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Eroica Fenice

La Tag: Fazi Editore contiene 52 articoli

Libri

Turbine di Juli Zeh, Fazi Editore pubblica il bestseller tedesco

Turbine di Juli Zeh, il romanzo bestseller in Germania Juli Zeh ha esordito nel 2005 con il romanzo Aquile e angeli e da allora si è mostrata una scrittrice prolifera e versatile: vanta numerose pubblicazioni di diversi generi (si ricordano Gioco da ragazzi, Il silenzio è un rumore, Corpus delicti, per citarne alcuni), la più recente è Turbine, bestseller tedesco nel 2016 ed edita quest’anno da Fazi Editore. Turbine di Juli Zeh, la trama in breve Unterleuten, un paese vicino Berlino, è l’ambientazione del romanzo. Un villaggio fatto di poche persone, retto da una società semi anarchica e lontano dal caos, dalla politica, dal resto del mondo, ignaro dell’esterno e ignorato da esso. È proprio per l’esigenza di prendere le distanze da tutti che Gerard, insieme alla moglie Jule e alla figlia di pochi mesi Sophie, decide di trasferirvisi, senza sapere «che ci si può sentire stretti persino in un paese di duecento abitanti». I due, che si trovano in un momento poco idilliaco della loro vita insieme, vedono devastata la tranquillità del posto da colui che chiamano la bestia, Shaller, un meccanico che inquina l’aria bruciando rottami e pneumatici. In una villa poco distante si sono trasferiti da poco la bella Linda, appassionata di cavalli, e il fidanzato Frederik, amante dei videogiochi. Attorno alle vite dei protagonisti, e dei tantissimi altri personaggi presentati, ruotano le vicende di Kron e Gombrowski, la cui inimicizia risale a tempo addietro. Su questo scenario si inserisce il periodo storico del socialismo e della campagna di collettivizzazione del Novecento.  Turbine: una lettura impegnativa, ma scorrevole Turbine è una lettura impegnativa, non soltanto per la lunghezza del romanzo, ma anche per la storia raccontata, ma Juli Zeh, attraverso uno stile fluido, è riuscita a conquistarmi pagina dopo pagina portandomi ad una conclusione inaspettata che, per un po’, mi ha lasciato l’amaro in bocca. La scrittrice ci presenta tutti i personaggi poco per volta, e lo fa in maniera dettagliata, così che il lettore abbia un quadro completo di ognuno. Eppure nonostante quella completezza, l’intrico di rabbia, odio, segreti che provengono da un passato lontanissimo, sono venuti fuori poco alla volta. Unterleuten, quel villaggio presentato, almeno nelle prime pagine, come un luogo idilliaco, crolla sotto il “turbine” della violenza, e con esso anche i suoi abitanti. E la descrizione placida dell’ambientazione sopisce sempre di più, fino a diventare fosca e ombrosa, fino a prendere consapevolezza che «l’unica libertà che resta è quella di opporsi, per essere responsabili almeno della propria infelicità».      

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Recensioni

Quello che rimane di Paula Fox edito da Fazi Editore

“Quello che rimane“, edito per la categoria “Narrativa Straniera“, è un’ulteriore tassello del puzzle di pubblicazioni che la casa editrice Fazi Edizioni ha elaborato per le opere della scrittrice statunitense Paula Fox. “Quello che rimane” di Paula Fox, il mito dei miti Bastano pochissime pagine, le prime, di questo lavoro testuale di Paula Fox per far saltare alla mente un vecchio mito greco, forse, uno dei più vecchi in assoluto, ovvero il mito del vaso di Pandora. Per chi avesse un momentaneo vuoto, Pandora, creatura dal corpo di donna resa bellissima e pericolosa dalla collaborazione degli dei dell’Olimpo, i quali le avevano fatto ognuno dono di una eccezionale qualità, venne mandata da Zeus, nel tentativo di proseguire la punizione del titano Prometeo, colpevole di aver rubato a questi il fuoco e averlo donato agli uomini. Sarà lei ad aprire il vaso, regalatole da Zeus stesso con l’ammonizione di non aprirlo mai, e a liberare quelle disgrazie e quei mali che, fino a quell’istante, erano stati sconosciuti all’uomo. Il vaso donato dagli dei a Pandora come il gatto che appare appena per una manciata di pagine iniziali, che è, per sacrosanto diritto acquisito, diretto co-protagonista dell’opera intera, pigmalione dell’evoluzione dei fatti e della storia e della vita di qualcuno. Non un uomo, questa volta ma, in maniera ancor più affascinante, un piccolo animale che in qualche modo sconvolge l’esistenze di un’altra donna, una borghese dell’America di fine anni settanta, la vita di Sophie Bentwood, rea di aver soltanto provato a darle un pò di latte, impietosita dal suo vagabondare. Il vaso si è aperto e gradualmente ne escono fuori tutti i mali finora ignoti ai signori Bentwood. Tutto comincia con un graffio, un semplice, piccolo, seppure potenzialmente letale, taglio sulla pelle che a volerlo guardare attentamente, con cura, apre la visuale su quello squarcio di gran lunga più oneroso che è la sistematica vita dei Bentwood, dei loro amici e della società americana della loro contemporaneità. Se infetta è la ferita, e quindi letale, di sicuro di meno non può esserlo per conseguenze diretta la vita e l’esistenza di chi la ferita la porta addosso. Ambientato in una realtà assolutamente collocabile e tangibile, l’opera di Paula Fox tocca dei picchi di puro surrealismo, dove due persone, i Bentwood, abitano lo stesso spazio, condividono lo stesso tetto e consumano il medesimo cibo, eppure sono così vicini e così lontani da non ricordarsi che, persino, il più piccolo e innocuo taglio può rivelarsi letale. Pagina dopo pagina, evento dopo evento, questa distopica e surreale coppia, sembra più che consumare la loro vita, quella di qualcun’altro, di qualcuno a loro accanto, magari di sopra o di lato, ma mai, mai veramente vicino.

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Libri

“Ripley Bogle” di Robert McLiam Wilson, (auto)biografia di un giovane senzatetto irlandese

In uscita oggi per la Fazi Editore, Ripley Bogle è il romanzo d’esordio dello scrittore nordirlandese Robert McLiam Wilson. La storia ha per protagonista Ripley Bogle, un ventiduenne originario di Belfast finito a vivere come un barbone a Londra. Incallito bevitore e fumatore, il giovane racconta in prima persona, rivolgendosi in maniera schietta e diretta al lettore, episodi della sua vita presente e passata descrivendo con incredibile lucidità e precisione i luoghi da lui visti e frequentati, le persone conosciute e, in particolar modo, i suoi stati fisici e mentali. Figlio di una prostituta irlandese e di un alcolizzato gallese, il Ripley bambino ha da subito dovuto fare i conti con la problematica e violenta realtà del suo Paese coinvolto, dalla fine degli anni ’60 alla fine degli anni ‘90, in quelli che furono definiti “The Troubles” (“i disordini”) che vedevano contrapporsi i cattolici ai protestanti in una guerriglia sanguinosa e quotidiana. Scacciato a sedici anni per il suo amore proibito verso una ragazza protestante, Ripley finisce in strada. Una piccola parentesi di “normalità” il protagonista sembra trovarla durante il semestre come studente del facoltoso Trinity College di Cambridge dal quale, tuttavia, verrà allontanato perché reputato non adatto a quell’ambiente troppo bene e troppo aristocratico per uno come lui. È a Londra che, l’inesorabile declino iniziato anni addietro, riprende da dove si era interrotto e del quale lui stesso non fa mistero ma, anzi, parla senza celare i contrastanti sentimenti che lo agitano al rievocarne i dettagli conducendo delle riflessioni profonde e impressionanti. “Ripley Bogle” di McLiam Wilson, “Il dolore è il latte versato del rimpianto” Edito per la prima volta nel 1989 in Gran Bretagna, il romanzo di McLiam Wilson si aggiudicò il prestigioso Rooney Prize per la letteratura irlandese per poi essere adattato, per ben due volte, per il teatro. Nell’opera, che l’autore scrisse a soli 23 anni, si riscontrano molte somiglianze tra il creatore e il suo personaggio: entrambi sono nati a Belfast, hanno frequentato l’università di Cambridge per poi lasciarla e hanno vissuto per strada. Queste analogie servono a chiarire l’origine della forza narrativa che pervade il romanzo – la cui narrazione si sviluppa nell’arco temporale di quattro giorni – perché solo chi ha vissuto sulla propria pelle una determinata esperienza è in grado di descriverla in una maniera tale da farla risultare di grande impatto. Questo impatto è poi aumentato ed enfatizzato dal linguaggio di Ripley: crudo, triviale, in altre parole, vero. Vero come sono le sue emozioni, i suoi rimorsi e i suoi rimpianti che, come la sua condizione, sono fonte di un dolore che non si attenua, che non lo abbandona un solo istante della sua miserabile vita di reietto posto ai margini della società come i personaggi di Charles Dickens da lui stesso spesso citati. Tuttavia, per il giovane, intelligente e bel Ripley Bogle dagli occhi verdi non c’è alcun riscatto sociale ma soltanto un lento procedere nella foschia di Trafalgar Square, con una sigaretta tra le labbra e uno stomaco vuoto da dover […]

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Libri

“La Primula Rossa” di Emma Orczy: una spy story del Settecento

La Primula Rossa è il primo volume di un ciclo di dieci romanzi dedicati all’omonimo personaggio, scritto nel 1905 dalla baronessa britannica di origine ungherese Emma “Emmuska” Orczy. Oggi Fazi Editore sceglie di riproporre quest’opera, scommettendo su un classico il cui percorso letterario e pubblicitario sembra ripercorrere le traversie del protagonista. Ad inizi ‘900 La Primula Rossa viene diffuso in fascicoli, seguendo le consuetudini del tempo, e suscita un notevole interesse nei lettori. Nel 1917 viene portato sullo schermo ma il primo film di successo ispirato a La Primula Rossa risale al 1934 e ha come protagonista quel Leslie Howard, che fu l’insignificante Ashley nel colossal Via col vento. In Italia, l’opera esce per la prima volta come romanzo mensile del Corriere della Sera nel 1910 e in volume per Salani nel 1930. Seguono la ristampa integrale negli anni ’60 per la Biblioteca Romantica Sonzogno, la ripubblicazione del primo volume negli anni ’90 per la Newton & Compton e la nuova versione cartacea nel 2012 di Salani. Fino ad oggi, gli altri romanzi di  Emma Orczy pare siano praticamente introvabili. “La cercan qui, la cercan là, dove si trovi nessuno lo sa. Che catturare mai non si possa, quella dannata Primula Rossa?” Parigi, settembre 1792. La Rivoluzione francese ha rovesciato l’ancien régime e il motto Liberté, Égalité, Fraternité infiamma i cuori del popolo che da secoli non aspetta altro che vendicarsi degli aristos. Mam’zelle Guillotine reclama ogni giorno vittime tra le sue braccia e, quando cessa la sua spaventosa attività, l’attenzione popolare si sposta verso le varie barriere della città, che la noblesse cerca in tutti i modi di oltrepassare. Travestimenti, trucchi e pretesti tuttavia non bastano perché, tra gli sghignazzi dei popolani, i tentativi di fuga vengono quasi sempre scoperti. I soldati della Repubblica, impegnati a scovare i fuggiaschi e puniti con la vita se falliscono in questa loro missione, sembrano avere un solo tormento: una misteriosa associazione segreta “d’inglesi dotati di audacia e astuzia senza pari” è riuscita più volte a far attraversare la Manica a famiglie nobili già condannate a morte, permettendo loro di raggiungere l’Inghilterra o altri Paesi e cercare da lì di salvare il re e altri nobili o di insorgere contro la Repubblica francese. A capo di questa lega c’è un personaggio di cui non si conosce praticamente nulla, la Primula Rossa, chiamato così per il fiore che lascia ogniqualvolta gli riesce un salvataggio. In Inghilterra è acclamato come un eroe e le donne ne sono affascinate. Tra loro anche Marguerite St.Just, un tempo nota attrice della Comédie- Française e ora sposa del nobile inglese Percy Blakeney, odiata dagli aristos ma temuta per l’amicizia intima che sir Percy coltiva con il principe del Galles. Bizzarra la natura del matrimonio dei due: lei, “la donna più intelligente e affascinante di Francia” e lui, irritante e vanesio, che sembra divertirsi solo con moda e canzoncine, come quella sull’inafferrabilità della Primula Rossa, inventate per intrattenere i suoi ancor più insignificanti amici. Proprio il mistero che circonda questa figura e la facilità con […]

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Libri

Di niente e di nessuno di Dario Levantino, un romanzo della Fazi Editore

Di niente e di nessuno: il romanzo di esordio di Dario Levantino Alcuni libri cominci a leggerli senza immaginare quanto possano conquistarti, tanto da non riuscire a smettere fin quando non si è giunti all’ultima pagina. È esattamente questo che mi è capitato con un romanzo di prossima pubblicazione edito dalla Fazi editore: Di niente e di nessuno. L’autore, Dario Levantino, nativo della più grande isola del Bel Paese, è un insegnante di lettere ed esordirà in veste di scrittore il 19 aprile. Brancaccio è l’ambientazione in cui si svolgono le vicende del romanzo. E Rosario è il nome del protagonista nato e cresciuto nei vicoli periferici di Palermo, quelli pieni di spazzatura, lasciati un po’ a se stessi, quelli in cui la puzza della cipolla fritta si mescola continuamente all’odore della salsedine che sprigiona il mare. La trama in breve del romanzo di Dario Levantino Figlio unico, Rosario eredita il nome del nonno materno mai conosciuto, quella tradizione diffusa un po’ in tutto il Meridione che permette di identificare dal nome e dal cognome la genealogia familiare, soprattutto in paesini e sobborghi piccoli in cui tutti conoscono tutti. Suo padre è il proprietario di un negozio di integratori alimentari e sportivi, sua madre semplicemente e fortemente una madre; una moglie anche, che ancora ricorda il giorno in cui ha conosciuto il marito, che ancora tesse i fili per creare un maglione di lana e regalarglielo. Rosario è cresciuto nei quartieri suburbani di Brancaccio, lontano dalla Palermo bene, in un posto pieno di scannazzati, tirato su con i valori della parsimonia e del rispetto, ma consapevole che bisogna tirare le unghie per destreggiarsi nel mondo, e mostrare di non avere mai paura, anche quando la si prova. Dario Levantino conquista il lettore Dario Levantino, attraverso uno stile fluido e scorrevole, conquista il lettore che, avido di curiosità, giunge velocemente alla conclusione, vagando insieme a Rosario nei vicoli di Brancaccio, la cui descrizione accurata e minuziosa, permette di catapultarsi pienamente in Sicilia, non quella presa d’assalto dai turisti di ogni parte del mondo, ma quella di tutti i giorni, quella difficile e così vera. Fortemente legato a sua madre, verso cui prova uno sconfinato amore, Rosario non è riuscito negli anni a costruire lo stesso tipo di rapporto con suo padre. La distanza iniziale tra i due arriva al culmine alla fine del romanzo, quando diventa palese che, questa volta, non c’entra nulla il complesso edipico.  Reminiscenze verghiane spuntano fuori nel legame che Rosario instaura con un cagnolino randagio, tali che riportano alla mente quello tra Rosso Malpelo e Ranocchio, perché attraverso quell’avvicendarsi di affetto e crudeltà, Rosario vuole insegnare al piccolo cagnolino a non avere paura di niente e di nessuno, come avevano insegnato a lui in quei sobborghi periferici della bella Sicilia: «Iu un mi scantu di nenti e di nuddu».

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Libri

All’ombra di Julius di E.J. Howard- Fazi Editore

In tutte le librerie è in arrivo il 9 aprile il nuovo libro di Elizabeth Jane Howard, All’ombra di Julius, edito da Fazi Editori. La casa editrice ha precedentemente pubblicato della stessa autrice la ormai nota Saga dei Cazalet, ambientata in un arco cronologico che va dagli anni immediatamente precedenti alla seconda guerra mondiale fino al secondo dopoguerra, e che narra le vicende di una famiglia inglese al cui interno sono racchiuse ben tre generazioni. All’ombra di Julius è una storia che parla di molti argomenti, tocca temi importantissimi che se calati nel 1965, anno di scrittura del libro, hanno il potere di sorprendere il lettore per la loro enorme attualità. Ma se è possibile rintracciare un unico, vero protagonista, al di là dei personaggi di cui vengono narrate le vicende, quello è senz’altro l’amore in tutte le sue forme: per la patria, per una donna, per un uomo, per se stessi. All’ombra di Julius, una storia di speranza Julius è un padre affettuoso, legato alle sue due figlie, Cressy ed Emma, ma ancor di più attaccato all’ideale di amore per la patria e per il prossimo: è per questo che deciderà di partire volontario per la battaglia di Dunkerque (1940) al fine di arrestare l’avanzata tedesca e di evitare, così, lo sbarco dei nazisti sulle coste inglesi. A quel tempo lo scontro fu una vera e propria carneficina, ma il sacrificio di molti evitò la resa dell’Inghilterra, allora governata da Winston Churchill. Proprio il suo sacrificio e la sua morte influenzeranno le vite delle donne che ha lasciato a casa: Cressy, per tamponare l’insopportabile dolore si sposa giovanissima e giovanissima rimarrà vedova. Da allora vivrà solo di rapporti occasionali e fortuiti. Al contrario, Emma, la sorella più piccola, rifiuta relazioni con altri uomini a causa dei suoi impegni lavorativi e soprattutto perché non riesce a trovare nessuno che senta propriamente degno di starle accanto. E poi c’è Esme, madre delle due ragazze e moglie di Julius: fin da sposata intrattiene rapporti extraconiugali con Felix, di dieci anni più giovane, che tuttavia deciderà di allontanarsi da lei proprio quando si diffonde la notizia della morte di Julius. Infine Dan, estraneo alla famiglia, poeta stravagante ma al tempo stesso affascinante, legato ad Emma da un sentimento nuovo per entrambi. Vent’anni dopo la scomparsa di Julius i cinque si ritroveranno a passare un weekend tutti insieme nella casa di campagna di Esme. Quest’occasione sarà la miccia che farà esplodere nuove emozioni in tutti loro. Fare i conti col passato, con la costante presenza-assenza di Julius, realizzare che non tutto ciò in cui si crede può precludere l’esperienza di certe sensazioni, scoprire lati nascosti dell’altro pur conoscendolo da una vita, andare contro i propri pregiudizi, abbandonarsi senza razionalità alle suggestioni, disfarsi delle paure sono solo alcuni dei concetti toccati dalla penna leggera della Howard e che in parte ritroviamo anche nella saga dei Cazalet. All’ombra di Julius è il libro che racconta storie di insicurezze e paure, di cadute e rinascite, di amore che […]

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Libri

Emma, 1876 (Fazi Editore): gli USA secondo Gore Vidal

Con il romanzo Emma, 1876 prosegue l’attività editoriale da parte di Fazi Editore che la vede impegnata, tra l’altro, nella traduzione e pubblicazione dell’opere di Gore Vidal. Dopo la pubblicazione di Giuliano (2017), romanzo storico incentrato sulla vita, il pensiero e la politica dell’imperatore romano del IV secolo D.C. (il cui regno andò dal 360-363) e dopo L’età dell’oro (2017), ultimo dei sette romanzi della serie Narratives of Empire che, nell’intenzione dell’autore, ha lo scopo di narrare la nascita, lo sviluppo e in qualche modo il declino della potenza economica e politica degli Stati Uniti d’America; Fazi Editore pubblica la traduzione di 1876 (titolo originale), in cui si narrano delle elezioni politiche degli Stati Uniti d’America nel 1876, a cento anni dalla loro fondazione. Emma, 1876: il contesto storico  L’intento polemico di Gore Vidal si nota a partire dal contesto della prima edizione americana di 1876. Il romanzo è infatti pubblicato in America per la prima volta nel 1976, a duecento anni dalla fondazione degli Stati Uniti d’America e a cento anni dal contesto storico in cui è ambientato il romanzo stesso. Lo sfondo storico su cui si muovono i personaggi è la New York delle elezioni politiche presidenziali del 1876 che vedono fronteggiarsi l’esponente del partito democratico Samuel J. Tilden (1814-1886) e quello del partito repubblicano, Rutherford B. Hayes (1822-1893). Grazie ad alcuni intrighi politici quest’ultimo verrà eletto come nuovo presidente nonostante la minore affluenza di voti rispetto all’avversario democratico. Nella scelta di questo scottante tema sembra prendere forma l’idea di Vidal per cui, in una concezione fortemente pessimistica della politica statunitense passata e presente, l’orgogliosa e patriottica celebrazione del centenario della proclamazione della Repubblica Americana sia una vana nebbia che copre la corrotta realtà dei fatti avvenuti. Emma, 1876 nella traduzione di Silvia Castoldi: il titolo Come si è accennato, il titolo originale del libro in questione era 1876. L’affiancamento alla data del nome di Emma Schuyler, figlia del protagonista del romanzo, il giornalista Charles Schuyler, sotto il cui punto di vista si snoda la narrazione, può essere il risultato dell’idea di intitolare il romanzo a uno dei protagonisti principali; al fine di mostrare l’intera vicenda attraverso il suo punto di vista. In questo senso, si assiste in apertura del romanzo al ritorno di padre e figlia a New York. Charles, esponente filo democratico, ritrova dopo anni una città completamente cambiata rispetto ai suoi ricordi, e Emma, nata in Europa e vedova di un principe parigino, comincia a muoversi negli ambienti intellettuali e sofisticati dell’epoca. Ciò permette di svelare al lettore quelle che erano, e che secondo Vidal sono ancora, le fallaci idee su cui si fonda la cultura e la politica di un paese. Da questo si può evincere nell’idea di Vidal come si passi dal particolare all’universale, dalla storia dei singoli alla storia di tutti e che la Storia del passato è specchio di quella presente. Verità e finzione storica in Emma, 1876 In Emma, 1876, così come anche negli altri romanzi storici, Gore Vidal unisce personaggi reali, […]

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Recensioni

La foresta assassina, il nuovo romanzo di Sara Blaedel

La foresta assassina, edito da Fazi, riporta sulla scena del crimine l’investigatrice Louise Rick, alle prese con un nuovo caso. Con questo nuovo thriller, Sara Blaedel torna con una nuova avvincente avventura. Lsa vicenda si colloca a poche settimane di distanza dagli eventi narrato ne ”Le bambine dimenticate“: Louise, tornata in ufficio dopo la permanenza in ospedale a causa dei traumi fisici subiti durante il suo ultimo caso, viene scelta per indagare sulla scomparsa del quattordicenne Sune, allontanatosi da casa il giorno del suo compleanno. Il ragazzo, cresciuto nella comunità neopagana di Hvalsø, quella notte avrebbe dovuto partecipare ai riti tradizionali che segnano il passaggio all’età adulta, giurando fedeltà alla confraternita. Ma qualcosa va storto nel bosco della Quercia Sacra, e di Sune non si hanno più tracce. Quello che inizialmente sembra un caso di facile risoluzione, metterà Louise di fronte ai fantasmi della sua giovinezza, vissuta proprio a Hvalsø. Si crea così un doppio filone narrativo, l’uno collocato nel presente, l’altro in un mistero lontano, il cui ricordo è ancora motivo di dolore per la protagonista. La foresta assassina. I punti di forza del romanzo Il secondo capitolo della saga di Louise Rick risulta ancora più incisivo e coinvolgente  del romanzo precedente. Sebbene in una fase iniziale al narrazione proceda un po’ più lenta, il ritmo aumenta man mano che si procede nella lettura. Nonostante l’incedere via via più spedito, tuttavia, la Blaedel riesce a far sì che il lettore riesca a godere anche delle pause nella narrazione, excursus descrittivi legati alle storie mitologiche e l trascorso emotivo dei personaggi. Anche ne La foresta assassina,infatti, troviamo una precisa caratterizzazione psicologica dei caratteri, non solo di quelli principali ma anche di quelli “secondari“. Soprattutto l’interiorità della protagonista, Louise, viene scandagliata nel profondo, facendo emergere sfaccettature impensate. Vediamo così che dietro la corazza dell’investigatrice, esiste una donna fragile, una madre amorevole, un’innamorata addolorata. Ciò che è stato l’ha resa ciò che è, e trovando il coraggio di andare a fondo e scavare nella melma riuscirà a ricomporre tutti i pezzi della sua anima. La stessa attenzione viene posta anche nella costruzione dei personaggi di contorno, da Camille al macellaio, da Elinor al Bue. Oscillando tra passato e presente, tutti i fili vengono annodati magistralmente, contribuendo a delineare i due piani narrativi da cui il romanzo è costituito. A completare la complessa struttura architettonica de La foresta assassina, è l’inserimento di riferimenti alla mitologia pagana svedese, leitmoriv di tutto il romanzo. Quest’ultimo aspetto rende La foresta assassina un prodotto ancora più originale e accattivante, portando il lettore in contatto con una realtà lontana e folkloristicamente intrigante. I carri percorrono la via dei morti Questa frase, pronunciata in maniera quasi ossessiva dall’anziana Elinor, racchiude perfettamente l’atmosfera cupa e, allo stesso tempo, mistica, che permea l’intero romanzo. Ancora più che nel capitolo precedente, infatti, l’ambientazione è colonna portante della narrazione. Come nel libro precedente, ci troviamo nei boschi della Selandia, ma l’atmosfera generale non è quella apparentemente idilliaca de Le bambine dimenticate. In questo nuovo […]

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Libri

L’Anticristo secondo Solov’ev nei suoi tre dialoghi (Fazi Editore)

Recensione dei Tre dialoghi e il racconto dell’Anticristo di Vladimir Solov’ev (Fazi editore, 2017): la verità “al di là del bene e del male” Dare alle stampe un libro quale I tre dialoghi e il racconto dell’Anticristo di Vladimir Solov’ev (1853-1900) da parte della casa editrice Fazi può essere vista come un’operazione provocatoria, oltre che divulgativa. Se, in generale, è nelle corde di Fazi editore la missione di diffondere in Italia la voce di intellettuali stranieri come Gore Vidal (et alia), la pubblicazione dei Tre dialoghi e il racconto dell’Anticristo può essere considerato come un atto volto a suscitare una certa polemica. Considerando l’idea sottostante l’intero libro, che ruota intorno la concezione di verità e menzogna in materia religiosa riflessa nella vita quotidiana, l’intento di Fazi editore sembra quello di voler innescare nella mente il dubbio; un dubbio coerentemente costruito allo scopo di poter fornire un metro di giudizio sulla propria identità di individuo religioso e individuo laico. Verità e menzogna: i Dialoghi di Solov’ev Vladimir Solov’ev intende la verità religiosa come la genuina manifestazione del credere in qualcosa di trascendente scevra da costruite sovrastrutture che nel tempo ne vadano a modificare e quindi a tacere il messaggio primigenio. È possibile dedurre come per Solov’ev la menzogna discenda genealogicamente dalla verità arcaica, storpiata nel corso delle epoche, andando così al di là di una manicheistica concezione del bene e del male. Le azioni, le decisioni degli uomini ha ragione di fondarsi, dunque, non su una rappresentazione che l’uomo stesso ha del bene e del male, su quella unica e verace che risiede nell’intelligenza divina. Per Solov’ev, inoltre, la verità di Dio diviene correlativo oggettivo della giustizia universale che valica gli ostacoli di una morale artefatta e fatta di sillogismi. A titolo di esempio si legga nel Primo dialogo la narrazione del Generale (pp. 25-27), in cui oltre la sottigliezza del teologo si arricchisce del nitore dello scrittore. Nel narrare le vicende della Guerra Turca del 1877, il Generale rievoca l’orrendo spettacolo delle torture perpetrate dalle tribù ottomane ai danni dei villaggi inermi e il fervore per aver massacrato i sacrileghi ottomani adempiendo alla volontà divina che non manifestava pietà verso chi non l’aveva provata. A una tale visione delle cose si contrappone, poi, la figura del Principe, che fonda il suo «ottimismo morale» (p. 29) su una concezione alienata della parola di Dio, rimproverando al Generale la mancata sepoltura offerta ai morti ottomani. Emblematica è la risposta del Generale: «Ma insomma, decidetevi! Prima dite che una persona malvagia è come una bestia irresponsabile, mentre ora, secondo voi, un basci-buzuk che si mette ad arrostire un bambino può rivelarsi un buon ladrone evangelico! E tutto questo soltanto per non sfiorare il male in alcun modo, neanche con un dito. Secondo me, invece, non è importante che in ogni persona ci siano germi sia del male sia del bene, ma quale dei due domini sull’altro» (p. 28). Oltre queste affermazioni comunque tendenziose, si può leggere il pensiero di Vladimir Solov’ev per cui la […]

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Libri

Il bufalo della notte, quando la follia vince su tutto

Il bufalo della notte è un romanzo dello scrittore messicano Guillermo Arriaga dal quale è stato tratto  anche il film omonimo (2007) del regista Jorge Hernandez Aldana. Uscito per la prima volta nel 2004, Il bufalo della notte viene riproposto quest’anno dalla Fazi Editore. Città del Messico. La vita di Manuel, un ragazzo di buona famiglia che frequenta l’università, viene sconvolta da un terribile evento: il suo amico Gregorio, che soffre di schizofrenia da tempo, decide di suicidarsi. Ma la sua morte non farà scomparire la scia di follia che Gregorio si portava con sé e che coinvolgerà in primis Manuel, il suo migliore amico. Manuel inizierà a trascorrere le sue giornate bighellonando da un luogo all’altro, trascurando l’università e rivivendo le ossessioni di Gregorio. Una tra queste sarà rappresentata dall’amore verso Tania che, all’insaputa di Gregorio, come nel classico dei cliché, era diventata nel frattempo anche la fidanzata di Manuel. Tania, una ragazza dal carattere sfuggente e complicato, diventerà la sua ossessione: scomparirà e riapparirà nella sua vita senza dare spiegazioni, lo accuserà da un lato di aver assunto in passato comportamenti sbagliati ma dall’altro lato vorrà essere amata senza riserve. Manuel inizierà a credere di impazzire come Gregorio quando cercherà di capire il significato di alcuni oggetti che l’amico ha lasciato in una scatola prima di uccidersi; oggetti che si ricollegano ad un personaggio misterioso che inizia a mandargli lettere anonime. Il bufalo della notte e gli altri libri di Arriaga Amicizie strane, relazioni clandestine, misteri irrisolti svolgono un ruolo di primo piano nel libro di Arriaga, in una Città del Messico oscura e violenta. Il libro è ben scritto, con un linguaggio fluente ed accattivante malgrado certi passaggi appaiono un po’ ripetitivi. Il bufalo della notte conferma le capacità narrative di Arriaga, autore – questa volta in veste di sceneggiatore –  di Amores Perros, 21 Grammi e Babel (che fanno parte della cosiddetta “Trilogia della morte”) e dai quali sono stati tratti film che hanno avuto grande successo di pubblico e critica (i film sono rispettivamente del 2000, del 2003 e del 2006 e sono stati girati dal regista Alejandro González Iñárritu).  Le altre opere di Arriaga in qualità di scrittore sono: Retorno 201 (2007),  Un dolce odore di morte (2007) e Pancho Villa e lo Squadrone Ghigliottina (2006), tutti pubblicati dalla casa editrice Fazi e tradotti, compreso Il bufalo della notte, da Stefano Tummolini.

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