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Eroica Fenice

La Tag: poesie contiene 3 articoli

Culturalmente

Poesie Metropolitane, un e-book per sostenere il Cotugno

Poesie Metropolitane nasce a Napoli nel 2016. Lo scopo dell’Associazione Culturale è la diffusione sul territorio di poesie inedite, dando spazio a moltissimi autori emergenti. Ideatrici del progetto sono Rosa Mancini e Maria Concetta Dragonetto. In questi difficili mesi di contagio del nuovo virus Covid-19, Poesie Metropolitane ha deciso di dare vita a Io Resto Poesia – Calamità artistiche, il suo primo e-book con cui sostiene l’Ospedale di Napoli Domenico Cotugno e tutto il personale medico-sanitario. Un lavoro composto da 49 componimenti poetici e 49 opere artistiche inedite, per diffondere poesia e bellezza anche quando tutto sembra buio e irrecuperabile. Il procedimento per ricevere la raccolta è molto semplice: basta effettuare una donazione, a partire da cinque euro, alle coordinate bancarie del Cotugno e successivamente inviare la copia dell’avvenuto bonifico all’indirizzo e-mail dell’Associazione ([email protected]). Poesie Metropolitane, versi per migliorare la società Poesie Metropolitane si può considerare come un vero e proprio movimento poetico e culturale che opera per il sociale e per la cura dell’ambiente. Il lavoro dell’Associazione si dispiega prevalentemente sui social network e, in particolare, su Facebook, dove avviene la cosiddetta “raccolta poetica” con componimenti poetici inediti, aforismi, haiku di autori, scrittori e appassionati del genere, provenienti da tutta Italia. Riesce, in breve, a riportare un’importante tradizione poetica attraverso un linguaggio attuale, quello del digitale. Ogni mese vengono pubblicati dodici componimenti, allo scopo di donare poesia in una società sempre più vuota di valori e povera d’amore. Inoltre la poesia metropolitana non segue necessariamente regole, metrica e ritmo, ma nasce per smuovere le coscienze e le emozioni, per liberarsi e liberare il sociale dal peso delle difficoltà e migliorare l’ambiente in cui si vive. In tal senso l’associazione promuove diverse attività sul territorio. Un esempio è l’isola ecologica poetica, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica su una corretta raccolta differenziata: un rifiuto riciclato in poesia. Tutti i gadget (calamite, segnalibri, calendari) sono realizzati con materiali certificati e recuperabili. Oltre alla raccolta poetica, Poesie Metropolitane, organizza spesso gare creative, allo scopo di premiare l’autore e l’artista. La prima silloge poetica Carnale, gocce poetiche di eros, edita dalla Casa Editrice Marotta & Cafiero, risale allo scorso anno. Infine, Poesie Metropolitane é una realtà che crede fortemente nella cooperazione e collabora con altre associazioni per la “riqualificazione poetica del degrado e del sociale“. Il 9 giugno scorso l’evento “SegninVersi”, attacco d’arte poetico, promosso con il Consorzio Antiche Botteghe Tessili e il supporto di sette associazioni e il collettivo artistico NaCosa ha permesso di dipingere, con poesia e pittura, venti saracinesche di attività commerciali in Piazza Mercato. Fonte imamgine copertina: Ufficio stampa

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Libri

Piste ulteriori per oggetti dirottati di Pasquale Del Giudice

Piste ulteriori per oggetti dirottati è una raccolta poetica del giovane autore Pasquale Del Giudice, pubblicata per Ensamble Edizioni. Ogni componimento rappresenta, come il titolo stesso suggerisce, una prospettiva nuova per qualcosa di consueto; oggetti quotidiani che la mente ha ormai registrato e che l’occhio non ha più l’esigenza di sfiorare, grazie allo sguardo dell’autore e all’attenzione prestatagli, da “oggetti orfani” vengono riportati al ruolo di cose -per citare Remo Bodei- se non addirittura di soggetti, umanizzati e ai quali vengono attribuite sensazioni ed emozioni propriamente umani. In questo modo l’autore fa proprio l’esercizio primordiale del poeta, giocando con la propria fantasia e immaginazione, riportando sulla carta quello che è la vita immaginaria delle cose o appunto “piste ulteriori”. Piste ulteriori per oggetti dirottati, la raccolta poetica Il punto di partenza per l’autore Pasquale Del Giudice sembra risalire alla notte dei tempi, il vuoto, il buio assoluto del nulla e poi uno scoppio. “Il sogno creatore” non a caso è il titolo del primo componimento. «Una massa informe conteneva tutte le combinazioni, l’Universo si sta espandendo e raffreddando» Lo sguardo sulle cose è però distaccato dalla consuetudine, si rinnova e rinasce e così tutto ciò che circonda l’autore sembra essere nuovo. Le cose assumono nuovi contorni, appena uscite dagli stampi della sua immaginazione. I componimenti seguono la traiettoria di un vero e proprio processo di formazione; una volta fuori dal caos primordiale, si è quasi costretti ad imparare e l’unica strada possibile è quella dell’errore. Cadendo, graffiandosi, si impara dove e come mettere un piede d’avanti all’altro. La soggettività nei primi componimenti è mantenuta; è l’uomo che impara. E ciò che impara, le sue passioni e attitudini lasciano segni evidenti sulla sua pelle, sul suo “involucro esteriore”, tracce visibili dell’invisibile. «Il corpo si modella come acqua / al suo recipiente abituale, al proprio mestiere / la schiena degli studiosi si ingobbisce, / le dita dei chitarristi sviluppano calli / si ammalano di artrosi, quelle dei benzinai / assumono strane colorazioni / le mani dei pittori sono tavolozze / sbiadite dall’acquaragia, i fumatori incalliti / hanno i polpastrelli e i denti ingialliti, / i pugili il naso rotto e graffi e rabbia in volto.»

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Culturalmente

4 poesie sulla Shoah: per non dimenticare

Ogni anno cade il 27 gennaio la Giornata della Memoria, dedicata al ricordo delle vittime dell’Olocausto, affinché la barbarie e l’odio non abbiano la meglio sull’umanità e la solidarietà, perché soltanto la memoria -dovere morale e civile- di ciò che è stato e non dovrà ripetersi potrà impedirlo. In questo giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz, rivelando al mondo l’orrore di ciò che lì accadeva e che condusse a morte oltre 15 milioni di persone tra uomini, donne e bambini, tra ebrei, dissidenti politici, disabili, rom e omosessuali. A ricordarci ciò che è stato non sono soltanto i documentari ed i saggi, ma anche il cinema e la letteratura: sono moltissime le opere cinematografiche e le opere letterarie sul tema, da Primo Levi ad Anne Frank fino a titoli meno noti ma non per questo meno significativi. Leggiamo oggi alcune poesie sulla Shoah, per non dimenticare. “La domanda: Ditemi dove era Dio, ad Auschwitz. La risposta: E l’uomo dov’era?” (William Clarke Styron) 4 toccanti poesie sulla Shoah Se questo è un uomo, Primo Levi Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici: Considerate se questo è un uomo che lavora nel fango che non conosce pace che lotta per mezzo pane che muore per un si o per un no. Considerate se questa è una donna, senza capelli e senza nome senza più forza di ricordare vuoti gli occhi e freddo il grembo come una rana d’inverno. Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore stando in casa andando per via, coricandovi, alzandovi. Ripetetele ai vostri figli. O vi si sfaccia la casa, la malattia vi impedisca, i vostri nati torcano il viso da voi. Una rassegna delle più note e toccanti poesie sulla Shoah non può che iniziare con la poesia introduttiva al crudo e straziante, forte primo romanzo di Primo Levi Se questo è un uomo (1947), un uomo che, avendo vissuto in prima persona l’esperienza del lager senza esserne mai uscito davvero, pur essendo tra i salvati, si chiede fino a che punto possa spegnersi nell’uomo l’umanità e sonda con estrema lucidità l’alienazione ed il progressivo imbarbarimento sia dei sommersi che dei salvati all’interno del lager. A lui dobbiamo l’invito costante a ricordare, perché “se comprendere è impossibile, conoscere è necessario“: ricordare le indicibili (eppure dette, una per una, in questo romanzo) atrocità di cui l’uomo si è macchiato contro l’uomo, contro il concetto stesso di umanità, perdendo ogni contatto con la stessa. Ricordare che, se ciò è accaduto, potrebbe ripetersi qualora noi decidessimo di abbassare la guardia. Un invito a stare all’erta, affinché ciò che è stato non possa ripetersi. Un paio di scarpette rosse, Joyce Lussu C’è un paio di scarpette rosse numero ventiquattro quasi nuove: sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica “Schulze Monaco”. C’è un paio di scarpette rosse in cima a un mucchio di […]

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