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Eroica Fenice

Culturalmente

Dalla tombola alla smorfia: una storia di Natale

Le derrate alimentari che circolavano durante le feste erano sufficienti a sfamarci per più e più giorni. Sembrava un’impresa anche solo pensare di mangiare tutto quello c’era sul tavolo. E dalla cucina continuavano ad arrivare pietanze, come da una cambusa capace di contenere molto più di quello che le quattro lasciavano supporre. Alla fine quando stremati e felici e sazi veniva servito il caffè, dal vecchio armadio che conteneva liquori che venivano aperti solo durante le feste e che sembravano trovarsi lì dentro da centinaia di anni, se ne usciva fuori l’immancabile tombola, impolverata e timida in tutta la sua antica eleganza da vecchia dama. La prima a comparire era la scatola di cartone con le cartelline vecchie di anni e poi il sacchetto, anzi no, il panariello, un semplice sacco di tela che conteneva i numeri. La vecchia signora faceva la sua comparsa sul tavolo e l’anfitrione di turno – il nonno di solito o qualcuno abbastanza vecchio da rappresentare per i suoi stessi capelli bianchi un arbitro affidabile e a prova di trucco – estraeva il primo numero prima ancora che ci fossimo messi seduti e con le cartelle davanti. Il rituale si ripete da centinaia di anni, da quando nel 1734 Carlo III di Borbone, allora re di Napoli, ufficializzò il gioco del lotto e nelle case di tutti entrò la Tombola napoletana. Questo non è un gioco di parole, visto che nell’ambiente familiare dove il gioco si diffuse come momento di aggregazione durante le feste, il lotto prese il nome di tombola. Hai fatto tombola. Tombola! Quest’auto mi è costata una tombola! Le espressioni in cui compare la parola tombola non si contano e per tutti gli appassionati di etimologia vale la pena ricordare che il suo nome deriva dalla forma cilindrica del pezzo di legno dove è impresso il numero e dal suo rumore quando dal panariello cade sul tavolo. Il panariello è l’altro componente essenziale del gioco, il sacchetto o, all’epoca di Carlo III, la cesta di vimini che conteneva i novanta numeri del lotto, gli stessi che comparivano nelle classiche cartelle. Da quell’epoca di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia e il gioco della tombola è diventato gioco del lotto e poi gioco del bingo senza perdere le sue caratteristiche essenziali di condivisione e divertimento: in compagnia ovviamente. In questo percorso che dal Regno di Napoli ci porta ai giorni nostri la tombola si è trasformata seguendo le rivoluzioni storiche e sociali per approdare sul web. Le tombole digitali e le piattaforme online dove è possibile giocare continuano ad essere spazi di aggregazione per condividere insieme agli amici la passione per questo gioco. E in alcuni casi la tradizione riesce a sposarsi perfettamente con la tecnologia, è il caso ad esempio della piattaforma online di William Hill. Perché giocare a bingo non è la stessa cosa che partecipare alla vera tombola napoletana. Questione di tradizione direte voi, ma il bello della tradizione sta proprio nella suo fascino retrò e per questo […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Da Goya a Maradona. A Napoli arriva il Museo della Follia di Vittorio Sgarbi

Follia è coraggio, sovversione, discussione, libertà. Identità. Quando abbiamo iniziato a stagnare e cementificarci nel concetto di normalità, abbiamo iniziato anche a chiudere alcuni nostri simili in manicomi e ospedali. “Entrate, ma non cercate un percorso, l’unica via è lo smarrimento” – come alla soglie di un mondo esterno e sconosciuto, ma annidato in ognuno di noi, siamo esortati ad addentrarci nella mostra “Museo della Follia“, presentata oggi 2 dicembre a Napoli e allestita alla Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta fino al prossimo 27 maggio. Una presentazione alla stampa, alla quale hanno partecipato anche prestatori d’opera, collezionisti e sponsor, nella cripta della Basilica appena aperta e restaurata. Un parterre di relatori eccellenti che hanno preceduto il curatore Vittorio Sgarbi, quali  Monsignor Vincenzo de Gregorio rettore della chiesa, il magistrato Nicola Graziano, lo psicologo Raffaele Morelli, il direttore del museo Madre Andrea Viliani e la direttrice dell’ospedale Santobono Pausillipon Annamaria Minicucci al quale Diego Armando Maradona ha ceduto in beneficenza il cachet  ricevuto per l’utilizzo del suo nome. Museo della Follia, elogio alla follia! La mostra si articola in diverse sezioni: il percorso apre con i dipinti e le sculture di grandi maestri della storia dell’arte internazionale come Francisco Goya, Francis Bacon, Adolfo Wildt e nazionale – come Telemaco Signorini, Fausto Pirandello, Antonio Ligabue – la cui mente, attraversata dal turbamento nelle forme più disparate, ha dato forma a un’arte a volte inquieta e febbrile, a volte imponente e conturbante. Prosegue poi con gli Stereoscopi: supporti visivi attraverso i quali il visitatore viene trasportato in un’altra dimensione, precisamente nell’ex ospedale psichiatrico di Mombello, luogo dove ha trascorso diversi anni della sua vita l’artista Gino Sandri, le cui opere si alternano in un corridoio di emozioni. La presenza ipnotica di Carlo Zinelli, rompe la scena con dei coloratissimi dipinti e trova assonanza con l’esperienza artistica di Venturino Venturi, uno spirito giocoso e al contempo tragico, a metà strada tra fiaba e turbamento. Fabrizio Sclocchini ci conduce nelle stanze di un ex-manicomio abbandonato attraverso una serie di fotografie dal titolo “Gli assenti”. Sono immagini poetiche, forti, che riportano in vita quei luoghi oggi abbandonati e sospesi in un tempo che non c’è più. Tra le video installazioni troviamo anche un inedito monologo di Paolo Crepet “Arte Libertà Follia Dolore. Da Mario Tobino a Franco Basaglia”; e alcuni interessanti documentari, tra cui “O.P.G”, un estratto dell’inchiesta condotta dal Senato della Repubblica sugli ospedali psichiatrici giudiziari. Testimonianze preziose, come quegli oggetti che costituiscono la Stanza dei Ricordi e che diventano qui spunti suggestivi per dialogare e discutere con se stessi della propria idea di normalità. Tra le novità di questa edizione ci sono due imponenti sculture che portano la firma di Cesare Inzerillo. La prima, omaggio alla città di Napoli e alla sua tradizione scaramantica, è un Corno Reale di oltre 3 metri; l’altra è un colossale Apribocca – realizzato su modello del vero presente in mostra – posto in relazione al celebre dipinto L’adolescente di Silvestro Lega. Assume dimensioni colossali anche la Griglia […]

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Viaggi e Miraggi

Nizza: le cose da vedere nella capitale della Costa Azzurra

Il luogo simbolo della Costa Azzurra dove mare e collina si incontrano. Nizza accoglie i suoi visitatori con una vita notturna dinamica, spiagge da sogno e tesori culturali inaspettati. Che la visita di una città possa cominciare da un albergo può sembrare strano, ma l’Hotel Negresco di Nizza affacciato sulla Promenade des Anglais vanta una storia centenaria e affascinante come quella del suo fondatore il romeno Henri Negresco. Fuggito dalla sua patria dopo alterne vicende riuscì a diventare direttore del casinò municipale e successivamente grazie alla sua determinazione coronò il sogno di costruire un albergo di lusso degno di un re. E sono stati molti i personaggi celebri ad aver soggiornato nelle suite dell’hotel, ma questa è la storia di Nizza, meta indiscussa del jet set internazionale. La storia della città passa infatti attraverso le biografie dei personaggi che vi hanno abitato come Henri Matisse le cui opere sono esposte nel museo a lui dedicato: 236 disegni, circa 70 sculture, alcune ceramiche e bozzetti di scena. Altrettanto conosciuto il Museo Chagall dedicato all’artista bielorusso che per molti anni soggiornò in Provenza. Gli appassionati di storia e antropologia troveranno nel Museo archeologico di Nizza uno spazio espositivo ricco di reperti e utile per comprendere la storia più antica del territorio. Uscendo all’aperto troviamo il mercato dei fiori di Cours Saleya, vera e propria istituzione cittadina che accoglie i visitatori tutti i giorni eccetto il Lunedì e la Domenica pomeriggio. La via che ospita le bancarelle e gli stand (Cours Saleya) è fin dal ‘700 una delle passeggiate storiche di Nizza, un tempo luogo di incontro dell’alta borghesia cittadina. Non lontano incontriamo il Giardino Alberto I, celebre spazio dove in Luglio si svolge il Nizza Jazz Festival: appuntamento a livello internazionale per artisti e appassionati del genere. Entrando nel centro storico scopriamo una Nizza inaspettata fatta di vicoli stretti ed edifici che testimoniano la grandezza e l’opulenza della città durante il periodo barocco. Ad est della vecchia Nizza sorge la Collina del Castello dove i Savoia costruirono la loro fortezza poi distrutta da Luigi XIV e non lontano da qui il porto, con i suoi caffè e i suoi caratteristici ristornati all’aperto. Uno dei vanti della città è rappresentato dai suoi casinò, edifici eleganti e raffinati famosi in tutto il mondo e spesso immortalati in celebri film. Una serata al casinò significa immergersi in un’atmosfera da Belle Époque in sale da gioco come il Casinò Barrière Nice Le Ruhl che si affaccia sulla splendida Promenade des Anglais. Al suo interno l’immancabile roulette anglaise che nome a parte è semplicemente una roulette europea con una ruota di 37 caselle e varie possibilità di puntata; per chi poi volesse assistere a degli spettacoli di varietà può spostarsi nelle sale del Cabaret du Casino Ruhl. Ovviamente non ci siamo dimenticati delle spiagge, che rappresentano una delle attrazioni principali della città, sia in estate che in inverno. Quella di Ruhl Plage è una delle più conosciute e vanta lo stabilimento balneare più antico di Nizza che […]

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Comunicati stampa

“Letters to Santa”, allo Spazio Creativo è già Natale!

Un golden carpet per le gonne sartoriali della blogger napoletana Simona Ficuciello, che ha presentato le sue  realizzazioni nello ”Spazio creativo” dell’agenzia di comunicazione Camera Off bottega fotografica. Per il primo appuntamento del  nuovo happening di Napoli, ideato dalla giornalista Valentina Nasso e curato da Pasquale Sanseverino, sfila in passerella la Christmas collection “Letters to Santa”: sei gonne disegnate e realizzate dalla blogger che richiamano nei colori e nelle trame l’atmosfera natalizia. Ad indossare le creazioni, modelle per un giorno, le giornaliste: Titty Alvino, Rosa Alvino, Sveva della Volpe, Emma di Lorenzo, Chiara Reale e Sonia Sodano, custodi dei desideri nelle letterine per Babbo Natale dei bambini ricoverati nel reparto di pediatria dell’Ospedale Policlinico di Napoli, a cui sarà destinato l’intero ricavato della vendita delle gonne sartoriali. Il dono prezioso di saper scrivere al sevizio dei bambini, per portare un po’ di felicità e sostegno. Le giornaliste, ambasciatrici di un messaggio d’amore hanno ricevuto una bambola, fatta a mano dalle sarte di San Leucio, in ricordo della loro partecipazione. È stata anche presentata la collezione “labor omnia vincit”  frutto della creatività di Simona Ficuciello, dedicata all’impegno e alla determinazione delle donne, alla loro caparbietà, alla  costanza con la quale perseguono gli obiettivi, combattendo per affermarsi nel modo del lavoro ogni giorno, perché l’amore ci rende vivi ma il lavoro ci salva. Una serata all’insegna della beneficenza in un’atmosfera natalizia tra brindisi e panettoni artigianali, con un set fotografico allestito per le modelle e per le giornaliste che nonostante l’ imbarazzo iniziale si sono cimentate in uno shooting divertente come vere professioniste del settore. In passerella e sul set le allieve di Nartè Academy, la prima Accademia nazionale del Sud Italia, per aspiranti protagonisti della scena artistica e del mondo dello spettacolo diretta da Adriano Pantaleo. La sfilata, immortalata dal numeroso gruppo di fotografi di Cobf,è stata preceduta da un cocktail party,con assaggi di prodotti di eccellenza dell’azienda casearia Fierro,accompagnati dalla  degustazione del Piedirosso,proveniente dal tipico vitigno a bacca rossa della zona Flegrea, dell’Azienda Agricola Mario Portolano e un Greco di Tufo dell’azienda vitivinicola Annicchiarico località Santa Paolina in provincia di Avellino. SPAZIO CREATIVO “Spazio creativo”, dedicato ai giovani artisti napoletani, uno spazio per confrontarsi e raccogliere nuove idee, una domenica al mese, come in un salotto di casa, presso l’agenzia di via Medina. Uno spazio in continua evoluzione in cui gli artisti potranno esporre gratuitamente il loro talento e creatività.

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Food

Anteprima VitignoItalia: vino, food e filosofia a Napoli

VitignoItalia torna finalmente a Napoli. Dopo la splendida edizione dell’anno scorso e lo stand al Festival della Gastronomia di Roma, la città è pronta ad accogliere un nuovo appuntamento enogastronomico, un interessante preludio di quella che sarà  il Salone dei Vini e dei Territori Vitivinicoli Italiani del 2018. Questa anteprima avrà luogo in uno degli hotel più belli del lungomare partenopeo. Saranno, infatti, i magnifici saloni dell’hotel Excelsior – via Partenope, 48 – ad ospitare questo evento a cui parteciperanno più di 100 tra le migliori aziende e cantine (40 solo dalla Campania) del nostro Paese. Oltre alle 600 possibili degustazioni di vino (più i distillati e i vermouth di Skinos & Otto’s da provare) ci sarà spazio anche per il food con numerosi stand pronti a stupire gli ospiti presenti con i loro prodotti. Protagonisti della “stanza del gusto” saranno altre eccellenze, molte delle quali già presenti con punti vendita sul territorio campano. Parliamo, ad esempio, di Sogni di Latte un vero e proprio atelier del formaggio, che offrirà latticini abbinati ai vini proposti, e del Pastificio di Martino che dal 1912 produce La pasta di Gragnano. Ci saranno poi le specialità provenienti direttamente dal mare francese della azienda Bixal – Galuperie dal Mondo. Per quanto riguarda i dolci, non mancheranno cioccolatini, biscotti, torte e altre delizie a cura di di Peccati di Capri, Picogrammo, Torta Pistocchi, Cioccolato Gallucci e Joyflor. Oltre alle degustazioni, ci saranno momenti di approfondimento – nati dall’intesa tra Vitignoitalia e il Festival della Filosofia in Magna Grecia – sull’intreccio che lega il vino e la filosofia. La professoressa Annalisa Di Nuzzo illustrerà le fasi di questo rapporto con un excursus che, a partire dall’età classica, arriverà ai giorni nostri. Anteprima Vitignoitalia, insomma, si prospetta come un altro evento da non perdere per tutti i food and wine lovers della Campania. ANTEPRIMA VITIGNOITALIA Hotel Excelsior, Napoli – Via Partenope 48 Orario evento: dalle 17,00 alle 22,30 Ticket ingresso: € 15,00 (acquistabile online, o direttamente in albergo a partire dalle ore 16,30) Ticket sommelier: € 10,00 (acquistabile soltanto in albergo con presentazione tessera dell’associazione di riferimento) Ticket ridotto espositore: € 5,00 (valido soltanto per le aziende espositrici, acquistabile soltanto in albergo) www.vitignoitalia.it – Tel 0814104533; segreteria@vitignoitalia.eu Ufficio Stampa MG Logos – Tel 06/45491984; comunicazione@mglogos.it

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Recensioni

Le Baccanti, Andrea De Rosa rilegge in chiave rock Euripide

Le baccanti di Euripide. Gemiti. Danze. Sospiri primordiali di donne. Urla di dolore, rabbia e piacere si mescono in una sola onda sonora che accompagna i loro movimenti ferini. Erano di Tebe, ora appartengo a Dionisio. Erano donne, ora sono baccanti. Si apre così Le Baccanti, originale rilettura di una delle più note tragedie del greco Euripide, andata in scena ieri al Teatro Mercadante di Napoli.  Andrea De Rosa, regista e curatore dell’adattamento dell’opera, dopo la Fedra, Le Troiane e l’Agamennone, decide di mettere in scena un testo terribilmente complesso e ricco di contraddizioni e stridule dissonanze. E sceglie di farlo in chiave moderna, rivestendo Dioniso (Federica Rossellini), figlio di Zeus abbandonato dal padre tra i mortali, di una patina rock. Lo rende, se possibile, ancora più crudele e ingiusto. La sua vittima e interlocutore principale, il re di Tebe Penteo (Lino Musella), si presenta nelle fasi iniziali della piéce seduto su una poltroncina rossa, che dà le spalle al pubblico. Non curante dell’indovino Tiresia (Marco Cavicchioli) e del saggio nonno Cadmo (Ruggero Dondi) con presunzione continua a diffidare della sua divinità, motivazione per il quale Dioniso aveva punito il regno trasformando in baccanti tutte le donne – tra cui anche la madre Agave (Cristina Donadio). Questo scontro dialettico nasconde tra le righe un vasto ventaglio di possibilità interpretative. I due, infatti, si fanno portatori di significanti e significati antitetici. Dionisio – interpretato non a caso da una donna – può rappresentare sia la religiosità, il cui non rispetto porta caos e distruzione – sia la forza vitale della terra, alle cui radici, però, non siamo più degni di tornare. Dio è morto ma non è mai stato così vivo. Ne paga le spese Penteo, deriso, umiliato e infinite ucciso proprio da colei che lo aveva generato.  Andrea De Rosa, tra Nietzsche ed Euripide Tutte ne “Le Baccanti” di Andrea De Rosa ha funzionato alla perfezione. La scenografia di Simone Mannino e soprattutto l’originale comparto sonoro di G.U.P. Alcaro e Davide Tomat hanno enfatizzato il pathos e scandito con vigore i tempi narrativi. Per quanto concerne gli attori, il registra napoletano è andato sul sicuro con interpreti d’esperienza e consolidato talento quali Lino Musella, Cristina Donadio, Ruggero Dondi e Marco Cavicchioli. Sorpresa – ma non per gli addetti ai lavori – è stata la giovane Federica Rossellino, novella vincitrice dell’IMAE Talent Award,  che ha vestito gli androgini panni divini con eccezionale carisma. Dopo l’enorme successo Al Teatro Grande di Pompei, con conseguente sold out anche per il debutto di ieri al Teatro Mercadante di Napoli, Le Baccanti di Andrea De Rosa hanno stregato anche la platea napoletana, lasciando nei presenti un forte quanto amaro senso di inquietudine. Al nichilismo e l’olocausto emozionale di una vita privata di un Dio in senso nietzschiano, la risposta si può celare nella accettazione della nostra inadeguatezza, del nostro essere alla stregua di pupazzi gettati del caos. Ma una certezza a cui aggrapparci rimane. Non ci sono solo il vino, la danza, la musica e il sesso a poterci […]

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Food

BEREBENE 2018, il diVino evento del Gambero Rosso

Una location eccezionale. Una magnifica selezione di vini da degustare. Le proposte gastronomiche delle migliori aziende campane.  Questo è molto altro è ciò che ci aspetta venerdì 24 novembre dalle ore 19.00. Dopo “Tre Bicchieri 2018”, il Gambero Rosso ci proporrà – nella splendida location di Palazzo Caracciolo (Via Carbonara 112, Napoli) – una nuova imperdibile serata per tutti gli appassionati di food. L’occasione è l’uscita della 28° edizione della guida BEREBENE 2018, raccolta che premia le etichette dal sotto i 13 euro e, quindi, il miglior rapporto qualità/prezzo del Bel Paese. Le segnalazioni presenti nel volume sono 773, di cui ben 50 saranno presenti venerdì sera pronte, come al solito, ad essere assaggiate con il calice fornito all’ingresso. Oltre al vino, sarà possibile degustare – in un percorso culinario in cui salato e dolce andranno a braccetto – diverse specialità, che faranno felici i cultori del buon cibo. Tra questi, spiccano alcune interessanti novità. Una di queste è sicuramente “O’ Cuzzetiello“, take away di recente apertura al Vomero, che presenterà il suoi cuzzetielli farciti con salsicce e friarielli, polpette, melanzane, zucchine e molto altro. Sarà inoltre presente il Consorzio di tutela della Finocchiona IG che proporrà i suoi migliori tagli, sia in purezza che con particolari abbinamenti. Il dolce, invece, sarà affidato ad un ospite d’eccezione. Saranno le prelibatezze natalizie e quelle classiche della tradizione dolciaria amalfitana di Andrea Pansa a deliziare, in conclusione dell’evento, i palati degli ospiti. Tornando al vino, vero protagonista della serata, ad ogni banco d’assaggio saranno presenti sommelier della AIS Campania che, con la loro competenza, renderanno ancora più ricca l’esperienza. BEREBENE 2018, in definitiva, ha tutti gli ingredienti per essere un evento da non perdere, come d’altronde tutti quelli del  organizzati da La Città del gusto di Napoli Berebene  2018 (Gambero Rosso) – Informazioni Venerdì 24 novembre, dalle ore 19.00. Napoli, Palazzo Caracciolo, via Carbonara 112 Prezzo del biglietto 25 €  Prezzo Soci AIS e Wine Club 20.00 € Per informazioni e prenotazioni:  Città del gusto Napoli Tel. 0813119800/13 – 338.169.17.87 Email napoli@cittadelgusto.it – eventi.na@cittadelgusto.it Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/295019864235280/

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Comunicati stampa

Il Riscatto di Afrodite, da Napoli a Firenze per parlare di disabilità

Gioca con le parole il Convegno “Il riscatto di Afrodite”, che si svolgerà a Firenze il 24 novembre dalle 15.00 alle 19.00, ma lo fa con quella leggerezza di calviniana memoria, che serve a fugare la superficialità ed a far spazio al gioco che non serve solo ai bambini ma anche agli adulti per conoscere ed imparare e che ha il sapore delle faccende davvero profonde. Ad ospitare l’incontro la Firenze, in particolare Villa Pallini in Via Francesco Baracca, 150/P. Una Firenze che, in questo caso, incontra e si gemella con Napoli, dato che dal 7 al 9 luglio scorso la Città delle Sirene ha ospitato la seconda edizione del Disability Pride Italia, all’interno del quale vi sono state due serate dedicate ad esplorare, con delicatezza e competenza, ma anche con grinta e propositività, utilizzando e facendo incontrare diversi linguaggi, da quello scientifico a quello dell’arte, il tema dell’affettività e della sessualità. Non a caso è stato proprio a Napoli che è avvenuta la prima presentazione del calendario “Il riscatto di Afrodite”, che dà il nome a tutto il convegno, progetto artistico di Tiziana Luxardo, nota fotografa, spesso protagonista di importanti campagne sociali. L’evento è organizzato in collaborazione con: il Comune di Firenze Q5, l’Associazione Habilia Onlus, l’associazione toscana Paraplegici Onlus, il Centro di Riabilitazione Villa Il Sorriso, il Comitato LoveGiver, Il Disability Pride Italia. Un riscatto possibile che parla da una parte di scatti fotografici, che con coraggio, ma anche con levità, riescono ad entrare in punta di piedi nell’intimità delle persone con disabilità fisica. Un’intimità spesso violata, laddove i bisogni di accudimento si scontrano, in maniera stridente, con la legittima possibilità di autodeterminarsi, di poter concretamente scegliere per la propria vita, anche in condizioni di non autonomia fisica. Un’intimità in cui la fotografa Tiziana Luxardo, che ha curato il progetto fotografico, è riuscita ad entrare con discrezione, sollevando il velo su una realtà, quella dei corpi delle persone con disabilità, abitati da legittimi bisogni e desideri affettivo-sessuali, spesso taciuta o disconosciuta. Ecco perché Afrodite, dea dell’amore ma anche del desiderio, trova in questi strumenti di conoscenza e risveglio delle coscienze un momento nevralgico di riscatto, di riconoscimento pieno di una dimensione appartenente a tutti, al di là della loro condizione esistenziale. Nel convegno, quindi, si parlerà di sessualità a 360 gradi. Dalla presentazione fiorentina del calendario Codacons 2018 (i cui proventi in parte sosterranno il progetto LoveGiver ed in parte l’organizzazione del Disability Pride Italia 2018), all’analisi multidimensionale del tema della sessualità nella disabilità. Il convegno sarà occasione di dialogo, confronto e scambio di visioni ed anche di riflessioni su una serie di buone pratiche, attuali e potenziali, inserite in un orizzonte prospettico. Tra queste verrà introdotto un progetto di consulenza online ad accesso gratuito ed anonimo. Un help desk messo a disposizione per abbattere i tabù su sesso e disabilità. “Le persone con disabilità – sottolinea Fabrizio Quattrini, presidente dell’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica, psicoterapeuta, sessuologo, vicepresidente e responsabile scientifico dell’Osservatorio Nazionale Assistenza Sessuale LoveGiver – ancora […]

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Food

1000 Gourmet, tra innovazione e tradizione

Una location raffinata. Materie prime di altissima qualità e un servizio impeccabile e cordiale. La neonata pizzeria 1000 Gourmet ha portato, sin dal suo debutto avvenuto la settimana scorsa, una ventata d’aria fresca nel quartiere di Chiaia. Nato da un’idea dello chef-pizzaiolo Giuseppe Maglione, questo locale, che prende il nome della adiacente via Dei Mille, è un piccolo paradiso gastronomico che fa della farina non raffinate di tipo due, delle primizie di coltivatori e allevatori campani (quasi tutti D.O.P. o Presidi Slow Food) e dei particolari impasti (noci – limone – cacao) le sue migliori armi di seduzione per gli amanti del buon cibo. Il menù, infatti, include, oltre alle pizze tradizionali, una serie di leccornie gourmet tutte da assaggiare. Ulteriore valore aggiunto è la disponibilità di un forno a parte per i celiaci, così che anche gli ospiti intolleranti al glutine possano ordinare senza alcun timore. Ieri sera, abbiamo avuto la fortuna di provare le specialità di 1000 Gourmet in una splendida – e ottimamente organizzata – cena per la stampa e gli addetti ai lavori, nel cui menù – degustazione, oltre agli antipasti e le sei pizze, erano presenti anche le birre artigianali di Okorei e Alkimia. 1000 Gourmet, un menù (anche senza glutine) da leccarsi i baffi! Queste sono le portate che ci sono state gentilmente offerte per l’occasione: Antipasto Crocchè di patate miste: con patate di Avezzano e patate Vitelotte (patata nera a pasta viola), provola d’Agerola e Parmigiano Reggiano. Arancino di Riso arborio e riso Venere, funghi porcini, lardo irpino, provola d’Agerola e Parmigiano Reggiano Frittatina Napoletana con mortadella di Bologna I.G.P., bechamelle, provola d’Agerola e Parmigiano Reggiano Chips di Patate Fritte di tre varietà: Rossa d’Avezzano, patata rossa e Vitelotte Pizze Gourmet Pizza Violetta: Patata viola, provola affumicata di Agerola “Fior d’Agerola”, Speck dell’alto Adige I.G.P., Caciocavallo Irpino Azienda agricola “Mariconda”, Pomodorino del Piennolo Confit, Olio evo D.O.P. “Torretta” Mortazza e Pistacchi :Fior di latte di Agerola, Mortadella di Bologna I.G.P. Presidio Slow Food, Pesto di pistacchio di Brontec D.O.P., Olio Evo D.O.P. “Torretta”, Zeste di limone Diva: Burrata di bufala Campana D.O.P., Tonno alalunga “Aura”, Cipolla caramellata ramata di Montoro, Olio evo D.O.P. “Torretta” Pizze con impasti speciali Impasto al limone: Gamberi e Agrumi – Fior di latte D’Agerola “Fior d’Agerola”, Gamberi di Mazara del Vallo, fette di limone ed Arancia, Olio Evo D.O.P. “Torretta” Impasto alle Noci: Noci e Carmasciano – Fior di latte di Agerola “Fior d’Agerola”, Pancetta affumicata, datteri, pecorino Carmasciano, Rucola, noci sgusciate ed olio evo D.O.P. “Torretta” Impasto al Cacao: Emozionando – Burrata di Bufala Campana D.O.P., alici marinate, guanciale Irpino croccante, Spuma di ricotta, cipolla ramata di Montoro, prezzemolo fresco, olio Evo D.O.P. “Torretta” Dessert Nocciolata: Pizza Dessert con impasto di farina di Nocciola, crema di pistacchio, granella di pistacchi, crema alla nocciola spalmabile Chiaia ha la sua nuova regina: 1000 Gourmet La cena ha rispecchiato a pieno le enormi – quanto inevitabili, leggendo gli ingredienti utilizzati – aspettative. Gli impasti erano morbidi, le pizze ben cotte e i […]

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Food

Il nuovo Archivio Storico: ristorazione che non conosce tempo

In una delle zone più rinomate di Napoli, in Via Scarlatti, 30, c’è un premium bar evolutosi in ristorante, portando al livello successivo l’ispirazione di un progetto che raccoglieva già in sé iniziative culturali di spessore e rimembranze fini alla propria essenza, libera da interpretazioni politiche. È l’Archivio Storico, nelle cui nuove cucine vengono preparati piatti recuperati dai ricettari dei Borbone – scritti dai Monzù (così un tempo venivano definiti i grandi cuochi provenienti da Parigi per rendere gourmet la cucina popolare partenopea) – e che oggi vengono reinterpretati dallo chef Roberto Lepre. “L’Archivio Storico è un omaggio alla Napoli che fu – spiega Luca Iannuzzi, patron dell’Archivio Storico – ; le cinque sale principali sono dedicate ai Re delle Due Sicilie (Carlo, Ferdinando, Francesco I, Ferdinando II e Francesco II) e alle rispettive Regine. Ci sono immagini che rappresentano i momenti salienti della vita del Regno e una serie di ‘punti di vista’ (culturali, storici, antropologici e ora anche gastronomici) omessi dalla storiografia negli ultimi 150 anni. Veicolare attraverso la ristorazione un senso di rimembranza dei fasti che furono mi sembrava un’idea interessante. Poi, grazie al confronto con lo chef Roberto Lepre, avevamo visto che la cucina dei Monzù, in ambito cortigiano, era stata messa negli anni un po’ in ombra rispetto a quella che chiamiamo oggi cucina classica napoletana. Da qui è nata l’idea di studiare questi piatti e attualizzarli, sia nel processo produttivo, sia per quanto riguarda le normative di HACCP. Inoltre, il nostro chef ha rivisitato anche il naming di tantissimi piatti.“ Al termine del suo intervento, la parola passa proprio allo chef Lepre, che esordisce dicendo:”Quello che conosciamo come Gattò, è uno sformato di patate che fu introdotto nel Regno delle Due Sicilie dai cuochi francesi chiamati nel Reame di Napoli dalla regina Maria Carolina in occasione delle proprie nozze, nel 1768, e che nel nostro menù diventa Aria di patata al pepe Sichuan, fonduta di Provolone del Monaco, croccante di salame e briciole di pane raffermo. L’abbiamo rivisitato con una patata leggera sparata a sifone, il che rende questo Gattò più contemporaneo e alleggerito, seppur non abbandonando la tradizione.” Un altro esempio è la Parmigiana di melanzane, la cui prima testimonianza storica è contenuta nel “Cuoco Galante” (1733) di Vincenzo Corrado (cuoco al servizio delle più importanti famiglie aristocratiche della Napoli del ‘700) – che secondo il ricettario veniva preparata con le melanzane o le zucchine fritte nello strutto e poi condite con parmigiano e burro, e infine ripassate in forno – nelle cucine dell’Archivio si trasforma in “Melanzane alla parmigiana in vasocottura”. Menzione meritano anche I “uermiculi aglio e uoglie” (ovvero gli “spaghetti aglio e olio”), appellati anche come “Vermicelli alla Borbonica”, perché furono il piatto d’eccellenza per l’utilizzo della forchetta a quattro rebbi inventata dal ciambellano di Ferdinando IV di Borbone per raccogliere e gustare la pasta “aglio e uoglie”. Sono qui reinterpretati da Roberto Lepre come “Spaghetti aglio, olio e peperoncino, battuto di dentice al limone e clorofilla di prezzemolo a velo”. […]

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Recensioni

Chiromantica ode telefonica agli abbandonati amori, echi di solitudine al Piccolo Bellini

Una gabbia. Due uomini si spalmano la schiuma da barba in modo compulsivo. I loro sguardi sono truci, disillusi, spenti. Si apre così “Chiromantica ode telefonica agli abbandonati amori“, spettacolo andato in scena al teatro Piccolo Bellini di Napoli ieri 8 novembre. L’opera è un fragoroso e coinvolgente susseguirsi di echi spezzati, di represse e rauche urla, che hanno come comun denominatore l’amore e le conseguenze devastanti che esso ha sull’animo umano. L’impianto drammaturgico è costruito sulla concatenazione e alternanza dei testi degli autori napoletani più celebri del 900’. Roberto Solofria e Sergio Del Prete, ideatori e impeccabili interpreti della piecé, hanno, infatti, intrecciato con disinvoltura e carisma Ragazze sole con qualche esperienza – Schiume (in Partitura) – Occhi gettati di Enzo Moscato, Scende giù per Toledo di Giuseppe Patroni Griffi, Le cinque rose di Jennifer di Annibale Ruccello e Streghe da Marciapiede di Francesco Silvestri. Una sinfonia stridente di malinconie, umori e pensieri squilibrati di reietti, ha trovato nelle voci e nella fisicità del duo un baricentro perfetto, il che ha permesso allo spettacolo di avere un eccellente ritmo narrativo. Pochi sono gli oggetti di scena – una gabbia, una striscia a led, uno stereo e due vesti – utilizzati, più che altro, per diversificare le situazioni proposte. Situazioni che vanno a comporre gradualmente quello che sarà un desolante quanto disilluso mosaico finale. Chiromantica ode telefonica agli abbandonati amori, Napoli come bordello A far sfondo alla vicende è la Napoli degli anni 80’, che è descritta come uno squallido bordello in cui il confine tra amore, sesso e prostituzione, è assai labile. Un forte senso di precarietà mista ad inettitudine avvolge, soffoca tutti. Dai travestiti Grand Hotel e Bolero Film, che cercano nei fondi del bicchiere un carcerato che le possa sistemare, a Rosalinda Sprint e Jennifer, le quali aspettano invano un cenno dai loro amanti lontani, nessuno riesce a trovare un vero appagamento e si riducono ad aspettare così un “Godot” che mai arriverà. “Chiromantica ode telefonica agli abbandonati amori” è uno spettacolo struggente, un piccolo orgasmo teatrale che ha saputo valorizzare gli splendidi passi selezionati e trasformarli in un unico affascinante percorso in grado di coinvolgere, emozionare e stupire. ——————————————————————— Chiromantica ode telefonica agli abbandonati amori da Enzo Moscato, Giuseppe Patroni Griffi, Annibale Ruccello, Francesco Silvestri diretto e interpretato da Roberto Solofria e Sergio Del Prete assistenti alla regia Ilaria Delli Paoli e Antimo Casertano musiche originali Paky Di Maio costumi Alina Lombardi elementi scenografici Francesco Petriccione foto di scena Marco Ghidelli organizzazione Napoleone Zavatto

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Comunicati stampa

Arianna Porcelli Safonov, un “Rìding Tristocomico” al cinema Hart

Wine&Thecity presenta, per la prima volta a Napoli, Arianna Porcelli Safonov e il suo Rìding Tristocomico. Venerdì 10 novembre alle ore 20.30, sul palco di Hart, la scrittrice e comedian romana, si esibirà in alcuni dei suoi monologhi più conosciuti: da Ti Lascio Bio a All that Jazz, da Libretto di istruzioni per manovrare un Ingegnere a Terroir Sauvage. Una serata per ridere in maniera intelligente divagando su tematiche di grande attualità: dal business del biologico alla comunicazione contemporanea, dalla dipendenza dai social alla moda dei vini naturali. “Il Rìding Tristocomico è un progetto comico missionario – spiega la Safonov – e la missione è accendere piccoli focolai di sommossa intellettuale che sveglino le menti italiane dalla mondezza mediatica, politica e culturale che li sovrasta”. Sul palco in solitaria, Arianna prende a schiaffi il pubblico tentando la defibrillazione mentale attraverso il sorriso intelligente. Lo stile è quello di una stand-up comedy elegante e ricercata in cui si mescolano lessico colto, ironia, denuncia e risate. “Cosa cerco nel mio lavoro comico: eleganza espositiva, esercizio del recupero grammaticale in un’epoca in cui scriviamo perkè, concetti moralmente elevati tradotti in contesti quotidiani. Rivolte felici. Invettive tristocomiche.” Lo spettacolo è promosso dall’Associazione Wine&Thecity e inaugura la stagione di appuntamenti “aspettando Wine&Thecity 2018 ”: ad apertura sarà infatti proiettato in prima assoluta il video del Decennale di Wine&Thecity realizzato dal video maker Mario Leombruno. La serata è realizzata con la preziosa collaborazione di Di Mauro e la partecipazione delle Cantine Astroni, wine partner dell’evento. Come da tradizione di Wine&Thecity, allo spettacolo è infatti abbinato un momento di degustazione: il pubblico sarà infatti accolto con un calice di benvenuto offerto dalle Cantine Astroni, viticoltori di lunga tradizione in terra flegrea, in abbinamento ai grissini stirati a mano e ai crackers artigianali dell’antico forno Malafronte di Gragnano. Chi è Arianna Porcelli Safonov Arianna Porcelli Safonov nasce a Roma da papà russo e mamma milanese. Laureata in Lettere e Filosofia, con indirizzo storia del costume, lavora per dieci anni nell’organizzazione di eventi e, dopo aver viaggiato e sudato per tutto il mondo in questo settore, dice basta. Dal 2008 al 2010 studia teatro contemporaneo a Roma, poi parte per Madrid dove resta tre anni, lavorando alla conduzione di un programma tv, studiando improvvisazione comica e strutturando il blog di madamepipì. Nel 2014 rientra in Italia, pubblica il suo primo libro per Fazi Editore, Fottuta Campagna, frutto umoristico dell’esperienza che sta facendo, in solitaria, sulle colline pavesi. Dal 2015 è in tour con diversi progetti di comicità sociale per ripristinare il pensiero critico nella comicità italiana come Piaghe e l Rìding Tristocomico. Nel 2017 è uscito anche Storie di Matti, sempre con Fazi Editore. INFO Associazione Culturale Wine&Thecity tel. 081 681505 www.wineandthecity.it Hart – Via Crispi 33 Ingresso 10 euro Vendita e prevendita presso Hart

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Food

Bon Bon, lo chef Mario Di Costanzo non smette di stupire!

Arte e gola si specchiano l’una nell’altra, si sorridono e si rincorrono quando si parla dei dolci del pastry chef e maÎtre chocolatier Mario Di Costanzo. Sullo splendido terrazzo del ristorante pizzeria Palazzo Petrucci, sito in piazza San Domenico Maggiore come un piccolo gioiello incastonato nel centro storico di Napoli, lo scorso 25 ottobre è stata presentata la torta Bon Bon, novità dell’autunno 2017 della Pasticceria Di Costanzo. Non si tratta di una semplice torta: la geometria sfida l’armonia per vincere ex aequo; i colori e le decorazioni rubano occhi e curiosità, e l’ineccepibile qualità degli ingredienti fa tutto il resto convincendo chiunque della ricercatezza di questa creazione. La luminosa glassa a base d’amido di mais e riso racchiude due basi diverse: da un lato un cuore morbido e stratificato farcito con frutta, per chi predilige i sapori freschi; dall’altro, una base in crema per chi preferisce gusti più classici, come il cioccolato, di cui sono interamente fatte le decorazioni dalla struttura più articolata. Anche la stratificazione è frutto di uno studio accurato: la base è croccante, in alcuni casi anche salata, in modo tale da favorire e stimolare la masticazione; sopra, è adagiato uno strato di pan di Spagna che può essere al cioccolato, alle mandorle, al pistacchio, con una parte cremosa e una acida, così da creare una zona areata che contrasti con gli elementi morbidi posti alla fine e quelli croccanti nella struttura. Per tutte le preparazioni, inoltre, il maestro pasticciere è riuscito a rimanere appena al 12% di zucchero, in modo tale da non intaccare sapori, aromi e consistenza dei dolci ma da esaltare l’elevata qualità degli ingredienti. Tutto questo si trova in linea con la filosofia della Pasticceria Di Costanzo: genuinità, nessun aroma artificiale, nessuna scorciatoia, rigore in un’ideazione che non dimentica mai la tradizione. Bon Bon, un piccolo gioiello La Bon Bon (dal francese bon, “buono”, quindi “due volte buona”) è disponibile in tre varianti pensate per soddisfare le richieste dei clienti più attenti ed esigenti: la Bon Bon Cioccolato, arachidi e caramello salato con aggiunta di fragola, vaniglia e menta fresca; la Bon Bon pistacchio di Bronte con albicocche del Vesuvio e arancino con aggiunta di cocco e limone della Costiera Amalfitana; la Bon Bon alla vaniglia al profumo di bacche di vaniglia di Thaiti, cioccolato al latte e caramello al sale di Maldon con aggiunta di yogurt greco ai sentori fruttati di limone e lampone. Sottili sfoglie di oro alimentare e cialde di cacao completano la composizione conferendo al dolce un tocco di delicata raffinatezza. Tutto questo rappresenta un simbolo, un gioiello della pasticceria che racconta tramite la sua stessa presentazione una lunga storia e una passione sincera. Mario Di Costanzo, insieme a suo fratello Danilo, è la terza generazione di una famiglia di pasticcieri nella Napoli più verace e popolare, con laboratorio e punto vendita in piazza Cavour, alle spalle del colorato mercato rionale dei Vergini e a pochi passi dal Museo Archeologico Nazionale. Cresciuto tra lieviti e farine, babà e […]

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Food

Totò Sapore, il perfetto connubio tra tradizione e innovazione

A pochi passi dall’imponente bellezza del lungomare di Napoli, in Viale Antonio Gramsci, 18, c’è il Ristorante Pizzeria Totò Sapore, il quale è solo uno dei vanti dell’ormai celebre chef e pizzaiolo Angelo Ranieri. Ranieri è infatti campione del mondo 2017 del Trofeo Caputo nella categoria “Pizza di stagione”, e lo scorso 19 ottobre il suo ristorante ha ospitato i relativi festeggiamenti, offrendo una magnifica selezione di assaggi delle sue migliori pizze. “È stata una grande soddisfazione per me vincere il Trofeo Caputo dopo tutti gli anni di passione messi in questo lavoro, e sto avendo anche molto riscontro da parte di turisti che vengono da tutto il mondo, i quali rimangono increduli davanti alla semplicità degli ingredienti unita alla straordinarietà del gusto”, ammette con modestia il vincitore. Totò Sapore, il menù degustazione per la stampa Il ricco menù di degustazione si è aperto con la presentazione al pubblico della sua più recente invenzione, la pizza Autunno in costiera, fatta con provola di Tramonti, pomodorini gialli, pomodorini rossi, funghi porcini, Provolone del Monaco e noci di Sorrento. “Tutti prodotti della costiera, tra i quali spicca il Provolone del Monaco, quello principe, insieme alle noci. In più, ho sempre utilizzato prodotti a km 0 e questo fa la differenza”, fa notare orgogliosamente il pizzaiolo. Segue la pizza vincitrice del Trofeo Caputo, anch’essa realizzata con provola di Tramonti, pomodorini gialli, pomodorini rossi e Provolone del Monaco che fanno da letto ai peperoncini verdi, i quali si controbilanciano armoniosamente con gli altri ingredienti. Una prelibatezza dopo l’altra, viene presentato un assaggio anche di quello che è considerato il cavallo di battaglia della famiglia Ranieri: la Genovese, quella classica, tramandata in famiglia da più di cinquant’anni con amore per la genuinità e con il rigore dell’esperienza. E dopo la pizza Totò Sapore, si fa notare la famosa pizza Mammà, che impera come concentrato di bontà della cucina napoletana quali melanzane, provola, ragù, polpette e ricotta, queste ultime anche come ripieno all’interno del cornicione; sul tutto, cadono scaglie di Parmigiano. Infine, il dolce non poteva che essere un connubio di tradizione e novità frutto di una lunga ideazione da parte dello stesso Angelo Ranieri. Si presenta con l’aspetto di una classica pastiera, ma è uno scrigno che racchiude anche scaglie di cioccolato fondente, ricotta e castagne frullate: è la Castagnata, destinata ad avere successo tra i palati che accarezzerà. Pizze e non solo Il tutto è stato accompagnato da un’attenta scelta di vini e birre artigianali, queste ultime provenienti dal birrificio beneventano Alkimia, di Roberto Paolo, già vicedirettore del quotidiano Roma. “I nomi delle nostre birre, venendo da Alkimia, sono legati al tema della magia, e sono simili perché si basano più sui malti che sui luppoli, ma la Abracadabra che assaggerete stasera è particolare poiché ha un aroma agrumato, originato da un luppolo americano. La Cagliostro è più scura perché, tra gli altri, utilizziamo un malto caramellato che le conferisce un gusto più morbido e maltato. Le altre due sono birre di frumento: una […]

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Recensioni

Romeo e Giulietta, una partita tra giovani infelici al Piccolo Bellini

Schiamazzi. Un pallone rimbalza con violenza sulla parete per poi finire di piede in piede. C’è l’aria tesa di un derby, piovono insulti e spintoni su quel palco che si è fatto per una sera campetto di periferia. A sfidarsi adolescenti di due celebri famiglie che, in quei panni, il pubblico stenta inizialmente a riconoscere. Vediamo contrapposti, infatti, Montecchi e Capuleti, le casate che hanno dato i natali ai due amanti nati sotto contraria stella. Si presenta così “Romeo e Giulietta, ovvero la perdita dei padri“, spettacolo inaugurale della nuova stagione del Piccolo Bellini di Napoli. L’impianto drammaturgico di Francesca Macrì e Andrea Trapani, come è evidente sin dalle prime battute, si propone come riscrittura coraggiosa ed originale di una delle tragedie più amate di William Shakespeare che viene destrutturata e rimodulata secondo dettami più moderni e di stampo filo – pasoliniano. C’è un profondo senso di incompiutezza, di insoddisfazione e solitudine che accompagna tutti i personaggi che si trovano ad essere numeri primi in una società che li considera già adulti. E come ogni ragazzo che cresce con le regole della strada, anche nei ragazzi delle due casate viene meno il concetto di autorità, eccezion fatta per il Principe (voce off di Federica Santoro) che può disporre di loro come un Deus ex machina. In questo contesto, in questa corsa di Pamplona adolescenziale, il puerile quanto smisurato amore tra Romeo e Giulietta è solo uno dei sintomi di un disagio più profondo, che parte dall’assenza di figure genitoriali forti, di modelli comportamentali a cui fare riferimento. Questo è ben evidenziato dalla regia di Francesca Macrì che pone i due padri in disparte, a fare da arbitri di una partita che, in fondo, non è neanche la loro. Romeo e Giulietta: calcio, adolescenti e violoncello La scenografia dello spettacolo è essenziale, non ci sono altri elementi di scena al di là delle due panchine e di due porte immaginarie, il compito di creare un contesto in cui inserire la narrazione è, perciò, affidato al disegno luci di Massimiliano Chinelli e al violoncello di Luca Tilli, che riesce con maestria ad accompagnare gli accenti poetici più alti dello spettacolo. Degne di nota, a questo riguardo, sono alcune scene – come quella della festa a casa Capuleti che si trasforma in una discoteca o quella della follia di Rosalina – che palesano l’intenzione di innestare nel corpus drammaturgico ulteriori sovra-letture, con un visibile quanto maniacale studio dei dettagli, soprattutto per quanto riguarda il lessico utilizzato dagli attori in scena. Attori che, seppur acerbi, sono risultati perfettamente non in ruolo. Ed è proprio questo, in realtà, uno dei pregi più grandi di uno spettacolo che non vuole scimmiottare né riproporre pedestremente – come troppo spesso è accaduto – il capolavoro dello scrittore inglese, ma attualizzare e,  perché no?, arricchirlo di nuove sfumature, di tematiche che erano solo latenti nel testo originale. Missione riuscita pienamente. ———————- Romeo e Giulietta ovvero la perdita dei Padri, prove di drammaturgia dello sport con gli adolescenti di William Shakespeare drammaturgiaFrancesca Macrì e Andrea Trapani drammaturgia musicale Luca Tilli regia FrancescaMacrì con AngeloRomagnoli e AndreaTrapani […]

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Food

SfogliateLab, presentate le nuove sfogliatelle autunnali

Con un richiamo irresistibile per golosi e non, SfogliateLab di Vincenzo Ferrieri, sito nella centralissima piazza Garibaldi, offre con maestosità le proprie leccornie agli occhi e al palato. Il locale luminoso e accuratamente pensato per sbalordire i sensi di chiunque, dai viaggiatori ai napoletani stessi, si è arricchito con nuove proposte squisitamente autunnali. Nell’ampio ventaglio di gusti accattivanti che si propongono agli occhi dei visitatori, le due nuove sfogliatelle, presentate il 4 3ottobre alla stampa, risulteranno davvero imperdibili: una di queste ha un cuore di castagne, avvolgente e autunnale, che stuzzica papille e curiosità ad ogni morso; l’altra, dal sapore rustico e universalmente amato, ha un ripieno sorprendente di risotto ai funghi. SfogliateLab, sfogliatelle e non solo! L’inventore dei nuovi gustosi accordi è, infatti, Vincenzo Ferrieri, che ha da tempo reso obbligatoria la propria presenza nella lista dei migliori pasticceri di Napoli, catturando a pochi passi dalla stazione l’attenzione di turisti e partenopei. “Tutelando i dolci napoletani – spiega Vincenzo – , tuteliamo i diritti e la storia delle potenzialità gastronomiche e, più in generale, artigianali del popolo napoletano”. Ciò non è un freno per la sua fantasia, che tra tradizione e innovazione ha dato vita alla Sfogliacampanella, ovvero la sfogliatella con il cuore di babà immerso in un goloso ripieno di ricotta (declinato in 13 gusti: classico, caffè, croccantino, panettone, pistacchio, arancia, cioccolato bianco, bacio, limone, pesca, frutti di bosco, cocco e fragola) e che da più di un anno è entrata a far parte a pieno titolo del panorama dei dolci più amati della città. Insieme alle sue nuove creazioni che solleticano palato, cuore e ricordi, ha offerto nella frizzante e generosa serata di presentazione anche numerose delizie dolci e salate, tra cui sfogliatelle rustiche ripiene con salsiccia di Norcia e funghi, con cioccolato al latte in pezzi e cioccolato bianco, ricotta, gelato e ogni possibile prelibatezza che si possa trovare in quest’angolo di dolcezze. Nella cornice ideale a questo tripudio di sapori c’è la disponibilità del personale, la cui cordialità e i cui sorrisi renderanno una felice esperienza ogni visita da SfogliateLab, perché è garantito il ritorno in un luogo dove la tradizione è un tesoro e la gentilezza un valore, il gusto una garanzia e le materie prime una priorità.

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Comunicati stampa

Eleonora Pimentel Fonseca. Con civica espansione di cuore

Palazzo Serra di Cassano: ritorna Eleonora La Storia rivive nei luoghi della Storia: un evento straordinario per il suggestivo allineamento tra il contenuto della pièce e il luogo in cui esso si svolge, Palazzo Serra di Cassano, luogo simbolo della Rivoluzione napoletana e sede dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, il cui fondatore, Gerardo Marotta, ha sempre considerato la vicenda e i protagonisti del 1799 uno snodo storico fondamentale per la città di Napoli. Lo spettacolo, prodotto da Stati teatrali, «è frutto di una lunga ricerca sulla figura di Eleonora» spiega  Riccardo De Luca. Una ricerca condotta non solo su grandi romanzi come “Cara Eleonora” di Maria Antonietta Macciocchi e “Il resto di niente” di Enzo Striano, ma anche sui documenti storici, «dalle pagine del Monitore Napoletano da lei stessa diretto, al manoscritto del processo di separazione. Documenti storici che è stato possibile visionare anche grazie alla collaborazione dell’Istituto Italiano per gli Studi filosofici e dell’Archivio di Stato». A calcare le scene saranno Annalisa Renzulli, che vestirà i panni di Eleonora, Riccardo De Luca, Gino Grossi, Francesca Rondinella, Salvatore Veneruso, Maria Anna Barba, Dario Barbato, Lucrezia Delle Veneri. La serata del 22 sarà dedicata ai docenti e alla dirigenza scolastica con l’obiettivo di promuovere lo spettacolo per le scuole del territorio, con cui l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici cura da sempre una fitta collaborazione. Quelle del 23 e 24 saranno aperte al pubblico. «Abbiamo fortemente voluto che lo spettacolo tornasse a Palazzo Serra di Cassano – dichiara il Presidente dell’Istituto, Massimiliano Marotta – perché questo è il luogo di elezione della sua rappresentazione. Lo spettatore, qui, viene immediatamente immerso nell’atmosfera di quei giorni». Fondamentale la figura di Eleonora, giacobina appassionata, “rea di stato”, martire politica, intellettuale, fondatrice del “Monitore” della Repubblica, ma anche moglie sofferta, madre negata, rievocata dunque non solo come simbolo di un’epoca e di un ideale, ma anche nel suo essere donna. «Avete parlato in pubblico: una donna, che dissoluzione! Pena di morte» sarà la tragica condanna del giudice Nicola Speciale. In un’epoca in cui le donne sono troppo spesso oggetto di una violenza arcaica, dura a morire, possiamo rileggere ancora in modo nuovo le ultime parole della Pimentel: «Gioverà forse un giorno avere memoria di tutto questo». __________________________________________________ L’adattamento teatrale del regista e autore De Luca mescola i momenti drammatici necessariamente a quelli grotteschi, specchio di quella Napoli lazzara, sporca, feroce, quasi bestiale che è negli animi e negli occhi del popolo ma anche dei suoi stessi regnanti come quel re Ferdinando che la Storia ha significativamente ribattezzato il re “lazzarone”.  La verità si consuma interamente nel tragico contrasto tra queste due dimensioni in cui si innalza la sensibile, cosciente, rivoluzionaria Eleonora Pimentel Fonseca, in un ritratto che la vuole donna oltre che mente illuminata. La drammaturgia  lavora sul linguaggio e a quella lingua del napoletano antico affida la voce di Eleonora nelle sue battute finali, in cui non c’è più spazio per la distanza tra lei e il popolo e la sua stessa vita, di lì a poco consegnata all’eternità, è tutta espressa nei suoni della terra […]

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