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Eroica Fenice

La Tag: Fazi Editore contiene 50 articoli

Libri

Quel prodigio di Harriet Hume: il libro di Rebecca West

Quel prodigio di Harriet Hume, edito da Fazi, è un libro inedito scritto dall’autrice Rebecca West che tra magia e disincanto riesce a far trapelare un forte ed ammaliante amore, attraverso una storia che saprà sicuramente sorprendere i lettori. Il nuovo libro di Rebecca West: tra amore e disincanto La narrazione si basa su una coppia di amanti, lei una pianista e lui un politico dalle forti ambizioni, in realtà due antipodi che, parola dopo parola, si avvicinano e si allontanano, indissolubilmente legati da un filo che non si spezza mai. I due personaggi, follemente uniti in un rapporto quasi magico, si completano a vicenda e soprattutto lei, pianista stravagante, talvolta simpaticamente svampita, riesce a leggere nel pensiero dell’amato, costringendolo a fare i conti con sé stesso. Quel prodigio di Harriet Hume, sembra quasi richiamare un sonetto d’amore, che svela in realtà i caratteri psicologici e relazionali di due persone nettamente diverse ma briosamente in sintonia. La sinergia e la positività che sprigionano dal romanzo, è dovuta alla penna estremamente originale e delicata al tempo stesso propria dell’autrice, Rebecca West. Tra i temi trattati, oltre all’amore, sono molto importanti per comprendere gli sviluppi dei due personaggi il disincanto, un sentimento che insegue un altro sentimento, la presa di coscienza di sé, la razionalità, la casualità. Quel prodigio di Harriet Hume: una “fiaba” moderna dai contorni antichi Sicuramente, oltre alla profondità dei temi trattati, ciò che colpisce il lettore, è l’ambientazione, che svolge un ruolo importantissimo all’interno della cornice narrativa; la suggestiva quanto deliziosa Londra, con le varie zone che fanno da sfondo (quasi configurandosi come reali, a portata di mano e non solo dell’immaginazione che scaturisce dalla lettura) nella descrizione di un amore fatto non di compromessi, come una nota musicale stonata in una canzone perfetta, reso perfettamente dallo stile travolgente e quasi magico che crea l’autrice. I due personaggi, due innamorati, seppur in modo diverso, non rappresentano due semplici “pedine” in balia degli eventi; sono piuttosto due persone perfettamente identificabili, con connotazioni ovviamente varie e che vivono a modo proprio lo stesso amore di cui si nutrono. Per quanto riguarda Harrie, è una donna che riesce a compiere un processo di evoluzione dell’animo e della personalità del protagonista, arrivista senza scrupoli. Ella potrebbe esser paragonata alla donna angelo del Dolce Stil Novo, che con dolcezza e al contempo abilità (priva di qualsiasi cattiveria) contribuiva con l’amore, ad elevare l’uomo. Questo fondamentalmente è ciò che accade all’interno del romanzo, grazie alla maestria dell’autrice, che crea quasi una “favola bucolica”. L’atmosfera quasi “magica” di questo romanzo, coinvolge i lettori, trasportandoli in una dimensione fiabesca, accompagnati da quella che non è semplicemente una storia d’amore. Un libro leggero, denso di emozioni (talvolta anche contrastanti) che intratterrà amorevolmente i lettori, con una storia per niente banale, e con due personaggi che rappresentano la perfetta immagine dell’uomo e della donna contemporanei, nonostante la bellezza e la semplicità della protagonista possa far pensare ai componimenti propri della poetica tanto decantata ed amata dal Sommo Dante Alighieri.     Fonte […]

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Libri

Il mare senza stelle di Erin Morgenstern: una porta sulla magia

Il mare senza stelle è l’atteso nuovo romanzo  fantasy dell’autrice Erin Morgenstern, pubblicato in Italia da Fazi editore nella collana LainYa. Sebbene questa collana sia per lo più dedicata alla pubblicazione dei cosiddetti romanzi young-adult, Il mare senza stelle non rientra agevolmente in questa categoria, essendo un libro ben più complesso, nella trama e nella costruzione. Si tratta infatti di un romanzo formato da diversi nuclei narrativi che si alternano costantemente durante la lettura: abbiamo, da una parte, la storia del protagonista, Zachary Ezra Rawlins che si svolge nel presente ed ha una sua linearità, dall’altra troviamo una serie di racconti, fiabe, storie che, apparentemente, non hanno nulla a che fare con la vicenda principale ma che, alla fine, mostreranno di avere un senso. Il costante intrecciarsi di questi due piani narrativi, rende difficile il primo approccio a Il mare senza stelle ma, una volta superato il senso di smarrimento iniziale, si viene totalmente assorbiti dalla dimensione labirintica  e onirica tipica della Morgenstern. Il mare senza stelle- TRAMA Il romanzo si apre presentandoci il protagonista di uno dei due filoni narrativi principali: Zachary Ezra Rawlins, uno studente specializzando in Nuovi Media con una forte passione per la lettura e i videogiochi. Di indole abbastanza solitaria, Zachary ama frequentare la biblioteca universitaria e qui, in un’ala poco frequentata, scopre un vecchio libro, non particolarmente prezioso, con la copertina di seta sulla quale non è indicato né autore né anno di pubblicazione, ma solo il titolo: Dolci Rimpianti. Tornato al dormitorio, inizia la lettura, lasciandosi affascinare da racconti di prigionieri disperati, collezionisti di chiavi e adepti senza nome. Le storie contenute in Dolci rimpianti costituiscono il secondo nucleo narrativo del nostro romanzo, con una struttura a metà tra Se una notte d’inverno un viaggiatore e La storia infinita. Come accade nel romanzo di Ende, infatti, ad un certo punto Zachary trova un racconto, in Dolci Rimpianti, riguardante un episodio della sua infanzia, quando scoprì per caso un murales di una porta, che però era anche una porta vera, e che lui non ebbe il coraggio di aprire per vedere dove conducesse. In realtà, come avrà modo di scoprire nel corso del romanzo, quella porta conduce proprio nel Mare senza stelle, che è una sorta di mondo sotterraneo, nascosto nelle viscere della terra e visibile solo a chi sa cogliere gli indizi per poterlo trovare. Leggendo la sua storia in Dolci rimpianti, Zachary sente di dover cercare delle risposte, di dover trovare la porta e vedere finalmente cosa nasconde al di là e, una volta attraversata, si ritroverà completamente immerso in questo universo parallelo, fatto di stanze dentro ad altre stanze, come un vero labirinto, ma soprattutto fatto di storie. Il Mare senza stelle, infatti, custodisce tutte le storie del mondo, e Zachary scopre che c’è chi ha sacrificato tutto per proteggere questo regno ormai dimenticato (gli adepti di cui ha letto le storie nel volume trovato in biblioteca), trattenendo sguardi e parole per preservare questo prezioso archivio, e chi invece mira alla sua distruzione. Insieme […]

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Midnight Sun: Twilight dal punto di vista di Edward

Midnight Sun: il ritorno di Twilight «La mia vita era un’infinita, immutabile mezzanotte. Era necessario che lo fosse sempre, per me. Quindi com’era possibile che adesso, nel cuore della notte, stesse sorgendo il Sole?» 160 milioni di copie vendute nel mondo di cui più di 5 in Italia. L’iconica storia d’amore tra il tormentato vampiro Edward Cullen e l’umana Bella Swan, raccontata in Twilight, ha rappresentato molto più di un caso editoriale negli anni Duemila: i romanzi della saga hanno dato vita a un vero e proprio fenomeno di costume. Un successo a cui ha contribuito poi anche la fortunata serie cinematografica interpretata da Robert Pattinson e Kristen Stewart. Facile immaginare quindi quanto Midnight Sun – l’attesa ultima creatura della saga – abbia rappresentato un evento attesissimo dal fandom, con una lunga storia alle spalle: nel 2008 la pubblicazione era stata posticipata a data da destinarsi dopo che una prima bozza del romanzo era circolata illegalmente. Ora finalmente la scrittrice è riuscita a concludere e pubblicare il libro. Stephenie Meyer ha speso parole di ringraziamento e cariche di emozione, rivolte proprio ai fan della saga. «Spero che questo libro dia ai miei lettori la possibilità di vivere per un po’ in un mondo immaginario. Non posso dire quanto apprezzo la loro pazienza e il loro supporto durante gli anni che mi sono stati necessari per finire Midnight Sun.» Il romanzo, edito da Fazi Editore, è disponibile dal 24 Settembre in libreria e negli store online e può essere acquistato in versione cartacea o ebook. Midnight Sun: nella mente di Edward Riprendere in mano una saga chiusa con grande successo circa un decennio fa è un rischio che non tutti avrebbero corso: Stephenie Meyer ha però pensato che potesse esserci ancora qualcosa di importante da sapere sui protagonisti di Twilight. Midnight Sun non è un sequel delle avventure narrate in Twilight, New Moon, Eclipse e Breaking Dawn, ma ripropone esattamente gli stessi eventi, raccontati, però, da un altro punto di vista: quello di Edward Cullen. Si tratta quindi di una ri-scrittura della storia, con un POV diverso: non più quello umano di Bella ma quello “vampiresco” di Edward. Non dimentichiamo che il nostro affascinante vampiro sa leggere nel pensiero e questa sua capacità ci permetterà di conoscere ancora più profondamente tutti i protagonisti della storia, tranne uno: Bella. Sì, perché la dolce umana è l’unica la cui mente è immune ai poteri del vampiro. L’inedito punto di vista di Midnight Sun ci mostra quindi il protagonista e gli eventi sotto un’altra ottica. Il cuore del libro è il conflitto interiore di Edward: diviso tra una vita immortale nell’ombra e l’attrazione irresistibile per Bella che, a poco a poco, si trasforma in vero amore. Un amore pericoloso perché rappresenta la sfida più grande della sua vita: da una parte la volontà di tenere Bella accanto a sé, consapevole di quanto ciò possa essere egoista, dall’altra la paura di mettere in costante pericolo la ragazza. Risulta oltremodo superfluo parlare della trama di una storia ormai conosciuta in tutto il […]

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Machado de Assis e le Memorie postume di Brás Cubas

Memorie postume di Brás Cubas, opera dello scrittore Machado de Assis, da luglio in libreria. Fazi Editore propone uno dei libri più famosi dello scrittore di Rio de Janeiro. Pubblicate per la prima volta nel 1881, le Memorie postume di Brás Cubas rappresentano il periodo della maturità di Machado de Assis, tra i capisaldi della storia della letteratura brasiliana, nonché autore di classici intramontabili per irriverenza e spensieratezza. Tra questi, Memorie postume è oggi restituito al lettore contemporaneo a ribadire la fortuna degli eroi di una nuova epica fiorita tra XVIII e XIX secolo, quelli che con lunghi monologhi raccontano di aver viaggiato in lungo e in largo nei pochi metri quadrati della propria camera, come Xavier de Maistre, o che, pur uscendo dalle mura familiari, viaggiano «in tondo». Il secondo caso è proprio quello di Brás Cubas, un uomo che sceglie di raccontarsi in piccoli ritratti di vita, o meglio, in capitoli, non come estrema volontà prima della morte, bensì come primo atto al di là della vita. Machado de Assis ferma la sua penna al Prologo, cedendola nella finzione letteraria al vero autore delle Memorie. Brás Cubas ama rivendicare l’originalità e il primato della sua scelta: con le sue parole non può perdere niente, perché ha già perso tutto. Decide infatti di raccontare la sua vita dall’alto della posizione privilegiata di defunto. Le Memorie sono tutto ciò che resta di lui, perché «l’opera è tutto». L’uomo è eletto (e non ridotto) a Opera: le fasi della vita sono definite edizioni, la recente soppianta la più obsoleta, inevitabilmente recuperata, però, dal perpetuo movimento nostalgico; l’uomo è un «refuso pensante», che gode della fortuna (o sfortuna) di «toccare con mano la volubilità delle […] impressioni e l’insensatezza dei […] sentimenti»; la narrazione riguarda una vita letteraturizzata, i cui episodi, scene di vita comune, sono intrisi della memoria atavica dei classici greci, della storia romana, degli idoli letterari di un uomo che legge nei piccoli avvenimenti una grande storia. O ancora, al contrario, di un narratore che imbriglia il lettore in una lunga sequenza descrittiva fine a se stessa, per il semplice gusto di onorare la parola. Brás Cubas definisce la sua personale parola un «mugugno un poco pessimista». Non a caso la prima narrazione, quella della sua morte, è legata al tentativo di risolvere per sempre la tendenza dell’uomo alla malinconia attraverso un unguento miracoloso. Il tentativo del protagonista è l’emanazione di quella che lui definisce una delle sue periodiche idee fisse. Forse è a questo che fa riferimento Machado de Assis quando parla di un uomo che ha viaggiato in tondo, ritornando sempre ai suoi primi, ossessivi convincimenti. O ancora, Machado de Assis ha intenso riassumere in questa perifrasi calzante l’andamento circolare di un uomo che ritrova in ogni angolo molliche di un passato sbriciolatosi precocemente fra le sue mani. La spasmodica trafila di avvenimenti, riassunta in tappe amorose, disattesi tentativi di avanzamento di carriera e incontri fortuiti risucchia il lettore in un vortice incalzante ed euforico, significato dal […]

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Katharine Kilalea: Va tutto bene, signor Field | Recensione

Va tutto bene, signor Field, scritto da Katharine Kilalea, è fra i recenti titoli messi in pubblicazione (lo scorso agosto) dalla casa editrice Fazi editore (per la traduzione in italiano di Silvia Castoldi). Va tutto bene, signor Field di Katharine Kilalea: recensione Con Va tutto bene, signor Field, Fazi editore pubblica un testo dell’autrice sudafricana Katharine Kilalea. La trama del romanzo intende seguire le direttrici di alcune di quelle che sono le voci proprie dell’anima: musica, silenzio, emozioni. Queste le “voci” che permeano il testo, questi gli aspetti di un uomo che può essere specchio di altri uomini. La musica e la riflessione sulle emozioni sono messe insieme attraverso il medium dell’architettura: il concetto d’arte, dunque, si comprende, permea il testo, declinandosi, attraverso la penna dell’autrice, nelle sue plurime forme e svariate manifestazioni. Suono e luce sono le prime esperienze sensoriali che le righe di Katharine Kilalea rievocano dalla memoria del lettore: una casa in cui ombre, luci, forme, impressioni, suoni e silenzi iniziano a stagliarsi sulla pupilla di chi guarda e ascolta; e chi guarda e ascolta è il protagonista, il cui filo narrativo si muove lungo il discorso in prima persona, cosicché il lettore possa entrare direttamente nella scena attraverso il personaggio protagonista: ed è proprio attraverso l’uso narrativo di questa diegesi interna che sembra sottolinearsi ed intensificarsi la volontà di speculazione intima, introspettiva, del lungo racconto. Oltre allo sfondo naturale, ambientale, in cui si muovono e “vivono” i personaggi pensati e costruiti dall’autrice (e del cui bios la presenza palese è data dalle grandi sezioni che compongono il testo che si svolgono lungo l’avvicendarsi delle quattro stagioni – ulteriore riferimento musicale? – e che segnano lo stato d’animo che le permea), c’è un elemento antropico che risulta essere quasi un ulteriore personaggio di Va tutto bene, signor Field: la casa, la costruzione architettonica che “accoglie” come fosse involucro, bolla di separazione dell’individuo dal resto, i pensieri e le azioni del protagonista e dei personaggi comprimari che vi ruotano intorno, si fa imprescindibile presenza spaziale al fine di ricollegare e comprendere le vicende – interiori ed esteriori – che si svolgono via via attraverso la trama del testo. Più di un ritmo narrativo caratterizza il testo e questo “dinamismo musicale” conferisce un andamento non piatto: periodi e “fraseggi” lenti si interpongono a momenti narrativi più veloci, creando una curva che bene si innesta al personaggio (fra lo stile dialettico pensato da Katharine Kilalea per il suo personaggio e la professione di musicista e concertista del personaggio stesso risalta, in altre parole, un grado di coerenza). La lentezza di certi passaggi narrativi permette al lettore di ristare in personalissime sensazioni evocate a livello cerebrale: memoria ecoica, memoria iconica, memoria aptica sembrano riuscire ad emergere permettendo al lettore di recuperare – e rielaborare – a livello conscio sensazioni vissute ed emozioni pregresse; sensazioni ed emozioni pregresse assolutamente personali per ogni lettore, prodotti esperienziali ed elaborazioni individuali che possono “rivivere” solo attraverso un rispetto dei tempi talamici in termini di azione […]

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Libri

Solo Dio è innocente, un nuovo caso per Gordiani

Giusto in tempo per aggiungerlo ai libri che ci faranno compagnia sotto l’ombrellone, è in uscita per Fazi Editore l’intrigante giallo di Michele Navarra “Solo Dio è innocente”. Il libro aggiunge un nuovo intenso capitolo alle avventure dell’avvocato Gordiani, a cui abbiamo imparato ad affezionarci nel corso della prolifica produzione narrativa di Navarra. Siamo nel cuore della Barbagia Nuorese in un piccolo paese sulle pendici del Gennargentu, Fonni, il paese più alto della Sardegna. In una comunità dove i rapporti sociali sembrano ancora regolati da antichi codici d’onore e arcaiche leggi di prevaricazione e vendetta, l’assassinio a sangue freddo di un ragazzo di quindici anni getta sale sulle ferite ancora aperta di una faida familiare che si tramanda da indefinite generazioni. La morte del giovanissimo Gregorio Rutzu viene da subito ricollegata all’eterno nemico di famiglia Mario Serra, il bastardo, l’assassino. Ad incriminare Mario, ancor più degli indizi dell’ultimo crimine, sono le colpe di tutti quelli che lo hanno preceduto. Mario è un uomo avvezzo al crimine, Mario è un uomo che ha già le mani sporche del sangue dei Rutzu e quando Gregorio viene assassinato davanti agli occhi del fratello Davide, nessuno ha dubbi sul fatto che l’omicidio non sia altro che l’ultima mossa della faida che ha portato già alla morte dello zio di Gregorio e del fratello di Mario. La difesa di Mario viene affidata all’avvocato Alessandro Gordiani, che, ad un passo dal chiudere lo studio romano e godersi le vacanze estive, viene coinvolto in questo caso in cui le colpe sembrano già stabilite senza possibilità di appello. L’avvocato Gordiani si troverà a combattere prima di tutto contro la propria coscienza che gli impedisce di assumere la difesa di persone della cui non colpevolezza non sia ragionevolmente convinto; e Mario non è un uomo a cui si addita l’etichetta dell’innocenza. Nel corso delle sue indagini, Gordiani vedrà ricomporsi tutti i tasselli di un quadro in cui è impossibile segnare una linea retta che separi i colpevoli dagli innocenti; un intreccio di colpe personali e familiari si dipanerà davanti agli occhi dell’avvocato incrinando le sue certezze umane e professionali. Lo sforzo di non accontentarsi della verità processuale bensì di cercare di restituire ai fatti la verità assoluta, è da sempre la convinzione su cui si fonda l’etica professionale dell’avvocato Gordiani. Nel tentativo di costruire la linea difensiva di Serra, Gordiani darà fondo a tutte le sue energie per ricostruire la verità dei fatti e convincere l’accusa, ma soprattutto se stesso, dell’innocenza del suo assistito. Ma la verità che uscirà fuori dal groviglio di colpe che tutti i personaggi si portano dietro sarà una verità piena di ombre, una verità senza assoluzione per nessuno. Con “Solo Dio è innocente” Navarra ci restituisce l’immagine di una Sardegna d’altri tempi, ancorata alle sue origini e sospesa in una dimensione temporale in cui i rapporti umani sono vissuti come rapporti di forza e regolati da leggi ataviche e crudeli. Una dimensione sociale in cui tutto è sacrificabile per la difesa dell’onore e le […]

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La casa e il mondo: il Bengala di Rabindranath Tagore

Recensione di La casa e il mondo, il romanzo edito Fazi del premio Nobel Rabindranath Tagore Torna in libreria per Fazi Editore, con una nuova traduzione, La casa e il mondo, uno splendido ritratto dello Stato del Bengala all’alba del Ventesimo secolo, dello scrittore Premio Nobel per la Letteratura Rabindranath Tagore, il primo scrittore non occidentale a ricevere questo riconoscimento nel 1913. La casa e il mondo è uno splendido romanzo a tre voci -tre potentissime voci l’una profondamente diversa dall’altra- che racconta non soltanto lo Stato del Bengala sconvolto, nei primi anni del Novecento, dalle rivendicazioni del movimento indipendentista indiano contro la dominazione britannica ma, in senso più ampio, il conflitto tra il proprio universo interiore, gli universi interiori di ognuno e la realtà storica che fa da sfondo alle complesse vicende dell’io che conosce altri io. Un romanzo dalla prosa delicata, poetica ed elegante che conduce il lettore attraverso le fila del racconto, congiungendo microcosmo e macrocosmo e svelandone i punti di contatto e le contraddizioni. La casa e il mondo spalanca le porte sugli universi interiori di tre individui dalle personalità diverse e fortemente contrastanti, ne svela i segreti ed i pensieri più intimi, permettendo al lettore di riconoscere quelle voci come caratteristiche di quei personaggi e spingendolo a cambiare continuamente punto di vista, empatizzando ora con una voce, ora con l’altra. Il lettore incontrerà così, in principio, Bimala, nelle prime pagine del romanzo una perfetta moglie indiana, che ha bisogno di adorare il marito per poterlo amare, che ricerca in lui un rapporto gerarchico e “verticale”, una subordinazione che Nikhil, un uomo colto e moderno ma mite e politicamente moderato, dedito più alla speculazione filosofica e spirituale che all’azione, non desidera per un rapporto tra pari ma che accetta come “pegno” necessario alla donna che ama e rispetta profondamente. Vorrebbe sentire la voce più vera dell’io, al punto da spingerla a lasciare il gineceo domestico per conoscere il mondo fuori dalla porta di casa, mondo nel quale lei afferma di sentirsi fuori luogo, a disagio, ma che Nikhil desidera che lei conosca affinché possa sentirsi libera davvero in una condizione scelta e non costretta dalle convenzioni sociali. La terza, imponente voce del romanzo è quella di Sandip, leader radicale del movimento indipendentista indiano, un io forte e avido, un incantatore d’anime che risponde alla legge naturale del volere per il soddisfacimento del proprio ego. Una personalità incredibilmente carismatica che riesce ad attrarre Bimala con la forza delle proprie idee, a tirarla fuori dall’isolamento domestico con l’irresistibile nenia della propria oratoria, rendendola la personificazione della dea della rivoluzione. Sandip è l’uomo forte verso il quale Bimala vorrebbe riversare la propria adorazione, l’adorazione di cui lei sente di aver bisogno per poter amare un uomo, un uomo dall’ego fortissimo, abituato ad ottenere sudditanza e verticalità nei rapporti che instaura. Al contrario, quella di Nikhil è una personalità mite moderata, che nell’adorazione della moglie vede una sudditanza che reputa svilente in un rapporto tra pari e nella lotta armata, […]

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Quanto manca per Babilonia? torna in libreria con Fazi Editore

“Quanto manca per Babilonia?”, classico della letteratura irlandese, a grande richiesta è stato appena ripubblicato da Fazi Editore nella traduzione di Maurizio Bartocci. Uscito per la prima volta nel 1974, è il terzo romanzo della dublinese Jennifer Johnston e racconta la storia drammatica e commovente dell’avversata amicizia tra i due protagonisti Alec e Jerry. “Quanto manca per Babilonia?” è ambientato nel 1913: la prima Guerra Mondiale non è ancora iniziata ma se ne sente l’eco avvicinarsi, e anche la tensione tra l’Inghilterra e l’Irlanda serpeggia in tutta la storia. Non è solo un romanzo sulla guerra, sull’odio e sulla violenza, sulla loro inutilità e sul carico di dolore e lutti che generano. Nonostante il contesto sia tutto rivolto verso la guerra, “Quanto manca per Babilonia?” è un romanzo che racconta di amore e amicizia, che prova caparbiamente a opporre il bene all’orrore. “Quanto manca per Babilonia?”: la trama “Quanto manca per Babilonia?” si apre con un flashback quasi immediato: un ufficiale, solo nella sua stanza con carta e penna, ripercorre i suoi ricordi ma ‹‹non c’è spazio per le speculazioni o per la speranza, nemmeno per i sogni›› perché sta aspettando di essere giustiziato. È l’ufficiale Alexander Moore, inglese, aristocratico e protestante, che si è arruolato nell’esercito britannico per le ragioni sbagliate: accontentare l’ambiziosa madre, scappare dalla sua inospitale casa e seguire l’amico Jerry, partito volontario per la paga e per prepararsi a servire la causa nazionalista irlandese. Il romanzo è un lungo flusso, un memoriale senza capitoli, diviso tra l’Irlanda e le Fiandre. In Irlanda Alexander vive un’infanzia di agi ma in totale solitudine: un precettore cura la sua istruzione e il suo svago consiste nel dare da mangiare ai cigni del lago in compagnia dell’algida madre, affascinante e capace di guizzi di vera perfidia. Il padre, pur affezionato al figlio, è silenzioso e arrendevole con la moglie. Il giovane Alec rappresenta l’unico punto di contatto tra i due coniugi, chiusi in una ‹‹solitudine selvaggia›› alla quale hanno condannato anche il figlio. Quando incontra Jerry, coetaneo e figlio di contadini, cattolico, spirito libero e rivoluzionario, scopre l’amicizia e la gioia delle passioni in comune e il piacere della conversazione, assente in casa. Il sogno dei due ragazzi è aprire un maneggio insieme e dedicarsi ad allenare cavalli: Alec è un intenditore e Jerry un capace cavaliere, ma Alec è un ingenuo mentre Jerry è consapevole della loro siderale distanza sociale. La madre di Alec ostacolerà la loro amicizia – una ‹‹relazione sconveniente›› – facendo ripiombare Alec nella routine delle tristi vicende domestiche della loro casa. Il grido di un uomo oltre il filo spinato È quando la storia si sposta nelle Fiandre, in trincea, che lo stile di Jennifer Johnston si svela in tutta la sua originalità e la sua compattezza. Con una scrittura implacabile ed essenziale cala la storia nell’inferno delle trincee, condensando il passaggio dalla fattoria al fronte nel grido di un uomo al di là del filo spinato, ‹‹ma non si trattava di un grido prolungato; […]

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Primo piano sul cadavere: la prima indagine di Nestor Burma

Recensione di una delle ultime uscite Fazi Editore, il primo romanzo di Lèo Malet della serie dell’investigatore privato Nestor Burma, Primo piano sul cadavere Uscito per la prima volta nel 1985 col titolo originale di Gros plan du macchabée, e finora inedito in Italia, Primo piano sul cadavere è la prima avventura dell’investigatore privato Nestor Burma, l’eroe noir del politicamente scorretto nato dalla penna di Léo Malet, uscito nel mese di maggio per Fazi Editore, come gli altri titoli della serie. In questo primo caso, incontriamo un Nestor Burma più giovane e con meno esperienza ma nondimeno arguto e sarcastico, un anticonformista dalla battuta pronta ugualmente donnaiolo e squattrinato, se non di più, tale da reggere con tranquillità il confronto con la sua versione più anziana ed esperta che il lettore ha imparato ad apprezzare nelle precedenti pubblicazioni Fazi. Gli esordi di Nestor Burma nel mondo dell’investigazione privata sono nella Francia degli anni Quaranta in un set cinematografico dalla sceneggiatura che ricorda un film in bianco e nero: lui, bello e tenebroso, attore di successo e gran seduttore, e lei, una bellezza mai sfiorita nonostante l’avanzare dell’età. Sul palco, Nestor Burma malamente truccato e travestito, una comparsa sul set non prevista dalla sceneggiatura ma fortemente richiesta, anzi pretesa, dalla primadonna della produzione, che non è l’attrice protagonista bensì l’attore protagonista, Julien Favereau, che ha ricevuto una lettera di minaccia e ha ingaggiato Burma affinché lo segua sul set come guardia del corpo, per proteggerlo da eventuali aggressioni. Ma, una volta terminate le riprese, l’attore torna nel camerino e muore improvvisamente sotto gli occhi dell’investigatore. Nella stanza, nessuno oltre alla vittima, che si scoprirà essere un uomo insensibile e cinico nei confronti del quale tutti avevano fondati motivi di disprezzo e risentimento, e al suo protettore, un investigatore che non ha alcuna simpatia verso la vittima, che pure lo ha ingaggiato e verso la quale ha, suo malgrado, un debito morale: scoprire l’identità del suo assassino, costi quel che costi. È in questo caso che Nestor Burma avrà il suo primo incontro con il giornalista del Crépuscule Marc Covet, alle prime armi come lui, presenza fissa negli altri capitoli della saga: è questo caso che determinerà la fama del giornalista e dell’investigatore privato, due personalità fino ad allora sconosciute, che sfrutteranno le luci della ribalta e la stampa scandalistica per acquisire una certa notorietà nelle rispettive professioni. L’intrigo della prima, brevissima ma coinvolgente avventura dell’investigatore privato ideato da Malet è semplice e scorrevole, si lascia leggere avidamente fino all’imprevedibile conclusione del racconto, reso piacevole dal sagace umorismo di Nestor Burma, che conduce il lettore il lettore attraverso scene del crimine, interrogatori, conquiste di avvenenti bariste ed agenti di polizia come sempre messi alla berlina, commentando gli eventi con la sua inconfondibile ed irresistibile ironia: il segreto di una saga noir che si riconferma tanto avvincente quanto divertente. Fonte immagine: Ufficio Stampa.

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Sommersione: recensione del libro di Sandro Frizziero

Sommersione è il recente romanzo scritto da Sandro Frizziero (scrittore e docente di lettere presso Chioggia e finalista al premio John Fante nel 2019 con il suo primo libro, Confessioni di un NEET, pubblicato per i tipi di Fazi Editore nel 2018), e pubblicato per la casa editrice Fazi Editore lo scorso febbraio. Il testo, che sembra assumere la foggia di una lunga lettera pensata dall’autore del romanzo come scritta dal “suo” narratore, intradiegetico e onnisciente allo stesso tempo (forse un alter-ego letterario, in un certo senso, dello stesso autore Sandro Frizziero) e rivolta ad un «odioso pescatore», “immerge” subito il lettore nella storia narrata, con estrema immediatezza e cruda violenza, trascinandolo giù nei torbidi fondali, come pesce brutalmente pescato, nel mare dei pensieri esacerbati e delle figure narrate. Sommersione: il testo Scorrendo in lettura le pagine del romanzo, sembra emergere chiarissimo il tema portante, il nucleo narrativo attorno al quale si estende e si propaga il senso del testo, sommerso fra un’isola arida e il mare che la circonda: la descrizione di un’ambientazione riarsa dal sale del mare, come le coscienze dei protagonisti pensati e descritti dall’autore. Sicuramente la prospettiva di Sandro Frizziero è intrisa di infelicità, di una certa profondissima sofferenza e solitudine, fortemente percepita nella lettura di Sommersione in tutto il suo proprio dolore. Solitudine morale, indifferenza, brutalità, rimordono gli isolani di Sommersione, “prosciugandoli”, in termini montaliani; un “male di vivere” aleggia ferale e trasuda fra le pagine del testo, un male di vivere violento, cattivo, foriero di brutalità e comportamenti del tutto abietti. Un “mondo chiuso”, sommerso da ombre tetre “zuppe” di crudeltà: fra tutte, emerge violentissima la crudeltà del pescatore che fa mattanze di pesci e di uomini, nell’atrocità delle sue maglie che fanno agonizzante il pescato. Le descrizioni sono costruite in negazione, nella loro assenza di vita. Sommersione: già dal titolo, fra l’altro eloquentissimo, si può comprendere il senso del discorso portato avanti e già a partire dallo stesso titolo sembra delinearsi l’intento dell’autore, ossia un’immersione totale – una sommersione, appunto – nel mare, quel mare che è contemporaneamente luogo fisico d’ambiente naturale e luogo intimo dell’animo umano: una dimensione marina pluriesistenziale, insomma, una sommersione fra le acque che sono fuori e che sono dentro ai personaggi; una riflessione, una lunga tormentata e impietosa riflessione, che Sandro Frizziero costruisce sul dialogo fra il suo narratore-scrivente e l’uomo suo interlocutore-destinatario; una riflessione sui malesseri torbidi e i mali sordi dell’esistenza: un romanzo proiettato, insomma, a me pare, all’interno di una prospettiva d’indagine interiore. Fonte immagine in evidenza: https://fazieditore.it/catalogo-libri/sommersione/

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