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Eroica Fenice

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Romeo e Giulietta, una partita tra giovani infelici al Piccolo Bellini

Schiamazzi. Un pallone rimbalza con violenza sulla parete per poi finire di piede in piede. C’è l’aria tesa di un derby, piovono insulti e spintoni su quel palco che si è fatto per una sera campetto di periferia. A sfidarsi adolescenti di due celebri famiglie che, in quei panni, il pubblico stenta inizialmente a riconoscere. Vediamo contrapposti, infatti, Montecchi e Capuleti, le casate che hanno dato i natali ai due amanti nati sotto contraria stella. Si presenta così “Romeo e Giulietta, ovvero la perdita dei padri“, spettacolo inaugurale della nuova stagione del Piccolo Bellini di Napoli. L’impianto drammaturgico di Francesca Macrì e Andrea Trapani, come è evidente sin dalle prime battute, si propone come riscrittura coraggiosa ed originale di una delle tragedie più amate di William Shakespeare che viene destrutturata e rimodulata secondo dettami più moderni e di stampo filo – pasoliniano. C’è un profondo senso di incompiutezza, di insoddisfazione e solitudine che accompagna tutti i personaggi che si trovano ad essere numeri primi in una società che li considera già adulti. E come ogni ragazzo che cresce con le regole della strada, anche nei ragazzi delle due casate viene meno il concetto di autorità, eccezion fatta per il Principe (voce off di Federica Santoro) che può disporre di loro come un Deus ex machina. In questo contesto, in questa corsa di Pamplona adolescenziale, il puerile quanto smisurato amore tra Romeo e Giulietta è solo uno dei sintomi di un disagio più profondo, che parte dall’assenza di figure genitoriali forti, di modelli comportamentali a cui fare riferimento. Questo è ben evidenziato dalla regia di Francesca Macrì che pone i due padri in disparte, a fare da arbitri di una partita che, in fondo, non è neanche la loro. Romeo e Giulietta: calcio, adolescenti e violoncello La scenografia dello spettacolo è essenziale, non ci sono altri elementi di scena al di là delle due panchine e di due porte immaginarie, il compito di creare un contesto in cui inserire la narrazione è, perciò, affidato al disegno luci di Massimiliano Chinelli e al violoncello di Luca Tilli, che riesce con maestria ad accompagnare gli accenti poetici più alti dello spettacolo. Degne di nota, a questo riguardo, sono alcune scene – come quella della festa a casa Capuleti che si trasforma in una discoteca o quella della follia di Rosalina – che palesano l’intenzione di innestare nel corpus drammaturgico ulteriori sovra-letture, con un visibile quanto maniacale studio dei dettagli, soprattutto per quanto riguarda il lessico utilizzato dagli attori in scena. Attori che, seppur acerbi, sono risultati perfettamente non in ruolo. Ed è proprio questo, in realtà, uno dei pregi più grandi di uno spettacolo che non vuole scimmiottare né riproporre pedestremente – come troppo spesso è accaduto – il capolavoro dello scrittore inglese, ma attualizzare e,  perché no?, arricchirlo di nuove sfumature, di tematiche che erano solo latenti nel testo originale. Missione riuscita pienamente. ———————- Romeo e Giulietta ovvero la perdita dei Padri, prove di drammaturgia dello sport con gli adolescenti di William Shakespeare drammaturgiaFrancesca Macrì e Andrea Trapani drammaturgia musicale Luca Tilli regia FrancescaMacrì con AngeloRomagnoli e AndreaTrapani […]

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Food

SfogliateLab, presentate le nuove sfogliatelle autunnali

Con un richiamo irresistibile per golosi e non, SfogliateLab di Vincenzo Ferrieri, sito nella centralissima piazza Garibaldi, offre con maestosità le proprie leccornie agli occhi e al palato. Il locale luminoso e accuratamente pensato per sbalordire i sensi di chiunque, dai viaggiatori ai napoletani stessi, si è arricchito con nuove proposte squisitamente autunnali. Nell’ampio ventaglio di gusti accattivanti che si propongono agli occhi dei visitatori, le due nuove sfogliatelle, presentate il 4 3ottobre alla stampa, risulteranno davvero imperdibili: una di queste ha un cuore di castagne, avvolgente e autunnale, che stuzzica papille e curiosità ad ogni morso; l’altra, dal sapore rustico e universalmente amato, ha un ripieno sorprendente di risotto ai funghi. SfogliateLab, sfogliatelle e non solo! L’inventore dei nuovi gustosi accordi è, infatti, Vincenzo Ferrieri, che ha da tempo reso obbligatoria la propria presenza nella lista dei migliori pasticceri di Napoli, catturando a pochi passi dalla stazione l’attenzione di turisti e partenopei. “Tutelando i dolci napoletani – spiega Vincenzo – , tuteliamo i diritti e la storia delle potenzialità gastronomiche e, più in generale, artigianali del popolo napoletano”. Ciò non è un freno per la sua fantasia, che tra tradizione e innovazione ha dato vita alla Sfogliacampanella, ovvero la sfogliatella con il cuore di babà immerso in un goloso ripieno di ricotta (declinato in 13 gusti: classico, caffè, croccantino, panettone, pistacchio, arancia, cioccolato bianco, bacio, limone, pesca, frutti di bosco, cocco e fragola) e che da più di un anno è entrata a far parte a pieno titolo del panorama dei dolci più amati della città. Insieme alle sue nuove creazioni che solleticano palato, cuore e ricordi, ha offerto nella frizzante e generosa serata di presentazione anche numerose delizie dolci e salate, tra cui sfogliatelle rustiche ripiene con salsiccia di Norcia e funghi, con cioccolato al latte in pezzi e cioccolato bianco, ricotta, gelato e ogni possibile prelibatezza che si possa trovare in quest’angolo di dolcezze. Nella cornice ideale a questo tripudio di sapori c’è la disponibilità del personale, la cui cordialità e i cui sorrisi renderanno una felice esperienza ogni visita da SfogliateLab, perché è garantito il ritorno in un luogo dove la tradizione è un tesoro e la gentilezza un valore, il gusto una garanzia e le materie prime una priorità.

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Eleonora Pimentel Fonseca. Con civica espansione di cuore

Palazzo Serra di Cassano: ritorna Eleonora La Storia rivive nei luoghi della Storia: un evento straordinario per il suggestivo allineamento tra il contenuto della pièce e il luogo in cui esso si svolge, Palazzo Serra di Cassano, luogo simbolo della Rivoluzione napoletana e sede dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, il cui fondatore, Gerardo Marotta, ha sempre considerato la vicenda e i protagonisti del 1799 uno snodo storico fondamentale per la città di Napoli. Lo spettacolo, prodotto da Stati teatrali, «è frutto di una lunga ricerca sulla figura di Eleonora» spiega  Riccardo De Luca. Una ricerca condotta non solo su grandi romanzi come “Cara Eleonora” di Maria Antonietta Macciocchi e “Il resto di niente” di Enzo Striano, ma anche sui documenti storici, «dalle pagine del Monitore Napoletano da lei stessa diretto, al manoscritto del processo di separazione. Documenti storici che è stato possibile visionare anche grazie alla collaborazione dell’Istituto Italiano per gli Studi filosofici e dell’Archivio di Stato». A calcare le scene saranno Annalisa Renzulli, che vestirà i panni di Eleonora, Riccardo De Luca, Gino Grossi, Francesca Rondinella, Salvatore Veneruso, Maria Anna Barba, Dario Barbato, Lucrezia Delle Veneri. La serata del 22 sarà dedicata ai docenti e alla dirigenza scolastica con l’obiettivo di promuovere lo spettacolo per le scuole del territorio, con cui l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici cura da sempre una fitta collaborazione. Quelle del 23 e 24 saranno aperte al pubblico. «Abbiamo fortemente voluto che lo spettacolo tornasse a Palazzo Serra di Cassano – dichiara il Presidente dell’Istituto, Massimiliano Marotta – perché questo è il luogo di elezione della sua rappresentazione. Lo spettatore, qui, viene immediatamente immerso nell’atmosfera di quei giorni». Fondamentale la figura di Eleonora, giacobina appassionata, “rea di stato”, martire politica, intellettuale, fondatrice del “Monitore” della Repubblica, ma anche moglie sofferta, madre negata, rievocata dunque non solo come simbolo di un’epoca e di un ideale, ma anche nel suo essere donna. «Avete parlato in pubblico: una donna, che dissoluzione! Pena di morte» sarà la tragica condanna del giudice Nicola Speciale. In un’epoca in cui le donne sono troppo spesso oggetto di una violenza arcaica, dura a morire, possiamo rileggere ancora in modo nuovo le ultime parole della Pimentel: «Gioverà forse un giorno avere memoria di tutto questo». __________________________________________________ L’adattamento teatrale del regista e autore De Luca mescola i momenti drammatici necessariamente a quelli grotteschi, specchio di quella Napoli lazzara, sporca, feroce, quasi bestiale che è negli animi e negli occhi del popolo ma anche dei suoi stessi regnanti come quel re Ferdinando che la Storia ha significativamente ribattezzato il re “lazzarone”.  La verità si consuma interamente nel tragico contrasto tra queste due dimensioni in cui si innalza la sensibile, cosciente, rivoluzionaria Eleonora Pimentel Fonseca, in un ritratto che la vuole donna oltre che mente illuminata. La drammaturgia  lavora sul linguaggio e a quella lingua del napoletano antico affida la voce di Eleonora nelle sue battute finali, in cui non c’è più spazio per la distanza tra lei e il popolo e la sua stessa vita, di lì a poco consegnata all’eternità, è tutta espressa nei suoni della terra […]

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“Le briciole sulla tavola” al Convento San Domenico Maggiore: una finestra sull’anima

“Chi sono i prossimi viaggiatori?”. La nostra esplorazione nella “casa” ha avuto inizio con questa domanda. Al nostro assenso, la guida spirituale ci ha poi accompagnato, a passi lenti, verso la Sala del Capitolo del Convento di San Domenico Maggiore, dove è cominciato il viaggio vero e proprio. Un viaggio che somiglia più ad una discesa, in realtà, perché l’intento della messa in scena è proprio quello di condurre le coppie di partecipanti verso i meandri più profondi del loro animo. E se la strutturazione del laboratorio, atta a ricreare, stanza dopo stanza, suggestioni, ambienti e sensazioni legate ai primi anni dell’infanzia del visitatore, non è particolarmente complessa, la cura dei particolari e il talento degli attori coinvolti fanno si che il senso di immersività e di coinvolgimento emotivo siano totali. Non si può rimanere indifferenti ai ricordi che, passo dopo passo, le situazioni proposte riescono a rievocare, scavando efficacemente dentro il libro, la storia di ogni ospite, i cui sensi, una volta privati della vista, vengono risvegliati, stuzzicati e alimentati di continuo. Memoria sensoriale La nostra anima è una dimora e, ricordandoci delle “case” e delle “camere”, noi impariamo a “dimorare” in noi stessi. Gaston Bachelard – La poetica dello spazio L’odore della colla. Le Rossana. Il ruvido guscio delle conchiglie. Un album di foto da sfogliare. Il rumore dell’acqua. La terra tra le dita.  Le briciole sulla tavola è uno splendido tuffo nel subconscio, in quell’atrio della memoria che spesso viene lasciato alla polvere ma che ha una importanza fondamentale nell’edificio dell’io presente. La regia di Susanna Poole è riuscita a pieno nel suo intento e continua quanto di buono fatto in precedenza da questa talentuosa quanto originale compagnia. L’impronta de il Teatro dei Sensi Rosa Pristina è stata, infatti, evidente sin dagli esordi. Gli spettacoli messi in scena, tra cui ricordiamo Il vecchio Fargo, Quando eravamo lupi, A passeggio nel buio, hanno, nella ricerca della memoria e dell’identità dell’io, una matrice comune. Come è comune, e Le briciole sulla tavola in questo non fa certo eccezione, la capacità di stupire, toccando le corde più delicate, facendo luce sugli angoli più bui. Ed ogni esperienza, in questo modo, risulta unica, intima. È il teatro che – finalmente – si fa vita, e la vita che diventa, a sua volta, il più bello dei palcoscenici. Le Briciole sulla Tavola Drammaturgia: TDS Rosa Pristina Abitanti: Rosaria Bisceglia, Manila Cipriano, Roberta di Domenico De Caro, Fabiana Esca, Davide Giacobbe, Marzia Macedonio, Diana Magri, Salvatore Margiotta, Carlo Melito, Susanna Poole, Maria Francesca Stamuli Suoni: Davide d’Alò, Antonio Aiese Allestimento Scenico: Giuseppe d’Auria Regia: Susanna Poole

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A Napoli arriva il BabàPizza!

Il Maestro Vincenzo Varlese presenterà lunedì 18 settembre, ore 19:30, presso il suo Ristorante “Sua Maestà La Pizza”, via A. Manzoni 83/85, la degustazione del nuovo menù pizza gourmet Autunno/Inverno 2017-2018, realizzato in collaborazione con chef stellati di spessore internazionale. Interverranno, nella preparazione e nella presentazione del nuovo menù pizza gourmet: Chef Executive Antonio Bedini, Presidente delegato Regione Marche APCI e Membro del Consiglio Nazionale dei Discepoli di ESCOUFIER. Divulgatore delle nuove tecniche di cucina tecnica di cromo terapia. Giudice per 4 categorie al “Pizza World Cup”. Giudice al trofeo HEINZ BECK. Membro di cambiassi MAREITALY. Chef Executive Marco Faiella, Presidente delegato Regione Umbria APCI e Membro del Consiglio Nazionale dei Discepoli di ESCOUFIER.  Consulente di diverse catene alberghiere Nazionali ed Internazionali. Valentina Scarnecchia- Food Blogger, Giudice del programma TV con Simone Rugiati “Cuochi e Fiamme”. Chef Executive Cristiano Venturi, Chef executive rinomato a livello mondiale. Membro da oltre 20 anni in qualità di ambasciatore della cucina italiana nel mondo. Membro della squadra FIC mondiale. Roberto Sebastianelli, Maestro di cucina. Divulgatore delle nuove tecniche di cucina tecnica di cromo terapia. Campione del mondo per 4 anni al concorso di Lussemburgo. Chef Giorgio Vitiello, Ristorante Acqua e sale- Scafati. Pina Pascarella, Presidente dell’associazione Donare…é Amore. Giuseppe Gambardella, Console del Benin. Luciano Pignataro, Giornalista enogastronomico de “Il Mattino”. Roberto Esse, Giornalista enogastronomico. Direttore della Gazzetta dei sapori. Moderatore dell’evento. Gli ospiti assisteranno alla presentazione del nuovo locale ma avranno il piacere di ascoltare i preziosi consigli dei beer somelier Domenico Marsico e Maurizio All’aria e del somelier Luigi Caggiano. Seguierà una esibizione dei fratelli Mansi, pluricampioni nella specialità del pizza freestyle; è prevista, inoltre, una proiezione video di dimostrazione sull’attività benefica svolta dal consolato del Benin. Alla fine della rappresentazione sarà possibile degustare l’innovazione del BabàPizza. Parte del ricavato della serata  sarà devoluto  all’associazione Donare…é Amore, presieduta da Pina Pascarella, che in sinergia con il consolato del Benin organizza eventi a sfondo benefico per la popolazione beninese. Interverranno in qualità di prodotti di eccellenza: FARINE: AZIENDA ANTICO MOLINO ROSSO – Sig. Gaetano Mirandola LATTICINI: AGEROLAT- Sig. Saverio Mascolo ed il Casaro Medaglia Gerardo POMODORINO DEL PIENNOLO DOP:AZIENDA COPPOLA- Pasquale Coppola PRIMIZIE DEL VESUVIO:AZIENDA ELIGIO-Signor Saverio Bifulco OLIO:FRANTOIO UMBRO CIARLETTA- Sig.Gianfranco Ciarletta VINI: AZIENDA LA SELLA DELLE SPINE DEL TAURASI- Sig Luigi Caggiano MAKING: ATTREZZATURE PER LA RISTORAZIONE- Sig Giuseppe Flaminio DOLCI: DOLCETERRA – Sig Galasso BIRRE: BIRRIFICIO GLORIA MUNDI- Sig Fabio Di Santo

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Miopatia GNE, Telethon e Gli Equilibristi HIBM Onlus in prima linea al meeting di Catania

Il Regno delle due Sicilie rivela di essere all’avanguardia per l’attenzione rivolta alla promozione della conoscenza delle patologie neuromuscolari rare. Dall’impegno profuso dal Centro di Coordinamento delle malattie rare dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli, vero e proprio punto di riferimento per tutti i pazienti del Sud Italia, al primo meeting nazionale per pazienti affetti da Miopatia GNE organizzato dall’associazione Gli Equilibristi HIBM Onlus presieduta da Valeria Pace, con il patrocinio morale dell’Università di Messina, del Centro Clinico NEMO di Messina, di Telethon e della Neuromuscolar Disease Foundation di Los Angeles. Un’associazione che ha il merito di aver saputo mettere in contatto i pazienti italiani, facendoli sentire meno soli e “isolati”, creando un ponte che li collega alle news provenienti dalle realtà terapeutiche e farmaceutiche d’oltreoceano. Sabato 16 settembre (ore 9.30-18.00), per fare il punto della situazione, arriverà dunque, il primo meeting nazionale, ospitato a Catania, dall’hotel Nettuno, situato in viale Lauria, 121. “Si tratta di uno strumento – spiega Valeria Pace presidente dell’associazione Gli Equilibristi HIBM Onlus, che ha da poco ricevuto il riconoscimento di Patient Advocate da parte della Neuromuscolar Disease Foundation – per far capire che la ricerca non è ferma e per far ‘sentire’ i pazienti meno soli”. A sottrarre terreno ai malati affetti da malattie degenerative, infatti, non è solo la malattia rara, di cui per definizione si conosce poco e per la quale troppo spesso non esiste una cura, ma anche e soprattutto il senso di solitudine ed isolamento, che crea una sensazione di vuoto e di sospensione perenne nella propria quotidianità, tali da farli sentire “malati, e quindi esseri umani, invisibili”. In particolare La miopatia di GNE, precedentemente conosciuta come miopatia ereditaria a corpi inclusi, è un disturbo genetico raro (autosomico recessivo) che provoca atrofia e debolezza progressive del muscolo scheletrico, derivante da mutazioni nel gene GNE, responsabile di un passo nella produzione di uno zucchero chiamato acido sialico. I sintomi della malattia si verificano di solito tra i 20 ei 40 anni ed essa compromette lentamente gli arti inferiori e successivamente gli arti superiori. Ipazienti in genere sono relegati in sedia a rotelle uno o due decenni più tardi e infine alcuni pazienti hanno bisogno di assistenza anche per attività di vita quotidiana. (Per maggiori informazioni sulla patologia: http://www.ndf-hibm.org/index.php) “Questo meeting di pazienti – dice Pace – è da considerare una sorta di progetto pilota, cui aspiriamo a dare continuità, facendolo diventare un appuntamento fisso, implementandolo nel tempo. Quindi qualunque cosa emergerà sarà per noi veicolo di importanti informazioni per farci capire meglio la direzione verso la quale andare e foriero di crescita per gli anni successivi”. Un momento nevralgico, dunque, di confronto e dibattito, dove condividere le proprie esperienze ed essere informati sulle novità ed i progressi della ricerca scientifica, medica e farmaceutica a livello mondiale. Notizie in grado di “dare speranza” e di creare un sottile ma tenace filo rosso tra i pazienti. “É importante che ogni persona affetta da una patologia senza cura – continua Pace –  non […]

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Recensioni

Il cadavre exquis: l’amore al tempo dei surrealisti

1924. Le teorie freudiane della psicoanalisi e dell’interpretazione dei sogni, dopo aver rivoluzionato l’approccio alla psicologia e portato alla luce l’esistenza di vari strati di consapevolezza dell’essere, diventano linfa vitale per un nuovo movimento artistico. Nel manifesto surrealista, infatti, il fondatore dell’avanguardia, Andrè Breton, teorizza un innovativo modo di far pittura, che vede la voce dell’inconscio e la trasposizione su tela dell’irrazionale e del sogno come centrali. Tra gli esponenti di spicco della corrente troviamo l’inglese Leonora Carrington e il tedesco Max Ernst. Parte proprio dalla loro travagliata storia d’amore Il cadavre exquis, spettacolo andato in scena ieri, 31 agosto, nella sala del Capitolo di San Domenico Maggiore. Dopo lo splendido I Diari di Munch e Zefiro torna, la rassegna Vissi D’arte continua a regalare piccole perle. Non fa eccezione questa surreale pièce di Camilla Ribechi che, in sessanta minuti e quattro scene, riesce nell’intento di ricreare le atmosfere e gli umori degli anni che hanno preceduto la seconda guerra mondiale e che trovarono nel dadaismo e nel surrealismo le espressioni più autentiche dell’esigenza di evasione e di rinnovamento artistico e morale. Il cadavre exquis, un gioco surrealista “L’arte è l’unica capace di salvarsi, l’unica capace di aiutare i sopravvissuti a rinascere e continuare a vivere.” Pochi ma ben realizzati oggetti di scena accompagnano Cesare Cesarini e Camilla Ribechi in questo breve ma intenso viaggio che è possibile raccontare partendo proprio dal titolo dello spettacolo stesso. Il cadavre exquis era una tecnica collettiva surrealista che prevedeva la composizione di una frase da parte di più persone, senza conoscere la parola altrui. E la prima proposizione che venne fuori da questo intreccio di automatismi fu le cadavre exquis boira le vin nouveau («il cadavere squisito berrà il vino nuovo»). Allo stesso modo, collegati dal fil rouge della storia, le vicende dei due amanti vengono presentate al pubblico in maniera originale, sopra le righe, in un trionfo di canto, danza, e originali trovate sceniche. A chiudere la fantomatica quadratura del cerchio ci hanno pensato poi l’indiscusso talento e il carisma dei due attori che hanno divertito ed emozionato un pubblico che si è sentito parte integrante dello spettacolo. Programma dei prossimi spettacoli della rassegna Vissi D’arte: Venerdì 1 settembre 2017 Teatro TRAM LA GIOCONDA CHI scritto e diretto da Mirko Di Martino con Titti Nuzzolese produzione Teatro dell’Osso in collaborazione con Vissi d’arte — Sabato 2 settembre 2017 Teatro TRAM INCONTRI A MURNAU Kandinsky -Schönberg -Münter di Nina Anna Franca Borrelli con Nina Borrelli, Fabio Rossi, Marco Palumbo con la partecipazione di Vincenzo Giordano regia Michela Ascione produzione Tingel Tangel — Domenica 3 settembre 2017 Sala del Capitolo OSCAR W. liberamente ispirato alla vita e all’opera di Oscar Wilde di Andrea Onori e Mariagrazia Torbidoni con Mariagrazia Torbidoni regia Andrea Onori

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“Mr Panuozzo”: risate “di gusto” a Napoli

Il 30 agosto apre a Napoli, in zona Fuorigrotta, “Mr Panuozzo”, un nuovo punto di riferimento per i buongustai napoletani e non. Il locale è gestito da Salvatore Di Napoli, veterano della ristorazione (da oltre 30 anni è “con le mani in pasta”) e da suo figlio Daniele. Grazie alla loro abilità si potranno gustare panuozzi, panozzetti (lunghi 25 cm, la metà del panuozzo classico, destinati al consumo per una sola persona) e panini fragranti e soffici, mai pesanti (perché l’impasto viene ben lievitato ed idratato, come vuole la tradizione gragnanese), farciti con prodotti di altissima qualità, nominati e assemblati in modo tale da celebrare la cultura, le tradizioni, il folklore napoletano (c’è, ad esempio, il panino intitolato ad Eduardo De Filippo, quello dedicato a Pino Daniele, a Vincenzo Salemme, a Biagio Izzo, a Pulcinella, a Massimo Troisi). Il tutto “condito” da un servizio di sala accogliente, divertente, “poco convenzionale” e gratuito! Il personale “urla” le ordinazioni in cucina, parla napoletano, si esibisce in divertenti sketch e parodie, e in alcune sere ci scappa anche uno “spettacolino”… Magari qualche intervento di Carmine Migliaccio, giovane youtuber e rapper giuglianese, meglio conosciuto come “Carolina”, che attraverso la sua ironia e il suo talento analizza la società moderna realizzando divertenti video che gli hanno fatto guadagnare centinaia di migliaia di follower sui social. Anche i nomi di alcuni panuozzi fanno ridere, come “Il Porcellino” (il classico panuozzo con porchetta, provola e patatine) o “Il Ricottaro” (con ricotta, pepe, porchetta e provola). Il panuozzo Nato a Gragnano, il panuozzo è una delle eccellenze gastronomiche “made in Campania” più particolari. Si tratta di un panino realizzato con la pasta della pizza e preparato al forno in due fasi: dopo una prima cottura viene tagliato, farcito e nuovamente infornato, per ottenere un prodotto morbido e fragrante. Ideale per un pasto veloce ed economico, ad esempio una pausa dal lavoro, una merenda o una cena informale. A Napoli lo si può gustare da Mr Panuozzo, moderna insegna che lo propone in quaranta versioni (che diventano centinaia se si considera che i diversi ingredienti possono essere assemblati a piacimento), tutte accomunate dai sapori veraci e dall’utilizzo di prodotti artigianali italiani (campani soprattutto). Mr Panuozzo – Don Salvatore 1968 Il brand è stato lanciato il 18 marzo 2015 con l’apertura del primo punto vendita in via Cavalleggeri d’Aosta, al civico 44. Il 30 agosto sarà festeggiata l’apertura del nuovo punto vendita al civico 44 di via Filippo Illuminato (in zona Fuorigrotta): un sogno per Don Salvatore che – innamorato della terra che dal 1968 lo ha visto nascere, crescere a maturare – ha voluto creare uno spazio che la ricordasse in toto. “Abbiamo messo su un concept che esalta la napoletanità in tutte le sue forme”, spiega il figlio Daniele. Il nuovo locale avrà circa 40 posti a sedere. Fra i panuozzi best seller della “casa” il “Mr Chianina” (con hamburger di chianina 180 gr, provola e patatine) e il “Mr Black” (con hamburger di maialino nero 180 gr, […]

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Classico Contemporaneo, le Scimmie Nude riscoprono l’Iliade

Cantami, o Diva, del Pelìde Achille l’ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco generose travolse alme d’eroi, e di cani e d’augelli orrido pasto lor salme abbandonò Una campana tibetana. Il rullo di tamburi si fa fragoroso mentre prende vita un coro di voci. Il suo canto sale e arriva l’infausto presagio. Īlĭŏn sarà presto testimone di una atroce guerra che porterà con sé sventure, lutti e sofferenza. Si apre così, Iliade, spettacolo della compagnia milanese Scimmie Nude, che apre Classico Contemporaneo, una rassegna teatrale che da martedì 8 agosto a domenica 27 vedrà avvicendarsi attualizzazioni di opere classiche. Location d’eccellenza, il chiostro di San Domenico Maggiore di Napoli, i cui porticati sentiranno risuonare l’eco di grandi tragedie del passato ma anche omaggi a capolavori a noi più vicini, come “Mettiteve a fa l’ammore cu mme” di Scarpetta o “Coppia aperta, quasi spalancata” di Dario Fo e Franca Rame. Le Scimmie Nude riscoprono l’Iliade Su una scenografia neutra, fondale perfetto per l’ottimo disegno luci, i corpi dei giovani attori, le lori voci e gli strumenti presenti sul palco sono riusciti a creare una atmosfera vivida ed immersiva, nella quale dipanare l’intricato gomitolo di Omero con i giusti tempi e con una efficace scelta degli episodi da raccontare.  Non ci sono ruoli fissi sulla scena e questo accelera notevolmente la narrazione, che non ha soste ed è un continuo quanto piacevole fluire di azione coreografata, alternanza e accostamento di tonalità canore e musicali diverse. Il migliaio di versi scelti risultano, così, sufficienti ad inquadrare le tematiche e il pathos del poema che, attraverso il linguaggio teatrale, ha assunto sfumature ancor più drammatiche. Nulla è stato lasciato al caso in questo lavoro corale d’indagine (regia di Gaddo Bagnoli), in cui le Scimmie Nude hanno saputo restituire al pubblico contemporaneo, spesso disinteressato ai classici latini e greci; una Iliade quindi non banale, non stereotipata ma ricca di contrasti e sfumature, estremamente fisica e appassionata. Tram, tra classico contemporaneo e ritratti d’arte Da Edipo Re all’Antigone, passando per Medeae e Cyrano, la rassegna organizzata dal TRAM, con la direzione artistica di Gianmarco Cesario e Mirko Di Martino, ci terrà compagnia fino al 27 agosto. Sarà uno spettacolo dedicato a Eduardo a chiudere il sipario sulla venti giorni, alla quale subentrerà, dal 29 agosto,  la terza edizione del festival Vissi D’Arte – Il teatro racconta i pittori. Per info e prenotazioni: http://www.teatrotram.it/categoria-prodotto/classico-2017/ (Classico Contemporaneo) http://www.teatrotram.it/categoria-prodotto/vissidarte-2017/ (Vissi D’Arte)

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Terrazza Maresca Restaurant, arte e tradizione brillano a Capri

Bellezza. Cura per i dettagli. Bianco predominante come nel resto dell’incantevole isola di Capri, quasi a richiamare un glorioso passato e ad abbracciare le menti in un’atmosfera ellenica. Delle rose sospese a mezz’aria sui tavoli ad imprevedibili cadenze donano i propri petali al tempo, posandosi sui tessuti sottostanti. Sono questi i primi elementi che catturano di Terrazza Maresca Restaurant, nuovo polo d’eccellenza della cucina italiana che nasce da un’idea dell’imprenditrice Antonella Tizzano, in collaborazione con lo chef Corrado Parisi. Si tratta di un progetto che propone un’esperienza culinaria unica la quale, unita all’interior design di lusso, offre all’esclusivo pubblico di Capri una cucina gourmet inusuale, controcorrente, ma che ammicca dovutamente alla tradizione. Nel menù non mancano eccellenti proposte di mare e di terra, con un’attenzione particolare rivolta alla qualità, nonché alla valorizzazione della tecnica e dei piatti italiani che miscelano semplicità e legame con il territorio. Su una delle più belle terrazze di Capri, all’esterno del Relais Maresca, lo chef Parisi, nato in Sicilia, cresciuto in Germania e con un’esperienza e una formazione internazionale, porta le tradizioni culinarie del “Regno delle due Sicilie” sull’isola azzurra. “È stata complicità al primo sguardo con Antonella, un incontro fortuito che ha portato alla nascita di questo nuovo concept restaurant. Siamo pronti per proporre, su questa straordinaria isola, un’esperienza culinaria unica e che difficilmente si potrà trovare altrove”, riferisce Parisi. Terrazza Maresca Restaurant, sinergie e creatività Con una significativa presenza in questo settore da lungo tempo, e con due ristoranti a Cannes e in Costa Azzurra, Antonella Tizzano ha incontrato Parisi durante la kermesse gastronomica “Festa a Vico”. Dall’unione di queste due vive creatività, è nato il progetto del nuovo ristorante gourmet. Tutte le materie prime utilizzate sono a km 0, provenienti dal territorio, l’ispirazione della cucina resta prevalentemente mediterranea ma con una forte influenza sicula, che accarezza il palato confermandosi nella propria ricercatezza ed alta qualità. Nulla di ciò che viene servito resta oggetto di minor attenzione: dall’eccellente lavorazione e lievitazione del pane, all’accuratezza degli assaggi di mousse di tonno guarnita con fragole, fino alla freschezza di ostriche, ricci e frutti di mare, tutto stupisce facendosi accompagnare da notevoli taglieri di salumi e formaggi di primissima scelta. Lo chef Parisi, a conclusione dell’accogliente serata di inaugurazione, offre al proprio pubblico un coinvolgente show cooking nel quale mostra la preparazione del delicato dolce con panna e frutti di bosco che verrà poi servito. In una delle più incantevoli isole del mondo, una nuova eccellenza rende orgogliosa l’Italia e offre indimenticabili delizie che non deluderanno alcun ospite.  

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Recensioni

Cecità, José Saramago al Teatro Nuovo di Napoli

«Probabilmente solo in un mondo di ciechi, le cose saranno veramente ciò che sono.» In una città mai nominata si scatena improvvisamente un morbo che colpisce gradualmente tutti gli abitanti – tranne la moglie del dottore – che si ritrovano privati del più importante tra i sensi: la vista. La popolazione viene reclusa, per contenere l’epidemia, in vari edifici, tra cui un manicomio, sotto la stretta osservazione dell’esercito, che maltratta e intimorisce i malcapitati, arrivando a far mancare loro gli approvvigionamenti di cibo. Questo scatena una divisione ulteriore tra i gruppi che, anziché collaborare, si fanno guerra. Questa è, in breve, la trama di uno dei capolavori di José Saramago, “Cecità”, portato in scena ieri, in una versione riadattata e ridotta, al Teatro Nuovo di Napoli. La giovane compagnia Bella ‘mbriana, capitanata da Andrea Lucchetta ed Enrica Naldi, ha scelto di non stravolgere il testo, cercando, invece, di accentuarne i punti di forza drammatica. Centrale, nel romanzo come nello spettacolo, è senza dubbio il tema dell’indifferenza, un velo di Maya che avvolge la società, soffocandone i rapporti, sviliti dalla mancanza di un reale interesse, di una reale empatia verso l’altro. La cecità si erge così a simbolo di questa mancanza di pathos e diventa un mezzo per ritrovare – seppur nel buio – quantomeno il lume della ragione. Privati del loro nome e identificati soltanto tramite espressioni impersonali, i personaggi della vicenda si muoveranno in una ragnatela a passi incerti, fino a quando non saranno in grado di capire che, solo essendo solidali gli uni con gli altri, solo tenendosi per mano, si può uscirne vivi. Cecità e buio dell’anima «Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, ciechi che, pur vedendo, non vedono.» Due file di letti con coperte da campo e una serie di trame rosse compongono una scenografia atta a ricreare il senso di oppressione che attanaglia un gruppo di persone che, da un giorno all’altro, devono condividere non solo quella stanza, ma anche la sventura. Interessante è stata la scelta di non utilizzare tutto il testo di José Saramago ma solo la prima parte. E ciò ha come più tangibile conseguenza che lo spettacolo sia decisamente più cupo, nel suo insieme, rispetto all’opera da cui è tratto che, nelle battute finali, offre una sorte di redenzione, una seconda chance ai ciechi. La sua prematura interruzione dimostra l’acume del regista che si è circondato di una compagnia di attori veramente valida, che ha saputo, senza sbavature di sorta, emozionare il pubblico in sala. Applausi fragorosi hanno fatto da eco alla chiusura piéce e premiato uno spettacolo che, con rispetto e carattere, ha omaggiato uno dei romanzi migliori del ‘900. —————————————————— Venerdì 30 Giugno e Sabato 1 Luglio ore 20:30 TEATRO NUOVO La compagnia Bella ‘mbriana presenta: CECITÀ Di José Saramago Attori: Francesca Hasson, Francesco Serpico, Claudia Napolitano ,Andrea Lucchetta, Andrea Mazzarella, Alessia Thomas, Raffaele Cosentino, Sara Coppola, Sissy Brandi, Massimiliano Fiore, Federica Botta, Andrea Riolo, Davide Dioguardi, Alessandro Palatucci Riadattamento e regia: Andrea Lucchetta Assistenza […]

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Interviste emergenti

Mann’aggia, intervista a Manuela Moreno

Venerdì scorso a piazza San Domenico una coppia ha praticato sesso orale davanti ad un gruppo di curiosi. Ne sono testimonianza alcuni selfie e un video, diventato virale, che hanno dato, come prevedibile, il la alle solite, inutili ed estremamente sterili polemiche. Polemiche da cui sono sorte considerazioni, ancora più avvilenti, sul degrado morale che affligge la città partenopea – «Oh, perché perché nessuno pensa ai bambini?, avrebbe esclamato la moglie del reverendo Lovejoy dei Simpson» – e sull’incompetenza delle forze dell’ordine. C’è chi, però, ha saputo leggere con ironia ed intelligenza tutta la vicenda. Manuela Moreno, giovane disegnatrice per passione, ha pubblicato, infatti, una vignetta che in poche ore ha fatto il giro del web. L’abbiamo intervistata. Come nasce Mann’aggia e quanta “urgenza artistica” c’è dietro? Diciamo che è un po’ difficile risalire ai miei primi “disegni” (metto le virgolette perché non mi ritengo propriamente una cima, nel contesto artistico). Ricordo che già al liceo avevo l’abitudine di fare piccole illustrazioni sulle mie freddure –pessime, davvero – e su pensieri anche meno ironici. Mann’aggia effettivamente nasce proprio così, dalla voglia di comunicare. Forse con la matita in mano mi sento più a mio agio, insomma, è sempre andata così! Poi qualche tempo fa vari amici mi hanno spronata ad aprire una pagina per raccogliere le mie opere,  e mi sono buttata. L’urgenza è effettivamente il motore di tutto questo: c’è bisogno di dimenticare di star proponendo ad un pubblico i miei pensieri nero su bianco, visto che spesso sono piuttosto imbarazzanti. Nel disegno e nei testi hai un autore di riferimento? In realtà no, ma apprezzo molto sia il fumetto italiano che straniero. Credo sia impossibile restare totalmente avulsi da ciò che si vede e si legge, sicuramente ci sarà qualche chiara influenza nelle mie vignette; io però cerco, al contrario, di non prendere troppo spunto da lavori d’altri. Effettivamente non credo nemmeno che sarei in grado di reggere meccanismi umoristici che non mi appartengono: tempo fa postai anche un disegno in cui manifestavo un’evidente crisi dovuta al fatto di non avere un “personaggio di battaglia”, cosa necessaria per portare avanti un progetto duraturo e che caratterizza molti fumettisti importanti. Mi sa che è arrivato il momento di sceglierne uno, mannaggia… La tua vignetta sta spopolando in questi giorni. Ma tu cosa ne pensi di quanto accaduto a san Domenico Maggiore? Io? Beh, spero emerga in parte dalla vignetta stessa. È vergognosa l’ondata d’odio piovuta su quei due ragazzi. È vero, sono responsabili di un atto indubbiamente forte e controverso, ma non hanno –di fatto- danneggiato nessuno. In questi giorni invece ho sentito e letto cose agghiaccianti, molte persone reinstallerebbero le gogne al centro delle piazze, se potessero. Ho assistito ad un vero e proprio linciaggio mediatico. Ci sono sicuramente motivi più seri per indignarsi così tanto e chiedere giustizia, ci sono una marea ragioni più intelligenti per armarsi di parole spietate. Vista l’assurdità di quello che è successo, proprio stavolta magari sarebbe il caso di non lapidare nessuno […]

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Recensioni

In attesa di giudizio, un processo al processo

«Che cos’è la verità?» Nessuno rispose a Pilato. Su questo silenzio e su tutto ciò che ne consegue indaga Roberto Andò nel suo ultimo spettacolo, “È una commedia? È una tragedia?/ In attesa di giudizio”, andato in scena ieri 17 giugno nella storica cornice del Maschio Angioino di Napoli. Dopo la disamina sulla modernità di Cristina Comencini in Tempi Nuovi, il Napoli Teatro Festival propone una piéce fortemente carismatica, che mira ad aprire un dialogo sui significanti e sui significati che l’uomo ha attribuito alla giurisprudenza. E sceglie di farlo a partire dalla rilettura di uno dei più famosi racconti di Thomas Bernhard e de Il mistero del processo, raccolta di saggi di Salvatore Satta. Questo comporta che lo spettacolo – installazione sia diviso in due parti, che si susseguono tra loro senza che, però, il fil rouge venga divelto. Anzi, la sensazione che si ha è quella di una naturale continuità tra i due atti che trovano nell’inseguirsi di riflessioni del giurista (Fausto Russo Alesi) un forte punto di raccordo. La sua analisi parte da due assunti fondamentali: il mondo intero è un’unica giurisprudenza e una galera, il processo non ha alcuno scopo. Di quest’ultimo, infatti, “(…) non si dica, per carità, che ha come scopo l’attuazione della legge, o la difesa del diritto soggettivo, o la punizione del reo, e nemmeno la giustizia o la ricerca della verità: se ciò fosse vero sarebbe assolutamente incomprensibile la sentenza ingiusta, e la stessa forza del giudicato, che copre, assai più che la terra, gli errori dei giudici”. In attesa di giudizio e il presepe rovesciato Uno degli elementi più interessanti dello spettacolo è senza dubbio la scenografia di Antonio Esposito e Alfonso Raiola. Essa si presenta come una enorme istallazione in cui scene di delitti, colte nel momento che precede il misfatto, sono disposte sotto lo sguardo impietoso di giudici e affiancate ad importanti personaggi storici, come Socrate o Voltarie. In questo presepe rovesciato, manifesto dell’efferatezza insita nell’animo umano, si muove l’ingranaggio drammaturgico che, nella sua complessità, regala numerosi spunti di riflessione. Uno di questi è il rapporto tra ferino e umano, esemplificata dalla danza del gorilla sotto le note di Gaber – che vedeva la giustizia come una macchina infernale – e lo scontro dialettico tra Gesù e Pilato che, come detto pocanzi, riassume l’incapacità delle società umane di trovare un corrispettivo legislativo al concetto di verità. In attesa… dello spettacolo! L’inaspettata pioggia ha ritardato notevolmente – circa di un’ora e un quarto – l’inizio dello spettacolo e causato un forte malumore tra un gruppo di spettatori che, data l’inefficace e a tratti contraddittoria comunicazione, ha lasciato prematuramente il Maschio Angioino. Un vero peccato, dato ciò che poi “In attesa di giudizio”, nel suo realistico ma cinico ritratto della condizione umana, avrebbe regalato ai presenti. È UNA COMMEDIA? È UNA TRAGEDIA? di Thomas Bernhard con Fausto Russo Alesi, Giovanni Esposito vocalist Simona Severini e con (in o.a.) Margherita Romeo, Giuseppe Russo regia Roberto Andò IN ATTESA DI GIUDIZIO di Roberto Andò da Il mistero del processo di Salvatore Satta (edizione Adelphi) Maschio […]

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“Perfetti sconosciuti”, i “biodinamici” alla Galleria Toledo

Paolo Genovese con il suo “Perfetti Sconosciuti” ha immortalato con lucidità e disincanto il ruolo che oramai gli smartphone hanno nella nostra vita: quello di scatola nera. Tradimenti, bugie, speranze, frustrazioni, tutto rimane intrappolato nei megabyte di quelle fantastiche diavolerie, che sono rifugio e diario di spesso inconfessabili peccati. E cosa succederebbe se, per sua sola sera, ogni messaggio e ogni chiamata fosse alla mercé dei convitati? Proprio a questa domanda cerca di dare una risposta il regista romano in uno dei migliori film italiani – secondo solo a “La pazza gioia” – degli ultimi 5 anni. Un film che nelle sue dinamiche, dialoghi e scenografie è quasi una piecé teatrale su pellicola. Lo hanno capito bene i giovanissimi “biodinamici” che ieri ne hanno portato in scena, al teatro Galleria Toledo, una riproposizione ridotta ma non edulcorata. Il loro “Perfetti sconosciuti” non ha, quindi, grandissime differenze con l’originale. Perfetti sconosciuti: una cena senza segreti La scenografia e il disegno luci sono essenzialmente un pretesto per mettere le tre coppie di amici (Eva e Rocco – Cosimo e Bianca – Lele e Carlotta) e Peppe (Andrea Lucchetta) ad un tavolo, in una “cena dei cretini 2.0” dove, tra prime portate e dolce, ci sarà uno piccolo ma significativo spaccato degli italiani d’oggi. Italiani ancora restii ad accettare l’omosessualità ma avvezzi all’adulterio e all’insoddisfazione cronica che li porta ad instaurare relazioni virtuali con sconosciuti per sentirsi ancora vivi, ancora giovani. E questo, si traduce, dal punto di vista teatrale, in una necessaria alchimia tra gli attori che devono saper essere credibili nel loro essere estremamente sinceri. E questo ieri sera è emerso con la giusta prepotenza. I ragazzi della compagnia, infatti, sono stati in grado di interpretare con carattere e disinvoltura dei ruoli non certo semplici. I personaggi sono tutt’altro che piatti e presentano, per di più, notevoli sfumature e almeno un lato oscuro che, messaggio dopo messaggio, verrà fuori. Ogni squillo ha quasi una funzione epifanica nell’economia drammaturgica ed è  utile a rendere la messa in scena brillante, mai banale, anzi, ricca di colpi di scena. I biodinamici, capitanati da Matteo De Luca e Sissy Brandi (aiuto regia -Federica Morra), sono, in definitiva, riusciti nell’ardua impresa di non far rimpiangere il film, hanno divertito e commosso una platea intera, dimostrando, nel contempo, di avere tutte le carte in regola per portare il loro talento in giro per l’Italia, così da non essere più “perfetti sconosciuti”. —————————————— Perfetti sconosciuti, Galleria Toledo Sabato 17 giugno alle 17.30 Con Eva Federica Morra, Francesco Serpico, Claudia Napolitano, Raffaele Cosentino, Sara Coppola, Matteo De Luca, Andrea Lucchetta e Sissy Brandi

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Recensioni

Otto lustri, Napoli negli occhi di Salvatore Farina

È stato presentato lunedì 12 giugno, presso la libreria Raffaello di via Kerbaker 33, “Otto lustri”, romanzo d’esordio di Salvatore Farina. Edito da StreetLib, questa interessantissima opera prima racconta – attraverso i ricordi e i personaggi che hanno fatto parte della vita e della storia famigliare dell’autore – il novecento napoletano. Una prosa che è, quindi, testimonianza drammatica e mai edulcorata della realtà e delle sue vicende, con una particolare attenzione per i disagi sociali, per gli ultimi, quelli che di solito vengono dimenticati dalla Storia. Dopo la presentazione, orchestrata magistralmente dallo scrittore e giornalista Michele Marziani, abbiamo avuto l’occasione di scambiare, davanti ad un buon caffè, due chiacchiere con Salvatore. Salvatore Farina e “Otto lustri”: l’intervista Come mai il titolo “Otto lustri”? “Otto lustri” è la somma dei miei anni, cioè 40, e si lega al romanzo perché io sono presente, sono uno dei personaggi. “Otto lustri” è una saga famigliare, la saga della mia famiglia, nello specifico. E tutti i personaggi di cui racconto sono realmente esistiti.  Qual è il tuo rapporto con la città di Napoli? Noi siamo napoletani doc e il mio rapporto con la città, come scrivo nel primo capitolo del libro, è veramente straordinario. Anche il mio lavoro è decisamente legato al territorio. Io, infatti, lavoro nel turismo e mi occupo di gadget e souvenir.  C’è qualche personaggio in particolare a cui sei legato? Senza dubbio Luigi, un bambino che subisce una violenza carnale all’età di dieci anni. Quando diventerà uomo, si troverà ad avere una famiglia da mantenere, per un inganno della sua futura moglie. La sua storia si conclude con la malattia, la schizofrenia che lo cambierà completamente. Non sarà più lui da allora. Hai qualche autore di riferimento? Non sono un avido lettore, è tutta farina – da notare il gioco di parole – del mio sacco! Progetti futuri Ho altre due storie che mi piacerebbe raccontare e di cui ho iniziato la stesura. Una delle due è verissima e parla di un napoletano che ha fatto la guerra in Somalia negli anni 90′ e sente ancora il peso dei morti sulla coscienza, anche perché continua a vederli di notte, nel suo letto. È una vicenda molto particolare che non potevo lasciare nel cassetto.   

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Teatro

Omicidio al Castello, buona la prima dei Chevordì

Un castello nella campagna londinese, un misterioso maggiordomo, l’omicidio di un’anziana contessa, un investigatore e gli stravaganti indiziati. Il detective Mallory (Antonio Aliberto) ha riunito nel salone principale del castello Margareth Worthington, Greta Grüzenzmeyer, Harry Worthington, Ashton Piboty, i sospetti assassini della Contessa Worthington (Vittoria Imperatrice), ma un imprevisto cambierà le dinamiche dell’indagine. Questa è, in breve, la trama di Omicidio al Castello, spettacolo andato in scena domenica 11 giugno e che chiude la stagione del Teatro Immacolata. Ispirato liberamente a “Il Mistero dell’assassino misterioso” di Lillo e Greg, la commedia, seppur leggera e scanzonata, vanta un impianto drammaturgico complesso, soprattutto per l’innesto di intermezzi di metateatro. Caduta la quarta parete, infatti, gli spettatori hanno la possibilità – squisitamente pirandelliana – di ascoltare dialoghi, litigi e manie di protagonismo dei singoli attori che hanno organizzato quella messa in scena soltanto per accattivarsi la simpatia di un fantomatico produttore presente in sala. E proprio questo voler emergere genererà, nella parte conclusiva dello spettacolo, il collasso della veridicità scenica con conseguente accavallarsi di finali e monologhi. Nonostante l’oggettiva difficoltà della scrittura, che lasciava, tra l’altro, grande spazio all’improvvisazione,  la giovanissima compagnia dei “Chevordì” non ha deluso, dimostrando, nel complesso, un buon affiatamento e talento da vendere. Un Omicidio al Castello ben congegnato Il comparto scenografico, i costumi e il disegno luci, risultano efficaci e non presentano quella patina di amatorialità che spesso avvolge, rovinando, di fatto, spettacoli di questo genere. La regia di Antonio Aliberto è solida e ben curata, e tutti i ragazzi coinvolti hanno saputo dare vigore, vita e una sfumatura personale ai propri personaggi. La verve comica Carmen Abagnato e di Gianluca Schinardi, e il carisma di Chiara Primavera, Salvatore Di Vaio e Guido Formichella, hanno fatto il resto. Un Omicidio al Castello ben congegnato, non c’è che dire, condito al punto giusto di gag, equivoci e no sense che hanno divertito per quasi due ore un teatro praticamente sold – out. Un plauso va, quindi, a tutta la compagnia, con l’augurio di trovare presto nuovi e sempre più prestigiosi palcoscenici da calcare.

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Eventi/Mostre/Convegni

Tra violino e piano, il buio dell’anima alla Galleria Borbonica

La sirena. Piedi che si affrettano sulla precaria rampa di scale. Urla. Pianto. Terrore. La Galleria Borbonica durante il periodo bellico è stata rifugio e testimonianza del non senso che porta con sé la guerra. Un non senso coperto da spazzatura e detriti fin quando nel 2008, dopo interminabili lavori, che tuttora proseguono, fu riaperta al pubblico e restituita alla comunità grazie a Gianluca Minin ed Enzo De Luzio, che hanno anche fondato l’Associazione Borbonica Sotterranea. Ma al di là dei percorsi, tra cui spiccano quello “speleo” e quello “avventura” a bordo di una zattera, e delle attività pensate per le scuole, questo incredibile luogo, impregnato di vicende, aneddoti e racconti che si nascondono dietro ogni angolo, è diventato ora un importante polo di attrazione culturale. Spettacoli teatrali, rassegne jazz e mostre. Il tufo della Galleria Borbonica non trasuda solo storia ma anche di arte. Forse uno degli esempi più belli, proprio perché in estrema antitesi con cioè che è accaduto durante il secondo conflitto mondiale, è il concerto di violino e piano, andato in scena ieri sera. Dopo il sold-out registrato dai precedenti appuntamenti, la magica commistione di buio e musica ha nuovamente inebriato gli spettatori che, dopo una breve visita per gli ambienti simbolo della Galleria, sono stati accompagnati nella più grande cisterna, che privata della luce artificiale viene completamente inghiottita dalle tenebre. Qui il violino di Edo Notarloberti e il pianoforte di Martina Nolli si sono inseguiti, alternati, presi per mano, suscitando un caleidoscopico vortice emotivo che ha travolto i presenti, i quali, dopo i selfie di rito, si sono trattenuti – degustando una Falanghina offerta dallo staff – per discutere dell’incredibile esperienza appena vissuta. Una esperienza difficile da raccontare perché estremamente intima e personale. Privati della vista, si rimane da soli, assaliti da pensieri, sensazioni e ricordi. La musica, in certi momenti, è una carezza, in altri, un pugno. E ciò che meglio esemplifica il viaggio emotivo a cui questo concerto conduce, sono le lacrime di gioia di una delle spettatrici, che echeggiavano nell’oscurità. Il concerto al buio alla Galleria Borbonica Concerto al Buio è frutto della simbiosi di Localemotions.com – piattaforma online finalizzata a mettere in contatto la domanda con l’offerta di esperienze – e Galleria Borbonica, un binomio che si sta dimostrando vincente, sia nei numeri che nei feedback estremamente positivi. Tutte e tre gli appuntamenti, infatti, sono stati premiati in termini di pubblico – anche ieri non c’erano sedie vuote – e hanno ricevuto commenti estremamente positivi sui social. Tra gli altri eventi che il portale propone segnaliamo anche: Esotismo sotto il Vesuvio, tour nella Napoli misteriosa,  Pompei a piedi, gita di 2 ore tra le rovine di questa affascinante città senza tempo, e Alla scoperta di Capri in barca, romantica escursione tra le grotte dell’isola blu. Prima del concerto, abbiamo avuto modo di raggiungere telefonicamente il dott. Buoncristiano, che ci ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:”Localemotions ringrazia Napoli per l’attenzione e la sensibilità dimostrata verso questa iniziativa originale del “Concerto al buio” che abbiamo voluto proporre per […]

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