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Eroica Fenice

Napoli & Dintorni

Maestro dove andiamo? A Castel dell’Ovo presentata la personale di Vittorio Contrada

Nelle sale espositive del Castel dell’Ovo si svolgerà fino al 25 Giugno la mostra di Vittorio Contrada, dal titolo “Andare Oltre”, a cura di Daniela Ricci. Il titolo è un manifesto del percorso creativo dell’artista. La mostra è stata realizzata in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Napoli e con il Patrocinio Morale dell’ Assessorato all’Istruzione e alle Politiche Sociali della Regione Campania. Vittorio è figlio del suo secolo, il ‘900. Nato a Tripoli, classe 1937, ha conservato nei suoi lavori i colori della terra africana. In ogni singola opera, infatti, il fruitore è avvolto da colori caldi come il verde, il blu e il giallo. Cromatismi accesi per raccontare su tela il lato emotivo della realtà. Cento opere per “un viaggio esistenziale” nell’attualità; cento domande, per l’osservatore, sul malessere dell’uomo contemporaneo, sulla sua dignità e sui valori messi in discussione dai tempi moderni in “una società che brucia all’istante ciò che crea.” Storie di uomini ma soprattutto di donne. La curatrice e critica d’arte Daniela Ricci, che ringraziamo, ci ha concesso una breve intervista. Una sua riflessione sulla mostra. Il progetto espositivo, partendo dagli anni ’70 ad oggi, indaga l’universo femminile. Attraverso colori materici i corpi evocano l’ambiguità della donna nei suoi silenzi. La ricerca di Vittorio, con tutte le implicazioni filosofiche, è concentrata sulla forza e la bellezza femminile portatrice di emozioni, sentimenti e maternità. Vittorio Contrada: espressionista contemporaneo Linee curve di colore per un linguaggio che trova radice nell’Espressionismo dei primi anni del ‘900. Vittorio, autodidatta e appassionato di pittura, risente l’ influenza di Gauguin e Van Gogh per poi ritagliarsi un proprio stile, riconoscibile con un colpo d’occhio. Le opere in mostra intendono far riflettere sulla condizione dell’ uomo contemporaneo costretto sempre più all’isolamento. Chiari richiami al primitivismo intendono far riflettere sulla vera dimensione dell’ essere umano e della società. Un invito, quello di Vittorio, ad “andare oltre”…

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Napoli & Dintorni

Alessandro Ciambrone: il Museo Internazionale d’arte contemporanea Euro – Mediterraneo

Era un bambino che veniva dal mare, giocava sotto le chiese sognando un giorno di progettarne una come quella del suo paese. Alessandro Ciambrone, architetto ed artista, è stato nominato da parte dell’Amministrazione Comunale Direttore del Museo Internazionale d’arte Contemporanea (MIACE) di Castel Volturno. Il 25 Maggio alle ore 19.00, presso l’Auditorium S. Maria del Mare in Pinetamare, sarà inaugurato il MIACE. Per l’occasione sarà presentata una mostra di primavera, composta d’ artisti provenienti da tutta la Campania. Alessandro Ciambrone e l‘arte che  bagna Castel Volturno  Il Museo Internazionale d’arte contemporanea, fortemente voluto dall’Assessore alla cultura e all’Istruzione Carlo Nugnes, potrà contare su un Comitato scientifico capitanato dal suo direttore Alessandro Ciambrone. Il Comitato è composto da dieci professionisti di comprovata esperienza nel settore del management e della promozione degli enti museali. Sono stati programmati 12 laboratori tematici: Architettura e Progettazione; Arte figurativa e scultura; Fotografia; Graphic design; Interior Design; Lavorazione della seta di San Leucio; Comunicazione ed Ufficio stampa; Visual Art; Tutela ambientale; Differenze Culturali; Sviluppo sociale; Cinema, Teatro e Musica e Cucina Mediterranea. Un’ officina pensata e progettata per creare sviluppo e cultura sul territorio. Una possibilità per i giovani in cerca di maestri ed alta formazione. Il museo MIACE ha già raggiunto numerosi accordi con realtà territoriali nazionali e internazionali grazie a Gina Affinito, componente del Comitato scientifico, e al suo direttore Alessandro Ciambrone. Già tantissimi gli artisti italiani che hanno sposato l’iniziativa; uno tra tanti è Paolo Di Martino, che ha donato al Comune in segno di augurio e di collaborazione una sua grande tela. Si toglie le scarpe, scende sulla spiaggia come quando era bambino e la madre lo invitava a non sudare, Alessandro lascia sulla sabbia le proprie orme che portano al mare: mancano pochi giorni all’inaugurazione ma Ciambrone, come un pescatore, sa aspettare; perché lui è l’uomo che viene dal mare.

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Napoli & Dintorni

Tu vuo’ fa’ l’americano? Prina e Guyton per il Museo Madre di Napoli

“Siamo Arrivati!” Sono in tanti, sono in fila e sono tutti ospiti del Madre. Andrea Viliani, direttore del Museo, in occasione dell’ inaugurazione delle due mostre personali di Stephen Prina e Wade Guyton, in un’ istituzione pubblica italiana, ha guidato i visitatori in una calda domenica di Maggio per gli spazi espositivi del Museo. Si suda, la sala è gremita di gente e il direttore incanta i presenti. Stephen Prina, artista italo-americano, uno dei più influenti autori contemporanei, la cui ricerca – che si articola fra opere visive, sonore e performative – esplora l’ eredità delle pratiche artistiche concettuali degli anni Sessanta e Settanta, analizzando le matrici storiche. La mostra dal titolo – English for Foreigners – è un viaggio nel passato, quello di suo padre, nella prima metà del ventesimo secolo, dall’ Italia fascista agli Stati Uniti d’ America.” Un viaggio nel tempo, quindi, che si articola da un lato come analisi storica, dall’ altro come il racconto del rapporto tra genitore e figlio. “Un uomo di nome Pietro, mio padre, figlio del suo secolo. Suonava il clarinetto in una banda nel Comune di Canischio, in Piemonte. Poi sono arrivate le Camicie nere e hanno preteso che la banda suonasse l’ inno del Partito Nazionale Fascista. Era il 1923 – aveva 17 anni – l’ evento lo convinse ad emigrare in America.” “ Non parlava una parola d’ inglese quando la nave sbarcò.” Second Book in English for Foreigners in Evening Schools di Houghton è il titolo del libro utilizzato per apprendere la nuova lingua. Il punto di partenza di questa mostra, spiega Andrea Viliani, è il libro ereditato dall’ artista insieme ad altri oggetti personali. Le annotazioni sulle pagine di quel libro diventano per Stephen spunto di ricerca. Prina ha scansionato ogni doppia pagina del libro contenente almeno una di queste note, realizzando 18 stampe digitali. In sala, un dittico, in scala ridotta, di San Giuseppe falegname di Georges de La Tour, prende spunto ed ispirazione dalla Pop art. Questa copia di La Tour è realizzata con tecniche pittoriche difformi da quelle originali. Stampa digitale su vinile per raffigurare uno scalpello di legno ed una spirale a trucioli, dettagli del dipinto originale ed un pannello monocromatico della stessa dimensione. La mostra è completata da una componente musicale – The Second of Everything I Read is You – un richiamo alla traccia suonata dal clarinetto del padre rivisitata ad arte dal figlio. Wade Guyton come Andy Warhol La visita capitanata da Viliani continua al terzo piano del Museo dove è stata allestita la personale di Wade Guyton. Da venti anni Guyton investiga nelle sue opere lo stato e l’ impatto della produzione e della circolazione di immagini digitali, così spiega il direttore. Nella sua pratica artistica Wade, fatte proprie le esperienze della Pop Art e dell’ Arte Concettuale, crea un suo stile. Con l’ utilizzo di stampanti a getto d’ inchiostro, riporta su tela di lino una serie di immagini, segni o motivi ricorrenti precedentemente processati da programmi come […]

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Teatro

Il gioco delle rose e le sue regole in scena al Teatro Augusteo

L’11 maggio è approdato sul palco del Teatro Augusteo la rappresentazione dal titolo Il gioco delle rose, della Compagnia Costellazione”, liberamente ispirato all’opera Romeo e Giulietta di William Shakespeare. La compagnia, fondata dagli attori/registi Roberta Costantini e Marco Marino, muove i primi passi sul binario del Teatro Fisico, dove gli attori mettono in scena rappresentazioni costruite per performances muscolari e ritmiche. La messa in scena dell’opera ispirata a Shakespeare segue uno schema classico dal linguaggio moderno. La vita e le sue vicende sono messe strategicamente a nudo come se fossero una partita a scacchi, i cui pezzi sono individui che lottano seguendo le rigide regole del potere. La tragedia più famosa al mondo vede lo scontro tra due famiglie nobili di Verona: Montecchi e Capuleti. Pezzi bianchi ( Alessandro Acquista, Amelia Cimmino, Domenico Russo, Elisabetta Lisi, Giuliana Iannotta, Ivo Errico, Luca Nocella, Simone Nardoni, Salvatore Forcina, Totò Valeriano) contro pezzi neri (Angelo De Clemente, Barbara Pagliari, Claudia Casale, Elisabetta Celozzi, Fabrizio Pace, Francesca Ferrara, Lorena Mordà, Pasquale Vezza, Sofia Russo, Walter Pelagalli). La scacchiera prende corpo, “alfieri”, “re” e “regine” della famiglia dei Capuleti dialogano con il pubblico sul futuro matrimonio della giovanissima Giulietta con un uomo vecchio e potente. Ne Il gioco delle rose Romeo e Giulietta si amano di quell’amore puro che non ha confini né sesso. Romeo, sulla scacchiera–palcoscenico, ha le forme sinuose di una donna, piedi piccoli e ballerini. In gran segreto, frate Lorenzo, unisce in matrimonio Romeo e Giulietta sperando che l’unione possa portare pace tra le famiglie. Le cose precipitano quando Tebaldo, cugino di Giulietta, temperamento iracondo, incontra Romeo e lo sfida a duello. Mercuzio, amico di Romeo, cerca di mettere pace tra i due ma viene ferito a morte da Tebaldo. Romeo, per vendicare Mercuzio uccide il suo carnefice. Giulietta viene prontamente informata della morte del cugino per mano di Romeo e della sua condanna all’esilio. Affranta dal dolore, rifiuta la proposta di matrimonio del conte e viene minacciata dal padre di essere diseredata. Giulietta e Romeo: amori contemporanei grazie a Il gioco delle rose  La forza dell’amore, che tutto può e nulla pretende, sembra scardinare il sistema sociale ed i suoi giochi d’interesse. Le caselle bianche e nere implodono nell’abisso e le sovrastrutture sociali tremano. Giulietta, per sfuggire al matrimonio con il conte Paride, escogita con frate Lorenzo una soluzione. Il frate, esperto in erbe medicamentose, fa bere alla ragazza un infuso che le avrebbe indotto una morte apparente facendola cadere in un sonno profondo. Il padre, credendola morta, come tutta la sua famiglia la piange. Romeo, in esilio a Mantova, non riceve per tempo la missiva che lo avrebbe informato dello stratagemma di Giulietta e del piano elaborato una volta sveglia. Tornato a Verona, si reca sulla tomba della sua amata dove incontra il conte in lutto per Giulietta. Tra i due nasce un duello e Paride ha la peggio. Un colpo mortale uccide il Conte, Romeo distrutto dal dolore per l’amata si avvelena. Giulietta, al suo risveglio, conclude il dramma togliendosi […]

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Napoli & Dintorni

“Without Borders”: opere d’ arte prive di confini formali, nel salotto buono di Palazzo Serra di Cassano

Il 10 Maggio, nello storico Palazzo Serra di Cassano, è stata inaugurata l’ associazione culturale MaPiLs. L’ opening è stato affidato all’ artista Gaetano Orazio ed alla sua esposizione dal titolo “Without Borders”, a cura di Maria Pia De Chiara, collaborata da Stella Orazio e Maria Laura Baldascini. L’esposizione sarà aperta al pubblico fino al 20 Giugno. Gaetano Orazio, poeta e pittore, torna a Napoli dopo 30 anni condividendo il concept di MaPils. Il progetto espositivo sposa perfettamente con l’ idea di Maria Pia De Chiara di offrire alla città un spazio libero. MaPiLs è molto di più di una semplice galleria, è un luogo dove si può vivere e respirare l’ arte. Appena si entra nell’ “open space”, sedendosi comodamente in poltrona, è possibile sfogliare uno dei tanti cataloghi contenuti nella libreria vintage. Gli ospiti sono avvolti da bianche pareti dove con cura e professionalità Maria Pia ha creato un dialogo emozionale tra le opere in mostra. Without Borders: “dal vocabolario della polvere” Gaetano Orazio propone una rivoluzione con il suo linguaggio. L’ anima dell’ artista è la base della sua poetica. Su tele prive di cornici, segni, macchie e colori appaiono energie tratte da Madre Terra e “sorella poesia”. Il suo linguaggio riprende elementi romantici tra arte e vita. Come artista e come poeta si fa interprete ed intermediario tra la natura e l’ uomo. Gaetano esprime il suo stato d’animo e i sentimenti attraverso la violenza del colore, la sintesi della forma e l’incisività del segno. Da espressionista astratto, Gaetano, esalta la deformazione dei corpi, l’esasperazione dei colori e la consistenza tonale del chiaroscuro. L’uso dei colori , cancellando la distinzione tra figure e sfondo, dando come risultato una composizione alquanto astratta ma chiaramente nostalgica, disorienta lo spettatore. Maria Pia De Chiara, che ringraziamo, ci ha detto che “l’open space in futuro accoglierà mostre fotografiche, installazioni e performance. A tal proposito ricorda che il 12 Maggio, alle 20.30, Gaetano Orazio proporrà agli ospiti di MaPiLs, “Effetti postumi”, performance artistica istantanea con la partecipazione di Moreno Pirovano”.

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Recensioni

Filumena a colpi di boxe al Teatro Augusteo

Il 1° Maggio, la compagnia “Imprevisti e probabilità” è sbarcata sul palcoscenico del Teatro Augusteo con lo spettacolo “Filumena”. Tratto dalla commedia teatrale omonima, scritta in tre atti da Eduardo de Filippo, la rappresentazione teatrale è stata snellita in un atto unico di 90 minuti. Filumena, antica quanto moderna La storia di Filumena Marturano è stata rivisitata in chiave moderna, ma il testo è quello originale. Il sipario si apre e va in scena un incontro di boxe, metafora della lotta, sempre viva, per il riconoscimento dei diritti della donna. Filumena (Soledad Agresti), ex prostituta in pensione, dopo aver trascorso una vita come mantenuta di Domenico Soriano (Raffaele Furno), detto Don Mimì, suo vecchio cliente e ricco pasticciere napoletano è stanca di essere trattata al pari di una serva, di una segretaria, di un’amante, ma mai come moglie. Filumena, per costringere Don Mimì al matrimonio e ad abbandonare la sua condotta dissoluta, si finge morente, coinvolgendo nell’inganno un medico ed un prete che celebrerà il matrimonio con Domenico. Questi, credendola in fin di vita, “abbassa la guardia” prendendola in sposa. La scoperta dell’inganno sconvolge il ricco pasticciere, che intanto aveva intessuto una relazione con una giovane donna, Diana (Isabella Sandrini), sua amante ed infermiera della povera morente Filumena. Alla reazione di Mimì, Filumena, scoprendo le carte, confessa di aver messo in scena quel teatrino con la complicità della badante Rosalia (Valentina Fantasia) e di Anna (Annamaria Aceto), perché è stanca di tenere lontano dalla sua vita i tre figli. Figli voluti, amati e cresciuti con i soldi sottratti al facoltoso pasticciere, a sua insaputa, naturalmente. Figli per una mamma tutti uguali, ragion per cui non ne rivelerà mai la paternità, soprattutto perché certa che uno dei tre è stato concepito con Domenico Soriano. Appresa l’inaspettata dichiarazione, il consorte, infuriato ed incredulo, minaccia di ricorrere ad un legale per ottenere l’annullamento del matrimonio. L’avvocato Nocella (Sergio Locascio), con un linguaggio forbito, fa valere i diritti del suo assistito. Filumena, che non sa leggere né scrivere, capisce di essere in torto solo quando riscontra una ritrovata sicurezza e iattanza nel ricco amante, mentre l’avvocato sciorina articoli del codice. Nel frattempo, Filumena, convoca presso la propria abitazione i figli Umberto, studente (Janos Agresti) – Riccardo, commerciante (Hugo Fonti) e Michele, idraulico (Giuseppe Pensiero) per proporre loro un trasferimento in casa Soriano, svelare i segreti di un passato fin allora sepolto e dar luogo ad una convivenza da sempre agognata. I tre ragazzi, alla notizia, rimangono sorpresi e sconvolti, reagendo in modo diverso l’uno dall’altro. Domenico, infuriato, non crede all’affermazione della donna circa la sua paternità, è certo di essere vittima di un ennesimo tranello, ma numerosi dubbi lo assalgono, soprattutto riandando con la memoria ad un episodio passato, messo in luce da Filomena, di una notte di amore vero e passionale, ripagata con una banconota conservata gelosamente dalla donna, perché impressa a penna, da lei stessa, la data del concepimento del loro figlio. Ma quale dei tre? Dopo aver strappato parte della banconota, con un moto […]

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Napoli & Dintorni

Acappella di Corrado Folinea ospita “Solo cose belle”

Il 28 Aprile, presso la preziosa galleria d’arte contemporanea Acappella di Corrado Folinea, è stata inaugurata la mostra dal titolo “Solo cose belle” a cura di Tenzing Barshee; in collaborazione con Spazio Artisti, programma di residenze in Pozzuoli – Napoli. La mostra sarà aperta al pubblico fino al 10 Luglio 2017. Corrado Folinea, punta per la collettiva di primavera su quattro giovani artisti stranieri: Daphne Ahlers, Vittorio Brodmann, Daniel Faust e Lilli Thiessen. Il progetto espositivo portato in mostra ha per oggetto “Solo cose belle”, un richiamo alla bellezza e al suo valore simbolico, causando nel fruitore delle opere ansia (per la perdita della bellezza) e piacere al tempo stesso per chi la possiede. La bellezza iconica della scultura “Never Let Jealousy Threaten Female Bonds” di Daphne Ahlers, racconta la leggenda del cadavere di una donna ritrovata nella Senna nel 1880 che si pensò si fosse suicidata. La donna, dall’ identità misteriosa, divenne simbolo di bellezza e per la ricerca della sua identità le si fece un calco in cera del bel viso. Una maschera mortuaria prodotta in serie, idealizzata e forse anche venduta. Il mito dell’“Ignota della Senna” viaggiò oltreoceano sbarcando negli Stati Uniti dove la maschera era conosciuta anche come “La Bella italiana”, per la bellezza pari alla Monna Lisa. L’artista, con la sua scultura in latex, ha attribuito nuovi significati all’immagine del mito. Cinque maschere scultoree verde alga in fila ricoperte da lunghe trecce. Una scelta, quella dell’ artista, di celare una volta per tutte l’immagine di una donna suicidatasi con il solo intento di sparire, di essere dimenticata per sempre. Daphne, stupisce e sorprende lasciando il segno. La galleria Acappella di Corrado Folinea racconta storie d’artisti contemporanei Vittorio Brodmann, con le sue opere fa della pittura un medium la cui finalità estetica è superata dal messaggio del pittore. Daniel Faust, porta in mostra oscuri oggetti museali attraverso le sue bizzarre fotografie scattate in giro per il mondo. Lilli Thiessen, adopera materiali naturali come sabbia o conchiglie, raccolte sulle spiagge degli Stati Uniti e in Normandia, per le sue composizioni astratte. Un richiamo geografico e materico, che fa nascere la voglia di viaggiare. Modi diversi per raccontarsi e creare bellezza. Per chi avesse la curiosità di fare un giro a Via Cappella Vecchia, 8 può trovarsi circondato da “solo cose belle”.

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Eventi/Mostre/Convegni

Al MANN: Woman before a glass – intorno a Peggy Guggenheim

Il 22 Aprile, è andato in scena nella sala Teatro del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, lo spettacolo dal titolo Woman before a glass: intorno a Peggy Guggenheim di Lanie Robertson. Traduzione Gloria Bianchi, costumi Stemal Entertainment Srl, regia Giles Smith, produzione Laboratori Permanenti. Una performance per un solo attore, Caterina Casini, divisa in quatto quadri che, con un linguaggio disinvolto e trasgressivo, racconta alcuni momenti degli ultimi anni della gallerista Guggenheim. Caterina Casini si cala perfettamente nella parte, le espressioni del viso e la gestualità della gallerista sono portate sulla scena in modo magistrale. L’ attrice di teatro stupisce tutti i presenti in sala come avrebbe fatto Peggy. Caterina, è l’alter ego della donna che ha cambiato la storia dell’ arte moderna. In scena l’attrice in un monologo senza pause racconta gli anni d’oro e i momenti drammatici della vita dell Guggenheim. Caterina Casini: unica come Peggy Guggenheim! Una vita al limite la sua, fatta di mariti e amanti le cui opere, oggi, occupano le bianche pareti di Palazzo Venier dei Leoni a Venezia dove la gallerista raccolse la sua straordinaria collezione. Caterina Casini, in un monologo spettacolare, ripercorre i momenti drammatici della guerra, la fuga di Peggy dalla Francia per le persecuzioni naziste, durante la quale nascose tele e sculture tra i patti e le vettovaglie di cucina. La vita di una donna coraggiosa analizzata e raccontata nei suoi momenti di forza e di depressione. Il rapporto conflittuale con la figlia, morta suicida; i rapporti d’affari con le più importanti gallerie e i musei del mondo, i suoi rimpianti e le nostalgie di un movimentato passato. La difficoltà di accettare una bellezza che sfiorisce e di metabolizzare la crisi di una raccolta d arte moderna che ha trovato la sua legittima ubicazione verso lo scivolare lento della fine dei giorni della donna. La scenografia è stata curata da Stefano Macaione – segnalato dall’ Accademia di Belle Arti di Firenze.

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Recensioni

Killing Recital: al Piccolo Bellini la gelosia che uccide

  Il 19 Aprile, sul palcoscenico del Piccolo Bellini, è approdato lo spettacolo Killing Recital, liberamente tratto dall’Otello di Shakespeare. La rappresentazione, in prima nazionale, sarà in scena fino al 21 Aprile 2017. Lo spettacolo è stato ideato da Michela Lucenti e Maurizio Camilli, per la regia e coreografia di Michela Lucenti, con assistente alla regia Enrico Casale, e interpretato da Fabio Bergalio, Maurizio Camilli, Andrea Capaldi, Ambra Chiarello, Michela Lucenti, Demian Troiano e Natalia Vallebona. La musica originale è stata eseguita da Jochen Arbeit ed è stato prodotto da Balletto Civile, collettivo nomade di performers, che ha portato sul palcoscenico del Piccolo Bellini diverse forme artistiche, dal canto alla recitazione. Killing Recital: tragedia contemporanea Cerchiamo di razionalizzare ciò che di per se stesso è irrazionale: l’ amore che lega due amanti. Otello è un generale moro dalla mente troppo fragile per sfuggire ai tarli della gelosia; vive in pieno l’insicurezza occidentale, il suo equilibro è messo a dura prova dal dubbio del tradimento della moglie. Desdemona incarna la purezza della donna onesta e sincera che fornisce la risposta all’incalzare del dramma, oggetto di desiderio da parte di più uomini è simbolo e manifesto della condizione femminile di molte donne. Iago, il distruttore, è il vero burattinaio della scena: usa la maschera della correttezza e della normalità per insinuare e somministrare piano piano il dubbio in Otello. Costruisce ad arte la menzogna, visibile solo al pubblico, per arrivare al suo fine. “La gelosia è un mostro dagli occhi verdi che dileggia il cibo di cui si nutre”: Iago lo sa e strumentalizza Cassio, luogotenente e fidato amico di Otello, che destituito dalla sua carica dal moro, incontra Desdemona e le chiede di mediare con il marito. L’occasione, artatamente costruita da Iago, insieme alla falsa prova di un fazzoletto di Desdemona ritrovato nelle mani dell’amico Cassio, diviene certezza per Otello dell’infedeltà della moglie. L’amicizia tra Cassio e il generale delle truppe della Repubblica di Venezia è compromessa per sempre dall’infido Iago. Il filo della fiducia tra gli amanti è definitivamente rotto. Desdemona canta come un usignolo la sua onestà ed Otello in preda ai “mostri della ragione” uccide la sua amata. La tragedia è consumata, i canoni occidentali si invertono: il male sul bene, l’inferno sul paradiso, il bianco sul nero.

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Napoli & Dintorni

Paola De Rosa: metafisica del contemporaneo a Castel dell’Ovo

Il 12 Aprile, nella splendida cornice del Castel dell’Ovo, è stata inaugurata la mostra d’arte contemporanea dal titolo “Vie Crucis”, dell’architetto Paola De Rosa. Mostra che sarà aperta al pubblico fino al 25 Aprile, ed è stata realizzata in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Napoli. La personale è stata allestita nelle Sale delle Terrazze dove le bianche pareti hanno assunto colore con le geometrie meta–surrealiste dell’artista Paola De Rosa. Il progetto espositivo esprime ciò che esiste oltre l’apparenza sensibile della realtà empirica. La prospettiva dei lavori presenti in sala è costruita secondo molteplici punti di fuga incongruenti tra loro, l’occhio del fruitore dell’opera è costretto a ricercare l’ordine di disposizione delle immagini. Superfetazioni architettoniche riempono lo spazio vuoto di personaggi. Paola De Rosa: meta-surrealismo ridotto all’osso Paola De Rosa, architetto vinto dalla pittura, ci ha concesso una breve intervista. Una riflessione sulla mostra. La mostra è una doppia raccolta di lavori dal medesimo titolo. La prima datata 2012, la seconda del 2015. Da pittrice prima e da architetto dopo ho subito anche il fascino dell’arte antica. Da giovanissima ho metabolizzato la pittura di Giotto, Masaccio, Piero della Francesca. Si può notare un chiaro riferimento alle “Carceri d’Invenzione di Giambattista Piranesi” incise tra il 1745 e il 1760. Ho fatto una indigestione di tutto il ‘ 900: Balla, Boccioni, Soutine, Ensor, Bacon per approdare, infine, ad un mio stile. Nelle tue opere non ci sono personaggi. Geometrie immateriali e carni al sangue sono protagoniste. Perchè? La carne come simbolo è un chiaro riferimento alla passione di Cristo. Della figura umana resta solo il lacerto e la carne sanguinante dell’agnello di Dio. La scelta della carne come soggetto principale dei miei lavori trova una risposta poco artistica. Mi piace la carne. Ho un ottimo macellaio. La carne diventa segno e simbolo, con forme ben delineate, seppur opportunamente deformate per accentuare la loro bellezza. La gamma cromatica è ridotta all’osso e le singole Stazioni più drammatiche diventano frammenti di nature morte. Il titolo della mostra è molto forte. C’è un messaggio cristiano che vuoi lanciare? Ho scelto un titolo che nasce da una ricerca artistico- teologica. Il messaggio è soggetto ad interpretazioni, ma prima bisogna passare per tutte le Stazioni della mia Via Crucis. Vie Crucis è visitabile a Napoli – Castel dell’Ovo, Sala delle Terrazze dal 12 al 25 aprile 2017. Orari: dal lunedì al venerdì (14-19); sabato (10-19); domenica e festivi (10-14) Ingresso: libero.

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The Young Pope: la fotografia di Gianni Fiorito a Palazzo Reale

Il 10 Aprile, nel suggestivo spazio dell’Ambulacro di Palazzo Reale di Napoli, è stata inaugurata la mostra fotografica di Gianni Fiorito “The Young Pope/la mostra”, a cura di Maria Savarese. Un omaggio che la Regione Campania, in collaborazione con il Polo museale della Campania, ha voluto fare al premiatissimo regista napoletano e a Gianni Fiorito, fotografo e suo collaboratore. La mostra sarà aperta fino al 13 Giugno. Trentotto grandi foto raccontano la prima regia televisiva del Premio Oscar Partenopeo. Un percorso di immagini tra personaggi, scene, ricostruzioni di quello che è stato il più importante evento televisivo dell’anno, realizzato sul set durante i lunghi mesi in cui Gianni Fiorito – fotografo di scena – ha seguito la lavorazione della serie tv, una produzione internazionale (Wildside, Shy, HBO, Canal +) con un pubblico diffuso in 110 paesi. “The Young Pope/la mostra” è la sintesi fotografica della famosa saga televisiva e dei suoi personaggi. Scatti fatti ad arte per raccontare immagini di scena, immagini di backstage, dove si evidenzia il rapporto tra registi e attori. Un lavoro meticoloso, quello di Fiorito, per ripercorrere la creazione del Papa rivoluzionario firmato Sorrentino. The Young Pope: un Papa rivoluzionario Maria Savarese, storica e critica d’arte, e il fotografo di scena Gianni Fiorito, ci hanno concesso una breve intervista. “The Young Pope/ la mostra”, riflessione di Maria Savarese. “Torno a lavorare con il maestro Gianni Fiorito dopo tre anni, curai la prima mostra antologica dedicata alla filmografia di Paolo Sorrentino. Young Pope è stato l’evento televisivo del 2016 con 15 milioni di telespettatori solo in Italia. La scelta dell’Ambulacro di Palazzo Reale non è casuale, la lunghezza è di 36 metri come un rollino fotografico srotolato; sono state allestite 38 fotografie che raccontano immagini di backstage, immagini di scena, maraccontano anche l’uso scenografico del notevole patrimonio architettonico e paesaggistico italiano, e narrano la creazione in studio di ambienti non utilizzabili dal vero (la Cappella Sistina e altri ambienti vaticani). La mostra è corredata da un catalogo edito da Arte’m, più che un catalogo, un vero e proprio libro che ripropone le immagini in mostra e non solo. L’esposizione fotografica sarà itinerante per l’Italia e presto lo sarà anche all’estero”. Il rapporto tra cinema e fotografia di scena per il maestro Gianni Fiorito. “La mia narrazione fotografica, anche se parte da strumenti tecnici simili a quelli cinematografici, è un racconto completamente diverso. Un luogo, un dialogo, lo stato d’animo di un personaggio possono essere raccontati in cinematografia con un movimento di macchina, un cambiamento di fuoco, un tempo di ripresa, lungo o breve, in ogni caso beneficia dell’uso della parola. In fotografia lo stesso luogo, lo stesso stato d’animo o dialogo dev’essere racchiuso unicamente in uno scatto, e senza colonna sonora. Da qui nasce la necessità della sintesi”.

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Women’s Vision: Rosaria Matarese e Barbara La Ragione dialogano a Palazzo Partanna

Il 7 Aprile, presso gli Uffici dei Private Banker Fideuram in Piazza dei Martiri, è stata inaugurata la mostra Women’s Vision, a cura di Franco Riccardo con il contributo critico di Simona Zamparelli. Il programma, dopo il ciclo di mostre dal titolo Didattica Visiva, si arricchisce di una doppia personale esposizione, quella di Rosaria Matarese e Barbara La Ragione. Negli spazi di Palazzo Partanna, le artiste hanno concepito un percorso di circa trenta opere. Linguaggi artistici differenti si fondono restituendo “una visione del mondo al femminile”. La mostra, visitabile fino al 16 Giugno, inaugura il programma “Complicità e Conflitti.” Arte a confronto che si articolerà in 5 progetti espositivi ospitati nelle due sedi Fideuram di Palazzo Partanna e Palazzo Nunziante e vedrà protagonisti 7 artisti italiani fortemente legati al territorio. In continuo dialogo tra storico e contemporaneo, Rosaria Matarese e Barbara La Ragione, vicine in quanto donne ma lontane in quanto a generazioni, si confrontano; a detta di Simona Zamaparelli: “In un operare diverso Matarese e La Ragione sono le protagoniste dialettiche di una estetica del feticcio…” Le case ideali e le perturbanti maschere di Barbara la Ragione si legano ai lavori di matrice dadaista e surrealista della Matarese. Rosaria Matarese: Dadaismo del contemporaneo Rosaria Matarese, una piccola grande donna, ci ha concesso una breve ma significativa intervista. Una riflessione sulla mostra. Partiamo dal programma “Complicità e Conflitti”; in ogni rapporto, anche in quelli tra artisti, ci sono tanti conflitti, ma anche una buona complicità, a volte. Tra me e Barbara, sul piano concettuale, ci sono delle complicità: il feticcio come simbolo, la drammaticità delle opere, un sentire al femminile. Il conflitto è nei colori, nella tecnica e nei materiali. Questo gioco conflittuale, tra i miei lavori e quelli di Barbara, trova la migliore sintesi nelle parole della Zamparelli laddove afferma che “ il nostro è un gioco alchemico (della costruzione) in cui c’è un passaggio dal feticcio ( quello dell’ io- artista) al feticcio oggettualizzato per i fruitori.” I miei lavori, pezzi assemblati che ricostruiscono un immaginario femminile fatto di denunce, di onirici pensieri e di lingue lunghe che indagano la realtà, hanno radici lontane, in movimenti come il dadaismo, e in artisti come Bosch. Le mie opere sono un invito per, il fruitore, ad entrare nell’ opera, offrendo una visione sulla realtà. Il mio è sempre stato un impegno sociale e politico nel fare arte. In considerazione proprio del fatto che la sua è un’ arte–denuncia, quale messaggio vuole lanciare con quest’ ultima mostra? Trovatevi un maestro da rifiutare per poter crescere. “Uccidete il vostro maestro!” E se il maestro fosse lei? Sarei felice di essere sacrificata alla vera arte.

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Napoli & Dintorni

La verità nel buio: Omar Galliani e Lorenzo Puglisi dialogano con Caravaggio

Il 1 Aprile, nella preziosa cornice del Pio Monte della Misericordia, è stata inaugurata la seconda parte della mostra Omar Galliani e Lorenzo Puglisi. Caravaggio, la verità nel buio” a cura di Maria Savarese e Raffaella Resch con il contributo critico di Mark Gisbourne. Il progetto si avvale del patrocinio morale del Comune di Napoli, Assessorato alla Cultura e Turismo, e del Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee. La prima tappa della mostra, tenutasi alla Cappella dell’ Incoronazione di Palermo – spazio off del Museo Riso – ha riscontrato grande attenzione di critica e di pubblico. Il progetto espositivo vede per la prima volta unite due istituzioni autorevoli, come il Polo Museale Regionale d’ Arte Moderna e Contemporanea di Palermo e il Pio Monte della Misericordia di Napoli. Le opere resteranno esposte a Napoli fino al 30 Aprile. Galliani e Puglisi, con opere differenti da quelle esposte a Palermo, si pongono in dialogo diretto con Caravaggio, di cui, presso il Pio Monte, è esposto il capolavoro “Le Sette Opere di Misericordia”. Omar Galliani e Lorenzo Puglisi: antesignani di un nuovo Rinascimento Maria Savarese, storica e critica d’arte, ci ha concesso una profonda riflessione sulla mostra: Omar Galliani e Lorenzo Puglisi hanno dialogato con Caravaggio, anche se in maniera diversa, autonoma e significativa. I due contemporanei si sono ispirati alle invenzioni illusionistiche e drammatiche di Merisi realizzando due omaggi ben distinti per un unico progetto espositivo. Perno delle due ambientazioni sono due capolavori del Maestro. Il primo, la Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’ Assisi, del 1609, realizzato per l’ Oratorio di San Lorenzo in Palermo, che fu trafugato nella notte tra il 17 e il 18 ottobre del 1969 e mai più ritrovato; il secondo, Le Sette Opere di Misericordia, eseguito nel 1607 su commissione del Governo del Pio Monte della Misericordia di Napoli. Galliani e Puglisi hanno deciso di utilizzare lo stesso formato della tela di Caravaggio (300 per 200 cm) per due grandi dipinti posti affianco all’ opera del seicento all’ interno della Cappella del Pio Monte. Mentre nella Quadreria appaiono studi di dimensioni più piccole. Galliani realizza un’ opera fortemente simbolica (Genealogia dell’ ombra, 2017, matita su tavola di pioppo). La grande tavola descrive le opere di misericordia attraverso simboli. L’ artista ha eliminato tutte le figure della composizione caravaggesca, come se “il teatro- presepio” di Merisi fosse stato svuotato dei suoi attori, lasciando solo i “segni muti” della Misericordia. Puglisi, invece, con La Misericordia (olio su tela) fa, secondo la sua cifra linguistica, su questa grande tela dal fondo nero, un miracolo dal buio. Un angelo appare dall’ oscurità e con pochi ed essenziali cenni costruisce un movimento dinamico dall’ alto verso il basso e poi verso l’ esterno della tela. Una concentrazione sulle “ombre” caravaggesche, una contemporanea verità nata dalla realtà. La Cappella del Pio Monte si riempe di amici, fotografi e giornalisti. Gli artisti si godono l’ affetto dei molti presenti. Lorenzo Puglisi, artista affabile, trova il tempo per dirci […]

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Maurizio Barretta e la sua Life on Mars

Il 31 Marzo, nella storica Galleria di Salvatore Serio, è stata inaugurata la personale di Maurizio Barretta, dal titolo: “Life on Mars.” Le opere resteranno esposte fino al 10 Aprile negli spazi di Via Oberdan 8, Napoli. Il progetto indaga la ricerca del tempo e gli astri sono codici aneddotici, distanti nello spazio e nella memoria. La legge delle stelle, con Maurizio Barretta, è “scritta” su tavola. La superficie profonda e irregolare della tela, simile ad un pianeta, fa da sfondo tattile a rovine terrose. Geometrie e materiali si fondono creando anfratti e solchi profondi nel colore. Ci sono “graffi” su Marte. Planet Landscape, Wawes, Evolution, Translation sono tra le opere più rappresentative di questa mostra. Sfondi lunari, richiami ancestrali per raccontare una ricerca, scientifica ed artistica, che dura da 40 anni. Maurizio Barretta e Salvatore Serio, che ringraziamo, ci hanno concesso una breve intervista. Maurizio, una riflessione sulla mostra partendo dal titolo. Life on Mars è una metafora, uno stato mentale, un relax indispensabile per qualsiasi tipo di produzione, non solo artistica. Come, la formazione scientifica, ha influito sul tuo lavoro? La mia formazione scientifica è sempre presente nei miei lavori, perché nell’ arte c’ è anche la scienza. Ho dosato con lucido equilibrio la componente scientifica con quella sensoriale per arrivare ad una giusta sintesi. La tecnica adoperata per i lavori presenti in sala? La tecnica è mista, ho privilegiato la lavorazione di stucchi ricoperti di acrilici metallici ed elaborate composizioni ad olio per i miei polittici e non solo. I lavori presenti questa sera, sono parte di un progetto? Sì, la mostra fa parte di un gruppo di opere raccolte nell’ ultimo ventennio. Dal 2004 c’è una esposizione permanente delle mie opere nello studio di progettazione e design dell’ingegnere Giancarlo Sannino nelle sale dello storico Palazzo Venezia. Le tue opere nascondono un messaggio? Un messaggio soggetto a varie interpretazioni per chi ha la sensibilità e le chiavi di lettura. Maurizio Barretta: l’ uomo che viene da Marte La galleria si riempe di collezionisti, amici e fotografi. Le note di “Life on Mars” del poliedrico artista londinese David Bowie fanno da sottofondo all’opening di primavera. Signor Serio, perché ha scelto Maurizio Barretta per la sua Galleria? La mia scelta è caduta su di un artista di qualità. Un artista italiano soprattutto. Il mercato dell’ arte è sempre più esterofilo, ma io sono profondamente convinto che i nostri artisti, aldilà della forza economica trainante il mercato estero, siano sempre i migliori al mondo. Preferisco, quindi, scegliere artisti che rappresentino la nostra realtà. La galleria Serio ha puntato, ancora una volta, su un cavallo vincente: Maurizio Barretta; un artista eclettico, che sembra venire da un altro pianeta!

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SottoPelle: Group show da Annarumma

Il 29 marzo, nella preziosa Galleria di Francesco Annarumma, è stata inaugurata la mostra dal titolo SottoPelle. Le opere resteranno esposte fino al 15 maggio negli spazi della Galleria di Via del Parco Margherita 43, Napoli. Il progetto espositivo indaga una passione, un amore radicato per la pittura “da meditazione”. Group show, una collettiva dal sapore personale. Personale l’idea, ed intima l’esigenza, quella di Francesco Annarumma, che in questa mostra di primavera si propone di raccontare, attraverso l’esposizione, la sua ricerca di bellezza. Cinque artisti (Giuseppe Adamo, Fergus Feehily, Robert Holyhead, Pieter Vermeersch, John Zurier) diversi per età, geografie ed esperienze in una collettiva nata da un progetto che non diversamente da un tatuaggio incide, sotto pelle, la “fastosa nudità della pittura.” SottoPelle: una piccola grande gratificazione per il gallerista Francesco Annarumma Francesco Annarumma, gallerista affabile che ringraziamo, ci ha concesso una breve intervista. Una sua riflessione sulla mostra? Questa mostra nasce anche per festeggiare il quindicennale della Galleria, una mia piccola gratificazione personale. SottoPelle si propone di condividere un amore per la pittura da meditazione; astratta, minimal, aniconica. Un’arte dispensata dagli aggettivi superflui, che rifiuta etichette. Il mio è un invito ad esplorare la pittura che chiede di essere guardata onestamente, come processo di lavoro sopra e oltre la superficie. Gli occhi, attraverso la tela, la carta e il marmo assorbono i colori. La tela, come la pelle, porta i segni della vita. Una pellicola già incisa, sulla quale continuare a scrivere, cancellare e riscrivere. Una mostra collettiva per dipingere un autoritratto, il suo. Cosa ha visto di se stesso nei cinque artisti scelti per festeggiare i 15 anni di successi della galleria? In John Zurier, che è l’artista più anziano del gruppo, ho ritrovato me stesso nella sua filosofia Zen. Nei lavori su marmo di Pieter Vermeersch, invece, ho riscontrato una certa ostinazione che è parte del mio carattere. Le opere di Giuseppe Adamo, il più giovane del gruppo, sono paragonabili al diagramma di Wiggers. Le pennellate raccontano le increspature dell’anima. La mia è molto sensibile, pertanto ho trovato in Giuseppe una certa affinità d’anime. I lavori di Robert Holyhead sono la sintesi pittorica tra ragione e sentimento. Una battaglia quotidiana che vivo anch’io per trovare il giusto equilibrio tra cuore e ragione. Infine in Fergus Feehily ho riscoperto due qualità umane rare: la delicatezza e la gentilezza. Cinque artisti, una collettiva, ma personale.

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Louise Bourgeois: Voyages Without a Destination da Studio Trisorio

Il 23 marzo è stato avviato il primo dei tre appuntamenti con l’artista Louise Bourgeois. Al Museo Madre è stato proiettato il film “Louise Bourgeois: The Spider, the Mistress and The Tangerine” (2008). Il film è stato commentato da Jerry Gorovoy – presidente della Easton Foundation di New York – storico assistente e amico dell’artista francese. Jerry Gorovoy, con affetto e voce rotta dalla commozione, ha ricordato la sua maestra segnando i passaggi salienti dei lavori dell’amica; vita, quella di Louise, finita all’età di 98 anni dopo molteplici sperimentazioni artistiche senza precedenti. Partendo proprio dal titolo della mostra “Viaggio senza una destinazione”, Gorovoy ha raccontato il significato di quel cammino aneddotico che ha avuto, per la Bourgeois, un inizio ma mai una fine. Installazioni di grandi dimensioni: ragni, come madri simbolo di creazione. Disegni all’apparenza elementari come richiamo all’abbandono. Sculture bizzarre dalle interpretazioni curiose. Il secondo appuntamento si è tenuto il 24 marzo presso lo Studio Trisorio, dove è stata inaugurata la mostra di Louise Bourgeois dal titolo “Voyages Without a Destination”. Le opere saranno esposte fino al 17 giugno. In mostra quattro sculture in bronzo e 34 disegni – metà dei quali inediti – realizzati dall’artista fra il 1940 e il 2009, che testimoniano “l’intero percorso della sua poetica in un ampio arco cronologico”. Il progetto espositivo esplora le emozioni umane partendo proprio dal corpo. I lavori, dai disegni alle installazioni, affrontano temi importanti come “la memoria, la sessualità, l’amore e l’abbandono, dando forma alle paure più profonde, per esorcizzarle”. Louise Bourgeois ha lavorato indefessamente nella sua vita attraversando le avanguardie del ‘900, è stata nominata Ufficiale dell’Ordine delle Arti e delle Lettere dal Ministro della Cultura francese ed ha ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali. Louise Bourgeois: simbolismo senza tempo per un dialogo contemporaneo Sabato 25 marzo, si è concluso il progetto espositivo presso il Museo di Capodimonte dove è stata inaugurata la mostra “Incontri sensibili” a cura di Sylvain Bellenger, in collaborazione con lo Studio Trisorio; dove fino al 17 giugno sarà possibile visitare, per la prima volta in Italia, l’opera Femme couteau (2002) di Louise Bourgeois in dialogo con il Martirio di Sant’Agata, opera seicentesca di Francesco Guarino. Ancora una volta l’artista francese, con l’opera Femme couteau, mette a nudo le emozioni esorcizzando la paura con l’arte. Simbolismo senza tempo per un dialogo contemporaneo.

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L’arte del femminile: una pluralità di significati

Il 18 Marzo, è stata inaugurata nella esclusiva cornice del Museo Pignatelli la mostra fotografica “L’arte del femminile” a cura di Giuliano Sergio. L’esposizione è stata promossa dal Polo museale della Campania in collaborazione con “Incontri Internazionali d’Arte” e la Galleria Massimo Minini. A Napoli 90 opere di tre artiste: Julia Margaret Cameron -Florence Henri – Francesca Woodman, acclamate internazionalmente per lo straordinario ruolo storico e culturale, rimarranno esposte fino al 1° Maggio 2017. Il progetto espositivo indaga “le tre maggiori figure della storia della fotografia che per epoca non si sono mai incontrate.” Grazie a numerosi prestiti, ogni autrice è presentata attraverso trenta immagini. Il filo conduttore è la fotografia, linguaggio moderno e funzionale atto a creare un dialogo ideale che proietta il fruitore delle opere nella vita di tre donne passate alla storia come anticonformiste. Le loro immagini ci accompagnano in un viaggio lungo un secolo e mezzo che ha visto un radicale mutamento della donna nella società occidentale. L’arte del femminile in bianco e nero Giuliano Sergio, curatore affabile e di rara cultura, ci ha concesso una breve intervista. Una sua riflessione sulla mostra? Il tema della donna è un tema molto sentito. Ci sono state delle mostre molto interessanti, una a Parigi, ad esempio, intitolata “Chi ha paura delle donne fotografe”. L’idea di questa mostra è nata associando tre fotografe internazionali: Julia Margaret Cameron- Florence Henri- Francesca Woodman; dalle personalità emblematiche, a cinquant’anni di distanza l’una dall’altra, hanno narrato ciascuno la propria epoca. Le tre protagoniste della mostra hanno inteso rappresentare la figura femminile in una continua indagine identitaria attraverso il medium fotografico. È possibile scoprire strani parallelismi attraverso un secolo e più di storia; secolo fondamentale per l’identità femminile. La donna ha preso coscienza e ruolo nella società. Perchè ha scelto proprio la Cameron, la Henri e la Woodman? Si è scelto per tre grandi maestre della storia della fotografia. Si sono selezionate, poi, alcune immagini riguardanti la percezione femminile. La proposta è quella di osservare insieme questa visione che la donna costruisce di se stessa attraverso l’obiettivo fotografico. In che modo le avanguardie artistiche del ‘900 hanno influenzato la produzione di Florence Henri e di Francesca Woodman? In verità in un certo qual modo anche Julia Margaret Cameron ha attraversato un’avanguardia. Sono tre sperimentatrici straordinarie; la Cameron sembra un’autrice tradizionale, ma in realtà quando lei produceva era criticatissima. La fotografia che era nata circa venti anni prima come specchio della realtà con la Cameron diviene il suo modo di creare un dialogo con la pittura. Per i fotografi del tempo, ciò era uno scandalo. La cosa che unisce le tre artiste è la capacità di utilizzare le ricerche, il linguaggio della propria epoca e di quella precedente per realizzare un discorso di sintesi; pensando alla Woodman, le sue autorappresentazioni sono un compendio iconografico che spazia dalla compostezza classica – evocata e profanata con l’uso del nudo – alla tradizione surrealista che irrompe nelle immagini con una carica corrosiva, fino all’espressività esistenziale che si consuma nella dimensione […]

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