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Eroica Fenice

Comunicati stampa

Vista, Olfatto e Gusto moltiplicato per Sei

Lunedì 26 febbraio ore 20.00, presso lo splendido complesso turistico Il San Cristoforo di Ercolano, sorto a valle del Vesuvio e immerso nel verde lussureggiante e rivoli d’acqua, si terrà “Vista, Olfatto e Gusto moltiplicato per Sei”, degustazione alla cieca di sei vini provenienti da sei regioni italiane. Organizzata da Angela Merolla, vedrà vini serviti con etichette e bottiglie bendate; solo a degustazione ultimata sarà rivelata la regione d’appartenenza, la cantina produttrice, il vitigno, l’annata e la gradazione alcolica di ogni vino, questo per rendere l’esame organolettico più oggettivo possibile, evitando di condizionare i giudizi dei degustatori. Una lettura intrigante quanto affascinante, per una serata finalizzata all’approfondimento di alcune espressioni dei terroir italiani. “Vista, Olfatto e Gusto moltiplicato per Sei” sarà riservata a ristoratori, chef, sommelier e giornalisti del settore. In abbinamento ad ogni vino saranno serviti prodotti gastronomici di alta qualità, piatti originali e la portata finale verrà realizzata da Antonio Tecchia executive chef de Il San Cristoforo. Si approfondiranno così i suggestivi sapori di territori diversi: Chef Francesco Lama “Cucù”- Aversa CE – Little Bun ai cinque cereali con tonno fresco pinna gialla, stracciata di bufala aromatizzata allo zenzero e spinacino fresco Jamonita – Nocera Inferiore SA -Tris di formaggi irpini Cooperativa Agricola Pecorino Bagnolese – Bagnoli Irpino AV : Pecorino stagionato 12 mesi in grotta a latte crudo locale Pecorino affinato su vinacce 14 mesi in grotta a latte crudo locale Caprino stagionato 4 mesi in grotta a latte crudo locale Mastro Fornaio Domenico Fioretti – Carinaro CE Il Bufalino: mini casatiello bufalino, bocconcino di mozzarella bufala, caciotta di bufala, caciocavallo di bufala, salsiccia e salame di bufalo Jamonita – Nocera Inferiore SA -Jamon Iberico Senorio de Olivenza denominazione di origine Dehesa de Extremadura -100% razza pura iberica stagionato 48/54 mesi Chef Gianluca Ungaro – Ciacco & Bacco – Gragnano NA Pacchero dorato e fritto, ripieno di ragù di Picanha su salsa ai tre pomodori Chef Antonio Tecchia – Il San Cristoforo – Sensazioni al quadrato Concludendo con il “Cassatino” del mastro fornaio Domenico Fioretti e il dessert “Goccia d’Oro” de La Ginestra in abbinamento al Limoncello Distilleria Petrone. La serata è riservata e solo su invito.   Partner: I.P.S.S.E.O.A. De Gennaro – Vico Equense NA RF Jewelry – Sarno SA Olearia Duraccio – Ottaviano NA – Uliveti e Frantoio a Buccino SA Olio extra Vergine di Oliva Biologico monocultivar Frantoiane Cucù – Aversa CE Ciacco & Bacco Ristoburger 2016 Gragnano NA Panificio Domenico Fioretti – Carinaro CE Pastifico Gentile – Gragnano NA Jamonita – Nocera Inferiore SA Coop.Agricola Pecorino Bagnolese – Bagnoli Irpino AV Caseificio Marrandino – Castel Volturno CE Caseificio Ponte a Mare – Castel Volturno CE Senorio de Olivenza – Badajoz – Spagna Lem Carni Spa – Dozza BO La Ginestra – Cooperativa agrituristica e apistica -Vico Equense NA Distilleria Petrone – Mondragone CE Il San Cristoforo Via Benedetto Cozzolino – Ercolano NA Fisso: 081 7712292 Mobile: 335 761 4181 www.ilsancristoforo.it

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Teatro

Roberto Capasso e il suo Pacchiello al TRAM di Napoli

Un alto carrello pieno di stracci. Un fantoccio disteso sulla parte oscura del palco guarda disincantato in avanti. Le luci si illuminano e Pacchiello, che fino a quel momento era stato immobile, prende vita. E comincia a raccontare, a raccontarsi. La sua storia è una tragedia moderna nella quale l’avidità e la ricerca spasmodica dei soldi e del potere sono protagoniste. Da usurario, da re incontrastato dei cravattari di Napoli, a venditore ambulante di taralli, l’uomo, affetto da una grave malformazione fisica, si erge nel suo monologo ad emblema di tutti coloro che una voce nella società non la hanno più. Roberto Capasso, regista e protagonista di questo spettacolo andato ieri sera in scena al teatro TRAM di Napoli, si cuce addosso per questo motivo diverse bambole di pezza con cui lui dialoga, si commuove e sfoga la sua frustrazione mentre aggiunge ricordi e dettagli al suo racconto. L’infanzia difficile, una omosessualità rimasta latente e le difficoltà di farsi largo nella Napoli delle sigarette di contrabbando sono tutti elementi che hanno giocato un ruolo chiave nel determinare le scelte, spesso sconsiderate, di quell’uomo fragile, la cui gobba non è che una spada di Damocle, il cui peso egli vuole decide di voler far sentire, di voler far espiare come fosse una colpa loro, a tutti quelli che lo circondano. Egli si è consacrato al male come forma di rivalsa e il suo essere un delinquente volgare, cinico e senza scrupoli, una difesa dalla sofferenza che la natura gli ha inflitto in prima istanza. Roberto Capasso interpreta un Pacchiello dalle sfumature shakespeariane La scenografia dello spettacolo, per quanto minimale, è ben curata ed assolutamente funzionale. Ci sono pochissimi elementi sul palco ma tutti giocano un ruolo, non sono orpelli scenici dal mero valore estetico. Con essi l’attore napoletano esalta il suo talento. Dal tragico al grottesco, passando per il comico, Roberto Capasso è un trionfo di voci di diversa tonalità. E la sua interpretazione  non fa che esaltare il testo di Pasquale Ferro che per questo spettacolo sembra rifarsi a Shakespeare nella costruzione della personalità complessa del personaggio – il debito con Riccardo III è palese –  e al miglior De Filippo nella scelta dell’ambientazione e del contesto sociale. Ma la famosa nottata per l’usuraio non è destino che passi. Il male non è destinato, almeno sulla scena, a vincere sempre. PACCHIELLO venditore ambulante di taralli caldi caldi e di guai neri neri di Pasquale Ferro diretto e interpretato da Roberto Capasso drammatizzazione Roberto Ingenito scene Luca Evangelista costumi Pina Sorrentino assistenti alla regia Maria Chiaravalle, Roberto Ingenito produzione Prospet — info e prenotazioni: cell: 342 1785930 (anche whatsapp) email: tram.biglietteria@gmail.com — biglietti: intero: € 12,00 ridotto (<26 >65): € 10,00 acquista on line a € 10,00: http://www.teatrotram.it/biglietti/tre-le-sorelle-prozorov/

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Comunicati stampa

“L’Amore è”, il charity gala a sostegno dell’Istituto Pascale

Sarà Alessia Fabiani, ex letterina, oggi apprezzata attrice di teatro e mamma amorevole di due splendidi gemelli Kim e Keira, la testimonial della nuova edizione de “L’Amore è “, il charity gala promosso da Maridì Communication, atto a sostenere il Progetto “Ludoteca” dell’Istituto Pascale di Napoli, destinato all’accoglienza ed all’intrattenimento dei bambini, figli di amici e parenti dei pazienti ricoverati.  Reduce dal successo ottenuto in teatro quale protagonista di “Ti presento mio fratello” una commedia tutta napoletana accanto a Stefano Sarcinelli e Peppe Quintale con la regia di Peppe Miale, la Fabiani è puntualmente sensibile alle istanze dei più bisognosi, soprattutto dei bambini più disagiati. Accanto a lei, Nelson, già premiato come autore dei testi della colonna sonora del film “Ammore e Malavita”, attualmente in nomination al David di Donatello come Migliore Canzone Originale per il brano “Bang, Bang”,l’attore, produttore Marzio Honorato e l’”enfant prodige” Elena Foresta della scuola “Lavorart” di Gragnano (NA) co-protagonista nel film per la Tv “In punta di piedi” del maestro Alessandro D’Alatri.  Ad aprire la serata, in omaggio all’”Amore”, il fashion show del maestro Bruno Caruso che presenterà una capsule delle sue esclusive creazioni “Haute Couture” e della “Bride Collection”, seguito dal defilè del maestro pellicciaio Umberto Antonelli che proporrà un’anteprima della prossima collezione Autunno/Inverno 2018/19 dei suoi capi pregiati dalle nuance brillanti ed i tagli originali. Molto atteso il debutto in passerella di “Citarelli” shoes, un’azienda leader da oltre 20 anni nel mondo delle calzature ed accessori in pelle che vanterà una testimonial d’eccezione, Federica Citarelli, giovanissima e rampante aspirante fotomodella, per lasciare poi la scena ad una fashion food surprice curata da una “regista per una sera”: la dottoressa Matilde De Tommasis farmacista da più generazioni che, affiancata dal biologo nutrizionista Vincenzo De Honestis, illustrerà agli ospiti tutti i segreti alimentari  per una forma fisica perfetta ed una corretta “prevenzione”.  Ampio spazio alla cura del benessere psico-fisico dell’individuo con gli innovativi strumenti idonei ad arginare  l’handicap della sordità, quali le protesi acustiche miniaturizzate digitali realizzate e proposte da Otofarma SPA nella persona dell’AD  Giovanna Incarnato Bartolomucci, le ultime tecniche più efficaci e sempre  meno invasive della chirurgia plastica del “Mago del bisturi” Ivan La Rusca ed i “Pacchetti Beauty & Health” offerti dal Centro Estetico “Claia”, situato in pieno centro Vomero . In scena anche  il Food & Beverage con gli attesissimi show cooking dei maestri pasticcieri Gerardo Di Dato e Carmine Carrelli,  gli “Sfizi di pizza” confezionati al momento della storica azienda “Da Pasqualino” al Borgo Loreto, nel cuore di Napoli antica rappresentata da Lella Gallifuoco, Campionessa mondiale di pizza fritta in tandem con la sorella Linda, “Artist pizzaiola” che per l’occasione si esibirà nella esecuzione di una pizza ispirata al tema dell’amore e, dulcis in fundo, un suggestivo viaggio nella degustazione della nuova linea Cialde del Caffè Kamo articolata in quattro selezionatissime miscele, Kamo Tulima, Kamo Tambora, Kamo Fuego, ispirate alla denominazione di noti vulcani del mondo  accanto alla miscela Kamo Deca che esula dalla logica dei vulcani. Da menzionare, tra […]

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Food

Trattoria pizzeria Vasinicola, riscoprire antichi sapori a Caserta

Giambattista Basile nel Cunto de li cunti racconta di come il “vasinicola” fosse utilizzato di frequente nella cucina napoletano. Quella tradizione, quella del basilico come componente fondamentale dei piatti campani, non è fortunatamente cambiata.  Così come non è cambiata la voglia di trasmettere la cultura gastronomica da nonni a nipoti, senza le dovute – e talvolta superflue – variazioni e sperimentazioni. È questo lo spirito che ha animato Marco Colasanti e Massimiliano Penna, due giovani imprenditori, nella creazione dei loro “Vasinicola”, locali che rievocano sapori e odori della nostra infanzia. Il loro debutto nella ristorazione è avvenuto con una piccola pizzeria d’asporto a Posillipo. Il successo li ha spinti ad approdare a Caserta dove, grazie alla sinergia con “È divino” di Capri, è nato il secondo “Vasinicola”, trattoria e pizzeria che vede anche la collaborazione di Fabio Trama. Tra una pasta e patate con la provola e un’ottima frittata con sugo di genovese, abbiamo avuto il piacere di intervistare la direttrice del ristorante di Caserta, Serena Penna, direttrice, nonché figlia di Massimiliano Penna. Intervista a Serena Penna, direttrice della Trattoria Pizzeria Vasinicola di Caserta Il nome Vasinicola rimanda al dialetto napoletano di Giambattista Basile. Come si lega, invece, il locale alla tradizione campana? Il locale si lega alla tradizione campana con i nostri piatti che vogliono riscoprire e valorizzare quelli che sono gli antichi sapori. Per far ciò, usiamo ancora le ricette delle nostre nonne.  Quali sono i piatti di punta della Trattoria Pizzeria Vasinicola? Senza alcun dubbio la “pasta, patate e provola” e la genovese oltre, ovviamente, al classico ragù. Per quanto riguarda le pizze, la più in voga è la “vasinicola” (pomodorino giallo, salame, provolone e olive nere) e “dummeneca” (ragù, polpettine, e cornicione ripieno con ricotta e polpette). È forte il dibattito tra i pizzaioli su quale farina sia meglio usare per l’impasto. Tu quale utilizzi per la tua pizza? Noi utilizziamo la farina del Mulino della Giovanna e il nostro pizzaiolo crea un suo blend mischiando varie tipologie di farine, tra cui quella integrale e cereali. Hai altri progetti in cantiere? A fine febbraio, inizio marzo, abbiamo in progetto l’apertura di un nuovo ristorante pizzeria che sarà sempre in prossimità di via Manzoni.

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Napoli & Dintorni

Nasce NaCLIPS – Napoli Cultura e Lingua Italiana Per Stranieri

Napoli è sempre più una città multietnica e cosmopolita. Con il crescente numero di studenti Erasmus e di turisti, aumenta anche l’interesse verso la nostra lingua e la nostra cultura. Per soddisfare questa richiesta nasce NaCLIPS – Napoli Cultura e Lingua Italiana Per Stranieri, associazione che offre corsi di lingua italiana ed esperienze! I fondatori sono due insegnanti di Italiano L2, Rita Raimondo e Mario De Simone, che ci hanno concesso il loro tempo per una breve intervista. NaCLIPS, intervista ai professori Con quale intento nasce NaCLIPS? Gli stranieri subiscono il fascino dell’Italia. Si sa. Per la sua storia, la sua cultura, il suo cibo -mammamia il cibo! – e quindi la sua lingua. E allora decidono di studiarla, questa lingua. Decidono che devono proprio impararla fino in fondo, coglierne le sfumatura, cantarla più che parlarla. Perché per loro l’italiano è una lingua musicale e meravigliosa. Ma poi, quando chiedi perché vuoi studiare davvero l’italiano, ti rispondono che amano l’Italia, in particolare la cultura, la storia. E il cibo. Sempre lui. E allora, abbiamo deciso di mettere insieme grammatica e cultura, verbi e cibo, periodi ipotetici e storia. E in questo modo, solo in questo modo, chi studia l’italiano può studiare meglio anche l’Italia. Con quale approccio didattico affronterete questa sfida? Ai nostri studenti verranno forniti tutti i mezzi per orientarsi nelle situazioni quotidiane grazie al nostro metodo comunicativo-situazionale. Ma non solo. C’è un’intera sezione della didattica dedicata alle esperienze sensoriali, che permettono agli studenti di confrontarsi con lo stile di vita italiano, vivendolo da protagonisti e toccando con mano la realtà quotidiana in tutti i suoi aspetti. Siamo convinti che non ci sia modo migliore di imparare una lingua se non quello di viverla, e Napoli sotto questo punto di vista aiuta. Diteci voi dove potremmo trovare un’altra città italiana così festosa, armoniosa, creativa e rumorosa. Così entusiasmante per chi viene da fuori – per nulla abituato a questa festa di suoni e sapori continua. Diteci voi dove potremmo trovare un’altra città così stimolante, così accogliente, così autentica. Ditecelo. Voi ditecelo. Ma noi non vi ascolteremo. Sarebbe una bugia: Una città come Napoli non esiste. Lo sanno in tutto il mondo. Nel ringraziare Rita Raimondo e Mario De Simone, vi ricordiamo che NaCLIPS  offre la possibilità di fare una lezione di prova gratuita tramite Skype. Riferimenti: http://www.facebook.com/naclips www.naclips.it info@naclips.it  

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Recensioni

“Celeste” di Fabio Pisano, la banalità del male al TRAM

Roma, 1944. Carcere di Regina Celi. Nella cella 306 si legge la scritta: “Sono Anticoli Lazzaro, detto Bucefalo, pugilatore. Si non arivedo la famija mi e’ colpa de quella venduta de Celeste Di Porto. Rivendicatemi”. Cala il silenzio sul palco come sulla vita dell’uomo, e appare lei, Celeste, l’ebrea rimasta tristemente alla storia per aver collaborato con i tedeschi. Su di lei il regista Fabio Pisano incentra “Celeste“, spettacolo con Francesca Borriero, Roberto Ingenito e Claudio Boschi, andato in scena ieri al teatro TRAM di Napoli. La chitarra e la voce di Francesco Santagata accompagnano, su di una scenografia priva di oggetti, i vari episodi che compongono, frammento dopo frammento, il ritratto della cinica disperazione di una diciottenne che, stanca di fuggire, si consegna volontariamente agli squadroni fascisti e propone loro di segnalare i rifugi del ghetto in cambio della libertà. Cinque mila lire per ogni nome, questo prevedeva l’accordo con il colonnello Kappler. Il sesso e l’età non erano un discrimine per Celeste, che pone come unica clausola al patto con le SS che anche la sua famiglia fosse risparmiata. E per questo, in un atto estremo di egoismo, il nome di Anticoli Lazzaro, innocente pugile, sarà per mano della ragazza inserito sulla lista nera di Hitler al posto di quello del fratello. La tragicità delle vicende è resa da Fabio Pisano attraverso  gli occhi disillusi della “pantera nera”, che ricorre ad ogni mezzo – compresa la sensualità –  per avere in salvo la vita, finendo però col diventare essa stessa carnefice dato che sarà complice della morte di circa 70 ebrei. L’impianto drammaturgico, nella sua semplicità, è ben strutturato. Francesca Borriero è entrata in modo più che convincente nei panni di Celeste Di Porto. La sua sensibilità e la sua empatia hanno reso più tondo e paradossalmente umano il personaggio. Discorso analogo va fatto per Roberto Ingenito e Claudio Boschi che hanno dato voce ai diversi personaggi che hanno gravitato intorno alla donna. “Celeste” di Fabio Pisano, l’istinto di sopravvivenza Il collaborazionismo ebraico è una delle parentesi più animalesche e apparentemente irrazionali della Shoah. La scelta di rappresentare una storia così poco nota è in tal senso emblematica e necessaria. Emblematica perché, ridotti allo stato ferino, gli uomini cercano ogni riparo possibile dal nemico, anche a scapito degli amici. E necessaria perché a quasi settant’anni dalla seconda guerra mondiale di quel male banale di cui Hannah Arendt si parla sempre meno. Del male, sì, e della follia, che sono in grado di deficitare ogni istinto solidale appannaggio della mera sopravvivenza del singolo. Ma si può davvero biasimare Celeste? Con questo interrogativo irrisolto si chiude lo spettacolo e il sipario tra gli applausi di un pubblico commosso. CELESTE dal 25 al 28 gennaio 2018 giovedì, venerdì, sabato: ore 21,00 domenica: ore 18.00 info e prenotazioni: cell: 342 1785930 (anche whatsapp) email: tram.biglietteria@gmail.com biglietti: intero: € 12,00 – ridotto (<26 >65): € 10,00

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Food

Fiorenzano: alla pizzeria di Montesanto arrivano due grandi novità!

Dopo lo splendido flashmob del 20 dicembre, Fiorenzano pizzaioli dal 1897, ristorante – pizzeria sito in piazza Montesanto 6, non smette di stupire! Al di là del folklore e del nobile progetto di rianimare, in accordo con la Municipalità, una piazza che troppo spesso è solo un crocevia di passanti, i proprietari dello storico locale continuano a sperimentare e ricercare nuovi sapori e idee da proporre ai loro clienti. Un esempio della loro creatività sono i due nuovi menù, presentati ieri in una splendida cena organizzata dalla dottoressa Valentina Castellano per la stampa, e che siamo sicuri faranno di Fiorenzano ancora di più un luogo di pellegrinaggio per tutti i golosi. La prima novità è la rivisitazione di una antica e famosissima tradizione culinaria campana: il sigaro. Si tratta di un sottile strato di pasta per le pizze (con lievitazione naturale) farcito con salsiccia e friarielli, mozzarella e parmigiana, wrustel e patatine. Il ristorante pizzeria Fiorenzano presenta il sigaro e il panino fritto Un’altra delizia che abbiamo avuto la possibilità di degustare è il panino fritto. La sua composizione è semplice: due strati di pasta della pizza ripieni che vengono prima fritti e poi, per ovviare al problema della pesantezza e renderli friabili, passati al forno. Il risultato è più leggero del previsto e si appresta  a fare faville sia da asporto, dove dovrà farsi largo tra i “cuoppi”, rotoli e pizzette di vario genere disponibili al banco, che al tavolo. Delle sette varianti del Panino fritto/al forno di Fiorenzano, abbiamo apprezzato particolarmente il panino “Gennarino” (friarielli e provola), “Peppeniello” (polpetta al ragù e melanzana a funghetto)  e “Francischiello” (Filetto di maiale e fonduta di mozzarella). Ad accompagnare la degustazione all’evento è  il gusto pieno e rotondo e dall’aroma leggermente speziato delle birre “Doppio Malto”, “Puro Malto” e “Rossa”, appartenenti alle birre speciali della Famiglia Peroni  le “Peroni Gran Riserva” che – grazie alla qualità degli ingredienti, come il Malto 100% italiano, e al lungo processo produttivo, nel corso del quale è il tempo ad arricchirle di caratteristiche che le rendono uniche e distintive – sono state premiate nell’ultimo anno nell’ambito di prestigiosi premi internazionali come il “Tastings.com World Beer Championship” e “The Beer  Awards”. E infine per concludere la serata con una nota di dolcezza, abbiamo avuto il piacere di assaggiare i dolci gourmet di Fiorenzano, delle squisite mousse ai gusti delicati di Pan di stelle, Oreo, cheesecake e tiramisù. Un ritorno senza dubbio più che gradito quello di Fiorenzano, reso possibile grazie alla condivisione di idee, ingredienti  e tradizioni, a cui hanno preso parte i nuovi proprietari che, lavorando con grande passione e maestria, ci hanno regalato un martedì sera all’insegna del buon cibo, in un’atmosfera accogliente e cordiale. Dopo una serata del  genere, non ci resta che invitare tutti a lasciarsi deliziare dalle bontà proposte e ad ammirare la bellezza di un locale che sta dimostrando di saper coniugare alla perfezione tradizione, innovazione e creatività.

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Recensioni

Il Mercante di Venezia, riflessi d’acqua al teatro Galleria Toledo

Un palco inondato d’acqua. Riverberi e giochi di specchi vengono rotti dalle figure in scena. Tra gli stivali, due sono più fradici degli altri: quelli dell’ebreo Shylock. Laura Angiulli e il suggestivo impianto scenico di Rosario Squillace tornano al Teatro Galleria Toledo dove, oramai, “Il mercante di Venezia” è una bella consuetudine. E lo fan con il suo cast di sempre – Caterina Pontrandolfo e Paolo Aguzzi sono le uniche novità – e la solita voglia di stupire lo spettatore. La sinossi della piecé di Shakespeare è abbastanza semplice ma rivela diversi e interessanti nodi critici che via via si dipanano: Bassanio, innamorato di Porzia, chiede in prestito all’amico Antonio, di lui segretamente invaghito, 3.000 ducati per poter tentare la sorte e provare a conquistare la donna; il mercante, avendo investito tutto nei suoi traffici marittimi, non potendolo aiutare direttamente, si affida a Shylock, usuraio ebreo, il quale, pur disprezzandolo per le ripetute vessazioni e discriminazioni, concede il prestito allo  squattrinato gentiluomo. Shylock, però, pone una condizione: in caso di mancata restituzione dei soldi avrebbe prelevato una libbra della carne, il più vicino possibile al cuore, di Antonio. Nonostante Bassanio cerchi di  far desistere l’amico, il mercante di Venezia si dichiara pronto a saldare il debito pecuniario anche in anticipo, confidando nell’arrivo a destinazione di tutte le sue navi cariche di ricchezze. Giunge tuttavia la notizia che queste navi sono disperse in mare e Shylock, che aveva appena assistito alla fuga della figlia Jessica di casa con tutti i suoi averi, pretenderà dal doge il rispetto del contratto precedentemente siglato. L’impianto drammaturgico dello spettacolo rimane fedele all’originale e, qundi, ne preserva ambiguità e dicotomie. Lo scontro tra ebrei e cristiani, ad esempio, che si gioca non solo sul piano religioso ma anche ideologico ed economico, propone il paradosso di una Venezia accogliente e cosmopolita in cui, però, la maggioranza cristiana disprezza e ghettizza la componente ebraica.  E proprio la sconfitta e la conseguente umiliazione del “malvagio”, dell’avido Shylock, determina il cambio di registro e di genere di un’opera che, fino a quel momento, era stata fondamentalmente tragica. Stivali e lagune al Teatro Galleria Toledo Tornando allo spettacolo, è stato fin da subito evidente come la scelta di un impianto scenografico così particolare fosse frutto di uno studio atto a donare un valore ancora più simbolico alla recita. L’acqua non è solo mera scenografia, utile a ricreare la laguna veneziana, ma condizione esistenziale di tutti i protagonisti che sono stati – o lo saranno presto – colpiti da una tempesta. E con quegli stivali camminano a fatica, trascinando con sé passi pesanti, figli di un destino non sempre benevole. In questa situazione di malinconia, solo la giustizia – per quanto fittizia e iniqua – e l’amore saranno in grado di instradare gli animi verso un principio di felicità. La stessa provata dallo spettatore a fine rappresentazione. Il cast della Angiulli, con le sue calzature alta, i continui e quasi meta teatrali cambi di personaggio e il suo talento, è stato, infatti, in […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Essere il Cambiamento con la Settimana del Cibo Semplice

Condivisione. Rispetto. Consapevolezza. Su queste tre parole chiave si basa l’operato della associazione no profit Essere il cambiamento che vuole, attraverso incontri e manifestazioni, dare un contributo alla società e alla natura a partire dall’assunto che nessun progresso può avvenire senza che ci sia una presa di coscienza da parte gli individui. Il prossimo evento di questa ONLUS con a capo Claudia Palmas rispetta a pieno questa filosofia. “La Settimana del Cibo Semplice” mira, infatti, ad una riscoperta delle nostre radici alimentari, del cibo che veniva considerato povero ma che tra gli alimenti in commercio resta senza dubbio il più sano, buono e genuino. Ce ne parla  Stefania Trabace, referente per la Campania di Essere il Cambiamento. Quali intenti e quali valori animano la associazione “Essere il cambiamento”? Ridurre la l’impronta energetica dell’uomo sul pianeta è un imperativo soprattutto negli ultimi anni. Essere Il Cambiamento è un’associazione no profit che mira a informare su quanto il livello di consapevolezza nell’uomo e le sue scelte politiche e personali trasformino la realtà fisica. È necessario quindi un cambiamento interiore per portare un’impronta positiva sul pianeta, coesione e armonia sociale, educazione e tutela ambientale. A prescindere dal luogo, età o condizione, possiamo fare la differenza, agendo consapevolmente nella nostra vita e negli ambiti di progetto della nostra esistenza. Uniti è ancora più semplice accelerare e favorire l’espansione della coscienza e la manifestazione di un mondo nuovo costruito sulla consapevolezza e sulla responsabilità, con cura e con rispetto per noi stessi e per la vita. Per portare il nostro contributo positivo ci siamo uniti in una community che scambia servizi, informazioni ed educazione per l’evoluzione umana. La nostra missione è manifestare azioni e progetti di esistenza coerenti con i più alti livelli di intelligenza e di saggezza basati sul rispetto della vita. Il nostro canale di diffusione principale è la rete attraverso i social, la webradio e Youtube. Ogni cambiamento necessita di uno stato interiore corrispondente che può essere costruito in se stessi, a prescindere dal punto di partenza, con il “Lavoro pratico in Sé”. Tutti possono praticarlo, non è necessaria alcuna preparazione. Gli strumenti sono condivisi e sono messi liberamente a disposizione gratuitamente per favorire lo scambio di esperienze e la crescita spirituale reciproca. Essere il cambiamento attraverso l’alimentazione Parlaci de “la Settimana del Cibo Semplice” Con la Settimana Del Cibo Semplice 2018 (https://www.facebook.com/events/1688633197815950/)  celebriamo la scelta della libertà di ogni percorso e di profonda connessione alla vita stessa. Durante la Settimana del Cibo Semplice dal 22 al 28 gennaio 2018, vogliamo celebrare un cibo locale e stagionale, ricco di colori, un cibo che unisce, espandendo la gioia autentica della vita. Scegliamo di manifestare nel mondo fisico la consapevolezza del potere di una scelta autentica, vissuta momento per momento nella Gioia di Essere. Ogni colore, ogni sfumatura del cibo descrive quella bellezza, quell’emozione davanti alla connessione ad ogni battito, quell’attimo di unione ad ogni respiro, quel risuonare interno della vita nella vita nel profondo contatto con noi stessi. Rinnoviamo di giorno in giorno la scelta di […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Museo Filangieri e Città del Gusto insieme per Bollicine del Principe 2017

Arte. Design. Eccellenze enogastronomiche. Queste sono le tre parole chiave che meglio riassumono il prossimo splendido evento targato Città del Gusto (Gambero Rosso). Dopo Tre bicchieri 2018 e Berebene 2018, il Museo Filangieri di Napoli, sito in Via Duomo, 288, si appresta ad ospitare il 15 dicembre Bollicine del Principe 2017, un vernissage che promette di stupire i suoi ospiti con una sinfonia di bellezza. Ad attenderli ci saranno, in primis, la presentazione dell’Abito di Corte di Maria Argentina Caracciolo Duchessa di Martina e il Manto dell’Ordine di San Gennaro, donato al museo dall’ultimo duca di Sangro e di Martina, Riccardo De Sangro. Coerentemente con l’intento di valorizzare sia il patrimonio artistico che quello gastronomico del territorio campano, la serata continuerà con una serie di degustazioni, nelle quali grandi protagoniste saranno le bollicine, con spumanti di numerose aziende autoctone – e non della grande distribuzione come troppo spesso accade -. Oltre ad apprezzare l’arte spumantistica campana non mancheranno prelibatezze dolci e salate. Salvatore Capparelli, Angelo Grippa e La Fattoria degli Esposti hanno creato per Bollicine del Principe una elegante bouquet di sapori fatto di tradizionalità ed estro creativo che include, rispettivamente, lievitati, dessert, panettoni e farinacei di livello assoluto. Un percorso multisensoriale, quindi, che si inserisce nel contesto di un museo, il Museo Civico Gaetano Filangieri, che è già di per sé uno spettacolo da non perdere. Voluto fortemente dal Principe di Satriano, esso è un caleidoscopico scrigno di tesori che vanta oltre 3000 oggetti, dipinti, sculture, oltre ad ospitare al suo interno una biblioteca e un archivio storico con documenti dal XIII al XIX secolo. Un motivo in più, insomma, per lasciarsi deliziare da un evento da non perdere assolutamente. Bollicine del Principe 2017 al Museo Filangieri La manifestazione prevede un Vernissage di apertura alle ore 17.00 per la stampa, mentre l’evento aperto al pubblico inizierà alle ore 19.00. Bollicine del Principe – Venerdì 15 dicembre, dalle ore 17.00. Napoli, Museo Civico Gaetano Filangieri, via Duomo 288 Prezzo del biglietto 25 € Per informazioni e prenotazioni:  Città del gusto, Napoli tel. 0813119800/13 –  338.169.17.87 email napoli@cittadelgusto.it –  eventi.na@cittadelgusto.it

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Culturalmente

Dalla tombola alla smorfia: una storia di Natale

Le derrate alimentari che circolavano durante le feste erano sufficienti a sfamarci per più e più giorni. Sembrava un’impresa anche solo pensare di mangiare tutto quello c’era sul tavolo. E dalla cucina continuavano ad arrivare pietanze, come da una cambusa capace di contenere molto più di quello che le quattro lasciavano supporre. Alla fine quando stremati e felici e sazi veniva servito il caffè, dal vecchio armadio che conteneva liquori che venivano aperti solo durante le feste e che sembravano trovarsi lì dentro da centinaia di anni, se ne usciva fuori l’immancabile tombola, impolverata e timida in tutta la sua antica eleganza da vecchia dama. La prima a comparire era la scatola di cartone con le cartelline vecchie di anni e poi il sacchetto, anzi no, il panariello, un semplice sacco di tela che conteneva i numeri. La vecchia signora faceva la sua comparsa sul tavolo e l’anfitrione di turno – il nonno di solito o qualcuno abbastanza vecchio da rappresentare per i suoi stessi capelli bianchi un arbitro affidabile e a prova di trucco – estraeva il primo numero prima ancora che ci fossimo messi seduti e con le cartelle davanti. Il rituale si ripete da centinaia di anni, da quando nel 1734 Carlo III di Borbone, allora re di Napoli, ufficializzò il gioco del lotto e nelle case di tutti entrò la Tombola napoletana. Questo non è un gioco di parole, visto che nell’ambiente familiare dove il gioco si diffuse come momento di aggregazione durante le feste, il lotto prese il nome di tombola. Hai fatto tombola. Tombola! Quest’auto mi è costata una tombola! Le espressioni in cui compare la parola tombola non si contano e per tutti gli appassionati di etimologia vale la pena ricordare che il suo nome deriva dalla forma cilindrica del pezzo di legno dove è impresso il numero e dal suo rumore quando dal panariello cade sul tavolo. Il panariello è l’altro componente essenziale del gioco, il sacchetto o, all’epoca di Carlo III, la cesta di vimini che conteneva i novanta numeri del lotto, gli stessi che comparivano nelle classiche cartelle. Da quell’epoca di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia e il gioco della tombola è diventato gioco del lotto e poi gioco del bingo senza perdere le sue caratteristiche essenziali di condivisione e divertimento: in compagnia ovviamente. In questo percorso che dal Regno di Napoli ci porta ai giorni nostri la tombola si è trasformata seguendo le rivoluzioni storiche e sociali per approdare sul web. Le tombole digitali e le piattaforme online dove è possibile giocare continuano ad essere spazi di aggregazione per condividere insieme agli amici la passione per questo gioco. E in alcuni casi la tradizione riesce a sposarsi perfettamente con la tecnologia, è il caso ad esempio della piattaforma online di William Hill. Perché giocare a bingo non è la stessa cosa che partecipare alla vera tombola napoletana. Questione di tradizione direte voi, ma il bello della tradizione sta proprio nella suo fascino retrò e per questo […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Da Goya a Maradona. A Napoli arriva il Museo della Follia di Vittorio Sgarbi

Follia è coraggio, sovversione, discussione, libertà. Identità. Quando abbiamo iniziato a stagnare e cementificarci nel concetto di normalità, abbiamo iniziato anche a chiudere alcuni nostri simili in manicomi e ospedali. “Entrate, ma non cercate un percorso, l’unica via è lo smarrimento” – come alla soglie di un mondo esterno e sconosciuto, ma annidato in ognuno di noi, siamo esortati ad addentrarci nella mostra “Museo della Follia“, presentata oggi 2 dicembre a Napoli e allestita alla Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta fino al prossimo 27 maggio. Una presentazione alla stampa, alla quale hanno partecipato anche prestatori d’opera, collezionisti e sponsor, nella cripta della Basilica appena aperta e restaurata. Un parterre di relatori eccellenti che hanno preceduto il curatore Vittorio Sgarbi, quali  Monsignor Vincenzo de Gregorio rettore della chiesa, il magistrato Nicola Graziano, lo psicologo Raffaele Morelli, il direttore del museo Madre Andrea Viliani e la direttrice dell’ospedale Santobono Pausillipon Annamaria Minicucci al quale Diego Armando Maradona ha ceduto in beneficenza il cachet  ricevuto per l’utilizzo del suo nome. Museo della Follia, elogio alla follia! La mostra si articola in diverse sezioni: il percorso apre con i dipinti e le sculture di grandi maestri della storia dell’arte internazionale come Francisco Goya, Francis Bacon, Adolfo Wildt e nazionale – come Telemaco Signorini, Fausto Pirandello, Antonio Ligabue – la cui mente, attraversata dal turbamento nelle forme più disparate, ha dato forma a un’arte a volte inquieta e febbrile, a volte imponente e conturbante. Prosegue poi con gli Stereoscopi: supporti visivi attraverso i quali il visitatore viene trasportato in un’altra dimensione, precisamente nell’ex ospedale psichiatrico di Mombello, luogo dove ha trascorso diversi anni della sua vita l’artista Gino Sandri, le cui opere si alternano in un corridoio di emozioni. La presenza ipnotica di Carlo Zinelli, rompe la scena con dei coloratissimi dipinti e trova assonanza con l’esperienza artistica di Venturino Venturi, uno spirito giocoso e al contempo tragico, a metà strada tra fiaba e turbamento. Fabrizio Sclocchini ci conduce nelle stanze di un ex-manicomio abbandonato attraverso una serie di fotografie dal titolo “Gli assenti”. Sono immagini poetiche, forti, che riportano in vita quei luoghi oggi abbandonati e sospesi in un tempo che non c’è più. Tra le video installazioni troviamo anche un inedito monologo di Paolo Crepet “Arte Libertà Follia Dolore. Da Mario Tobino a Franco Basaglia”; e alcuni interessanti documentari, tra cui “O.P.G”, un estratto dell’inchiesta condotta dal Senato della Repubblica sugli ospedali psichiatrici giudiziari. Testimonianze preziose, come quegli oggetti che costituiscono la Stanza dei Ricordi e che diventano qui spunti suggestivi per dialogare e discutere con se stessi della propria idea di normalità. Tra le novità di questa edizione ci sono due imponenti sculture che portano la firma di Cesare Inzerillo. La prima, omaggio alla città di Napoli e alla sua tradizione scaramantica, è un Corno Reale di oltre 3 metri; l’altra è un colossale Apribocca – realizzato su modello del vero presente in mostra – posto in relazione al celebre dipinto L’adolescente di Silvestro Lega. Assume dimensioni colossali anche la Griglia […]

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Viaggi e Miraggi

Nizza: le cose da vedere nella capitale della Costa Azzurra

Il luogo simbolo della Costa Azzurra dove mare e collina si incontrano. Nizza accoglie i suoi visitatori con una vita notturna dinamica, spiagge da sogno e tesori culturali inaspettati. Che la visita di una città possa cominciare da un albergo può sembrare strano, ma l’Hotel Negresco di Nizza affacciato sulla Promenade des Anglais vanta una storia centenaria e affascinante come quella del suo fondatore il romeno Henri Negresco. Fuggito dalla sua patria dopo alterne vicende riuscì a diventare direttore del casinò municipale e successivamente grazie alla sua determinazione coronò il sogno di costruire un albergo di lusso degno di un re. E sono stati molti i personaggi celebri ad aver soggiornato nelle suite dell’hotel, ma questa è la storia di Nizza, meta indiscussa del jet set internazionale. La storia della città passa infatti attraverso le biografie dei personaggi che vi hanno abitato come Henri Matisse le cui opere sono esposte nel museo a lui dedicato: 236 disegni, circa 70 sculture, alcune ceramiche e bozzetti di scena. Altrettanto conosciuto il Museo Chagall dedicato all’artista bielorusso che per molti anni soggiornò in Provenza. Gli appassionati di storia e antropologia troveranno nel Museo archeologico di Nizza uno spazio espositivo ricco di reperti e utile per comprendere la storia più antica del territorio. Uscendo all’aperto troviamo il mercato dei fiori di Cours Saleya, vera e propria istituzione cittadina che accoglie i visitatori tutti i giorni eccetto il Lunedì e la Domenica pomeriggio. La via che ospita le bancarelle e gli stand (Cours Saleya) è fin dal ‘700 una delle passeggiate storiche di Nizza, un tempo luogo di incontro dell’alta borghesia cittadina. Non lontano incontriamo il Giardino Alberto I, celebre spazio dove in Luglio si svolge il Nizza Jazz Festival: appuntamento a livello internazionale per artisti e appassionati del genere. Entrando nel centro storico scopriamo una Nizza inaspettata fatta di vicoli stretti ed edifici che testimoniano la grandezza e l’opulenza della città durante il periodo barocco. Ad est della vecchia Nizza sorge la Collina del Castello dove i Savoia costruirono la loro fortezza poi distrutta da Luigi XIV e non lontano da qui il porto, con i suoi caffè e i suoi caratteristici ristornati all’aperto. Uno dei vanti della città è rappresentato dai suoi casinò, edifici eleganti e raffinati famosi in tutto il mondo e spesso immortalati in celebri film. Una serata al casinò significa immergersi in un’atmosfera da Belle Époque in sale da gioco come il Casinò Barrière Nice Le Ruhl che si affaccia sulla splendida Promenade des Anglais. Al suo interno l’immancabile roulette anglaise che nome a parte è semplicemente una roulette europea con una ruota di 37 caselle e varie possibilità di puntata; per chi poi volesse assistere a degli spettacoli di varietà può spostarsi nelle sale del Cabaret du Casino Ruhl. Ovviamente non ci siamo dimenticati delle spiagge, che rappresentano una delle attrazioni principali della città, sia in estate che in inverno. Quella di Ruhl Plage è una delle più conosciute e vanta lo stabilimento balneare più antico di Nizza che […]

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Comunicati stampa

“Letters to Santa”, allo Spazio Creativo è già Natale!

Un golden carpet per le gonne sartoriali della blogger napoletana Simona Ficuciello, che ha presentato le sue  realizzazioni nello ”Spazio creativo” dell’agenzia di comunicazione Camera Off bottega fotografica. Per il primo appuntamento del  nuovo happening di Napoli, ideato dalla giornalista Valentina Nasso e curato da Pasquale Sanseverino, sfila in passerella la Christmas collection “Letters to Santa”: sei gonne disegnate e realizzate dalla blogger che richiamano nei colori e nelle trame l’atmosfera natalizia. Ad indossare le creazioni, modelle per un giorno, le giornaliste: Titty Alvino, Rosa Alvino, Sveva della Volpe, Emma di Lorenzo, Chiara Reale e Sonia Sodano, custodi dei desideri nelle letterine per Babbo Natale dei bambini ricoverati nel reparto di pediatria dell’Ospedale Policlinico di Napoli, a cui sarà destinato l’intero ricavato della vendita delle gonne sartoriali. Il dono prezioso di saper scrivere al sevizio dei bambini, per portare un po’ di felicità e sostegno. Le giornaliste, ambasciatrici di un messaggio d’amore hanno ricevuto una bambola, fatta a mano dalle sarte di San Leucio, in ricordo della loro partecipazione. È stata anche presentata la collezione “labor omnia vincit”  frutto della creatività di Simona Ficuciello, dedicata all’impegno e alla determinazione delle donne, alla loro caparbietà, alla  costanza con la quale perseguono gli obiettivi, combattendo per affermarsi nel modo del lavoro ogni giorno, perché l’amore ci rende vivi ma il lavoro ci salva. Una serata all’insegna della beneficenza in un’atmosfera natalizia tra brindisi e panettoni artigianali, con un set fotografico allestito per le modelle e per le giornaliste che nonostante l’ imbarazzo iniziale si sono cimentate in uno shooting divertente come vere professioniste del settore. In passerella e sul set le allieve di Nartè Academy, la prima Accademia nazionale del Sud Italia, per aspiranti protagonisti della scena artistica e del mondo dello spettacolo diretta da Adriano Pantaleo. La sfilata, immortalata dal numeroso gruppo di fotografi di Cobf,è stata preceduta da un cocktail party,con assaggi di prodotti di eccellenza dell’azienda casearia Fierro,accompagnati dalla  degustazione del Piedirosso,proveniente dal tipico vitigno a bacca rossa della zona Flegrea, dell’Azienda Agricola Mario Portolano e un Greco di Tufo dell’azienda vitivinicola Annicchiarico località Santa Paolina in provincia di Avellino. SPAZIO CREATIVO “Spazio creativo”, dedicato ai giovani artisti napoletani, uno spazio per confrontarsi e raccogliere nuove idee, una domenica al mese, come in un salotto di casa, presso l’agenzia di via Medina. Uno spazio in continua evoluzione in cui gli artisti potranno esporre gratuitamente il loro talento e creatività.

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Food

Anteprima VitignoItalia: vino, food e filosofia a Napoli

VitignoItalia torna finalmente a Napoli. Dopo la splendida edizione dell’anno scorso e lo stand al Festival della Gastronomia di Roma, la città è pronta ad accogliere un nuovo appuntamento enogastronomico, un interessante preludio di quella che sarà  il Salone dei Vini e dei Territori Vitivinicoli Italiani del 2018. Questa anteprima avrà luogo in uno degli hotel più belli del lungomare partenopeo. Saranno, infatti, i magnifici saloni dell’hotel Excelsior – via Partenope, 48 – ad ospitare questo evento a cui parteciperanno più di 100 tra le migliori aziende e cantine (40 solo dalla Campania) del nostro Paese. Oltre alle 600 possibili degustazioni di vino (più i distillati e i vermouth di Skinos & Otto’s da provare) ci sarà spazio anche per il food con numerosi stand pronti a stupire gli ospiti presenti con i loro prodotti. Protagonisti della “stanza del gusto” saranno altre eccellenze, molte delle quali già presenti con punti vendita sul territorio campano. Parliamo, ad esempio, di Sogni di Latte un vero e proprio atelier del formaggio, che offrirà latticini abbinati ai vini proposti, e del Pastificio di Martino che dal 1912 produce La pasta di Gragnano. Ci saranno poi le specialità provenienti direttamente dal mare francese della azienda Bixal – Galuperie dal Mondo. Per quanto riguarda i dolci, non mancheranno cioccolatini, biscotti, torte e altre delizie a cura di di Peccati di Capri, Picogrammo, Torta Pistocchi, Cioccolato Gallucci e Joyflor. Oltre alle degustazioni, ci saranno momenti di approfondimento – nati dall’intesa tra Vitignoitalia e il Festival della Filosofia in Magna Grecia – sull’intreccio che lega il vino e la filosofia. La professoressa Annalisa Di Nuzzo illustrerà le fasi di questo rapporto con un excursus che, a partire dall’età classica, arriverà ai giorni nostri. Anteprima Vitignoitalia, insomma, si prospetta come un altro evento da non perdere per tutti i food and wine lovers della Campania. ANTEPRIMA VITIGNOITALIA Hotel Excelsior, Napoli – Via Partenope 48 Orario evento: dalle 17,00 alle 22,30 Ticket ingresso: € 15,00 (acquistabile online, o direttamente in albergo a partire dalle ore 16,30) Ticket sommelier: € 10,00 (acquistabile soltanto in albergo con presentazione tessera dell’associazione di riferimento) Ticket ridotto espositore: € 5,00 (valido soltanto per le aziende espositrici, acquistabile soltanto in albergo) www.vitignoitalia.it – Tel 0814104533; segreteria@vitignoitalia.eu Ufficio Stampa MG Logos – Tel 06/45491984; comunicazione@mglogos.it

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Recensioni

Le Baccanti, Andrea De Rosa rilegge in chiave rock Euripide

Le baccanti di Euripide. Gemiti. Danze. Sospiri primordiali di donne. Urla di dolore, rabbia e piacere si mescono in una sola onda sonora che accompagna i loro movimenti ferini. Erano di Tebe, ora appartengo a Dionisio. Erano donne, ora sono baccanti. Si apre così Le Baccanti, originale rilettura di una delle più note tragedie del greco Euripide, andata in scena ieri al Teatro Mercadante di Napoli.  Andrea De Rosa, regista e curatore dell’adattamento dell’opera, dopo la Fedra, Le Troiane e l’Agamennone, decide di mettere in scena un testo terribilmente complesso e ricco di contraddizioni e stridule dissonanze. E sceglie di farlo in chiave moderna, rivestendo Dioniso (Federica Rossellini), figlio di Zeus abbandonato dal padre tra i mortali, di una patina rock. Lo rende, se possibile, ancora più crudele e ingiusto. La sua vittima e interlocutore principale, il re di Tebe Penteo (Lino Musella), si presenta nelle fasi iniziali della piéce seduto su una poltroncina rossa, che dà le spalle al pubblico. Non curante dell’indovino Tiresia (Marco Cavicchioli) e del saggio nonno Cadmo (Ruggero Dondi) con presunzione continua a diffidare della sua divinità, motivazione per il quale Dioniso aveva punito il regno trasformando in baccanti tutte le donne – tra cui anche la madre Agave (Cristina Donadio). Questo scontro dialettico nasconde tra le righe un vasto ventaglio di possibilità interpretative. I due, infatti, si fanno portatori di significanti e significati antitetici. Dionisio – interpretato non a caso da una donna – può rappresentare sia la religiosità, il cui non rispetto porta caos e distruzione – sia la forza vitale della terra, alle cui radici, però, non siamo più degni di tornare. Dio è morto ma non è mai stato così vivo. Ne paga le spese Penteo, deriso, umiliato e infinite ucciso proprio da colei che lo aveva generato.  Andrea De Rosa, tra Nietzsche ed Euripide Tutte ne “Le Baccanti” di Andrea De Rosa ha funzionato alla perfezione. La scenografia di Simone Mannino e soprattutto l’originale comparto sonoro di G.U.P. Alcaro e Davide Tomat hanno enfatizzato il pathos e scandito con vigore i tempi narrativi. Per quanto concerne gli attori, il registra napoletano è andato sul sicuro con interpreti d’esperienza e consolidato talento quali Lino Musella, Cristina Donadio, Ruggero Dondi e Marco Cavicchioli. Sorpresa – ma non per gli addetti ai lavori – è stata la giovane Federica Rossellino, novella vincitrice dell’IMAE Talent Award,  che ha vestito gli androgini panni divini con eccezionale carisma. Dopo l’enorme successo Al Teatro Grande di Pompei, con conseguente sold out anche per il debutto di ieri al Teatro Mercadante di Napoli, Le Baccanti di Andrea De Rosa hanno stregato anche la platea napoletana, lasciando nei presenti un forte quanto amaro senso di inquietudine. Al nichilismo e l’olocausto emozionale di una vita privata di un Dio in senso nietzschiano, la risposta si può celare nella accettazione della nostra inadeguatezza, del nostro essere alla stregua di pupazzi gettati del caos. Ma una certezza a cui aggrapparci rimane. Non ci sono solo il vino, la danza, la musica e il sesso a poterci […]

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Food

BEREBENE 2018, il diVino evento del Gambero Rosso

Una location eccezionale. Una magnifica selezione di vini da degustare. Le proposte gastronomiche delle migliori aziende campane.  Questo è molto altro è ciò che ci aspetta venerdì 24 novembre dalle ore 19.00. Dopo “Tre Bicchieri 2018”, il Gambero Rosso ci proporrà – nella splendida location di Palazzo Caracciolo (Via Carbonara 112, Napoli) – una nuova imperdibile serata per tutti gli appassionati di food. L’occasione è l’uscita della 28° edizione della guida BEREBENE 2018, raccolta che premia le etichette dal sotto i 13 euro e, quindi, il miglior rapporto qualità/prezzo del Bel Paese. Le segnalazioni presenti nel volume sono 773, di cui ben 50 saranno presenti venerdì sera pronte, come al solito, ad essere assaggiate con il calice fornito all’ingresso. Oltre al vino, sarà possibile degustare – in un percorso culinario in cui salato e dolce andranno a braccetto – diverse specialità, che faranno felici i cultori del buon cibo. Tra questi, spiccano alcune interessanti novità. Una di queste è sicuramente “O’ Cuzzetiello“, take away di recente apertura al Vomero, che presenterà il suoi cuzzetielli farciti con salsicce e friarielli, polpette, melanzane, zucchine e molto altro. Sarà inoltre presente il Consorzio di tutela della Finocchiona IG che proporrà i suoi migliori tagli, sia in purezza che con particolari abbinamenti. Il dolce, invece, sarà affidato ad un ospite d’eccezione. Saranno le prelibatezze natalizie e quelle classiche della tradizione dolciaria amalfitana di Andrea Pansa a deliziare, in conclusione dell’evento, i palati degli ospiti. Tornando al vino, vero protagonista della serata, ad ogni banco d’assaggio saranno presenti sommelier della AIS Campania che, con la loro competenza, renderanno ancora più ricca l’esperienza. BEREBENE 2018, in definitiva, ha tutti gli ingredienti per essere un evento da non perdere, come d’altronde tutti quelli del  organizzati da La Città del gusto di Napoli Berebene  2018 (Gambero Rosso) – Informazioni Venerdì 24 novembre, dalle ore 19.00. Napoli, Palazzo Caracciolo, via Carbonara 112 Prezzo del biglietto 25 €  Prezzo Soci AIS e Wine Club 20.00 € Per informazioni e prenotazioni:  Città del gusto Napoli Tel. 0813119800/13 – 338.169.17.87 Email napoli@cittadelgusto.it – eventi.na@cittadelgusto.it Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/295019864235280/

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