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Eroica Fenice

La Tag: rap contiene 14 articoli

Interviste

L’ipocrisia del razzismo: intervista a Tommy Kuti

Tommy Kuti è uno degli artisti rap più in voga del momento. Un simbolo per tutti quei figli di seconda generazione nati e cresciuti in un’Italia sempre più multi-etnica. Una forte risposta a chi, ancora oggi, semina odio e alimenta pregiudizi razziali speculando sulle paure e sull’ignoranza delle persone. Forte di un recente contratto con l’Universal Music, l’artista Afroitaliano è pronto a spiccare il volo e a realizzare il suo sogno d’infanzia: diventare un rapper di successo. Noi di Eroica abbiamo avuto il piacere di intervistarlo e di rivolgergli qualche domanda. Tommy Kuti, l’intervista Durante il tuo percorso artistico hai più volte cambiato “identità”: Mista Tolu, Tolu Kuti e poi Tommy Kuti. Potresti quindi raccontarci questi cambiamenti attraverso il tuo lungo viaggio nel rap? In realtà sono sempre stato Tommy Kuti: la gente a scuola e i miei amici mi hanno sempre chiamato Tommy. Il mio nome di battesimo è però Tolulope Olabode Kuti. Purtroppo era troppo difficile da pronunciare per i padani che mi circondavano, quindi sin da quando ero bambino mi hanno sempre chiamato tutti Tommy, una cosa importante. A me è sempre piaciuto come nome Tommy. Suona proprio come il nome di un rapper Afroitaliano, non trova? “ […] Sono troppo africano per essere solo italiano e troppo italiano per essere solo africano…”. Qual è stata la tua esperienza da Afroitaliano in Italia? Se devo essere sincero a parte gli stereotipi che hanno su di me gli sconosciuti e le saltuarie volte in cui ho dovuto discutere pesantemente con gente razzista, la mia esperienza di Afroitaliano è piuttosto positiva. Cioè, nonostante il razzismo e la discriminazione che ho percepito a scuola e negli ambienti lavorativi, sono riuscito a circondare me stesso di gente aperta mentalmente, ma soprattutto sto riuscendo a raggiungere i miei obiettivi. Fuck racism, I am Tommy. Nel tuo curriculum vanti una laurea in Scienze della Comunicazione a Cambridge. A fronte di ciò, quali differenze e/o similitudini hai riscontrato tra l’Inghilterra e l’Italia? Ma in realtà non è che io me ne vanti, cioè sono un rapper, dovrei essere almeno in galera o perlomeno dovrei essere già stato in un riformatorio, invece ho finito il liceo, non mi sono mai fatto bocciare e mi sono pure laureato. Per favore non lo dica agli altri rapper. Sinceramente. anche se ho vissuto per 3 anni a Cambridge mentre frequentavo la Anglia Ruskin University, non sento di poter esprimere un giudizio su un paese tanto vario come l’Inghilterra. Mentre ero lì a studiare frequentavo tutti gli altri studenti internazionali provenienti da ogni parte del globo, ed in classe, all’Università, gli inglesi erano una minoranza. Ah, forse sì, la più grande differenza tra l’Italia e l’Inghilterra è il fatto che nella città dell’Università più prestigiosa del mondo viva una grandissima quantità di stranieri, senza che debba arrivare Salvini a fare un comizio. Nei tuoi testi, inoltre, è sempre molto presente il tema della “provincia”. Cosa consigli a tutti quei ragazzi che magari si sentono soffocati e oppressi dalla provincia? Trovate […]

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Musica

Fenomeno, convincersi di poter fare rap a 40 anni

Fenomeno è l’ultima creazione di Fabri Fibra, pubblicata il 7 aprile per la Universal Music Group, la major discografica per la quale il rapper marchigiano lavora dal 2006, dall’album “Tradimento”. Fenomeno, una nuova consapevolezza Sono passati tanti anni, Fabri Fibra non è più il ragazzo che scrive “col sole che filtra attraverso la serranda“ non è neanche più il ragazzo scontroso e strafottente che spruzza “rap in vena“. A 40 anni, per forza di cose, si cambia o, quanto meno, si acquisisce una consapevolezza nuova, diversa. Fenomeno viene interamente caratterizzato da questa nuova consapevolezza e dalla sfida che Fibra si prefissa: convincere e convincersi di poter ancora fare rap in Italia, nel paese dove molto spesso questa musica è insufficientemente considerata “roba per ragazzini”. È, in ogni caso, un Fibra maggiormente riflessivo e introspettivo. Un Fibra che non ha più bisogno di esagerare- non del tutto almeno – o di creare lo scandalo per fare notizia ed essere preso sul serio. Fenomeno, l’album Diciassette tracce si susseguono tra momenti di profonda introspezione come Money For Dope, Equilibrio, Stavo pensando, Invece no a momenti di denuncia sociale come Red Carpet, Fenomeno, Considerazioni (monologo a favore della legalizzazione della marijuana scritto da Roberto Saviano), Ogni Giorno; ad altri decisamente più distesi e leggeri come Pamplona (feat. Thegiornalisti) e Cronico. Un viaggio dalle diverse sfaccettature attraverso l’ipocrisia di certi legami e rapporti, nati per convenienza e con il solo obbiettivo del lucro. Un riavvolgimento del nastro che prende forma tra sogni persi e ambizioni mai realizzate, tra l’ansia del fallimento e la paura del dover sempre motivare e giustificare le proprie scelte. Il racconto delle proprie esperienze, però, non rimane una semplice prerogativa autobiografica ma diventa il punto di partenza per parlare del disagio di tutti quei ragazzi, di provincia e non, che vivono con la prospettiva di un futuro sempre troppo incerto nel quale l’unica certezza sembra essere quella del fallimento. Il disagio di tutti quei ragazzi che cercano, attraverso i falsi miti della televisione e del web, forme di evasione, non di riscatto, che si esplicitano molto spesso nell’abuso di sostanze stupefacenti e alcoliche; rendendosi così passivi e inerti alla vita. È un vuoto, quello del dover costantemente mantenere delle apparenze socialmente accettabili, che va a sommarsi a un altro vuoto, quello affettivo ed emotivo di molti ragazzi che vivono la propria famiglia come un ambiente soffocante e poco stimolante. Non è certo la prima volta che il rapper marchigiano tratta temi del genere ma, questa volta, magari non risultando impeccabile nella forma, risulta molto più efficace per la chiarezza e la lucidità con le quali denuncia un malessere sociale tremendamente diffuso e attuale. Un malessere nato durante vent’anni di brutale mercificazione culturale che hanno corrotto e spazzato via ogni valore, nutrendo tutti questi ragazzi con i fantasmi del denaro e del successo. Un malessere che chi di dovere continua a ignorare facendo finta che vada tutto bene. “Invece no”, non va tutto bene e Fabri Fibra dimostra di esserne ben cosciente. È proprio in […]

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Musica

Prima dell’alba, il nuovo album di Mauro Marsu

Prima dell’alba è il nuovo album dello storyteller campano Mauro Marsu, pubblicato il 21 Marzo, disponibile su tutti gli store digitali e acquistabile in copia fisica su www.bucodelrap.it . Prima dell’alba: l’album Quasi tre anni dopo l’uscita de La Famiglia Rossi Marsu porta avanti il suo progetto di “cantautorap” strettamente connesso e influenzato dalla recitazione. Marsu questa volta si supera, consegnandoci un concept album, un’opera organica molto vasta di ben diciassette tracce. Leitmotiv del lavoro è la notte e, insieme ad essa, tutta quella vita che brucia e si consuma tra il tramonto e il sorgere del sole. Prima dell’alba raccoglie infatti le storie di sedici personaggi che, lontani dagli occhi indiscreti della folla mattutina e dai raggi inquisitori del sole, portano avanti le loro esistenze con fatica e sofferenza. Quella che ci descrive Mauro è un’umanità derelitta, degradata, che vive ai margini della società rifugiandosi in quelle contraddizioni e in quelle pieghe recondite create dall’indifferenza e dall’omertà borghese; tuttavia non per questo è un’umanità di scarsa importanza, anzi: nonostante tutto è più autentica proprio per questa sua capacità di barcamenarsi e tirare avanti tra realtà difficili e corrotte. É un’umanità che in ogni caso non si rassegna alla sconfitta ma reagisce attraverso un’ostinata volontà immaginativa, attraverso il desiderio e l’aspirazione di una vita migliore. Primo personaggio dell’opera è Angelo, un talentuoso chitarrista, “miseria e nobiltà del talento”, finito in bancarotta a causa dell’avidità del suo manager e dunque costretto a vivere per strada facendo cappello e rovistando tra i rifiuti. La sua non è però una storia autonoma e indipendente: come tutti i personaggi agirà e comparirà sia in modo diretto che in modo indiretto nelle altre storie. Assistiamo così a una narrazione polifonica di sedici esistenze che si intrecciano tra loro nella pericolosa oscurità della notte. Angelo non è l’unico ad aver visto i suoi sogni infrangersi: sogni infranti sono anche quelli di Cesare, suo unico amico, che sognava gli alti gradi dell’Arma di Stato ma che si è dovuto accontentare del noioso lavoro di vigilante; o ancora quelli di Maria Francesca, un’aspirante giornalista che si è ritrovata non a scrivere ma a consegnare fisicamente i giornali. C’è anche Renato, lo spazzino, il netturbino con il pallino del jazz che “suona” la sua scopa. Sogni amari quelli di Dea – all’anagrafe Liberato Amedeo – una prostituta transessuale che di giorno lotta contro i pregiudizi e l’ipocrisia delle persone e di notte cerca l’amore tra i barbari comportamenti dei suoi clienti. Sogni avventurosi e fantastici invece quelli del piccolo Simone, che attraverso la sua fervida immaginazione riesce a superare la paura del buio. Il silenzio della notte viene interrotto dal rombo dei motori di Tony e Roberta: il primo, che squarcia il velo dell’oscurità con i suoi fari per consegnare i suoi “prodotti” e la seconda, che con il suo taxi traghetta da un capo all’altro della città i suoi clienti. Sfrecciano e corrono senza paura anche Lauro e Francesco, attacchini di manifesti politici, due ventenni pieni di entusiasmo e di ideali […]

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Attualità

Anem’ Amar’, l’intervista al rapper napoletano

Il 13 Gennaio è uscito il terzo lavoro discografico del rapper Anem’ Amar’: Mare di plastica. In occasione dell’evento, abbiamo intervistato l’artista campano in merito all’album, al suo rapporto con il rap e ad alcuni suoi desideri. Ecco a voi !  Anem’ Amar’, l’intervista Come nasce Anem’ Amar’? Sono un MC che canta e fa freestyle da oltre 15 anni. Al rap mi sono avvicinato per caso ascoltando i pezzi di Dopeone, è grazie a lui se ho iniziato a scrivere i primi testi. Anem’ Amar’ è il primo pezzo scritto ormai più di 15 anni fa e decisi di cambiar e il mio pseudonimo da MC ad Anem’ Amar’ perché mi ci rispecchiavo di più. Descriveva perfettamente il periodo che stavo vivendo. Possiamo definire “Mare di Plastica” e “Tambur e guerr” due concept album? I due dischi hanno tematiche molto simili. In entrambi ci sono tematiche sociali con particolare attenzione alle problematiche ambientali ma non rivolte esclusivamente alla mia città. Tambur e guerr’ è un disco fatto con strumenti analogici ed ha una linea un po’ più “suonata”. Mare di plastica invece é un po’ più sperimentale e fonde un po’ di più l’americano con il napoletano. Questo doppio album costituisce il tuo terzo lavoro discografico. È cambiato il tuo approccio al rap attraverso questo percorso ormai decennale? No, non é cambiato il mio approccio al rap, è cambiata la mia concezione del tempo: ho capito che bisogna ottimizzare i tempi il più possibile. L’album presenta diverse collaborazioni con esponenti della scena rap napoletana molto importanti. In futuro, ti piacerebbe collaborare con qualche artista in particolare? Sì, in questi dischi ci sono importanti collaborazioni, rapper come Dopeone, N’TO, LEX ed Oyoshe hanno arricchito i miei brani con le loro voci. Di base ci lega un rapporto di amicizia per cui collaborare nei reciproci lavori è una naturale conseguenza. Altri rapper con i quali mi piacerebbe collaborare sono molti sia italiani che americani. Il mio desiderio però sarebbe fare un pezzo con Busta Rhymes e con il maestro Enzo Avitabile per me il numero 1 qui a Napoli! Negli ultimi anni in Italia abbiamo assistito a un grande boom della musica rap con l’esordio di tantissimi rapper molto giovani. Riesci a rivederti e ritrovarti in queste nuove generazioni, oppure pensi che ci siano delle distanze incolmabili? Sì, anche se il rap è cambiato molto, c’è comunque un legame tra noi rapper un po’ old school e la nuova generazione. Le differenze ci sono, è ovvio. Prima per noi era più difficile farci conoscere adesso con internet ci si fa notare più facilmente. E poi fino a qualche anno fa, i rapper erano una minoranza adesso, invece, c’è stato un forte incremento nella musica rap. Quali saranno i tuoi prossimi live? Per il momento mi sto dedicando alla promozione del disco attraverso magazine e radio, le serate live sono in fase di pianificazione, non vorrei limitarmi alla mia città ma vorrei portare Mare di plastica lontano! Ci complimentiamo dunque con Anem’ […]

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Musica

Il Rapper Rancore e “La Morte di RINquore”, il mini album inedito

Rancore è uno di quei rapper che, dopo averlo ascoltato un paio di volte, ci si chiede come possa essere così poco noto al grande pubblico. Dopo, però, ci si compiace del fatto che le sue canzoni restino sconosciute, nascoste agli occhi indiscreti e invadenti della massa. Ci si compiace del fatto che questa sorta di alone misterioso che lo avvolge, lo protegga dall’omologazione e dalla banalizzazione del mercato discografico. Eppure la sua è una carriera iniziata sotto buonissimi auspici. Neanche maggiorenne, si mette subito in mostra nella scena rap underground romana dove fa importanti conoscenze quali Dj Tetris, Jesto e Hyst che lo aiutano nella produzione del suo primo album Segui Me, nel 2006, pubblicato per l’etichetta ALTOent. Un lavoro incredibile per metrica e contenuti, considerata anche la giovane età, appena sedici anni. Nel luglio 2016, a dieci anni di distanza esatti dal suo primo esordio discografico, pubblica una versione rimasterizzata e riarrangiata di Segui Me: Segui Me / Remind 2006. Grande novità dell’album è la sua natura duplice; si compone infatti di due dischi, uno dei quali composto quasi interamente da brani inediti: La Morte di RINquore (14/02/08). Il rapper Rancore e il suo alter-ego RINquore Per i cultori e intenditori del rapper romano, RINquore/Rincuore: questo nome non risulterà di certo nuovo. Nel 2008, infatti, sotto lo pseudonimo di Rincuore, pubblica S.M.S, un EP contente quattro tracce. Il disco verte principalmente sulla tematica dell’amore: il rapper racconta dei suoi sentimenti adolescenziali morbosi e convulsi, provocati da amori e aspettative deluse. Emerge dunque un’immagine del sentimento amoroso totalmente negativa. La Morte di RINquore, l’album Non a caso La Morte di RINquore viene fatta coincidere con il 14/02/08, il giorno di San Valentino, la festa degli innamorati. Rancore si riallaccia in questo modo al filone già tracciato dal suo alter-ego e mette il punto finale alle esperienze sentimentali della sua giovinezza. Il mini- album contiene 6 tracce, 2 delle quali, Harakiri e La Morte di RINquore, pubblicate anni addietro, rispettivamente in Black Jack di Dj 3D e nella raccolta Exclusives pubblicata da Nill Forum. Le altre quattro tracce invece (M’accollo, Rapper al rovescio, L’acqua der Tevere e Esercizi di stile) sono brani risalenti a quel periodo ma mai pubblicati. Emergono le ansie e le paranoie di un ragazzo, in conflitto più con se stesso che con gli altri. La sua è la difficoltà di chi non riesce a essere apprezzato appieno, la difficoltà nel risultare credibile alle ragazze e agli amici senza essere pesante, senza “accollarsi”; la difficoltà di chi vuole allontanarsi dalle contraddizioni dei suoi coetanei, della scena rap e di tutto ciò che lo circonda senza scendere a compromessi. Quegli stessi compromessi che lo porteranno a puri eccessi di misantropia. A farla da padrone questa volta, però, non è la soggettività dell’artista, la scena viene rapita dalla città di Roma. La sua immensa e mastodontica immagine getta ombra su tutto, tesse le trame e i fili dell’intero album, muovendo e comandando lo stesso autore. Il legame tra il rapper e la […]

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Interviste emergenti

1000lire, io sono Peggenda: intervista al rapper

Giuseppe Rinaldi, in arte 1000lire, è un rapper nolano che ha da poco pubblicato il suo album “Io sono Peggenda” per l’etichetta Hydra Music disponibile dal 22 gennaio su Spotify, Itunes e Amazon. Si esibirà e presenterà il disco il 26 Febbraio al Dog Town cafè di Pomigliano d’Arco, il 27 febbraio al Borderline di Nola e il 4 Marzo al CHECK the MIC all’Amn Esia a Pomigliano d’Arco. In questi giorni, ha accettato di rispondere ad alcune domande raccontandoci le sue opinioni e le sue esperienze nel mondo della cultura Hip-Hop perché non importa se sei la peggiore delle leggende, l’importante è rialzarsi. Due chiacchiere con 1000lire: intervista alla “peggenda” dei rapper Come nasce 1000lire? Da un sogno. Sognai che ero nella tipografia di un mio amico dove stampavamo biglietti falsi da mille lire con la mia faccia sopra, al posto di quella di Marco Polo. Così, tutte le persone iniziarono a chiamarmi “Peppe 1000lire”. Una volta sveglio, l’idea mi piacque e decisi di trasformare in realtà questo sogno. Era il 1998, allora già facevo rap, con un nome diverso però, mi chiamavo Temka, nome di un guerriero Apache. Come nasce ,invece, il tuo album “ Io sono Peggenda”? Il riferimento al film “Io sono leggenda” è chiaro ma, più che essere una citazione è un gioco di parole. Mi sono infatti ispirato a Sean Price, uno dei miei idoli, che amava storpiare nomi di canzoni e film per creare giochi di parole. Nonostante faccia rap da tanti anni, non sono mai riuscito a fare qualcosa di concreto nella musica per il semplice motivo che ho sempre messo da parte questa passione per diversi problemi. Ho visto però che chi è partito insieme a me, per esempio Clementino, è riuscito a fare quello che sognavamo. Io, invece, sono sempre rimasto indietro, un po’ ghettizzato. Quindi, tra me e me, mi sono detto che sono la peggiore delle leggende, sono Peggenda appunto. Nei tuoi testi c’è una forte nostalgia verso il passato ma anche una forte carica polemica verso la scena rap attuale, sia Underground che Mainstream, perché? È un discorso molto lungo. Organizzo serate Hip-Hop dal 1998 ed ho sempre cercato di promuovere questa cultura per un pubblico più ampio, di condividere la mia passione con persone che non appartenessero a questo mondo. Questa cosa non era molto gradita nell’ambiente rap di allora. Io e altri miei amici siamo stati denigrati da quelle stesse persone che ora cercano il successo riproponendo serate uguali alle nostre. Mi chiedo, ero io ad essere avanti o sono loro ad essere tornati indietro? Per quanto riguarda il Mainstream e la musica attuale, credo che si stiano perdendo i valori di questa cultura, soprattutto sta venendo meno il senso di ricerca. Le produzioni e le rime sono sempre meno elaborate. Come si potrebbero riacquistare questi valori? Non so darti una risposta precisa. Di certo se c’è stata e c’è tuttora una perdita di valori è perché le cose non vengono più sudate e, se le cose non vengono sudate, […]

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Interviste emergenti

Squilibrio (Michele Rendina): una notte d’inverno un viaggiatore

Michele Rendina, in arte Squilibrio, dopo la pubblicazione del suo nuovo album “Una notte d’inverno un viaggiatore”, interamente autoprodotto, ha accettato di rispondere ad alcune domande ripercorrendo i suoi primi passi nella musica Hip-Hop e raccontandoci la genesi e le tematiche di questo lavoro. Come ti sei avvicinato alla musica Hip-Hop ? Ho iniziato a fare rap circa 8 anni fa, nel 2007. Reputo il rap come uno strumento, uno strumento per poter esprimere le mie idee, le mie opinioni e per buttare fuori quello che ho dentro. Mi sarei potuto avvicinare a qualsiasi tipo di musica o a un qualsiasi strumento. Più che altro è stato il rap ad avvicinarsi a me, io l’ho semplicemente colto. Intervista a Michele Rendina Quali rapper hanno costituito le tue maggiori fonti di ispirazione? Ho sempre cercato di ascoltare un tipo di rap che mi facesse pensare, di cercare artisti che privilegiassero la creatività a discapito della banalità. L’ascolto di rapper come Ghemon, Kaos One, Dargen D’Amico hanno contribuito molto alla mia crescita. È stato fondamentale, inoltre, l’ascolto di rap americano come Aesop Rock, Sean Price, Eminem, Wu-Tang Clan, per migliorare il flow, la metrica dei testi e il modo di andare a tempo sul beat. Squilibrio: un viaggio onirico Come nasce l’album? Ho voluto creare qualcosa con un concept, una linea guida di fondo. Un qualcosa che non fosse un’accozzaglia di brani. Ho speso molto tempo a pensare agli escamotage e a tutti quegli accorgimenti che ho utilizzato per rendere creativo ogni pezzo. C’è molta riflessione dietro. La storia è incentrata su questo personaggio costantemente preda di allucinazioni, visioni e ricordi. Ho voluto confondere questi elementi, cercando di miscelare la dimensione onirica e quella dell’immaginazione. A proposito della dimensione onirica, anche nel tuo album precedente “Il sistema del Dottor Squilibrio e del Prof. Penna” ricorre costantemente questo tema. Che importanza ha per te? Sono molto legato a questo tema in quanto nella dimensione onirica si confonde la realtà con ciò che non è reale, ovvero con ciò che è frutto dell’immaginazione o del ricordo. Ci si chiede “che cos’è la realtà?”, tra l’altro è la domanda che ho inserito alla fine dell’album. La realtà è quello che accade materialmente o quello che credi che accada? La realtà può essere ciò che immagini o sogni. Anche se non accadono direttamente, certe sensazioni si provano davvero. Ho cercato comunque di ampliare e approfondire questo tema. Nel primo album c’era sicuramente più spontaneità ma meno cura. Nel secondo non ho lasciato nulla al caso, ci sono una storia e una struttura molte precise dove la dimensione onirica si lega anche alla dimensione del viaggio. Il viaggiatore non è solo chi si sposta da un luogo all’altro ma può essere anche un esploratore di ricordi e immagini. Si può viaggiare anche seduti su una poltrona ed è proprio questo il filo conduttore dell’album. La copertina dell’album è significativa in tal senso. C’è un uomo disteso su un coccodrillo. Il coccodrillo è un traghettatore, che come si può […]

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Culturalmente

Sonita Alizadeh: il rap per le spose bambine

Sonita Alizadeh: il rap della ribellione e della disperazione Sonita Alizadeh è una giovane ragazza afghana di 18 anni cresciuta a Teheran, Iran, dopo la fuga dalla guerra causata dai talebani nel suo paese con la sua famiglia all’età di 8 anni. Già a 10 anni era stata promessa in sposa, ma a 16 anni a Sonita viene imposto il ritorno in Afghanistan e l’unione certa con un uomo molto più grande di lei, perché la sua famiglia ha bisogno di una cospicua somma di denaro come dote per uno dei suoi fratelli. Sonita è messa in vendita al prezzo di 9000 dollari americani. Fin qui la storia di questa giovane sembra essere una storia come altre, la storia di una ragazza afghana, iraniana, yemenita (che importa agli “occidentali”?) costretta a sposare un uomo adulto, a lei sconosciuto, e controvoglia, abbandonando sogni di studio e indipendenza. Di libertà. Ma la storia di Sonita non è la solita storia, la storia di 27 milioni di minorenni che ogni minuto sono costrette a sposarsi, quelle che i media intendono riproporre, contro cui puntano il dito la maggior parte delle associazioni umanitarie, non da ultima Amnesty International nella sua ultima campagna progresso. E allora come esprimere la propria rabbia per un destino già deciso per lei e la disperazione per una vita futura infelice? Attraverso i suoni ritmati del rap, attraverso la musica, quella musica che aveva imparato ad amare fin da bambina presso un’associazione no profit e che le aveva dato grandi successi in campo musicale, Sonita lancia un grido di aiuto. Nasce così il video di Brides on sale, pubblicato su Youtube, che in poche ore raggiunge milioni di visualizzazioni e che le vale una borsa di studio per studiare musica presso la Wasatch Academy nello Utah (Stati Uniti), grazie anche al progetto statunitense The StrongHeart Group e a NoorJahan Akbar e Elie Calhoun, dell’associazione WLUML (Women Living Under Muslim Laws). «Lasciatemi pronunciare queste parole. Nessuno mi deve sentire parlare delle bambine che vendono. La mia voce non deve essere udita, perché è contro la Sciaria. Le donne devono stare zitte. È una tradizione da noi». Inizia così Brides on sale. Con voce aspra, sussurrata e rotta di disperazione, quasi a voler scomparire, con un codice a barre sulla fronte, come un prodotto in vendita. Poi con un tono sempre più alto, con il volto tumefatto, e il velo bianco sul capo, comincia a urlare la triste e terribile tradizione delle spose bambine e quelle urla diventano il grido per «soppiantare il silenzio delle donne», ma soprattutto di quelle bambine che non capiscono quanto viene loro detto, quanto viene deciso al posto loro. Come avvenne alla madre, sposa a 13 anni. «Non riuscivo più a respirare, non potevo più parlare. Il mio cuore era spezzato. Era troppo difficile immaginare di sposarsi con qualcuno che non conosci», ha dichiarato Sonita nel corso del meeting londinese dell’americana “Women in the world“. Eppure le parole le ha trovate e con esse supplica la famiglia di non […]

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Interviste emergenti

Underif: Mast lov mi I

Giovedì 9 Luglio Norule Studio Label, in collaborazione con Radio Crc Targato Italia, ha presentato il primo “Norule radio case”. Il progetto apre i battenti con l’esibizione live di Underif in diretta dagli studi principali della radio. Negli studi di radio CRC inizia la diretta e le parole diventano musica, raggiungono l’anima.  Le parole dei testi di Underif sono quelle che vorremmo dire ogni giorno a noi stessi, quelle che pensiamo prima di andare a letto quasi per iniziare il giorno dopo con uno spirito diverso. Sono le parole di un ragazzo comune che condivide la passione per il Rap, per l’hip-hop, per la radio.  Underif, Giuseppe Campana, è riuscito ad essere “Invincibile” proprio come il titolo di una sua canzone presente nel progetto, a raccontarci la sua anima trasportandola attraverso la sua voce, facendola scorrere nelle parole dei suoi brani.  Nei brani presentati in Mast lov mi capitolo 1 si affrontano argomenti come il vero rapporto con se stessi, quello più complesso, l’amore universale che Underif ci descrive in “Simone”, o quello sofferto descritto in “Sul rind e suonn”. Una serata piena di emozioni degna dell’impegno messo nel progetto, un doveroso plauso da parte mia va anche a chi con grande bravura ha accompagnato senza mai deludere gli ascoltatori Underif nei suoi testi : Geko, Habram, e alle chitarra Elio DN. Di seguito due domande fatte ad Underif, sulle principali tematiche del suo progetto: Nei testi di mast lov mi è presente spesso l’immagine dello specchio, inteso come introspezione o l’esigenza di comunicare con noi stessi, che significato ha per te? Lo specchio ha per me un significato molto importante che è quello della conoscenza della propria persona. Spesso la gente ama guardare i difetti altrui per sopperire alle proprie mancanze. Lo specchio non dice bugie, siamo di fronte a noi stessi e a noi stessi non possiamo mentire. Lo specchio rappresenta il mio esame di coscienza. Hai spiegato ai radioascoltatori che in un punto della tua vita avevi bisogno di una nuova dimensione con te stesso, puo essere mast lov mi il punto di rinascita? Mast Lov Mi è assolutamente un punto di rinascita, di ripartenza sia da un punto di vista musicale e sia da un punto di vista personale perchè nei testi delle canzoni ho voluto scacciare via parecchi scheletri nell’ armadio, ed era un vero peccato fargli prendere polvere. Avevo bisogno di sfogarmi, di sentirmi importante, di poter godere di qualcosa che fosse mio a 360 gradi. Per me quest’ anno un periodo di grandi cambiamenti, e avevo bisogno di nuovi stimoli per crescere ed evolvermi. Questo progetto mi ha fornito nuova benzina per il fuoco della mia passione che sento ancora più vivo e forte nel mio cuore, nella mia testa e nella mia anima. “MAST LOV MI Capitolo 1″ è disponibile in freedownload su www.norule.it. Scarica MAST LOV MI 1 da qui: http://goo.gl/dpo2M3 Rec, Mix & Master a cura di Fabio Caterino & Andrea Pollastro per Norule Studio Label. Female Voices: Gaia Lena Cota -Underif: Mast lov […]

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Interviste emergenti

Intervista a Pepp-Oh, rapper napoletano

Pepp-Oh, al secolo Giuseppe Sica, classe ’89, scopre il Rap e la cultura Hip-Hop all’età di 13 anni. Influenzato da suoni quali Reggae, Funky, Blues,comincia per gioco con amici a “freestyle-are” in macchina. Col passare del tempo, insieme agli amici di una vita inizia a “giocare sul serio” e registra le prime strofe. Nel maggio 2012 quello che sembrava solo un gioco inizia a diventare una vera e propria famiglia,e dall’unione di altri appassionati e talentuosi giovani nasce la G.A.S (GamesAndSeriousness) Familiy. Il 9 marzo 2015 è la data ufficiale dell’uscita del suo primo progetto ufficiale solista denominato “Sono un cantante di Rap”, un LP composto da 15 tracce, curate da Fabio Shadaloo per quanto riguarda il Mixing & Mastering,edito e distribuito da Full Heads e Audioglobe.  “Sono un cantante di rap” è un viaggio nel mondo del cantante, un concentrato di Funk e Soul mai lontani dal “Neapolitan Power” Un inno alla musica quello di Pepp-oh. Un modo per esprimere amore in ogni sua forma, l’amore platonico, quello viscerale e fisico, quello che ti fa perdere il senno, evidenziando il potere dell’amore e l’importanza della musica in quanto vessillo dell’amore stesso. Cosa significa “essere un cantante di rap” in una realtà come la Napoli di oggi?  Essere un “cantante di Rap” nella Napoli di oggi è un po’ come poteva essere fare il Blues in un’epoca di “fronna ‘e limone” della Napoli a noi antecedente; è un dare libero sfogo alle sensazioni che si vivono sulla pelle senza alcun paletto, senza dover per forza seguire un qualche registro comunicativo. “Cantare il Rap” è la forma che prediligo perché nella mia realtà, musicale e non, permette di essere libero o quanto meno un po’ più sciolto rispetto a chi si vincola dietro un genere musicale piuttosto che una maniera vera e propria, a mio modo di vedere limitante, di scrivere o solo pensare il rap e la musica in generale; è la mia visione delle cose, la mia espressione di ritmo e messaggio, il mio modo di vivere la musica. Dove nasce la scelta del titolo “Sono un cantante di Rap” ? La scelta viene da un vero e proprio stato naturale delle cose; è quello che sono, è quello che faccio, canto il rap. Lo canto nelle strofe, all’interno delle quali spesso inserisco incisi cantati per puro gusto personale e anche per alternare  parole a melodie, lo faccio nei ritornelli. Proprio per la questione “ritornelli” esce fuori questo Cantante di Rap. Sin da subito sono stato considerato l’uomo ritornello, “quello del ritornello” che, attenzione, io considero un pregio (certo, faccio anche altro…) e in una scena che parla molto ma canta poco potrebbe passare come un’assurdità. Ebbene si, “Sono un cantante di Rap” viene proprio da tutto questo, dall’espressione della melodia che in quanto partenopeo, considero parte del mio DNA. Il titolo in questione è anche un riferimento, giacchè amo fare citazioni, a chi è venuto prima di me. Tony Joz in una sua strofa di un pezzo targato 13 Bastardi riportò per […]

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