Miti greci più famosi: 9 storie e il loro significato simbolico

Miti greci, gli 8 che devi assolutamente conoscere

In greco il termine mythos indicava una narrazione sacra, che aveva lo scopo di spiegare l’origine di qualcosa e il perché avvenivano certi fenomeni naturali. I miti greci nascevano dall’esigenza dell’uomo di interrogarsi su questioni cruciali quando la filosofia e la scienza ancora non erano alla portata di tutti, per cui ci si affidava alla religione (il classico esempio dell’uomo che vede un fulmine colpire un albero e lo interpreta come un segno dell’ira di Zeus).

Con il passare del tempo i miti greci hanno perso la loro originaria finalità e sono diventati dei racconti in senso stretto, se non addirittura materiale letterario. Omero, Apollonio Rodio, Platone e tanti altri autori non sarebbero gli stessi se nelle loro opere non avessero fatto riferimento ai miti greci. A tale proposito, ecco una rassegna di alcuni miti greci famosi, analizzando il loro significato e l’influenza esercitata sulla cultura.

Significato simbolico dei miti greci

Mito greco Significato simbolico
Aracne La punizione per la hýbris (tracotanza) verso il divino
Narciso L’autodistruzione causata dall’egocentrismo e dalla vanità
Prometeo La ribellione all’autorità per il progresso umano
Pandora La curiosità umana e la speranza come ultima risorsa
Apollo e Dafne La metamorfosi come rifugio da un amore indesiderato
Giasone Il viaggio iniziatico e la conquista dell’impossibile

1. Il mito di Aracne e la superbia punita

Una delle costanti quasi sempre presenti nei miti greci è la sfida alla divinità, come accade in questa storia. Si narra che a Lidi vivesse Aracne, una tessitrice talmente brava e abile che si vantava di poter superare in una gara di tessitura persino Atena. Infatti, oltre ad essere la dea della sapienza, la Pallade era anche la custode della tessitura. Ella assunse le sembianze di una vecchia e cercò di scongiurare la ragazza dall’intraprendere una sfida impossibile e assurda. Aracne rispose che in realtà la dea era intimorita da lei e quest’ultima, irritata, si mostrò alla fanciulla e accettò di sfidarla.

Le due contendenti tessero metri e metri di lana, ricamando l’una le storie degli dei e l’altra i loro amori. Atena dovette ammettere la superiorità di Aracne, ma non accettò la sconfitta: fece a pezzi la sua tela e la fanciulla, che aveva cercato di impiccarsi ad un albero per la disperazione, fu trasformata in un ragno. Ella fu così costretta a tessere per l’eternità e a dondolare sull’albero che aveva scelto come luogo della sua morte. Il mito ha avuto grande risonanza non soltanto nel mondo dell’arte e della letteratura, ma anche nel mondo medico e scientifico: l’aracnofobia è infatti la patologia di cui soffre chi ha paura dei ragni.

2. Il mito di Narciso: l’amore fatale per se stessi

Un altro tra i miti greci più famosi è citato da Ovidio nelle Metamorfosi. Parliamo, ovviamente, di quello di Narciso. Egli era un cacciatore di natali divini (figlio del dio fluviale Ceviso e della ninfa Liriope), il quale mostrò un atteggiamento di disprezzo ed indifferenza nei confronti dell’amore. Nelle Metamorfosi di Ovidio ad innamorarsi del giovane è la ninfa Eco, condannata da Era (moglie di Zeus) a ripetere le ultime tre parole di ciò che ascoltava. Sentendosi osservato Narciso disse «Chi va là?» e la ninfa ripetette, correndo poi ad abbracciarlo. Il ragazzo la respinse ed Eco, rifugiatasi su un monte, si lasciò morire e di lei non rimase che la voce.

Nemesi, la dea della giustizia, provò compassione per la giovane e decise di punire Narciso. Mentre si fermò presso una fonte per bere osservò riflesso il bel volto di un misterioso ragazzo e se ne innamorò, ma quando capì che si trattava di lui e che non sarebbe mai riuscito a possederlo iniziò a struggersi per poi lasciarsi morire. Il nome della ninfa Eco è passato nel linguaggio scientifico ad indicare la riflessione del suono contro un ostacolo, mentre da Narciso deriva l’aggettivo narcisista.

3. Il mito di Prometeo e il fuoco della conoscenza

Tra i miti greci della creazione, spicca la figura di Prometeo. Zeus tolse il fuoco agli uomini e Prometeo, in uno slancio di generosità, rubò una scintilla di fuoco solare dal carro del dio Elio e la donò agli uomini. Venuto a sapere dell’ennesimo smacco, Zeus punì Prometeo in maniera crudele: lo fece legare ad una colonna e ogni giorno un’aquila gli si sarebbe avventata contro squarciandogli il fegato, il quale ricresceva ogni notte. Tra tutti i miti greci, quello di Prometeo è leggibile nell’ottica metaforica della lotta dell’uomo contro l’autorità, tema caro anche a Mary Shelley nel suo Frankenstein.

4. Il mito di Pandora e l’origine dei mali

A Pandora era stato affidato un vaso su cui Zeus impose un divieto: la donna non avrebbe dovuto mai aprirlo o i mali si sarebbero sparsi per il mondo. Pandora disobbedì, spinta dalla curiosità (dote donatagli dal dio Ermes), e aprendolo si abbatterono sugli uomini la sofferenza, la vecchiaia, la gelosia, la malattia e tanti altri mali. Era finito il tempo in cui gli uomini erano eternamente giovani, felici e spensierati come gli dei: ora la loro vita sarebbe stata triste e cupa. Tuttavia all’interno del vaso era ancora rimasta la speranza e Pandora, riaprendo il coperchio, fece in modo che anche questa si spargesse tra gli uomini.

5. Le dodici fatiche di Eracle e l’eroismo

Chi non conosce le leggendarie gesta di Eracle? Nato dall’unione tra la mortale Alcmena e Zeus, l’eroe dovette affrontare prove sovrumane. Per scontare la sua pena e per tenere salda la propria immortalità, Eracle avrebbe dovuto superare quelle che sono conosciute come le “dodici fatiche”. Tra le più celebri si ricordano l’uccisione del leone di Nemea e dell’Idra di Lerna, la ripulita delle stalle di Augia, il furto dei pomi d’oro dal giardino delle Esperidi e l’aver cavalcato il mastino Cerbero.

6. Il mito di Apollo e Dafne: l’amore non corrisposto

Nei miti greci un’altra costante irrinunciabile è l’amore non corrisposto. Apollo, colpito da una freccia di Eros, si innamorò perdutamente della ninfa Dafne, che però era stata colpita da una freccia di piombo, rendendola refrattaria a qualsiasi sentimento. Apollo trovò Dafne e iniziò ad inseguirla instancabilmente. La ninfa, esausta, invocò l’aiuto di Gea (o del padre Peneo). Fu così trasformata in una pianta di alloro, nel momento stesso in cui Apollo stava per abbracciarla. Tra i miti greci quello di Apollo e Dafne rappresenta un’allegoria del desiderio inappagato e della metamorfosi vista come unica via di scampo per preservare la propria integrità.

7. Il mito di Giasone e gli Argonauti

Una delle più grandi avventure corali della mitologia è la spedizione degli Argonauti guidata da Giasone. Per riconquistare il trono di Iolco, usurpato dallo zio Pelia, Giasone dovette intraprendere un viaggio pericolosissimo verso la Colchide per recuperare il Vello d’Oro, il manto dorato di un ariete sacro. A bordo della nave Argo, costruita con l’aiuto di Atena, radunò i più grandi eroi della Grecia (tra cui Eracle, Orfeo e Peleo). La missione ebbe successo solo grazie all’aiuto di Medea, figlia del re della Colchide e potente maga, che si innamorò di Giasone e usò le sue arti oscure per permettergli di superare prove mortali, tradendo la sua stessa famiglia. Il mito sottolinea come spesso l’eroismo sia intrecciato a scelte morali ambigue.

8. Il mito di Perseo e lo sguardo di Medusa

Tra i miti greci fondativi dell’immaginario eroico vi è quello di Perseo. Figlio di Zeus e Danae, fu incaricato di un’impresa apparentemente suicida: portare la testa di Medusa, l’unica mortale delle tre Gorgoni, il cui sguardo aveva il potere di pietrificare chiunque la guardasse negli occhi. Perseo riuscì nell’impresa grazie all’astuzia e all’equipaggiamento fornito dagli dei: i sandali alati di Ermes, l’elmo dell’invisibilità di Ade e, soprattutto, uno scudo lucido come uno specchio donatogli da Atena. Guardando solo il riflesso di Medusa nello scudo, Perseo riuscì a decapitarla senza incrociare il suo sguardo mortale. Dal sangue della Gorgone nacque il cavallo alato Pegaso.

9. Il mito di Mirra e Cinira: la tragedia dell’incesto

Uno dei miti greci più oscuri e tragici è quello di Mirra. La giovane, a causa di una maledizione di Afrodite (offesa perché la madre di Mirra aveva vantato che la figlia fosse più bella della dea), si innamorò follemente del proprio padre, il re Cinira. Con l’aiuto della nutrice e approfittando dell’oscurità, Mirra riuscì a giacere con il padre per diverse notti senza essere riconosciuta. Quando Cinira scoprì l’inganno e l’identità dell’amante, tentò di ucciderla. Mirra fuggì e pregò gli dei di salvarla: fu trasformata nell’albero della mirra, che piange resina profumata come fossero lacrime eterne. Dalla corteccia dell’albero nacque in seguito Adone, frutto di quell’amore proibito, destinato a diventare un giovane di ineguagliabile bellezza conteso tra Afrodite e Persefone.

Fonte immagine: Pixabay

Articolo aggiornato il: 12/01/2026

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A proposito di Ciro Gianluigi Barbato

Classe 1991, diploma di liceo classico, laurea triennale in lettere moderne e magistrale in filologia moderna. Ha scritto per "Il Ritaglio" e "La Cooltura" e da cinque anni scrive per "Eroica". Ama la letteratura, il cinema, l'arte, la musica, il teatro, i fumetti e le serie tv in ogni loro forma, accademica e nerd/pop. Si dice che preferisca dire ciò che pensa con la scrittura in luogo della voce, ma non si hanno prove a riguardo.

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