartiglio, ovvero la descrizione esplicativa che accompagna i quadri, quanto sono attuali. Iniziamo con Apollo e Dafne di Gian Lorenzo Bernini. Apollo e Dafne di Bernini La reinterpretazione di Apollo e Dafne del Bernini attraverso questo disegno è un grido dal cuore di due studentesse che hanno capito quanto è difficile avere 20 anni nel 2020 (come detto in un discorso dal Presidente francese Emmanuel Macron).  Questi giovani preferirebbero veder porre enfasi sulla metamorfosi (rappresentata qui da Dafne) che questa pandemia realizza, piuttosto che sui suoi danni. Ricordiamo il mito rappresentato in questa statua. Dopo la sua vittoria sul Pitone, Apollo deride Cupido e il suo arco. Quest’ultimo, offeso, per vendicarsi, estrae dalla sua faretra due frecce, una con il potere di scacciare l’amore, l’altra di riportarlo in vita. Con la prima freccia, Cupido colpisce Dafne, la cacciatrice. Con l’altro, il cuore di Apollo. Apollo si innamora follemente di Dafne. Lui cerca di sedurla ma lei lo rifiuta. Ossessionato, arriva al punto di inseguirla. Dafne viene salvata da suo padre, il dio Peneo. Lentamente, le sue membra si intorpidiscono, i suoi capelli diventano verdi, le sue braccia diventano rami, i suoi piedi diventano radici e affondano nella terra. Si trasforma in un alloro per sfuggire alla passione di Apollo. Da quel giorno, l’alloro sarà l’albero sacro di Apollo.   Lo spettatore che scopre Apollo con la mascherina come nel disegno siamo noi durante la pandemia. È la stessa frustrazione che proviamo per strada davanti a questa mascherina che nasconde il sorriso degli sconosciuti come Dafne davanti ad Apollo. La mascherina è diventata un accessorio essenziale che distorce la nostra vita sociale. Apollo è qui simile alla pandemia. La sua muscolatura è leggermente marcata. La forza di Apollo è, come il virus, invisibile. Lo vediamo nelle mani che stringono il corpo di Dafne, evocando la trappola della pandemia che ha chiuso e condannato tutti noi a rimanere a casa. Ormai è passato un anno. Ma questa forza non è niente in confronto allo slancio di Dafne, tutta l’umanità, che, in un ultimo sforzo per sfuggire all’abbraccio, si lancia in avanti come per raggiungere il cielo. L’ultimo scoppio per disperazione della ninfa è percepibile nella torsione di tutto il suo corpo. Le sue due braccia sono sollevate in alto e già vinte dalla metamorfosi in legno e foglie d’alloro, un misto di carne e legno genialmente concretizzato dall’arte del Bernini. Dafne ci invita collettivamente a ripensare la pandemia globale. La presenza dell’alloro nella scultura è illuminante. L’albero di Apollo, associato al canto e alla poesia e usato per le corone sulla testa dei poeti greci, simboleggia l’arte e la cultura. La metamorfosi di Dafne in alloro può essere letta come la disperata ma necessaria trasformazione della cultura al tempo di Covid. Se la pandemia ha costretto i luoghi di cultura a chiudere i battenti nell’ultimo anno, li ha però obbligati a rinnovarsi per salvarsi, per […]

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Voli Pindarici

Il Novecento è davvero finito? La fine di un’epoca

“É finito il Novecento”. Quante volte l’abbiamo sentito dire, nell’ultimo anno! Ce lo hanno ripetuto (e magari lo abbiamo ripetuto) quasi come una litania, quasi ad esorcizzare il senso di smarrimento che proviamo di fronte a questi cambiamenti epocali, suggellati dalla pandemia da Covid-19. Quasi a trovare un senso storico alla pandemia stessa, a fissare preventivamente nel tempo un futuro che – spiace dirlo – oggi non possiamo essere in grado di fissare in alcun modo. É finito il Novecento con la morte di Luis Sepúlveda, protagonista indiscusso della “letteratura per ragazzi” e di un pezzo di Storia (come civile e come combattente al fianco del Presidente Allende) del Cile, suo paese natìo. É finito il Novecento quando ci ha lasciati Ennio Morricone, autore delle colonne sonore di un Cinema che sembra altro, antico: l’attesa polverosa e quasi dolce della “scena degli spari”, quando Joe-Clint Eastwood torna a San Miguel per la “resa dei conti” con Ramòn (Gian Maria Volontè) in Per un pugno di dollari; le romanticissime note che accompagnano Robert De Niro e il grande amore della sua vita, Deborah (Elizabeth McGovern), nel ristorante sul mare in cui le chiederà di sposarlo in “C’era una volta in America”; l’indimenticabile sottofondo per la pellicola di Alfredo – con tutti i baci censurati da don Adelfio – nella scena finale di Nuovo Cinema Paradiso. É finito il Novecento nell’ultimo sospiro di Rossana Rossanda, ragazza del secolo scorso, “Miranda”, partigiana giovanissima della Resistenza Italiana, responsabile della politica culturale del PCI, fondatrice de il Manifesto, deputata, movimentista e femminista, radiata dal suo stesso Partito per le sue idee, per le quali ha convintamente e duramente lottato. É finito il Novecento con la fine della vita di Diego Armando Maradona, e l’inizio della leggenda di un ragazzino nato nel 1960 nella provincia di Buenos Aires: in sessant’anni ha ispirato il mondo intero, con irriverenza e genio calcistico, con umanità al limiti del disumano, con la rabbia brillante del riscatto sociale e degli schiaffi o, meglio, delle pallonate dritte contro il potere, le ingiustizie, le contraddizioni del pianeta. Che sia il sogno del Cile Socialista brutalmente scomposto dal golpe e dalla successiva dittatura di Pinochet, controfirmata dagli Stati Uniti d’America; che sia la rappresentazione del proibizionismo e del post-proibizionismo Americano; che siano gli ancora difficili conti con la Storia e la Politica del dopoguerra in Italia; che sia la commistione indissolubile tra lo sport popolare e gli uomini, tutti gli uomini, che tifano, gioiscono e creano comunità attorno all’idea di un’altro mondo possibile, la Storia del secolo scorso ci è piombata addosso con tutte le sue contraddizioni, imponendoci di guardarla con l’occhio freddo e distante di chi sta vivendo un tempo completamente nuovo. Il Novecento è finito. E non è l’anno, non è lo scorrere del tempo e il susseguirsi degli eventi, è la conoscenza e la consapevolezza storica degli uomini a determinarlo. É finito il secolo di Roosevelt e Churchill; il secolo in cui nascono il Premio Nobel, il Tour de France, il […]

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Libri

La vita a piccoli passi di Luca Viscardi

Luca Viscardi (Bergamo, 5 gennaio 1969) è conduttore radiofonico, blogger e youtuber. Ha cominciato la sua carriera a RTL 102.5 e nel 2020 ha superato il trentesimo anno di attività in radio. È un innovatore divulgatore e ha creato il sito di tecnologia mistergadget.tv. Ha condotto dal 1988 numerose trasmissioni radiofoniche su RTL 102.5, tra le quali il seguitissimo morning show Ed ecco a voi, poi diventato La Famiglia, con Antonio Gerardi e Jennifer Pressman. Dal 1997 al 2005 ha anche ricoperto la carica di direttore dei programmi e direttore responsabile sempre a RTL 102.5. In seguito alla cessione di Play Radio al Gruppo Finelco (con la conseguente trasformazione in Virgin Radio), Luca è tornato in ambito locale occupando il posto di direttore dei programmi a Radio Number One, emittente pluriregionale bergamasca. Luca Viscardi si scopre autore in seguito alla sua positività al Covid-19, dalla quale nasce La vita a piccoli passi. La vita a piccoli passi di Luca Viscardi è una sorta di diario di bordo in cui l’autore, uomo in piena salute, descrive ai lettori la propria esperienza con il Covid-19, dall’esordio della malattia fino all’epilogo. Il 3 marzo scopre che un suo collega è risultato positivo al tampone e lui, nel frattempo, è preda dei primi sintomi: tosse e febbre. In attesa di fare il tampone, in seguito al peggioramento della sua condizione, viene trasferito d’urgenza in ospedale. La scrittura dell’autore ci porta al suo fianco, nell’ambulanza, mentre a stento riesce a respirare, fino al raggiungimento del pronto soccorso ed in seguito la terapia intensiva, reparto in cui è sottoposto all’impiego del casco per respirare. La narrazione è un susseguirsi di vicende forti e toccanti, ma è anche il resoconto di una vita di un uomo provvisto di una forza smoderata, una forza nata nell’autore grazie alla vicinanza di amici e familiari, presenze essenziali per fronteggiare la battaglia e sconfiggere la malattia. La vita a piccoli passi di Luca Viscardi Luca Viscardi ci parla inoltre del personale sanitario, degli infermieri, dei medici coinvolti nelle battaglie personali di decine e decine di pazienti che quotidianamente hanno rischiato di soccombere a causa di questo virus. Descrive inoltre le difficoltà nel ricercare e trovare, ogni giorno in cui giace, indifeso, nel letto d’ospedale, delle ragioni per non arrendersi, la forza necessaria, il coraggio per andare avanti, per non smettere di lottare e sperare di uscire vivo dal reparto. Luca Viscardi conclude il libro con una serie di interrogativi: Cosa rimarrà di tutto questo: abbiamo imparato qualcosa, siamo diventati migliori dopo quello che abbiamo vissuto? Riusciremo a tenere vivo quel senso di vicinanza e di comunità che abbiamo subito avvertito quando ognuno di noi era chiuso dentro la propria casa o magari dentro una stanza di ospedale? Un racconto intenso, la sofferenza di un uomo che ce l’ha fatta, un invito ad essere coscienziosi ed evitare la superficialità e l’imprudenza, poiché, purtroppo, il Covid-19 è ancora tra noi, continua a rubare la vita di molti ed è per questo che, nonostante […]

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Musica

EDY, -Chi ha sparato al presidente?- è il nuovo EP

Recensione di Chi ha sparato al presidente?, il nuovo EP di EDY costituito da tre cover e da un brano originale dello stesso cantante. EDY, pseudonimo di Alessio Edy Grasso, nasce a Milano e vive a Catania e a Roma. Dopo aver trascorso una buona fetta della sua carriera nell’ambiente punk tra la seconda metà degli anni ’90 e il 2015 con le due band da lui stesso formate, i Jasminrock e gli UltraviXen, il 17 novembre del 2018 pubblica il suo primo album da solista, Variazioni. Si tratta di un taglio netto con il passato poiché EDY propone una raccolta di 12 canzoni dette “pop d’autore” e due di queste, La casa di Barbie e Immobile, diventano due singoli premiati e trasmessi dalle più importanti radio italiane. Nell’autunno del 2019 esce il singolo Come un Flash a cui collabora anche la cantante Matilde Davoli. A tutto ciò si aggiunge un lungo tour che ha portato EDY a girare in lungo e in largo i maggiori festival e club italiani, esibendosi per un totale di ben 70 volte. E, proprio in attesa di poterlo riascoltare dal vivo, il cantante ha pubblicato l’EP Chi ha sparato al presidente? contenente, oltre al singolo omonimo uscito ad inizio mese sulle piattaforme digitali, tre cover di brani celebri della canzone italiana Chi ha sparato al presidente?  di EDY. Tre brani cover ai tempi del covid La genesi di questo lavoro va ricercata nel lungo periodo del lockdown. Grazie anche alla collaborazione dei membri della propria band (Tommaso Calamita, Sebastiano Forte e Carmelo di Paola), EDY ci propone «Un concept EP che parla al cuore e alla testa, racconta con delicatezza quello che ci accade dentro quando perdiamo i nostri punti di riferimento». Il lungo periodo di clausura forzata vissuto lo scorso anno, e che sembra sempre dietro l’angolo, ha portato il cantautore a coverizzare tre brani di tre artisti molto differenti tra di loro: Luigi Tenco, Mogol e i Meganoidi. Un giorno dopo l’altro è facilmente ascrivibile alle sensazioni che in, soprattutto coloro che sono dotati di una certa sensibilità, stanno provando in questi giorni difficili: la perdita di certezze a cui aggrapparsi e la mancanza di quella normalità, il cui ricordo lontano fa sì che scorrano tutti uguali i giorni della settimana dove “la speranza ormai è un abitudine“. Sulla stessa linea, ma con sonorità quasi dissacranti, si pone la cover di Tutta mia la città di Mogol, che con la mente ci riporta alle strade delle grandi città italiane deserte e con le saracinesche dei negozi abbassate fino a data a destinarsi. La versione che EDY ci propone di Zeta Reticoli, brano dei Meganoidi, sembra invece distaccarsi dal ritmo delle cover precedenti. Alla grinta del modello originale EDY oppone sonorità pacate, che sembrano proiettate in una dimensione fuori dallo spazio e dal tempo, L’unico brano originale è quello che da anche il titolo all’ EP, Chi ha sparato al presidente?. Il testo, a tratti criptico, scritto da Matteo Scannicchio e Giorgio Maria […]

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Cucina e Salute

Gli effetti del Covid-19 sulla bilancia

Gli effetti del Covid- 19 sulla bilancia secondo gli studi scientifici selezionati dalla Dott. ssa Martina Chiurazzi, biologa nutrizionista e PhD Student in Terapie Avanzate Biomediche e chirurgiche presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” Covid-19, ormai non si sente parlare d’altro: un mostro che si è abbattuto su di noi stravolgendo le nostre vite con effetti drastici anche sulle nostre bilance. Per fermare o limitare la diffusione del virus, governi di tutti i paesi nel mondo hanno stabilito numerose restrizioni, quarantena e permanenza a casa; attività commerciali non essenziali quali i servizi di ristorazione, bar, palestre, saloni di bellezza sono stati chiusi. Tutte queste misure hanno portato a grandi cambiamenti nelle finanze, nell’istruzione, nell’occupazione e nello stile di vita dei cittadini, portando alti livelli di stress, ansia e depressione. Una delle conseguenze più frequenti, a tutte le età, per fronteggiare lo stress, l’ansia e la depressione è il ricorso ad un’alimentazione non salutare, sia quantitativa che qualitativa. Mangiare più di quanto si farebbe normalmente e preferendo cibi ipercalorici e poveri di nutrienti essenziali, che associato ad un obbligo di vita sedentaria, comporta inevitabilmente un aumento di peso. Covid- 19 e bilancia: gli studi scientifici Un’analisi di Coldiretti su dati Crea (Centro di Ricerca Alimenti e nutrizione), ha evidenziato che circa il 44% degli italiani ha avuto un aumento di peso durante questa pandemia e i fattori scatenanti principali (o cosiddetti di rischio) sono riconducibili allo smart working e al lockdown, quindi maggiore tempo trascorso tra le mura di casa, sonno inadeguato, ma anche un maggior impegno ai fornelli sperimentando nuove ricette per combattere la noia, ma spesso un’ alimentazione scorretta in risposta allo stress con ad una ridotta attività fisica e anche un maggior consumo di cibo da asporto. Daniel A de Luis Román et al., in uno studio trasversale, dal titolo “Effect of lockdown for COVID- 19 on self-reported body weight gain in a sample of obese patients”, condotto su 284 soggetti adulti obesi, hanno dimostrato che il lockdown decretato durante la pandemia di SARS-CoV-2 ha prodotto un aumento del peso corporeo auto-riferito tra i soggetti obesi, correlato all’aumento del consumo di cibi densi di calorie e ad una ridotta attività fisica. Emily W Flanagan et al., invece, in uno studio basato su un sondaggio online rivolto a soggetti adulti, dal titolo “The Impact of COVID-19 Stay-At-Home Orders on Health Behaviors in Adults” ha stabilito che la pandemia COVID-19 ha causato effetti disastrosi sulla salute, molto più gravi del Coronavirus stesso. In particolare, i ricercatori hanno osservato che i decreti del governo che imponevano dure restrizioni e allo stesso tempo la paura di contrarre il virus hanno avuto un forte impatto sullo stile di vita della popolazione, colpendo in maniera significativa e sproporzionata soprattutto i soggetti già obesi . A questo punto, la domanda è: Come intervenire? Sulla base dei dati presenti in letteratura che mostrano già una situazione abbastanza critica, è fondamentale attivare una prevenzione sul piano nutrizionale e psicologico, per aiutare la popolazione ad adottare […]

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Voli Pindarici

Pausa, please! – Diario di una quarantena

Caro Coviddì, una pausa da questa vita in pausa e perennemente in allarme, è ciò di cui avrei bisogno oggi. Perdona il gioco di parole, ma in testa mi sta nascendo lo sterco. Mi perdo nei miei pensieri e immagino un’estate al mare, la voglia di remare (e di fare il bagno al largo per vedere da lontano gli ombrelloni-oni-oni), il sapore di sale, il sapore di mare e persino un reggae – in – spiaggia. Sì Coviddì, sssì! Sto delirando, e pure Giuseppe Conte sta invecchiando male, s’impappina mentre parla. Vorremmo tutti una pausa. Oggi al TG ho sentito dire che siamo al picco dei contagi, ma presto ci sarà il calo. Il fatto è che la notizia non ha destato in me il minimo entusiasmo, perché tanto ormai le buone nuove non sono mai durature, né stabili, perché sappiamo tutti che è l’emergenza perpetua il vero modus vivendi attuale. Ma si potrà mai parlare d’immunità di gregge? E le vacanze di Natale le riusciremo a fare? Quanti congiunti potremo invitare? Gli amici li riusciremo a vedere? Boh, io voglio solo tornare al mare. Mi ritrovo ancora una volta a scrollare le foto sul mio Huawei usurato e – voilà! – m’imbatto in foto di tramonti, chiesette, baie, giardini termali, promontori e scorci d’incomparabile bellezza. Ischia! Maledizione, che sofferenza ‘sti ricordi. Andai a Ischia insieme a mia sorella e una mia cara amica, Antonella, e credo sia proprio il posto che farebbe il mio caso oggi. La pausa di cui avrei bisogno Caro Coviddì, sai, se uno si vuole rilassare, a Ischia deve andare. La vita a Ischia scorre piaaaaano piaaaaaaaaaaaaaaaaaano. Il tempo è dilatato e spostarsi da una parte allʼaltra dellʼisola comporta cambi di fuso orario. Gli autoctoni si distinguono dai turisti per il rivolino di bava attaccato al labbro inferiore e si trascinano per via sbadigliando, con il cuscino sotto al braccio. Durante la mia permanenza sull’isola, mia sorella fu fatta prigioniera insieme agli altri visitatori e fu rinchiusa nellʼenorme dedalo del Castello Aragonese. Devi sapere che gli ischitani reclutano schiavi stranieri che si occuperebbero poi della gestione del turismo, di parchi termali e fiorellini colorati: tutte mansioni che toglierebbero ore di sonno agli indigeni, col rischio di risvegliarne lʼindole selvaggia e bestiale. Le ultime parole di Antonella, all’epoca, furono: «Vado in bagno. Torno subito, ragazze!» e io mi rivolsi al bar per un bicchiere dʼacqua. La mia salma disidratata giace ancora nel porto di Ischia, e personalmente credo di essere il fantasma di me stessa. Sai, Coviddì, a Ischia si sta un po’come quei giorni in cui ti svegli e non hai voglia di fare un corno. Io mi sento proprio così oggi, ma vorrei poter SCEGLIERE di non fare niente, e invece tu mi ci obblighi, e così mi togli ogni gusto. Caro Coviddì, vattene via e fammi tornare sull’isola, dai, almeno per portare un lumino alle mie reliquie. Ti do mezz’ora abbondante, il tempo di farmi la valigia. Sciò! Ah? No? Mah. Muori, criaturemme’. […]

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Voli Pindarici

Amarcord – Diario di una quarantena

Amarcord s. m. [voce romagn., propr. «io mi ricordo», dal titolo dell’omonimo film del 1973 di F. Fellini]. – Ricordo, rievocazione nostalgica del passato. Caro Coviddì, ti è chiaro cosa è un “amarcord”? Amarcord è il mood che mi hai messo addosso con questa seconda ondata di contagi. La gente non si sgola più sul balcone a cantare “Abbracciame” di Andrea Sannino, il cielo è sempre molto cupo e sta arrivando l’inverno. Mi ritrovo a scriverti anche oggi, bimbo scemo che non sei altro. Sai perché? Perché mi costringi a vivere di ricordi e il passato è l’unica cosa che tu non puoi rubarmi. Allora non faccio che rievocarlo, e cerco di cristallizzarlo. Perché mai come oggi il futuro mi si preannuncia come una sfilza di giorni tutti uguali e il mio passato mi sembra super figo, adrenalinico e avvincente almeno quanto un romanzo di Stephen King o quanto quelle montagne russe ad alta velocità che ti mettono in subbuglio lo stomaco e ti gettano i capelli all’aria. Oggi mi è venuta in mente quella volta che mi diedi al volantinaggio. Vivevo ancora a Napoli e lo facevo in modo struggente, viscerale, quasi malsano. Non riuscivo a staccarmi da quella città – solo tu sei riuscito ad allontanarmene, cretino! – e la vivevo con l’ansia di chi, da un giorno all’altro, avrebbe preso coscienza di non avere più motivo di restare e sarebbe morta così, su due piedi. Forse d’infarto. Comunque, arrivai persino a fare volantinaggio pur di restare a Napoli. Percorsi per giorni interi tutta Via Toledo e l’intero centro storico. Non c’erano ancora arcobaleni pacchiani in giro e tra amici, parenti e amanti ci s’incontrava per strada o in un letto, non su Zoom. Amarcord, “io mi ricordo…” Sai, Coviddì, fare volantinaggio mi fece ridere assai. Eh sì, perché richiede spirito dʼavventura, si cammina un sacco, si vedono posti nuovi, ma soprattutto ci si relaziona con gli altri. È tipo un gioco di società. Semmai volessi provarci un giorno – quando maturi un poco, la smetti di fare il criaturo e diventi un cristiano normale che si vuole pigliare le sue responsabilità – sai che devi fare? Ti devi stampare in volto un bel sorriso da babbeo, e poi gli altri ti scanseranno come se fossi la peste bubbonica. Al massimo, faranno i maratoneti, e in questo caso ti passeranno a fianco velocissimissimi lasciando echeggiare un generico “Grazie lo stessooo o o o o!!!”. Se andrai forte, a un certo punto, potresti passare al livello successivo. Praticamente ti puoi improvvisare postino e lasciare volantini nelle cassette della posta, di palazzo in palazzo. Mò attenzione, Coviddì, perché subentra la mitologica figura del portiere! Se sarai abbastanza stanco, sudato e penoso da impietosirlo, questo non ti manderà via a calci in culo, quando si accorgerà che sei lì nel suo tempio per ficcargli i volantini sotto al mento. Si limiterà, però, a ipnotizzarti agitando la testa da destra a sinistra, con l’espressione di un orco che mangia e schiavizza i […]

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Libri

Storia di un (quasi) amore in quarantena

Davide Gambardella, giornalista, è nato a Napoli nel 1981. Inizia la sua gavetta nel 2002 come cronista nelle redazioni dei giornali di Napoli, città che è stata una maestra di vita per l’autore. Nel 2013 lascia Napoli per trasferirsi prima in periferia, a Pianura ed in seguito nella periferia di Roma, nel quartiere Tor Bella Monaca, dove prosegue la sua attività nel mondo del giornalismo. Ha collaborato con diversi quotidiani, tra cui Il Roma, Il Mattino, La Stampa, Il Messaggero. Inizialmente l’autore ha raccontato eventi avvenuti nella sua città natale, per poi spostare l’attenzione sulle realtà della periferia della capitale. Il suo primo romanzo prende forma nei giorni del lockdown per l’emergenza Covid-19 ed è Storia di un (quasi) amore in quarantena. Storia di un (quasi) amore in quarantena è un breve racconto che prende vita durante i giorni bui e incerti del primo lockdown avvenuto in Italia a Marzo 2020. La storia comincia il giorno prima che il decreto ministeriale dell’8 Marzo 2020 obbligasse tutti agli arresti domiciliari. Siamo a Tor Bella Monaca, noto quartiere della periferia capitolina. Il protagonista, grazie ad una chat d’incontri, conosce la bella russa Tatiana, di Krasnojarsk. Galeotto è stato un «Buonasera, disturbo?», in seguito al quale i due non hanno mai più smesso di chattare. Il primo incontro? Fugace, mezz’ora, non di più, un rapido giro in macchina tra le strade di Roma, poiché non era consentito fare altro. A quell’incontro, ne seguiranno altri, molti altri, che perdureranno durante l’intero periodo di lockdown. I due giovani vivono giorni intensi, giorni durante i quali, per combattere la noia e la monotonia di una routine claustrofobica tra le mura domestiche, devono costantemente reinventarsi. Giorni che passano lenti, giorni in cui a volte occorre l’ausilio di una bottiglia di vino di troppo al fine di annebbiarsi la vista e perdere i sensi per vivere nella spensieratezza impossibile da provare in quel periodo avendo la mente lucida. È la storia di un (quasi) amore in quarantena, un quasi amore perché l’epilogo sarà del tutto inatteso e stravolgente. Storia di un (quasi) amore in quarantena Gambardella scrive una sorta di “diario di bordo”, raccontando con maestria, a tratti ironia, a tratti delicatezza, un periodo storico che ha lasciato molteplici segni su tutti noi. Scrive per raccontare, scrive per rivivere ciò che sta vivendo, scrive solo per vivere, forse, dei giorni in cui quella che abbiamo vissuto, vita non era. Gli arresti domiciliari, la casa che diventa una prigione, l’unica via di fuga, l’unico modo per scappare, la spesa. Per evadere, l’alcol, per sentire, l’amore. Storia di un (quasi) amore in quarantena è un racconto attuale, è una storia coinvolgente, è nei nostri giorni, sarà nei giorni che verranno. Il Covid-19 non è passato, è presente. L’amore non è passato, è presente, perché questo virus ha ucciso l’uomo, ha ucciso l’economia, ha ucciso la sanità mentale, ha ucciso ogni cosa, ma non ha ucciso la voglia di sentire, non ha ucciso la voglia di amare.

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Voli Pindarici

C’è uno spettro che si aggira per il mondo

2020, uno spettro di morte si aggira per il mondo “Uno spettro si aggira per il mondo: lo spettro della Morte. Tutte le potenze, vecchie o nuove che siano, primo, secondo o terzo mondo, ricchi e poveri, si sono coalizzate in una sacra caccia alle streghe contro questo spettro: Stati Uniti e Cina, la vecchia e cara Europa, le nuove potenze emergenti. I centri di ricerca anti invecchiamento, i padri della robotica umanoide, gli astronauti diretti su Marte, gli uomini che si congelano in attesa di una nuova vita […]” Ci sono date, scadenze, eventi che segnano in maniera indelebile la storia dell’umanità e che marcano a fuoco l’inconscio collettivo per generazioni a seguire. L’anno domini 2020 sarà ricordato per sempre come l’anno del coronavirus, l’anno in cui il mondo, almeno per qualche settimana, si è fermato. L’anno in cui siamo stati costretti a rivedere le nostre priorità, i nostri piani. L’anno in cui, dopo la predominanza apparentemente eterna di un certo modo di fare aziendale e capitalistico, si è avuto un arresto in tal senso e forse, da secoli, ci è resi finalmente conto di quanto siamo esseri fragili ed esposti continuamente al volere e alla potenza di madre Natura. Ma il 2020 non è stato solo l’anno del coronavirus. È stato anche l’anno della morte di Kobe Bryant, di Emanuele Severino, di Luis Sepulveda, di Carlos Luis Zafon e Pau Donés. Di Mario Corso e Gigi Simoni, di Ezio Bosso e Tony Allen, di Ulay, Max Von Sydow e Ian Holm. Sportivi, musicisti, attori, filosofi, intellettuali, a volte inclassificabili in qualsiasi definizione categorica e certa, dall’identità mutevole come l’acqua che scorre in fiume. Personaggi che hanno colpito, tra gli altri, maggiormente l’immaginario collettivo, basandosi su quel criterio discretivo che, da un punto di vista prettamente classificatorio, permette di stabilire chi fosse entrato con maggiore o minore forza nel cuore della gente: i post di Facebook e le storie di Instagram. Gli immortali C’è chi ne ha avuti dedicati di più e chi meno, ma comunque, ed è un dato di fatto, la maggior parte del mondo ha sentito la necessità di condividere un ricordo personale o no al momento della morte di uno di questi personaggi. Memoria che poi, ma che sarà mai, verrà poi dimenticata qualche ora dopo, quando ci sarà un altro morto o un altro evento a fare da capro espiatorio o da catalizzatore di luci ed attenzioni. Tutti comunque accomunati, questi personaggi, oltre che da questo, come noi, dal fatto di dover condividere la stessa, medesima, unica destinazione: la Morte. Vi è chi deceduto per una fatalità, chi per un male incurabile, chi per sopraggiunti limiti anagrafici. La Spoon River dei Vip nel 2020 è un’ecatombe dall’antologia ricca e complessa e che certamente potrebbe incuriosire un malcapitato Masters dei giorni nostri. Venire però a conoscenza della morte di personalità del genere, che spesso ci hanno accompagnati nella crescita con le loro opere, è diventato come scorrere la galleria fotografica di un qualsiasi smartphone. Tale […]

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Libri

Salvatore Puzella e il racconto Gelsomina in quarantena

Salvatore Puzella pubblica il racconto breve Gelsomina in quarantena, a sostegno degli ospedali di Benevento nella battaglia contro il coronavirus. In questi due lunghi mesi di quarantena sarà capitato a tutti noi di porci questa domanda: «Come ricorderemo questo evento tra una decina di anni?». Non c’è dubbio che un evento di portata così drammatica, dove la vita di molti è stata messa in pausa con conseguenze terribili sulla sfera lavorativa, economica e personale e quella di altri si è spenta in un letto di ospedale, senza il conforto dei propri cari, inevitabilmente entrerà a far parte dei libri di storia. Su questa linea si muove Gelsomina in quarantena, un racconto scritto e reso disponibile dallo scrittore sannita Salvatore Puzella nell’ambito di un’operazione, imitata da molti scrittori, volta a raccogliere fondi per sostenere gli ospedali nell’emergenza coronavirus. Salvatore Puzella, biografia Salvatore Puzella è nato a Benevento nel 1988. Laureato in storia dell’arte alla Sapienza di Roma, ha collaborato con la rivista Next Exit e ha scritto saggi introduttivi per diversi cataloghi di mostre. Ha pubblicato il saggio Investire in arte e collezionismo (2015) e il romanzo Breve storia di un dipinto (2017). Va segnalata inoltre la sua attività nel settore del marketing culturale e di organizzazione di eventi, come il progetto Selfie d’autore organizzato all’interno del GNAM di Roma nel 2014. Gelsomina in Quarantena. Una lettera dal futuro La protagonista di questo racconto è Gelsomina, una bambina che vive in un quartiere popolare di Benevento che in seguito a una caduta dalla bicicletta riporta delle fratture ed è costretta ad una convalescenza nel letto di casa, che per lei assume i contorni di una vera e propria quarantena. Impossibilitata nel poter vivere una vita normale come i suoi coetanei, Gelsomina si divide tra la noia e l’apprensione dei suoi genitori, fino a quando la sorella maggiore Angela non le presta un libro: L’amore ai tempi del colera di Gabriel García Marquez. Otto anni prima lo aveva letto la stessa Angela durante un periodo di quarantena. Salvatore Puzzella mette su carta quella che è una lettera al futuro, per rielaborare il titolo di una canzone che Eros Ramazzotti scrisse nel 1996 ispirandosi a sua volta al racconto di Edgar Allan Poe La maschera della morte rossa. Tralasciando la differenza sostanziale, l’ispirazione a un testo letterario da un lato e alla triste realtà di questi giorni dall’altro, ad accomunare la canzone di Ramazzotti e questo racconto breve è l’auspicio di un mondo migliore quando le tenebre si saranno dileguate. Salvatore Puzzella lo fa attraverso una storia breve, colma di speranza che però non scade troppo nel drammatico, attraverso il punto di vista ironico e dolce della protagonista e le tante incursioni dialettali che conferiscono al testo una patina di quotidianità verace. Una piccola opera che, come ricordato in apertura, ha uno scopo nobile. Non solo di riscaldare l’animo di chi soffre le conseguenze morali di questo isolamento forzato, ma anche di raccogliere fondi per gli ospedali di Benevento impegnati, come molti in […]

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