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Eroica Fenice

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Markett: grande successo per il format innovativo della night life partenopea

Il Markett delle sensazioni, delle persone, ma, soprattutto, dei personaggi più eccentrici della notte Ogni sabato ore 22:30 in provincia di Napoli La night life partenopea si impreziosisce grazie a Markett, un nuovo format concepito per il sabato sera. La nuova apertura avvenuta sabato 14 ottobre ha appassionato i clubbers di tutta Napoli. Grande attenzione per Markett c’era già stata grazie al video spot, apparso sulla pagina Fb del format, che ha ottenuto un numero elevato di visualizzazioni. “L’idea nasce dall’esigenza di creare uno nuovo format- spiega il direttore artistico Giovanni Setola – capace di attirare e divertire in modo innovativo e puntando sempre sulle emozioni.”   Il format Naming concepito dalla fusion con la parola “market”: luogo che esprime un concetto molto più ampio del superficiale “acquistare prodotti“. Il market è un posto dove è possibile fare conoscenza, oltre ad essere un luogo di ritrovo per chi ha voglia di organizzare una cena tra amici, o con il proprio partner. Luogo per gli acquisti notturni grazie ai nuovi market h24. La fusion incorpora in maniera foneticamente subliminale anche la parola “marchetta“: termine chiave degli ultimi fatti di cronaca riguardanti lo spettacolo e la politica italiana. In definitiva “MARKETT” è un market di sensazioni, persone ma soprattutto personaggi, che ironicamente si “vendono” in modo creativo, visivo e sempre sopra le righe durante tutto il party. Persone e personaggi che interagiscono e si integrano perfettamente con la clientela, quasi creando un unico spettacolo con la platea, abbattendo la barriera: performer / clienti.   Il Claim “Benvenuti nel markett delle sensazioni, delle persone, ma, soprattutto, dei personaggi più eccentrici della notte Attenzione: Non è aperto tutti i giorni, ma solo il sabato.”- si legge nella nota apparsa sui social network. Info Quando: ogni sabato 22:30 alle ore 4:30 Dove: Via Appia, 80029, Sant’Antimo (Na)  

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Un Principe in frac: spettacolo teatrale ispirato alla vita di Totò

Uno spettacolo teatrale scritto e diretto da Aldo Manfredi Protagonista dello spettacolo Yari Gugliucci Martedì 10 ottobre ore 21:00 al Teatro Troisi Spettacolo patrocinato dal Comune di Napoli e dall’Assessorato ai Giovani, Creatività, Innovazione. “Un Principe in frac”, spettacolo teatrale liberamente ispirato alla vita di Antonio De Curtis in arte Totò debutta a Napoli, martedì 10 ottobre ore 21:00 al Teatro Troisi di Fuorigrotta. Una commedia scritta e diretta da Aldo Manfredi, esperto di napoletanità e allievo della Scuola del Cinema di Napoli. Lo spettacolo La pièce ripercorre la storia di Antonio De Curtis dalla gioventù fino a pochi anni prima della sua morte, con citazioni, interpretazioni legate alla sua carriera e con gli incontri più importanti della sua vita, da Peppino De Filippo a Liliana Castagnola, da Franca Faldini a Mario Castellani, suo fidato amico. Ad interpretare Antonio De Curtis sarà Yari Gugliucci, attore salernitano di spessore internazionale, recentemente protagonista al cinema nei film “Noi eravamo” di Leonardo Tiberi e “Mister felicità” di Alessandro Siani nonché al fianco del grande Woody Allen durante i suoi show dal vivo a New York. “Per me è un onore interpretare Antonio De Curtis – ha dichiarato Gugliucci – Ho accettato la sfida proprio perché si parla della persona, non del personaggio. Totò è inimitabile. Antonio era un uomo sensibile e generoso ma come tutti gli uomini – nel suo privato – ha anche sofferto”. L’attore Protagonista Attore di teatro e cinema, esordisce nel 1996 con il film “Isotta” di Maurizio Fiume. Vanta collaborazioni con grandi registi come Lina Wertmuller e i fratelli Taviani e grandi attori come Michelle Pfeiffer e Kevin Kline. Recentemente viene diretto dal grande Woody Allen nel monologo d’apertura dei concerti dello stesso Allen e della Eddy Davis New Orleans band al Carlyle Hotel. È autore del romanzo Billy Sacramento. La compagnia teatrale Oltre a Yari Gugliucci la compagnia è composta da Giuseppe Abramo, Francesca Romana Bergamo, Giulia Carpaneto e Gianluca D’Agostino, e in aggiunta agli attori ci saranno due giovani ballerini, Emilio Caruso e Doriana Barbato, coordinati dal noto coreografo Roberto D’Urso, già primo ballerino dello show di Massimo Ranieri. I costumi sono di Roberto Conforti, la scenografia di Gianluca Franzese e la colonna sonora è di Luca Napolitano. Lo spettacolo è prodotto dalla Alfiere productions di Daniele Urciuolo che ha dichiarato: “Abbiamo messo in piedi uno spettacolo di qualità con molta umiltà e rispetto nei confronti del mito che è il principe Antonio De Curtis. Sono emozionato per il debutto napoletano visto che lo spettacolo è già stato presentato con successo al Festival internazionale di Edimburgo, a Cava de Tirreni e a S. Egidio del Monte Albino, dove l’attore Yari Gugliucci ha ricevuto vari special awards per il suo indiscusso talento. Ringrazio il regista Aldo Manfredi per il suo grande impegno e mi auguro una piacevole accoglienza qui a Napoli. Il 12 novembre saremo al Teatro Orione di Roma“. Lo spettacolo è patrocinato dal Comune di Napoli e dall’Assessorato ai Giovani, Creatività, Innovazione del Comune di Napoli […]

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Dentro la tempesta: l’altro nello sguardo dell’altro

I VIAGGI DI CAPITAN MATAMOROS – STORIE DI MIGRANZA presenta Dentro La Tempesta – L’altro nello sguardo dell’altro di Associazione Teatrale Aisthesis 28 e 29 settembre 2017 Sala delle Colonne della Real Casa dell’Annunziata Doppio appuntamento per Dentro la Tempesta – L’altro nello sguardo dell’altro, di Associazione Teatrale Aisthesis, per la regia di Luca Gatta, direttore artistico de I viaggi di Capitan Matamoros e la drammaturgia di Stefania Bruno, che andrà in scena il 28 e 29 settembre alle ore 21.00 nella prestigiosa Sala delle Colonne del Complesso dell’Annunziata, nel cuore antico di Napoli: uno spettacolo multilingue – italiano, inglese e francese ma anche bambara, ewandu e mandingo – la cui drammaturgia nasce dal lavoro di traduzione e, in alcuni casi, di riscrittura del capolavoro shakespeariano “La Tempesta”. Lo spettacolo è frutto di un progetto di integrazione attraverso formazione e teatro, ideato da Stefania Bruno e Luca Gatta, partito nel mese di maggio 2017 sul territorio campano con un gruppo di migranti, realizzato grazie alla sinergia tra diverse realtà: l’Associazione Teatrale Aisthesis, che da dieci anni si occupa di formazione e produzione teatrale sotto la guida del regista, attore e formatore Luca Gatta, C.U.L.T. Factory, Centro per gli Studi Teatrali Transculturali, inaugurato a Bellizzi Irpino (frazione di Avellino) nel mese di novembre 2016 e cofinanziato nell’ambito del Piano di Azione e Coesione “Giovani no profit” del Dipartimento della gioventù e del servizio civile nazionale, e la coop. En Kai Pan, con sede a Napoli, che ha nella sua mission l’integrazione attraverso la formazione e il lavoro in ambito artistico e culturale. “La tempesta” di Shakespeare, è stata scelta per la sua grande densità tematica (il naufragio, l’incontro con l’altro, il conflitto tra natura e cultura) e per il suo forte legame con il territorio campano grazie alla celebre riscrittura di Eduardo De Filippo, ma la sua struttura drammaturgica è stata fortemente manipolata nel corso dei laboratori attraverso le esperienze e le scritture dei partecipanti. Ci ritroviamo, così, con una corte di Napoli in cui il re e i suoi consiglieri portano nomi spagnoli, parlano francese e sono interpretati da ragazzi africani, mentre il duca di Milano Prospero si esprime spesso in napoletano. Dentro La Tempesta – L’altro nello sguardo dell’altro è, nelle intenzioni dei suoi ideatori, un progetto pilota, da prolungare nel tempo e da estendere in altre province della Campania, ampliando altresì l’offerta laboratoriale, includendo anche materie tecniche (scenografia, fonica, costumistica ecc.), in modo da favorire l’inclusione scolastica e lavorativa dei giovani migranti. Insomma il primo atto di quella che, si spera, diventerà una vera e propria scuola di teatro per l’integrazione. Il giorno 29 settembre, lo spettacolo sarà preceduto alle ore 18.30 da una visita guidata nel Complesso dell’Annunziata (Basilica, Ruota degli Esposti, Madonna delle Scarpette) a cura di Curiosity Tour. La prenotazione è obbligatoria. Approfondimenti sullo spettacolo: https://goo.gl/4RS5BZ Info e prenotazioni: biglietti: 12,00 € intero, 10,00 € ridotto (studenti e over 65) per il 29 settembre: visita + spettacolo 15,00 € (prenotazione obbligatoria) web: www.iviaggidicapitanmatamoros.com mail: info@enkaipan.com tel: 339 623 52 95 (anche whatsapp)

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Teatro Deconfiscato: il riscatto di Afragola alla masseria Ferraioli

Il teatro inizia a fare i suoi primi passi anche nelle zone sottratte alle mafie. Un passo che rende possibile il riscatto dei territori usurpati attravero l’arte teatrale. Un risveglio positivo di luoghi in cui sangue e vittime innocenti l’hanno fatta da padrone a dimostrazione del fatto che quando si vuole fare bene, con costanza e impegno, si fa. Ed è proprio questo il progetto della seconda edizione di Teatro Deconfiscato (il teatro nei beni confiscati alle mafie); una rassegna di teatro civile ideata dal drammaturgo e regista Giovanni Meola, che ne firma anche la direzione artistica. Teatro Deconfiscato e la masseria Ferraioli La masseria Ferraioli è situata nel territorio comunale di Afragola, in provincia di Napoli. Il bene, in passato, fu fortino del clan Magliulo capeggiato da Vincenzo Magliulo, noto come “l’ingegnere della camorra”, tra l’altro ex-assessore nelle file della Democrazia Cristiana; arrestato nel 1989, fu tra i principali responsabili della sanguinosa faida di camorra con la cosca rivale dei Moccia,  tra gli anni ’60 e ’80, causando numerose vittime. Il bene consta di circa 150mila metri quadrati, il più grande dell’intera area della Città Metropolitana di Napoli. Da quest’anno il bene, assegnato al Consorzio Terzo Settore formato da associazioni attive sul fronte sociale e di impegno civile, è intitolato ad Antonio Esposito Ferraioli, giovane sindacalista di Pagani e vittima innocente di camorra. Teatro Deconfiscato: gli spettacoli La rassegna teatrale prevede tre spettacoli, che andranno in scena 7, 11 e 14 settembre. L’ingresso sarà gratuito: l’intenzione dell’amministrazione comunale, con l’ass.to alla Cultura e di Virus Teatrali, con il contributo del Consorzio che ospita la manifestazione, è quella di restituire il bene alla comunità. Il 7 settembre andrà in scena “Il Sulfamidico“, scritto e diretto da Giovanni Meola con Enrico Ottaviano, che affronta il tema dei diritti umani e che vanta il patrocinio di Amnesty International e dell’ambasciata argentina in Italia, oltre che vincitore di premi di drammaturgia. Il giorno 11 settembre sarà la volta di “Albania casa mia“, storia d’immigrazione, di e con Alexandros Memetaj, per la regia di Giampiero Rappa, già premiata nel 2016 con il Premio Cervi e al festival Avanguardie 20 30, e invitato al festival InScena! A New York nel 2017. Chiude la seconda edizione della rassegna il 14 settembre “Dita di dama“, una storia di emancipazione femminile, adattata e diretta da Laura Pozone (anche protagonista) e Massimiliano Loizi, tratta dall’omonimo libro di Chiara Ingrao. Diritti umani, immigrazione ed emancipazione femminile, questi i temi dei tre spettacoli, che hanno come caratteristica comune quella di abbinare comicità a commozione, così che sul palco Deconfiscato si alterneranno momenti tra l’assurdo e il paradosso a situazioni fortemente drammatiche. Format originale e unico per il suo particolare “palcoscenico deconfiscato”, che mette assieme spettacoli provenienti da autori e drammaturghi diversi tra loro, ma tutti attenti a tematiche sociali di grande rilevanza e più che mai attuali.  Grande novità di quest’anno sarà la presenza di testimonial di grande spessore che, in apertura di serata e provocati da esperti giornalisti, parleranno delle loro esperienze professionali, e […]

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Al via la VIII Edizione della Rassegna di Teatro Amatoriale al Teatro Augusteo

Domenica 30 aprile alle ore 18:00 prenderà il via a Napoli la VIII Edizione della Rassegna di Teatro Amatoriale del Teatro Augusteo, che ogni anno offre l’opportunità agli artisti non professionisti di mostrarsi al grande pubblico e sognare di vincere il premio più ambito: l’inserimento della loro opera nel cartellone teatrale ufficiale dell’Augusteo. Sul palcoscenico della sala di Piazzetta Duca D’Aosta 263 si alterneranno alcune delle più importanti compagnie italiane di teatro amatoriale: ben 57 le domande di partecipazione ricevute, tra queste sono state scelte 25 per la valutazione finale, fino alle attuali 9 selezionate: andranno in scena in una rassegna artistica che prevede l’ingresso gratuito per gli abbonati fino a esaurimento posti, per tutta la sua durata.  Questi gli appuntamenti in cartellone: Domenica 30 aprile alle ore 18:00 – La compagnia Incontri porterà in scena “Ferdinando” di A. Ruccello. Lunedì 1 maggio alle ore 21:00 – La compagnia Imprevisti e probabilità porterà in scena “Filumena”, tratto da “Filumena Marturano” di Eduardo De Filippo. Mercoledì 3 maggio alle ore 21:00 – La compagnia Quartieri Seplasia porterà in scena l’opera inedita “Forza Napoli, a due passi dal cielo” di Luigi Rilletti Giovedì 4 maggio alle ore 21:00 – La compagnia In Arte porterà in scena “Tesoro, non è come credi” di Paolo Caiazzo. Venerdì 5 maggio alle ore 21:00 – La compagnia La carretta dell’arte porterà in scena “Caviale e lenticchie” di Scarnicci, Tarabusi, Taranto. Martedì 9 maggio alle ore 21:00 – La compagnia Car Ma porterà in scena “1861, la brutale verità” di Michele Carilli. Mercoledì 10 maggio alle ore 21:00 – La compagnia Scacciapensieri porterà in scena “Filumena Marturano” di Eduardo De Filippo. Giovedì 11 maggio alle ore 21:00 – La compagnia Costellazione porterà in scena “Il gioco delle rose” di Roberta e Roberto Costantini. Venerdì 12 maggio alle ore 18:00 – La compagnia Gli Art&Fatti porterà in scena “‘O scarfalietto” di E. Scarpetta. La serata di premiazione si svolgerà giovedì 25 maggio 2017 a partire dalle ore 17:30. Oltre ai premi in palio per i vincitori, una delle opere rappresentate, scelta a insindacabile giudizio della direzione artistica del Teatro Augusteo, sarà inserita nella programmazione del cartellone 2018/2019 e destinata gratuitamente agli abbonati. Nel cartellone 2017/2018 sarà offerto infatti lo spettacolo “I dieci comandamenti” di Raffaele Viviani, della Compagnia Luna Nova di Napoli, in quanto vincitore della VII Rassegna di Teatro Amatoriale.

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Teatro

Per Ofelia, panismo scenico al Teatro TRAM

“Stiamo parlando di loro o di noi?” Così, con un quesito scandito con una genuina sincerità, può riassumersi “Per Ofelia”, spettacolo andato in scena ieri sera al TRAM (Teatro – Ricerca- Arte – Musica) di Napoli. Può riassumerlo perché questa tragicommedia romantica vede protagonisti, in un gioco di intrecci e di citazioni, l’amore e il teatro. La trama è semplice ma originale. È il tanto atteso giorno che precede il debutto del nuovo spettacolo per due giovani attori, che dopo molto tempo si ritrovano insieme sul palco. Prima che un bivio li dividesse, anche loro, come Ofelia e Amleto, personaggi di cui provano le battute, erano una coppia. E proprio così, ripercorrendo le vicende e i versi degli sfortunati amanti, i due avranno occasione di analizzare a freddo le loro vite, le loro esperienze più importanti ma anche e soprattutto la loro storia d’amore. Per Ofelia, amore e teatro I due attori rivelano diversi aspetti del mondo teatrale. Partiti insieme e fondata una loro compagnia, la coppia si divide quando la ragazza viene scritturata per una serie televisiva mentre lui rimane impantanato nello sperimentalismo dei teatri off. Ne conseguono rancori e dissapori che li portano a lasciarsi e non vedersi né sentirsi per cinque anni. Si rincontreranno su quel palco, ingaggiati da un regista che voleva per il suo “Per Ofelia”, proprio quella coppia che tanto funzionava. Scena dopo scena, i due capiranno quanto in sospeso ancora abbiano, e i loro dialoghi, giustapposti a quelli shakespeariani, daranno vita ad uno spettacolo​ interessante sia per la caratura drammaturgica – encomiabile la scrittura e la regia di Mirko Di Martino -, sia per l’interessante metamorfosi attoriale che avviene sul palco, dove vediamo prendere forma una nuova tragedia, edulcorata dalle battute e dai giochi di parole, ma pur sempre tragedia. E così, all’intento metateatrale subentra l’esperienza panica. Una fusione di versi, parole, citazioni e pensieri che, in un sinfonico gioco delle parti, riporta in vita Ofelia e Amleto. Tornati a vivere oggi, epoca dell’effimero e delle disillusioni, la coppia sembra quasi avere nelle vesti dei due attori una nuova occasione. Sembra quasi che possa andare in modo diverso tra di loro questa volta. Sembra, sarà davvero così? Buona la prima! Orazio Cerino e Stella Egitto funzionano alla perfezione, sono complementari. Il continuo cambio di personaggio non li spaventa, si muovono con disinvoltura da una scena all’altra, passando dal dramma al riso in un batter d’occhio. La stima che l’attrice di fiction prova per la figlia di Polonio e l’empatia che prova per la sua misera fine, sembrano realmente appartenere a Stella che arriva a commuoversi in modo genuino nelle battute finali. quelle che seguono il suicidio di Ofelia, dimostrando, ancora una volta, che il teatro non è finzione. Il teatro è amore. Il teatro è vita. Jundra Elce

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Eventi/Mostre/Convegni

Palazzo Venezia, la nuova casa della cultura

Da fabbrica di occhiali a polo culturale Non più lenti, asticelle e naselli ma esposizioni, concerti e serate a tema. Palazzo Venezia è senza dubbio una delle novità più interessanti del panorama della cultura napoletana. Un tesoro nascosto – fin troppo a lungo – per l’inefficienza delle amministrazioni comunali, che sta gradualmente riprendendo l’antico splendore. Ubicato sul decumano inferiore, su cui si affaccia in maniera discreta quasi a voler tenere per sé le meraviglie che custodisce, questo palazzo trecentesco è stato nei secoli utilizzato nelle maniere più disparate: inizialmente sede diplomatica della Serenissima e residenza del suo rappresentante, dopo il Trattato di Campoformio si è trovato in mani austriache e poi, nella seconda decade dell’800, venduto per 10.350 ducati, in quelle del giurista Gaspare Capone. Il noto mecenate napoletano è il primo a capire quale sia il suo valore e decide di ampliarlo, realizzando coffee-house in stile pompeiano dalla particolarissima acustica, che enfatizza e premia le esecuzioni liriche. Le due guerre e la miseria che ne seguì fecero piombare l’edificio nell’anonimato e nel degrado, fino a che, come sopra accennato, non si scelse di adibirlo a magazzino e fabbrica di occhiali. Palazzo Venezia, la rinascita “Il Napoletano di Venezia” – appellativo con cui era solito chiamare quest’edificio lo storico Benedetto Croce –  con la sua scenografica loggia, le sue stanze e con il suo giardino pensile,  è oggi, grazie al giovane imprenditore Gennaro Buccino, una delle più belle realtà culturali del territorio partenopeo. Con un ricchissimo calendario di eventi, concerti, mostre e corsi – senza dimenticare le attività rivolte alle scuole – questo luogo straordinario è tornato a vivere dopo anni in cui è stato quasi del tutto dimenticato … E proprio perché dimenticare in certi casi è reato, martedì 28 Stampa e guide turistiche sono state invitate ad un open day organizzato dall’Associazione Palazzo Venezia, nel corso del quale, dopo un aperitivo, le splendide performance del soprano Romina Casucci, accompagnato dal maestro Luciano Ruotolo, e una visita guidata, sono stati presentati gli interessanti progetti in cantiere. Progetti che ci auspichiamo possano avere il successo di pubblico che meritano così da finalmente premiare l’iniziativa e il lavoro di chi nella cultura ancora ci crede.  Per informazioni visitare il sito: http://www.palazzovenezianapoli.com/

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Recensioni

Le Troiane: Euripide al Teatro Mercadante

Il rumore dei passi dei soldati in ronda riempie l’aria di tensione. Come api con il loro alveare, i militari gravitano intorno ad una lunga tavolata in attesa di un cenno di Taltìbio che arriva poco dopo dando inizio allo spettacolo. I troiani sono appena stati sconfitti e il superbo Ilïón fu combusto. Come prassi le donne della città vengono assegnate ai vincitori della guerra: Cassandra ad Agamennone, Andromaca a Neottolemo, figlio dell’assasino di suo marito, Ecuba ad Odisseo. Sulla scena le tre donne e altre sette troiane sono condotte dai loro aguzzini con la forza. Il fetido odore dei cadaveri, trasportati in sacchi grigiastri proprio sotto il loro naso, è premonizione dell’infausto destino che le attende. Le Troiane, andato in scena ieri al Teatro Mercadante, parte da qui, dalla tragedia di Euripide messa in scena per la prima volta nel 415 a.C., ma qui non si ferma. La volontà di attualizzare le vicende, rendendole più attinenti alla realtà odierna, è evidente fin dalla prima scena. I soldati achei (interpretati dai giovani attori della Scuola del Teatro Stabile di Napoli) infatti posano gli elmi con cresta e si rivelano come poliziotti in tenuta antisommossa, che hanno il compito di tenere le prigioniere in un campo militare che ricorda un lager. Le troiane, focalizzazione interna ed esterna Per quanto non ci siano variazioni degne di nota nella trama – il testo, invece, è stato notevolmente ridotto e semplificato – la pièce riesce grazie alla notevole inventiva scenografica nell’intento di fornire una chiave moderna di lettura e di visione della tragedia, l’unica del ciclo troiano dell’autore giuntaci nella sua interezza. Il pannello, posto in cima ad una scala antincendio, su cui si proiettano in bianco e nero i primi piani delle donne, ne è emblematico esempio. Il pubblico è infatti spettatore delle drammatiche vicende, che vedono protagoniste le barbarie dei soldati – dopo aver perso l’elmo, essi sono privati dei vestiti e tornano allo stato ferino – che tirano i fili di troiane ormai marionette nelle loro mani sia dal punto di vista dei vincitori che attraverso gli occhi affranti delle sconfitte. Una doppia focalizzazione questa, che si innesta su un allestimento scenico non privo di citazioni e simbolismi. La grande tavolata, su cui troiane e soldati bevono in modo sincronico e quasi robotico vino, ricorda quella dell’ultima cena, che precede la cattura e la crocifissione dell’egualmente innocente Cristo. Elena e Menelao, seduti a capotavola ai due estremi opposti, sono coloro che quella tavola l’hanno imbandita e hanno determinato con le loro scelte il destino delle loro convitate. Euripide secondo Valery Fokin e Nikolay Roshchin Questo spettacolo porta la firma di Valery Fokin e di Nikolay Roshchin (curatore anche di scene e costumi insieme ad Andrei Kalinin) e nasce in Russia; in Italia è stato tradotto da Monica Centanni, che ha lasciato inalterati i dialoghi e i monologhi rivestiti di una patina di antichità, atta a non sminuire la portata tragica delle quattro protagoniste. La follia delirante di Cassandra (Autilia Ranieri), l’eroica nobiltà di Andromaca (Giovanna Di Rauso), il carisma […]

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Teatro

Sister Act, il Teatro Augusteo è divino!

Adrenalinico. Coinvolgente. Esilarante. Sister Act di Saverio Marconi, andato in scena ieri 17 marzo al Teatro Augusteo di Napoli, è un musical fortemente carismatico che enfatizza, senza stravolgere, l’iconica omonima pellicola del 1992. La trama, infatti, rimane la medesima. Deloris Van Cartier è una cantante di night che si rifugia nel convento “Regina degli Angeli” dopo essere diventata, suo malgrado, testimone di un omicidio. Assunta la direzione del coro e l’alias di suor Maria Claretta, la donna sarà in grado di risvegliare l’entusiasmo sopito delle consorelle, infondendo loro coraggio e consapevolezza nei propri mezzi. Elemento portante, leitmotiv di questa rinascita, è la musica, che in tutte le sue forme può diventare fonte di celebrazione della grandezza di Dio (e dell’uomo) e strumento utile a riavvicinare al culto i fedeli. E proprio su questo punta la nuova riscrittura, che è un vero e proprio musical,  in cui vi sono pochi dialoghi e moltissimo spazio è lasciato agli splendidi brani musicali scritti dal premio Oscar Alan Menken, i cui testi sono stati tradotti da Franco Travaglio. Dal funky alla disco, passando per il soul e il pop, il ventaglio di generi che viene proposto è impressionante, così come il coinvolgimento del pubblico che, specialmente nella parte centrale dello spettacolo, ha accompagnato, canticchiando, applaudendo o muovendo a tempo i piedi, i cori e le coreografie delle sorelle, in un crescendo di groove, assoli, paillettes e divertimento. Sister Act, that’s 70s Rispetto alla pellicola interpretata da Whoopi Goldberg, ci sono alcune interessanti variazioni. Cambia l’ambientazione, da San Francisco a Philadelphia, ma soprattutto la collocazione temporale, che viene anticipata di ben 20 anni. La scelta non è certo casuale. Gli anni ’70 sono, infatti, la culla di tutti i generi musicali proposti ed era giusto far loro omaggio. Per quanto riguarda il cast, invece, la madrilena Belia Martin – il gap lingustico è giustificato nella recita dando origini sudamericane a Deloris –  non ha fatto rimpiangere, per vitalità e abilità canore, quel ciclone di attrice che è Whoopi Goldberg. Discorso simile può essere fatto anche per le altro sorelle, soprattutto per Manuela Tasciotti, nei panni dell’esuberante Suor Maria Patrizia, per la guest star Suor Cristina, nel ruolo della timida Suor Maria Roberta, e Jacqueline Maria Ferry, che ha dato nuove sfumature al personaggio della arcigna Madre Superiora. La partecipazione del conduttore televisivo Rai, Pino Strabioli, è una nota piacevole anche perché (re)interpreta in modo convincente Monsignor O’Hara. La componente comica è affidata, invece, ai tre scagnozzi di Curtis Jackson (un fenomenale Felice Casciano), un po’ Gomorroidi, un po’ Bee Gees. Sister Act, tecnicamente divino! Tecnicamente, Sister Act è un trionfo. Il gioco di scenografie, luci e cambi d’abito, è maestoso e degno delle più grandi produzioni teatrali. Nulla viene lasciato al caso e ciò si percepisce, scena dopo scena, nei repentini cambi d’ambientazione, che rendono il ritmo narrativo piacevolmente frenetico, un delizioso e colorato viaggio senza fermate. Un vero e proprio tour de force, in giro per l’Italia, in questo caso, è stato quello affrontato dal cast che, data l’enorme richiesta e l’incredibile successo, ha raggiunto le quasi 200 repliche e, […]

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Voli Pindarici

Come in un sogno

Tumore. Cancro. Neoplasia. Quella mattina aveva scoperto che le parole erano importanti. Potevano riuscire a celare grandi drammi. Da quel momento ebbe la consapevolezza dell’esistenza di due vite da vivere: una propria della sua adolescenza, l’altra senza età e necessaria. Uscì. Ripercorse a ritroso la stessa strada che l’aveva condotta a quella costruzione fatiscente e vide il sole. Posso ancora osservarla mentre seduta su quel muretto si godeva il calore di quei raggi, ripetendosi: “Siamo una famiglia. Ce la faremo.” Le è sempre bastato poco per essere felice. Sono stato fortunato a conoscerla. Attraverso lei ho avuto la possibilità di vivere una moltitudine di vite diverse. Mi tenni lontano quel giorno. Era troppo distante nei suoi pensieri contorti. Una notte mi fu concesso di tenerle compagnia in ospedale. Non dormimmo. Seppi che lei non lo faceva da tanto. Era impegnata ad osservare quanto buia fosse la notte. Il tempo le iniziò ad apparire sempre troppo breve. Restammo seduti su una panca nel corridoio del reparto. Inizialmente ascoltai solo il ritmo regolare dei nostri respiri, poi parlammo. Parlammo tanto. Fu una notte strana. Ricordo che c’era un vento fortissimo che ruggiva tra i rami di quegli alberi decennali che sembrava fossero stati messi a guardia del cortile abbandonato. Ed è questo il racconto di quella notte senza tempo. Una notte dove mi rese partecipe delle sue uniche confidenze. La notte in cui la sentii triste. Ricordo ogni singola parola, ogni affanno, ogni pausa, ogni lacrima silenziosa. Ci abbracciammo stretti. Non volevo dimenticare il suo profumo. “Ho paura, sai?” Cominciò così. Non le chiesi nulla già sapevo cosa stesse per aggiungere e aspettai il fiume delle sue parole, volevo essere travolto dalla sua voce.“Ho paura.” ripetè  “E se dovessi morire? Mi dimenticheranno? Le persone che amo mi dimenticheranno. Ed è anche giusto che sia così. Non si può vivere in un’eterna sofferenza. Ma io? Io come farò? Resterò sola. Sai, ho cercato di immaginare il dopo. Spero sul serio che tutti quei racconti sull’aldilà siano veri, almeno potrò non dimenticarmi di voi. Io ho bisogno di voi anche di là.” Non riuscivo a risponderle. Percepivo il suo realismo, il suo cinismo, ma soprattutto la sua sofferenza. Era la notte in cui si spogliava di tutte le sue sicurezze e per la prima volta si mostrò così com’era: fragile. Aspettai che ricominciasse a parlare e l’attesa non durò molto. “Ho un sacco di cose da fare. Ma sai che devo ancora innamorarmi? Che devo ancora essere amata? E se non dovessi avere abbastanza tempo per poter fare tutto?” Erano domande che fortunatamente non esigevano una risposta perché non avrei saputo cosa risponderle se non ripeterle tutte le belle storie che si era già raccontata da sola un milione di volte. Un milione di volte più una non avrebbe fatto la differenza. L’abbracciai più forte. Si allontanò. Mi guardò con quei suoi occhi che non saprei come definire, solo lei poteva guardare così, mi guardò come se volesse scavarmi fin dentro le viscere. Non so cosa […]

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Teatro

Il Genio dell’Abbandono, Vincenzo Gemito al San Ferdinando

Il rumore delle celle che si aprono e si chiudono nervosamente. Un uomo è steso esanime all’interno delle altissime sbarre che lo hanno rinchiuso e terrorizzato per circa vent’anni. Ai suoi piedi, una donna piange disperata. Vicienzo era e ora non è più. Si apre così Il genio dell’abbandono, spettacolo andato in scena ieri al teatro San Fernando di Napoli. Trasposizione dell’omonimo romanzo di Wanda Marasco, che ha come protagonista Vincenzo Gemito, la pièce è un viaggio nella turbolenta psiche del famoso scultore napoletano. Un’esistenza caratterizzata dall’abbandono, quella dell’allievo del Caggiano. Sua madre lo lasciò alla ruota degli esposti dello Stabilimento dell’Annunziata, dove fu affidato a Giuseppina Baratta e ribattezzato erroneamente Gemito – invece che “Genito”, come avrebbe voluto la donna, che aveva appena avuto un aborto spontaneo – quasi il suo destino avesse in serbo per lui una vita di lacrime. La sua compagna Matilde Duffaud e poi la moglie Anna Cutolo morirono precocemente. Incredibilmente complesso fu anche il suo rapporto con l’arte, rapporto vissuto con una tale irrequietezza e smania di perfezione che, dopo non essere riuscito a realizzare una raffigurazione di re Carlo V, un grave esaurimento nervoso lo portò al ricovero volontario nella casa di cura Fleuret. Ed è da qui, tra le sbarre che celano urla strozzate e mescolano ricordi, allucinazioni e pensieri, qui dove l’artista senttiva tutte ‘e ccose, comme si chesta fosse cella mentale, che Claudio di Palma, registra e attore protagonista, ambienta il suo claustrofobico adattamento. Vincenzo Gemito, un Don Chisciotte con lo scalpello L’eco della sofferenza di un artista burbero e incompreso, destabilizzato e corroso tanto dal proprio talento quanto dalla inevitabile tragicità dell’esistenza, risuona con prepotenza su un palco allestito con una scenografia efficace nel ricreare l’idea di smarrimento, di trappola mentale in cui non c’è alcuna via d’uscita. Anche una volta fuoriscito dal nosocomio, i fantasmi e le voci, così come le invalicabili recinzioni fatte di inquietudini e inganni che stringono con una morsa feroce ogni respiro, non spariscono, anzi continuano a smarrire il protagonista, a cui la vita, passata tra Parigi e Napoli, concesse anche soddisfazioni e momenti piacevoli, come quelli trascorsi con l’amico Antonio Mancini (Alfonso Postiglione). Nell’intricato tessuto narrativo non mancano momenti comici, atti a bilanciare lo spettacolo, a bilanciare la drammaticità di fondo della vicenda. I dialoghi che vedono protagonisti i due amici divertono, contribuendo, nello stesso tempo, a levigare con contorni donchisciottiano la figura dello scultore. Gemito e il suo Sancho Panza non combattono contro i mulini a vento ma contro loro stessi. E cercano di scappare – come erano soliti fare da bambini quando il maestro Caggiano non c’era – dallo scorrere del tempo, dall’altalena della fama, dalle malattie e dai debiti, tornando dodicenni che discutono su chi fosse più bella tra la tigre e il leone. Il Genio dell’Abbandono, Napoli sullo sfondo Una delle prime e più conosciute opere del Gemito è Il giocatore, in cui egli ritrae uno scugnizzo intento a guardare le carte con preoccupazione. Questo è il Vicienzo giovane che si oppone con prepotenza a quello che sarà […]

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Voli Pindarici

Quando si ama

“Se tu venissi qui ad amarmi ogni giorno, io riuscirei ad amarti ogni volta con la stessa intensità”. I fianchi strizzati nel suo tailleur grigio perla, seduta alla scrivania di rovere, con una mano assillava la rondellina del mouse, alla ricerca di un valido progetto, e con l’altra giocherellava con il suo orecchino in filigrana d’oro, alla ricerca di un’idea. Il lavoro esigeva tutta la sua attenzione ma era troppo distratta quella mattina. Erano strane le cose che pensava Evelyne mentre leggeva quelle lunghe ed interminabili e-mail che la pregavano di prendere in considerazione i progettuoli di quattro rampolli che credevano di raggirarla solo perché era una donna. Poveri illusi, quanti ne aveva messi al tappeto! Era orgogliosa: divisa tra leggi, formule e dimostrazioni ed era sicura che anche il padre sarebbe stato orgoglioso. Se avesse potuto vederla anche solo per un attimo, le avrebbe detto: «Brava!» con quel suo tono semplice e gentile. Amava chiacchierare fin da bambina, non aveva mai giocato con le bambole a meno che non si trattava di riprodurre le discussioni (solo da grande aveva imparato il termine arringhe) degli avvocati di tutti quei telefilms che vedeva il padre la sera di ritorno dal lavoro. Ottimi studi classici, Laurea in Giurisprudenza con il massimo dei voti in una delle migliori Università della città e, infine, il suo studio Evelyne&Co. era ormai una garanzia di successo sempre. …e ora? Si era innamorata. E da quando si era innamorata non riusciva più a contenere quelle digressioni romantiche. Spesso quando le persone si innamorano diventano cieche. Squillò il cellulare, un messaggio, era lui: le chiedeva di raggiungerlo “al loro solito posto”. Era innamorata. Lo ripeteva sempre più spesso, quasi come se avesse il bisogno di convincersene. Sì, era innamorata. Ma quel messaggio ugualmente la infastidì senza riuscire a spiegarsi il motivo o, più semplicemente, perché preferiva restare cieca. Lo raggiunse e dimenticò il resto, come sempre. Tra le sue mani diventava un’altra, oscillava tra la bambina bisognosa di attenzioni e la donna da amare e quell’uomo sapeva dosare entrambe le componenti con abile maestrìa. «C’è qualcosa di strano, Evelyne, in questa storia!!!». Era la voce di Denise. La sua migliore amica aveva deciso che la ramanzina dovesse continuare: «Come fai a non rendertene conto? Come fai a non vedere? Cosa aspetti a riprenderti la tua vita? Non ti ama! Non ti ama come una donna merita di essere amata!». Cosa ne sapeva Denise di come lei meritava di essere amata! Ma cosa ne sapevano gli altri di come si ama. Non voleva risponderle; cercò solo di porre fine il prima possibile a quell’estenuante telefonata perché improvvisamente sentì il bisogno di pensare: da sola. Le risposte le aveva, doveva solo trovare il coraggio di ammetterle con sé stessa. Trovare la forza per cercare, in fondo alla larva che era diventata, la farfalla che era stata. Si distese sul divano, un calice di vino bianco posato sul tavolinetto di cristallo perfettamente freddo come si sentiva lei, una musica in sottofondo, l’aria fresca che entrava dalla […]

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Notizie curiose

Curvy? No. Donna normale

La Moda curvy e le donne, l’atavica lotta! A: “Buongiorno!” B: “Buongiorno! Mi dica?” A: “Ci sarebbe una taglia 42 del vestito grigio in vetrina?” B: “Ma non ti va!” Non c’è bisogno di un genio della comunicazione per capire che nella conversazione appena descritta c’è qualcosa che non va! Non è stato chiesto un paragone tra la taglia richiesta e la richiedente e, nemmeno, uno sguardo di compassione. Nessuno soffre se non si entra in una taglia 42, sia chiaro! Però, ecco la solita contro-battuta affiorare alle labbra, prima che la bile possa riversarsi sulla povera commessa che in una 42 ci starebbe a pennello: “Non è un vestito per me. È un regalo per mia sorella!”. Ed in quel momento sentirsi in dovere di fare quel chiarimento ti infastidisce ancor di più dello sguardo miserevole di Miss Perfezione. Di questo passo davvero finiremo per comprare solo ed esclusivamente per sorelle&Co.  Nonostante questo, negli ultimi anni, la tendenza sta cambiando. C’è aria nuova, o almeno si spera. Nelle vetrine c’è di tutto (e, spesso, anche troppo): dai manichini allungati e stilizzati a quelli infagottati di carte della moda XXL (perché, a quanto pare, anche i manichini non superano la 48!), dalle taglie 44 considerate già morbide al marchio per taglie curvy con il logo in bella vista su TUTTI i capi d’abbigliamento…come se si dovesse avere un tratto distintivo.  Dov’è la verità? Chi sono le donne che comprano? Come sempre, la verità è nel mezzo. Uno sguardo al mondo ci offre una straordinaria “vetrina” di donne meravigliose ognuna delle quali porta con sé una serie di particolarità fisiche che la moda ha il diritto di rispettare. Allora perché vestire manichini e non provare a ripartire dalla donna comune? Si ha bisogno di ritrovare un sano equilibrio tra le donne che escono per accompagnare i figli a scuola, per andare a lavoro, per fare una passeggiata e quelle che con passo felpato e viso gelido percorrono chilometri di passerella su altrettanti chilometrici tacchi.  Qualcosa in tal senso sta cambiando. Sono sempre di più i negozi che offrono una vasta gamma di possibilità (con altrettanti che propongono invece esclusivamente taglie…da top!) ed anche la donna curvy può ritrovare il gusto antico di fare shopping, un gusto che con il tempo si era affievolito, o aveva del tutto perso, per il timore di chiedere una giacca che, forse, non si sarebbe abbottonata; un jeans che non sarebbe salito su fino ai fianchi; o una maglia che avrebbe stretto un “po’ troppo”! Un’interessante iniziativa, sicuramente da copiare e riproporre a tutte le case di moda, è stata quella di un sito australiano che ha proposto in homepage un serie di donne completamente diverse con determinate caratteristiche fisiche vestite semplicemente da un pantalone ed una T-shirt con la possibilità di cliccare sulla modella più vicina al nostro aspetto e vederla indossare tutti i vestiti proposti in vendita. Ci sono davvero donne finalmente vere! (Cliccare per credere!). In questo modo, chi acquista lo fa con una […]

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Attualità

De Filippo: Eduardo, intervista all’autore Nicola De Blasi

In occasione della pubblicazione del nuovo volume Eduardo di Nicola De Blasi abbiamo incontrato l’autore per fare il punto sulla situazione del teatro dei De Filippo e sullo stato di salute del teatro napoletano. La presentazione del volume è prevista per Martedì 31 gennaio alle ore 18 presso la Feltrinelli di Piazza dei Martiri; interverranno, oltre all’autore, Matteo Palumbo, docente dell’Università Federico II di Napoli, e il direttore creativo di Fanpage, Luca Iavarone. A più di un anno dalla morte di Luca De Filippo, è possibile fare un’analisi del contributo che i fratelli De Filippo (Eduardo, Peppino e Titina, prima, e Luca e Luigi De Filippo, poi) hanno dato al teatro napoletano prima e italiano poi? I tre fratelli, Eduardo Peppino e Titina, erano figli del grande autore e commediografo Eduardo Scarpetta. Perciò facevano parte di una grande famiglia teatrale che ha dato moltissimo al teatro italiano dall’Ottocento fino al presente, attraverso diverse generazioni. Di questa straordinaria famiglia artistica vanno infatti ricordati non solo Vincenzo Scarpetta, che tra l’altro realizzò anche diversi film muti, ma anche Luigi De Filippo, figlio di Peppino, Luca, figlio di Eduardo, e Mario Scarpetta pronipote di Eduardo Scarpetta.  Sin dalla giovane età i tre fratelli De Filippo hanno assorbito i segreti della tradizione teatrale, su cui hanno progressivamente fondato una serie di innovazioni. Un carattere evidente dei tre fratelli è la capacità di combinare la comicità con elementi drammatici e talvolta tragici. In questo modo hanno saputo raccontare anche la realtà storica e sociale dell’Italia del Novecento. Con la loro finissima recitazione hanno contribuito in modo determinante a costituire un teatro popolare e nazionale di qualità artistica altissima e in linea con il teatro europeo del Novecento. Dico teatro nazionale, anche se questo teatro è stato sempre segnato anche dalla presenza del dialetto; dobbiamo infatti considerare che la storia italiana è stata sempre caratterizzata, anche nella realtà, dalla presenza di numerosi i dialetti, che sono insomma parte integrante di un panorama culturale nazionale, di per sé variegato. L’influenza sul teatro italiano di personalità come Eduardo, Peppino e Titina De Filippo si misura direttamente attraverso le decine di bravissimi interpreti che si sono formati lavorando in gioventù con loro, ma si deve poi anche considerare l’influenza indiretta esercitata su diverse generazioni di attori. In particolare, in rapporto al teatro napoletano, proprio i tre De Filippo hanno mostrato che si può mantenere un legame con una grande tradizione teatrale, cercando contemporaneamente la strada della sperimentazione e dell’innovazione. Dopo di loro anche altri autori e attori hanno seguito questa strada. Inoltre Eduardo, Peppino e Titina hanno contribuito a portare nel teatro italiano i riflessi della realtà linguistica in cui l’italiano della comunicazione quotidiana si affianca al dialetto e all’italiano regionale. Da qualche anno si assiste alla trasposizione televisiva delle opere teatrali (ricordo ad esempio il caso di Filumena Marturano). Crede che quest’operazione possa snaturare il nucleo del testo? Le opere teatrali che nascono in vista della rappresentazione scenica trovano anche nella scena televisiva nuove possibilità e nuovi spazi. Proprio Eduardo dall’inizio degli anni Sessanta […]

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Culturalmente

Francesco Amoruso: la voce de’ “Il gallo canterino”

Francesco Amoruso è per me una maglietta rossa. Ci sono cose che andrebbero evitate. Soprattutto, prendere appuntamento per un’intervista con una “maglietta rossa”. Perchè, state sicuri, che quella mattina tutto il mondo deciderà di indossarla. L’incontro con Francesco Amoruso si è rivelato più di una semplice intervista trasformandosi presto in una chiacchierata davanti ad un buon caffè dove lavoro ed esperienze personali si sono fuse in un unico flusso di parole. Laureato in Lettere Moderne con una tesi su Charles Bukowski ha fatto del canto il suo migliore mezzo di comunicazione. Ha partecipato al Festival degli autori di Sanremo posizionandosi come finalista nel 2009 e semifinalista nel 2010 ed ha all’attivo numerosi premi, partecipazioni canore e la pubblicazione del romanzo “Il ciclo della vita”.  L’abbiamo incontrato per capire meglio cosa si celasse dietro il titolo del suo primo lavoro discografico “Il gallo canterino”, frutto di cinque anni di lavoro passati tra la stesura dei testi e l’assemblaggio del cd realizzato grazie anche al prezioso aiuto di Raffaele Cardone, presidente dell’associazione Illimitarte. Cosa spinge un giovane ad avvicinarsi al difficile mondo del cantautorato? Forse un forte egocentrismo? La convinzione che ho da dire quanto o più degli altri? Forse questo o forse, più semplicemente il fatto che ho dentro un fuoco che non riesco proprio a spegnere Hai anche pubblicato un romanzo. Quindi, come ti definiresti? Uno scrittore? Un cantautore? Un artista? Ho sempre pensato che se avessi saputo dipingere e ballare e recitare, avrei provato ad esprimere questo fuoco anche in queste forme, ma fortunatamente, per voi, non so dipingere nè ballare e recitare. Però ho aperto un blog sul mio sito francescoamoruso.net Le partecipazioni ai Festivals sono state essenziali per la tua formazione? Cosa ti hanno lasciato? Alcune mi hanno insegnato a guardarmi bene dalle persone. Mi hanno insegnato che ci sono tanti “gatti e volpi”. Ma altri mi hanno anche mostrato che nell’arte come nella vita ci sono tante belle persone. Come il liberevocifestival che mi ha dato la possibilità di conoscere Mennillo, arrangiatore dei brani del disco. L’Awop mi ha dato la possibilità di conoscere l’associazione organizzatrice, Illimitarte. Massimo Capocotta, Raffaele Cardone professionisti ed insegnanti che sono stati parte integrante nel disco suonando, missando e facendo tante capriole per il mio percorso. Insomma, c’è tanta gente di puppù, ma gli angeli esistono… giusto per fare lo sdolcinato Chi è il “gallo canterino”? Il gallo canterino sono io, con tutto il mio peso, con tutte le mie idee, con tutta la voglia di raccontare, come dico ne’ Il motivetto. Nel disco c’è spazio al sentimentalismo, al dolore, come per qualsiasi cantautore che vuole fare il tipo “maledetto”. Però, c’è anche tanta ironia. Anzi, soprattutto ironia. Il disco è pieno di invettive, giochi di parole urlate perché non riesce a stare in silenzio, proprio come il gallo al mattino che ‘canta’ a tutti che è ora di svegliarsi. Hai in programma un nuovo album? Il disco è uscito da poco. Solo 4 mesi. Io scrivo tanto, non so quanto materiale potrà essere utilizzabile, visto che sono molto autocritico, però […]

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Teatro

Una giornata particolare, fiumane ed emarginazione al Teatro Diana

6 Maggio 1938. A Roma l’arrivo del Führer, Adolf Hitler, venuto in Italia per consolidare l’alleanza con Benito Mussolini, è celebrato con una enorme parata che coinvolge tutta la Città. Tra canti, sfilate e saluti romani la folla in delirio inneggia ai due politici per una intera giornata. Rimangono invece a casa, esclusi da questa fiumana, due vicini: Antonella, madre e moglie, costretta a vegliare sul focolare, e Gabriele, ex radiocronista appena licenziato a causa del suo diverso orientamento sessuale. Il loro incontro casuale li porterà a riflettere sulle loro vite e sulle dinamiche perverse della società. Di questo tratta Una giornata particolare, adattamento di Gigliola Fantoni del celebre film di Ettore Scola e Ruggero Maccari, andato in scena ieri sera al Teatro Diana di Napoli, Una giornata particolare, la resistenza in un abbraccio Lo spettacolo, come il film, rispetta le tre unità aristoteliche, poiché si svolge in un unico ambiente, in un’unica giornata e non presenta sottotrame. Il rapporto tra i due protagonisti inizia in modo tanto favolistico quanto simbolico: Antonella, nel pulirne la gabbia, lascia inavvertitamente fuggire il suo uccellino che vola via dalla finestra e si adagia sul dirimpetto di fronte. Così, allo stesso modo la donna, soggiogata completamente dal fedifrago ed arrogante marito, interrompe le faccende da casalinga ed esce dalla sua gabbia per recarsi all’appartamento del vicino, che mai aveva incontrato prima di allora. L’irruzione della donna salva Gabriele dal suicidio. L’uomo, svilito dal licenziamento e dalla mancanza del compagno, era in procinto di togliersi la vita ma viene, appunto, interrotto dall’arrivo della casalinga. Dopo qualche incomprensione iniziale, il loro avvicinamento ha un effetto epifanico su entrambi e ne avvicina, ma non colma in toto, le due solitudini. Ciò si evidenzia grazie alla splendida scenografia: inizialmente, infatti, le abitazioni dei due vengono sovrapposte e nel loro parallelismo c’è l’intento di confronto e di distacco di due esistenze che non sembrano avere, né ideologicamente né fisicamente, punti di contatto. Successivamente, invece, il mobilio di entrambi si ritrova sullo stesso piano, con le due solitudini che sono vicine ed arrivano a sfiorarsi, seppur per un solo istante. E mentre la storia, quella con la S maiuscola, pone le basi al più tragico evento di sempre, il “dissidente” e la casalinga ignorano le urla, le celebrazioni e il rumore dei cannoni, e nella loro personale prigione, come atto di estrema resistenza, si chiudono in un abbraccio che non potranno, non dovranno dimenticare. Applausi per Giulio Scarpati e Valeria Solarino Il  ruolo della donna e le sue possibilità di affrancamento in una società patriarcale votata al patriottismo e alle armi, l’istruzione come forma di  rifiuto all’assoggettazione, la sudditanza psicologica quasi reverenziale nei confronti di un Duce che mandava al confino chi non aderiva ai suoi canoni e alle sue idee politiche:  Una giornata particolare non è solo una commedia perfetta, ma anche e soprattutto una forte testimonianza dell’Italia degli anni 30’ che viveva succube delle ideologie del partito fascista. Una sua trasposizione teatrale, dopo la restaurazione della pellicola del 2014, appare oggi […]

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Comunicati stampa

Paco De Rosa, il Braccio di Ferro di “Fatti Unici”

L’attore Paco De Rosa è tra i protagonisti della sit-comedy live più innovativa e divertente degli ultimi anni. Paco De Rosa, anche quest’anno, è tra i protagonisti dello show interattivo “Fatti Unici”, giunto alla seconda edizione. La situation comedy live è di scena al Teatro Politeama con sei nuovi episodi fino a domenica 8 gennaio, sempre alle ore 21:00. Il maestro Lello Arena, è il regista di questa innovativa situation comedy live, ambientata in un commissariato tanto improbabile quanto crogiolo di situazioni paradossali, ma assolutamente divertentissime. Un cast stellare, che anche quest’anno conta su artisti come Paolo Caiazzo, Maria Bolignano, Ciro Ceruti, Francesco Procopio e Floriana De Martino, e su giovani di grande talento come Costanza Caracciolo, Martina Cassarà, Simone Gallo, Francesco Mastandrea, Piera Russo e Ciro Pauciullo. Paco De Rosa sarà ancora Braccio di Ferro Un “fuori-legge” per nulla temibile e poco spigliato, che spesso, più che togliersi dai guai ne causa altri. Un ladruncolo dalla grande ironia, che anche in questa stagione farà morire dal ridere il pubblico con gag esilaranti, e non solo, stupirà gli spettatori grazie all’evoluzione del suo personaggio. Per sapere come andrà a finire basta fare un salto al Teatro Politeama di Napoli fino a domenica otto gennaio, sempre alle ore 21, per garantirsi una serata ricca di risate di grana grossa. L’attore, nonostante la giovane età, vanta un curriculum notevole grazie alle sue collaborazioni con registi del calibro di Marco Risi, Claudio Insegno, Massimo Bonetti e Ciro Ceruti, oltre a quella attuale con Lello Arena, un vero monumento della comicità italiana. Il 2017 sarà un anno molto importante per il giovane artista partenopeo, che dopo una lunga gavetta all’accademia del Teatro Totò, a 30 anni vede fruttare tutti i sacrifici fatti per formarsi da attore professionista. Sono tanti i progetti in cantiere per Paco De Rosa, attore brillante e di grande prospettiva artistica, vista la giovanissima età.

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