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Eroica Fenice

La Tag: recensioni food contiene 7 articoli

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Il Pomodoro Cannellino Flegreo: sfida contro il tempo

L’Associazione Pomodoro Cannellino Flegreo ha organizzato martedì 23 luglio un tour guidato presso il Parco Archeologico di Cuma, all’interno del quale vengono coltivati dei pomodori speciali, dal gusto zuccherino e dalla polpa morbida e succosa. Stiamo parlando della varietà cannellino: erroneamente confuso con quella dei fagioli, questo pomodorino dalla forma inconfondibile, con una strozzatura al centro, veniva coltivato in tempi antichi, ma a causa della mancata conservazione del seme oggi è molto difficile da trovare sul commercio. Allo scopo di rilanciare e valorizzare un prodotto tutto campano, l’Associazione Pomodoro Cannellino Flegreo, in collaborazione col comune di Pozzuoli, ha incentivato i produttori agricoli ad estendere la produzione e così, in pochi anni, si è passata da un’estensione della coltivazione da 5 a 15 ettari su 65 ettari totali a disposizione. A tal proposito, inoltre, è sorto il progetto MAC (Monteruscello Agro City), promosso dall’Assessore all’Urbanistica Roberto Gerundo, il quale intende riqualificare aree urbane e terreni agricoli del puteolano per sostenere gli otto produttori che si stanno occupando di coltivare il cannellino. Il sapore del Pomodoro Cannellino Flegreo proviene dal passato Tra l’erba fitta dell’Acropoli di Cuma si estendono filari di pomodorini rossi e verdi, alcuni maturi al punto giusto, altri più acerbi. Il sole è caldissimo, picchia sui resti dell’antica città di Cuma, le cui nudità sono esposte allo sguardo dei visitatori. Proprio da qui parte la visita guidata, dipanandosi poi tra il tempio di Giove e l’antica via Domiziana. Ciò che rimane dello splendore di un tempo viene conservato in un’area archeologica che tenta di valorizzare un territorio in grado di regalare frutti preziosi. Così nasce il connubio tra archeologia e gastronomia: in mezzo alle pietre cotte dal sole e alle colonne spezzate a metà è possibile gustare un prodotto raro, che ha un gusto che proviene direttamente dal ‘800, quando veniva impiantato in grandi quantità. La tecnica di coltivazione è attenta, quasi un’opera d’arte. I fusti vengono intrecciati a canne di bambù, per rendere più agevole la raccolta una volta maturi, e vengono protette da speciali diserbanti che prevengono gli attacchi della flora infestante. I semi, inoltre, per non andare perduti, vengono conservati e lavati, in modo da essere innestati nuovamente nel terreno. Anche le sue proprietà sono peculiari: il fatto che abbia un alto tasso di zuccheri e un ph alto lo rende un prodotto adatto soprattutto ad essere conservato in succo o in confettura. Proprio in queste due forme è stato possibile degustarlo durante l’evento, declinato in varianti fantasiose: grigliato, sotto forma di maionese,  in salsa base per ravioli ripieni, addirittura il suo succo è stato utilizzato per realizzare dei cocktail freschi e dissetanti. Tante dunque le eccellenze campane tra chef e pizzaioli radunate per dare la possibilità al pomodoro cannellino flegreo di esprimere tutto il suo sapore folgorante, in un’azione di marketing che consente di rilanciare in un solo colpo cultura, gastronomia ed economia.

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Pizzeria Da Zero: come in cinque anni si rivaluta il Cilento

Pizzeria da Zero: si nasce in Cilento e si va ovunque Il Cilento, zona della Campania molto famosa per le località balneari “nasconde” anche molto altro. È una terra ricca di tradizioni e di riti, soprattutto per quanto riguarda la gastronomia. È sempre necessario ricordare che il Cilento è la culla della cosiddetta dieta mediterranea, denominazione che comprende uno stile di vita invidiato in tutto il globo, con alla base il consumo di prodotti stagionali come ortaggi, frutta e verdura, pochissima carne, prodotti ittici, olio extravergine d’oliva e la salubrità eccelsa dell’ambiente dove si vive. Pizzeria da Zero: il fatturato e la crescita La storia di Pizzeria da Zero parte da un piccolo paesino del Cilento, con meno di diecimila abitanti: parliamo di Vallo della Lucania. Un rapporto strettissimo con le aziende locali, i piccoli agricoltori e le coltivazioni del posto, in alcuni casi anche salvandone alcuni tra questi e portandoli in giro per l’Italia. Alla fine del 2018, il gruppo Da Zero ha fatturato più di 3 milioni di euro e non ha intenzione di fermarsi. Il gruppo della pizzeria Da Zero si propone di raggiungere (e forse, anche di superare) i 5 milioni di euro entro quest’anno. Ha ben ragione di credere nell’impresa, visto l’andamento più che positivo delle cinque sedi sparse su territorio nazionale: oltre a Vallo della Lucania, pizzeria da Zero ha ben due sedi a Milano, una a Matera ed una a Torino. Una diffusione su territorio nazionale che non solo ha portato nuova linfa e vigore nel mondo pizza, ma anche nella manodopera: infatti, più del 60% degli operatori della pizzeria Da Zero (nelle sue varie sedi) è di provenienza cilentana. Pizzeria da Zero: gli inizi Paolo De Simone, responsabile della produzione e dello sviluppo, racconta gli esordi: «Ci siamo resi conto, cinque anni fa, che la tradizione gastronomica del Cilento non era ben valorizzata. Allora abbiamo pensato di portare in scena i prodotti della nostra terra, includendo tantissimi presidi Slow Food. La pizza proposta, come idea e modalità, è quella della pizza napoletana. Ad oggi, con le nostre cinque pizzerie attive, siamo arrivati ad un totale di circa 700mila pizze sfornate.» Pizzeria da Zero: la pizza Primula Palinuri Con l’hashtag #DaZeroaCinque, il gruppo ha presentato la pizza Primula Palinuri, omaggio a tutto tondo alla propria terra. La pizza è guarnita con mozzarella di bufala, pesto di rucola, cacioricotta di capra cilentana, pomodorino giallo, olio EVO, basilico e riprende appunto i colori del fiore di cui porta il nome. Inoltre- come tengono a sottolineare- è un invito a scoprire, apprezzare e valorizzare gli artigiani che hanno messo a disposizione gli ingredienti di prima qualità. Giuseppe Boccia, infatti, sottolinea come moltissimi parlino di cibo “Made in Italy” senza avere ben preciso di cosa si parli. Inoltre, aggiunge, c’è necessità di valorizzare la “Dieta Mediterranea” come fattore attrattivo turistico, visto che moltissimi viaggi e vacanze vengono fatte appunto anche in base alle mete del “mangiar bene”. [Foto copertina: Credit Enzo Finizola]

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Di Pizza a Caserta: si ritrovano i magnifici sette della pizza

Di Pizza è approdato anche a Caserta Da Salvatore, la pizzeria di Emanuele Marigliano, dove i Magnifici Sette della pizza si sono incontrati per intavolare un dialogo tra artigiani pizzaioli e un pubblico selezionato di esperti del settore. Di Pizza, l’evento itinerante che sta descrivendo le novità e i trend della pizza nelle principali città italiane, dopo aver incontrato più di 400 persone durante le tappe di Milano, Salerno e Verona e messo a confronto più di 300 pizzaioli professionisti, sceglie Caserta come quarta tappa. Parlare di Caserta e del suo piccolo rinascimento gastronomico – che riguarda non solo le pizzerie – sembra quasi diventato pleonastico. Ma nel mare magnum di pizzerie, osterie, trattorie, pub e perfino speakeasy che stanno sorgendo nel capoluogo della Terra di lavoro ci sono delle belle storie da raccontare. L’evento, tenutosi il 24 giugno presso Da Salvatore a Lusciano, ha l’obiettivo di far incontrare le pizzerie più rappresentative del territorio ed è stato pensato anche come strumento per entrare in contatto con un pubblico B2B a cui raccontare un nuovo progetto editoriale, nato dall’incontro tra Dissapore.com e Tanzen Vs Pizza che si chiamerà Garage Pizza: un sito, una community virtuale per i veri amanti della pizza. Proprio Dissapore infatti ha ideato il format Di Pizza, credendo fortemente nell’identità di questo prodotto del made in Italy. “Caserta è una città in fermento, ricca di professionisti che ogni giorno conquistano l’esigente piazza casertana, con un mix vincente di capacità imprenditoriale e offerta gastonomica”, afferma Antonio Fucito, in arte Tanzen Vs. Pizza, food writer di Dissapore e tra i food influencer più attivi del momento. Di Pizza: I Magnifici Sette Tra le tappe di Di Pizza non poteva mancare Caserta, che da anni si è affermata come ambita meta gastronomica. Caserta è, oramai dichiaratamente, una delle nuove città della pizza. Che sia tradizionale, a canotto o meno, tra città e provincia è impossibile non trovare, anche andando alla cieca, un locale degno di nota. Lungi da noi e dallo spirito dell’evento stipulare alcuna classifica. Bando alle ciance, di seguito i Magnifici 7 di Caserta. I Masanielli -Sasà Martucci Il suo segreto è la ricerca maniacale dell’ingrediente perfetto. Figlio d’arte, dunque, cresciuto tra sbuffi di farina e lieviti, tra il bancone a vista ed il caldo logorante del forno. Il menù concilia tradizione e innovazione, mare e terra, offrendo uno spaccato dei grandi classici e stuzzicanti giochi di contrasto ben centrati, all’insegna di una qualità indiscussa della materia prima. Lo stile, fortemente identitario, regala un cornicione dalla corretta alveolatura ed un centro più sottile e morbido, nel quale si legge una mano capace e una mente sempre proiettata verso studi e miglioramenti, costantemente e appassionatamente. Infatti in occasione di Di Pizza propone una Doc: Pomodoro San Marzano, pomodorino ciliegino, mozzarella di bufala e Parmigiano Reggiano 30 mesi di stagionatura; e una  Misticanza: base bianca, fior di latte misto bufala, 13 erbe miste selvatiche, battuta di pezzata rossa friulana e fruit passion maracuya. La Contrada Aversa, nel cuore pulsante di una città, che il weekend […]

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Il pesce e l’olio di Tommaso Esposito, cena a tema scammaro da Sartù al Vomero

Doppio appuntamento giovedì 13 giugno presso il ristorante Sartù del Vomero: cena a tema “mangiare di scammaro” e presentazione di Renato Rocco del libro Il pesce e l’olio di Tommaso Esposito, in cui c’è tutto ciò che è necessario sapere sulla cucina napoletana, con tanto di ricette di nonna Mariuccella. L’evento, in collaborazione con la rivista culinaria La buona tavola e con i vini della Tenuta Le Lune del Vesuvio, aveva come tema principale la rievocazione della cucina napoletana in tempo di quaresima. Durante questo periodo, infatti, si mangiava poco e leggero, proprio per rispettare il periodo di digiuno religioso. Di conseguenza, anche le materie prime che componevano i piatti erano molto semplici: uva passa, pasta di grano, pesce e verdura erano alcuni dei cibi utilizzati. Una tradizione che diluisce il suo tempo e arriva ancora oggi a solleticare i palati più curiosi e nostalgici. Il pesce e l’olio: mangiare di scammaro Se un tempo mangiare di “scammaro” rappresentava una necessità dettata da leggi religiose ferree e sentite, oggigiorno è possibile ritenere questo sacrificio dell’abbondanza una vera e propria virtù. Tanto tempo fa i nostri nonni osservavano con religiosa obbedienza l’obbligo di una tavola imbandita con pietanze magre, come ci racconta Tommaso Esposito nel suo libro. Così, se di nostalgia si può parlare, molte delle ricette che la fantasia napoletana ha saputo creare sono state raccolte ne Il pesce e l’olio e per di più sono state messe in pratica dagli esperti chef del ristorante vomerese. Il menù era completamente a base di pesce, cibo magro per eccellenza. Alici e lupine ‘a zuppetella per cominciare: una zuppetta in cui il pesce era adagiato su una fetta di pane ammorbidito dal sugo di pomodorini freschi. A seguire patane, foglie e pesce curreja: il pesce bandiera era un protagonista indiscusso sulle tavole povere di un tempo; oggi, invece, lo è in tutti i salotti gourmet che si rispettino. Accompagnato con purè di patate e spinaci conditi con olio e pinoli, è un piatto equilibratissimo e dai toni delicati. E poi la frittata e vermicielle, pietanza regina dello stile scammaro. Uno scrigno di sapori contrastanti, ma al tempo stesso armonici. L’uvetta dolce si mescola con i capperi salati, i pinoli e la pasta cotta come se fosse una frittata, ma senza le uova, solo l’amido a fare da collante. Difficile da domare con coltello e forchetta, tonda e dura come uno scudo, riserva però al gusto delle piacevoli sorprese. Da ricordare, infine, il baccalà di casa De Filippo, bianco e morbido, adagiato su una crema al limone, e il migliaccio ddoce ‘e pan, il dessert simile alla pastiera cotto con farina di grano e uva passa. Dunque, una serata all’insegna della tradizione trasformata in gourmet, ma anche un tuffo nelle radici e nella storia di una cucina saporita che tuttavia non smette di riservare sorprese.

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Tenuta di Bacco: orto e mare in un angolo di Paradiso

Con l’apertura a fine aprile della Tenuta di Bacco la proposta ristorativa dell’area flegrea si è arricchita di un nuovo riferimento che punta decisamente sulla qualità. In questa zona dell’area flegrea, al confine tra Monte di Procida e Bacoli, Vincenzo Guardascione ha dato il via ad un’importante iniziativa imprenditoriale, che regala a palati esigenti prodotti di un orto e un agrumeto biologici, circondati da filari di viti che garantiscono una deliziosa Falanghina e un corposo Piedirosso. La tenuta, che si estende per circa 12000 metri quadri, in realtà nasce già nel 2010 come Day Spa, in cui al servizio piscina veniva affiancato un percorso relax con massaggi e vinoterapia. Nella primavera del 2019, invece viene inaugurata la moderna sala ristorante circondata da ampie vetrate attraverso le quali si può apprezzare la bellezza del paesaggio. “Ci tenevo a dire che sono trent’anni che il nostro agrumeto non viene trattato. Di fatti la nostra azienda agricola è una delle fondatrici dell’Associazione del Mandarino dei Campi Flegrei. Da quest’anno anche la gelateria Mennella ha fatto i panettoni e i gelati con i nostri mandarini. La nostra idea è quella di creare una rete territoriale, proporre le nostre eccellenze e collaborare con le diverse realtà turistico-ricettive, di modo da valorizzare pienamente i prodotti delle piccole realtà produttive campane”. – spiega Vincenzo Guardascione. La cucina, affidata alla guida dello Chef Roberto Mazzocchi, si basa su due elementi fondamentali del territorio: il pescato e i prodotti dell’orto. Roberto vanta nel suo curriculum numerose esperienze nelle brigate di Crudo Re a Napoli e della Locanda del Testardo a Bacoli. La sapiente arte dello Chef unisce mare e terra in un’unica sofisticata soluzione “La nostra cucina – parla lo Chef Mazzocchi –  si propone di riscoprire i sapori antichi attraverso una costante ricerca che porta alla rivisitazione dei piatti classici della nostra tradizione. La nostra sfida è conciliare i prodotti dell’orto con il pescato del giorno”. Il superlativo menu, presentato martedì 28 Maggio, ha come punti di forza  le Candele alla genovese di mare, gli Spaghettoni con vongole e timo limonato e il Fish and Chips flegreo con maionese di baccalà. Nel periodo estivo, a partire dalle 19,30, è attivo anche il corner dei “Crudi di Bacco” dove poter gustare i crudi dello chef, accompagnati eventualmente da bollicine, sulla terrazza che domina la piscina, il lago Miseno e il mare. La Tenuta di Bacco: un angolo di paradiso La Tenuta di Bacco è un angolo di paradiso al confine tra Monte di Procida e Bacoli. È il luogo dove l’Apollineo e il Dionisiaco si incontrano. Realizzata nel 2018, è immersa nella natura incontaminata di Bacoli. La Tenuta comprende un vigneto curato con passione, dai cui la cucina dai sapori forti e decisi attinge gusti e profumi. “Il nostro obiettivo – dice Vincenzo Guardascione – è trasportarvi in un mondo ormai perduto, fatto di sensazioni primitive e ricordi ancestrali. Cerchiamo di conciliare l’amore per la terra con la cura dei dettagli. La passione è il fil rouge che accompagna […]

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Ristorante Pizzeria Luise, una eccellenza sul lungomare partenopeo

Situato sul lungomare più famoso del mondo, il Ristorante Pizzeria Luise è un punto fermo della gastronomia napoletana, capace di realizzare un connubio fra innovazione e tradizione. Ristorante Pizzeria Luise, il brand che si trasforma Tutti a Napoli conoscono la storica gastronomia L.u.i.s.e, che dal 1966 delizia i napoletani e i turisti con le prelibatezze tipiche della cucina partenopea. Di recente apertura, il ristorante è sito in Via Partenope 7, sul lungomare Caracciolo. Oltre alla possibilità di degustare le proprie specialità all’interno della luminosa sala dal moderno e innovativo design, si può optare per un tavolo vista mare, senza timore del cattivo tempo, grazie al gazebo, permettendo così di apprezzare il paesaggio anche nei giorni di pioggia. Ciò che differenzia il ristorante di Via Partenope con gli altri locali dello stesso brand sono le pietanze che spaziano dai primi, come gli spaghettoni marca Monograno Felicetti con crudo di gambero di Mazzara del Vallo e friggitelli, ai secondi, come il baccalà in tempura di zafferano su vellutata di peperoni rossi , emblematico esempio di evoluzione della tradizione. Naturalmente il ristorante L.u.i.s.e. dimostra tutta la sua bravura anche nella preparazione di ottime pizze (rigorosamente cotte in forno a legna), a cominciare dalle tradizionali, per finire alle rivisitazioni come la pizza fatta con impasto di multicerali, pomodoro di Sorrento e provola d’Agerola oppure la pizza con peperoncini verdi e fiordilatte di Agerola. Alti standard di qualità e di gusto, sono i cavalli di battaglia del proprietario del locale Davide Di Meglio e dallo chef Giuseppe Di, il quale punta a distinguersi dagli altri locali che affollano il lungomare tramite i suoi prodotti genuini, come dimostra la scelta della farina Vigevano per le sue pizze e l’attenzione che pone nella scelta dei vini come il Fiano d’Avellino e nelle birre. Fra i dessert si segnalano il Babà Vesuvio con crema Chantilly e cioccolato e la rinomata Pastiera napoletana, tipici dolci della tradizione. Vi è inoltre la possibilità di gustare le loro pietanze non solo nel bellissimo locale, ma anche tramite il servizio catering. Il Ristorante Pizzeria Luise è un’esperienza di gusto a 360 gradi in un ambiente informale ma elegante. Contatti: 081 7642563, Via Partenope 7, Napoli Instagram: https://www.instagram.com/luisegroup/ sito web: http://www.gruppoluise.it

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Al So Zen di Pompei l’Oriente incontra l’Occidente

 So Zen, il piccolo gioiello del Tiberius | Riflessioni A Pompei, proprio vicino ai suoi scavi rinomati in tutto il mondo, sorge il Tiberius e la sua terrazza So Zen, dalle atmosfere e dai colori orientali. Pasquale Nina e Karine Compain, proprietari e manager del Tiberius, si sono lanciati in questa nuova ed originale idea: ricreare sulla terrazza del complesso un giardino marocchino in cui ospitare i propri ospiti alle ultime luci del tramonto. Un lounge bar che si presta a molte cose diverse a seconda dei giorni della settimana in cui ci si vuole recare. Serate dedicate al mondo arabo con spettacoli di danza del ventre, tatuaggi henné e narghilè analcolico, ma anche notti moderne accompagnate dalla musica del dj set. Drink e cucina gourmet per l’inaugurazione della terrazza So Zen In occasione dell’inaugurazione del So Zen, sono stati proposti diversi assaggi provenienti dalla drink list e dal menù del locale. La serata si è svolta tra cuscini piatti e piccoli tavolini etnici, luci soffuse e leggeri gazebi, che hanno fatto viaggiare i presenti nel lontano Marocco. Un piccolo banchetto di dolci del pastry chef Graziano Notarnicola ha accolto i presenti tra i più disparati colori e sapori; creme con estratti di frutti e i più classici bignè sono stati accompagnati da un leggero spumante in apertura della degustazione. Piccoli assaggi di cucina ad opera dello chef Francesco Lombardo e del suo staff hanno deliziato i palati. Innovative le combinazioni di carne e pistacchio, ma anche le rielaborazioni di creazioni generalmente ascrivibili alla cucina giapponese e qui rivisitate secondo i gusti e i prodotti della cucina mediterranea. Il menù del So Zen mette a disposizione del cliente una vasta scelta di cocktails. Il bartender manager Marco Carrara si è esibito nella preparazione di diversi cocktail di benvenuto il cui minimo comune denominatore era la presenza di elementi legati all’alimentazione mediterranea ma trasposti in drink. Un esempio ne è la sua nuova invenzione ispirata alla classica pizza napoletana: il Ciliegino, ottenuto con gin maré, sciroppo di pomodorino e lime, il tutto guarnito da profumate foglie di basilico. Con tecniche di aromatizzazione e gustose spume, i diversi drink hanno sorpreso e conquistato; tra tutti si ricorda il Dolce So Zen dalla leggera spuma di champagne in contrasto con i sapori un po’ più aspri del cocktail stesso. Al So Zen è possibile bere quanto mangiare, infatti la terrazza all’aperto è provvista anche di un piccolo forno per cucinare le classiche pizze napoletane. Proprio con una fumante Margherita si è conclusa l’inaugurazione, offrendo soltanto uno sguardo sull’ampia scelta del menù, che unisce i piatti della cucina mediterranea e alcune pietanze arabe (prime fra tutte le tajine e l’hummus). La terrazza del Tiberius si presta davvero a diversi tipi di serata grazie allo sguardo dei proprietari che hanno saputo unire gli aspetti migliori della cultura araba e di quella mediterranea. Sono state sapientemente ricostruite le suggestive atmosfere arabe e proposti alcuni dei sapori marocchini ma stemperati dai classici prodotti mediterranei e dalla tradizione […]

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