Ultimo aggiornamento: 16 luglio 2026
Cosa significa la sigla LGBTQIA+? (Sintesi rapida)
- L: Lesbica (donna attratta romanticamente e/o sessualmente da altre donne).
- G: Gay (uomo attratto da altri uomini, storicamente usato anche come termine ombrello).
- B: Bisessuale (persona attratta da più di un genere).
- T: Transgender (persona la cui identità di genere non corrisponde al sesso biologico assegnato alla nascita).
- Q: Queer (termine ombrello per identità che sfidano l’eteronormatività) o Questioning.
- I: Intersessuale (persona nata con variazioni congenite delle caratteristiche sessuali anatomiche o cromosomiche).
- A: Asessuale (persona che non prova, o prova con bassissima intensità, attrazione sessuale) / Aromantico / Agender.
- + (Plus): Simbolo di totale inclusività, che racchiude tutte le espressioni di genere e gli orientamenti sessuali non esplicitati dalle precedenti lettere.
La sigla LGBTQIA+ racchiude tutte le persone storicamente marginalizzate per il proprio orientamento sessuale o per la propria identità di genere. Dietro queste lettere c’è una lunghissima storia di rivendicazioni per i diritti civili, nata per abbattere i pregiudizi e garantire a chiunque la libertà di autodeterminarsi. Questo acronimo, infatti, non è una semplice sequenza alfabetica, ma è una vera e propria mappa politica, storica e culturale che documenta decenni di lotte e l’evoluzione profonda degli studi sull’identità di genere. Queste conquiste sono state fortemente influenzate da visioni accademiche determinanti, come il concetto di genere di Joan Scott e la performatività di genere: la teoria di Judith Butler.
💡 Qual è la differenza tra identità di genere e orientamento sessuale?
per capire a fondo il mondo LGBTQIA+, bisogna separare due concetti fondamentali: l’identità di genere indica “chi siamo” (come ci percepiamo intimamente, indipendentemente dal corpo fisico), mentre l’orientamento sessuale indica “chi amiamo” o da chi siamo attratti. A questi si aggiunge il sesso biologico (le caratteristiche anatomiche assegnate alla nascita) e l’espressione di genere (come mostriamo noi stessi al mondo tramite abbigliamento e atteggiamenti).
Comprendere queste singole lettere richiede un salto oltre le nozioni superficiali. Richiede la scomposizione del binarismo di genere (l’idea che esistano solo due caselle: uomo o donna), studiando approfonditamente la varianza di genere: cos’è e chi ne fa parte. Impone di fare chiarezza su sfumature delicate, come ad esempio comprendere per le identità non-binary e genderfluid qual è la differenza. Significa anche avere la volontà di addentrarsi nelle differenze tra bisessuali e pansessuali, partendo dall’assimilare storicamente cos’è il manifesto bisessuale: significato, storia e impatto. Fondamentale, infine, è comprendere concetti sociali complessi e in continua evoluzione, come le identità e teoria Queer. In questa guida estensiva tracceremo la storia del movimento arcobaleno, l’evoluzione terminologica e l’impatto trasversale che la comunità ha avuto sull’arte, sul cinema e sui diritti civili moderni.
🎯 I concetti fondamentali dell’inclusione arcobaleno
- La sintesi: l’acronimo mappa l’intera diversità umana legata a sesso, genere e orientamento, nascendo come atto di ribellione politica negli anni ’60 per rivendicare visibilità e diritti.
- Il binarismo superato: la società moderna riconosce che identità e orientamento non sono rigidi, ma rappresentano uno spettro fluido in cui ognuno ha il diritto di autodeterminarsi senza costrizioni.
- L’elemento di interesse: conoscere l’uso corretto di termini e pronomi è il primo passo per diventare un vero alleato (Ally) della comunità, favorendo ambienti sicuri e rispettosi.
Indice della guida LGBTQIA+
- Da LGBT a LGBTQIA+: la storia di un acronimo in continua evoluzione
- L’identità Queer e l’intersessualità: sfidare il binarismo di genere
- Cosa significa la lettera A? Orientamento asessuale e pregiudizi
- Visibilità, diritti e ostacoli: il nodo del coming out e le derive commerciali
- La cultura arcobaleno su schermo: l’evoluzione della rappresentazione
- Spazi di liberazione: musica, arte e le piazze del Pride Month
Da LGBT a LGBTQIA+: la storia di un acronimo in continua evoluzione

La sigla non è nata magicamente in un convegno accademico. È nata per strada, tra le proteste. Ripercorrere l’aggiunta progressiva di ogni singola lettera significa tracciare la cronologia dell’emancipazione civile contemporanea e delle minoranze che, decennio dopo decennio, hanno trovato voce.
- Prima degli anni ’80 (L’invisibilità e la rottura): Fino alla fine degli anni ’60, le minoranze sessuali non avevano una vera identità linguistica condivisa. La scintilla scocca la notte del 28 giugno 1969 con i celebri Moti di Stonewall a New York, evento che ha innescato la rivoluzione sessuale di Stonewall. Guidate da attiviste che oggi definiremmo transgender (come Sylvia Rivera e Marsha P. Johnson), le persone queer si ribellarono alla brutalità della polizia. Da quel momento, il mese di giugno diventa globalmente il Pride Month. Tuttavia, il neonato movimento veniva sbrigativamente etichettato come “comunità gay”, un termine che rendeva del tutto invisibili donne, bisessuali e persone che si interrogavano sulla propria identità di genere, ponendo le basi per chiedersi chi è stata la prima persona transgender della storia, rievocando anche figure dal passato mitologico come Tiresia: la transessualità nel mondo antico.
- Gli anni ’80 (L’autodeterminazione lesbica): Sulla spinta della seconda ondata femminista, le donne rivendicano un peso politico autonomo. Nasce la sigla LGB, fondamentale per smarcarsi dall’ombrello totalizzante ed eccessivamente maschile del termine “gay”, un clima di rottura in cui prese forma anche la comunità dyke e la lotta contro il male gaze.
- Gli anni ’90 (Il patto di solidarietà e l’ufficialità di LGBT): La sigla integra stabilmente la T. Ma avviene anche uno spostamento simbolico potentissimo. Durante gli anni bui dell’epidemia di HIV/AIDS, le donne lesbiche si mobilitarono in prima linea, offrendo assistenza medica e umana agli uomini gay abbandonati dalle istituzioni e dalle proprie famiglie. In segno di eterna riconoscenza e solidarietà politica, la “L” fu spostata al primo posto dell’acronimo.
- Il nuovo millennio (L’era dell’intersezionalità): Si abbandona l’idea di una rigida divisione a scompartimenti stagni. Comprendendo che genere e sessualità sono spettri fluidi, si aggiungono le lettere Q, I e A, chiudendo l’acronimo con il +, vero e proprio guardiano dell’inclusione totale per le identità future. Per comprendere a fondo le radici storiche della marginalizzazione di queste identità, basti pensare a orrori del passato come la persecuzione omosessuale nel regime nazista tedesco.
💡 Cosa significa pansessuale e qual è la differenza con bisessuale?
una persona bisessuale prova attrazione verso più di un genere (ad esempio verso uomini e donne, ma non necessariamente nella stessa misura). La pansessualità, invece, indica un’attrazione romantica, emotiva o sessuale verso le persone indipendentemente dal loro genere o sesso biologico. Il prefisso greco “pan” (tutto) sottolinea che il genere non è un fattore determinante per l’attrazione.
L’origine della Rainbow Flag
Ideata nel 1978 da Gilbert Baker su richiesta dell’attivista Harvey Milk, la bandiera arcobaleno è il vessillo universale della comunità. Originariamente composta da 8 colori (ognuno con un significato specifico, dalla guarigione alla natura), fu poi ridotta a 6 per limiti tecnici di stampa. Oggi rappresenta visibilità, orgoglio e la celebrazione pacifica della diversità umana.
L’identità Queer e l’intersessualità: sfidare il binarismo di genere
Due delle lettere semanticamente più complesse da decodificare sono la Q e la I. La Q (Queer) è oggi un potente termine ombrello politico che rifiuta fieramente le etichette tradizionali e il dogma cisgender (ovvero quando l’identità di genere di una persona coincide esattamente con il sesso assegnato alla nascita). Questo termine ha un’origine profondamente stigmatizzante. Come documentato dalla definizione enciclopedica del termine Queer fornita dalla Treccani, la parola deriva presumibilmente dal tedesco quer (“diagonale”, “di traverso”) e veniva usata nel mondo anglosassone come insulto per indicare qualcuno di strano o bizzarro. Negli anni ’90, grazie a intellettuali come Teresa de Lauretis e gruppi attivisti come Queer Nation, il termine è stato riappropriato. Spesso queste identità si sono dovute difendere da narrazioni distorte, smontando bufale come la teoria del complotto transvestigation o celandosi storicamente dietro linguaggi criptici come il Polari: il gergo storico della comunità inglese. In Italia, questa decostruzione del binarismo si riflette chiaramente nel complesso dibattito linguistico legato all’uso dello schwa (pro e contro).
💡 Come ci si deve rivolgere a una persona non binaria o trans?
rispettare l’identità di una persona transgender o non binaria parte dall’uso del linguaggio corretto. È fondamentale chiedere e utilizzare i pronomi scelti dalla persona e il suo nome d’elezione, evitando assolutamente il deadnaming (l’atto violento e irrispettoso di chiamare una persona trans usando il nome di battesimo precedente alla transizione). Anche in italiano si sta dibattendo l’introduzione di pronomi neutri per chi non si identifica nel rigido binarismo maschile/femminile.
La I (Intersessuale), al contrario, non definisce un orientamento sessuale o un’identità di genere percepita, ma una condizione biologica congenita. Le persone intersessuali nascono con caratteristiche anatomiche, cromosomiche o ormonali che non rientrano nelle rigide classificazioni binarie della medicina tradizionale (maschio/femmina). Guardando oltre l’Occidente, la comprensione di un mondo non binario si amplia osservando le culture che riconoscono più di 2 generi, come testimonia il controverso percorso de la comunità degli Hijra: da semi-divinità a reietti. La lotta del movimento intersessuale occidentale è volta principalmente a contrastare la medicalizzazione non consensuale e le mutilazioni chirurgiche imposte in età infantile per “normalizzare” forzatamente i corpi.
⚖️ Giustizia sociale e diritti universali
Il tema trattato in questo articolo è strettamente connesso alla lotta contro le disuguaglianze e alla promozione di una società più equa. Garantire dignità, parità di genere e inclusione sociale è uno dei compiti più urgenti che la comunità internazionale si è prefissata di risolvere.
Scopri come queste battaglie civili si inseriscono nel quadro normativo dell’ONU e quali sono le strategie previste per non lasciare indietro nessuno leggendo il nostro approfondimento dedicato.
👉 Guida all’Agenda 2030: a cosa serve e quali sono i suoi obiettivi
Cosa significa la lettera A? Orientamento asessuale e pregiudizi
Nonostante le lettere centrali godano di ampia visibilità, all’interno della stessa cornice comunitaria esistono minoranze spesso invisibilizzate. L’asessualità (A) identifica l’assenza strutturale o la bassissima frequenza di attrazione sessuale verso altre persone. È fondamentale scardinare tre pregiudizi radicati: non è equiparabile al celibato (che è una scelta comportamentale e religiosa passeggera o definitiva), non impedisce di provare profondi sentimenti romantici e, soprattutto, non è una patologia. Secondo le linee guida delle maggiori istituzioni psicologiche e psichiatriche globali, come l’APA (American Psychological Association), l’asessualità è un orientamento totalmente valido e non costituisce in alcun modo un disturbo clinico o un trauma da “curare”. Molte persone asessuali intrattengono infatti legami affettivi intensi, che in alcuni casi possono ricalcare le dinamiche del puro amore platonico.
Lo spettro asessuale e demisessuale
L’asessualità non è un interruttore spento, ma un ampio spettro di possibilità relazionali. All’interno di questa classificazione trovano spazio diverse sfumature che definiscono come le persone interagiscono con l’attrazione.
| Termine Identitario | Significato All’Interno Dello Spettro |
|---|---|
| Asessualità | Assenza strutturale di attrazione sessuale, del tutto indipendente dalla presenza di forte attrazione romantica. |
| Demisessualità | Attrazione sessuale innescata esclusivamente dopo la formazione di una connessione emotiva profonda e stabile. |
| Grey-Asexuality | Area “grigia”: l’attrazione sessuale viene provata in modo rarissimo, temporaneo o in circostanze estremamente specifiche. |
Visibilità, diritti e ostacoli: il nodo del coming out e le derive commerciali
L’affermazione della propria identità nel mondo reale passa attraverso il coraggio della parola e la visibilità pubblica. È cruciale comprendere cos’è il coming out e la profonda differenza con l’outing: il primo è una liberazione volontaria, il secondo è una violenza psicologica che strappa all’individuo il controllo della propria narrativa. Eventi di portata globale, come il coming out di Elliot Page o le aperture storiche in ambiti storicamente maschilisti, come il coming out del calciatore Jankto nel mondo dello sport, spingono avanti la lancetta del progresso culturale. Non a caso, le ripercussioni positive della visibilità si registrano anche sul fronte del supporto psicologico, aiutando ad affrontare il delicatissimo tema della salute mentale e identità nella comunità LGBTQIA+.
💡 Cosa significa il termine Ally (Alleato) nella comunità LGBTQIA+?
un Ally (o alleato) è una persona eterosessuale e cisgender che si impegna attivamente per supportare e difendere i diritti della comunità. Un buon alleato non si limita a una tolleranza passiva, ma usa il proprio privilegio sociale per contrastare gli episodi di omotransfobia quotidiana, per educarsi sulle tematiche di genere e per creare spazi sicuri sul posto di lavoro e in famiglia.
L’inclusione, tuttavia, sbatte regolarmente contro le spietate logiche del profitto. Oggi la comunità deve guardarsi dal queerbaiting, una pratica nociva in cui creativi e popstar ammiccano a un’estetica non eterosessuale per capitalizzare pubblico senza mai esporsi realmente (esemplificativo fu il discusso caso di Harry Styles al SNL). Similmente, sul fronte aziendale dilaga il rainbow washing, una finta inclusività limitata esclusivamente alle pubblicità del mese del Pride per vendere prodotti. Oltre le logiche di mercato, sul piano dei diritti tangibili, è sempre più impellente la tutela internazionale dell’orientamento sessuale e, per quanto concerne molte nazioni come la nostra, l’effettivo riconoscimento totale del matrimonio gay in Italia e delle adozioni paritarie per tutti i tipi di famiglie.
L’identità Queer e l’intersessualità: sfidare il binarismo di genere
Due delle lettere semanticamente più complesse da decodificare sono la Q e la I. La Q (Queer) è oggi un potente termine ombrello politico che rifiuta fieramente le etichette tradizionali e il dogma cisgender (ovvero quando l’identità di genere di una persona coincide esattamente con il sesso assegnato alla nascita). Questo termine ha un’origine profondamente stigmatizzante. Come documentato dalla definizione enciclopedica del termine Queer fornita dalla Treccani, la parola deriva presumibilmente dal tedesco quer (“diagonale”, “di traverso”) e veniva usata nel mondo anglosassone come insulto per indicare qualcuno di strano o bizzarro. Negli anni ’90, grazie a intellettuali come Teresa de Lauretis e gruppi attivisti come Queer Nation, il termine è stato riappropriato. Spesso queste identità si sono dovute difendere da narrazioni distorte, smontando bufale come la teoria del complotto transvestigation o celandosi storicamente dietro linguaggi criptici come il Polari: il gergo storico della comunità inglese. In Italia, questa decostruzione del binarismo si riflette chiaramente nel complesso dibattito linguistico legato all’uso dello schwa (pro e contro).
💡 Come ci si deve rivolgere a una persona non binaria o trans?
rispettare l’identità di una persona transgender o non binaria parte dall’uso del linguaggio corretto. È fondamentale chiedere e utilizzare i pronomi scelti dalla persona e il suo nome d’elezione, evitando assolutamente il deadnaming (l’atto violento e irrispettoso di chiamare una persona trans usando il nome di battesimo precedente alla transizione). Anche in italiano si sta dibattendo l’introduzione di pronomi neutri per chi non si identifica nel rigido binarismo maschile/femminile.
La I (Intersessuale), al contrario, non definisce un orientamento sessuale o un’identità di genere percepita, ma una condizione biologica congenita. Le persone intersessuali nascono con caratteristiche anatomiche, cromosomiche o ormonali che non rientrano nelle rigide classificazioni binarie della medicina tradizionale (maschio/femmina). Guardando oltre l’Occidente, la comprensione di un mondo non binario si amplia osservando le culture che riconoscono più di 2 generi, come testimonia il controverso percorso de la comunità degli Hijra: da semi-divinità a reietti. La lotta del movimento intersessuale occidentale è volta principalmente a contrastare la medicalizzazione non consensuale e le mutilazioni chirurgiche imposte in età infantile per “normalizzare” forzatamente i corpi.
⚖️ Giustizia sociale e diritti universali
Il tema trattato in questo articolo è strettamente connesso alla lotta contro le disuguaglianze e alla promozione di una società più equa. Garantire dignità, parità di genere e inclusione sociale è uno dei compiti più urgenti che la comunità internazionale si è prefissata di risolvere.
Scopri come queste battaglie civili si inseriscono nel quadro normativo dell’ONU e quali sono le strategie previste per non lasciare indietro nessuno leggendo il nostro approfondimento dedicato.
👉 Guida all’Agenda 2030: a cosa serve e quali sono i suoi obiettivi
Cosa significa la lettera A? Orientamento asessuale e pregiudizi
Nonostante le lettere centrali godano di ampia visibilità, all’interno della stessa cornice comunitaria esistono minoranze spesso invisibilizzate. L’asessualità (A) identifica l’assenza strutturale o la bassissima frequenza di attrazione sessuale verso altre persone. È fondamentale scardinare tre pregiudizi radicati: non è equiparabile al celibato (che è una scelta comportamentale e religiosa passeggera o definitiva), non impedisce di provare profondi sentimenti romantici e, soprattutto, non è una patologia. Secondo le linee guida delle maggiori istituzioni psicologiche e psichiatriche globali, come l’APA (American Psychological Association), l’asessualità è un orientamento totalmente valido e non costituisce in alcun modo un disturbo clinico o un trauma da “curare”. Molte persone asessuali intrattengono infatti legami affettivi intensi, che in alcuni casi possono ricalcare le dinamiche del puro amore platonico.
Lo spettro asessuale e demisessuale
L’asessualità non è un interruttore spento, ma un ampio spettro di possibilità relazionali. All’interno di questa classificazione trovano spazio diverse sfumature che definiscono come le persone interagiscono con l’attrazione.
| Termine Identitario | Significato All’Interno Dello Spettro |
|---|---|
| Asessualità | Assenza strutturale di attrazione sessuale, del tutto indipendente dalla presenza di forte attrazione romantica. |
| Demisessualità | Attrazione sessuale innescata esclusivamente dopo la formazione di una connessione emotiva profonda e stabile. |
| Grey-Asexuality | Area “grigia”: l’attrazione sessuale viene provata in modo rarissimo, temporaneo o in circostanze estremamente specifiche. |
Visibilità, diritti e ostacoli: il nodo del coming out e le derive commerciali
L’affermazione della propria identità nel mondo reale passa attraverso il coraggio della parola e la visibilità pubblica. È cruciale comprendere cos’è il coming out e la profonda differenza con l’outing: il primo è una liberazione volontaria, il secondo è una violenza psicologica che strappa all’individuo il controllo della propria narrativa. Eventi di portata globale, come il coming out di Elliot Page o le aperture storiche in ambiti storicamente maschilisti, come il coming out del calciatore Jankto nel mondo dello sport, spingono avanti la lancetta del progresso culturale. Non a caso, le ripercussioni positive della visibilità si registrano anche sul fronte del supporto psicologico, aiutando ad affrontare il delicatissimo tema della salute mentale e identità nella comunità LGBTQIA+.
💡 Cosa significa il termine Ally (Alleato) nella comunità LGBTQIA+?
un Ally (o alleato) è una persona eterosessuale e cisgender che si impegna attivamente per supportare e difendere i diritti della comunità. Un buon alleato non si limita a una tolleranza passiva, ma usa il proprio privilegio sociale per contrastare gli episodi di omotransfobia quotidiana, per educarsi sulle tematiche di genere e per creare spazi sicuri sul posto di lavoro e in famiglia.
L’inclusione, tuttavia, sbatte regolarmente contro le spietate logiche del profitto. Oggi la comunità deve guardarsi dal queerbaiting, una pratica nociva in cui creativi e popstar ammiccano a un’estetica non eterosessuale per capitalizzare pubblico senza mai esporsi realmente (esemplificativo fu il discusso caso di Harry Styles al SNL). Similmente, sul fronte aziendale dilaga il rainbow washing, una finta inclusività limitata esclusivamente alle pubblicità del mese del Pride per vendere prodotti. Oltre le logiche di mercato, sul piano dei diritti tangibili, è sempre più impellente la tutela internazionale dell’orientamento sessuale e, per quanto concerne molte nazioni come la nostra, l’effettivo riconoscimento totale del matrimonio gay in Italia e delle adozioni paritarie per tutti i tipi di famiglie.
La cultura arcobaleno su schermo: l’evoluzione della rappresentazione
La televisione e il cinema sono stati i canali più potenti per portare l’omosessualità nel mainstream globale, abbattendo progressivamente i vecchi tabù censori e regalando al pubblico protagonisti complessi e tridimensionali. Il panorama mediale odierno offre una ricchezza senza precedenti, frutto di una lunghissima transizione culturale:
- Pionieri e capolavori storici: Per comprendere l’impatto televisivo odierno bisogna risalire a titoli coraggiosi come Queer as Folk, senza dimenticare pietre miliari cinematografiche analizzate nella recensione di Victor Victoria.
- Narrazioni complesse e sfaccettate: Le produzioni moderne non fanno sconti e descrivono dinamiche personali e sociali molto forti. È il caso delle dinamiche in OITNB e il mondo queer o del realismo tagliente che caratterizza il crudo ritratto dell’amore in Shameless.
- Fandom e nuovi cult: Il pubblico gioca un ruolo attivo premiando o “fantasticando” sulle celebri 6 coppie saffiche non canoniche della TV.
- Visioni consigliate: Per espandere la propria cultura visiva, suggeriamo i nostri 4 film natalizi LGBTQ+ da vedere, la preziosa selezione di film e documentari per il Pride Month e l’elenco delle Serie tv lgbtqia+ da recuperare, celebri soprattutto per le intense coppie protagoniste.
Spazi di liberazione: musica, arte e le piazze del Pride Month
Palcoscenici, gallerie d’arte e piazze urbane sono da sempre le casse di risonanza più potenti del dissenso politico e culturale. La colonna sonora di questo movimento attraversa decenni di storia, unendo generazioni diverse: basta ascoltare le 7 canzoni queer storiche o i moderni 12 brani di artisti LGBTQIA+ per percepire l’urgenza espressiva di un’intera generazione. Sulla scena pop contemporanea brilla l’edonismo di Troye Sivan (imperdibile la recensione del suo elogio queer “Something To Give Each Other”), le performance dei vincitori queer dell’Eurovision e l’indispensabile appoggio dei cantanti che sostengono attivamente il Pride.
“Nessun orgoglio per alcuni di noi può esserci senza la liberazione per tutti noi. La nostra esistenza è un atto politico, e la cultura è l’arma più affilata che abbiamo per difenderla.”
— Marsha P. Johnson, attivista transgender, icona storica dei moti di Stonewall
Estetica e attivismo culturale
- 🎨 Pennellate sovversive: Dalla profonda connessione tra arte camp e comunità, all’attivismo immortale impresso nelle opere di Frida Kahlo e nella Pop Art di Keith Haring, fino ad arrivare alle irriverenti e pionieristiche illustrazioni de il disegnatore Tom of Finland: l’uniforme alla base dell’eros. In questo solco di aggregazione nasce anche la maestosa Ball culture: una famiglia restituita a chi è ai margini della società.
- 🎭 Festival e resistenze locali: Istituzioni emergenti come il Napoli Queer Festival (autentico motore di trasformazione sociale) e il consolidato Sicilia Queer Filmfest dimostrano che la cultura parte dai territori.
- 🏳️🌈 Il dibattito nelle piazze: I palchi del Pride sono luoghi di riflessione intellettuale. Ne sono prova le opere proiettate come Ciure, i duri dibattiti sociali stimolati dall’animazione di Unicorn Wars, le discussioni pedagogiche scaturite dal film Il Ragazzo dai pantaloni rosa e gli interventi dirompenti, come quello di BigMama alla Pride Croisette. Discorso analogo vale per il Roma Pride.
- 🏛️ La prospettiva storica: Per comprendere quanto l’espressione affettiva sia insita nella storia umana, scopri anche come era vista l’omosessualità nell’antica Grecia.
Fonte immagine: Wikipedia

