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Eroica Fenice

Eventi nazionali

Festival di Sanremo 2018, la seconda serata tra ospiti e nuove proposte

Dopo il successo della prima serata, il Festival di Sanremo 2018 fa registrare ancora buoni ascolti. Tuttavia i dati registrano un calo rispetto alla serata di debutto: i telespettatori sono stati 9 milioni 687 mila (contro gli 11 milioni 600 mila spettatori della prima serata), pari al 47.7% di share. Lo scorso anno la seconda serata del festival condotto da Carlo Conti e Maria De Filippi aveva raggiunto una media di 10 milioni 367 mila spettatori, pari al 46.6% di share. Claudio Baglioni, dunque, supera Carlo Conti di un punto di share ma perde quasi 700 mila telespettatori. Ma veniamo al resoconto dell’infinita seconda serata sanremese. In apertura Michelle Hunziker, avvolta in un lungo abito fucsia (firmato Alberta Ferretti) stile fiabesco, intona il brano “Il pozzo dei desideri”, colonna sonora di Biancaneve e i sette nani; Baglioni l’accompagna al pianoforte posto al centro del palco. Al “siparietto” si unisce anche Favino che, insieme agli altri due conduttori,  gioca a imitare la vocina di Biancaneve. Potevamo farne anche a meno. Festival di Sanremo 2018: il debutto della categoria  giovani I conduttori – che appaiono decisamente più rilassati rispetto alla prima sera – danno il via alla gara delle nuove proposte. Si esibiscono i primi quattro giovani, i restanti quattro canteranno nella serata di giovedì. A rompere il ghiaccio è il toscano Lorenzo Baglioni (no, non è parente del Claudio nazionale)  che – accompagnato dagli “studenti per caso”, muniti di zaino e vestiti con look accademico – presenta quello che promette di diventare un tormentone: un esilarante inno al “congiuntivo”. Subito dopo si esibisce Giulia Casieri con “Come Stai”, bella voce, canzone orecchiabile, ma non ce ne ricorderemo a lungo, anzi ce ne siamo già dimenticati. Le risponde Mirkoeilcane con “Stiamo tutti bene”. Lui è un po’ Giorgio Faletti, un po’ Daniele Silvestri, ma il testo è uno dei pochi degni di nota, anzi, senza esagerare, forse il migliore del Festival. Chiude la gara dei giovani Alice Caioli con “Specchi rotti”, canzone fastidiosa e lagnosa, ma la giuria demoscopica inspiegabilmente la premia e si ritrova in cima alla classifica parziale finale, seguita da Lorenzo Baglioni, Giulia Casieri e, ingiustamente ultimo, Mirkoeilcane. La gara dei big Dopo la pausa pubblicitaria,  Michelle Hunziker si presenta sul palco con un nuovo abito della Ferretti, stavolta color cipria, ricamato con motivi floreali, con effetto nude look. Ci piace decisamente di più. Raggiunta dai suoi colleghi conduttori, dà il via alla gara dei big. In “campo” scendono solo dieci cantanti. Ad aprire le danze sono Le Vibrazioni, che nella prima serata avevano invece cantato per ultimi. Al secondo ascolto il pezzo “Così sbagliato” convince di più. Al termine dell’esibizione del gruppo milanese tocca alla Hunziker ufficializzare la sospensione del duo Meta-Moro per  presunta violazione del regolamento:  “sul caso Meta-Moro sono in corso tutti gli accertamenti del caso”, dice la presentatrice svizzera. In attesa di sapere quale sarà il destino dei due cantautori, la gara prosegue con la bella Nina Zilli che, fasciata in elegante e sontuoso abito nero, canta “Senza Appartenere”, un […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Street art, inaugurato ai Quartieri spagnoli Care of knowledge, il murales dell’artista MP5

Lo scorso 2 febbraio è stata presentata a Napoli Care of knowledge, una nuova opera di street art che va ad arricchire il già ampio patrimonio dell’arte di strada partenopea. Il murales, a cura dell’artista di origini napoletane MP5, è stato realizzato sulla facciata d’ingresso dell’ex Palazzetto Urban, in via Concezione a Montecalvario, nel cuore dei Quartieri Spagnoli, ed è dedicato alla matematica e filosofa greca Ipazia, vissuta tra il IV e V secolo d.C. , che fu uccisa brutalmente a causa della sua sete di conoscenza. La studiosa è divenuta simbolo del libero pensiero. Una scelta non casuale quella di ritrarre la martire Ipazia all’entrata del Palazzetto. La struttura è infatti storicamente dedicata al sostegno delle donne (prezioso il ruolo svolto dal Centro Antiviolenza) ed è sede del Centro Documentazione Condizione Donna: tra biblioteca e archivio di genere l’edificio custodisce un immenso patrimonio di conoscenza e cultura. Care of knowledge: l’artista MP5 dona un murales alla sua città d’origine Napoletana di origine, ma romana d’adozione, l’artista MP5 ha realizzato per la prima volta un’opera nella sua città natale. L’enorme murales è stato portato a termine in quattro giorni ed è stato creato a titolo gratuito. L’iniziativa rientra nel più ampio progetto di riqualificazione della struttura, che aspira a divenire punto di riferimento per il territorio e centro propulsore di una rinnovata consapevolezza dei saperi e del saper fare al femminile. MP5, da sempre sensibile alle tematiche femministe, ha tratto ispirazione per la sua opera lo scorso giugno, quando ha avuto la possibilità di visitare il centro donna partenopeo ed è rimasta colpita dal vasto archivio di pubblicazioni femministe, nonchè dalle attività svolte al suo interno. Da lì la decisione di donare  un’opera alla sua città d’origine. Il progetto è stato quindi approvato nell’ambito del Regolamento per la Creatività Urbana adottato dal Comune di Napoli, ed è stato realizzato grazie al sostegno della delegata del Sindaco alle Pari Opportunità e del suo staff; della Napoli Servizi e dell’amministratore delegato, dr. Andrea de Giacomo; del Centro Documentazione Condizione Donna, delle volontarie e dei volontari del Servizio Civile impegnati nel progetto “La memoria delle Donne al Centro” e dell’Associazione Officina delle Idee. L’opera è stata presentata venerdì 2 febbraio alla  presenza del sindaco di Napoli Luigi de Magistris e della delegata alle Pari Opportunità, Simonetta Marino, oltre ovviamente che dell’artista stessa. “Ipazia è una figura simbolica che esprime anche il senso di questo luogo (l’ex Palazzetto Urban, ndr),  che è metaforicamente il centro delle donne a Napoli”,  ha commentato la delegata alle Pari Opportunità. Dal canto suo, il primo cittadino di Napoli, Luigi de Magistris, ha definito il fenomeno della street art partenopea “un motivo di orgoglio”, parlando di “rigenerazione ubana”, “è anche un modo – ha proseguito –  per riconsegnare alla bellezza pezzi di città che erano particolarmente degradati”. “Puntiamo molto su questo – ha concluso il sindaco – e siamo orgogliosi che sempre di più tanti artisti nazionali e internazionali ci chiedano di riqualificare pezzi della nostra città”  MP5, l’artista […]

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Concerti

La prima volta di Eminem in Italia: il suo Revival tour approda a Milano

Lo  scorso 29 gennaio il famoso rapper americano Eminem ha annunciato l’arrivo del suo Revival Tour in Italia, il prossimo 7 luglio, mandando in estasi milioni di fan. Si tratta della sua prima data italiana in carriera. A parte la partecipazione come ospite al Festival di Sanremo del 2001 e all’edizione 2004 degli MTV European Music Awards di Roma, infatti, Marshall Mathers non ha mai tenuto un concerto nel nostro paese. Per il suo debutto live in Italia è stata scelta l’AREA EXPO – Experience Milano. Revival: l’ultima fatica del rapper di Detroit                    Dopo 250 milioni di dischi venduti, 15 Grammy Awards e tanti altri premi vinti – tra cui l’Oscar nel  2003 per la migliore canzone ,“Lose Yourself”, colonna sonora di “8 Mile”, film incentrato sulla sua vita e sulla sua carriera – , a 45 anni Eminem è ancora il rapper più conosciuto e apprezzato al mondo. A dimostrazione di ciò anche l’entusiasmo con cui è stata accolta l’uscita della sua ultima fatica discografica, Revival, nono album in carriera per lui, pubblicato il 15 dicembre 2017, a distanza di quattro anni dall’ultimo disco di inediti. Tuttavia l’album non ha raggiunto unanimità di pareri tra pubblico e critica. Revival – prodotto, manco a dirlo, da Dr. Dre e in parte da Rick Rubin – contiene 19 tracce in cui  l’hip pop duro e ribelle, a cui Eminem ci ha abituati, si mescola a generi opposti che vanno dal pop al rock, passando per il gospel. Slim Shady si è infatti avvalso della collaborazione di diversi artisti, tra cui alcuni dei più importanti nomi dell’attuale scena musicale internazionale, inserendo nel disco diversi duetti. Tra gli altri, spiccano i nomi di Beyoncé – con cui duetta nel brano “Walk on Water”, scelto come singolo di lancio del disco e presentato per la prima volta dal vivo ai recenti MTV EMAs – Ed Sheeran, P!nk e Alicia Keys. La scelta di avvicinarsi maggiormente al mondo del pop però convince poco. Dal punto di vista strettamente musicale, infatti, la presenza di vari artisti e l’incontro tra generi diversi,  in questo caso, è forse più un male che un bene. Revival può dirsi tutt’altro che  innovativo. Non presenta infatti grosse novità rispetto ai precedenti lavori, anzi il rapper di Detroit fa addirittura qualche passo indietro: le basi non sono particolarmente ricercate, al contrario suonano banali, datate e a tratti fastidiose, tanto da costringere l’ascoltatore a passare alla traccia successiva dopo pochi secondi di ascolto. L’intero disco risulta spompato come lo stesso Eminem. Anche testi e sample utilizzati sono piuttosto standardizzati: Marshall Mathers affronta diversi temi, tutti però più o meno già familiari – si va dalle problematiche personali (vedi “Castle”e “In your head)  alla feroce critica all’amministrazione Trump, passando per il racconto di un’overdose che poteva costargli  la vita – e sceglie di campionare  pezzi di artisti classici dell’ hip-hop quali EPMD Masta Ace, Schoolly D, Run–DMC, Beastie Boys,  e della scena pop-rock quali Cranberries, Barry White e Joan Jett. Insomma, del rapper irriverente, arrabbiato e sarcastico e, delle basi […]

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Musica

Unconscious Oracle, ritornano gli Snow in Damascus

Lo scorso 19 gennaio è uscito Unconscious Oracle, il secondo album degli Snow in Damascus, band di Città di Castello a metà tra post–rock, wave, folk ed elettronica (mix ribattezzato come “folktronica”). Il nuovo disco arriva a quattro anni di distanza dal disco d’esordio “Dylar” e, rispetto a quest’ultimo, presenta  un sound più maturo e raffinato. Dieci i brani contenuti in esso, registrati con Michele Pazzaglia, già musicista per Paolo Benvegnù, e Michele Mandrelli, presso gli studi Jam Recordings e CurtainLab di Città di Castello. L’album è stato masterizzato da Giovanni Versari presso La Maestà Mastering di Faenza. Unconscious Oracle: il ritorno degli Snow in Damascus tra folktronica e atmosfere oniriche “Unconscious Oracle” viene presentato dal gruppo perugino come un disco: “sul bisogno e sulla scelta di ritirarsi nella discrezione e, attraverso tale sottrarsi, su quegli attimi di cecità che, consapevoli o meno, tutti esperiamo”. “I suoi dieci brani – proseguono i cinque ragazzi umbri– finiscono per porci di fronte a un rischio decisivo: scoprire che “intercapedine” e “crepa”, tanto nei possibili sconvolgimenti tellurici delle nostre vite quanto nella loro ingannevole placida quotidianità, non possono essere che sinonimi”. I musicisti perugini parlano di “due spazi”,  “a separarli – dicono – per alcuni di noi una piccola intercapedine, per altri una sottile crepa. L’intercapedine rimarrà della sua larghezza, mentre la crepa potrebbe espandersi, con effetto disastroso, o liberatorio. Due spazi. Il primo è la scelta di sottrarsi, l’arte della discrezione: il venir meno pur essendo presenti. Il secondo è invece un’estrema e involontaria forma di quella stessa discrezione: un’improvvisa e fugace cecità, e la ricompensa – o risarcimento – che ne deriva, ovvero un piccolo, laico e intimo potere divinatorio, un’inattesa capacità d’istantanea visione e sussurrato racconto”. “Ed è proprio nell’intercapedine o nella crepa che li separa – spiegano infine – che si colloca “Unconscious Oracle”: è in quel vuoto divisorio che i brani del secondo album degli Snow In Damascus! sono spuntati e fioriti”. I brani che compongono Unconscious Oracle abbracciano diversi ambiti e per questo il lavoro si presta a varie  definizioni quali electrofolk, folktronica, alternativa, shoegaze. Un disco ambizioso con arrangiamenti post-rock impiantati su di uno sfondo elettronico, a tratti ambient. Un album dal sound soave ed omogeneo e dalle atmosfere oniriche che restituiscono eleganza e raffinatezza al lavoro. Inoltre, la scelta della lingua inglese potenzia il respiro internazionale che la seconda fatica discografica del quintetto perugino già assume grazie alla predilezione di sonorità a metà strada tra elettronica, folk, wave e post-rock. Unconscious Oracle si apre con le atmosfere sognanti dell’omonima traccia, ma è il pezzo immediatamente successivo, “Vultures”, ad essere stato scelto come singolo di lancio dell’album. Già da tempo è stato pubblicato anche il video. La sensazione di essere trasportati in una dimensione onirica si ha anche ascoltando le tracce successive alla title track, il sound del disco, come detto, risulta infatti piuttosto compatto. Beat computerizzati, vocals ripetitivi e synth incalzanti prevalgono, spesso a discapito della dinamicità, tuttavia nel complesso possiamo parlare di un disco […]

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Musica

“40”, il primo disco di inediti di Andrea Paone

E’ disponibile dallo scorso 3 novembre 40, il primo disco di inediti del cantautore e scrittore lombardo Andrea Paone, realizzato in collaborazione con Ettore Diliberto che lo ha affiancato negli arrangiamenti e ha diretto la produzione artistica. L’album contiene dodici tracce dalle varie sfumature che invitano a vivere la propria vita con un atteggiamento positivo, senza lasciarsi sopraffare dalle circostanze. Un disco che inneggia all’ottimismo come stile di vita,  un viaggio nei sentimenti attraverso diversi stili musicali. 40 – numero che molto probabilmente indica l’età di Paone, non specificata nella sua biografia – è  l’album della consapevolezza, quella di chi scopre che per trovare Il vero senso della vita bisogna seguire le proprie passioni e non dimenticarsi mai di Sorridere, per citare i titoli di due  brani contenuti in esso.  Andrea Paone: l’ottimismo è il “sale” della vita L’uscita della prima fatica discografica di Paone è stata anticipata dalla pubblicazione del singolo Sale, un brano che incoraggia ad affrontare le paure e a sfidare i propri limiti. Dal 20 ottobre è invece in rotazione radiofonica Me lo ha chiesto io, secondo estratto dall’album del cantautore lombardo. Ad accompagnare l’uscita del brano anche un videoclip, diretto da Daniele Spada, uscito in anteprima su L’Espresso. “Cosa accade quando ti accorgi che ciò che fai non te lo ha chiesto l’IO?  Serve fare spazio. Come? Decidendo di dire SI a se stessi”. E così ci si accorge di chi realmente si è e di cosa davvero si desidera”. Così Paone spiega la nascita del suo secondo singolo. Un invito a fermarsi un attimo per guardarsi dentro, ritrovare il proprio io e riscoprire i propri desideri, allontanandosi da ciò che non ci appartiene, dalle maschere e dai ruoli che l’odierna società spesso ci impone di accettare. Paone racconta in verità la sua storia personale, quella di un adolescente che sogna di fare della sua passione per la musica un mestiere, ma che poi, una volta cresciuto, si scontra con la realtà ed è costretto a riporre per un po’ quel sogno nel cassetto. Giovanissimo trova impiego nel settore industriale per poi rendersi conto dopo anni che qualcosa gli manca, che quella non è la sua vera strada. Riscopre così il suo primo amore e dà vita al suo primo progetto discografico. E’ quanto racconta anche il videoclip che accompagna il brano Me lo ha chiesto Io: Paone si guarda allo specchio e non si riconosce, scorrono immagini di lui che impersonifica diverse professioni, ma alla fine ritrova se stesso solo nella musica. Ad un certo punto della sua vita, come racconta la sua biografia,  il cantautore lombardo ha deciso di lasciare il suo lavoro per andare alla ricerca di se stesso e del suo io. Inizia così una fase di transizione:  si mette a dipingere, prova a coltivare un orto che lo riconnette alle sue radici, scrive un libro denso delle sue verità e, infine, si ritrova di fronte al suo pianoforte e riscopre l’amore per la musica. L’io che si risveglia e finalmente […]

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Libri

Le nostre anime di notte, Sergio Rubini legge Kent Haruf

Lo scorso 16 novembre è stata pubblicata per Emons, in coedizione con la NN editore, la versione audiolibro del romanzo Le nostre anime di notte dello scrittore americano Kent Haruf, tradotto in italiano da Fabio Cremonesi. Letto e interpretato dall’attore e regista pugliese Sergio Rubini, l’audiolibro, della durata complessiva di 3 ore e 14 minuti, vede la regia di Flavia Gentili. Il romanzo di Kent Haruf ha ispirato anche l’omonima pellicola del 2017 diretta da Ritesh Batra con Jane Fonda e Robert Redford. L’ultima opera di Kent Haruf Le nostre anime di notte è l’ultima opera dell’autore statunitense scomparso nel 2014, famoso in Italia soprattutto per “La Trilogia della Pianura”. Si tratta della storia di un uomo e una donna, vicini di casa, entrambi vedovi e in là con gli anni, con figli lontani, che scelgono di tenersi compagnia, soprattutto la notte, per combattere la monotonia delle loro giornate e anestetizzare insieme le rispettive solitudini derivanti da dolori passati. Il racconto è ambientato a Holt, una cittadina immaginaria del Colorado, in cui sono ambientati tutti i romanzi di Kent Haruf. Un giorno, Addie Moore, la protagonista femminile del romanzo, si presenta alla porta del suo vicino di casa, Louis Waters, per proporgli di passare insieme le notti. “Non parlo di sesso.  Me lo stavo chiedendo. No, non intendo quello. (…) Sto parlando di attraversare la notte insieme. E di starsene al caldo nel letto, come buoni amici. Starsene a letto insieme, e tu ti fermi a dormire. Le notti sono la cosa peggiore, non trovi?” Da questa insolita, coraggiosa, quanto semplice proposta nasce la storia di un’amicizia, di un amore sussurrato, un sentimento pulito che va però a scontrarsi con il chiacchiericcio e i pregiudizi della piccola comunità di Holt. Una storia semplice, raccontata in modo semplice, che arriva perciò dritta al cuore, commuove e fa riflettere. Un delicato viaggio attraverso i sentimenti nel mondo degli anziani, fatto di silenziosa solitudine e dolce malinconia. Le nostre anime di notte letto da Sergio Rubini  Nella versione audio del romanzo dello scrittore americano, per dare voce ai protagonisti è stato scelto Sergio Rubini. Il regista e attore pugliese in realtà non è nuovo a quest’esperienza, ha infatti già letto e interpretato numerosi audiolibri, tra cui, per Emons, Cecità di Saramago, Sostiene Pereira di Tabucchi, La forma dell’acqua di Camilleri, Stoner di Williams e Il Maestro e Margherita di Bulgakov. Il tono di voce pacato e caldo di Rubini si sposa perfettamente con lo stile lineare e minimalista di Haruf, risultando perfetto per narrare la storia di intimità, amicizia e amore dei due protagonisti, scandita da lunghe chiacchierate a notte fonda e gesti premurosi e affettuosi. L’interpretazione del regista pugliese piace e rilassa e conferisce ulteriore prestigio all’ultima opera di quello che è considerato uno dei più grandi interpreti della letteratura americana. Consigliato agli amanti dei racconti semplici, brevi, ma ad alto contenuto emozionale, e agli amanti delle storie d’amore dal sapore d’altri tempi. Se avete avuto già modo di apprezzare precedenti lavori di Haruf, apprezzerete anche questo, ancor […]

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Interviste

Passaporto di Mario Riso: “un lungo viaggio a ritmo di musica”

È uscito lo scorso 20 ottobre Passaporto, il primo album da solista del batterista Mario Riso, distribuito dall’etichetta Self. A cinquant’anni Riso si rimette in gioco con una raccolta di diciotto tracce scritte nel corso di periodi diversi della sua lunga carriera da batterista, prestando per la prima volta anche la propria voce in un brano, Un temporale, realizzato con Danti dei Two Fingerz e scelto come singolo di lancio del lavoro. Il Passaporto di Mario Riso: un disco dalle anime differenti Anticipato dal brano Un temporale, in rotazione radiofonica dal 13 ottobre, Passaporto è un disco in cui Riso racconta, attraverso diversi stili, la sua storia musicale, fatta di oltre 30 anni di esperienza. Dopo aver suonato in numerosi album di grandi artisti, il batterista, compositore, produttore, nonchè autore e presentatore televisivo monzese ha voluto intraprendere quello che lui stesso ha definito “un viaggio a ritmo di musica”. “Un viaggio lungo – ha aggiunto – che porterà lontano, e come in ogni viaggio che si rispetti è necessario il passaporto!”. Il risultato è un album dalle sonorità più disparate, in cui convergono generi anche molto distanti tra loro: Mario Riso si muove con disinvoltura tra ritmi rock (a lui congeniali) – prevalenti nella maggior parte dei brani -, latini (come la travolgente Ay que le pasa al mayoral), pop e hip pop, mostrando tutta la sua poliedricità. 18 tracce dalle anime differenti che testimoniano una vita dedita completamente alla musica. Inoltre, come detto in precedenza, per la prima volta Riso canta anche, nel singolo “Un temporale”, un brano che si pone come una metafora della vita: non sempre il cielo è sereno, spesso bisogna attraversare burrasche, ma “un temporale dura soltanto un momento” e “un altro sole tornerà”, perché il sole torna sempre a splendere. “Il primo album solista della mia vita, la prima volta che canto e utilizzo la mia voce su una registrazione ufficiale – ha spiegato Riso – C’è sempre una prima volta per quasi tutto… ma questa per me rappresenta una grandissima emozione artistica. Grazie Danti per averla impreziosita col tuo contributo!”. Ad arricchire il progetto solista del musicista lombardo hanno contribuito numerosi altri artisti oltre al già citato Danti dei Two Fingerz; tra di essi Rise, Cristina Scabbia dei Lacuna Coil, Caparezza, Tullio De Piscopo, Giuliano Sangiorgi, movida e Rezophonic (progetto musicale benefico da lui fondato nel 2006). Mario Riso: una vita per la musica Tra i più famosi batteristi rock in Italia, Mario Riso, classe 1967,  ha mosso i suoi primi passi nel mondo della musica quando aveva poco più di 16 anni, mostrando da subito il suo talento da batterista. In 30 anni e passa di carriera ha suonato in più di 150 dischi italiani e si è esibito in oltre 2000 eventi tra concerti live e performance televisive. Oltre ad essere musicista e produttore, Riso ha un ruolo attivo anche nel mondo della televisione, è infatti autore e presentatore tv, nonché fondatore dei canali satellitare Rock Tv (Sky 718) ed Hip […]

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Musica

L’oreficeria, il nuovo album del cantautore Davide Viviani

Il 17 novembre è uscito L’oreficeria, il nuovo album del cantautore bresciano Davide Viviani che arriva a sei anni di distanza dal disco d’esordio Un giorno il mio ombrello sarà il tuo, pubblicato nel dicembre 2011 con la produzione artistica di Gabriele Ponticiello. La produzione di questo secondo lavoro è invece affidata ad Alessandro “Asso” Stefana (PJ Harvey, Vinicio Capossela) con la partecipazione di Marco Parente. Lo spirito del cantautore Davide Viviani, classe 1981, incarna appieno lo spirito autentico del cantautorato italiano, per il modo di comporre e interpretare i brani. Fedele alla tradizione, Viviani porta avanti lo stile di grandi nomi della musica d’autore italiana come De Andrè e De Gregori, di cui si avverte la forte influenza in questo secondo album. L’oreficeria è un disco breve – dura circa trenta minuti – ma di qualità, che viene definito folk, ma forse è riduttivo. La voce calda e gentile di Viviani racconta storie semplici ma dense, accompagnata da melodie languide e precise. Un album che prende le distanze dagli artifici elettronici che oggi rendono le canzoni un po’ tutte uguali e rimanda ad un’epoca in cui prevaleva la forza delle parole e dei suoni raffinati e non preconfezionati. Un lavoro autorevole con brani spontanei, molti dei quali nati all’improvviso e scritti d’un fiato, come spiegato dallo stesso autore. L’oreficeria, un album raccontastorie Il disco contiene otto brani, scritti e musicati da Viviani, tranne quello in inglese posto a chiusura del lavoro, Leashed, il cui testo è una poesia di una sua amica, Valentina Gosetti. Il singolo scelto per lanciare l’album è il pezzo d’apertura E a tutto quel mondo lì, “una canzone – spiega il cantautore bresciano − che nasce dall’idea di avvicinarmi il più possibile alla forma canzone, verso una struttura più conosciuta. Quello che viene detto, in fondo, è una dedica” . Oltre al testo in inglese, nell’album è presente un pezzo in dialetto bresciano: Salomon David. “Qualche tempo fa – racconta Viviani parlando del brano − mi sono imposto di fare un’esperienza da artista di strada, in giro. Un giorno ad Avignone ho incontrato e conosciuto questo musicista gitano. Ho deciso di scrivere il testo in dialetto, come strumento per raccontare meglio la veracità del personaggio e avvicinarmi il più possibile al fortissimo spirito insito nel mondo tradizionale e popolare gitano”. Dal musicista gitano alla festa di paese descritta in Lu porcu meu: “racconto di un’esperienza vissuta nel corso di una festa di paese a Palmariggi, Otranto. Ho reso caricaturali i personaggi incontrati mescolando realtà e immaginazione. Per intenderci: lì un drago, almeno nei giorni in cui ero presente, non è arrivato”. Litania della Città alta, invece, è una malinconica nenia che Viviani dedica a Bergamo Alta, un brano nato, come da lui stesso spiegato, durante una gita nella città: “un rigurgito di dolore indigesto, nato in salita, velocemente, durante una gita a Bergamo Alta”. Note meste e dolci accompagnano anche La creatura banale, canzone arrivata “senza pensarci, scritta d’un fiato come se fosse dettata da qualcuno […]

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Musica

Ritornano i Maleducazione alcolica: “Vele nere” è il nuovo album

Vele Nere è l’album che segna il ritorno sulla scena discografica di Maleducazione Alcolica, a tre anni di distanza dal precedente Resto Fuori. Si tratta del terzo lavoro della band viterbese che arriva dopo significativi cambiamenti nella formazione nata nel 2010 su iniziativa del cantante Marco Piccioni. Vele Nere: la straripante energia de la Maleducazione alcolica Il disco Vale Nere – pubblicato lo scorso 9 ottobre sempre su etichetta Maninalto! Records, anticipato dal singolo Ora– contiene 11 brani inediti, 4 guest e il remake di un vecchio pezzo. In perfetto stile ska/punk, il nuovo lavoro di Maleducazione alcolica racconta “di impavidi pirati e gentlemen dal bicchiere facile, d’avventure passate e di rotte ignote nelle acque agitate di questo grande villaggio globale”. Ad aprire il disco la breve intro “sinfonica” Open Fire, a cui fanno però seguito una serie di brani dalle sonorità rock/ska/punk – tipiche del gruppo viterbese – , con qualche retrogusto jazz-blues: un mix esplosivo e avvincente derivante dall’incontro tra le distorsioni e le ritmiche delle chitarre con l’arrangiamento dei fiati. Chitarre, ritmi incalzanti e fiati, su sfondi caraibici (vedi pezzi come Lolita e Ora), sono infatti gli ingredienti principali  di questo nuovo energetico lavoro di Maleducazione alcolica. Presenti anche due brani interamente in lingua inglese: White Shoes, molto Green Day style,  e Join the party, dove il suono aggressivo delle chitarre elettriche e quello squillante delle trombe si mescola alle eleganti e seducenti note del sax; sonorità che è possibile apprezzare maggiormente nella title track Vele nere, pezzo interamente strumentale, come pure la breve intro Last Dawn, che precede il brano Affondo, posto a chiusura del lavoro. Vele nere è un disco  maturo nei suoni, molto ricercati, e nei testi, come di consueto taglienti, a tratti amari, a tratti esilaranti. Ai ritmi vigorosi corrispondono, infatti, testi altrettanto forti, come quelli di Affondo e Terra Madre cantata con i Talco: “Terra madre terra gemella terra di sogni ingiustizie e pietà / Terra sposa, terra sorella, mendico a te la mia amata realtà/ Terra madre terra gemella terra di sogni ingiustizie e pietà/ Terra sposa, terra sorella, mendico a te la mia amata realtà/ Forse non ne sentirà parlare nessuno, sulle radio non c’è stato mai posto per noi/ Tutti i giorni tutti i santi giorni per strada, tutti i combattenti che difendono la loro/ Amata odiata amata terra di nessuno, amata odiata terra di qualcuno/ E finchè non avremo più le forze, combatteremo questo cancro che incombe/Non vogliamo più morire per gli ideali, non vogliamo più marcire sotto poteri…” Un album dinamico, che dà la scossa, mette allegria e fa venire tanta voglia di ballare, risulta infatti quasi impossibile stare fermi mentre lo si ascolta, ma invita anche alla riflessione. Consigliato agli amanti del genere e non, perché sfido chiunque a non farsi catturare da certi ritmi travolgenti. Maleducazione Alcolica: breve biografia Nata nell’estate del 2010 da un’idea del cantante Marco Piccioni, la band viterbese vede oggi la seguente formazione: Marco Piccioni: Voce, Sax Riccardo “Il maestro” Schiavoni: Voce e […]

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Libri

Le cose da dimenticare, il secondo romanzo di Kerry Lonsdale

Le cose da dimenticare è il secondo romanzo della scrittrice californiana Kerry Lonsdale, pubblicato da Leggereditore, seguito di Ogni cosa a cui teniamo (qui la nostra recensione) che si chiudeva in modo “irrisolto”. In questo secondo capitolo la Lonsdale scioglie ogni mistero fornendo al lettore le risposte che mancavano. Tuttavia, mentre nel precedente romanzo la protagonista principale era Aimee Tierney, qui l’autrice focalizza l’attenzione sul personaggio di James/Carlos, a cui affida il racconto. James e Aimee: dove eravamo rimasti? A due mesi dalle nozze con Aimee, James Donato, consulente finanziario, scompare in mare, in Messico – dove si era recato per cercare suo fratello Phil, invischiato in traffici illeciti – e viene dato per morto. L’altro fratello, Thomas, fa infatti credere a tutta la famiglia che sia stato rinvenuto il corpo senza vita di James e organizza perfino il suo funerale. Si scoprirà poi che in realtà James è vivo e si trova a Puerto Escondido, dove vive ed è conosciuto da tutti come Carlos Dominguez, pittore, vedovo e padre di due figli. Carlos non ricorda nulla della sua vita precedente perché in uno stato di fuga dissociativa, non ricorda nemmeno Aimee la quale, appena intuisce che James è ancora in vita, vola in Messico per accertarsi che sia realmente così. Lo trova, ma per lui è una perfetta sconosciuta. Aimee cerca di aiutarlo a ricordare per riportarlo a casa, senza riuscirvi. Sei anni più tardi, James riemerge dal suo stato di fuga dissociativa e inizia a ricordare il suo passato e Aimee, il suo grande amore. Ora lui vive a Oxaca, insieme ai figli Julian e Marc e alla cognata Natalya, un’ex surfista professionista, con cui ha condiviso gli anni più bui, ma sente l’esigenza di ritrovare la sua amata, nonostante abbia appreso che anche lei si è rifatta una vita: si è sposata e ha avuto un bambino.  James torna così  in California per tentare di riprendere in mano la propria vita, ma nulla sarà come prima. Scopre inoltre di essere in pericolo perché suo fratello Phil è uscito di prigione e vuole vendicarsi: è disposto a tutto pur di impedirgli di rivelare quello che ha visto in Messico, quel  giorno di sei anni prima… Le cose da dimenticare: un romanzo intricato e avvincente Per poter comprendere e apprezzare appieno questo secondo lavoro di Kerry Lonsdale è bene leggere prima il precedente, Ogni cosa a cui teniamo. L’autrice californiana conferma la sua abilità di scrittura, tuttavia, rispetto al primo romanzo, Le cose da dimenticare risulta più complesso nello stile e richiede una maggiore attenzione da parte del lettore per evitare di perdere il filo della narrazione. La Lonsdale sceglie di “giocare” con la doppia identità del protagonista alternando il racconto di James a quello di Carlos, operando continui salti indietro e avanti nel tempo. Mentre nel primo libro l’autrice raccontava la vita di Aimee prima e dopo James, in questo nuovo capitolo della storia predilige il dualismo del personaggio di James. La scrittrice sceglie di avvicendare la storia di […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Ricomincio dai Libri, conferenza stampa di presentazione

Martedì 26 settembre è stata presentata in conferenza stampa, presso la sala Giunta di Palazzo San Giacomo, Ricomincio dai Libri, la fiera del libro che si terrà a Napoli dal 29 settembre al 1 ottobre. La kermesse dedicata al libro e all’editoria, arrivata alla IV edizione, si svolgerà nella sede dell’ex Ospedale della Pace, in via Tribunali 227. Le prime tre edizioni si erano invece tenute a San Giorgio a Cremano (NA). Nata nel 2014 dalla sinergia di tre associazioni – “La Bottega delle parole”, “Librincircolo” e “Arenadiana”, col contributo del “Forum delle Associazioni” e del Comune di San Giorgio a Cremano –  la fiera quest’anno vede la collaborazione di altre due nuove realtà culturali del territorio: la “Coop. Soc. Sepofà” e l’associazione culturale “Parole Alate”. Ricomincio dai Libri: “un nuovo impulso alla lettura” Alla conferenza stampa di presentazione del programma della fiera del libro erano presenti, oltre ai presidenti delle associazioni organizzatrici – Miryam Gison de “La Bottega delle Parole”, Gianluca Calvino di “Librincircolo”, Deborah Divertito di “Se.po.fà” e Paquito Catanzaro di “Parole Alate”- anche l’assessore alla cultura Nino Daniele, l’assessore Giovani e Creatività del Comune di Napoli, Alessandra Clemente, il vice Sindaco Raffaele Del Giudice, il presidente della Municipalità 4 Giampiero Perrella, l’assessore alla cultura della Municipalità 4 Giovanni Parisi e lo scrittore Pino Imperatore. Intervenuta nel corso della conferenza, l’assessore Clemente ha parlato di “uno straordinario investimento nella lettura come strumento culturale e di rigenerazione urbana dei nostri territori”. “Il programma – ha aggiunto – è meraviglioso: libri, autori, storie, ragazzi, narrativa, romanzi, attività laboratoriali, giochi, letteratura, interviste, musica, scrittura creativa, editoria, corsi, incontri, dibattiti, poesia, favole, spettacoli, teatro”. La Clemente ha poi sottolineato la volontà di scegliere come location dell’evento “una parte del centro storico della città, la parte bassa di via dei Tribunali e la sala del Lazzaretto,  per riconsegnarla alla bellezza e sottrarla al degrado”. “Ricomincio dai Libri – ha concluso – è frutto di un lavoro di squadra. Ci abbiamo creduto tanto e siamo certi che sarà un successo”. “Finalmente Napoli riavrà la sua fiera. Era ora che un’iniziativa così forte e importante si tenesse nella nostra città – ha invece detto lo scrittore Pino Imperatore -. Ricomincio dai Libri arriva in un momento storico, per la città di Napoli, straordinario. A testimoniarlo, la presenza di almeno 40 autori che pubblicano testi con le case editrici più importanti d’Europa. Questo è un motivo di orgoglio. Ecco perché è importante questa fiera: suggella questo cambiamento culturale avvenuto nella nostra città. Ricomincio dai Libri darà un nuovo impulso alla lettura, anche se le statistiche dicono il contrario. Ricominciamo al fianco di chi pensa che un libro possa cambiare la vita, in meglio, di tutti noi”. Il programma della kermesse La fiera, ad ingresso gratuito, verrà inaugurata venerdì 29 settembre presso la sala del Lazzaretto. Nel corso della mattinata verrà presentato il libro “La città ribelle” del sindaco Luigi de Magistris, alla presenza, tra gli altri, del giornalista d’inchiesta Sandro Ruotolo. Nel pomeriggio, tra le altre cose, si terrà invece la […]

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Libri

Gli anni del nostro incanto: il nuovo romanzo di Giuseppe Lupo

È in libreria dal 7 settembre scorso Gli anni del nostro incanto, il nuovo libro dello scrittore lucano Giuseppe Lupo, edito da Marsilio. Già Premio Campiello nel 2011 con L’ultima sposa di Palmira e autore di numerosi saggi e libri, Lupo torna con un romanzo commovente, dalla scrittura poetica, che coinvolge emotivamente il lettore. L’autore “si serve” della storia di una famiglia, trasferitasi dalla periferia a Milano nei primi anni Sessanta, per ripercorrere un ventennio di storia d’Italia: dagli anni spensierati del boom economico ai cosiddetti anni di piombo. Un racconto autentico che ha per protagonista Milano, la città simbolo dello sviluppo industriale che cambia volto dopo la strage di Piazza Fontana, avvenuta il 12 dicembre 1969 e che ha dato avvio al periodo stragista. La trama Siamo a Milano agli inizi degli anni Ottanta (precisamente nel 1982), è luglio e, mentre gli italiani sono incollati alla tv per seguire le “avventure” della Nazionale di calcio impegnata in Spagna per i Mondiali (che poi vincerà), una ragazza di nome Vittoria si trova in ospedale al capezzale della madre, ricoverata per improvvisa perdita di memoria. Attraverso una foto che ritrae la loro famiglia a bordo di una Vespa, una domenica di aprile, nella Milano degli anni Sessanta – scattata da qualcuno a loro insaputa e pubblicata venti anni dopo su una rivista – Vittoria prova ad aiutare la madre a ricordare, ricostruendo il tempo passato. “Tu mi comprendi se dico che il tempo di cui ti parlo, il tempo della nostra vita anteriore, vale solo se lo ricordiamo? Se ce lo dimentichiamo, è come se il passato l’avessimo chiuso in una stanza e avessimo gettato la chiave. È materia inutile, scarto di anni, spazzatura di vita appesa a un chiodo arrugginito”. Inizia così, da una fotografia, la narrazione di uno dei  periodi più rilevanti e cruenti della storia del nostro Paese: da un lato l’Italia del miracolo economico, che si entusiasma e sogna grazie al mito della fabbrica che regala la speranza di un futuro migliore; dall’altro gli anni bui della contestazione giovanile e del terrorismo. La fine di un’epoca spensierata che lascia il posto ad un lungo periodo fatto di violenza e paura. Gli anni del nostro incanto: un ritratto di un ventennio di storia d’Italia Attraverso un racconto semplice ed originale, che scorre velocemente, Lupo restituisce un ritratto esaustivo di un ventennio contraddittorio di storia dell’Italia del secolo scorso (1960-80), descrivendo mediante le voci dei protagonisti (un padre operaio, una madre parrucchiera e i due figli, Vittoria e Indiano), i sogni e l’incanto di un periodo sereno, ma anche le inquietudini dei giovani della generazione ’60-’70,  che sfociano in contestazioni e conflitti generazionali, e il conseguente brusco cambiamento del capoluogo lombardo, in cui è ambientata la storia: da emblema del benessere a simbolo di terrore. Un romanzo dinamico, nostalgico, a tratti struggente: Gli anni del nostro incanto arriva al cuore del lettore e appassiona anche chi quegli anni li ha “vissuti” solo attraverso i libri di storia.  Consigliato!

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Libri

Otto mesi a Ghazzah Street, il nuovo atteso romanzo di Hilary Mantel

Lo scorso 31 agosto è arrivato in tutte le librerie Otto mesi a Ghazzah Street, il romanzo della scrittrice e critica letteraria britannica Hilary Mantel, pubblicato in Gran Bretagna nel 1988 ed ora nel nostro paese, edito da Fazi. L’atteso romanzo dell’autrice inglese – prima e unica donna ad aggiudicarsi il Man Booker Prize nel 2009 con Wolf Hall e quello del 2012 con Bring Up the Bodies – è estremamente attuale e coinvolgente. La Mantel racconta con grande maestria il complesso mondo saudita: un “viaggio” nell’Arabia Saudita della metà degli anni ’80 e nella sua cultura, tutta imperniata sulla religione islamica. Otto mesi a Ghazzah Street: la trama Protagonista del romanzo è Frances Shore, una cartografa britannica, una donna intelligente e dinamica che dopo aver raggiunto il marito Andrew, ingegnere, in Arabia Saudita – precisamente a Jeddah, Ghazzah Street, dove lui si trova per lavoro –  viene però catapultata in una realtà, quella saudita, totalmente opposta a quella occidentale. L’impatto è traumatico per la donna che si ritrova quasi prigioniera in casa a causa delle rigide e assurde regole del regime imperante a Jeddah, un luogo di passaggio, dove la gente rimane non più di qualche anno, un posto “dove la terra e il mare sono in continuo mutamento, e dove l’afa si attenua solo a Natale”. Camminare per strada da sola a Jeddah non è consigliabile per una donna, le case affacciano su un muro, i vicini musulmani sono riservati e si rintanano nelle proprie dimore, il marito è spesso assente per lavoro: Frances è disorientata, passa la maggior parte del tempo da sola tra le mura del suo appartamento cercando di dare un senso alle sue noiose e silenziose giornate, silenzio interrotto solo dai rumori provenienti dal piano superiore che, però, secondo quanto le è stato detto, dovrebbe essere disabitato.  Si mormora sia occupato dal fratello del viceministro che lo userebbe per incontrare la sua amante. La curiosa Frances però non bada alle voci, vuole vederci chiaro, così l’appartamento al piano di sopra diventa quasi un’ossessione per lei: inizia ad indagare, arrivando a mettere in pericolo anche la sua incolumità e quella del marito… Un romanzo autobiografico Otto mesi a Ghazzah Street può essere definito un romanzo autobiografico con risvolti da giallo: la scrittrice inglese racconta infatti attraverso gli occhi della protagonista del libro la sua esperienza di vita in Arabia Saudita, precisamente a Jeddah, a Ghazzah Street, a circa un chilometro e mezzo dal Mar Rosso, dove ha vissuto per quattro anni: una città cosmopolita, un bel posto, noioso e soffocante però per una donna, costretta a relegarsi in casa per gran parte del tempo. Frances esce molto raramente e l’unico momento di svago è rappresentato dagli incontri saltuari con le vicine di casa musulmane, nel corso dei quali davanti a un caffè ha modo di confrontarsi con una cultura tanto distante da quella occidentale, che calpesta in modo particolare i diritti delle donne. Durante la sua permanenza a Jeddah Frances conosce altri stranieri, americani e […]

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Musica

Prisoner 709, il ritorno di Caparezza: tracklist e date del tour

Michele Salvemini, in arte Caparezza, torna finalmente sulla scena discografica con un nuovo album di inediti dal titolo Prisoner 709, che uscirà il 15 settembre, a tre anni di distanza dalla sua ultima fatica: “Museica”. Per il cantautore, rapper e produttore pugliese si tratta del settimo disco della sua carriera. Prisoner 709: 16 tracce inedite Prisoner 709 contiene sedici tracce inedite. Il rapper ha svelato, attraverso i suoi profili social, sia la copertina che la tracklist del suo nuovo lavoro, nonché le collaborazioni di cui si è avvalso. L’album è stato registrato tra Molfetta e Los Angeles col contributo di Chris Lord-Alge (ingegnere del suono statunitense che in passato ha collaborato con big della musica come Madonna, Rolling Stones e Bruce Springsteen) e contiene anche duetti con alcuni colleghi. Nei brani “Prosopagnosia” e “Minimoog” Caparezza ospita John De Leo, ex voce dei Quintorigo, mentre in “Forever Jung” duetta con Darry McDaniels, storico membro dei Run DMC. In “Migliora la tua memoria con un click”, invece, l’artista pugliese si è avvalso della collaborazione di Max Gazzè, fresco del successo estivo di “Pezzo di me”, brano cantato in coppia con la cantautrice siciliana Levante. La tracklist 1. Prosopagnosia (capitolo: il reato) feat. John De Leo 2. Prisoner 709 (capitolo: la pena) 3. La caduta di Atlante (capitolo: il peso) 4. Forever Jung (capitolo: lo psicologo) feat. DMC 5. Confusianesimo (capitolo: il conforto) 6. Il testo che avrei voluto scrivere (capitolo: la lettera) 7. Una chiave (capitolo: il colloquio) 8. Ti fa stare bene (capitolo: l’ora d’aria) 9. Migliora la tua memoria con un click (capitolo: il flashback) feat. Max Gazzé 10. Larsen (capitolo: la tortura) 11. Sogno di potere (capitolo: la rivolta) 12. L’uomo che premette (capitolo: la guardia) 13. Minimoog (capitolo: l’infermeria) feat. John De Leo 14. L’infinito (capitolo: la finestra) 15. Autoipnotica (capitolo: l’evasione) 16. Prosopagno sia! (capitolo: la latitanza) Le date del tour L’uscita dell’album sarà seguita da un tour nei principali palazzetti italiani, che si aprirà il 17 novembre 2017 ad Ancona. Di seguito il calendario dei concerti: 17 novembre, Ancona – PalaPrometeo Estra 18 novembre, Bari – PalaFlorio 24 novembre, Firenze – Mandela Forum 25 novembre, Bologna – Unipol Arena 28 novembre, Napoli – Palapartenope 29 novembre, Roma – PalaLottomatica 1° dicembre, Montichiari (BS) – PalaGeorge 2 dicembre, Padova – Kioene Arena 6 dicembre, Milano – Mediolanum Forum 7 dicembre, Torino – Pala Alpitour

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Eventi/Mostre/Convegni

Lunapark del libro: Iocisto festeggia il suo terzo compleanno

“Lunapark del libro. Buon 3° compleanno iocisto” è l’evento pensato dalla libreria Iocisto  per festeggiare il suo terzo anno di attività. L’appuntamento è oggi 21 luglio in Piazza Fuga a Napoli, a partire dalle 18:30 e fino alle 23.00. Il programma della serata La manifestazione prevede la presenza di stand e tanti giochi a tema letterario, con in palio premi e sorprese, oltre a musica e spettacolo con l’esibizione di giovani artisti quali Aurora Formosa, Emilia Mitilini, Riccardo Bachrach, Alessandro Conte e i ragazzi del concorso Diamond LAb. Inoltre, si giocherà alla Totòmbola di Amedeo Colella, ossia la prima tombola cinematografica dedicata a Totò: si estrae un numero ed in base al suo significato parte un filmato  estratto da una delle tante pellicole del principe della risata. Ospite della serata sarà l’attore Francesco Paolantoni, amico nonché socio di iocisto. Iocisto presenta il Lunapark del libro su Facebook “Lo ricordate ancora il Lunapark, quello di tanto tempo fa, quello senza giostre super tecnologiche ma con i giochi che ci facevano brillare gli occhi? Quello con la pesca miracolosa, il tiro ai barattoli e quei giochi semplici e scemi che ci facevano impazzire? Ecco è proprio questo che troverete in piazza Fuga il 21 luglio alle ore 18.30”, così gli organizzatori hanno presentato l’evento su Facebook. “E se qualcuno vi dovesse chiedere: “Ma chi sono quei pazzi che si sono inventati un lunapark del libro in pieno centro di Napoli”? – recita ancora il post – Voi rispondetegli che sono gli stessi pazzi che pensavano di aprire una libreria con un solo libro. Sono quelli di iocisto che dopo 3 anni sono ancora li, a Piazza fuga, ad aspettarvi per giocare insieme!”. Il Lunapark del libro si presenta dunque come una serata adatta a grandi e piccini, un’occasione per divertirsi scoprendo o riscoprendo grandi capolavori della storia letteraria.

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Attualità

Napoli, nel carcere di Poggioreale il primo sportello per detenuti LGBT in Italia

Istituire uno sportello per detenuti  LGBT, è questo l’obiettivo  del protocollo “Al di là del muro”,  già stipulato tra la Casa Circondariale di Poggioreale e il Centro Sinapsi dell’Università Federico II di Napoli,  al quale ora ha aderito anche Arcigay Napoli. Primo sportello per persone gay e trans L’accordo – come spiegato dall’Arcigay Napoli – porterà all’istituzione, presso il carcere di Poggioreale (penitenziario con il più alto numero di detenuti in Italia e in Europa), del primo sportello stabile per persone gay, bisex e trans in Italia, per offrire consulenza e ascolto ai detenuti  ospiti nei padiglioni riservati alle persone gay e trans, ma, eventualmente, anche a tutti gli altri, nonchè al personale, per il quale l’accordo si propone  di costruire percorsi di formazione su questioni  legate al genere e all’orientamento sessuale, al fine di diffondere una cultura del rispetto delle differenze. Inoltre lo sportello vorrà essere anche uno strumento utile al contrasto della diffusione delle malattie a trasmissone sessuale.  L’obiettivo  principale, sottolinea l’Arcigay, è quello di  seguire le persone LGBT sia durante il periodo di detenzione che nella fase successiva di reinserimento, attraverso la rete territoriale costruita dal Comitato Arcigay. Sportello detenuti LGBT: le dichiarazioni di Arcigay Napoli Il Presidente di Arcigay  Napoli Antonello Sannino e la responsabile per i diritti delle persone Trans Daniela Lourdes Falanga hanno parlato di “un accordo importantissimo ottenuto grazie alla fitta rete di collaborazioni territoriali, unita alla lungimiranza e alla tenacia dell’attuale direttore, il dottor Antonio Fullone, e dei suoi più stretti collaboratori”. “Una società più equa e più giusta parte proprio dai quei luoghi, come il carcere, dove troppo spesso si assiste a una ‘sospensione’ dei diritti inviolabili dell’individuo e dove, purtroppo, si vive in  condizioni di estrema sofferenza umana e sociale”, hanno proseguito. Infine, l’Arcigay fa sapere che “nei prossimi giorni partiranno le prime visite nel carcere da parte dei nostri operatori e delle nostre operatrici e in autunno vi sarà un momento pubblico di discussione con la direzione del carcere di Poggioreale“. Un progetto importante volto a tutelare la dignità e l’identità sociale dei detenuti LGBT , in un paese come Italia più volte sanzionato per le condizioni di vita nelle sue carceri dalla Corte europea dei diritti umani.

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Attualità

Roghi tossici ad Acerra: pulizia e raccolta differenziata nel campo rom di Candelara

Il fenomeno criminale dei roghi tossici affligge da anni quella vasta area della Campania divenuta tristemente nota come Terra dei Fuochi. Molto spesso i roghi vengono appiccati presso i campi rom presenti nella zona, dove si accumulano rifiuti di ogni genere. Per contrastare l’annoso problema, lo scorso 6 luglio, il Comune di Acerra ha effettuato un intervento di pulizia di sterpaglie e raccolta dei rifiuti presso il campo rom di Candelara.  Lotta ai roghi tossici: le parole del primo cittadino di Acerra Lettieri Le operazioni di pulizia sono state realizzate alla presenza del presidente regionale di Legambiente Michele Buonomo e del Sindaco di Acerra Raffaele Lettieri, il quale ha dichiarato: «Questa attività ha l’obiettivo preciso di rimuovere ogni possibile causa di incendio o rogo tossico. Puliamo per garantire l’incolumità e la salute di tutti i cittadini di Acerra». «L’azione dell’Amministrazione comunale – ha proseguito – rimane poi fissa sulle bonifiche: dopo aver diffidato la Regione Campania per ottenere il rispetto dell’Accordo di programma del 2009, pretendiamo dai vertici regionali che si realizzino e si completino le bonifiche sul territorio, con un preciso piano. Alla stessa Regione abbiamo ripetuto che siamo assolutamente contrari all’ipotesi di realizzazione della quarta linea dell’inceneritore, non consentiremo mai una cosa del genere».  Nel campo rom di Candelara si fa la raccolta differenziata L’operazione di rimozione dei rifiuti – programmata dal Comune, in collaborazione con il personale della ditta Tekra, affidataria del servizio di Igiene urbana – è stata eseguita sia all’interno che all’esterno del campo abusivo, ubicato su un terreno privato, i cui abitanti, da un anno a questa parte, attuano anche la raccolta differenziata per mantenere quanto più è possibile pulita la zona. «Cerchiamo di coinvolgere gli abitanti del campo in un piano coordinato di intervento, valutiamo positivamente l’iniziativa per evitare i roghi e la circostanza che in questo campo si faccia anche la raccolta differenziata. Torneremo per altri progetti», ha affermato il presidente regionale di Legambiente Buonomo durante le operazioni di pulizia. Il progetto sperimentale di raccolta differenziata di rifiuti nel campo rom è partito lo scorso anno con l’intento di coinvolgere le famiglie della baraccopoli nelle operazioni di raccolta rifiuti, sensibilizzandole sulle corrette norme igienico-sanitarie da osservare. Il progetto, volto anche ad una maggiore integrazione degli abitanti del campo oltre che alla tutela del territorio, sembra funzionare visto che i nomadi hanno imparato a smistare i rifiuti, usando correttamente i bidoni per la differenziata. Un’iniziativa vincente dell’amministrazione che s’inserisce in una serie di azioni di controllo sul territorio e che costituisce un esempio che andrebbe seguito anche nelle altre zone interessate dal fenomeno dei roghi e dello sversamento illegale dei rifiuti.

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