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Eroica Fenice

La Tag: Fazi Editore contiene 70 articoli

Libri

La violenza del mio amore, l’ultimo romanzo di Levantino

Con La violenza del mio amore Dario Levantino aggiunge un altro tassello all’intensa e sofferta storia di Rosario Altieri, un giovane che lotta disperatamente per emergere dalla condizione di emarginazione cui ineluttabilmente lo condanna il suo quartiere di nascita. Il romanzo, pubblicato per Fazi Editore il 2 settembre 2021, segue i primi due successi di Levantino, Di niente e di nessuno e Cuorebomba, condividendone il protagonista e regalandoci un altro autentico e crudo spaccato di una Brancaccio rassegnata e sottomessa ai capricci del suo boss. Sullo sfondo di una Brancaccio dove la speranza di riscatto sociale sembra aver definitivamente abbandonato anche l’ultima pietra, Rosario rivede la sua Anna in una sera d’estate e nel suo ventre scopre un fotogramma della famiglia che formeranno. Partita per dimenticare Rosario, Anna è ritornata a Brancaccio con in grembo un pezzo dell’amore che si sono scambiati prima del suo viaggio. Da quel momento Rosario e Anna intraprendono un duro e solitario viaggio nel tentativo di sottrarsi al destino di povertà ed emarginazione che la dura legge di Brancaccio e i moniti dei genitori di lei hanno già vaticinato. Armati di una incrollabile fiducia nella forza del loro amore, Rosario e Anna cercano giorno dopo giorno di conquistarsi un pezzo di felicità, un lavoro dignitoso con cui sostenersi, una casa popolare in cui crescere la loro famiglia, il diritto di sperare in un futuro migliore attraverso lo studio. Ma a Brancaccio non è permesso a nessun di sognare senza l’autorizzazione di Totò Mandalà, il boss del rione che comanda come un feudo il suo quartiere; tutto a Brancaccio è deciso dalla famiglia dei Mandalà e anche l’assegnazione delle case popolari passa attraverso il consenso del boss Totò. Dinanzi all’inesorabilità di questo potere, Rosario sarà più volte tentato di cedere alla totale sottomissione nel tentativo di proteggere la sua famiglia dagli ostacoli che la dura realtà di Branciaccio pone sul loro cammino. Come in una discesa agli inferi, Rosario lotta contro l’indifferenza delle istituzioni, che non sono in grado di offrire a Rosario e Anna nè cure adeguate per la nascita prematura della loro figlia nè un alloggio per sottrarsi ad una condizione misera e degradante. Animato dalla promessa di riscatto fatta alla madre, Rosario lotta ancora contro l’iniquità di un sistema scolastico che non è in grado di offrire strumenti concreti di emancipazione sociale. Ma ad ogni sconfitta, in questa disperata ed estenuante lotta, Rosario trova nell’amore la forza per non arrendersi; un amore estremo che nella sua violenta forza infonde in Rosario il coraggio per compiere estremi gesti. La violenza del mio amore parla di un amore struggente in grado di sopravvivere alla crudeltà e iniquità del vivere, di sentimenti puri che nella loro forza riescono a superare tutti gli attacchi che la vita muove loro, ma è anche un romanzo che parla della durezza del vivere dal lato dei vinti, di coloro che non possono permettersi neanche di sognare una condizione migliore. Senza indulgere in pietosismi, Levantino descrive una realtà rassegnata all’immutabilità della […]

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Libri

Servo e serva di Ivy Compton Burnett, la nostra recensione

“Servo e serva” (titolo originale: Manservant and Maidservant)  è un romanzo di Ivy Compton Burnett, scrittrice inglese del Novecento (uscito per la prima volta in Italia nel 1981 ed edito da Einaudi) e riproposto quest’anno da Fazi Editore. “Servo e serva” è stata pubblicato alla fine di agosto di quest’anno nella collana Le Strade ed è stato tradotto da Manuela Francescon. Di seguito proponiamo la nostra recensione.  Servo e serva- la sinossi Siamo agli inizi del Novecento. I Lamb sono una ricca famiglia inglese che vive in una grande casa di campagna fuori Londra: il padre Horace è un capofamiglia severo e tirchio, quasi tiranno con i suoi bambini e non ha un grande rapporto con la sua ricca moglie Charlotte che preferisce alla sua la compagnia del cugino del marito, Mortimer che vive con loro insieme alla zia Emilia, ormai ottantenne.  Poi c’è la servitù che qualsiasi famiglia ricca (e che si rispetti) detiene e con i cui membri, negli anni, si è andato consolidando un rapporto di reciproco rispetto, soprattutto con il maggiordomo e la cuoca che rispettano scrupolosamente le regole di comportamento da assumere nelle relazioni interpersonali e fanno il possibile affinché le nuove generazioni di “servi”, rappresentati da Miriam e George, più sguatteri che camerieri, li rispettino cercando di mitigare le espressioni fuori luogo nonché i comportamenti poco adeguati di quest’ultimo che non perde occasione per farsi notare in tal senso. L’equilibrio precario della famiglia Lamb inizierà a vacillare quando comincia a lavorare nella loro casa il precettore dei bambini: Gideon. Ciò favorirà l’instaurarsi dell’amicizia tra la famiglia Lamb, in particolare tra Horace e sua madre Gertrud mentre sua sorella Magdalen instaurerà un rapporto speciale (ma anche molto strano) con Mortimer. Varie saranno le vicende che vivrà questa famiglia, (intrighi, cattiverie, pettegolezzi, malattie) dove l’attenzione alla forma e all’etichetta svolgeranno ruoli di primo piano, in linea con quanto accadeva nelle famiglie inglesi del Novecento, tanto da farle apparire ridondanti e paradossali.  In questa famiglia, ciascun componente è padrone e servo allo stesso tempo, padrone del suo ruolo, ma anche schiavo delle gerarchie e della “forma”, di una vita che forse nessuno di loro si è scelto, sia il padrone di casa che la servitù. Ciascuno di loro sa bene, da quando è nato, che niente potrà cambiare la propria sorte e,  quindi,  è necessario che comprenda  al più presto il proprio ruolo nella società e adattarsi. Contrastare questo stato di cose non solo non serve a nulla, bensì fa apparire la persona in questione “ridicola” e “fuori luogo”.  “Servo e serva” è un romanzo intrigante e ben scritto, consigliato a chi ama il genere. L’autrice di “Servo e Serva”, Ivy Compton Burnett è una scrittrice inglese del Novecento. Tra le sue opere, Fazi Editore ha pubblicato, oltre a “Servo e Serva” anche “Più donne che uomini” (2019) e “Il capofamiglia” (2020), anch’essi recensiti da Eroica Fenice. 

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Regina rossa: il nuovo romanzo di Juan Gòmez-Jurado

Regina rossa è il nuovo romanzo dell’autore Juan Gómez-Jurado, edito da Fazi; l’autore è uno dei più celebri giallisti spagnoli e tale libro conferma quella bravura innata che ha portato tanto successo. Trama del romanzo “Fulcro della vicenda è un personaggio che diventerà sin da subito di fondamentale importanza: Antonia Scott; si tratta di una trentenne con delle particolari qualità, prima tra tutte un’acutissima intelligenza, probabilmente dovuta ad un quoziente intellettivo fuori dal comune. Doti delle quali sono a conoscenza i poliziotti spagnoli, che conoscono fin troppo bene l’astuta donna. Un caso inquietante, difficile, strano e dai dettagli sottilmente affilati, porterà la polizia a chiedere l’aiuto di Antonia e la donna accetterà di essere coinvolta nella vicenda, o meglio, proverà a districarne gli aspetti più subdoli e sconosciuti, con arguzia e furbizia”. Regina rossa è un romanzo, un thriller che colma la mente dei lettori. La riempie di aspetti, tasselli inaspettati, contenuti diversificati, identità sospette e non, persone che si rivelano essere tutt’altro rispetto a ciò che sono veramente, luoghi, dialoghi e tanto altro ancora. Regina rossa: caratteristiche canoniche del thriller e avanguardia di genere Definire con poche parole un romanzo così intenso e ricco non è assolutamente semplice; sicuramente ciò che colpisce sin dalle prime pagine è la maestria dell’autore, Juan Gómez-Jurado, che abilmente crea una storia ricca di pathos, dalla quale è difficile non lasciarsi travolgere. Il ritmo è incalzante e si incentra sulla figura di Antonia, che mantiene viva l’attenzione, contribuendo a dare “colore”, e in particolare modo dinamismo, ad una trama fittamente tessuta. Regina rossa presenta tutte le caratteristiche proprie di un giallo o per meglio dire di un thriller. Leggendo l’interessante ed avvincente romanzo si noterà subito come l’autore, dopo aver denotato i caratteri essenziali propri del genere, quelli cosiddetti “canonici”, adotta poi delle regole specifiche, analizzando particolari e dogmi che spesso destabilizzano o offuscano l’attenzione del lettore, allontanandola dal tema principale. Non si tratta di un romanzo tradizionale, esso non segue i principi della tradizione ma li adotta in modo alternativo, in un impiego differente rispetto alla normativa rigida che regola il genere. In questo senso la trama, ma anche i personaggi e la vicenda stessa, rimandano al canonico per elementi o meccanismi in comune ma al tempo stesso si distacca da esso rispetto a vari livelli. Livelli tematici e contestuali nei quali sono perfettamente inseriti i personaggi, primo fra tutti Antonia, che non è facile definire e per la quale scegliere degli aggettivi sarebbe riduttivo. Come detto inizialmente è una donna fuori dal comune, che sorprenderà il lettore. In realtà anche l’ispettore Gutiérrez non è definibile, nel senso che non si può descrivere, perché troppo complicato e limitativo. Due personaggi legati da un mistero… fitto e da decifrare, una espressione beffarda si potrebbe dire. Ciò che dà ancora più vivacità ai personaggi sono le situazioni che li vedono coinvolti; pagina dopo pagina, il lettore avrà la sensazione che probabilmente non si parli di un unico mistero e soprattutto che potrebbe in realtà trattarsi di un […]

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Ana Marìa Matute, il romanzo: Ricordo di un’isola

Ricordo di un’Isola è un romanzo della straordinaria scrittrice spagnola Ana Marìa Matute pubblicato nel 1959 e edito per Fazi nel 2021 con la traduzione di Maria Nicola. Il romanzo, il cui titolo originale è Primera Memoria, ha vinto il Premio Nadal nell’anno della pubblicazione ed è il primo della trilogia de Los Mercaderes, di cui fanno parte Los soldados lloran de noche (1964) e La trampa (1969). Ana Marìa Matute è stata la terza donna a vincere il premio Cervantes (2010) per il romanzo breve Aranmanoth, ed è stata candidata al Premio Nobel per la Letteratura più volte. Ricordo di un’isola, trama del romanzo di Ana Marìa Matute Ambientato nelle Baleari, Ricordo di un’isola narra le avventure di Matia, una sediziosa ragazzina di appena quattordici anni, che è stata espulsa dal collegio per aver dato un calcio alla priora. Lontana dal padre, coinvolto negli scontri armati che si tengono sulla terra ferma, e orfana di madre, viene spedita a casa della ricca nonna. Le premesse della sua permanenza d’altronde non sono delle più rosee. «Ti domeremo». Siamo nel 1936, nel pieno della guerra civile spagnola. Maiorca è lontana dai conflitti, ma l’atmosfera di pace e serenità che regna sull’isola inizia a incrinarsi e a lasciare crepe nel quadro brillante e rasserenante dipinto dalla Matute. L’isola è distante, ma i dissapori sono vividi ed è in quel momento che Matia comincia a leggere nei gesti e nelle parole il linguaggio arcano degli adulti, fatto di segreti celati. Suo cugino Borja, poco più grande di lei, sarà l’interprete di quel codice a lei ancora oscuro, l’accompagnerà nella sua perdita dell’innocenza tra scorrerie di ragazzini e sigarette rubate, assaporate stesi sul pavimento, con la schiena percorsa dal brivido di essere scoperti. La Matute sovverte il topos dell’isola, luogo preservato dal male in cui rifugiarsi da pericoli lontani che diventa un covo pieno di insidie nascoste, dove tutto ciò che dovrebbe suscitare familiarità nasconde denti acuminati e lingue sibilanti. Matia è l’isola, è alienata, una terra vergine ancora invalicabile e indomata e sente il peso nel petto, nel venire a patti con l’immoralità, la natura più squisitamente umana, delle persone che la circondano. Nuovi sentimenti e sensazioni prenderanno il sopravvento: il desiderio nascente del corpo altrui, l’incontrollabile paura di eventi che lei stessa non vuole immaginare, la brama di conoscere la verità. Sa di non essere più una bambina, ma il senso di inquietudine avvinghiato al suo cuore affatica la sua rinuncia allo status di infante, metaforizzato dal suo inseparabile pupazzo di pezza Gorogò. Nonostante la sua riluttanza, cerca di risultare più adulta agli occhi di suo cugino Borja. In Ricordo di un’isola, Ana Marià Matute richiama temi cardine della sua florida produzione letteraria (quasi del tutto inedita in Italia), che trova terreno immaginifico nella prima parte della sua vita, durante la quale ha fatto esperienza della guerra civile combattuta in Spagna. Narra gli eventi con lo sguardo innocente dei bambini, protagonisti dei suoi romanzi, così come lei stessa è stata spettatrice di […]

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Il taglio dell’angelo: giallo d’ambientazione ospedaliera

Il taglio dell’angelo è un recente testo scritto da Claudio Coletta e pubblicato dalla casa editrice Fazi editore lo scorso maggio; il testo, che si inserisce nel cuneo editoriale dei testi afferenti al genere del romanzo giallo d’ambientazione ospedaliera, si consuma tutto lungo la linea – sottile come una lama di bisturi – della tensione e dello sconcerto. Il taglio dell’angelo: il testo di Claudio Coletta Il taglio dell’angelo è un testo che già dalle prime pagine consuma la sua duplice tensione emotiva: un primario, poco aggiornato sui fatti di cronaca, trascorre le sue giornate lavorative più fra le carte di una burocrazia ospedaliera che fagocita la pratica medica che fra le corsie che accolgono i pazienti bisognosi di cure; questa situazione genera un senso di smarrimento nel primario la cui coscienza viene – come potrà leggere in dettaglio il lettore – definitivamente scossa da un caso di cronaca a lui vicinissimo: il decesso improvviso e apparentemente inspiegabile di un ragazzo straniero. Inizia così la narrazione di questo giallo – con diverse venature nere, come il lettore potrà accorgersi – che vedrà protagonista e coprotagonista (il primario succitato, il dottor Lorenzo Baroldi, e il suo amico poliziotto, l’ispettore di polizia Nario Domenicucci) a indagare spalla a spalla; ciò che verrà a galla sarà una storia torbida, fatta di aberrante strazio e sconcertante miseria umana. Duplice tensione, si diceva, in apertura a questo articolo. Duplice è anche la scelta che appare operata da Claudio Coletta tra forma e contenuto: un testo che riguarda – al di là del tema poliziesco – un ambiente ospedaliero, medico, tutto pregno di scienza sanitaria, ma al contempo un testo impaginato con scansione in parti identificate da illustrazioni dei tarocchi, che ben delineano il mistero e il caso. Per comprendere appieno quanto detto si può citare un passo tratto dalle Note e ringraziamenti scritte dall’autore, che ben può sintetizzare la genesi del testo: «Questo romanzo, o almeno buona parte di esso, si è affacciato alla mia mente diversi anni fa, quando il fenomeno della cosiddetta immigrazione clandestina […] imperversava nei media con immagini e storie davanti alle quali era impossibile rimanere indifferenti. Più volte, in quei mesi, mi sono chiesto come dare voce a tante esistenze devastate […] Sentivo di non esserne semplicemente capace […] Finché, una mattina d’inverno […] il quotidiano «La Repubblica» ha pubblicato un articolo in cui si raccontava un episodio sconvolgente avvenuto in Francia con i suoi strascichi giudiziari […] Ritengo doveroso ricordare che molto di quanto viene raccontato in queste pagine, protagonisti compresi, è frutto della mia fantasia, come dev’essere in un romanzo. Non lo è però il nucleo centrale della storia, quello è stato davvero, e potrebbe tornare a verificarsi in qualsiasi parte del mondo e in mille modi diversi, ovunque dovesse venir meno il rispetto della dignità umana, quale sia il colore della pelle e il paese di nascita». Claudio Coletta firma, con Il taglio dell’angelo, un libro che affronta temi e ambientazioni a lui professionalmente vicini: oltre che […]

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Un requiem tedesco: l’ultimo capitolo della trilogia di Berlino

Un requiem tedesco. La trilogia berlinese di Bernie Gunther volume III è un libro scritto da Philip Kerr e recentemente pubblicato dalla casa editrice Fazi editore (per la traduzione di Luca Merlini). Un requiem tedesco: il terzo episodio della trilogia di Philip Kerr Un requiem tedesco è il terzo – dunque ultimo – volume de La trilogia berlinese di Bernie Gunther scritto da Philip Kerr, preceduto da Violette di marzo e Il crimine pallido, rispettivamente primo e secondo episodio della saga e tradotti in italiano entrambi da Patrizia Bernardini. Seguendo naturalmente l’evoluzione della trama dal primo episodio di questa trilogia poliziesca, il lettore si ritrova nuovamente a distanza ravvicinata con l’investigatore privato – veterano di guerra ed ex poliziotto – Bernie Gunther, in una torbida spirale di corruzione, scorrettezze, inganni e falsità seguendo il doppio filo del presente e del passato. Ma cos’è vero? Cos’è assoluto? Cosa c’è di falso, di menzognero? E ancora: tutto ciò che sembra è o appare? E del tangibile? Cosa ne è? L’autore di Un requiem tedesco, partendo da alcuni assunti storici, imbastisce una trama che è tutta foschia e bruma del corso dei secoli; una storia che rimanda alla Storia – pagine sanguinose di una guerra aberrante come tutti i conflitti umani e mondiali – fatta di intrighi, di strategie, di spionaggio e controspionaggio: nulla è come sembra – o forse davvero poco – in un labirintico, frenetico e inquietante sfondo geo-politico che è la Berlino del dopoguerra – post II guerra mondiale – in una tentacolare rete vischiosissima – e rischiosissima – di inganni. Cronologicamente il testo fa riferimento – come del resto i due precedenti afferenti alla trilogia – alla prima metà dello scorso secolo, in cupo e dilaniante, oltre che aberrante, clima nazista (ben lontano dalla norma dell’ideologia socio-politico-filosofica comunista) prima, e di estremismo dittatoriale comunista poi; ancora uno sfondo sociale e politico pervade, quindi, le storie narrate dalla mente e dalla penna dello scrittore Philip Kerr: agonia e atrocità che dal primo episodio della trilogia – ambientato nel 1939 – arriva al 1947, mantenendo inalterati i grovigli di trama e di colpi di scena di strategie che, chi ha letto i precedenti libri de La trilogia berlinese di Bernie Gunther, conosce bene. In epigrafe al testo, evocativo, un estratto della poesia Un requiem tedesco di James Fenton che riporto, trovando in esso un diretto collegamento con l’avvio della storia, una sorta di breve pagina introduttiva che rapisce il lettore direttamente all’interno della storia (che pure riporto di seguito): «Non ciò che hanno costruito. Ma ciò che hanno abbattuto. Non le case. Ma gli spazi vuoti tra le case. Non le strade che ancora ci sono. Ma le strade che non ci sono più. Non i ricordi che si riaffacciano. Non ciò che hai annotato. È ciò che hai dimenticato, ciò che devi dimenticare. Ciò che devi portare avanti, dimenticando tutta la tua vita» (James Fenton, Un requiem tedesco); «Di questi tempi, se sei un tedesco trascorri l’esistenza in purgatorio già prima […]

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Quando il mondo era giovane: il nuovo libro di Carmen Korn

Quando il mondo era giovane è il nuovo romanzo dell’autrice Carmen Korn, edito da Fazi. Trama “Primo gennaio 1950: a Colonia, Amburgo e Sanremo si festeggia l’arrivo del nuovo decennio. Quello appena concluso ha lasciato delle enormi ferite, dentro e fuori. La casa di Gerda e Heinrich Aldenhoven a Colonia è stata distrutta e la galleria d’arte di Heinrich non è sufficiente per sfamare tutti. Ad Amburgo, invece, l’amica di Gerda, Elisabeth, e suo marito Kurt, nonostante non abbiano problemi di natura economica, sono preoccupati per il genero Joachim che non è ancora tornato dalla guerra. E infine Margareth, nata Aldenhoven, si è trasferita da Colonia a Sanremo. La vita al fianco del marito italiano sembra spensierata ma la presenza della suocera è piuttosto ingombrante… Ognuno festeggia il Capodanno ma, trascorso il giorno di festa, tutti sono afflitti dalla stessa domanda: cosa riserverà il futuro?”. L’ambito storico del romanzo è quello della Seconda guerra mondiale, epoca durante la quale si respirava una forte voglia di ricominciare, mista però ad un radicato senso di paura e preoccupazione. I protagonisti guardano al futuro, così come farebbe chiunque, ma con timore che quanto è precedentemente accaduto possa ripresentarsi. Allo stesso tempo però c’è voglia di riscatto, di rialzarsi in un’epoca non solo metaforicamente nuova ma che possa essere oggettivamente tale. Ciò che più colpisce del romanzo è la fitta ricostruzione storica che quasi accompagna i protagonisti del romanzo, con uno sguardo volto alla Germania post-bellica e uno alla situazione dell’Italia. In questo ambito ben definito, s’inseriscono due dei personaggi principali, Heirich, forte e tenace, e Margareth, figura psicologicamente complessa. Quando il mondo era giovane Tre famiglie tra Amburgo, Colonia e Sanremo, unite da un filo rosso tra casa ed amicizia, paure e timori, si muovono abilmente, incuriosendo il lettore, grazie alla penna della scrittrice Carmen Korn, soprannominata la Elena Ferrante tedesca. Un romanzo scorrevole e con una trama estremamente coinvolgente; la scrittura semplice dell’autrice coinvolge il lettore sin dalle prime pagine. Un mondo vero, la cui realtà è quasi tangibile, sembra catturare i lettori. Quei problemi, quelle ferite che spesso attanagliano il cuore e la mente, quella serie di preoccupazioni che frequentemente scombussolano la vita sono un pò di tutti. Sembrano appartenere a chiunque. Proprio in questa prospettiva familiare, tutto può mutare ed evolversi e quindi cambiare, in un “nuovo mondo” che si spera possa essere migliore di quello concluso.  Quando il mondo era giovane può essere considerato un vero e proprio romanzo storico, degno di nota e sorprendentemente vero. L’autrice abilmente sottolinea il carattere proprio del genere, con un intreccio narrativo che spesso sposta l’attenzione sull’identità familiare. Tutto ciò s’inserisce in un confluire di vicende ed avvenimenti, tra i quali matrimoni, amori, dissapori,  preoccupazioni, che danno ritmo al romanzo. Un carattere sicuramente innovativo e al contempo molto acuto, simbolo dell’esperienza della celebre scrittrice in questo campo, sono i colpi di scena di cui Quando il mondo era giovane è costellato. Scene di vita quotidiana, frammenti di realtà, all’interno e nel corso dei quali […]

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L’ invenzione dei corpi, il nuovo romanzo di Pierre Ducrozet

L’ invenzione dei corpi è il nuovo romanzo di Pierre Ducrozet, edito da Fazi L’invenzione dei corpi: uno sguardo alla trama Siamo ad Iguala, Messico, 2014. Un giovane professore di informatica, Álvaro Beltrán, sfugge ad uno dei più feroci massacri perpetrati dalla polizia collusa coi narcos. L’orrore negli occhi, nella mente nitidi quegli attimi di terrore; un trauma che non svanisce. Beltrán percorre la strada della sopravvivenza, a fatica, sperando di raggiungere la tanto agognata giustizia. Ma la violenza che credeva di essersi lasciato alle spalle ha solamente cambiato sembianze e Beltrán cade nelle mani di un magnate del web ossessionato dalla ricerca dell’immortalità, diventando cavia di una serie di esperimenti condotti sull’uomo, che mirano a creare un automa, immortale. Tutto ciò diventa un vero e proprio calvario dal quale non riuscirà facilmente a liberarsi, fino a quando… qualcosa o qualcuno arriverà a salvarlo. In questo struggente quanto appassionante romanzo, la vendetta si fa spazio tra baracche abbandonate, deserto, sterpaglie, aridità, sentieri stretti e tortuosi, che creano una sorta di insieme eterogeneo dal quale lasciarsi trasportare. “Passa sulle costole, sullo stomaco, scende verso i fianchi, la pelle si ritrae e s’incava…” è quanto si legge in un importante e quasi inquietante passaggio del romanzo ed è proprio ciò che accade. Le parole, intrise di rabbia, “trafiggono” la mente, attirando l’attenzione del lettore. Un romanzo che trasporta in una dimensione onirica: in una “rete” di mistero. L’invenzione dei corpi è un libro intenso, che cattura l’attenzione sin dalle prime pagine, con una scrittura analitica e scorrevole, semplice e affascinante al tempo stesso. La narrazione si articola in modo tale da scatenare un forte senso di appartenenza al testo. Ciò significa che nulla è lasciato al caso. Il lettore diverrà parte integrante delle vicende del protagonista che potrebbero rappresentare le vicende di tutti. Sicuramente ciò che colpisce maggiormente è lo stile dell’autore francese Pierre Ducrozet, che riesce a mescolare bene le parole, scegliendo temi moderni ed attuali, creando una forte iper-testualità, che conferisce dinamismo al testo. Elementi eterogenei da una parte e del tutto opposti dall’altra; leggendo infatti si scorgeranno una serie di evidenze diacroniche che permettono al lettore di raggruppare tutti quegli elementi fondamentali alla comprensione della trama. “Le sfumature non aiutano la narrazione”, si legge, ma in questo caso non è così. Nella vita reale succede che siano proprio le diverse sfumature di significato a dare senso a qualcosa, così come nella narrazione. L’invenzione dei corpi è tutto ciò; si concretizza in una serie di passaggi quasi obbligati, che tra follia e forte raziocinio portano il lettore in una dimensione talvolta spaventosa ed inverosimile.  Un intenso viaggio attraverso le parole, faccia a faccia con una enorme mole di interrogativi di natura etica, morale, sociale, tutto permeato dalla massiccia presenza della tecnologia, imponente sulla vita odierna. Una rete, non solo web, ma costellata da tasselli di spicco, variegati, che preme sull’attenzione del lettore e nella quale confluisce il progetto finale sul quale si fonda il senso dell’affascinante romanzo. L’invenzione dei corpi […]

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La chimera di Praga, il nuovo romanzo di Laini Taylor

La chimera di Praga è un romanzo dell’autrice Laini Taylor edito da Fazi editore. Trama e ambientazione del romanzo “Karou è una studentessa d’arte, ha diciassette anni e di certo non passa inosservata lungo le strade di Praga. Ad attirare l’attenzione i suoi lunghi capelli blu, la sua pelle ricoperta da un’intricata filigrana di tatuaggi e parla tante lingue. Spesso scompare per giorni e nessuno sospetta che durante quelle assenze vada in giro per il mondo a compiere missioni per Sulphurus, il demone chimera che l’ha adottata quando è nata. La giovane Karou non sa praticamente nulla delle proprie origini e non ha ricordi dei genitori. Ecco quindi che tutti si chiedono chi sia quella giovane un po’ strana che si aggira per le strade di Praga. Da quale famiglia provenga, l’avventuriera diciassettenne”. La chimera di Praga è un romanzo molto coinvolgente, dove spesso il lettore è attanagliato da una serie di fitte domande. Il ritmo della narrazione è incalzante e non lascia nulla al caso. Grazie alla protagonista, alle vicende che la riguardano, al suo presente così vuoto di dettagli relativi al passato ma anche di una serie di ricordi, il romanzo assume velocità, diventando dinamico ed affascinante al tempo stesso. La chimera di Praga: un romanzo tra mistero e suggestione L’autrice configura i dettagli di uno scenario mozzafiato: i vicoli di Praga, così affascinanti e ricchi di storia ed antichità incontaminata. Proprio lì, in quello spazio tra passato e presente, si muove la protagonista, avvolta da una profonda solitudine, che smuove il cuore del lettore, creando una sorta di “attaccamento morboso” al romanzo. Un mondo vero ma al tempo stesso fantastico, grazie alla natura di Karou che improvvisamente sparisce per compiere non si sa bene che genere di “commissioni”. Avventura, sogno, fantasia, sconfinati poteri magici sono solo alcuni dei tanti tasselli ipnotici e notevolmente interessanti che costellano La chimera di Praga. Tutto ha un suo senso, al momento giusto tutto, man mano, tutto trova la sua rivelazione. Una storia e dei personaggi atipici si fanno spazio all’interno del romanzo, tra magia e bellezza, tra sogno e realtà. Chimere e serafini accompagneranno il lettore in una storia senza tempo, dove tutto è possibile, all’interno della quale ogni personaggio rivela una parte di sè, ma con un pizzico di mistero, grazie ad un alone di fantasia che manterrà viva l’attenzione. La chimera di Praga è un romanzo dall’andatura abbastanza scorrevole, pur essendo un po’ complesso in alcuni passaggi. Grazie allo stile relativamente accessibile utilizzato dall’autrice, si leggerà in un arco temporale relativamente breve ma non bisognerà escludere dalla propria attenzione nulla. Ogni cosa, seppur apparentemente insignificante, potrà rivelarsi importante per la comprensione delle vicende e degli avvenimenti. Il genere è simile a quello di uno Young adult ma è molto vicino ad un fantasy. Una cosa è certa: non mancano colpi di scena e molteplici misteri, non tutti rivelati. Probabilmente è proprio questo il fattore principale che dona consistenza a tutto; ogni parola, personaggio, avvenimento, sentimento è perfettamente identificabile ma […]

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L’altro di Thomas Tryon, recensione

Fazi Editore lo scorso marzo ha pubblicato nella collana Darkside L’altro di Thomas Tryon, con la traduzione di Giuseppe Marano Fazi Editore (collana Darkside) lo scorso marzo ha pubblicato il celebre romanzo di Thomas Tryon L’altro (Titolo originale “The other” e tradotto dall’inglese da Giuseppe Marano), nonché sua opera d’esordio. Romanzo del 1971 (uscito in Italia per la prima volta nel 1972) e ambientato nel 1935, L’altro è uno dei grandi classici dei libri Horror nonché bestseller della letteratura americana. Thomas Tryon, prima di diventare uno scrittore, ha lavorato come attore e ha lavorato con attori del calibro di Dean Martin e Charlton Heston.  L’Altro di Thomas Tyron, la sinossi Siamo nel New England degli anni Trenta, in una cittadina di fantasia dal buffo nome di “Pequot Landing”. Protagonisti del romanzo sono Holland e Niles Perry, due gemelli di dodici anni, molto diversi tra loro. Un po’ inquietante Holland, molto più permissivo e docile Niles Perry, succube del fratello. I ragazzi sono da pochissimo orfani di padre (Vining Perry) e vivono in una fattoria con la madre e la nonna; durante quell’estate si verificano cose strane in città. Qui inizia il viaggio nella psiche umana, negli angoli bui di ciascuno di noi, non solo di chi soffre di malattie mentali, come la schizofrenia, che è la protagonista del romanzo. Thomas Tryon descrive questo viaggio utilizzando un linguaggio poetico ed elegante, capace di attirare con maestria il lettore nella trama. L’altro di Thomas Tyron è un romanzo consigliato a chi ama il genere horror. “Forse avrete letto dell’incidente, quel freddo sabato di novembre in cui Vining Perry, padre dei dodicenni Holland e Niles, trovò la morte mentre trasportava l’ultima delle pesanti ceste dal piano per la trebbia nel fienile giù alla cantina delle mele, in vista dell’inverno. Tutti la considerarono una grande tragedia. E negli otto mesi successivi al funerale di Vining Perry non fu permesso giocare lì sotto. Ma arrivati a giugno, dopo che la scuola era finita, con la disciplina attenuata e i libri di storia e geografia riposti, quando era cominciata l’ora legale, con gli adulti occupati altrove, e i pomeriggi piacevolmente lunghi e perfetti per svagarsi nella cantina delle mele, ci fu chi ignorò il divieto. Com’era fresca, buia e silenziosa! E segreta, anche”. “La voce di Holland, notò Niles, era severa e gelida. La testa inclinata leggermente verso il basso, gli occhi grigi, di pietra, che fissavano da sotto le sopracciglia a punta, la sua espressione non era sconosciuta a Niles: risoluta, decisa, implacabile. Tenendo in alto la candela, guardandolo salire sulla scala per puntare una spalla alla botola, Niles sentì un brivido inquietante, simile a una macchia che si espandeva a poco a poco, diffondendosi attraverso tutte le pareti e le membrane del suo stomaco”. Fonte immagine: Fazi editore  

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