Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La Tag: Fazi Editore contiene 34 articoli

Libri

Gatti di Shifra Horn, una storia d’amore edita Fazi

Le credenze popolari vogliono che il migliore amico dell’uomo sia il cane, affettuoso e fedele, e giudicano, al contrario, il gatto un animale infido, legato più all’ambiente che ai propri padroni, anzi, un animale indomito che padroni non ne ha e che non mostra verso i propri coinquilini umani alcun tipo di calore e di affetto spontaneo, che non sia legato ad una richiesta di soddisfacimento dei propri bisogni. Niente di più falso. Lo sapranno già i possessori di gatti – o, più propriamente, coloro che sono stati scelti da un gatto come compagni di vita, in un rapporto di totale parità – e, per chi avesse ancora dubbi o reticenze in merito, è senz’altro consigliata la lettura di Gatti, di Shifra Horn, una delle ultime uscite Fazi Editore: una storia d’amore, come dichiara l’autrice israeliana già nel sottotitolo del libro, la storia dell’amore profondo che l’ha sempre legata a questi animali e che, nel corso della loro troppo breve (rispetto alla durata di quella umana) vita l’hanno ricambiata con immancabile trasporto, un libro nel quale non potranno che riconoscersi gli amanti dei gatti tutti e che farà innamorare di queste creature anche i più diffidenti. Shifra Horn: una vita da amante dei gatti Shifra Horn, scrittrice israeliana, afferma di aver sempre vissuto circondata dai gatti, presenze fondamentali nella sua vita e che, accanto a suo figlio, l’hanno sempre accompagnata nelle varie fasi della sua vita e attraverso i suoi numerosi trasferimenti per lavoro – in barba alle credenze che vogliono i gatti legati all’ambiente più che ai loro padroni -, tra Tokyo e Gerusalemme, sebbene lei sia allergica ai gatti ma, si sa, al cuor non si comanda e un attacco allergico val bene una lunga sessione di fusa. Si ritroveranno tra queste pagine i divertenti aneddoti e le avventure domestiche di Zizi, la prima gatta di Shifra Horn, nera come la pece, Neko-Chan, una gatta giapponese senza coda che si dice porti fortuna, Sheeshee, un bellissimo esemplare di himalaiano dagli occhi blu, in simbiosi con l’autrice del libro, le sue figlie Levana e Shehora, il giorno e la notte, un’abile cacciatrice dal pelo bianco amante dei documentari in TV e una placida miciona dal pelo nero, devota al figlio dell’autrice. A metà tra diario di vita e un lungo racconto composto da aneddoti sparsi, Gatti di Shifra Horn è la storia della lunga e profonda passione che da sempre lega l’uomo al gatto, che instaura con lui un rapporto totalmente paritario, fondato sul rispetto, sulla reciproca fiducia e sull’empatia, perché pochi animali come il gatto sanno interpretare puntualmente gli stati d’animo dei propri amici umani, prestare assistenza e conforto e, a loro modo, prendersene cura. Il gatto, animale autonomo ed indipendente ma non per questo schivo, sa ascoltare, sa amare e, se congiunge il proprio destino e la propria quotidianità a quella di un umano, sarà per sempre e con assoluta fedeltà, per propria scelta volontaria e non per bisogno. Una storia d’amore, se vogliamo, basata su presupposti […]

... continua la lettura
Libri

Angela Carter e la raccolta Nell’antro dell’alchimista

Recensione della raccolta Nell’antro dell’alchimista di Angela Carter Angela Carter è nata a Eastbourne nel maggio del 1940 ed è morta a Londra nel febbraio del 1992. Ha frequentato l’Università di Bristol dove ha studiato Letteratura inglese. Fin dalla pubblicazione del suo primo romanzo, La danza delle ombre (1966), ha iniziato ad essere considerata una delle più originali scrittrici britanniche. In seguito ha scritto altri otto romanzi. È stata una scrittrice e giornalista, divenuta famosa per le sue opere femministe, di realismo magico e di fantascienza. La sua prosa concilia l’horror-fantasy più macabro con la commedia erotica. Nelle opere di Angela Carter troviamo molti riferimenti a Shakespeare, nel romanzo Figlie sagge, al marchese de Sade, a Charles Baudelaire nel racconto Venere nera. È stata però maggiormente ispirata dalla tradizione del racconto orale: ha riscritto, infatti, molte fiabe, tra cui Cappuccetto Rosso, Barbablù e La Bella e La Bestia. Angela Carter è morta di cancro nel 1992, all’età di cinquantuno anni, nella sua casa di Londra. La camera di sangue è il suo capolavoro: il libro per cui verrà maggiormente ricordata. Nell’antro dell’alchimista di Angela Carter è una raccolta divisa in due volumi e pubblicata da Fazi Editore che si apre con L’uomo che amava il contrabbasso.  L’incipit è questo: «Tutti gli artisti sono un po’ pazzi, si dice. Questa follia è, in una certa misura, un mito creato dagli artisti stessi per tenere alla larga i comuni mortali dalla congrega creativa fenomenalmente compatta. Però, nel mondo degli artisti, i consapevolmente eccentrici rispettano e ammirano sempre quelli che hanno il coraggio di essere genuinamente un po’ pazzi.» Continua con il secondo racconto, che è Una signora molto per bene e suo figlio in casa. «Quando ero adolescente, mia madre m’insegnò un incantesimo, mi diede un talismano, mi porse la chiave del mondo. Perché vivevo nel terrore, io, così giovane, così timida davanti a tante persone − le persone che parlavano piano e aspiravano l’acca; le maschere del cinema che, in quei giorni, erano ragazze con indosso degli ampi pigiami di satin che burlavano il mio sesso ancora dormiente con spudorata lascivia, uomini affabili che mettevano le mani fredde sui miei seni appena formati, inermi, al piano superiore dei solitari autobus novembrini. Tante, tante persone.» Nell’antro dell’alchimista di Angela Carter Il libro continua con Souvenir del Giappone, La bella figlia del boia, Gli amori di Lady Porpora, Il sorriso dell’inverno, Penetrando nel cuore della foresta, La carne e lo specchio, Padrone, Riflessi, Elegia per un cane sciolto ed altri racconti. Nella postfazione la scrittrice scrive: «Ho incominciato a scrivere brevi prose quando vivevo in una stanza troppo piccola per scriverci un romanzo. Le dimensioni dello spazio intorno a me modificavano quello che facevo nella stanza e lo stesso succedeva ai miei scritti. La traiettoria limitata della narrativa breve ne concentra il significato. Il segno e il senso si possono fondere in un modo che non è attuabile tra le molteplici ambiguità di una narrazione di lungo respiro. Ho scoperto che benché il gioco […]

... continua la lettura
Libri

Il caso Léon Sadorski, il thriller poliziesco di Romain Slocombe

Esce oggi in libreria nella collana Darkside, Il caso Léon Sadorski, un thriller poliziesco che porta la firma di Romain Slocombe pubblicato da Fazi Editore. Siamo nell’aprile del 1942 a Parigi. La capitale francese è soggetta all’occupazione dell’invasore tedesco e nella ville lumière vige un opprimente clima di terrore. Tra i bombardamenti degli inglesi, gli attentati a opera della Resistenza a danno dei nazisti, i continui arresti degli ebrei deportati nei campi di concentramento, i traffici illeciti e le sempre più frequenti delazioni dei cittadini ormai gli uni contro gli altri, i membri delle forze dell’ordine lavorano a pieno regime collaborando con la Germania. Léon Sadorski, ispettore principale aggiunto di polizia, ha deciso da ben prima che i tedeschi occupassero il suo Paese da che parte stare: anticomunista e antisemita fino al midollo, svolge il suo dovere con fin troppo zelo impegnandosi ad arrestare quanti più comunisti, gollisti e israeliti possibili al fine di epurare la Francia da questi soggetti considerati indegni di esistere e verso i quali – soprattutto gli ultimi – Sadorski prova un evidente odio che traspare dalle sue parole durante l’interrogatorio da parte della Gestapo in seguito al suo inspiegabile arresto con conseguente incarcerazione nella prigione berlinese di Alexanderplatz: “[…] i giudei, anziché servire una patria, un paese, fanno come le prostitute, si mettono al servizio di tutti i paesi, dopo aver rifiutato, per duemila anni, d’integrarsi in una popolazione… È la mentalità di questa razza puttana che ha sabotato il nostro esercito e provocato la nostra sconfitta in poche settimane, davanti alla vostra Wehrmacht equipaggiata per bene e liberata dagli ebrei! […]” Sarà in seguito a questa prigionia che l’approfittatore, avido, codardo e corrotto poliziotto, una volta rientrato in Patria, si dedicherà – seppur con delle evidenti incoerenze – con maggiore foga a svolgere il suo lavoro in una Parigi che, in parte, è diventata lo specchio della bassezza di uomini e donne simili a lui. Il caso Léon Sadorski : quando il noir incontra la storia Finalista al Premio Goncourt e Goncourt des Lycéens, con Il caso Léon Sadorski, Slocombe propone ai lettori, attraverso la controversa e deprecabile figura del protagonista, un “cattivo” che ben incarna l’antieroe: un uomo meschino, insensibile al dolore altrui – anche quando sembra mostrare un lato compassionevole e umano, in realtà, pensa unicamente al proprio tornaconto – il cui interesse primario è quello di svolgere al meglio il suo lavoro eseguendo gli ordini – che siano arrivati dai suoi superiori o dai nazisti poco importa – nella più totale noncuranza delle conseguenze che le sue scelte avranno sulle vite di altre persone. Sadorski è un personaggio di fantasia ma che ben rappresenta la realtà di buona parte della polizia francese di quegli anni: individui ossessionati dalla giustizia – intesa, ovviamente alla loro maniera – fino ad arrivare ad accanirsi senza pietà contro i nemici dello Stato; facilmente corruttibili – anche dai favori e dal denaro degli ebrei che tanto odiavano – nonché inclini alla minaccia e alla menzogna pur […]

... continua la lettura
Libri

Franck Thilliez e Il Manoscritto per Fazi | Recensione

La prolifica penna dello scrittore francese Franck Thilliez ci regala con Il Manoscritto un nuovo thriller dall’intreccio denso di colpi di scena, un sapiente gioco di specchi che riflette e amplifica i personaggi e le loro storie confondendo i margini delle verità di cui ciascuno è portatore. Un gioco di doppi in cui ogni verità si confronta con i suoi possibili opposti fino a perdere i confini e a confondersi con le sue successive reinterpretazioni. Protagonista della storia di Franck Thilliez è la famosa scrittrice di thriller Léane Morgan nel cui recente passato si nasconde il dolore più grande, la perdita dell’unica figlia scomparsa quattro anni prima. La scomparsa di Sarah viene attribuita dalla polizia a un pluriomicida che, richiuso in carcere da due anni, si diverte a rivelare con il contagocce il luogo di sepoltura delle sue vittime, tutte ragazze giovanissime. Nelle confessioni del serial killer manca solo il nome di Sarah e i genitori elaborano in forme opposte l’assenza di una fine certa. Léane affida tutto il suo dolore alle atroci e turpi scene dei romanzi che scrive cercando di frapporre quanta più distanza possibile fra sé e il luogo dove la sua felicità si è interrotta; il marito Jullian, al contrario, ha deciso di dedicare tutta la sua sofferenza e le sue energie alla spasmodica ricerca della verità. La distanza abissale che ormai separa i due coniugi viene interrotta da un grido di aiuto, un messaggio di Jullian sulla segreteria di Léane la informa di aver fatto una scoperta importante riguardo la scomparsa di Sarah. Jullian viene ritrovato privo di sensi e la sua aggressione, unita alla successiva perdita di memoria, costringerà Léane a ritornare nei luoghi del suo più grande incubo per cercare di ripercorrere il filo spezzato delle ricerche del marito. La vicenda della scomparsa di Sarah e delle altre giovani vittime di Andy Jeanson si sovrappone al ritrovamento del cadavere di una giovane donna nel bagagliaio di un’auto rubata nei pressi di Grenoble. Il macabro ritrovamento metterà sulla pista delle giovani scomparse un poliziotto dotato di una prodigiosa memoria, Vic Altran, intrecciando le sue ricerche alla verità che disperatamente Lèane tenta di strappare dall’ombra dei ricordi di Jullian. La corsa di Vic contro il tempo e quella di Lèane all’indietro nel passato si alterneranno sovrapponendo davanti agli occhi del lettore indizi e nuovi rompicapi, rivelazioni e negazioni in un gioco senza fine. Il Manoscritto di Franck Thilliez è difatti un infinito gioco di verità sovrapposte. È innanzitutto infinita la duplicazione della trama essenziale che, nella direzione che conduce dal lettore al soggetto, replica lo schema alla base dell’intera narrazione. Riproducendo mirabilmente una mise en abyme, l’autore afferma nel prologo che il libro è il manoscritto incompiuto di un famoso scrittore che racconta la storia di una scrittrice di thriller il cui ultimo romanzo, intitolato Il manoscritto, narra le vicende di uno scrittore di thriller. Lo schema si ripete innumerevoli volte invitando il lettore a soffermarsi su aspetti ogni volta più bui nelle vicende e nell’animo […]

... continua la lettura
Libri

Le mezze verità, un romanzo dell’autrice inglese Elizabeth Jane Howard

È uscito da poco nelle nostre librerie Le mezze verità, un romanzo della prolifica scrittrice inglese Elizabeth Jane Howard – ideatrice della saga de I Cazalet – a cura di Fazi Editore. May si è da poco risposata con il Collonello Herbert, un uomo dal carattere particolare a tratti inquietante e con il quale vive in una grande casa – acquistata dalla donna – nelle campagne del Surrey. Entrambi hanno dei figli dai precedenti matrimoni: Alice, figlia di Herbert, sta per convolare a nozze con Leslie Mount – un uomo con una famiglia ingombrante che, tuttavia, non ama ma che rappresenta per lei l’opportunità per allontanarsi dal padre dispotico – mentre, Oliver ed Elizabeth sono i figli poco più che ventenni di May. Il primo, intelligente e sarcastico, ma incapace di trovare o mantenere un lavoro, è deciso a sposare una donna ricca che lo mantenga; la seconda, invece, prova a rendersi indipendente offrendosi di cucinare per persone abbienti. Ed è proprio grazie a una cena in casa del “nuovo ricco” John Cole che la giovane trova, proprio in quest’ultimo, l’amore nonostante la differenza d’età e l’insofferenza della figlia sua coetanea Jennifer. Le storie dei personaggi, tutti protagonisti, si sviluppano nelle tre parti di cui il romanzo si compone, con un susseguirsi di mezze verità che, alla fine, troveranno ognuna la propria rivelazione. Le mezze verità e la malinconia e ironia dell’amore Come nei suoi altri lavori, anche in questo romanzo Elizabeth Jane Howard riconferma il suo innato talento nel descrivere nella maniera più minuziosa possibile i caratteri dei personaggi da lei creati: la confusione di May; la cattiveria di Herbert; l’immaturità di Oliver; la solitudine di Alice; il bisogno di amore di Elizabeth. Ed è proprio all’amore che la scrittrice rivolge la sua attenzione mostrandolo in tutte le sue forme con quella che è la palese intenzione di distinguere cosa è l’amore da ciò non lo è. Fondendo ironia e malinconia, speranze e realtà, mezze verità e verità intere, il tutto condito da una scrittura scorrevole nella forma, leggera ma non banale nei contenuti, la Howard ha dato vita a una storia che, grazie anche a degli inaspettati colpi di scena, si legge con interesse, piacere e un pizzico di curiosità che cattura e mantiene viva l’attenzione fino alla fine. In Le mezze verità ogni personaggio giunge, a un certo punto, al suo personalissimo bivio dove il fare i conti con se stessi diventa un’esigenza da soddisfare a ogni costo per potersi comprendere, perdonare e accettare così da poter andare avanti serenamente con la propria vita. [Fonte immagine: Sito Fazi Editore]

... continua la lettura
Libri

Foglie cadute di Wilkie Collins, un viaggio lì dove non vorresti andare (Recensione)

Continua il percorso a ritroso della Fazi Editore, che prosegue, col suo magnifico lavoro, a fare uscire in nuove edizioni piccole “chicche” di autori del passato, magari meno conosciuti ai più, ma che ugualmente ci hanno regalato e lasciato grandi doni sotto forma letteraria. Parliamo in questo caso di Foglie cadute di Wilkie Collins, edito per la collana “Le strade”. Foglie Cadute di Wilkie Collins, lì dove batte il cuore La base su cui la storia si evolve e si inerpica come rami di un albero carico di foglie destinate a cadere è la storia di Amelius Goldenheart, esiliato dalla sua comunità cristiana di Tadmor, nell’Illinois, a causa di una relazione sbagliata, e per questo spedito, come “punizione redentiva”, a Londra. Il giovane Amelius conoscerà nella capitale londinese il peccato come mai aveva avuto modo di vedere prima, capendo sin da subito che questo esilio non lo porterà a nulla di buono, a causa anche dell’incontro con John Farnaby, un ricco uomo che in sé raccoglie tutti i mali del mondo, e della bellissima nipote presa in adozione. Sarà ancora una volta l’amore a fare capolino in mezzo a tanto orrore e a prendere in toto l’attenzione e il cuore del protagonista, che tra tanta bruttura e oscurità, cercherà nella luce dei suoi sentimenti di ritrovare la bellezza e la pace che sembrano altrimenti perdute per sempre. Se ci si approccia alla lettura di Wilkie Collins per la prima volta con questo romanzo, colpiti sopratutto dalla quarta copertina, non se ne pentirà affatto. Più che la trama, che mantiene una sua originalità e un suo interesse immutato nel tempo, è l’abilità di Collins come autore a rendere veramente vivo e sanguinante il cuore di questo lungo racconto. Lo fa usando un tema molto sentito anche oggi, quello della denuncia sociale, che seppur è facile intendere come diversa dalla nostra attuale, poiché è ambientata nella società vittoriana, ritrova tristemente dei connotati simili nella situazione della nostra quotidianità. In alcuni momenti, potremmo anche tranquillamente dire che Wilkie Collins è stato profetico, vista la data di composizione di quest’opera. Gioca coi colpi di scena, mette su una sinistra orchestra, di cui ci presenta un po’ alla volta i protagonisti, senza indugiare apparentemente né sull’uno né sull’altro, e ci lascia approfondire, attraverso veli di coscienza, frasi spezzate, atteggiamenti rivisti e occhi terzi, la nostra idea su ognuno di loro, lasciandoci in ogni momento di liberi di farci la nostra personale opinione scegliendo da che parte stare. Non è un romanzo intellettuale, per usare un termine tanto amato da qualcuno, bensì è un romanzo popolare. Popolare nei suoi intenti, nei suoi sentimenti e sentimentalismi, lì dove l’autore sceglie apertamente di porsi da una parte precisa, che qualcuno avrebbe definito del torto, e chi sa se l’ha fatto solo perché non c’era altro posto dove sedere come altri prima e dopo di lui. Un libro che va letto, almeno una volta, poiché tutti abbiamo conosciuto in vita nostra le foglie cadute di cui Collins parla e, […]

... continua la lettura
Libri

The Irishman, la mafia americana raccontata da Charles Brandt

In vista dell’uscita dell’adattamento cinematografico nelle sale italiane a novembre, e il 27 novembre su Netflix per la regia di Martin Scorsese, con Robert De Niro e Al Pacino, da oggi è in libreria The Irishman di Charles Brandt per la Fazi editore, una nuova edizione del libro inchiesta che ha rivelato molti e inediti retroscena della mafia di “Cosa Nostra” negli Stati Uniti. Charles Brandt, noto ex procuratore generale del Delaware e avvocato di successo famoso per la sua bravura nelle tecniche di interrogatorio, oggi investigatore privato ed insegnante, decise, negli anni 70, di aggiungere un altro pilastro alla bibliografia sulla mafia americana quando Frank Sheeran, criminale irlandese di Philadelphia, scelse lui come portavoce delle sue vecchie e tormentate confessioni. Così, per decenni, Brandt ha intervistato uno dei più importanti malavitosi di Cosa Nostra negli anni più ferventi, anni in cui finalmente l’esistenza della mafia divenne di dominio pubblico: ma soprattutto l’Irlandese fu uno degli artefici di un caso eclatante che nel luglio del 1975 interessò tutta la stampa e la giustizia americana, l’assassinio del famoso leader sindacale Jimmy Hoffa. The Irishman è un libro inchiesta che alterna momenti di confessione di Frank, e molti pezzi autobiografici, a quelli in prima persona dello stesso Brandt che racconta con precisione legale tutti i retroscena giudiziari della criminalità organizzata più o meno dagli anni Sessanta al 2000, in special modo avvenuti tra lo stato della Pennsylvania e New York. Frank Sheeran, vita e criminalità del The Irishman Frank Sheeran fu uno dei pochi mafiosi ad essere riuscito a salire quasi in cima alla piramide dei criminali più potenti degli Stati Uniti nonostante non fosse di origini italiane. Un uomo mastodontico, pratico, leale alla sua famiglia mafiosa, un sicario esperto, veterano della Seconda guerra mondiale, vittima delle conseguenze della Grande Depressione. Tornato in patria dopo tanti anni in battaglia dove non era dettata nessuna regola sociale se non quella di fare il proprio lavoro di soldato, ossia uccidere e svolgere i compiti assegnati dai superiori, Sheeran sarà per sempre inseguito da quei tremendi fantasmi; povero e in cerca della propria strada, la voglia di fare e non pensare a qualunque costo inizia a farsi spazio nella sua morale, fin quando comprende di non sapere più cosa è bene e cosa è male. La voglia di successo, l’esigenza fisica di dare potenza ulteriore al proprio corpo atletico e da killer, lo spingono piano piano, dopo mille e anche poco onesti lavori, ad entrare a far parte di Cosa Nostra, sotto l’ala protettiva del boss Russell “McGee” Bufalino. Nella grande citta di Philly, Filadelfia, inizia a frequentare i locali più malfamati e sede d’incontri dei malavitosi del territorio, a ognuno dei quali fa capo un boss, così come nelle vicine e città gemelle di Chicago e New York, tra traditori e clan affiliati. Uno dei momenti storici che viene ricordato negli annali della mafia italo-americana e di cui Brandt ci racconta in The Irishman è sicuramente la Conferenza di Apalachin, un incontro al vertice […]

... continua la lettura
Libri

Voto di sangue, un romanzo della scrittrice britannica Emma Orczy

Esce oggi in libreria, nella collana Le strade curata da Fazi Editore, il secondo volume dal titolo Voto di sangue appartenente al ciclo – che si compone di dodici romanzi – creato dall’autrice britannica di origini ungheresi Emma Orczy e che ha dato vita e fama al personaggio conosciuto come La Primula Rossa. Siamo in Francia nel 1784 e il giovane e agiato borghese Paul Déroulède, dopo essere stato accolto – unicamente per le sue ricchezze – tra gli aristocratici, è costretto, per averne involontariamente offeso la dama, a sfidarsi a duello con il giovane Visconte De Marny. Quest’ultimo, accecato dall’ira e dall’alcool, ha la peggio e viene ucciso, senza colpe, dal rivale. Il vecchio padre del ragazzo, affranto per il dolore ma incapace di poter vendicare la morte del suo unico erede perché malato, costringe la giovane figlia quattordicenne Juliette a giurare su Dio di portare a termine in qualsiasi modo la punizione contro l’assassino dell’amato fratello maggiore. Passano gli anni e nel Paese, dopo la Rivoluzione, domina il Terrore – un periodo sanguinario instaurato da Robespierre – durante il quale il popolo francese affamato e assetato di giustizia, mal sopporta gli “aristos”. Tra questi vi è la giovane Juliette che, non più ragazzina ma giovane donna, riesce con un’abile stratagemma a essere accolta in casa del rispettato e stimato cittadino-deputato Déroulède con l’intenzione di onorare la promessa fatta al genitore. Trattata con amore e rispetto dai membri della famiglia dell’uomo contro il quale deve vendicarsi, la ragazza si trova a essere ogni giorno sempre più combattuta sul da farsi fino al prendere una decisione che, senza l’intervento del nobile inglese Sir Percy Blakeney e la lega de La Primula Rossa, potrebbe costare cara non soltanto a Déroulède ma anche a lei stessa. Voto di sangue e il ritorno de La Primula Rossa Con le avventure de La Primula Rossa – il cui primo romanzo che ne compone il ciclo, “La Primula Rossa”, apparve nel 1905 – la baronessa Emma Orczy ha creato un personaggio che è riuscito a entrare a pieno titolo nell’universo degli eroi letterari senza tempo. In ogni suo romanzo, come anche in Voto di sangue, questo eroe reazionario, perché incapace di sopportare gli eccessi di violenza nati dalla Rivoluzione e perpetrati negli anni a essa successivi, dà prova del suo incredibile ingegno – dote che gli consente di portare a termine con successo le missioni che lo vedono coinvolto. La trama è costruita su un susseguirsi di rivelazioni e colpi di scena che lasciano il lettore con il fiato sospeso in quella che è una storia in cui l’amore sembra essere destinato a soccombere ai doveri legati a un onore di casta ormai morto ma che il cui spirito continua a perseguitare chi vive nel presente. Un presente dove la delazione è all’ordine del giorno; dove gli stenti e la disperazione portano il popolo a invocare per i traditori del Paese e degli ideali rivoluzionari di essere condotti “à la lanterne” più vicina – i […]

... continua la lettura
Libri

Estremi rimedi, un romanzo di Thomas Hardy

Pubblicato da Fazi Editore nella collana Le Strade, Estremi rimedi è un romanzo del poeta e scrittore inglese vittoriano Thomas Hardy. Suddiviso in tre volumi, per un totale di ventuno capitoli, il romanzo parte dal dicembre del 1835 e il gennaio del 1836 per poi seguire lo svilupparsi degli eventi fino al loro epilogo nell’estate del 1867. È in questo lungo lasso di tempo che si svolgono le vicende – in cui è possibile riscontrare diversi elementi autobiografici dell’autore – che vedono coinvolta la giovane e bella Cytherea Graye la quale, rimasta orfana di entrambi i genitori, decide con il fratello Owen di lasciare la cittadina natale di Hocbridge per recarsi a Creston nella speranza di risollevare le loro sorti vista la preoccupante situazione economica in cui versano. Qui, Owen inizia a lavorare presso uno studio di architettura ed è sempre qui che i due Graye conoscono Edward Springrove che si innamora della ragazza e ne è ricambiato. Tuttavia, qualcosa impedisce a Edward di coronare il loro sogno d’amore e sarà solo quando Cytherea verrà assunta da Miss Aldclyffe – una donna legata al passato del padre della protagonista e con un comportamento alquanto insolito – che verrà a sapere la verità: Edward è fidanzato e si sposerà con un’altra. Delusa e addolorata dalla scoperta, la ragazza proverà a dimenticarlo e l’arrivo di Manston presso la casa di Miss Aldclyffe darà inizio a una storia fatta di scoperte e intrighi nella quale tutti i personaggi saranno coinvolti. Estremi rimedi: “le cose non sono come sembrano” Hardy in questo suo primo lavoro – dato alle stampe nel 1871 quando lo scrittore aveva trentuno anni – ha dato prova delle sue doti di letterato  costruendo una trama precisa, seguita in maniera scrupolosa passo passo, nella quale ogni evento si incastra alla perfezione con quello che lo precede o segue. A questo si aggiungono i tanti elementi che contribuiscono a lasciare nel dubbio il lettore che, di volta in volta, scopre gli intrighi e i segreti dei personaggi che risultano essere più ambigui considerati i loro comportamenti apparentemente inspiegabili ma cui sottendono motivazioni e interessi ben precisi. Molte, inoltre, sono le citazioni ad altre opere o figure del presente e del passato di diversa provenienza – lo stesso nome dell’eroina è, per darne un esempio, uno degli appellativi della dea Afrodite/Venere – che arricchiscono ulteriormente questo racconto dalle tinte gialle e noir sfumate con un leggero tocco di ironia. In Estremi rimedi quello che sembra premere a Hardy è il bisogno di andare al di là delle apparenze perché le cose non sono sempre quello che sembrano; soltanto in questo modo, dopo aver superato le macchinazioni degli uomini e gli scherzi del fato, si può avere la possibilità di raggiungere un lieto fine che, altrimenti, sarebbe stato impossibile avere.   [Fonte immagine: Sito Fazi Editore]

... continua la lettura
Libri

Vera, il romanzo di Elizabeth von Arnim

Scritto nel 1921 e in vendita dal 26 settembre per la casa editrice Fazi Editore, Vera è forse il romanzo più riuscito della scrittrice Elizabeth von Arnim, nel quale la scrittrice riversa parte del suo vissuto: come Lucy, giovane protagonista del romanzo, anche Elizabeth è stata una “seconda moglie” e ha portato tutto il peso di questa situazione. Forse proprio l’aver provato sulla sua pelle la sensazione del continuo confronto con una donna sconosciuta, ha fatto sì che la scrittura di “Vera” sia in grado di trasmettere in maniera evidente il malessere psicologico della protagonista e, quindi, dell’autrice. Vera: storia di una seconda moglie Il romanzo, ambientato in Cornovaglia, si apre con l’immagine di una giovane donna persa nel dolore: Lucy Entwhistle, corpo da bambina e anima innocente, ha improvvisamente perso suo padre, centro propulsore di tutta la sua esistenza. Incapace di reagire, Lucy, quasi catatonica, trascorre il tempo in giardino, senza nemmeno trovare la forza per piangere. Qui avviene l’incontro fortuito con il signor Everard Weymiss, uomo maturo ma ancora piacente, anche lui sconvolto da un recente lutto: sua moglie Vera, colei che da il nome al romanzo, è morta cadendo dalla balconata della loro abitazione. Come se non bastasse, al momento dell’incontro tra Lucy e Weymiss, è in corso un’indagine per appurare la natura accidentale dell’accaduto. I due, accomunati dalla sofferenza e dalla perdita, impiegano pochissimo tempo a legarsi l’uno all’altra: Lucy ritrova in quest’uomo il porto sicuro che per lei era stato suo padre; Weymiss vede il Lucy un essere fragile, da proteggere dal mondo. Naturale evoluzione di questo rapporto saranno il fidanzamento e, infine, il matrimonio. Ma, dopo la luna di miele, l’ingresso a The Willows, la casa dove pochi mesi prima si è consumata la tragedia di Vera, turba profondamente Lucy. Poco a poco, già durante il breve periodo di fidanzamento, e ancora di più col matrimonio, Everard mostra la sua natura di uomo manipolatore e subdolo, incline a scatti di ira repentini e a violenze psicologiche di vario tipo verso tutti i suoi sottoposti, moglie compresa. Riuscirà Lucy a resistere ai rigidi rituali della casa e allo sposo cinico e maniaco del controllo? Solo una persona, la cui presenza è ancora palpabile tra le mura di casa, sembra poterla capire, pur non esistendo più: Vera. Un’anima prigioniera che non può volare Sebbene scritto nel 1921, Vera mette in risalto una condizione drammaticamente condivisa da molte donne, in ogni tempo e luogo, vittime di abusi e vessazioni psicologiche. Le mura domestiche, che dovrebbero rappresentare una protezione, un’isola felice a cui far ritorno dopo aver lasciato le tempeste del quotidiano, diventano per queste donne una prigione dalla quale è quasi impossibile evadere. La condizione di Lucy è quanto mai indicativa: ingenua e innamorata, non vede o, meglio, non vuole vedere, la vera natura dell’uomo che le sta accanto. Cerca una giustificazione ad ogni sua stranezza, trova una spiegazione “razionale” ad ogni comportamento; si addossa la colpa per ogni litigio. Lucy, chiusa nel suo disperato bisogno di […]

... continua la lettura